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2022-03-12
Raid contro Dnipro e le città dell’Ovest. A Kiev si stringe la morsa dei blindati
Ansa
La guerra in Ucraina si fa più cruenta. Immagini satellitari hanno mostrato che il lungo convoglio militare russo, fermatosi nei pressi di Kiev nei giorni scorsi, è stato sciolto, mentre i suoi elementi sono stati riposizionati in svariate aree attorno alla capitale ucraina. Secondo il ministero della Difesa britannico, è probabile che questa mossa possa preludere a un attacco contro Kiev nelle prossime ore o nei prossimi giorni. Un segnale preoccupante è arrivato dalla Turchia che ha evacuato la propria ambasciata nella capitale ucraina.
Nel frattempo, gli attacchi di Mosca si sono intensificati. «Ogni 30 minuti gli aerei arrivavano sulla città di Mariupol e operavano sulle aree residenziali, uccidendo civili: anziani, donne, bambini», ha dichiarato il sindaco di Mariupol, Vadym Boychenko. I media di Mosca hanno inoltre riferito che i separatisti filorussi avrebbero conquistato la città di Volnovakha: un fattore che, secondo Al Jazeera, potrebbe facilitare la presa di controllo della stessa Mariupol da parte dei russi. Ricordiamo che il Cremlino considera questa città strategica sia perché punta a sottrarre al governo di Kiev i centri portuali sia per la sua posizione sul Mar d’Azov.
In tutto questo, tre raid aerei si sono abbattuti sulla città di Dnipro. «Ci sono stati tre attacchi aerei sulla città, in particolare su un asilo nido, un condominio e una fabbrica di scarpe a due piani, provocando un incendio. Una persona è morta», hanno dichiarato le autorità ucraine. Nel frattempo, il ministero della Difesa russo ha reso noto che le proprie truppe hanno lanciato un attacco ad alta precisione contro due aeroporti militari posti nelle città di Lutsk e Ivano-Frankivsk: le strutture sarebbero state messe fuori gioco.
Un aspetto da sottolineare è che queste città sono collocate fortemente a Ovest e -specialmente Ivano-Frankivsk - a non molti chilometri dai confini di Moldavia, Ungheria, Polonia, Romania e Slovacchia, cioè dell’Ue. Bisogna però fare attenzione soprattutto alla Moldavia, perché si sospetta che il Cremlino voglia usare un’eventuale conquista di Odessa come trampolino di lancio verso la Transnistria. Non è quindi del tutto escludibile che l’offensiva ai due aeroporti possa essere inserita in questo quadro. Intanto, Energoatom ha reso noto ieri che Mosca ha dichiarato la centrale nucleare di Zaporizhzhia come ormai sottoposta al controllo della russa Rosatom. Si conferma quindi la strategia militare del Cremlino che, oltre al controllo dei porti, mira a bloccare il rifornimento energetico al governo di Kiev. Dall’altra parte, il Guardian ha pubblicato il video di un drone che sembra descrivere una possente imboscata ucraina ai danni di una colonna di carri armati russi nei pressi di un sobborgo a Est di Kiev.
«Abbiamo già raggiunto una svolta strategica. Siamo già sulla strada per la vittoria. Abbiamo bisogno di tempo, pazienza, saggezza, energia, dobbiamo fare il nostro lavoro nel miglior modo possibile», ha detto Volodymyr Zelensky, in un videomessaggio ieri. Incontrandosi con l’omologo bielorusso Alexander Lukashenko, Vladimir Putin ha dal canto suo parlato di alcuni progressi nei colloqui con l’Ucraina. Ricordiamo che l’incontro in Turchia dell’altro ieri tra i ministri degli Esteri russo e ucraino si era concluso senza passi avanti, sebbene fosse stata ventilata l’ipotesi di un vertice tra Putin e Zelensky. Oltre ad aumentare la pressione militare, il capo del Cremlino si è detto pronto a cedere alle repubbliche separatiste del Donbass le armi occidentali cadute in mano russa nel corso del conflitto. Tutto questo, mentre su alcuni siti circola la notizia che i sistemi di difesa ucraini avrebbero per errore abbattuto due velivoli militari rumeni nei giorni scorsi: non è però al momento chiaro se tale notizia sia verificata. Frattanto il sindaco di Melitopol, Ivan Fedorov, è stato sequestrato ieri nel centro della città mentre stava distribuendo aiuti umanitari alla popolazione, pare da un commando di dieci russi.
In attesa del quarto round di colloqui tra le delegazioni, la situazione generale si fa sempre più preoccupante. I problemi russi derivano da una serie di elementi: l’assenza del fattore sorpresa, un’eccessiva sottovalutazione dell’avversario e un’avanzata territoriale troppo rapida nei primissimi giorni di invasione. Un dato, quest’ultimo, che - come detto alla Cnn dall’analista di Jane’s Thomas Bullock - ha permesso alle forze ucraine di allungarsi dietro le unità meccanizzate russe e di mettere nel mirino le colonne logistiche di Mosca, che viaggiavano su percorsi non resi adeguatamente sicuri. Gli ucraini, dal canto loro, sono in inferiorità numerica e il recente riposizionamento delle truppe russe punta probabilmente a correggere alcuni degli errori commessi. È probabile che i due contendenti si stiano muovendo per mettersi vicendevolmente sotto pressione in vista del prosieguo dei negoziati, con Putin che spera in un cedimento di Zelensky e Zelensky nel timore nutrito da Putin di impantanarsi. La guerra sul campo si accompagna a una guerra di nervi. E intanto la tensione continua a crescere.
Lo zar: «Passi avanti nei colloqui»
Mentre si intensificano le operazioni belliche sul terreno ucraino, i tentativi diplomatici non si arrestano. Ieri, il presidente francese Emmanuel Macron ha avuto una nuova conversazione telefonica con l’omologo russo, Vladimir Putin. Inoltre, appositamente interpellato sul colloquio che avrebbe dovuto aver luogo l’altro ieri tra lo stesso Putin e l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder, il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha risposto: «Non ho informazioni su Schröder. Non posso dire nulla». Parole sibilline, ma che non costituiscono una smentita. Tra l’altro, proprio due giorni fa si era tenuta un’altra telefonata tra il leader russo, Macron e l’attuale cancelliere tedesco, Olaf Scholz. Insomma, la crisi ucraina sta ricompattando quell’asse francotedesco che, almeno fino a pochi giorni fa, sembrava notevolmente indebolito. Tutto questo, mentre l’Italia e le stesse istituzioni europee sembrano progressivamente relegate a un ruolo marginale nei tentativi di mediazione.
Nel frattempo, il capo della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato ieri nuove sanzioni a Mosca, rendendo inoltre nota l’intenzione di ridurre del 66% la dipendenza europea dal gas russo entro l’anno corrente. Misure punitive sono arrivate, sempre ieri, anche dagli Stati Uniti. Il presidente americano, Joe Biden, ha dichiarato che sarà revocato alla Russia lo status commerciale di «most favored nation»: come sottolineato da The Hill, «la mossa consentirà agli Stati Uniti e ad altri Paesi di imporre tariffe più elevate sulle merci russe, il che ostacolerà ulteriormente l’economia russa». Sempre ieri, Biden ha anche sentito al telefono Zelensky, assicurandogli sostegno. Tuttavia l’inquilino della Casa Bianca è tornato ad escludere un’escalation. «Non combatteremo una guerra contro la Russia in Ucraina. Il conflitto diretto tra Nato e Russia è la terza guerra mondiale, qualcosa che dobbiamo sforzarci di evitare». Come sottolineato dai media d’Oltreatlantico, il riferimento era all’indisponibilità del governo statunitense ad aprire alla possibilità di istituire una no fly zone: scenario, questo, che rischierebbe di portare a un confronto militare diretto i caccia della Nato con quelli russi.
Un tentativo diplomatico è stato condotto ieri anche dal presidente della Finlandia, Sauli Niinistö, che ha avuto un colloquio con Putin. Niinistö ha in particolare chiesto al leader russo un cessate il fuoco immediato per consentire l’evacuazione dei civili, mettendo inoltre in luce le critiche mosse dall’opinione pubblica occidentale a Mosca. A intervenire, sempre ieri, è stato anche il presidente turco Tayyip Erdogan, secondo cui l’attuale crisi sarebbe il frutto della reazione occidentale troppo blanda all’invasione russa della Crimea avvenuta nel 2014. «Non ci saremmo trovati di fronte a un quadro del genere se l’Occidente, il mondo intero, avesse alzato la voce», ha detto Erdogan.
Il capo del Cremlino, dal canto suo, ha avuto un incontro con l’omologo bielorusso, Alexander Lukashenko, rafforzando così ulteriormente i propri legami con Minsk. Ma il presidente russo sta gestendo la crisi ucraina anche su un piano extraeuropeo. Proprio ieri il vice ministro della Difesa russo, Alexander Fomin, e il ministro della Difesa del Mali, Sadio Camara, hanno avuto una discussione sulla cooperazione militare bilaterale. Ricordiamo che, soprattutto negli ultimi mesi, Mosca e Bamako hanno intensificato i loro rapporti a discapito della Francia. Tutto questo, mentre l’influenza russa sul Sahel sta crescendo progressivamente: quel Sahel che costituisce un’area cruciale per i flussi migratori diretti verso l’Unione europea. Senza poi trascurare che la longa manus di Mosca si estende anche sulla parte orientale della Libia. Ecco, è proprio questo il punto. Nella sua ritorsione contro Bruxelles, Putin potrebbe cercare di mettere sotto pressione l’Ue da Sud, facendo leva sui flussi migratori. Un tema inquietante, rispetto a cui la leadership europea dovrebbe iniziare già a prendere delle contromisure.
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Attacchi vicini ai confini Ue. Sequestrato il sindaco di Melitopol I russi: «Controlliamo noi la centrale atomica di Zaporizhzhia».Nuova telefonata con Emmanuel Macron, Bruxelles e Washington introducono altre sanzioni. Erdogan rimprovera l’Occidente. E ora Vladimir Putin valuta di sfruttare i flussi di migranti.Lo speciale contiene due articoliLa guerra in Ucraina si fa più cruenta. Immagini satellitari hanno mostrato che il lungo convoglio militare russo, fermatosi nei pressi di Kiev nei giorni scorsi, è stato sciolto, mentre i suoi elementi sono stati riposizionati in svariate aree attorno alla capitale ucraina. Secondo il ministero della Difesa britannico, è probabile che questa mossa possa preludere a un attacco contro Kiev nelle prossime ore o nei prossimi giorni. Un segnale preoccupante è arrivato dalla Turchia che ha evacuato la propria ambasciata nella capitale ucraina. Nel frattempo, gli attacchi di Mosca si sono intensificati. «Ogni 30 minuti gli aerei arrivavano sulla città di Mariupol e operavano sulle aree residenziali, uccidendo civili: anziani, donne, bambini», ha dichiarato il sindaco di Mariupol, Vadym Boychenko. I media di Mosca hanno inoltre riferito che i separatisti filorussi avrebbero conquistato la città di Volnovakha: un fattore che, secondo Al Jazeera, potrebbe facilitare la presa di controllo della stessa Mariupol da parte dei russi. Ricordiamo che il Cremlino considera questa città strategica sia perché punta a sottrarre al governo di Kiev i centri portuali sia per la sua posizione sul Mar d’Azov. In tutto questo, tre raid aerei si sono abbattuti sulla città di Dnipro. «Ci sono stati tre attacchi aerei sulla città, in particolare su un asilo nido, un condominio e una fabbrica di scarpe a due piani, provocando un incendio. Una persona è morta», hanno dichiarato le autorità ucraine. Nel frattempo, il ministero della Difesa russo ha reso noto che le proprie truppe hanno lanciato un attacco ad alta precisione contro due aeroporti militari posti nelle città di Lutsk e Ivano-Frankivsk: le strutture sarebbero state messe fuori gioco. Un aspetto da sottolineare è che queste città sono collocate fortemente a Ovest e -specialmente Ivano-Frankivsk - a non molti chilometri dai confini di Moldavia, Ungheria, Polonia, Romania e Slovacchia, cioè dell’Ue. Bisogna però fare attenzione soprattutto alla Moldavia, perché si sospetta che il Cremlino voglia usare un’eventuale conquista di Odessa come trampolino di lancio verso la Transnistria. Non è quindi del tutto escludibile che l’offensiva ai due aeroporti possa essere inserita in questo quadro. Intanto, Energoatom ha reso noto ieri che Mosca ha dichiarato la centrale nucleare di Zaporizhzhia come ormai sottoposta al controllo della russa Rosatom. Si conferma quindi la strategia militare del Cremlino che, oltre al controllo dei porti, mira a bloccare il rifornimento energetico al governo di Kiev. Dall’altra parte, il Guardian ha pubblicato il video di un drone che sembra descrivere una possente imboscata ucraina ai danni di una colonna di carri armati russi nei pressi di un sobborgo a Est di Kiev. «Abbiamo già raggiunto una svolta strategica. Siamo già sulla strada per la vittoria. Abbiamo bisogno di tempo, pazienza, saggezza, energia, dobbiamo fare il nostro lavoro nel miglior modo possibile», ha detto Volodymyr Zelensky, in un videomessaggio ieri. Incontrandosi con l’omologo bielorusso Alexander Lukashenko, Vladimir Putin ha dal canto suo parlato di alcuni progressi nei colloqui con l’Ucraina. Ricordiamo che l’incontro in Turchia dell’altro ieri tra i ministri degli Esteri russo e ucraino si era concluso senza passi avanti, sebbene fosse stata ventilata l’ipotesi di un vertice tra Putin e Zelensky. Oltre ad aumentare la pressione militare, il capo del Cremlino si è detto pronto a cedere alle repubbliche separatiste del Donbass le armi occidentali cadute in mano russa nel corso del conflitto. Tutto questo, mentre su alcuni siti circola la notizia che i sistemi di difesa ucraini avrebbero per errore abbattuto due velivoli militari rumeni nei giorni scorsi: non è però al momento chiaro se tale notizia sia verificata. Frattanto il sindaco di Melitopol, Ivan Fedorov, è stato sequestrato ieri nel centro della città mentre stava distribuendo aiuti umanitari alla popolazione, pare da un commando di dieci russi.In attesa del quarto round di colloqui tra le delegazioni, la situazione generale si fa sempre più preoccupante. I problemi russi derivano da una serie di elementi: l’assenza del fattore sorpresa, un’eccessiva sottovalutazione dell’avversario e un’avanzata territoriale troppo rapida nei primissimi giorni di invasione. Un dato, quest’ultimo, che - come detto alla Cnn dall’analista di Jane’s Thomas Bullock - ha permesso alle forze ucraine di allungarsi dietro le unità meccanizzate russe e di mettere nel mirino le colonne logistiche di Mosca, che viaggiavano su percorsi non resi adeguatamente sicuri. Gli ucraini, dal canto loro, sono in inferiorità numerica e il recente riposizionamento delle truppe russe punta probabilmente a correggere alcuni degli errori commessi. È probabile che i due contendenti si stiano muovendo per mettersi vicendevolmente sotto pressione in vista del prosieguo dei negoziati, con Putin che spera in un cedimento di Zelensky e Zelensky nel timore nutrito da Putin di impantanarsi. La guerra sul campo si accompagna a una guerra di nervi. E intanto la tensione continua a crescere. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/raid-contro-dnipro-e-le-citta-dellovest-a-kiev-si-stringe-la-morsa-dei-blindati-2656936068.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="lo-zar-passi-avanti-nei-colloqui" data-post-id="2656936068" data-published-at="1647072265" data-use-pagination="False"> Lo zar: «Passi avanti nei colloqui» Mentre si intensificano le operazioni belliche sul terreno ucraino, i tentativi diplomatici non si arrestano. Ieri, il presidente francese Emmanuel Macron ha avuto una nuova conversazione telefonica con l’omologo russo, Vladimir Putin. Inoltre, appositamente interpellato sul colloquio che avrebbe dovuto aver luogo l’altro ieri tra lo stesso Putin e l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder, il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha risposto: «Non ho informazioni su Schröder. Non posso dire nulla». Parole sibilline, ma che non costituiscono una smentita. Tra l’altro, proprio due giorni fa si era tenuta un’altra telefonata tra il leader russo, Macron e l’attuale cancelliere tedesco, Olaf Scholz. Insomma, la crisi ucraina sta ricompattando quell’asse francotedesco che, almeno fino a pochi giorni fa, sembrava notevolmente indebolito. Tutto questo, mentre l’Italia e le stesse istituzioni europee sembrano progressivamente relegate a un ruolo marginale nei tentativi di mediazione. Nel frattempo, il capo della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato ieri nuove sanzioni a Mosca, rendendo inoltre nota l’intenzione di ridurre del 66% la dipendenza europea dal gas russo entro l’anno corrente. Misure punitive sono arrivate, sempre ieri, anche dagli Stati Uniti. Il presidente americano, Joe Biden, ha dichiarato che sarà revocato alla Russia lo status commerciale di «most favored nation»: come sottolineato da The Hill, «la mossa consentirà agli Stati Uniti e ad altri Paesi di imporre tariffe più elevate sulle merci russe, il che ostacolerà ulteriormente l’economia russa». Sempre ieri, Biden ha anche sentito al telefono Zelensky, assicurandogli sostegno. Tuttavia l’inquilino della Casa Bianca è tornato ad escludere un’escalation. «Non combatteremo una guerra contro la Russia in Ucraina. Il conflitto diretto tra Nato e Russia è la terza guerra mondiale, qualcosa che dobbiamo sforzarci di evitare». Come sottolineato dai media d’Oltreatlantico, il riferimento era all’indisponibilità del governo statunitense ad aprire alla possibilità di istituire una no fly zone: scenario, questo, che rischierebbe di portare a un confronto militare diretto i caccia della Nato con quelli russi. Un tentativo diplomatico è stato condotto ieri anche dal presidente della Finlandia, Sauli Niinistö, che ha avuto un colloquio con Putin. Niinistö ha in particolare chiesto al leader russo un cessate il fuoco immediato per consentire l’evacuazione dei civili, mettendo inoltre in luce le critiche mosse dall’opinione pubblica occidentale a Mosca. A intervenire, sempre ieri, è stato anche il presidente turco Tayyip Erdogan, secondo cui l’attuale crisi sarebbe il frutto della reazione occidentale troppo blanda all’invasione russa della Crimea avvenuta nel 2014. «Non ci saremmo trovati di fronte a un quadro del genere se l’Occidente, il mondo intero, avesse alzato la voce», ha detto Erdogan. Il capo del Cremlino, dal canto suo, ha avuto un incontro con l’omologo bielorusso, Alexander Lukashenko, rafforzando così ulteriormente i propri legami con Minsk. Ma il presidente russo sta gestendo la crisi ucraina anche su un piano extraeuropeo. Proprio ieri il vice ministro della Difesa russo, Alexander Fomin, e il ministro della Difesa del Mali, Sadio Camara, hanno avuto una discussione sulla cooperazione militare bilaterale. Ricordiamo che, soprattutto negli ultimi mesi, Mosca e Bamako hanno intensificato i loro rapporti a discapito della Francia. Tutto questo, mentre l’influenza russa sul Sahel sta crescendo progressivamente: quel Sahel che costituisce un’area cruciale per i flussi migratori diretti verso l’Unione europea. Senza poi trascurare che la longa manus di Mosca si estende anche sulla parte orientale della Libia. Ecco, è proprio questo il punto. Nella sua ritorsione contro Bruxelles, Putin potrebbe cercare di mettere sotto pressione l’Ue da Sud, facendo leva sui flussi migratori. Un tema inquietante, rispetto a cui la leadership europea dovrebbe iniziare già a prendere delle contromisure.
Siamo d’accordissimo: la festa della donna non si celebra solo l’8 marzo. Si dovrebbe aggiungere che la donna è di per sé una festa, ma noi ci adeguiamo un po’ alla moda della consuetudine: mimose e promesse di rispetto che invece deve diventare codice quotidiano! Per darvi un’idea sfiziosa e veloce che serve a portare a tavola un omaggio alla femminilità ecco questo appetizer che può essere un’ottima entrata, un compagno dell’aperitivo, un felice intermezzo.
Ingredienti – 4 uova XXL, 120 gr di tonno sott’olio peso sgocciolato, un cucchiaio di capperi sotto sale, due filetti di acciughe, 70 gr di maionese già fatta, un ciuffo di prezzemolo.
Procedimento – Mettete a lessare le uova partendo da acqua fredda, dalla presa del bollore cuocete per 8 minuti. Dissalate bene i capperi. Nel frattempo fate un trito finissimo di prezzemolo, capperi e acciughe. Sgocciolate bene il tonno. Quando le uova sono a punto, freddatele, sgusciatele e con l’aiuto di un coltello ben affilato e bagnato dividetele a metà per la lunghezza. Estraete i tuorli e raccoglieteli in una ciottola dove li sbriciolerete con le mani. In un'altra ciotola unite tonno, maionese e battuto di prezzemolo acciughe e capperi con un’esigua parte dei rossi d’uovo sbriciolati. Mescolate bene e poi riempite con questo composto le metà delle uova che sistemerete nel vassoio di portata cospargendole poi con i rossi d’uovo sbriciolati che vi daranno uno scenografico effetto mimosa.
Come far divertire i bambini – Date a loro il compito di amalgamare tutti gli ingredienti per la farcitura delle uova.
Abbinamento – Per la sua solarità abbiamo scelto dalla Sicilia un Grillo spumante metodo Martinotti. Per esaltare la territorialità scegliete spumanti da vitigni autoctoni: una Passerina, un Bellone, un Durello, un Torbato. S’intende che vanno benissimo tutti i Prosecco. Abbinate comunque spumanti di non eccessiva struttura.
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Il ministro della Difesa Guido Crosetto e il ministro degli Esteri Antonio Tajani durante le comunicazioni del governo sulla crisi in Iran (Ansa)
«Noi lavoriamo, per quanto possibile, all’obiettivo di ridurre le tensioni e verificare se vi sia ancora una possibilità di riprendere i negoziati», ha proseguito, sottolineando di essersi confrontata con Friedrich Merz, Emmanuel Macron e Keir Starmer per evitare «un’ulteriore escalation». Tutto questo, mentre Guido Crosetto ha convocato una riunione d’emergenza con i vertici militari e i rappresentanti dell’industria delle armi per «rafforzare le difese».
Nel frattempo, Donald Trump continua ad aumentare la pressione militare sull’Iran. «Oggi l’Iran sarà colpito duramente!», ha tuonato ieri su Truth. «A causa del cattivo comportamento dell’Iran, sto prendendo seriamente in considerazione la distruzione completa e la morte certa di aree e gruppi di persone che fino a questo momento non erano stati considerati come obiettivi», ha aggiunto. L’inquilino della Casa Bianca ha anche rivendicato il merito del fatto che il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, si sia scusato con i Paesi del Golfo per gli attacchi di Teheran nei loro confronti. «L’Iran, che è stato colpito a morte, si è scusato e si è arreso ai suoi vicini mediorientali, promettendo che non sparerà più contro di loro. Questa promessa è stata fatta solo a causa dell’incessante attacco di Usa e Israele», ha affermato, per poi proseguire: «L’Iran non è più il bullo del Medio Oriente».
Sempre ieri, il presidente americano ha anche reso noto che gli Usa hanno distrutto 42 navi della Marina iraniana e annientato le telecomunicazioni del regime. È d’altronde in questo quadro che Washington non solo starebbe schierando in Medio Oriente dei sistemi antidrone già testati in Ucraina ma sarebbe anche pronta a inviare nella regione una terza portaerei: la George H.W. Bush. Sempre ieri, Trump ha altresì parlato dei sei soldati statunitensi rimasti uccisi durante l’operazione contro l’Iran. «Andrò a Dover, in una situazione molto triste, per salutare le famiglie degli eroi che tornano dall’Iran e che tornano a casa in un modo diverso da come pensavano», ha detto prima di recarsi nella base di Dover, in Delaware, dove si sarebbe tenuta la cerimonia per il rientro delle salme.
Tuttavia, per quanto continui a martellare militarmente l’Iran, il presidente non sembra intenzionato ad attuare un regime change alla Bush jr. Secondo il Washington Post, un rapporto redatto dal National Intelligence Council statunitense prima dell’attacco, avrebbe sottolineato l’improbabilità di conseguire un cambio di regime, anche in presenza di un’offensiva su larga scala. Inoltre, parlando l’altro ieri con la Cnn, Trump ha aperto a due possibilità, e cioè che il prossimo governo di Teheran sia guidato da un religioso e che il futuro assetto istituzionale del Paese non sia di natura democratica. La stessa Casa Bianca ha chiarito che, quando il presidente ha parlato di «resa incondizionata» dell’Iran, si riferiva alla necessità di farlo cessare di essere una minaccia per gli Usa.
Ciò detto, secondo Nbc News, Trump avrebbe privatamente aperto all’ipotesi di inviare soldati statunitensi in territorio iraniano. Tuttavia, stando alla testata, l’idea non sarebbe quella di un’invasione su larga scala. In realtà, il presidente starebbe pensando di schierare un «piccolo contingente» da usare «per specifici scopi strategici». Non solo. Secondo Nbc News, Trump auspicherebbe anche che il prossimo governo iraniano cooperi con Washington nella produzione di petrolio, secondo il modello messo in campo a Caracas dopo la cattura di Nicolas Maduro.
L’inquilino della Casa Bianca sembra quindi propenso a una soluzione venezuelana: in altre parole, dopo aver decapitato e sdentato il regime khomeinista, punta a scegliersi come interlocutore un pezzo del vecchio sistema di potere, non prima di averlo adeguatamente addomesticato. Un simile scenario, per quanto non facile da attuare, garantirebbe a Washington di evitare costose operazioni di nation building. È anche in quest’ottica che, alcuni giorni fa, Trump ha chiesto di essere «coinvolto» nella scelta del successore di Ali Khamenei a Guida suprema dell’Iran. Il punto è che Israele sembra scettico sulla soluzione venezuelana, preferendo un regime change classico. «Siamo ottimisti sulla capacità di far crollare il regime», ha detto ieri un funzionario dello Stato ebraico. Questo pare confermare che Trump e Netanyahu non siano attualmente in sintonia sul futuro politico dell’Iran.
Nel frattempo, il ministero della Difesa britannico ha reso noto che il Regno Unito ha messo a disposizione degli Usa le sue basi per «specifiche operazioni difensive volte a impedire all’Iran di lanciare missili nella regione». Il via libera di Londra è arrivato dopo che, negli scorsi giorni, Trump si era lamentato della scarsa assistenza fornita da Starmer alla Casa Bianca nell’operazione contro Teheran.
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I manifesti appesi in solidarietà alla cosiddetta famiglia del bosco fuori dalla casa famiglia di assegnazione a Vasto (Ansa)
Sì, perché malgrado il tempo ci fosse, venerdì, per spiegare alle tre creature che cosa stava per succedere, senza metterle davanti alla scena tremenda della mamma che deve andarsene con la valigia in mano, le modalità sono state di assoluta indifferenza per i sentimenti, la psiche di tre piccini.
«L’assistente sociale Veruska D’Angelo e una coordinatrice che non avevamo mai visto sono state chiuse tutto il giorno in ufficio e quando, verso le 18.30, ho chiesto loro quando intendevano eseguire il provvedimento di allontanamento della madre, mi hanno detto “oggi, adesso”. “I bambini sono stati informati?”, è stata la mia preoccupazione. Non si erano poste il problema». Così l’avvocato Danila Solinas, uno dei legali dei coniugi Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, descrive la disumana applicazione dell’ordinanza del Tribunale dei minorenni dell’Aquila.
Catherine non vuole andarsene, rifiuta di lasciare i figli, alla fine va a fare i bagagli. Quando i bambini capiscono quello che sta succedendo, reagiscono piangendo o chiudendosi in un tremendo mutismo. Alla più grande sale la febbre, le sue urla sono lancinanti. Alle 21.20 Nathan è arrivato, fa salire la moglie in auto, si allontanano dalla struttura. «I bambini hanno scoperto casualmente e drammaticamente la realtà del distacco e hanno avuto reazioni strazianti», dichiara sdegnato lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente della difesa dei coniugi anglo-australiani.
Sottolinea: «Queste sono scene che generano danni enormi, la cosa che mi sorprende è la modalità non empatica, priva di mediazione, con la quale dei professionisti hanno deciso di espellere la madre, senza valutare minimamente la ricaduta traumatica sui bambini. Le uniche persone capaci di consolare questi piccoli sono state la nonna Pauline di 81 anni, mamma di Catherine, e la zia Rachel che si sono prodigate in modo incisivo». «Catherine adesso è a Palmoli, ancora sotto choc», precisa l’avvocato. «Venerdì aveva avuto la forza di rispondere a più di 500 test, pur sapendo dell’ordinanza notificata il giorno della perizia, e di lasciare la struttura come le è stato chiesto. Altro che riottosa, non so come mi sarei comportata io al suo posto, con un trattamento così vergognoso», esclama Solinas. «La D’Angelo ha minacciato anche di chiamare le forze dell’ordine se la signora non lasciava la struttura spontaneamente».
Ci mancava anche una simile scena, per quei poveri piccoli. L’incognita è quando sposteranno i bambini, come disposto nell’ordinanza. Pare vadano in una struttura a Scerne di Pineto e auguriamoci che non li separino. «Questa mattina (ieri per chi legge, ndr) mi hanno assicurato che i piccoli non venivano mossi da Vasto ma la preoccupazione delle assistenti sociali è di evitare giornalisti e riprese video, quindi temo che non si muoveranno di giorno», aggiunge il legale. Se la nuova casa famiglia fosse davvero nella frazione costiera più vicina a Teramo, papà Trevallion dovrà sostenere due ore di andata e due ore di ritorno sulla sua vecchia auto per andare a trovare i figli. E mamma Catherine? Nell’ordinanza «censurabile sotto tutti profili, giuridici, fattuali, ricostruttivi» sottolinea l’avvocato, non si fa cenno alle modalità previste per gli incontri della madre. La vogliono allontanare definitivamente? Solinas, assieme all’avvocato Marco Femminella, presenterà lunedì un reclamo alla Corte d’appello dell’Aquila per una sospensione del provvedimento di allontanamento della madre, perché Catherine possa tornare a stare con i propri figli nell’attesa che siano concluse tutte le perizie richieste.
Ieri, tante persone hanno risposto all’appello per una fiaccolata silenziosa fuori dalla casa accoglienza Genova Rulli di Vasto, che ospita i tre bambini dal novembre scorso. Portavano peluche e dolci in dono, regali che sono stati rifiutati dai responsabili della struttura. Numerosi cartelli riportavano parole di sdegno, di condanna per quello che risulta un accanimento nei confronti della «famiglia nel bosco». Sugli striscioni, scritte come «I bambini a casa con i loro genitori. Stop agli abusi sui minori di 6 anni. Vergogna». Carola Profeta, responsabile del dipartimento Famiglia della Lega in Abruzzo, presente anche lei alla fiaccolata, ha scritto sui social: «La casa famiglia dove stavano i bambini e la madre è di proprietà della diocesi di Chieti-Vasto, da cristiana chiedo al vescovo, monsignor Bruno Forte, di esprimersi sulla vicenda e gli chiedo se sia normale che una proprietà della Chiesa venga usata per sfasciare le famiglie».
L’allontanamento di Catherine Birmingham dai suoi figli è stato definito da Profeta «l’ennesimo crimine di Stato. Ennesimo perché è dal 2020 che denuncio la Bibbiano D’Abruzzo. Il modus operandi del Tribunale minorile dell’Aquila è assolutamente inaccettabile e indegno di un Paese civile». Secondo l’esponente della Lega, «il presidente Cecilia Angrisano, iscritta al Cismai, il Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l’abuso all’infanzia, ha messo in piedi un sistema di continua sottrazione di minori ai danni di genitori che potevano anche avere delle difficoltà, ma la famiglia va aiutata e non smembrata come è avvenuto con i Trevallion».
Profeta ha annunciato: «Domani (oggi per chi legge, ndr) andrò a Palmoli e chiederò a Nathan e Catherine di fare un appello con me al presidente Sergio Mattarella, che come capo del Consiglio superiore della magistratura, anche se non può revocare l’ordinanza, può però fare una moral suasion suggerendo ai magistrati a fare un passo indietro». La responsabile del dipartimento Famiglia si augura che il tentativo vada a buon fine anche se è la prima a dubitarne «vista la concomitanza con il referendum sulla giustizia. Che messaggio sarebbe se il presidente del Csm chiedesse a un giudice di fare un passo indietro?».
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