True
2024-10-02
Il pm: «Rapporti Inter-criminalità». Zanetti avvisò: «La polizia vi segue»
Javier Zanetti. Nel riquadro, Nicolò Barella, Marco Materazzi e Hakan Çalhanoğlu (Ansa)
Nelle carte dell’inchiesta che ha sgominato i direttivi delle curve di Inter e Milan, è soprattutto la squadra nerazzurra a essere coinvolta. Nelle intercettazioni in mano agli inquirenti, infatti, vengono citati numerosi dirigenti di casa Inter ma anche diversi calciatori (Nicolò Barella, Hakan Calhanoglu) o ex calciatori (tra questi c’è persino Marco Materazzi che vuole fare affari con la sua birra, ndr), che erano soliti frequentare i capi della Nord, sia Marco Ferdico, sia Antonio Bellocco. Il primo è stato arrestato lunedì nell’indagine portata avanti dal pm Paolo Storari, il secondo è stato ucciso a coltellate lo scorso 4 settembre da un altro capo, ovvero Andrea «Berro» Beretta. I magistrati lo evidenziano più volte nel corso delle indagini, spiegando «il soggiacere della Fc Internazionale ai voleri di Ferdico (e Beretta e Bellocco), interessati agli enormi guadagni che la gestione della curva consente».
Il dato emerge dalle stesse parole di Massimiliano Silva (addetto ai rapporti con la curva), ascoltato dai pm. Silva, «tra reticenze e omissioni interessate», conferma in sostanza la totale inadeguatezza dell’organizzazione del rapporto con le tifoserie, «posto che tale sistema ha consentito di ottenere cospicui guadagni a soggetti appartenenti alla criminalità comune e organizzata», scrivono i magistrati. Secondo quanto emerge dalla attività investigativa dentro l’Inter «vi è una sorta di cultura di impresa, cioè un insieme di regole, un modo di gestire e di condurre l’azienda […] che hanno di fatto favorito, colposamente, i soggetti indagati per gravi reati che sono stati in grado di infiltrarsi nelle maglie della struttura societaria». Per questo motivo, dal momento che la curva nord è in mano alla ‘ndrangheta, oggi l’Fc Internazionale, «alternando atteggiamenti variabili tra agevolazione colposa e sudditanza, intrattiene (indirettamente) rapporti con la criminalità organizzata e con la criminalità da stadio, incapace di interrompere in maniera netta tali relazioni». Per questo il rischio commissariamento è soprattutto per i nerazzurri, anche se dall’altra parte la stessa società Milan dovrà dimostrare di essere estranea alle logiche della curva Sud.
Sono diversi i casi di soggezione di dirigenti e calciatori interisti. Emergono con chiarezza nel maggio del 2022, pochi giorni prima della finale di Champions del 10 giugno, quando Ferdico inizia a tempestare di telefonate persino l’allenatore Inzaghi, ma anche l’ex Materazzi o l’attuale vicepresidente Javier Zanetti. in una conversazione del 26 maggio Ferdico racconta al telefono di aver incontrato anche Calhanoglu e Barella, per parlare delle criticità intorno ai biglietti della finale di Champions. Gli ultras minacciano lo sciopero del tifo non solo a Istanbul, ma anche a Roma in occasione della finale di Coppa Italia. Dentro l’Inter qualcuno deve aver capito che gli ultras vogliono fare la cresta. A svelarlo è proprio Materazzi. L’ex difensore spiega di aver già parlato con un esponente della società interista in merito alla questione. «I biglietti da 80 li rivendono a 900... questo mi è stato detto... questo tienilo per te» spiega Materazzi a Ferdico. Il dato è giusto, perché è quello l’obiettivo della Nord. Nel corso di quelle giornate convulse Ferdico parla anche con Zanetti che gli avrebbe anticipato delle indagini in corso. «Ci sono dei funzionari di Polizia che stanno monitorando la curva anche per l’accaduto che è successo al povero Vittorio che è morto tragicamente in strada» rivela l’ex capitano del Triplete. A decidere quanti biglietti verranno alla fine consegnati per la finale di Champions (la società ne avrebbe forniti solo 800), saranno due riunioni raccontate dallo stesso Silva ai magistrati. A partecipare è tutta la società, da Claudio Sala (responsabile sicurezza) ai i due amministratori delegati, Giuseppe Marotta e Antonello Alessandro fino al Senior security manager, Gianluca Cameruccio. «Dopo qualche giorno, io, Sala Claudio, Cameruccio e Giuseppe Marotta ci siamo ritrovati in un ufficio del decimo piano della nostra sede, in Viale della Liberazione [...], in quest’occasione il Cameruccio ci ha comunicato che il numero dei biglietti da assegnare alla tifoseria organizzata era di 1.500» dice Silva ai magistrati.
Oltre alle pressioni su Inzaghi e sul calciatore Milan Skriniar, nelle carte si parla anche di Calhanoglu che, stando alle affermazioni di Ferdico, avrebbe dovuto trascorrere, nel mese di agosto una serata a cena con la propria famiglia insieme con quella di Bellocco. Il 19 agosto viene intercettata una conversazione di Ferdico dove appunto ricorda di andare «a mangiare lunedì o martedì con Calhanoglu, con le famiglie!». Con Materazzi, Ferdico ha un rapporto molto stretto, tanto che la vicinanza dell’ex calciatore al direttivo della Nord è testimoniata anche dalla sua presenza alla riunione del tifo interista nel settembre del 2023 dove viene pubblicizzata la birra commercializzata proprio da lui (Birra Flea, ndr). Ferdico e Beretta gli promettono che sarà venduta nel nuovo stadio che l’Inter realizzerà.
Di calciatori del Milan si segnala invece Davide Calabria, che sarebbe stato avvistato con Luca Lucci (capo della Sud rossonera in arresto e legato alle cosche calabresi) in un bar di Cologno Monzese, in gran segreto nel febbraio del 2023. Il procuratore capo della Figc Giuseppe Chinè ha chiesto le carte alla procura di Milano. L’articolo 12 della giustizia sportiva vieta rapporti tra esponenti e gruppi di sostenitori che non facciano parte di associazioni convenzionate con la società. I contatti, questa volta, ci sono stati. Quando capitò alla Juve fioccarono multe e inibizioni. Per i calciatori il rischio è di multe o squalifiche.
E la ’ndrangheta nominò il capo della curva
È la morte dell’ex capo della Curva Nord Vincenzo «Lo Zio» Boiocchi, ammazzato a colpi di pistola in via fratelli Zanzottera a portare la ‘ndrangheta in pianta stabile nella curva dell’Inter. Non che non ci fosse già in precedenza, come evidenziato nelle indagini, ma la morte dell’ex capo curva ha di fatto riorganizzato tutta la gestione della tifoseria, accentrando poi in una sola ndrina il potere che scelse anche il nuovo capo: Marco Ferdico. Quell’omicidio di due anni fa, infatti, rimasto ancora senza colpevoli, fu il segnale secondo gli investigatori di come stava iniziando a mutare la curva nerazzurra, che sulla falsa riga di quella milanista, aveva deciso di unificare le varie sigle ultras interiste sotto un’unica sigla e un unico striscione denominato Curva Nord Milano 1969. Con poche persone al comando, infatti, si possono gestire meglio gli affari.
E i professionisti in questo tipo di mestiere sono gli esponenti della ‘ndrangheta. In particolare, a seguito della morte di Boiocchi, scrivono gli inquirenti, «è stato documentato un riassetto del tifo organizzato della Curva Nord con al vertice Andrea Beretta e Marco Ferdico», quest’ultimo saltato fuori all’improvviso insieme a un altro esponente di rilievo, ovvero Antonio Bellocco. È quest’ultimo a entrare nel nuovo direttivo interista e a estromettere tutti gli altri gruppi, tra cui gli Irriducibili. Per farlo Bellocco, morto ammazzato un mese fa, non si risparmia, ma anzi si avvale della sua caratura criminale e della sua appartenenza alla criminalità organizzata calabrese. A nemmeno due settimane di distanza dalla morte di Boiocchi, infatti, nel pomeriggio del 16 novembre 2022, vengono raccolti tutti gli striscioni della curva. E Beretta, Bellocco, insieme con altri due esponenti del tifo nerazzurro vengono intercettati in un furgone. È il primo incontro tra Beretta e Bellocco (due anni dopo il primo ammazzerà il secondo). Il piano è quello di accentrare tutto il lavoro nei diversi settori legati allo stadio dai quali poter trarre ingenti profitti. Gli affari avrebbero riguardato oltre che la vendita dei biglietti, la gestione dei parcheggi e degli esercizi commerciali ambulanti. La differenza con il passato è che tutto sarebbe stato normalizzato e non lasciato al caso, a differenza di quanto avveniva in precedenza con Boiocchi. Bellocco mostra le foto di famiglia, facendo capire il suo peso nella criminalità organizzata.
Quel giorno viene decisa la nomina di Marco Ferdico a nuovo capo della curva. «È più leader Marco, allo stadio è amato da tutti. È una bella presenza ed è un bel ragazzo! E a questi qua gli dava fastidio, infatti loro non lo volevano…» spiega Bellocco facendo riferimento ai vecchi capi, come Boiocchi o agli stessi Irriducibili. Intorno all’ex sigle ultras circolavano esponenti della ‘ndrangheta, come alcuni calabresi di Africo che avevano spalleggiato proprio gli Irriducibili. Anche altre cosche, come i Destefano di Reggio Calabria puntavano anche su Beretta, ma alla fine saranno i Bellocco a prevalere, per difendere in blocco la Nord e soprattutto fare affari.
Continua a leggereRiduci
Per gli inquirenti la gestione da parte del club ha di fatto favorito gli indagati. Legami stretti fra Nicolò Barella, Hakan Calhanoglu e i balordi: ora rischiano multe o squalifiche. Marco Materazzi alle riunioni pubblicizzava la sua birra.La scalata delle cosche comincia due anni fa con l’uccisione del leader Vincenzo Boiocchi e l’accentramento dei poteri.Lo speciale contiene due articoliNelle carte dell’inchiesta che ha sgominato i direttivi delle curve di Inter e Milan, è soprattutto la squadra nerazzurra a essere coinvolta. Nelle intercettazioni in mano agli inquirenti, infatti, vengono citati numerosi dirigenti di casa Inter ma anche diversi calciatori (Nicolò Barella, Hakan Calhanoglu) o ex calciatori (tra questi c’è persino Marco Materazzi che vuole fare affari con la sua birra, ndr), che erano soliti frequentare i capi della Nord, sia Marco Ferdico, sia Antonio Bellocco. Il primo è stato arrestato lunedì nell’indagine portata avanti dal pm Paolo Storari, il secondo è stato ucciso a coltellate lo scorso 4 settembre da un altro capo, ovvero Andrea «Berro» Beretta. I magistrati lo evidenziano più volte nel corso delle indagini, spiegando «il soggiacere della Fc Internazionale ai voleri di Ferdico (e Beretta e Bellocco), interessati agli enormi guadagni che la gestione della curva consente». Il dato emerge dalle stesse parole di Massimiliano Silva (addetto ai rapporti con la curva), ascoltato dai pm. Silva, «tra reticenze e omissioni interessate», conferma in sostanza la totale inadeguatezza dell’organizzazione del rapporto con le tifoserie, «posto che tale sistema ha consentito di ottenere cospicui guadagni a soggetti appartenenti alla criminalità comune e organizzata», scrivono i magistrati. Secondo quanto emerge dalla attività investigativa dentro l’Inter «vi è una sorta di cultura di impresa, cioè un insieme di regole, un modo di gestire e di condurre l’azienda […] che hanno di fatto favorito, colposamente, i soggetti indagati per gravi reati che sono stati in grado di infiltrarsi nelle maglie della struttura societaria». Per questo motivo, dal momento che la curva nord è in mano alla ‘ndrangheta, oggi l’Fc Internazionale, «alternando atteggiamenti variabili tra agevolazione colposa e sudditanza, intrattiene (indirettamente) rapporti con la criminalità organizzata e con la criminalità da stadio, incapace di interrompere in maniera netta tali relazioni». Per questo il rischio commissariamento è soprattutto per i nerazzurri, anche se dall’altra parte la stessa società Milan dovrà dimostrare di essere estranea alle logiche della curva Sud. Sono diversi i casi di soggezione di dirigenti e calciatori interisti. Emergono con chiarezza nel maggio del 2022, pochi giorni prima della finale di Champions del 10 giugno, quando Ferdico inizia a tempestare di telefonate persino l’allenatore Inzaghi, ma anche l’ex Materazzi o l’attuale vicepresidente Javier Zanetti. in una conversazione del 26 maggio Ferdico racconta al telefono di aver incontrato anche Calhanoglu e Barella, per parlare delle criticità intorno ai biglietti della finale di Champions. Gli ultras minacciano lo sciopero del tifo non solo a Istanbul, ma anche a Roma in occasione della finale di Coppa Italia. Dentro l’Inter qualcuno deve aver capito che gli ultras vogliono fare la cresta. A svelarlo è proprio Materazzi. L’ex difensore spiega di aver già parlato con un esponente della società interista in merito alla questione. «I biglietti da 80 li rivendono a 900... questo mi è stato detto... questo tienilo per te» spiega Materazzi a Ferdico. Il dato è giusto, perché è quello l’obiettivo della Nord. Nel corso di quelle giornate convulse Ferdico parla anche con Zanetti che gli avrebbe anticipato delle indagini in corso. «Ci sono dei funzionari di Polizia che stanno monitorando la curva anche per l’accaduto che è successo al povero Vittorio che è morto tragicamente in strada» rivela l’ex capitano del Triplete. A decidere quanti biglietti verranno alla fine consegnati per la finale di Champions (la società ne avrebbe forniti solo 800), saranno due riunioni raccontate dallo stesso Silva ai magistrati. A partecipare è tutta la società, da Claudio Sala (responsabile sicurezza) ai i due amministratori delegati, Giuseppe Marotta e Antonello Alessandro fino al Senior security manager, Gianluca Cameruccio. «Dopo qualche giorno, io, Sala Claudio, Cameruccio e Giuseppe Marotta ci siamo ritrovati in un ufficio del decimo piano della nostra sede, in Viale della Liberazione [...], in quest’occasione il Cameruccio ci ha comunicato che il numero dei biglietti da assegnare alla tifoseria organizzata era di 1.500» dice Silva ai magistrati. Oltre alle pressioni su Inzaghi e sul calciatore Milan Skriniar, nelle carte si parla anche di Calhanoglu che, stando alle affermazioni di Ferdico, avrebbe dovuto trascorrere, nel mese di agosto una serata a cena con la propria famiglia insieme con quella di Bellocco. Il 19 agosto viene intercettata una conversazione di Ferdico dove appunto ricorda di andare «a mangiare lunedì o martedì con Calhanoglu, con le famiglie!». Con Materazzi, Ferdico ha un rapporto molto stretto, tanto che la vicinanza dell’ex calciatore al direttivo della Nord è testimoniata anche dalla sua presenza alla riunione del tifo interista nel settembre del 2023 dove viene pubblicizzata la birra commercializzata proprio da lui (Birra Flea, ndr). Ferdico e Beretta gli promettono che sarà venduta nel nuovo stadio che l’Inter realizzerà. Di calciatori del Milan si segnala invece Davide Calabria, che sarebbe stato avvistato con Luca Lucci (capo della Sud rossonera in arresto e legato alle cosche calabresi) in un bar di Cologno Monzese, in gran segreto nel febbraio del 2023. Il procuratore capo della Figc Giuseppe Chinè ha chiesto le carte alla procura di Milano. L’articolo 12 della giustizia sportiva vieta rapporti tra esponenti e gruppi di sostenitori che non facciano parte di associazioni convenzionate con la società. I contatti, questa volta, ci sono stati. Quando capitò alla Juve fioccarono multe e inibizioni. Per i calciatori il rischio è di multe o squalifiche.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/rapporti-inter-criminalita-ultras-ndrangheta-2669310746.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="e-la-ndrangheta-nomino-il-capo-della-curva" data-post-id="2669310746" data-published-at="1727864250" data-use-pagination="False"> E la ’ndrangheta nominò il capo della curva È la morte dell’ex capo della Curva Nord Vincenzo «Lo Zio» Boiocchi, ammazzato a colpi di pistola in via fratelli Zanzottera a portare la ‘ndrangheta in pianta stabile nella curva dell’Inter. Non che non ci fosse già in precedenza, come evidenziato nelle indagini, ma la morte dell’ex capo curva ha di fatto riorganizzato tutta la gestione della tifoseria, accentrando poi in una sola ndrina il potere che scelse anche il nuovo capo: Marco Ferdico. Quell’omicidio di due anni fa, infatti, rimasto ancora senza colpevoli, fu il segnale secondo gli investigatori di come stava iniziando a mutare la curva nerazzurra, che sulla falsa riga di quella milanista, aveva deciso di unificare le varie sigle ultras interiste sotto un’unica sigla e un unico striscione denominato Curva Nord Milano 1969. Con poche persone al comando, infatti, si possono gestire meglio gli affari. E i professionisti in questo tipo di mestiere sono gli esponenti della ‘ndrangheta. In particolare, a seguito della morte di Boiocchi, scrivono gli inquirenti, «è stato documentato un riassetto del tifo organizzato della Curva Nord con al vertice Andrea Beretta e Marco Ferdico», quest’ultimo saltato fuori all’improvviso insieme a un altro esponente di rilievo, ovvero Antonio Bellocco. È quest’ultimo a entrare nel nuovo direttivo interista e a estromettere tutti gli altri gruppi, tra cui gli Irriducibili. Per farlo Bellocco, morto ammazzato un mese fa, non si risparmia, ma anzi si avvale della sua caratura criminale e della sua appartenenza alla criminalità organizzata calabrese. A nemmeno due settimane di distanza dalla morte di Boiocchi, infatti, nel pomeriggio del 16 novembre 2022, vengono raccolti tutti gli striscioni della curva. E Beretta, Bellocco, insieme con altri due esponenti del tifo nerazzurro vengono intercettati in un furgone. È il primo incontro tra Beretta e Bellocco (due anni dopo il primo ammazzerà il secondo). Il piano è quello di accentrare tutto il lavoro nei diversi settori legati allo stadio dai quali poter trarre ingenti profitti. Gli affari avrebbero riguardato oltre che la vendita dei biglietti, la gestione dei parcheggi e degli esercizi commerciali ambulanti. La differenza con il passato è che tutto sarebbe stato normalizzato e non lasciato al caso, a differenza di quanto avveniva in precedenza con Boiocchi. Bellocco mostra le foto di famiglia, facendo capire il suo peso nella criminalità organizzata. Quel giorno viene decisa la nomina di Marco Ferdico a nuovo capo della curva. «È più leader Marco, allo stadio è amato da tutti. È una bella presenza ed è un bel ragazzo! E a questi qua gli dava fastidio, infatti loro non lo volevano…» spiega Bellocco facendo riferimento ai vecchi capi, come Boiocchi o agli stessi Irriducibili. Intorno all’ex sigle ultras circolavano esponenti della ‘ndrangheta, come alcuni calabresi di Africo che avevano spalleggiato proprio gli Irriducibili. Anche altre cosche, come i Destefano di Reggio Calabria puntavano anche su Beretta, ma alla fine saranno i Bellocco a prevalere, per difendere in blocco la Nord e soprattutto fare affari.
A quattro anni dall'invasione russa in Ucraina un evento di Fratelli d'Italia in Senato per raccontare la verità di quello che succede sul campo.
Un evento organizzato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari e dall'onorevole Francesco Filini, responsabile dell'Ufficio studi e che lo ha anche moderato.
Fazzolari ha garantito che il sostegno, anche militare a Kiev, ci sarà per tutto il 2026, così come confermato dal voto in Senato del giorno successivo. «Il governo è sempre stato molto compatto sul sostegno a Kiev, abbiamo messo più volte la fiducia su più provvedimenti anche per ragioni di tempo e di semplicità, ma non c’è mai stato un problema nella maggioranza sul sostegno all’Ucraina». Poi ha aggiunto: «In tutto questo gioco di trattative il pericolo più grande che abbiamo è quello di giungere alla fine a una pace tra Mosca e Kiev senza aver inglobato pienamente l’Ucraina nel contesto europeo, nel nostro sistema di difesa o nel nostro sistema dell’Unione Europea». Per Filini i quattro anni passati sono stati conditi anche tantissima disinformazione: «Da quattro anni circolano fake news che raccontano come l’Ucraina avrebbe perso la guerra sin dalle prime settimane. In realtà, la situazione sul campo è tutt’altra: ci parla di una Russia impantanata, che non riesce più a uscire da un inferno che si è andata a cercare, perché non si aspettava la risposta ucraina all’aggressione di quattro anni fa». Invece, aggiunge: «Oggi siamo qui per raccontare, anche attraverso un documento elaborato dall’Ufficio studi di FdI, come stanno realmente le cose e per smascherare l’enorme quantità di fake news che purtroppo vengono rilanciate qui in Italia da persone che probabilmente si bevono la propaganda russa e la rilanciano. Noi siamo qui a testimoniare la verità».
All'evento hanno partecipato anche il presidente dei senatori di FdI Lucio Malan, il capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami, il direttore di Libero Mario Sechi, il direttore de Il Foglio Claudio Cerasa, l’analista e youtuber Anton Sokol, il presidente del Copasir Lorenzo Guerini, il senatore di Azione Marco Lombardo, l’inviata Rai Stefania Battistini e il giornalista Federico Rampini, esperto di politica americana e inviato del Corriere della sera, il giornalista ucraino Vladislav Maistrouk.
Ansa
Gli arrestati per l’omicidio di Quentin Deranque sono quasi tutti figli della borghesia benestante della Francia-ztl e più in generale quando la Sinistra antagonista va in piazza per una manifestazione propal i musulmani arruolati appartengono sempre a fasce di disagio urbano precedentemente e pazientemente politicizzate dalla Sinistra antagonista alla testa delle proteste di piazza. Non avviene mai, come invece sarebbe logico aspettarsi, che i Centri sociali si accodino a proteste di eventuali movimenti politici composti da coloro che in prima persona vivono il problema oggetto della manifestazione, al contrario, quando si tratta di manifestare a favore del Venezuela o di Cuba, il copione classico vede lo scontro verbale tra i manifestanti europei figli di famiglie benestanti con i veri venezuelani e i veri cubani ai quali viene rimproverato il fatto di non essere abbastanza informati su ciò che succede «davvero» a casa loro.
Questo schema non è casuale e discende consequenzialmente dal nuovo rapporto di utilizzo che la Sinistra occidentale ha sviluppato nei confronti della violenza: venuta a mancare da decenni la prospettiva rivoluzionaria reale, la Sinistra ha trasformato la violenza di piazza in un rituale autoreferenziale privo di telos politico ed è giunta a tale stadio dialettico realizzando le linee-guida tratteggiate dai postmarxisti teorici della protesta come fonte di senso esistenziale à la Toni Negri. In questa visione la violenza diventa lo strumento paradossale con cui la borghesia ricca e presentabile manifesta la propria esistenza morale contro la società che essa stessa ha edificato. Dalla radice iniziale del concetto di violenza intesa come «levatrice della storia» - il contributo forse più originale elaborato da Marx insieme alla superiorità della prassi sulla teoria - si è giunti alla sua funzione puramente simulacrale e sostanzialmente finalizzata al dispendio energetico delle forze di coloro che non trovano posto nella nuova società postindustriale.
Dalla Comune di Parigi alla Rivoluzione d’ottobre, dal Biennio rosso al Sessantotto, dalle Brigate Rosse alla Rote Armee Fraktion, la violenza ha sempre avuto una precisa finalità politica ed un preciso obiettivo rivoluzionario, più o meno realistico o utopico. Con l’ingresso nella Globalizzazione la rivoluzione è in effetti avvenuta ma non come i rivoluzionari si aspettavano: in effetti si è entrati in un «mondo nuovo» ma non basato sugli esiti ultimi del marxismo bensì sul mercato unico globale in grado, secondo il marketing che l’ha accompagnato, di stabilire «pace perpetua e fine delle ineguaglianze». La presa d’atto da parte della Sinistra più violenta, quella legata alle proprie radici marxiste, di tale deriva realizzata proprio dalla Sinistra mercatista - quella per intenderci del New Labour il cui principale teorizzatore, Peter Mandelson, è stato arrestato due giorni fa per i suoi rapporti con Jeffrey Epstein - ha portato ad una sorta di «denudamento della violenza» ormai trovatasi orfana dei propri obiettivi rivoluzionari.
Ecco dunque la necessaria ridefinizione della stessa nei termini di «svolta identitaria post-coloniale», come ipotizzato da Herbert Marcuse, per arrivare ad un nuovo utilizzo della violenza stessa la quale non abbatte più lo Stato ma «decolonizza lo spazio pubblico», «denuncia il privilegio» e, soprattutto, «pratica l’antifascismo militante». Inutile sottolineare come tutto ciò significhi un ritiro dagli obiettivi politici reali ed un approdo all’ambito esistenziale, soggettivo e psicologico. Il «disagio» è così passato dall’essere parte decisiva della coscienza di classe ad essere elemento scatenante il rifiuto della propria condizione soggettiva, del proprio corpo, dei propri codici comunicativi, della propria cultura, della propria etnia, del proprio sesso.
Privata di obiettivi politici la violenza resta tuttavia in gioco in quanto ineliminabile ed in quanto costitutiva della vita sociale degli esseri umani ma anche la sua strumentalizzazione è rimasta intatta dietro le quinte dei meccanismi vittimari per i quali i «nuovi oppressi» - immigrati, minoranze, trans - vengono sacralizzati per permettere alla borghesia di espiare il proprio privilegio senza rinunciarvi. La tragica conferma della dissoluzione nichilistica della violenza si ha, infine, nei numerosi casi di omicidio-suicidio degli individui spinti a ciò dal woke negli Usa e senza che ciò possa incidere politicamente su alcun aspetto della società.
Continua a leggereRiduci
Valdo Calocane (Getty Images)
Uno schizofrenico paranoico diagnosticato, che però non riceveva alcuna cura perché nero. E il razzismo questa volta non c’entra. C’entra, in compenso, la paura di essere additati come xenofobi. Quella paura che ha fatto sì che gli specialisti dell’ospedale psichiatrico che avrebbero dovuto prenderlo in cura preferissero lasciarlo libero per evitare una «sovrarappresentazione di giovani maschi neri in detenzione».
Come emerge da una recente inchiesta, infatti, Valdo sarebbe dovuto stare in un istituto psichiatrico. Del resto, la sua carriera di violenza è lunga. Nel 2020 il primo raptus. Provano a curarlo ma non c’è nulla da fare. Va e viene dagli ospedali per quattro volte, fino a quando i medici rinunciano. Non perché Valdo non ne abbia più bisogno ma perché, come si legge nel report dedicato al killer, «il team coinvolto nel quarto ricovero di Calocane si è sentito sotto pressione per evitare pratiche restrittive a causa della sua etnia, data la pubblicità che circondava l’uso eccessivo del Mental Health Act e le misure restrittive nei confronti dei pazienti neri africani e neri caraibici».
Del resto, come rileva il Telegraph, «secondo gli ultimi dati del Servizio sanitario nazionale (Nhs), le persone di colore hanno quattro volte più probabilità di essere internate rispetto ai bianchi. Nel 2024-2025, 262,4 neri ogni 100.000 persone sono stati internati, la percentuale più alta tra tutti i gruppi etnici, contro i 65,8 ogni 100.000 bianchi».
Calocane resta così libero. Non fa nemmeno più le cure perché dice di aver paura degli aghi. Continua con le aggressioni e afferma di esser controllato. Di sentire delle voci che gli sussurrano di colpire.
Un giorno, nel 2021, si presenta anche davanti all’ufficio che ospita i servizi segreti interni britannici, il famoso Mi5, e chiede di essere arrestato. La spirale di paranoia è sempre più feroce. Valdo continua a nutrirsi di violenza. Guarda i video delle stragi e cerca informazioni su come compierle. Si è convinto che la sua testa sia eterodiretta da qualcun altro attraverso l’intelligenza artificiale. Era un pericolo pubblico e, non a caso, era stato internato quattro volte, ma poi sempre «liberato». E questo nonostante il medico che lo aveva in cura fosse convinto che Calocane, prima o poi, avrebbe ammazzato qualcuno. Così è stato.
Chris Philp, il ministro ombra degli Interni, commentando questa notizia ha detto: «Le decisioni non dovrebbero mai essere prese su questa base (ovvero la paura di esser tacciati come razzisti, Ndr). È preoccupante che il partito laburista stia modificando la legge per rendere ancora più difficile l’internamento di persone per lo stesso motivo. L’ingegneria inversa dei risultati basati sull’etnia sta mettendo a rischio vite umane. Questa follia deve finire».
Eppure il Regno Unito sembra colpito da questa follia che è diventata una vera e propria «malattia». Da questo razzismo al contrario che si ostina a non vedere la realtà.
Solamente qualche settimana fa, la metropolitana di Londra aveva realizzato una campagna per mostrare i comportamenti inadeguati ai quali stare attenti durante i viaggi. In essa, si vedeva un bianco che importunava una ragazza. E poi, in un altro spezzone, un nero che faceva la stessa cosa. Ovviamente il filmato è stato rimosso perché, secondo alcuni, non faceva altro che rafforzare «stereotipi razziali dannosi» nei confronti della comunità afro. Non era così. O meglio. In quei pochi frame si faceva notare una cosa molto semplice: chiunque può delinquere, indipendentemente dal colore della pelle. Ma l’aver mostrato anche un ragazzo nero non è accettabile. È la white guilt», la colpa di essere bianchi, per citare un bel libro di Emanuele Fusi. Una colpa che ormai è penetrata nelle viscere dell’Occidente. E che sta continuando a mietere vittime innocenti.
Continua a leggereRiduci
Greta Thunberg cammina con una folla di attivisti filo-palestinesi arrivati per accogliere la Global Sumud Flotilla al porto di Sidi Bou Said, in Tunisia, il 7 settembre 2025 (Ansa)
Cuba potrebbe diventare la meta di una nuova Flotilla che dovrebbe arrivare nell’isola caraibica il 21 marzo. L’iniziativa, denominata Nuestra América, è stata promossa dall’ organizzazione Internazionale Progressista e dai Democratic Socialists of America, che hanno appoggiato l’elezione di Mamdani a New York, e ha già ricevuto la benedizione dell’eco-attivista Greta Thunberg. Le imbarcazioni vorrebbero portare cibo, medicinali e beni di prima necessità, ma soprattutto «rompere il blocco imposto da Washington».
Nel frattempo, la cronaca delle ultime ore riporta di quanto accaduto al largo delle acque cubane, dove la Guardia Costiera ha aperto il fuoco su un'imbarcazione registrata in Florida, uccidendo quattro persone e ferendone altre sei. Stando a quanto dichiarato dal ministero dell’Interno dell’Avana lo scontro sarebbe avvenuto nelle acque territoriali dell’isola e in una nota gli uomini sull’imbarcazione sono stati definiti come aggressori statunitensi.
Le previsioni di Donald Trump sul crollo del regime cubano sembrano infatti sempre più vicine ad avversarsi. Il tycoon aveva dichiarato che L’Avana era pronta a cadere e che non ci sarebbe stato bisogno di fare nulla, dipendendo totalmente dal petrolio del Venezuela che adesso non avrebbe più ricevuto. Il governo di Cuba ha annunciato alle compagnie aeree internazionali che gli aeroporti cubani non saranno in grado di fare rifornimento agli aerei almeno fino a metà marzo. Una situazione che complica enormemente l’afflusso turistico nell’isola caraibica, costringendo gli aerei a fare degli scali tecnici in Messico o nella Repubblica Dominicana. Air Canada ha già interrotto le tratte, limitandosi a organizzare una serie di voli per riportare a casa i canadesi presenti a Cuba. Per il momento le compagnie aeree spagnole Iberia e Air Europa hanno dichiarato che i loro servizi per l'isola continueranno, ma i voli da Madrid dovranno atterrare nella Repubblica Dominicana per rifornirsi di carburante. Nelle ultime settimane il governo cubano ha tagliato molte tratte di trasporti pubblici, ha accorciato la settimana lavorativa e ha imposto che le lezioni universitarie si tengano online. Il governo ha anche deciso di chiudere alcuni resort turistici per concentrare i visitatori. Il turismo è in grave crisi ormai da anni: nel 2024 sono arrivati poco più di 2 milioni di turisti, la cifra più bassa in due decenni e nel 2025 c’è stato un ulteriore calo del 20 per cento. I blackout sono sempre più frequenti e le code ai distributori infinite, mentre ormai anche i generatori degli ospedali sono quasi esauriti.
Carlos Fernandez de Cossio è il viceministro degli Esteri ed ha lavorato presso le Nazioni Unite. «Abbiamo opzioni molto limitate, dobbiamo cercare un dialogo che si basi sul rispetto delle sovranità nazionale. Siamo aperti al dialogo con gli Stati Uniti, ma non vi sarà né collasso del sistema socialista cubano, né tantomeno una nostra resa». L’esperto uomo politico ha poi fatto la fotografia dell’attuale situazione. «Stiamo adottando una serie di misure che mirano a preservare i servizi essenziali e concentrare le risorse dove sono più necessarie. Siamo pronti ad aprire una trattativa economica, ma non ad un cambio di regime. Tutte le divergenze con Washington possono essere risolte».
Il Messico sta valutando la ripresa delle spedizioni di petrolio, dopo la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che ha annullato i dazi imposti contro i Paesi esportatori di greggio verso Cuba. Il governo della presidente Claudia Sheinbaum ha inviato 800 tonnellate di aiuti alimentari a bordo di due navi della sua Marina. Anche il Canada ha annunciato che sta lavorando a un pacchetto di aiuti e assistenza. Mosca è intervenuta nella questione dichiarando che la situazione è davvero critica e accusando gli Stati Uniti di aver imposto una stretta alla gola sull’isola. Dichiarazioni di sostegno sono arrivate anche dalla Cina, dal Brasile e dalla Colombia, ma il destino dell’ormai ex isola rivoluzionaria sembra già segnato.
Continua a leggereRiduci