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2020-12-16
Regalare lo sport a Natale è sempre una buona idea
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Nel 2019 l'Anif - Associazione nazionale sport e fitness, palestre, piscine e campi sportivi - aveva stimato un fatturato di circa 12 miliardi di euro. Un anno dopo, la stima per il 2020 che si appresta ad andare in archivio registra un crollo verticale del 70%, pari a 8,5 miliardi di euro di danni. Il riferimento ovvio è ai numerosi problemi creati dal coronavirus con tutte le attività che si sono dovute fermare per il lockdown. E ora che la situazione sembra pian piano migliorare, anche se tuttora rimangono chiuse palestre e centri sportivi, tutti gli appassionati e praticanti di qualunque attività non vedono l'ora di rimettersi in pista con l'anno nuovo, in vista delle riaperture.
Ecco, quindi, che con il Natale alle porte, scegliere di regalare, e perché no, regalarsi, qualcosa che abbia a che fare con lo sport rappresenta senza alcun dubbio un'ottima idea per svariate ragioni. In primis fare sport fa bene, non solo alla salute, ma anche alla mente, e in molti casi anche alle tasche, visto che esistono moltissime discipline economiche. E, a proposito di economia, in un momento storico in cui tutti gli sport devono fare i conti con gli effetti della pandemia, decidere di mettere sotto l'albero un dono legato al mondo dello sport significa dare un aiuto concreto a tutto il settore. E di idee ce ne sono a bizzeffe e per tutti i gusti. Per chi è già pratico, ma anche per chi è neofita e ha voglia di cimentarsi con una nuova esperienza sportiva. Quale modo migliore allora di cominciare sfruttando un regalo di Natale ricevuto da un amico o un parente che conosce i nostri gusti e le nostre esigenze? In questo senso, il regali più gettonati rimangono quelli relativi al mondo del fitness e della palestra, con il classico buono per un abbonamento o degli attrezzi - come pesi, bilancieri, tappetini - ma anche abbigliamento tecnico, che soprattutto di questi tempi in cui siamo costretti ad allenarci in casa o al parco può risultare ancora più utile.
Quando si parla di sport, però, si apre un mondo. Soprattutto di idee, soprattutto se si devono fare dei regali. Una racchetta nuova per gli amanti del tennis o del padel e dello squash, due varianti che vanno molto di moda oggi; una bicicletta o accessori per gli amanti del ciclismo, così come per quelli del running; ma anche discipline meno blasonate ma che riscuotono comunque un buon successo. È il caso del climbing, meglio conosciuto come arrampicata sportiva. In attesa della prossima stagione, sperando che le restrizioni attualmente in vigore vengano allentate, ci si può portare avanti regalando una nuova attrezzatura. A venire incontro agli appassionati di questa disciplina è Climbing Technology, famoso brand che produce dispositivi sicuri, semplici da usare e funzionali, dall'imbracatura mono-fibbia al quarzo, dotata di una struttura interna che permette all'atleta di ripartire il carico in maniera ottimale, allo zaino falesia, una borsa che dà la possibilità di portare con sé tutto il necessario.
Ci sono poi tutti gli sport della mente da cui si può attingere per un'originale idea regalo. Dalla scacchiera alla dama, passando per i giochi di carte come il bridge. Proprio la Federazione italiana gioco bridge ha intrapreso una bellissima iniziativa decidendo di regalare ai propri iscritti - 20.000 in tutta Italia - dei corsi su quella che è definita la vera disciplina sportiva della mente. Un'iniziativa dedicata a tutti coloro che vogliono avvicinarsi al mondo del bridge e a chi ha già qualche conoscenza di questo gioco di carte, per imparare a giocare e scoprire tutti i segreti dell'unico gioco di carte riconosciuto dal Coni come sport. Oltre alle carte da gioco, i protagonisti dei corsi saranno gli istruttori qualificati della Figb che proporranno un vero e proprio vademecum da seguire per iniziare a muovere i primi passi all'interno del mondo del bridge tra regole, tecniche e curiosità. Un regalo innovativo, divertente e gratuito, da provare a Natale, per mettere alla prova la concentrazione, la velocità di calcolo e la memoria. A sottolineare la bontà dell'iniziativa è il presidente della Federazione italiana gioco bridge, l'avvocato Francesco Ferlazzo Natoli: «È un Natale particolare e diverso dal solito quello che andremo a trascorrere. Per questo la Figb ha voluto provare a dare il proprio contributo regalando corsi online di bridge. Un'occasione importante che ci vede protagonisti e che ha l'obiettivo di diffondere ulteriormente la cultura del nostro sport anche a chi non lo ha mai sperimentato. Un progetto di apprendimento online reso possibile dalla competenza e professionalità dei nostri istruttori, fondamentali per attivare questo nuovo percorso ideale per persone di tutte le età. Un regalo natalizio originale che oltre ad avere una valenza ludica permette di tenere allenata la mente e non perdere la concentrazione».
Onda-Schwarzy
Connesso allo sport, c'è poi il mondo della medicina estetica. Può essere un'ottima idea regalo far trovare sotto l'albero un trattamento per rimettersi in forma attraverso un potenziamento muscolare e un rimodellamento corporeo. Nello specifico, ultimamente hanno visto un'impennata di richieste i trattamenti non invasivi, in particolare pacchetti completi da regalare all'interno degli studi medici, sempre più attenti a questi trend e all'utilizzo della tecnologia per la remise en forme. Si tratta di percorsi personalizzati di tonificazione della durata di meno di trenta minuti e con oltre 20.000 contrazioni, grazie a Schwarzy, l'ultimo dispositivo presentato da Deka che con programmi personalizzati agisce su tre livelli di stimolazione muscolare: aerobico, rimodellamento e potenziamento. È utilizzato in sinergia con Onda Coolwaves, emette speciali microonde, ne potenzia gli effetti su adiposità, cellulite e rilassamento cutaneo. Tra i primi ad utilizzare il nuovo sistema Schwarzy il dottor Massimo Gualerzi, medico cardiologo, co-fondatore e direttore scientifico di The Longevity Suite, con sedi a Parma e Milano, che dichiara: «I pazienti richiedono sempre più spesso e, soprattutto nell'avvicinarsi delle vacanze natalizie, se sia possibile perdere peso, intervenire sulle adiposità localizzate senza trascurare il tono muscolare. Oggi finalmente possiamo suggerire percorsi studiati sul fisico di ogni paziente per migliorare bellezza esteriore ma anche il benessere grazie alle tecnologie di ultima generazione sempre più a supporto dei pazienti che richiedono trattamenti non invasivi ma efficaci».
Idee regalo per gli sportivi
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Dal classico buono per l'abbonamento in palestra all'imbracatura per l'arrampicata, dalle freccette ai giochi per allenare la mente, come il bridge, fino alla medicina estetica, ce n'è per tutti i gusti. Tra corsi, prove, abbigliamento e attrezzature ci sono tantissime esperienze sportive da mettere sotto l'albero e rilanciare l'economia di un settore messo in crisi dalla pandemia.Nel 2019 l'Anif - Associazione nazionale sport e fitness, palestre, piscine e campi sportivi - aveva stimato un fatturato di circa 12 miliardi di euro. Un anno dopo, la stima per il 2020 che si appresta ad andare in archivio registra un crollo verticale del 70%, pari a 8,5 miliardi di euro di danni. Il riferimento ovvio è ai numerosi problemi creati dal coronavirus con tutte le attività che si sono dovute fermare per il lockdown. E ora che la situazione sembra pian piano migliorare, anche se tuttora rimangono chiuse palestre e centri sportivi, tutti gli appassionati e praticanti di qualunque attività non vedono l'ora di rimettersi in pista con l'anno nuovo, in vista delle riaperture.Ecco, quindi, che con il Natale alle porte, scegliere di regalare, e perché no, regalarsi, qualcosa che abbia a che fare con lo sport rappresenta senza alcun dubbio un'ottima idea per svariate ragioni. In primis fare sport fa bene, non solo alla salute, ma anche alla mente, e in molti casi anche alle tasche, visto che esistono moltissime discipline economiche. E, a proposito di economia, in un momento storico in cui tutti gli sport devono fare i conti con gli effetti della pandemia, decidere di mettere sotto l'albero un dono legato al mondo dello sport significa dare un aiuto concreto a tutto il settore. E di idee ce ne sono a bizzeffe e per tutti i gusti. Per chi è già pratico, ma anche per chi è neofita e ha voglia di cimentarsi con una nuova esperienza sportiva. Quale modo migliore allora di cominciare sfruttando un regalo di Natale ricevuto da un amico o un parente che conosce i nostri gusti e le nostre esigenze? In questo senso, il regali più gettonati rimangono quelli relativi al mondo del fitness e della palestra, con il classico buono per un abbonamento o degli attrezzi - come pesi, bilancieri, tappetini - ma anche abbigliamento tecnico, che soprattutto di questi tempi in cui siamo costretti ad allenarci in casa o al parco può risultare ancora più utile.Quando si parla di sport, però, si apre un mondo. Soprattutto di idee, soprattutto se si devono fare dei regali. Una racchetta nuova per gli amanti del tennis o del padel e dello squash, due varianti che vanno molto di moda oggi; una bicicletta o accessori per gli amanti del ciclismo, così come per quelli del running; ma anche discipline meno blasonate ma che riscuotono comunque un buon successo. È il caso del climbing, meglio conosciuto come arrampicata sportiva. In attesa della prossima stagione, sperando che le restrizioni attualmente in vigore vengano allentate, ci si può portare avanti regalando una nuova attrezzatura. A venire incontro agli appassionati di questa disciplina è Climbing Technology, famoso brand che produce dispositivi sicuri, semplici da usare e funzionali, dall'imbracatura mono-fibbia al quarzo, dotata di una struttura interna che permette all'atleta di ripartire il carico in maniera ottimale, allo zaino falesia, una borsa che dà la possibilità di portare con sé tutto il necessario.Ci sono poi tutti gli sport della mente da cui si può attingere per un'originale idea regalo. Dalla scacchiera alla dama, passando per i giochi di carte come il bridge. Proprio la Federazione italiana gioco bridge ha intrapreso una bellissima iniziativa decidendo di regalare ai propri iscritti - 20.000 in tutta Italia - dei corsi su quella che è definita la vera disciplina sportiva della mente. Un'iniziativa dedicata a tutti coloro che vogliono avvicinarsi al mondo del bridge e a chi ha già qualche conoscenza di questo gioco di carte, per imparare a giocare e scoprire tutti i segreti dell'unico gioco di carte riconosciuto dal Coni come sport. Oltre alle carte da gioco, i protagonisti dei corsi saranno gli istruttori qualificati della Figb che proporranno un vero e proprio vademecum da seguire per iniziare a muovere i primi passi all'interno del mondo del bridge tra regole, tecniche e curiosità. Un regalo innovativo, divertente e gratuito, da provare a Natale, per mettere alla prova la concentrazione, la velocità di calcolo e la memoria. A sottolineare la bontà dell'iniziativa è il presidente della Federazione italiana gioco bridge, l'avvocato Francesco Ferlazzo Natoli: «È un Natale particolare e diverso dal solito quello che andremo a trascorrere. Per questo la Figb ha voluto provare a dare il proprio contributo regalando corsi online di bridge. Un'occasione importante che ci vede protagonisti e che ha l'obiettivo di diffondere ulteriormente la cultura del nostro sport anche a chi non lo ha mai sperimentato. Un progetto di apprendimento online reso possibile dalla competenza e professionalità dei nostri istruttori, fondamentali per attivare questo nuovo percorso ideale per persone di tutte le età. Un regalo natalizio originale che oltre ad avere una valenza ludica permette di tenere allenata la mente e non perdere la concentrazione». Onda-SchwarzyConnesso allo sport, c'è poi il mondo della medicina estetica. Può essere un'ottima idea regalo far trovare sotto l'albero un trattamento per rimettersi in forma attraverso un potenziamento muscolare e un rimodellamento corporeo. Nello specifico, ultimamente hanno visto un'impennata di richieste i trattamenti non invasivi, in particolare pacchetti completi da regalare all'interno degli studi medici, sempre più attenti a questi trend e all'utilizzo della tecnologia per la remise en forme. Si tratta di percorsi personalizzati di tonificazione della durata di meno di trenta minuti e con oltre 20.000 contrazioni, grazie a Schwarzy, l'ultimo dispositivo presentato da Deka che con programmi personalizzati agisce su tre livelli di stimolazione muscolare: aerobico, rimodellamento e potenziamento. È utilizzato in sinergia con Onda Coolwaves, emette speciali microonde, ne potenzia gli effetti su adiposità, cellulite e rilassamento cutaneo. Tra i primi ad utilizzare il nuovo sistema Schwarzy il dottor Massimo Gualerzi, medico cardiologo, co-fondatore e direttore scientifico di The Longevity Suite, con sedi a Parma e Milano, che dichiara: «I pazienti richiedono sempre più spesso e, soprattutto nell'avvicinarsi delle vacanze natalizie, se sia possibile perdere peso, intervenire sulle adiposità localizzate senza trascurare il tono muscolare. Oggi finalmente possiamo suggerire percorsi studiati sul fisico di ogni paziente per migliorare bellezza esteriore ma anche il benessere grazie alle tecnologie di ultima generazione sempre più a supporto dei pazienti che richiedono trattamenti non invasivi ma efficaci».
Ecco #DimmiLaVerità del 15 maggio 2026. Il deputato del M5s Marco Pellegrini commenta gli sviluppi della guerra in Iran e la crisi economica in Italia.
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Con il bando delle auto con il motore a scoppio dal 2035 (poi inutilmente annacquato) Bruxelles ha invece direttamente spalancato tutte le porte all’industria automobilistica cinese. Del resto, dato il quadro di ciò che è possibile fare, le case automobilistiche si organizzano. La globalizzazione consente ai capitali di muoversi attorno al globo a seconda della convenienza, per sfruttare le migliori condizioni di mercato. L’abbraccio della Germania alla Cina, che risale a qualche decennio fa, ha man mano sancito un’alleanza tra l’industria automobilistica tedesca e quella cinese. Una coalizione che oggi è sfociata nel dominio cinese del settore dell’auto elettrica e ibrida, con i tedeschi in grave crisi nel mercato cinese tanto da minacciare i livelli occupazionali in patria. Tutta l’industria europea dell’auto è stata travolta dalla capacità produttiva cinese, in termini di costi, produttività e persino qualità. Nonostante i dazi e i prezzi minimi che l’Ue ha imposto sulle auto fabbricate in Cina, le quote di mercato che i marchi del Dragone stanno conquistando in Europa sono significative. Forse anche per via dei dazi, ora i cinesi stanno iniziando a stabilirsi direttamente in Europa.
Gli esempi sono moltissimi. Byd ha già investito circa 4 miliardi di euro a Szeged, in Ungheria, dove la fabbrica entrerà in produzione nel 2026 con la piccola Dolphin Surf, per poi arrivare a regime con una capacità di 300.000 unità annue. Parallelamente, Byd sta negoziando con Stellantis e altri produttori europei per rilevare stabilimenti sottoutilizzati, con l’Italia esplicitamente nel mirino come obiettivo di acquisizioni. Il nome che circola con più insistenza sul fronte italiano è Cassino, dove lo stabilimento Stellantis ha prodotto appena 19.000 vetture nel 2025, il 28% in meno rispetto all’anno precedente. Il candidato all’acquisto sarebbe la casa cinese Dongfeng, che potrebbe puntare su una auto elettrica da città sotto i 20.000 euro, un segmento nel quale il mercato italiano è molto sensibile. Non è ancora chiaro se Stellantis venderà o si limiterà ad affittare gli impianti, e i tempi non sono ancora noti. Per un passaggio completo però potrebbero volerci un paio d’anni. Sul fronte sindacale l’ipotesi è stata accolta con favore, ma a scatola chiusa, dato che le intenzioni dei possibili nuovi padroni potrebbero non essere così favorevoli, né c’è stato ancora un confronto sui temi della produttività.
In Spagna c’è ancora più affollamento. Chery è già operativa a Barcellona nell’ex stabilimento Nissan della Zona Franca, con 17.300 veicoli prodotti nel 2025 e un obiettivo di 50.000 nel 2026, puntando a 150.000 entro il 2029. Geely è in trattativa avanzata per acquisire il reparto Body 3 della fabbrica Ford di Almussafes, vicino Valencia, un’area oggi inattiva dopo il pensionamento di Mondeo, Galaxy e S-Max, mentre Ford continua a produrre la sua Kuga su altre linee. Le parti starebbero anche valutando se Geely possa produrre un modello per conto di Ford. Saic, il gruppo proprietario di MG, ha lasciato trapelare che nelle prossime settimane potrebbe arrivare un annuncio su espansioni in Spagna. Le indiscrezioni indicano Ferrol, in Galizia, come sede di un nuovo impianto con una capacità fino a 120.000 veicoli annui. Non è un caso che il presidente di quella regione si sia recato personalmente in Cina per incontrare il vertice del gruppo.
Il marchio Changan sta effettuando sopralluoghi nel nord della Spagna, con l’Aragona tra le opzioni, valutando sia la costruzione di un nuovo impianto sia l’acquisizione di strutture esistenti. Leapmotor, in partnership con Stellantis, si prepara a produrre il Suv elettrico B10 a Saragozza, dove CATL e Stellantis stanno costruendo una gigafactory da 4,1 miliardi di euro per batterie, con produzione attesa entro fine 2026. La scelta della Spagna da parte di così tanti operatori non è casuale. Lì vi sono impianti moderni ma sottoutilizzati, cioè esattamente il tipo di asset che i cinesi cercano, con infrastrutture collaudate, indotto già formato e costi del lavoro più bassi.
Se è vero che i sindacati pensano che l’arrivo dei capitali cinesi sia una buona notizia per i livelli occupazionali, potrebbero andare incontro ad un amaro risveglio. Le manifattura cinese, in qualunque settore, costruisce il proprio vantaggio competitivo su una esasperata efficienza di costo, innanzitutto, e su una produttività a base di robotica e IA. Chiunque non stia al passo dello standard asiatico sarà tagliato fuori.
Come questo giornale ha scritto sin dal 2021, il Green deal non è mai stata una rivoluzione industriale a favore dell’Europa, ma un vincolo esterno industriale disegnato a Berlino e impacchettato a Bruxelles. Dietro la retorica del «fare la nostra parte» per salvare il pianeta (sic) si nascondeva la necessità di ridare fiato al morente settore automobilistico tedesco riscrivendo per legge le regole dell’intero mercato europeo. Un affare gigantesco, come forse mai nella storia si era prospettato. Solo che l’affarone si è involato e da Berlino è atterrato a Pechino. La «vera e propria rivoluzione industriale» annunciata trionfalmente sette anni fa da Frans Timmermans è effettivamente in corso. Semplicemente, non è la nostra.
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Nell’era della digitalizzazione e dell’Intelligenza artificiale, però, gli sprovveduti sono una platea molto più numerosa e facilmente aggirabile per la perfezione dell’inganno. Ieri vi abbiamo raccontato della truffa ai danni dei risparmiatori realizzata clonando la mia identità e immaginando uno scontro con il ceo di Intesa Sanpaolo negli studi di Porta a Porta. Nella trasmissione di Bruno Vespa avrei «sbugiardato» il banchiere cattivo, nella fattispecie Carlo Messina, e lanciato una piattaforma di trading online che, al contrario del sistema creditizio, avrebbe in cura i risparmi degli italiani e con un investimento minimo di 250 euro avrebbe assicurato una buona rendita.
Questa truffa - per la quale mi sto muovendo legalmente con il mio avvocato Eugenio Piccolo, anche a tutela del giornale - l’abbiamo raccontata perché ne avevamo trovato traccia in un banner pubblicitario inserito nella homepage di Repubblica (come da foto pubblicate). Cliccando si apriva l’articolo fake con la grafica di Repubblica altrettanto fake e le foto della finta trasmissione di Vespa. Ovviamente tutti i protagonisti sono all’oscuro: da me a Messina, da Vespa ai colleghi di Repubblica.
Abbiamo anche spiegato il meccanismo. Un’azienda anonima (nel mio caso la Url riporta a una certa «woodupp«) carica la sua pubblicità su uno o più network pubblicitari internazionali. Qui si tratta di MediaGo, di proprietà del colosso cinese Baidu, il secondo motore di ricerca dopo Google. In automatico MediaGo distribuisce su molti grandi siti italiani con cui ha accordi commerciali, inclusa Repubblica, attraverso aste in tempo reale (programmatic advertising) che «atterrano» sulla base del cliente meglio profilato. È il meccanismo con cui lavorano tutti i top player del settore. Repubblica non sceglie quella pubblicità: la riceve automaticamente. La redazione di Repubblica non sa nemmeno che qualcuno ha creato un articolo «come se fosse di Repubblica»: lo sa a segnalazione avvenuta. Però Repubblica incassa perché la raccolta pubblicitaria si contrae e la prende come tutti dai «predatori», i cosiddetti Ott, gli Over the Top (Amazon, Meta, Google…) che raccolgono tutto e smistano alle condizioni di mercato che vogliono. Nel calderone pubblicitario c’è tutto, anche le truffe che quand’anche non fossero create da loro, nei loro vettori viaggiano che è una bellezza, quindi indirettamente ci guadagnano. Perché questo è il far west del Capitalismo della sorveglianza, generato secondo la legge del più forte.
Lo stesso meccanismo distorto è la linfa dell’Intelligenza artificiale, la quale si sta imponendo esattamente replicando la pirateria delle Big Tech quando cominciarono a lavorare sui nostri dati senza avere il permesso di farlo.
Sì può fare qualcosa? Si deve, ma la classe dirigente è troppo impegnata a difendere se stessa. Alcuni mesi fa, Marina Berlusconi, nel ruolo di presidente di Mondadori, aveva lanciato un monito scrivendo una lettera al Corriere e pubblicando contemporaneamente tre titoli per i tipi della Silvio Berlusconi Editore, tre «pezzi» per capire le potenzialità e le minacce della nuova frontiera digitale: Careless People, Gente che se ne frega» (libro boicottato da Zuckerberg) di Sarah Wynn-Williams; La Repubblica tecnologica, di Alex Karp, ceo di Palantir, socio di Peter Thiel (quello delle lezioni sull’anticristo), e La Società Tecnologica», un libro del filosofo e teologo Jacques Ellul.
Vi riporto alcune riflessioni di Marina Berlusconi in quella lettera di presentazione. «Oggi le prime cinque Big Tech assieme - Nvidia, Microsoft, Apple, Alphabet, Amazon - sono arrivate a superare il Pil dell’area euro. Ma attenzione: ridurre tutto ai valori economici non basta, il potere dei giganti della tecnologia va ben oltre. È un potere che rifiuta le regole, cioè la base di qualsiasi società davvero funzionante. Noi editori tradizionali paghiamo le tasse, rispettiamo le leggi, tuteliamo il diritto d’autore e i posti di lavoro - basti pensare che in Italia le piattaforme occupano appena un trentesimo dei lavoratori del settore. Eppure, quasi due terzi del mercato pubblicitario globale vengono inghiottiti dai colossi della Silicon Valley, che fanno esattamente il contrario: per dirla con il titolo del saggio firmato dalla ex-Meta Sarah Wynn-Williams, sono Careless People, “gente che se ne frega”. È concorrenza sleale bella e buona».
E ancora: «I giganti del Tech mettono sul piatto generosi finanziamenti e i dati di miliardi di persone […] Questi colossi non sono più solo aziende private, sono attori politici». Ha ragione!
Si può fare qualcosa, per contrastare questo mondo messo in piedi da predoni e pirati, di cui noi siamo vittime più o meno consapevoli? Sì. E lo dico al governo di centrodestra, al governo «sovranista»: mettete un tetto alla raccolta pubblicitaria di questi Ott, oppure obbligateli a destinare delle quote all’editoria che stanno uccidendo. Lo dice Marina Berlusconi, lo dice la Confindustria del settore col presidente Antonio Marano, lo dicono i grandi, i medi e i piccoli editori. Proprio discutendo di Careless People, Gente che se frega con il deputato di Forza Italia, Francesco Battistoni, riflettevamo che tutti siamo coinvolti, dalla politica alle università, dal giornalismo ai centri studi e persino alla Chiesa: è un tema di libertà, di sicurezza, di resistenza rispetto a questi nuovi Padroni. Che si credono dio.
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Ansa
Per Keir Starmer, già travolto dal disastroso risultato delle amministrative e dall’avanzata di Nigel Farage, si tratta probabilmente del momento più difficile da quando è arrivato a Downing Street. Anche perché Streeting non è un oppositore interno qualsiasi: appartiene, infatti, alla stessa ala moderata e «blairiana» del premier. E proprio per questo il suo attacco rischia di essere devastante.
Nella lunga lettera inviata a Starmer, l’ormai ex ministro della Sanità ha spiegato di avere «perso fiducia» nella sua leadership e, quindi, di non poter restare nel governo «per questione di principio e di onore». Non solo: «Dove servirebbe una visione, abbiamo il vuoto. Dove servirebbe una direzione, siamo alla deriva», ha scritto Streeting, attribuendo direttamente all’impopolarità dell’esecutivo le pesanti sconfitte subite dai laburisti in Inghilterra, Scozia e Galles. Ancora più clamoroso il passaggio finale della lettera: «È ormai chiaro che non sarai tu a guidare il Partito laburista alle prossime elezioni». Un necrologio anticipato.
Streeting, inoltre, ha attaccato duramente la gestione dell’immigrazione da parte del premier, citando polemicamente il controverso discorso sull’«isola di stranieri», con cui Starmer aveva inaugurato la linea dura del Labour (più a parole, invero, che nei fatti), nel tentativo di fermare l’emorragia di consensi verso Reform Uk. Secondo l’ex ministro, però, quella strategia avrebbe contribuito a lasciare il Paese «senza capire chi siamo e che cosa rappresentiamo davvero». In pratica, il premier è riuscito in un colpo solo a non sottrarre voti a Farage e ad alienarsi una parte della propria base progressista.
Per scalzare di Starmer, tuttavia, non basteranno le sole dimissioni dei ministri, seppur eccellenti. Le regole del partito, infatti, prevedono che, per candidarsi alla leadership, serve il sostegno del 20% dei deputati laburisti: oggi significa almeno 81 parlamentari. Solo dopo scatterebbe il voto degli iscritti e dei sindacati. Ed è proprio qui che iniziano i problemi dei possibili successori. Lo stesso Streeting, che presto dovrebbe annunciare formalmente la propria candidatura, ha sì acceso la miccia della rivolta interna, ma non sembra avere numeri sufficienti per conquistare davvero il partito: molti iscritti continuano a considerarlo troppo vicino alla stessa linea moderata che oggi viene contestata a Starmer.
Più insidiosa potrebbe rivelarsi, invece, la candidatura di Angela Rayner, ex vicepremier ed esponente dell’ala sindacale del Labour, appena scagionata nell’inchiesta fiscale che l’aveva costretta alle dimissioni lo scorso anno. Il vero e più credibile antagonista di Starmer, tuttavia, resta Andy Burnham, il popolarissimo sindaco di Manchester soprannominato «il re del Nord». Secondo diversi sondaggi interni, sarebbe proprio Burnham l’unico in grado di battere nettamente Starmer tra gli iscritti del partito. Il problema è che, per candidarsi, dovrebbe prima tornare ai Comuni attraverso un’elezione suppletiva, dato che attualmente non è deputato.
A Westminster, insomma, regna ancora la massima incertezza. Nessuno sa davvero se Starmer riuscirà a resistere o chi, eventualmente, riuscirà a prenderne il posto. Ma una cosa appare ormai chiara a tutti: la partita per il dopo-Starmer è ufficialmente iniziata.
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