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2024-10-02
Il pm: «Rapporti Inter-criminalità». Zanetti avvisò: «La polizia vi segue»
Javier Zanetti. Nel riquadro, Nicolò Barella, Marco Materazzi e Hakan Çalhanoğlu (Ansa)
Nelle carte dell’inchiesta che ha sgominato i direttivi delle curve di Inter e Milan, è soprattutto la squadra nerazzurra a essere coinvolta. Nelle intercettazioni in mano agli inquirenti, infatti, vengono citati numerosi dirigenti di casa Inter ma anche diversi calciatori (Nicolò Barella, Hakan Calhanoglu) o ex calciatori (tra questi c’è persino Marco Materazzi che vuole fare affari con la sua birra, ndr), che erano soliti frequentare i capi della Nord, sia Marco Ferdico, sia Antonio Bellocco. Il primo è stato arrestato lunedì nell’indagine portata avanti dal pm Paolo Storari, il secondo è stato ucciso a coltellate lo scorso 4 settembre da un altro capo, ovvero Andrea «Berro» Beretta. I magistrati lo evidenziano più volte nel corso delle indagini, spiegando «il soggiacere della Fc Internazionale ai voleri di Ferdico (e Beretta e Bellocco), interessati agli enormi guadagni che la gestione della curva consente».
Il dato emerge dalle stesse parole di Massimiliano Silva (addetto ai rapporti con la curva), ascoltato dai pm. Silva, «tra reticenze e omissioni interessate», conferma in sostanza la totale inadeguatezza dell’organizzazione del rapporto con le tifoserie, «posto che tale sistema ha consentito di ottenere cospicui guadagni a soggetti appartenenti alla criminalità comune e organizzata», scrivono i magistrati. Secondo quanto emerge dalla attività investigativa dentro l’Inter «vi è una sorta di cultura di impresa, cioè un insieme di regole, un modo di gestire e di condurre l’azienda […] che hanno di fatto favorito, colposamente, i soggetti indagati per gravi reati che sono stati in grado di infiltrarsi nelle maglie della struttura societaria». Per questo motivo, dal momento che la curva nord è in mano alla ‘ndrangheta, oggi l’Fc Internazionale, «alternando atteggiamenti variabili tra agevolazione colposa e sudditanza, intrattiene (indirettamente) rapporti con la criminalità organizzata e con la criminalità da stadio, incapace di interrompere in maniera netta tali relazioni». Per questo il rischio commissariamento è soprattutto per i nerazzurri, anche se dall’altra parte la stessa società Milan dovrà dimostrare di essere estranea alle logiche della curva Sud.
Sono diversi i casi di soggezione di dirigenti e calciatori interisti. Emergono con chiarezza nel maggio del 2022, pochi giorni prima della finale di Champions del 10 giugno, quando Ferdico inizia a tempestare di telefonate persino l’allenatore Inzaghi, ma anche l’ex Materazzi o l’attuale vicepresidente Javier Zanetti. in una conversazione del 26 maggio Ferdico racconta al telefono di aver incontrato anche Calhanoglu e Barella, per parlare delle criticità intorno ai biglietti della finale di Champions. Gli ultras minacciano lo sciopero del tifo non solo a Istanbul, ma anche a Roma in occasione della finale di Coppa Italia. Dentro l’Inter qualcuno deve aver capito che gli ultras vogliono fare la cresta. A svelarlo è proprio Materazzi. L’ex difensore spiega di aver già parlato con un esponente della società interista in merito alla questione. «I biglietti da 80 li rivendono a 900... questo mi è stato detto... questo tienilo per te» spiega Materazzi a Ferdico. Il dato è giusto, perché è quello l’obiettivo della Nord. Nel corso di quelle giornate convulse Ferdico parla anche con Zanetti che gli avrebbe anticipato delle indagini in corso. «Ci sono dei funzionari di Polizia che stanno monitorando la curva anche per l’accaduto che è successo al povero Vittorio che è morto tragicamente in strada» rivela l’ex capitano del Triplete. A decidere quanti biglietti verranno alla fine consegnati per la finale di Champions (la società ne avrebbe forniti solo 800), saranno due riunioni raccontate dallo stesso Silva ai magistrati. A partecipare è tutta la società, da Claudio Sala (responsabile sicurezza) ai i due amministratori delegati, Giuseppe Marotta e Antonello Alessandro fino al Senior security manager, Gianluca Cameruccio. «Dopo qualche giorno, io, Sala Claudio, Cameruccio e Giuseppe Marotta ci siamo ritrovati in un ufficio del decimo piano della nostra sede, in Viale della Liberazione [...], in quest’occasione il Cameruccio ci ha comunicato che il numero dei biglietti da assegnare alla tifoseria organizzata era di 1.500» dice Silva ai magistrati.
Oltre alle pressioni su Inzaghi e sul calciatore Milan Skriniar, nelle carte si parla anche di Calhanoglu che, stando alle affermazioni di Ferdico, avrebbe dovuto trascorrere, nel mese di agosto una serata a cena con la propria famiglia insieme con quella di Bellocco. Il 19 agosto viene intercettata una conversazione di Ferdico dove appunto ricorda di andare «a mangiare lunedì o martedì con Calhanoglu, con le famiglie!». Con Materazzi, Ferdico ha un rapporto molto stretto, tanto che la vicinanza dell’ex calciatore al direttivo della Nord è testimoniata anche dalla sua presenza alla riunione del tifo interista nel settembre del 2023 dove viene pubblicizzata la birra commercializzata proprio da lui (Birra Flea, ndr). Ferdico e Beretta gli promettono che sarà venduta nel nuovo stadio che l’Inter realizzerà.
Di calciatori del Milan si segnala invece Davide Calabria, che sarebbe stato avvistato con Luca Lucci (capo della Sud rossonera in arresto e legato alle cosche calabresi) in un bar di Cologno Monzese, in gran segreto nel febbraio del 2023. Il procuratore capo della Figc Giuseppe Chinè ha chiesto le carte alla procura di Milano. L’articolo 12 della giustizia sportiva vieta rapporti tra esponenti e gruppi di sostenitori che non facciano parte di associazioni convenzionate con la società. I contatti, questa volta, ci sono stati. Quando capitò alla Juve fioccarono multe e inibizioni. Per i calciatori il rischio è di multe o squalifiche.
E la ’ndrangheta nominò il capo della curva
È la morte dell’ex capo della Curva Nord Vincenzo «Lo Zio» Boiocchi, ammazzato a colpi di pistola in via fratelli Zanzottera a portare la ‘ndrangheta in pianta stabile nella curva dell’Inter. Non che non ci fosse già in precedenza, come evidenziato nelle indagini, ma la morte dell’ex capo curva ha di fatto riorganizzato tutta la gestione della tifoseria, accentrando poi in una sola ndrina il potere che scelse anche il nuovo capo: Marco Ferdico. Quell’omicidio di due anni fa, infatti, rimasto ancora senza colpevoli, fu il segnale secondo gli investigatori di come stava iniziando a mutare la curva nerazzurra, che sulla falsa riga di quella milanista, aveva deciso di unificare le varie sigle ultras interiste sotto un’unica sigla e un unico striscione denominato Curva Nord Milano 1969. Con poche persone al comando, infatti, si possono gestire meglio gli affari.
E i professionisti in questo tipo di mestiere sono gli esponenti della ‘ndrangheta. In particolare, a seguito della morte di Boiocchi, scrivono gli inquirenti, «è stato documentato un riassetto del tifo organizzato della Curva Nord con al vertice Andrea Beretta e Marco Ferdico», quest’ultimo saltato fuori all’improvviso insieme a un altro esponente di rilievo, ovvero Antonio Bellocco. È quest’ultimo a entrare nel nuovo direttivo interista e a estromettere tutti gli altri gruppi, tra cui gli Irriducibili. Per farlo Bellocco, morto ammazzato un mese fa, non si risparmia, ma anzi si avvale della sua caratura criminale e della sua appartenenza alla criminalità organizzata calabrese. A nemmeno due settimane di distanza dalla morte di Boiocchi, infatti, nel pomeriggio del 16 novembre 2022, vengono raccolti tutti gli striscioni della curva. E Beretta, Bellocco, insieme con altri due esponenti del tifo nerazzurro vengono intercettati in un furgone. È il primo incontro tra Beretta e Bellocco (due anni dopo il primo ammazzerà il secondo). Il piano è quello di accentrare tutto il lavoro nei diversi settori legati allo stadio dai quali poter trarre ingenti profitti. Gli affari avrebbero riguardato oltre che la vendita dei biglietti, la gestione dei parcheggi e degli esercizi commerciali ambulanti. La differenza con il passato è che tutto sarebbe stato normalizzato e non lasciato al caso, a differenza di quanto avveniva in precedenza con Boiocchi. Bellocco mostra le foto di famiglia, facendo capire il suo peso nella criminalità organizzata.
Quel giorno viene decisa la nomina di Marco Ferdico a nuovo capo della curva. «È più leader Marco, allo stadio è amato da tutti. È una bella presenza ed è un bel ragazzo! E a questi qua gli dava fastidio, infatti loro non lo volevano…» spiega Bellocco facendo riferimento ai vecchi capi, come Boiocchi o agli stessi Irriducibili. Intorno all’ex sigle ultras circolavano esponenti della ‘ndrangheta, come alcuni calabresi di Africo che avevano spalleggiato proprio gli Irriducibili. Anche altre cosche, come i Destefano di Reggio Calabria puntavano anche su Beretta, ma alla fine saranno i Bellocco a prevalere, per difendere in blocco la Nord e soprattutto fare affari.
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Per gli inquirenti la gestione da parte del club ha di fatto favorito gli indagati. Legami stretti fra Nicolò Barella, Hakan Calhanoglu e i balordi: ora rischiano multe o squalifiche. Marco Materazzi alle riunioni pubblicizzava la sua birra.La scalata delle cosche comincia due anni fa con l’uccisione del leader Vincenzo Boiocchi e l’accentramento dei poteri.Lo speciale contiene due articoliNelle carte dell’inchiesta che ha sgominato i direttivi delle curve di Inter e Milan, è soprattutto la squadra nerazzurra a essere coinvolta. Nelle intercettazioni in mano agli inquirenti, infatti, vengono citati numerosi dirigenti di casa Inter ma anche diversi calciatori (Nicolò Barella, Hakan Calhanoglu) o ex calciatori (tra questi c’è persino Marco Materazzi che vuole fare affari con la sua birra, ndr), che erano soliti frequentare i capi della Nord, sia Marco Ferdico, sia Antonio Bellocco. Il primo è stato arrestato lunedì nell’indagine portata avanti dal pm Paolo Storari, il secondo è stato ucciso a coltellate lo scorso 4 settembre da un altro capo, ovvero Andrea «Berro» Beretta. I magistrati lo evidenziano più volte nel corso delle indagini, spiegando «il soggiacere della Fc Internazionale ai voleri di Ferdico (e Beretta e Bellocco), interessati agli enormi guadagni che la gestione della curva consente». Il dato emerge dalle stesse parole di Massimiliano Silva (addetto ai rapporti con la curva), ascoltato dai pm. Silva, «tra reticenze e omissioni interessate», conferma in sostanza la totale inadeguatezza dell’organizzazione del rapporto con le tifoserie, «posto che tale sistema ha consentito di ottenere cospicui guadagni a soggetti appartenenti alla criminalità comune e organizzata», scrivono i magistrati. Secondo quanto emerge dalla attività investigativa dentro l’Inter «vi è una sorta di cultura di impresa, cioè un insieme di regole, un modo di gestire e di condurre l’azienda […] che hanno di fatto favorito, colposamente, i soggetti indagati per gravi reati che sono stati in grado di infiltrarsi nelle maglie della struttura societaria». Per questo motivo, dal momento che la curva nord è in mano alla ‘ndrangheta, oggi l’Fc Internazionale, «alternando atteggiamenti variabili tra agevolazione colposa e sudditanza, intrattiene (indirettamente) rapporti con la criminalità organizzata e con la criminalità da stadio, incapace di interrompere in maniera netta tali relazioni». Per questo il rischio commissariamento è soprattutto per i nerazzurri, anche se dall’altra parte la stessa società Milan dovrà dimostrare di essere estranea alle logiche della curva Sud. Sono diversi i casi di soggezione di dirigenti e calciatori interisti. Emergono con chiarezza nel maggio del 2022, pochi giorni prima della finale di Champions del 10 giugno, quando Ferdico inizia a tempestare di telefonate persino l’allenatore Inzaghi, ma anche l’ex Materazzi o l’attuale vicepresidente Javier Zanetti. in una conversazione del 26 maggio Ferdico racconta al telefono di aver incontrato anche Calhanoglu e Barella, per parlare delle criticità intorno ai biglietti della finale di Champions. Gli ultras minacciano lo sciopero del tifo non solo a Istanbul, ma anche a Roma in occasione della finale di Coppa Italia. Dentro l’Inter qualcuno deve aver capito che gli ultras vogliono fare la cresta. A svelarlo è proprio Materazzi. L’ex difensore spiega di aver già parlato con un esponente della società interista in merito alla questione. «I biglietti da 80 li rivendono a 900... questo mi è stato detto... questo tienilo per te» spiega Materazzi a Ferdico. Il dato è giusto, perché è quello l’obiettivo della Nord. Nel corso di quelle giornate convulse Ferdico parla anche con Zanetti che gli avrebbe anticipato delle indagini in corso. «Ci sono dei funzionari di Polizia che stanno monitorando la curva anche per l’accaduto che è successo al povero Vittorio che è morto tragicamente in strada» rivela l’ex capitano del Triplete. A decidere quanti biglietti verranno alla fine consegnati per la finale di Champions (la società ne avrebbe forniti solo 800), saranno due riunioni raccontate dallo stesso Silva ai magistrati. A partecipare è tutta la società, da Claudio Sala (responsabile sicurezza) ai i due amministratori delegati, Giuseppe Marotta e Antonello Alessandro fino al Senior security manager, Gianluca Cameruccio. «Dopo qualche giorno, io, Sala Claudio, Cameruccio e Giuseppe Marotta ci siamo ritrovati in un ufficio del decimo piano della nostra sede, in Viale della Liberazione [...], in quest’occasione il Cameruccio ci ha comunicato che il numero dei biglietti da assegnare alla tifoseria organizzata era di 1.500» dice Silva ai magistrati. Oltre alle pressioni su Inzaghi e sul calciatore Milan Skriniar, nelle carte si parla anche di Calhanoglu che, stando alle affermazioni di Ferdico, avrebbe dovuto trascorrere, nel mese di agosto una serata a cena con la propria famiglia insieme con quella di Bellocco. Il 19 agosto viene intercettata una conversazione di Ferdico dove appunto ricorda di andare «a mangiare lunedì o martedì con Calhanoglu, con le famiglie!». Con Materazzi, Ferdico ha un rapporto molto stretto, tanto che la vicinanza dell’ex calciatore al direttivo della Nord è testimoniata anche dalla sua presenza alla riunione del tifo interista nel settembre del 2023 dove viene pubblicizzata la birra commercializzata proprio da lui (Birra Flea, ndr). Ferdico e Beretta gli promettono che sarà venduta nel nuovo stadio che l’Inter realizzerà. Di calciatori del Milan si segnala invece Davide Calabria, che sarebbe stato avvistato con Luca Lucci (capo della Sud rossonera in arresto e legato alle cosche calabresi) in un bar di Cologno Monzese, in gran segreto nel febbraio del 2023. Il procuratore capo della Figc Giuseppe Chinè ha chiesto le carte alla procura di Milano. L’articolo 12 della giustizia sportiva vieta rapporti tra esponenti e gruppi di sostenitori che non facciano parte di associazioni convenzionate con la società. I contatti, questa volta, ci sono stati. Quando capitò alla Juve fioccarono multe e inibizioni. Per i calciatori il rischio è di multe o squalifiche.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/rapporti-inter-criminalita-ultras-ndrangheta-2669310746.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="e-la-ndrangheta-nomino-il-capo-della-curva" data-post-id="2669310746" data-published-at="1727864250" data-use-pagination="False"> E la ’ndrangheta nominò il capo della curva È la morte dell’ex capo della Curva Nord Vincenzo «Lo Zio» Boiocchi, ammazzato a colpi di pistola in via fratelli Zanzottera a portare la ‘ndrangheta in pianta stabile nella curva dell’Inter. Non che non ci fosse già in precedenza, come evidenziato nelle indagini, ma la morte dell’ex capo curva ha di fatto riorganizzato tutta la gestione della tifoseria, accentrando poi in una sola ndrina il potere che scelse anche il nuovo capo: Marco Ferdico. Quell’omicidio di due anni fa, infatti, rimasto ancora senza colpevoli, fu il segnale secondo gli investigatori di come stava iniziando a mutare la curva nerazzurra, che sulla falsa riga di quella milanista, aveva deciso di unificare le varie sigle ultras interiste sotto un’unica sigla e un unico striscione denominato Curva Nord Milano 1969. Con poche persone al comando, infatti, si possono gestire meglio gli affari. E i professionisti in questo tipo di mestiere sono gli esponenti della ‘ndrangheta. In particolare, a seguito della morte di Boiocchi, scrivono gli inquirenti, «è stato documentato un riassetto del tifo organizzato della Curva Nord con al vertice Andrea Beretta e Marco Ferdico», quest’ultimo saltato fuori all’improvviso insieme a un altro esponente di rilievo, ovvero Antonio Bellocco. È quest’ultimo a entrare nel nuovo direttivo interista e a estromettere tutti gli altri gruppi, tra cui gli Irriducibili. Per farlo Bellocco, morto ammazzato un mese fa, non si risparmia, ma anzi si avvale della sua caratura criminale e della sua appartenenza alla criminalità organizzata calabrese. A nemmeno due settimane di distanza dalla morte di Boiocchi, infatti, nel pomeriggio del 16 novembre 2022, vengono raccolti tutti gli striscioni della curva. E Beretta, Bellocco, insieme con altri due esponenti del tifo nerazzurro vengono intercettati in un furgone. È il primo incontro tra Beretta e Bellocco (due anni dopo il primo ammazzerà il secondo). Il piano è quello di accentrare tutto il lavoro nei diversi settori legati allo stadio dai quali poter trarre ingenti profitti. Gli affari avrebbero riguardato oltre che la vendita dei biglietti, la gestione dei parcheggi e degli esercizi commerciali ambulanti. La differenza con il passato è che tutto sarebbe stato normalizzato e non lasciato al caso, a differenza di quanto avveniva in precedenza con Boiocchi. Bellocco mostra le foto di famiglia, facendo capire il suo peso nella criminalità organizzata. Quel giorno viene decisa la nomina di Marco Ferdico a nuovo capo della curva. «È più leader Marco, allo stadio è amato da tutti. È una bella presenza ed è un bel ragazzo! E a questi qua gli dava fastidio, infatti loro non lo volevano…» spiega Bellocco facendo riferimento ai vecchi capi, come Boiocchi o agli stessi Irriducibili. Intorno all’ex sigle ultras circolavano esponenti della ‘ndrangheta, come alcuni calabresi di Africo che avevano spalleggiato proprio gli Irriducibili. Anche altre cosche, come i Destefano di Reggio Calabria puntavano anche su Beretta, ma alla fine saranno i Bellocco a prevalere, per difendere in blocco la Nord e soprattutto fare affari.
Getty Images
L’obiettivo è fare il punto sulle varie partite aperte nel Belpaese, partendo da un presupposto: l’intenzione della casa automobilistica francese a livello globale di fare una decisa retromarcia (il progetto «futuREady» si concentra sull’ibrido) rispetto agli obiettivi sull’elettrificazione della produzione che cozzano plasticamente con la realtà. Per carità, nulla che non sia in ballo anche tra gli altri grandi player dell’automotive. Perché la sbornia per le EV complice la spinta del Green deal europeo è stata collettiva e adesso un po’ tutti provano a metterci una pezza. Con una consapevolezza: far rientrare il dentifricio nel tubetto e assai più complicato che farlo uscire e quindi il riposizionamento per nessuno sarà indolore.
Torniamo quindi al Piano Italia, quello che il precedente ad, Luca de Meo, aveva disegnato su misura per il Belpaese. De Meo è un ex Marchionne boys (come Antonio Filosa, l’attuale ad di Stellantis, del resto) e aveva avuto un approccio meno «incauto» e più pragmatico sull’elettrico. Anzi, da presidente di Acea (l’associazione dei costruttori) era stato tra i primi a tirare il freno rispetto all’elettrificazione senza se e senza ma. Il suo mantra, purtroppo inascoltato, partiva dalla richiesta di una maggiore flessibilità normativa e arrivava fino all’idea che in mancanza di infrastrutture adeguate, la transizione sarebbe stata un bagno di sangue. E in effetti è andata proprio così. Questo per dire che i progetti di De Meo non erano una sorta di elenco utopistico di desiderata, ma obiettivi che a metà del 2022 sembravano realistici, e che poi con il reiterarsi degli errori politici di Bruxelles sono diventati complicati da raggiungere.
Ma cosa ha in ballo Renault in Italia? Da una parte c’era un rafforzamento significativo degli acquisti sulla filiera nazionale, soprattutto lato componentistica e siderurgia con volumi stimati per alcuni miliardi di euro in un arco temporale di 5 anni. Rafforzamento che aveva ben impressionato il governo. Il problema è che i riscontri, soprattutto lato industriale, parlano di un volume di commesse che sta disattendendo le attese. Non solo. Perché tra i dossier discussi con le istituzioni rientrava anche la possibilità di rafforzare le attività tecnologiche e le competenze sui software per l’automotive. E anche questa pratica è rimasta sulla carta, anzi, a dirla tutta, non è mai decollata.
Ma forse la partita più spinosa riguarda Free To X, la società strategica per la realizzazione di nuove colonnine di Autostrade per l’Italia. Le infrastrutture che De Meo considerava centrali e che contava di realizzare grazie alla collaborazione con Aspi, controllata da HRA (Holding Reti Autostradali), il veicolo che ha come socio di maggioranza Cdp Equity (51%) e come altri azionisti Blackstone Infrastructure Partners al 24,5% e i fondi gestiti da Macquarie Asset Management con il restante 24,5%. Insomma un mix pubblico-privato.
Renault ha una partecipazione praticamente paritaria con Aspi nel capitale di Free to X e il governo si aspetta che collabori attivamente al raggiungimento degli obiettivi originari che prevedevano la realizzazione di almeno 400 nuove stazioni di ricarica in tempi rapidi.
I numeri restano gli stessi? François Provost ha intenzione di garantire l’impegno di Renault nel progetto nonostante il ridimensionamento sull’elettrico? Sono questi alcuni degli interrogativi che dovrebbero trovare risposte adeguate dopo l’incontro con il ministro Urso. Questione di giorni e se ne saprà di più. Anche perché se i riscontri lato transalpino non dovessero essere convincenti, non è escluso che si vada alla ricerca di partner diverso sul mercato.
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Ecco #DimmiLaVerità del 12 maggio 2026. Il generale Giuseppe Santomartino spiega le conseguenze nel medio e lungo periodo di quello che sta accadendo in Iran.
Alessandro Zan (Getty Images)
Il testo, ha riferito Alessandro Zan, sancirà «tutele speciali per chi è oggetto di stalking, violenza domestica, crimini d’odio». «Il giudice», ha aggiunto l’onorevole, «dovrà tenere conto delle motivazioni discriminatorie di un reato», il che rafforzerà la posizione di chi subisce abusi «dal momento della denuncia al risarcimento dei danni. I dati della vittima, come la residenza, non saranno disponibili all’imputato, salvo decisione del giudice. Verrà introdotta la possibilità di denuncia anche attraverso organizzazioni riconosciute», qualora la persona offesa abbia paura di procedere da sola; e nascerà «un numero unico europeo per le vittime. Ci sarà una formazione obbligatoria per gli operatori, dalla polizia al personale sanitario. Sostegno alla denuncia anche per migranti con status irregolare».
Vista in questa chiave, la direttiva Ue, cui Roma dovrebbe poi conformarsi, riporterebbe in vita soltanto la parte giuridicamente meno discussa del ddl Zan: l’idea originaria di estendere ad altre categorie protette le disposizioni della legge Mancino del 1993. In realtà, i motivi principali per cui quell’iniziativa normativa creò scompiglio erano più seri. Innanzitutto, l’articolo 1 del testo avrebbe introdotto la definizione legale di identità di genere, intesa come «autopercezione», a prescindere dal dato biologico. Zan, così, tentava un’operazione subdola: imporre e blindare l’ideologia Lgbt, sfruttando il potere di una maggioranza politica.
Ancora peggio era il combinato degli articoli 2 e 3, contenenti le modifiche al Codice penale che avrebbero creato fattispecie basate sull’omotransfobia, e dell’articolo 4, che avrebbe dovuto salvaguardare la libertà di espressione, ma si fondava su una formulazione vaga e insidiosa: garantendo la legittimità delle opinioni solo fintantoché non fossero state «idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti», il cavillo spalancava le porte all’arbitrio dei magistrati nel determinare un eventuale collegamento tra manifestazione delle idee e condotte delittuose altrui. Per intenderci: pubblico un libro in cui difendo la famiglia tradizionale; un invasato picchia un omosessuale dichiarando di essersi sentito ispirato da quel volume; potrei essere condannato, perché ciò che ho scritto si sarebbe rivelato «idoneo» a indurre un’altra persona a commettere un reato?
Era controverso anche l’articolo 7, che istituiva la Giornata nazionale contro omofobia, lesbofobia, bifobia e transfobia, con l’obbligo per le scuole di predisporre attività di sensibilizzazione. Il lavaggio del cervello tra i banchi.
A parte l’odore di incostituzionalità del ddl, contro quell’iniziativa si schierò apertamente la Chiesa, evocando addirittura potenziali violazioni del Concordato. Si spiega la freddezza con cui lo accolsero gli esponenti cattolici del Pd. Alla fine, il progetto sfumò in Aula, vittima della tagliola e di uno scrutinio segreto.
Ora, archiviata la delusione, il signor Pride, l’uomo la cui società era arrivata a incassare oltre un milione di euro l’anno grazie alla carnevalata sull’orgoglio gay che organizzava a Padova, torna alla carica. Riesumando il bavaglio e rilanciando la crociata per le nozze omosex, in occasione del decennale dall’approvazione delle unioni civili.
Ieri, anche Matteo Renzi, all’epoca presidente del Consiglio, sui social ha celebrato la ricorrenza, rivendicando di aver posto la fiducia sul provvedimento: «Era un azzardo politico, ma era anche un dovere morale», ha twittato. «Chi si ama non è mai un problema per la società». Oggi, però, quel traguardo - che non ha portato benissimo alla sua madrina, Monica Cirinnà, ormai sparita dai radar - viene considerato «insufficiente». Avs ha ricordato, ad esempio, che la maggioranza «non ebbe il coraggio di mettere nero su bianco che quelle stesse coppie potessero essere anche genitori». Per dirla con Zan, la battaglia del futuro dovrà essere quella «per il matrimonio egualitario». Un altro motivo per mobilitare le masse di attivisti e tenere aperto un circo redditizio.
Le unioni civili, dunque, non bastano più: «È importante andare oltre», ha proclamato l’onorevole dem. Bisogna «approvare il matrimonio egualitario e riformare il diritto di famiglia». Di più: «Serve garantire l’adozione alle persone single e alle coppie dello stesso sesso e consentire l’accesso alla procreazione medicalmente assistita. Su questo», ha insistito Zan, «esiste una proposta di legge a mia firma insieme a Elly Schlein».
Pure stavolta, ci sarebbe un ostacolo: una Costituzione che «riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio». E non proprio sul matrimonio arcobaleno. Certo, i magistrati già stanno contribuendo a smontarla: la Corte d’Appello di Bari ha appena riconosciuto che un bimbo di 4 anni, nato in Germania da una donna e un uomo, è figlio anche del marito di costui. Genitore 1, genitore 2, genitore 3.
Schlein e compagni avevano arruolato la Carta «più bella del mondo» per fermare la riforma della giustizia; adesso, la fanno ridiventare carta straccia.
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