Il Quirinale ammette le due telefonate che hanno fatto silurare il giornalista della Rai

Ha fatto il suo ingresso a San Siro alle 20.22, indossando un paltò grigio scuro, una camicia bianca e una cravatta bluette. Quindi, sorridente, il presidente Sergio Mattarella ha salutato il pubblico in piedi per lui. Ma a tributargli il caloroso omaggio non c’era il vicedirettore di Rai Sport, Auro Burbarelli, sino a mercoledì telecronista in pectore dell’evento.
Lui è rimasto fuori. La sua colpa è quella di avere fatto una gaffe durante la presentazione, avvenuta il 30 gennaio, del palinsesto della Rai per le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina: «Ci sarà anche una sorpresa clamorosa dal nostro Capo dello Stato, Mattarella» aveva detto. Senza, però, descrivere la scenetta che Mattarella aveva già girato su un tram milanese insieme con l’ex campione della MotoGp, Valentino Rossi, in versione tramviere. Bulbarelli aveva pure aggiunto: «Una sorpresa paragonabile a quello che fece la regina Elisabetta con James Bond in apertura delle Olimpiadi di Londra 2012», durante la quale due controfigure si paracadutarono nello stadio della cerimonia da un elicottero per simulare l’entrata della regina e di Daniel Craig.
Giovanni Malagò, presidente della Fondazione Milano-Cortina (organizzatrice dei Giochi), membro del Comitato olimpico internazionale (Cio) ed ex capo del Coni, aveva provato subito a smentire, definendo la rivelazione «priva di ogni fondamento». In realtà, come abbiamo anticipato ieri e hanno visto tutti in mondovisione, la notizia era assolutamente vera.
Malagò aveva goffamente provato a rimediare dopo che dal Colle più alto, dove, evidentemente, erano molto gelosi della «sorpresa», hanno preso il telefono e hanno gettato nel panico sia i vertici del Cio che quelli della Rai. Le chiamate, almeno due, sono state realizzate da uno dei più stretti collaboratori del presidente. Telefonate che, con La Verità, dal Quirinale ammettono con una certa trasparenza: «Sì, abbiamo prima telefonato al Cio e poi alla tv di Stato per chiedere che cosa fosse successo. Ci hanno risposto che Bulbarelli aveva fatto questa conferenza stampa… e allora abbiamo chiesto una spiegazione sulle dinamiche di questa uscita. Abbiamo solo chiesto: “Ma che cosa avete fatto?”». Dal Colle negano, però, come abbiamo già scritto ieri, di avere chiesto la testa di Bulbarelli.
Anche se ammettono che iI paragone con Londra con la scena del paracadute era risultato abbastanza indigeribile poiché avrebbe alzato troppo le aspettative sull’interpretazione attoriale del Capo dello Stato, rendendo un po’ deludente l’annunciato siparietto del presidente che sul tram sorride a due bambini dopo avere raccolto un peluche. Ieri pomeriggio dalla Rai hanno negato, smentiti dal Quirinale, di avere ricevuto telefonate dal Colle e si sono limitati a farci sapere che l’avvicendamento alla telecronaca (a sostituire Bulbarelli è stato il direttore di Rai Sport, Paolo Petrecca) è stata frutto di «scelte editoriali interne» e che non si è trattato di «punizione».
«La squadra Rai è impegnata a garantire la migliore copertura possibile di un evento di livello mondiale. Bulbarelli seguirà il coordinamento di tutte le Olimpiadi, ruolo di grande responsabilità, dopo un suo passo indietro sul suo impegno per la telecronaca». Il passo indietro è stato formalizzato per iscritto dallo stesso Bulbarelli con una lettera consegnata a Petrecca (la cui telecronaca è stata molto criticata sui social). «Forse non aveva la serenità necessaria per assolvere un compito così delicato dopo l’eco mediatica propagatasi dopo la conferenza stampa», ipotizzano da viale Mazzini.
E ribadiscono che «non c’è stata nessuna pressione del Quirinale». Evidentemente una telefonata dai toni accesi non è ritenuta un’intromissione indebita nelle dinamiche interne della Rai.
Da parte sua Bulbarelli, con alcuni dei più stretti collaboratori, ha ammesso di avere chiesto lui di essere sollevato dalla telecronaca, ma ha anche specificato di avere preso tale decisione dopo avere ricevuto segnali inequivocabili da parte dei superiori: «Domenica l’eco mediatica sulle mie dichiarazioni era finita e io mi aspettavo una rassicurazione che non è arrivata. A quel punto ho preferito fare un passo di lato per non mettere in difficoltà nessuno», ha detto Bulbarelli a chi ha raccolto i suoi sfoghi in queste ore.
«Rimane la delusione personale, quella rimarrà per sempre», avrebbe confidato. «Per aver detto una verità sono stato messo alla gogna e isolato. Mi è stato detto che stavo creando un danno all’azienda. E che Mattarella per colpa mia avrebbe fatto saltare lo sketch».
Il giornalista ha domandato, retoricamente, ad alcuni colleghi se non siano state più dannose le decisioni successive. Ha pure stigmatizzato «l’atteggiamento supino di Coni, Rai e Fondazione di fronte alla chiamata del Colle». E, al culmine dell’amarezza si è chiesto: «Chi ha scatenato tutto è stato Giovanni Grasso (il portavoce di Mattarella, ndr) attaccandosi ai telefoni, non è stato ridicolo? Malagò che viene indotto a dichiarare il falso alle agenzie sulla mia innocente affermazione non è un fatto grottesco?».
Bulbarelli non si dà pace per quanto è successo, o perlomeno questo è ciò che ci riferisce chi gli ha parlato: «In 24 ore si sarebbe chiuso tutto e, invece, hanno creato una valanga. Ma perché montare tutto questo caos sul nulla? Decine e decine di persone erano già al corrente della scenetta di Mattarella sul tram, girata in un deposito Atm qui a Milano. Perché negare? Tanto poi tutto sarebbe uscito. Perché? Era una cosa bella e tale doveva restare. Invece si è trasformata in una follia, con una sola testa che è rimasta sull’asfalto».
Eppure un giornalista che viene privato della telecronaca più importante della sua carriera a causa di una telefonata del Quirinale non ha creato alcun turbamento nel sindacato di categoria sempre così reattivo quando al centro delle polemiche finiscono i rapporti del governo Meloni con i cronisti. Nessuno, ieri, nonostante Mattarella sia rimasto per ore a contatto con i cronisti, ha osato porre una domanda al presidente sul caso.
La consegna del silenzio è durata per l’intera giornata. Poi, all’unisono, i principali siti d’informazione, a pochi minuti dall’inizio della cerimonia, hanno annunciato con enfasi, come se fosse inedita, la notizia dello sketch sul tram, pubblicata dalla Verità e ripresa da Dagospia ore prima. C’è chi ha scritto, in deliquio: «Con lo stile sobrio che ha contraddistinto i primi dieci anni al Quirinale, ma senza rinunciare a un guizzo pop Mattarella prende per mano ogni cittadino e lo guida dentro la festa». Tutti, meno uno, Bulbarelli, rimasto nel centro di produzione Rai di corso Sempione a seguire le Olimpiadi dei (suoi) rimpianti.






