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Reati d’odio, la Regione rimborsa. In Piemonte è isteria antirazzista

Reati d’odio, la Regione rimborsa. In Piemonte è isteria antirazzista
Ansa

Dal cane aizzato contro il venditore ambulante di colore sulla spiaggia ligure alla ragazza nigeriana aggredita davanti a un bancomat, a Sassari, la narrazione sul pericolo razzismo fomentato da Matteo Salvini comincia a funzionare a pieno regime (per la cronaca: il caso del quadrupede xenofobo è indimostrabile, quello dell'aggressione sarda non avrebbe a che fare con la discriminazione, secondo gli inquirenti, ma tant'è, ormai il sasso è lanciato).

Ma non basta. Accanto al fondo antidiscriminazioni sarebbe al lavoro anche un apposito comitato istituito dalla Regione a cui andranno segnalate le situazioni «a rischio razzismo» in modo che le valuti e eventualmente le rimandi alla magistratura. Una specie di primo grado di giudizio creato ex novo, praticamente. O un pre-giudizio, se si preferisce.

Sarà facile benaltrismo, ma viene veramente da chiedersi come andrebbero le cose se tanta attenzione venisse dedicata a qualche miglior causa, possibilmente non qualche emergenza farlocca inventata per dare addosso al governo. Ci si potrebbe anche interrogare su quanto un apposito fondo antidiscriminazioni possa indurre le persone ad arricchire denunce banali con una coloritura antirazzista, in modo da battere cassa alla Regione.

Ecco quindi che nel resoconto di una qualsiasi lite nata per questioni di traffico (nel senso stradale o, magari, nel senso di altri traffici), ogni straniero avrà buon gioco nel pescare in una memoria selettivamente attivata dalle autorità il ricordo più o meno veridico di un «negro di m…» volato in mezzo all'alterco. E chi oserà mai contraddirlo, se il procuratore capo di Torino, Armando Spataro, ha appena dettato le linee guida del contrasto ai reati d'odio, spiegando che d'ora in poi occorrerà evitare, per quanto possibile, l'archiviazione di fascicoli aperti su episodi di violenza, anche soltanto verbale, a sfondo razziale, nei confronti di cittadini stranieri.

E nessuno che abbia fiatato, magari per far notare che l'archiviazione o meno di fascicoli non deve sottostare a regole politiche, quali che siano, ma alle pure e semplici leggi: si procede quando ci sono gli estremi, si archivia quando si deve archiviare, che si tratti di razzismo o di contadini che litigano per le mele cadute nel campo dell'uno o dell'altro. Anche perché stabilire che i fascicoli che riguardano gli stranieri debbano avere, in Procura, un iter differente da quelli dei comuni mortali assomiglia molto a quel famoso razzismo al contrario che, ci assicurano i giornaloni, sarebbe solo una fantasia populista.

L'isteria antirazzista sembra essere scattata dopo alcune presunte aggressioni di stampo xenofobo avvenute sui mezzi pubblici torinesi e di cui l'edizione locale di Repubblica sta dando conto con notevole allarmismo. Il primo, avvenuto qualche giorno fa in metropolitana, è stato raccontato dalla stessa cronista del quotidiano, testimone diretta, e vede una ragazza italiana di origine marocchina aggredita verbalmente da un uomo che, ovviamente, non può fare a meno di condire gli insulti con una professione di fede elettorale: «Ha ragione Salvini. Io sono un leghista convinto». Un episodio che, se confermato, sarebbe certamente sgradevole ma di cui si faticherebbe a trovare il rilievo penale.

L'altro è stato invece denunciato da una lettrice di Repubblica (ma tu guarda il caso), che ha visto un controllore inveire su un bus contro un ragazzo di colore: «Se mi tocchi di nuovo io ti ammazzo di botte». Di più non ne sappiamo: in che senso il passeggero aveva «toccato» il controllore tanto da fargli saltare i nervi? E, fermo restando il tono poco urbano che non dovrebbe comunque trovare posto nel linguaggio di un pubblico ufficiale, dove sarebbe il razzismo? Una volta appurati i fatti (magari con qualche elemento in più che non la sola testimonianza di una lettrice di Repubblica) si potrà al limite denunciare il controllore, ma per minacce, non certo per razzismo. Insomma, uno di quei fascicoli che non hanno la precedenza, per capirci.

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Addio a Cirino Pomicino, ’o ministro che svelò l’intrigo Agnelli-Cdb
Cirino Pomicino (Ansa)
Cresciuto alla scuola del «divo» Giulio, amava vivere la bella vita. Prima di darsi alla politica fece carriera come neurochirurgo. Durante Mani pulite finì nel tritacarne delle procure, ma ne uscì (quasi) indenne. E raccontò tutto con lo pseudonimo «Geronimo».

«Nella Seconda repubblica le sciabole stanno appese. Combattono i foderi». Con il lascito visivo di una lama che dondola da una parete damascata con vista sul Golfo di Napoli, Paolo Cirino Pomicino abbandona la vita terrena. Lo fa 48 ore dopo Umberto Bossi, con la gentilezza partenopea di chi lascia il passo all’avversario di sempre, quel barbaro sognante che lo considerava un simbolo di «Roma ladrona».

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Lancia «Gamma»: storia di un'ammiraglia bella e dimenticata
Lancia «Gamma» berlina del 1976 (Stellantis/Centro Storico Fiat)

Nel marzo del 1976 l'ammiraglia della casa di Chivasso fu presentata a Ginevra. Berlina e coupé dal design innovativo e dalle prestazioni sportive, non ebbe il successo sperato per problemi di affidabilità meccanica.

L'articolo contiene una gallery fotografica.

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Francesco Gianfala: «Rilancio Pignatelli grazie a Europa e Asia»
Francesco Gianfala
Il proprietario dello storico marchio: «Il rafforzamento internazionale è una priorità. Abbiamo un patrimonio identitario fortissimo però con un potenziale inespresso. La nostra linea cerimonia uomo è la iconica ma avremo pure quelle contemporanea e femminile».

Rilanciare un marchio storico senza tradirne l’identità è una sfida che richiede visione, coraggio e sensibilità. È da qui che riparte Pignatelli, oggi guidata da Francesco Gianfala, protagonista di una nuova fase che intreccia eredità sartoriale e sguardo contemporaneo. Tra radici solide e nuove ambizioni, il futuro della maison prende forma avviando un ambizioso percorso di rilancio e riposizionamento. Abbiamo incontrato Gianfala per approfondire strategie, obiettivi e prospettive di uno dei marchi più rappresentativi del made in Italy.

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Toh, ora a Ravenna 100% di idoneità per i Cpr
Ansa
Dopo l’inquietante indagine, in sole 72 ore via libera per i rimpatri di tre irregolari.

In 16 mesi, gli otto medici del reparto di Infettivologia dell’ospedale Santa Maria Croce delle Croci di Ravenna, indagati per falso ideologico continuato in concorso in atti pubblici e di interruzione di pubblico servizio, avrebbero rilasciato 34 pareri di inidoneità ritenuti falsi su 64 stranieri destinati all’espulsione, dei quali dieci avevano rifiutato di sottoporsi alla visita medica.

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