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L’ordinaria follia che non ci permette di cacciare via il picchiatore tunisino

L’ordinaria follia che non ci permette di cacciare via il picchiatore tunisino
iStock
Un clandestino aggredisce donne a caso a Roma, ma la polizia è impotente. Cos’altro serve per capire che il sistema è sbagliato?

Quella che vi sto per raccontare è una storia di ordinaria follia, ma anche una vicenda di assoluta incapacità dello Stato di reagire di fronte alla criminalità e al degrado. La faccenda ha per teatro San Lorenzo, storico quartiere popolare di Roma. Lunedì pomeriggio una mamma, mentre stava accompagnando il figlio di 10 anni dall’oculista, è stata colpita con un pugno al volto da un uomo. Era in bicicletta, non conosceva il suo aggressore e con lui non solo non ha avuto alcun diverbio, ma non ha scambiato neppure una parola. Eppure, quando lo ha incrociato, quello l’ha colpita a tradimento, facendola cadere e rompendole il setto nasale. Ricoverata al pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni, è stata dimessa dopo sette ore con una prognosi di 30 giorni, oltre che per la frattura al naso anche per quella a uno zigomo e all’orbita dell’occhio destro.

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Petrolio, rinnovabili, missili e droni: la guerra è un grande regalo alla Cina
Xi Jinping (Ansa)
Il conflitto era iniziato anche per ostacolare le forniture di Xi Jinping, ma le petroliere verso Pechino sono tra le poche a transitare. I gruppi green (Catl, Byd) guadagnano e le terre rare asiatiche per la difesa diventano essenziali.

I reali motivi che hanno spinto Netanyahu e Trump ad attaccare l’Iran probabilmente non li conosceremo mai, meno mistero c’è invece intorno agli obiettivi geopolitci dell’Operation Epic Fury, l’operazione Furia Epica scatenata da Stati Uniti e Israele il 28 febbraio scorso.

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Antonio Gramsci aveva capito tutto: per cambiare il mondo bisogna occupare i posti di potere. Ma ora che l'occupazione è avvenuta, nelle scuole e università, nella magistratura e nei media, secondo Boni Castellane, della rivoluzione non è rimasta traccia. È rimasto solo il dominio.

Schlein apre alle primarie, con l’incubo Conte
Giuseppe Conte e Elly Schlein (Ansa)
La leader dem salva la testa, ma ora deve guardarsi pure da Landini, che convoca la piazza il 28 marzo.

Quando la vittoria del No diventa certa e assume proporzioni imprevedibili alla vigilia, a Napoli, nella sede dell’Associazione nazionale magistrati, si inizia a cantare Bella ciao. Nei comitati per il Sì si gorgheggia invece Lacreme napulitane: in provincia di Napoli il No è andato ogni previsione. È finita 71,5% per il No contro il 28,5% per il Sì. Una scoppola clamorosa, che non potrà non portare a delle doverose riflessioni nel centrodestra nazionale sulla classe dirigente partenopea e campana in generale, già protagonista della rovinosa sconfitta alle regionali, soprattutto in vista delle prossime politiche.

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Per rialzarsi dopo la prima batosta al centrodestra resta la Manovra
Giorgia Meloni (Getty Images)
La sberla fa male alla coalizione, che ora dovrà accantonare i sogni di premierato. Muovendosi con tatto anche sulla legge elettorale. Se però non vuol perdere nel 2027, adesso serve una risposta economica audace.

Lo schiaffo fa male, la gastrite provoca fitte e c’è voglia di chiudersi nella stanza buia. Nessuna parte del corpo del centrodestra è immune dal dolore che percorre il sistema nervoso dalla testa ai piedi. Quella del No al referendum è la prima vera sberla dal settembre 2022 e non basta consolarsi con «ha vinto l’Italia manettara» (vero) o con «il partito dei magistrati esiste, si chiama Anm, e ha qualche milione di elettori» (verissimo).

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