- Se vincerà la Francia dovremo sorbirci l’esultanza di Emmanuel Macron e il coro di elogi dei giornaloni nostrani.
- Luka Modric non è stato un migrante. Nikola Kalinic da psichiatra. Il talento scappò dalla guerra a 6 anni, poi però è tornato a casa sua. Ma per Repubblica è un simbolo. Che pena il milanista…
- Eden Hazard. Imprendibile, geniale, costante. Il capitano del Belgio ha disputato un mondiale strepitoso, chiuso con 3 gol e il bronzo. Maurizio Sarri l’aspetta a Londra, a meno che il Real…
Lo speciale contiene tre articoli.
Mosca, ore 17, Luzhniki Stadium. Aggiungete 90 minuti, più cinque di recupero, più eventuali supplementari e rigori: al massimo verso le 19.30 italiane, forse molto prima, sapremo il nome della nazionale campione del mondo di calcio. Come si dice in questi casi, vinca il migliore: ma se per caso risulterà migliore la Croazia, saremo tutti più tranquilli.
Qui non si vuole certo istigare al tifo contro la Francia, che peraltro (prima gufata) parte favoritissima: squadra obiettivamente molto forte, un Mbappé sontuoso, e soprattutto un cammino meno faticoso di quello dei croati, che escono da una serie di spossanti match conclusi solo ai supplementari. Insomma, Francia lanciatissima verso il titolo (seconda gufata). Starei per dire che, a meno di una clamorosa sorpresa, legata al talento di Modric e alla tenacia di Mandzukic, la Francia ha già le mani sulla coppa del mondo (terza gufata).
Compiuti i doverosi riti scaramantici e apotropaici, ragioniamo freddamente sulle ragioni per cui una vittoria francese sarebbe una notevole scocciatura.
Primo: già stasera, in diretta, l’esultanza di Macron in tribuna, non sappiamo se accompagnato dall’immancabile Brigitte, sarebbe uno spettacolo per stomaci forti. Diciamocelo francamente: conoscendo abitudini e attitudini dell’inquilino dell’Eliseo, in pochi minuti sarebbe capace di sollevare lui la coppa, togliendola dalle mani del capitano della squadra, il portiere Lloris. Non senza aver prima sorriso a 32 denti in tribuna autorità, e fatto gesti da ganassa (ganassa chic, si capisce) in favore di telecamera.
Secondo: partirebbe dal mattino successivo, sui giornaloni italiani, il coretto a cappella degli editorialisti per cantare la canzoncina multiculturale e multietnica, accompagnata da inevitabili commenti (già scritti: sono sul tavolo di una decina di direttori, che aspettano solo di sapere se cestinarli o pubblicarli, in base al risultato della partita di stasera) tra la Croazia «nazionalista e sovranista» e la Francia «multi-qua e multi-là». In tutta questa melassa preconfezionata, non aspettatevi però una sola osservazione, un solo «piccolo dettaglio»: in questo trionfo di accoglienza, in questo meraviglioso mix di colori e storie, provate a fare un confronto tra la formazione della nazionale di calcio francese e la squadra di governo.
Nel governo Macron–Philippe trovate una sola ministra di colore, non a caso al marginale dicastero dello Sport: la bravissima ex schermitrice, già medaglia d’oro olimpica, Laura Flessel. Appena una su 18 ministri, e per giunta allo sport. Se invece prendete la nazionale di calcio, nella semifinale con il Belgio, sui tredici giocatori schierati dal ct Deschamps (gli undici di partenza, più i due subentrati in gara), ben otto sono di colore. Otto su 13. Nessuna conclusione, nessun commento: solo un’evidenza numerica – diciamo così – sul diverso ritmo con cui procede l’integrazione multietnica, velocissima nello sport e lentissima (quasi impercettibile) quando si tratta del potere vero.
Terzo: tornerebbero in auge, qui da noi, i «macronisti italici». Una specie animale particolarissima, a pelo corto e a pelo lungo, in espansione rapidissima al momento della vittoria elettorale di Macron (in un tripudio di Inni alla gioia e bandiere europee), e poi improvvisamente sparita al limite dell’estinzione negli ultimi tempi, quando è risultato chiaro a tutti che il soave Macron, sull’immigrazione, fa il fenomeno se si tratta dell’Italia, ma a casa sua schiera esercito e polizia. Meglio scomparire per un po’: troppo impopolare la posizione… Ora però questi macronisti nostrani potrebbero riemergere, in pericolosa coincidenza con la data fatidica per la Francia del 14 luglio.
Quarto (e ultimo, e più serio argomento): sarà bene metterselo in testa. La Francia, e in questo fa benissimo dal suo punto di vista, persegue in modo determinato e spregiudicato il proprio interesse nazionale. Ammanta tutto di retorica europeista, ma in mente ha solo i colori della propria bandiera. Vale su tutto: quando vuole fare raid economici e shopping in Italia (ma è prontissima a bloccare analoghe missioni italiane in territorio francese); quando difende gli interessi dei suoi campioni nazionali (energetici, infrastrutturali, eccetera) e delle sue banche; quando continua a coltivare disegni di influenza in Africa e nel Mediterraneo (in genere a spese dell’Italia); quando addita buchi e problemi nei conti pubblici altrui per meglio nascondere il fatto che il suo rapporto deficit/Pil veleggia pericolosamente verso il 5 per cento. È ora di accorgercene, e di non far finta di credere alla favola per cui Parigi si fa carico dei problemi degli altri e del futuro della costruzione europea.
Per tutte queste ragioni, sorridendo senza cattiveria e senza malizia verso i «cugini» francesi, vale la pena di affidarsi con speranza a Modric e Mandzukic, e pure a Perisic e Brozovic, e augurarci che siano tutti in serata di grazia. Dalla loro buona vena, deriverà un pezzettino di tranquillità anche per noi. Appuntamento alle 17: gufata vivamente consigliata.
Daniele Capezzone
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