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2018-09-21
Ratzinger: «Capisco il dolore dei vescovi per la mia rinuncia»
Ansa
Il Papa emerito è «in grande preoccupazione per la Chiesa», titolava ieri il tabloid tedesco Bild. Il riferimento è alle ultime righe di una lettera spedita da Benedetto XVI a un cardinale tedesco nel novembre 2017, un porporato che lo aveva criticato a proposito della rinuncia al papato del febbraio 2013. Con ogni probabilità la lettera di Ratzigner citata dalla Bild è stata indirizzata a Walter Brandmüller, presidente emerito del pontificio comitato di scienze storiche, e uno dei quattro cardinali che hanno inviato a papa Francesco i famosi dubia in merito all'esortazione Amoris laetitia. Nel luglio 2016, infatti, Brandmüller aveva criticato in uno studio le dimissioni di Benedetto XVI. «La rinuncia del Papa è possibile e si è fatta», concludeva il porporato, «ma è da sperare che non succeda mai più».
Nelle poche righe rese pubbliche dal tabloid tedesco ieri mattina, Benedetto XVI confessa di «capire il profondo dolore» provato da «molti vescovi», tuttavia sembra stigmatizzare l'arrabbiatura di questo cardinale preoccupato per la situazione nella Chiesa: «Per alcune persone e, mi sembra, anche per lei, il dolore si è trasformato in una rabbia che non riguarda più le mie dimissioni, ma sempre più la mia persona e il mio papato in toto». Ratzinger teme che così il suo pontificato sia «svalutato» e «confuso col dispiacere per la situazione odierna della Chiesa». E riprende il cardinale dicendogli che «se lei conosce un modo migliore [che dimettersi] e pertanto pensa di poter giudicare la via che ho scelto, la prego di dirmelo».
Poi la frase finale: «Piuttosto preghiamo, come ha fatto a conclusione della sua lettera, che il Signore venga in aiuto della Sua Chiesa». La Bild interpreta questo richiamo conclusivo come una conferma del fatto che il Papa emerito condivida una preoccupazione rispetto a quanto lamentato dal cardinale sulla situazione di confusione nella Chiesa. Ma per uscire dalle congetture, occorrerebbe leggere tutta la lettera.
Nel novembre 2017 la nuova ondata di scandali per gli abusi sessuali del clero e il memoriale dell'ex nunzio negli Stati Uniti Carlo Mario Viganò erano ancora lontani, ma la confusione per alcuni era già presente. «Solo un cieco può negare che nella Chiesa ci sia grande confusione», avrebbe detto pochi mesi dopo (gennaio 2017) il defunto cardinale Carlo Caffarra, un altro dei quattro porporati firmatari dei dubia, concedendo un'intervista al Foglio. Il Papa emerito non è mai entrato nel dibattito, fedele alla scelta di ritirarsi e svolgere un ruolo di preghiera speciale per la Chiesa. Tuttavia basta leggere il suo magistero (e il suo lavoro da prefetto dell'ex Sant'Uffizio) per rendersi conto che su certe questioni emerse nella discussione durante il sinodo sulla famiglia potrebbe aver avvertito anche lui una certa confusione.
Sul memoriale Viganò, il Papa emerito non si pronuncerà, né ora né mai. Lo sappiamo per bocca del suo segretario personale, monsignor Georg Gänswein. Di certo, come tutti i fedeli, Ratzinger avrà sofferto leggendo quell'atto di denuncia, anche perché lui conosce bene - avendolo commissionato - il contenuto del famoso dossier segreto dei tre cardinali che nel 2012 indagarono e registrarono la mala gestione del potere curiale nonché, si dice, la presenza di una lobby gay in Vaticano, quella stessa lobby che aleggia sui fatti ricostruiti da Viganò.
È di ieri la notizia che il Comitato amministrativo dei vescovi americani ha deciso di intraprendere una serie di misure per affrontare la crisi degli abusi, tra cui una «indagine approfondita sulla situazione che riguarda l'arcivescovo McCarrick, comprese le sue presunte aggressioni a minori, preti e seminaristi, nonché ogni risposta a tali accuse». Proprio intorno all'ex cardinale di Washington si sviluppa tutto il memoriale Viganò, ed è significativo che i vescovi statunitensi proseguano nell'intento di indagare, affidando il compito a «esperti laici in settori pertinenti, come le forze dell'ordine e i servizi sociali». Per di più l'indicazione arriva dopo che il presidente della Conferenza episcopale Usa, il cardinale Daniel DiNardo, è stato ricevuto dal Papa.
Di tutt'altro avviso, invece, il vescovo argentino Víctor Manuel Fernández, vicinissimo a Francesco, al quale probabilmente ha fatto da ghostwriter per diversi documenti. Intervistato mercoledì dall'istituto brasiliano Humanitas Unisinos, Fernández ha definito «sorprendente» il fatto che «ci siano vescovi che non cercano di prendere le distanze da qualcuno», ovvero monsignor Viganò, «che è fuori di sé. Si vede che ci sono ossessioni ideologiche più potenti del buon senso».
Intanto si attendono ancora i «chiarimenti» promessi dal Vaticano sul memoriale dell'ex nunzio. Nel frattempo, chi ha fede può seguire l'invito alla preghiera di Benedetto XVI.
Lorenzo Bertocchi
A scuola oggi si insegna l’ateismo. Nell’ora di religione
Essere rispettosi delle altra culture va bene, ma in Gran Bretagna ultimamente si tende a prendere il concetto un po' troppo alla lettera. Come sta succedendo nel caso dell'ora di religione, durante la quale presto verrà insegnato anche l'ateismo.
Nelle scuole secondarie inglesi la materia definita studi religiosi è molto ampia, tanto che comprende anche la filosofia. Per questo non ci si focalizza su cristianesimo, cattolicesimo o protestantesimo, ma da tempo ormai vengono fornite agli allievi indicazioni anche a proposito dell'ebraismo, dell'induismo, del buddismo e dell'islam. Un quadro già abbastanza ampio da confondere un ragazzino con dei dubbi, cui d'ora in poi si aggiungerà anche un'altra «complicazione»: la teoria dell'ateismo. A sollecitarne l'introduzione nel curriculum di studio sono stati i risultati di un'indagine condotta dalla commissione Affari religiosi nel corso degli ultimi due anni, per definire l'efficacia del programma e la sua corrispondenza con il mondo di oggi. Analizzando i dati, gli esperti del ministero si sono convinti che gli studi religiosi debbano tenere conto della crescente diversità del mondo e quindi anche spiegare cosa sono ateismo, agnosticismo e secolarizzazione, ormai molto diffusi, specie tra i giovani.
Persino il nome della materia dovrà cambiare, diventando «religione e visioni del mondo». L'obiettivo sarà quello di fornire ai ragazzini un bagaglio di conoscenze adeguato ad affrontare il mondo in tutte le sue sfaccettature. Soprattutto c'è l'intento di insegnare agli allievi a rispettare le differenti fedi e i diversi punti di vista e a dimostrare empatia nei confronti del prossimo.
La commissione che ha compiuto l'indagine ha raccomandato che gli studi religiosi così articolati vengano seguiti dagli allievi delle scuole pubbliche almeno fino all'anno undici, quindi fino ai 16 anni, ma non ha definito nessun obbligo, lasciando libere le famiglie di scegliere se fare frequentare ai figli la materia oppure no. E, a guardare le statistiche, si può prevedere che ben pochi faranno la coda per inserirla nel piano di studi. Secondo dati recenti, infatti, in Gran Bretagna un cittadino su due non manifesta alcun credo religioso e il numero degli studenti che decidono di affrontare queste materie all'esame finale delle superiori è in caduta libera.
Il rapporto della commissione che ha preso in esame i dati di 3.000 scuole del Paese analizzando le valutazioni di insegnanti, docenti e genitori, evidenzia però come lo studio della religione sia fondamentale anche per materie diverse come l'arte, la storia, la scienza o la politica e serva nella vita quotidiana. Se si conoscono credenze e aspettative delle persone, si può affrontarle in modo più adeguato e anche rispondere meglio alle loro esigenze: vale per medici, amministratori pubblici, insegnanti, ma in fondo anche per tassisti e persone che lavorano dietro la cassa di un negozio. Se lo studio delle religione e la conoscenza delle diverse confessioni ha un senso, però, risulta strano pensare di incentrare delle lezioni sulla mancanza di fede e la secolarizzazione. Secondo molti docenti si tratta di un rischio, visto che in fondo si finisce per presentare come un'alternativa accettata un atteggiamento che spesso deriva da una mancanza di approfondimento. La commissione, comunque, ha lasciato alle scuole di ispirazione religiosa la libertà di dedicare più spazio al proprio credo all'interno del programma annuale, quasi si rendesse conto che non ha senso mettere sullo stesso piano un credo religioso con l'agnosticismo o l'ateismo. È quanto ha voluto precisare il Catholic education service, secondo il quale questo rapporto non è un tentativo di arricchire gli studi religiosi quanto un modo per cambiare il loro carattere. «La qualità dell'educazione religiose - hanno sottolineato gli esperti cattolici - non dipende dal fatto che si insegna meno religione». Un parere condiviso anche dai rappresentanti delle sinagoghe, che vedono nell'inclusione di visioni alternative e secolarizzate del mondo solo un impoverimento degli studi religiosi.
Caterina Belloni
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Lettera inedita di Benedetto sulle sue dimissioni e sulla «rabbia» per il caos nella Chiesa. Episcopato Usa: indagine su Theodore McCarrick.La bizzarra tesi degli esperti dell'Istruzione britannica: annacquare le fedi con nozioni di secolarismo per educare alle diversità.Lo speciale contiene due articoliIl Papa emerito è «in grande preoccupazione per la Chiesa», titolava ieri il tabloid tedesco Bild. Il riferimento è alle ultime righe di una lettera spedita da Benedetto XVI a un cardinale tedesco nel novembre 2017, un porporato che lo aveva criticato a proposito della rinuncia al papato del febbraio 2013. Con ogni probabilità la lettera di Ratzigner citata dalla Bild è stata indirizzata a Walter Brandmüller, presidente emerito del pontificio comitato di scienze storiche, e uno dei quattro cardinali che hanno inviato a papa Francesco i famosi dubia in merito all'esortazione Amoris laetitia. Nel luglio 2016, infatti, Brandmüller aveva criticato in uno studio le dimissioni di Benedetto XVI. «La rinuncia del Papa è possibile e si è fatta», concludeva il porporato, «ma è da sperare che non succeda mai più».Nelle poche righe rese pubbliche dal tabloid tedesco ieri mattina, Benedetto XVI confessa di «capire il profondo dolore» provato da «molti vescovi», tuttavia sembra stigmatizzare l'arrabbiatura di questo cardinale preoccupato per la situazione nella Chiesa: «Per alcune persone e, mi sembra, anche per lei, il dolore si è trasformato in una rabbia che non riguarda più le mie dimissioni, ma sempre più la mia persona e il mio papato in toto». Ratzinger teme che così il suo pontificato sia «svalutato» e «confuso col dispiacere per la situazione odierna della Chiesa». E riprende il cardinale dicendogli che «se lei conosce un modo migliore [che dimettersi] e pertanto pensa di poter giudicare la via che ho scelto, la prego di dirmelo».Poi la frase finale: «Piuttosto preghiamo, come ha fatto a conclusione della sua lettera, che il Signore venga in aiuto della Sua Chiesa». La Bild interpreta questo richiamo conclusivo come una conferma del fatto che il Papa emerito condivida una preoccupazione rispetto a quanto lamentato dal cardinale sulla situazione di confusione nella Chiesa. Ma per uscire dalle congetture, occorrerebbe leggere tutta la lettera.Nel novembre 2017 la nuova ondata di scandali per gli abusi sessuali del clero e il memoriale dell'ex nunzio negli Stati Uniti Carlo Mario Viganò erano ancora lontani, ma la confusione per alcuni era già presente. «Solo un cieco può negare che nella Chiesa ci sia grande confusione», avrebbe detto pochi mesi dopo (gennaio 2017) il defunto cardinale Carlo Caffarra, un altro dei quattro porporati firmatari dei dubia, concedendo un'intervista al Foglio. Il Papa emerito non è mai entrato nel dibattito, fedele alla scelta di ritirarsi e svolgere un ruolo di preghiera speciale per la Chiesa. Tuttavia basta leggere il suo magistero (e il suo lavoro da prefetto dell'ex Sant'Uffizio) per rendersi conto che su certe questioni emerse nella discussione durante il sinodo sulla famiglia potrebbe aver avvertito anche lui una certa confusione.Sul memoriale Viganò, il Papa emerito non si pronuncerà, né ora né mai. Lo sappiamo per bocca del suo segretario personale, monsignor Georg Gänswein. Di certo, come tutti i fedeli, Ratzinger avrà sofferto leggendo quell'atto di denuncia, anche perché lui conosce bene - avendolo commissionato - il contenuto del famoso dossier segreto dei tre cardinali che nel 2012 indagarono e registrarono la mala gestione del potere curiale nonché, si dice, la presenza di una lobby gay in Vaticano, quella stessa lobby che aleggia sui fatti ricostruiti da Viganò.È di ieri la notizia che il Comitato amministrativo dei vescovi americani ha deciso di intraprendere una serie di misure per affrontare la crisi degli abusi, tra cui una «indagine approfondita sulla situazione che riguarda l'arcivescovo McCarrick, comprese le sue presunte aggressioni a minori, preti e seminaristi, nonché ogni risposta a tali accuse». Proprio intorno all'ex cardinale di Washington si sviluppa tutto il memoriale Viganò, ed è significativo che i vescovi statunitensi proseguano nell'intento di indagare, affidando il compito a «esperti laici in settori pertinenti, come le forze dell'ordine e i servizi sociali». Per di più l'indicazione arriva dopo che il presidente della Conferenza episcopale Usa, il cardinale Daniel DiNardo, è stato ricevuto dal Papa.Di tutt'altro avviso, invece, il vescovo argentino Víctor Manuel Fernández, vicinissimo a Francesco, al quale probabilmente ha fatto da ghostwriter per diversi documenti. Intervistato mercoledì dall'istituto brasiliano Humanitas Unisinos, Fernández ha definito «sorprendente» il fatto che «ci siano vescovi che non cercano di prendere le distanze da qualcuno», ovvero monsignor Viganò, «che è fuori di sé. Si vede che ci sono ossessioni ideologiche più potenti del buon senso». Intanto si attendono ancora i «chiarimenti» promessi dal Vaticano sul memoriale dell'ex nunzio. Nel frattempo, chi ha fede può seguire l'invito alla preghiera di Benedetto XVI. Lorenzo Bertocchi<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/ratzinger-capisco-il-dolore-dei-vescovi-per-la-mia-rinuncia-2606597159.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="a-scuola-oggi-si-insegna-lateismo-nellora-di-religione" data-post-id="2606597159" data-published-at="1770682338" data-use-pagination="False"> A scuola oggi si insegna l’ateismo. Nell’ora di religione Essere rispettosi delle altra culture va bene, ma in Gran Bretagna ultimamente si tende a prendere il concetto un po' troppo alla lettera. Come sta succedendo nel caso dell'ora di religione, durante la quale presto verrà insegnato anche l'ateismo. Nelle scuole secondarie inglesi la materia definita studi religiosi è molto ampia, tanto che comprende anche la filosofia. Per questo non ci si focalizza su cristianesimo, cattolicesimo o protestantesimo, ma da tempo ormai vengono fornite agli allievi indicazioni anche a proposito dell'ebraismo, dell'induismo, del buddismo e dell'islam. Un quadro già abbastanza ampio da confondere un ragazzino con dei dubbi, cui d'ora in poi si aggiungerà anche un'altra «complicazione»: la teoria dell'ateismo. A sollecitarne l'introduzione nel curriculum di studio sono stati i risultati di un'indagine condotta dalla commissione Affari religiosi nel corso degli ultimi due anni, per definire l'efficacia del programma e la sua corrispondenza con il mondo di oggi. Analizzando i dati, gli esperti del ministero si sono convinti che gli studi religiosi debbano tenere conto della crescente diversità del mondo e quindi anche spiegare cosa sono ateismo, agnosticismo e secolarizzazione, ormai molto diffusi, specie tra i giovani. Persino il nome della materia dovrà cambiare, diventando «religione e visioni del mondo». L'obiettivo sarà quello di fornire ai ragazzini un bagaglio di conoscenze adeguato ad affrontare il mondo in tutte le sue sfaccettature. Soprattutto c'è l'intento di insegnare agli allievi a rispettare le differenti fedi e i diversi punti di vista e a dimostrare empatia nei confronti del prossimo. La commissione che ha compiuto l'indagine ha raccomandato che gli studi religiosi così articolati vengano seguiti dagli allievi delle scuole pubbliche almeno fino all'anno undici, quindi fino ai 16 anni, ma non ha definito nessun obbligo, lasciando libere le famiglie di scegliere se fare frequentare ai figli la materia oppure no. E, a guardare le statistiche, si può prevedere che ben pochi faranno la coda per inserirla nel piano di studi. Secondo dati recenti, infatti, in Gran Bretagna un cittadino su due non manifesta alcun credo religioso e il numero degli studenti che decidono di affrontare queste materie all'esame finale delle superiori è in caduta libera. Il rapporto della commissione che ha preso in esame i dati di 3.000 scuole del Paese analizzando le valutazioni di insegnanti, docenti e genitori, evidenzia però come lo studio della religione sia fondamentale anche per materie diverse come l'arte, la storia, la scienza o la politica e serva nella vita quotidiana. Se si conoscono credenze e aspettative delle persone, si può affrontarle in modo più adeguato e anche rispondere meglio alle loro esigenze: vale per medici, amministratori pubblici, insegnanti, ma in fondo anche per tassisti e persone che lavorano dietro la cassa di un negozio. Se lo studio delle religione e la conoscenza delle diverse confessioni ha un senso, però, risulta strano pensare di incentrare delle lezioni sulla mancanza di fede e la secolarizzazione. Secondo molti docenti si tratta di un rischio, visto che in fondo si finisce per presentare come un'alternativa accettata un atteggiamento che spesso deriva da una mancanza di approfondimento. La commissione, comunque, ha lasciato alle scuole di ispirazione religiosa la libertà di dedicare più spazio al proprio credo all'interno del programma annuale, quasi si rendesse conto che non ha senso mettere sullo stesso piano un credo religioso con l'agnosticismo o l'ateismo. È quanto ha voluto precisare il Catholic education service, secondo il quale questo rapporto non è un tentativo di arricchire gli studi religiosi quanto un modo per cambiare il loro carattere. «La qualità dell'educazione religiose - hanno sottolineato gli esperti cattolici - non dipende dal fatto che si insegna meno religione». Un parere condiviso anche dai rappresentanti delle sinagoghe, che vedono nell'inclusione di visioni alternative e secolarizzate del mondo solo un impoverimento degli studi religiosi. Caterina Belloni
@Paolo Bisti Luconi
Due facce della stessa medaglia, due volti dello stesso Trentino che, anche quest’anno, per un motivo o per l’altro o forse per tutti e due, si conferma tra le destinazioni invernali più complete e appaganti dell’arco alpino, complice anche una serie di iniziative e proposte che mirano a coinvolgere i vacanzieri 24 ore su 24, regalando loro la chance di scoprire la montagna dall’alba a notte fonda.
A dimostrarlo, «Trentino Ski Sunrise», che invita gli sciatori a svegliarsi alle prime luci del giorno per raggiungere baite e rifugi e, dopo una ricca colazione a chilometro zero, essere i primi e praticamente gli unici a scivolare sulle piste tirate alla perfezione nella notte dai gatti delle nevi. Da San Martino di Castrozza a Madonna di Campiglio, da Passo Rolle a Lagorai, cambiano skiarea e panorami, ma resta lo spettacolo.
Con l’aria frizzante che arrossisce il viso e il rumore delle lamine che incidono il primo strato di neve dura, i mattinieri partecipanti scoprono la grande bellezza di sentirsi un tutt’uno con la montagna. Sospesi tra neve e cielo, scivolano leggeri e veloci nella magia dell’inverno. Non da meno è l’esperienza offerta al tramonto da «Campiglio Sunset Ski». A Madonna di Campiglio, proprio quando il sole comincia a calare, il cielo a tingersi di arancio e le Dolomiti a colorarsi di rosa, l’iniziativa regala agli sciatori la possibilità di salire in quota in telecabina, godersi il tramonto con aperitivo alla mano e, posato il bicchiere e impugnati i bastoncini, sciare a valle sul far della sera (date: 26 febbraio, 5 e 12 marzo). Non poteva mancare, poi, lo sci in notturna: in buona parte delle stazioni sciistiche va in scena «Sciare sotto le stelle», che consente di scivolare sugli sci, ma anche in slittino e gommoni, nel buio della notte su rotoli di piste bianche illuminate alla perfezione.
E per chi non scia c’è «Al chiaro di luna», passeggiate nei boschi del Parco Naturale Adamello Brenta in coincidenza con le notti di luna piena. Non solo sci, snowboard, ciaspole e slittino. L’altra faccia del Trentino sembra una bianca SPA naturale, con pavimenti di neve, pareti di abeti e soffitti di nuvole e cielo. In quest’ottica, si apre l’invito a salire di quota per ritrovare quel benessere profondo che nasce dal contatto con la natura. Ecco che il freddo non è più una stagione da combattere, ma da abbracciare perché capace di rigenerare il corpo, alleggerire la mente e rallentare il respiro, riportando l’attenzione all’essenziale. In Val di Fiemme questa visione è diventata un progetto condiviso, tanto da renderla la prima «wellness community»: un territorio che orienta servizi, ospitalità e attività alla qualità della vita, intrecciando natura, salute e persone in un’unica esperienza rigenerante.
Tra foreste di abete rosso, centri benessere immersi nel paesaggio e attività all’aperto pensate ad hoc, come forest bathing, barefooting (passeggiate a piedi nudi) e ciaspolate, il benessere diventa uno stile di vacanza. Sull’Alpe Cimbra, invece, lo stare bene assume i tratti di un’ospitalità intima e raffinata: il progetto Hotel & Appartamenti di Charme dà vita a una collezione di indirizzi che uniscono eleganza, sostenibilità e radici locali, trasformando il soggiorno - che sia un weekend o una settimana bianca - in un’esperienza emotiva e consapevole. Non si tratta di semplici strutture ricettive, ma di rifugi dell’anima dove ritrovare armonia, assaporare la gastronomia più autentica di montagna, magari imparare a cucinarla, e rigenerarsi attraverso sport dolce. Mentre in Val di Fassa il benessere passa attraverso il potere primordiale del freddo: gli alberghi del circuito Club Vita Nova propongono percorsi che rinvigoriscono e sorprendono, dai cammini consapevoli nella neve alle immersioni nei ruscelli alpini, dai bagni freddi ai percorsi Kneipp, trasformando il gelo in fonte di energia, vitalità e rinnovamento nel cuore delle Dolomiti.
Info: www.visitfiemme.it; www.alpecimbra.it; www.vitanovawellnesshotel.it; www.visittrentino.info.
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Gli europarlamentari di Fi e Fdi commentano la proposta di modifica dei regolamenti Ue nell'ultima sessione plenaria a Strasburgo.