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2023-07-22
Zelensky fa saltare un altro ministro. Putin: «Colpiremo chi attacca Minsk»
Volodymyr Zelensky (Ansa)
In guerra il ministro della Cultura non si può più occupare di cultura. In estrema sintesi è questo il pensiero del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Ufficialmente il ministro della Cultura ucraino, Oleksandre Tkatchenko, si è dimesso in seguito a delle «incomprensioni» sui fondi pubblici da destinare a progetti culturali. «In guerra», ha scritto il ministro, «i fondi per la cultura non sono meno importanti di quelli per i droni perché la cultura è lo scudo della nostra identità e delle nostre frontiere». Il progetto che avrebbe aizzato la polemica, su tutti, era quello della costruzione di un museo da 12 milioni di euro sul genocidio dell’Holodomor, dal nome della carestia con cui la Russia è accusata di aver affamato l’Ucraina nel 1922 e nel 1923. Zelensky aveva chiesto la destituzione del ministro affermando che «in periodo di guerra il bilancio dello Stato non può essere usato a detrimento della difesa». Così è stato. Ed è il momento delle epurazioni per Kiev, perché Zelensky nelle stesse ore ha firmato il decreto con la revoca dell’ambasciatore ucraino nel Regno Unito, Vadym Prystaiko, che lo aveva criticato.
Nel frattempo, arriva la conferma da Washington: dopo giorni di annunci, Kiev ha iniziato ad usare le controverse bombe a grappolo fornite proprio dagli Stati Uniti. E arriva un nuovo annuncio: l’Ucraina riceverà gli aerei da combattimento F-16 entro la fine dell’anno. Lo ha dichiarato John Kirby, portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale degli Stati Uniti che però non crede «che gli F-16 da soli possano cambiare la situazione sul campo di battaglia».
Anche i russi si fanno inviare i rifornimenti, almeno secondo il consigliere del presidente francese Emmanuel Bonne, Mosca le riceverebbe da Pechino: «Ci sono indicazioni che stanno facendo cose che preferiremmo che non facessero», ha detto Bonne, precisando che Pechino sta consegnando «equipaggiamento militare e, per quanto ne sappiamo, enormi capacità militari alla Russia». Tra i suoi alleati più fedeli, il presidente russo Vladimir Putin ha senz’altro il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko, ed è per questo che il leader del Cremlino ha voluto chiarire che «scatenare un’aggressione contro la Bielorussia significherà aggredire la Russia». Se dovesse esserci un attacco contro Minsk, «Mosca risponderà con tutti i mezzi disponibili», ha aggiunto Putin, sottolineando che la Bielorussia è minacciata anche dalla Polonia, che «vorrebbe ottenere parte del territorio bielorusso». Il grano continua ad essere al centro di attacchi militari, ma anche verbali. Kiev ha detto che «Nella notte i russi hanno sparato missili Kalibr da una portaerei nel Mar Nero, hanno colpito i terminal di grano di un’azienda agricola della regione di Odessa, distruggendo 120 tonnellate di cereali: è il quarto attacco alla regione di Odessa da parte di Mosca in una settimana».
Ma anche la marina russa continua a muoversi. Il ministero della Difesa ha annunciato di aver condotto un’esercitazione militare nell’area nord occidentale del Mar Nero. Le navi della flotta russa hanno sparato missili da crociera anti-nave «su un’imbarcazione bersaglio nella zona dell’esercitazione militare», in quell’area da giovedì scorso Mosca considera qualunque natante alla stregua di «potenziali navi militari». Incluse, quindi, le navi che trasportano grano ucraino.
Putin continua a ribadire che se verranno accordate le richieste di Mosca il patto sul grano potrà riprendere il suo corso, ma allo stesso tempo, il viceministro degli Esteri russo, Sergey Vershinin, ha precisato che al momento non sono in corso colloqui su alternative all’accordo sul grano del Mar Nero. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, grazie al quale fu chiuso il primo accordo e quelli successivi, ha spiegato durante una conferenza stampa che «La Turchia non esiterà a prendere l’iniziativa necessaria per prevenire gli effetti dannosi del ritiro della Russia dall’accordo sul grano del Mar Nero». Erdogan ha poi espresso nuovamente la convinzione che discutere la «questione in dettaglio» con Putin «garantirà la continuazione di questo movimento umanitario». L’accusa che si fa a Putin infatti è quella di lasciare i paesi più poveri senza cibo, ma per questo lo zar ha pensato ad un modo per aggirare queste rimostranze. La Russia infatti starebbe lavorando a nuove rotte per le forniture di grano, tagliando fuori l’Ucraina. Ai Paesi africani «saranno date garanzie» sulla loro richiesta di prodotti agricoli al vertice Russia-Africa che si terrà a San Pietroburgo alla fine di luglio. Sottolineando che le promesse russe di sostituire il grano ucraino con consegne gratuite di cereali ai Paesi africani «saranno mantenute».
Secondo il Financial Times, Putin ha proposto al Qatar di pagare Mosca per spedire il suo grano in Turchia, che lo distribuirebbe ai «Paesi bisognosi». Ma secondo queste fonti Mosca non avrebbe ancora formalizzato la proposta. Intanto, lo zar deve fare i conti anche con un mandato di cattura emesso dal Sudafrica, in ottemperanza al mandato della Corte penale internazionale, nel caso in cui il leader russo mettesse piede nel Paese africano.
Armi per Kiev rubate dai trafficanti
Era prevedibile, probabilmente inevitabile, tanto che alla fine è successo. L’anno scorso sono state rubate alcune armi e attrezzature destinate all’Ucraina fornite dall’Occidente. A rivelarlo è un rapporto dell’ispettore generale del Dipartimento della Difesa ottenuto dalla Cnn. Criminali, combattenti, mercenari, ma soprattutto trafficanti di armi che hanno visto in questo flusso costante di armi dovuto alla guerra in Ucraina un’occasione imperdibile. I piani per rubare le armi, quelli scoperti perlomeno, sono stati sventati dai servizi ucraini. L’ufficio che ha redatto il rapporto, l’Office of Defence Cooperation-Kyiv, ha esaminato il periodo febbraio- settembre 2022, i primi sei mesi di guerra, e ha evidenziato di non essere stato in grado di condurre il monitoraggio dell’uso finale delle attrezzature militari che gli Stati Uniti hanno fornito all’Ucraina nel 2022. Il problema risiede nell’incapacità del personale del Dipartimento della Difesa di visitare le aree in cui le attrezzature fornite all’Ucraina venivano utilizzate o immagazzinate e questo ha ostacolato in modo significativo la capacità di Odc-Kyiv di eseguire i controlli richiesti dalla legge ai sensi della legge sul controllo delle esportazioni di armi. Parte di quello che è successo è venuta fuori: alla fine di giugno 2022, un gruppo criminale controllato da un funzionario russo rimasto anonimo si è unito ad un battaglione di volontari usando documenti falsi per rubare le armi, tra cui un lanciagranate e una mitragliatrice, e più di 1.000 colpi di munizioni. Sempre nello stesso mese i servizi di intelligence ucraini sono riusciti a sventare un traffico di armi rubate dalle linee del fronte nel Sud dell’ucraina. Altri invece si spacciavano per operatori umanitari che rubavano giubbotti antiproiettile per un valore di 17.000 dollari. Più avanti, ad agosto, un altro gruppo di membri di un battaglione di volontari ha rubato 60 fucili e quasi 1.000 colpi di munizioni e li ha stoccati in un magazzino «presumibilmente per la vendita sul mercato nero». Nel rapporto non si specifica se le armi siano americane oppure no. È altamente probabile, visto che sono i più grandi fornitori per l’Ucraina, in ogni caso questo è bastato per sollevare le polemiche dei repubblicani, che hanno criticato l’amministrazione Biden per quella che considerano una mancanza di responsabilità sui miliardi di dollari di aiuti destinati all’Ucraina. Il presidente della Camera, Kevin McCarthy, ha dichiarato all’inizio di quest’anno di sostenere l’Ucraina ma non con «un assegno in bianco». Pensiero condiviso dal governatore della Florida, Ron DeSantis. Il report è vecchio, ma il problema insiste. Tanto che già lo scorso 24 giugno La Verità scriveva di come Israele fosse preoccupata circa le armi occidentali. Il presidente Benjamin Netanyahu, in un’intervista rilasciata al Jerusalem Post, si è detto profondamente turbato per la «presenza di armi occidentali anticarro presenti ai nostri confini». Il primo ministro israeliano ha proseguito: «Temiamo anche che qualsiasi sistema dato all’Ucraina possa essere usato contro di noi perché potrebbe cadere nelle mani dell’Iran, quindi dobbiamo stare molto attenti». Sulla questione era intervenuto anche Dmitrij Peskov. Il portavoce del presidente russo Vladimir Putin, aveva commentato all’agenzia di stampa Tass le parole di Netanyahu: «Abbiamo già parlato di tale minaccia e del fatto che le armi occidentali fornite all’Ucraina vengono già vendute da vari gruppi criminali in Europa. Questo è inevitabile». E, oltre al traffico di armi, la guerra ha dato la spinta anche a quello di droga: oltre ad aver stravolto le rotte tradizionali, ha aumentato anche la produzione in Ucraina di droghe sintetiche, prima concentrata solo tra Kharkiv e il Donbass, e ora estesa anche tra Kiev e Leopoli in laboratori illegali. Nel Paese invaso, così come in Russia, cresce infatti la domanda di stupefacenti, anche tra i soldati.
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Il titolare della Cultura epurato per aver chiesto fondi per un museo. Mosca avverte la Polonia: «Se aggredisce la Bielorussia rispondiamo». Sudafrica, mandato di cattura per lo Zar. Gli Usa: «Bombe a grappolo sganciate». La Difesa americana rivela: nel 2022, parte delle munizioni occidentali in Ucraina finì in mano a criminali. Dilagano pure i narcos, tra droghe al fronte e nuovi laboratori.Lo speciale contiene due articoli.In guerra il ministro della Cultura non si può più occupare di cultura. In estrema sintesi è questo il pensiero del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Ufficialmente il ministro della Cultura ucraino, Oleksandre Tkatchenko, si è dimesso in seguito a delle «incomprensioni» sui fondi pubblici da destinare a progetti culturali. «In guerra», ha scritto il ministro, «i fondi per la cultura non sono meno importanti di quelli per i droni perché la cultura è lo scudo della nostra identità e delle nostre frontiere». Il progetto che avrebbe aizzato la polemica, su tutti, era quello della costruzione di un museo da 12 milioni di euro sul genocidio dell’Holodomor, dal nome della carestia con cui la Russia è accusata di aver affamato l’Ucraina nel 1922 e nel 1923. Zelensky aveva chiesto la destituzione del ministro affermando che «in periodo di guerra il bilancio dello Stato non può essere usato a detrimento della difesa». Così è stato. Ed è il momento delle epurazioni per Kiev, perché Zelensky nelle stesse ore ha firmato il decreto con la revoca dell’ambasciatore ucraino nel Regno Unito, Vadym Prystaiko, che lo aveva criticato. Nel frattempo, arriva la conferma da Washington: dopo giorni di annunci, Kiev ha iniziato ad usare le controverse bombe a grappolo fornite proprio dagli Stati Uniti. E arriva un nuovo annuncio: l’Ucraina riceverà gli aerei da combattimento F-16 entro la fine dell’anno. Lo ha dichiarato John Kirby, portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale degli Stati Uniti che però non crede «che gli F-16 da soli possano cambiare la situazione sul campo di battaglia». Anche i russi si fanno inviare i rifornimenti, almeno secondo il consigliere del presidente francese Emmanuel Bonne, Mosca le riceverebbe da Pechino: «Ci sono indicazioni che stanno facendo cose che preferiremmo che non facessero», ha detto Bonne, precisando che Pechino sta consegnando «equipaggiamento militare e, per quanto ne sappiamo, enormi capacità militari alla Russia». Tra i suoi alleati più fedeli, il presidente russo Vladimir Putin ha senz’altro il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko, ed è per questo che il leader del Cremlino ha voluto chiarire che «scatenare un’aggressione contro la Bielorussia significherà aggredire la Russia». Se dovesse esserci un attacco contro Minsk, «Mosca risponderà con tutti i mezzi disponibili», ha aggiunto Putin, sottolineando che la Bielorussia è minacciata anche dalla Polonia, che «vorrebbe ottenere parte del territorio bielorusso». Il grano continua ad essere al centro di attacchi militari, ma anche verbali. Kiev ha detto che «Nella notte i russi hanno sparato missili Kalibr da una portaerei nel Mar Nero, hanno colpito i terminal di grano di un’azienda agricola della regione di Odessa, distruggendo 120 tonnellate di cereali: è il quarto attacco alla regione di Odessa da parte di Mosca in una settimana». Ma anche la marina russa continua a muoversi. Il ministero della Difesa ha annunciato di aver condotto un’esercitazione militare nell’area nord occidentale del Mar Nero. Le navi della flotta russa hanno sparato missili da crociera anti-nave «su un’imbarcazione bersaglio nella zona dell’esercitazione militare», in quell’area da giovedì scorso Mosca considera qualunque natante alla stregua di «potenziali navi militari». Incluse, quindi, le navi che trasportano grano ucraino.Putin continua a ribadire che se verranno accordate le richieste di Mosca il patto sul grano potrà riprendere il suo corso, ma allo stesso tempo, il viceministro degli Esteri russo, Sergey Vershinin, ha precisato che al momento non sono in corso colloqui su alternative all’accordo sul grano del Mar Nero. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, grazie al quale fu chiuso il primo accordo e quelli successivi, ha spiegato durante una conferenza stampa che «La Turchia non esiterà a prendere l’iniziativa necessaria per prevenire gli effetti dannosi del ritiro della Russia dall’accordo sul grano del Mar Nero». Erdogan ha poi espresso nuovamente la convinzione che discutere la «questione in dettaglio» con Putin «garantirà la continuazione di questo movimento umanitario». L’accusa che si fa a Putin infatti è quella di lasciare i paesi più poveri senza cibo, ma per questo lo zar ha pensato ad un modo per aggirare queste rimostranze. La Russia infatti starebbe lavorando a nuove rotte per le forniture di grano, tagliando fuori l’Ucraina. Ai Paesi africani «saranno date garanzie» sulla loro richiesta di prodotti agricoli al vertice Russia-Africa che si terrà a San Pietroburgo alla fine di luglio. Sottolineando che le promesse russe di sostituire il grano ucraino con consegne gratuite di cereali ai Paesi africani «saranno mantenute».Secondo il Financial Times, Putin ha proposto al Qatar di pagare Mosca per spedire il suo grano in Turchia, che lo distribuirebbe ai «Paesi bisognosi». Ma secondo queste fonti Mosca non avrebbe ancora formalizzato la proposta. Intanto, lo zar deve fare i conti anche con un mandato di cattura emesso dal Sudafrica, in ottemperanza al mandato della Corte penale internazionale, nel caso in cui il leader russo mettesse piede nel Paese africano.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/putin-colpiremo-chi-attacca-minsk-2662323654.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="armi-per-kiev-rubate-dai-trafficanti" data-post-id="2662323654" data-published-at="1689969966" data-use-pagination="False"> Armi per Kiev rubate dai trafficanti Era prevedibile, probabilmente inevitabile, tanto che alla fine è successo. L’anno scorso sono state rubate alcune armi e attrezzature destinate all’Ucraina fornite dall’Occidente. A rivelarlo è un rapporto dell’ispettore generale del Dipartimento della Difesa ottenuto dalla Cnn. Criminali, combattenti, mercenari, ma soprattutto trafficanti di armi che hanno visto in questo flusso costante di armi dovuto alla guerra in Ucraina un’occasione imperdibile. I piani per rubare le armi, quelli scoperti perlomeno, sono stati sventati dai servizi ucraini. L’ufficio che ha redatto il rapporto, l’Office of Defence Cooperation-Kyiv, ha esaminato il periodo febbraio- settembre 2022, i primi sei mesi di guerra, e ha evidenziato di non essere stato in grado di condurre il monitoraggio dell’uso finale delle attrezzature militari che gli Stati Uniti hanno fornito all’Ucraina nel 2022. Il problema risiede nell’incapacità del personale del Dipartimento della Difesa di visitare le aree in cui le attrezzature fornite all’Ucraina venivano utilizzate o immagazzinate e questo ha ostacolato in modo significativo la capacità di Odc-Kyiv di eseguire i controlli richiesti dalla legge ai sensi della legge sul controllo delle esportazioni di armi. Parte di quello che è successo è venuta fuori: alla fine di giugno 2022, un gruppo criminale controllato da un funzionario russo rimasto anonimo si è unito ad un battaglione di volontari usando documenti falsi per rubare le armi, tra cui un lanciagranate e una mitragliatrice, e più di 1.000 colpi di munizioni. Sempre nello stesso mese i servizi di intelligence ucraini sono riusciti a sventare un traffico di armi rubate dalle linee del fronte nel Sud dell’ucraina. Altri invece si spacciavano per operatori umanitari che rubavano giubbotti antiproiettile per un valore di 17.000 dollari. Più avanti, ad agosto, un altro gruppo di membri di un battaglione di volontari ha rubato 60 fucili e quasi 1.000 colpi di munizioni e li ha stoccati in un magazzino «presumibilmente per la vendita sul mercato nero». Nel rapporto non si specifica se le armi siano americane oppure no. È altamente probabile, visto che sono i più grandi fornitori per l’Ucraina, in ogni caso questo è bastato per sollevare le polemiche dei repubblicani, che hanno criticato l’amministrazione Biden per quella che considerano una mancanza di responsabilità sui miliardi di dollari di aiuti destinati all’Ucraina. Il presidente della Camera, Kevin McCarthy, ha dichiarato all’inizio di quest’anno di sostenere l’Ucraina ma non con «un assegno in bianco». Pensiero condiviso dal governatore della Florida, Ron DeSantis. Il report è vecchio, ma il problema insiste. Tanto che già lo scorso 24 giugno La Verità scriveva di come Israele fosse preoccupata circa le armi occidentali. Il presidente Benjamin Netanyahu, in un’intervista rilasciata al Jerusalem Post, si è detto profondamente turbato per la «presenza di armi occidentali anticarro presenti ai nostri confini». Il primo ministro israeliano ha proseguito: «Temiamo anche che qualsiasi sistema dato all’Ucraina possa essere usato contro di noi perché potrebbe cadere nelle mani dell’Iran, quindi dobbiamo stare molto attenti». Sulla questione era intervenuto anche Dmitrij Peskov. Il portavoce del presidente russo Vladimir Putin, aveva commentato all’agenzia di stampa Tass le parole di Netanyahu: «Abbiamo già parlato di tale minaccia e del fatto che le armi occidentali fornite all’Ucraina vengono già vendute da vari gruppi criminali in Europa. Questo è inevitabile». E, oltre al traffico di armi, la guerra ha dato la spinta anche a quello di droga: oltre ad aver stravolto le rotte tradizionali, ha aumentato anche la produzione in Ucraina di droghe sintetiche, prima concentrata solo tra Kharkiv e il Donbass, e ora estesa anche tra Kiev e Leopoli in laboratori illegali. Nel Paese invaso, così come in Russia, cresce infatti la domanda di stupefacenti, anche tra i soldati.
Ford Puma Gen-E
Il modello è equipaggiato con una serie avanzata di Adas (Advanced driver assistance systems) abbastanza affidabile: pre-collision assist per intervenire in situazioni critiche; lane keeping system per mantenere la traiettoria; cruise control adattivo con riconoscimento dei segnali stradali; camera a 360°. Il motore promette, secondo la Casa, 523 km di autonomia nel ciclo urbano e 376 km in quello combinato. Dalle prove fatte, se nel ciclo urbano più o meno ci siamo, per quello misto il valore è leggermente inferiore al dichiarato. Onesta la velocità di ricarica: il produttore dichiara dal 10 all’80% in soli 23 minuti, a patto che si utilizzi una stazione di ricarica da 100 kW.
I PRO
Innanzitutto, la linea: la Puma è un’auto che piace agli italiani: lo scorso anno ha venduto, in tutte le sue motorizzazioni, oltre 25.000 esemplari. Non ci sono parti in plastica non verniciata all’esterno e questo, se da un lato rende più filante la linea, dall’altro espone le zone più critiche, come passaruota e fascioni anteriori e posteriori, a rischio di grattata. L’abitacolo è fatto bene: comodi ed esteticamente belli i sedili, gradevole il rivestimento in finta pelle di parte del cruscotto. Molto luminose le luci a led per illuminare l’abitacolo. Sorprende la capacità di carico: tra bagagliaio, profondissimo box immediatamente sotto (basta alzare il pianale per accedervi) e box ricavato nella parte anteriore, si raggiungono oltre 550 litri di spazio. Abbattendo i sedili posteriori (nella configurazione 60-40) si possono superare i 1.300 litri. Comodo e completo il grande quadro strumenti digitale da 12,8 pollici dietro al volante: tutte le informazioni sono al posto giusto e facilmente adocchiabili. Buona l’abitabilità: gli ingegneri Ford hanno saputo realizzare un piccolo capolavoro sfruttando ogni centimetro di spazio per rendere gradevole il soggiorno a bordo. Fanno egregiamente il loro lavoro i fari a led. Comodo il tunnel centrale a due piani, con tanti spazi dove riporre oggetti pure voluminosi e l’ormai immancabile piastra per la ricarica wireless dello smartphone.
I CONTRO
I tasti fisici sono ridotti al lumicino: ce ne sono soltanto quattro, il più utilizzabile è quello delle frecce d’emergenza. Per il resto, ci si deve affidare al grande display touch da 12 pollici centrale che non è immediatamente intuitivo: per trovare i vari comandi, ci si deve distrarre un po’ troppo dalla guida. Scomoda anche la manopola per la gestione delle luci: troppo nascosta dietro al volante e alla leva dei tergicristalli. Se si è un po’ alti, vedere che comando è impostato è un’impresa. Croccanti, come dicono gli esperti di auto, alcune plastiche all’interno. Divertente, ma forse troppo a rischio «deposito di polvere» la grande soundbar integrata sopra il cruscotto del sistema audio firmato da Bang & Olufsen da 575 watt. Altra pecca, l’utilizzo del nero lucido sul tunnel centrale: troppo a rischio graffio.
CONCLUSIONI
Le conclusioni si traggono sempre guardando il prezzo. La Puma Gen-E parte, con il modello base, da 27.250 euro (prezzo in promozione, il listino schizza a 33.250 euro) con già una buona dotazione di serie (fari proiettori e luci diurne a led, cerchi in lega da 17 pollici, gigabox posteriore, climatizzatore automatico). Per il modello definito «Premium» si spendono 2.000 euro in più. Grazie al cumulo tra incentivo statale (fino a 11.000 euro con rottamazione e Isee basso) e lo sconto Ford, il prezzo d’attacco può scendere sotto i 18.000 euro. Una quota che rende l’acquisto molto, molto interessante.
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Cassa Depositi e Prestiti archivia il 2025 con risultati senza precedenti, consolidando il suo ruolo di pilastro strategico per l’economia italiana. Nel primo anno del Piano Strategico 2025-2027, la Cassa ha raggiunto l’utile netto più alto della sua storia, toccando quota 3,4 miliardi di euro, in crescita del 3% rispetto all’anno precedente.
Un dato che non è solo un record finanziario, ma il motore di una potenza di fuoco che ha permesso di impegnare risorse per circa 29,5 miliardi di euro, attivando investimenti complessivi per oltre 73 miliardi grazie a un effetto leva di 2,5 volte.
«Il primo anno del nuovo Piano si chiude con un risultato storico che conferma l’efficacia della nostra strategia», ha sottolineato l’amministratore delegato Dario Scannapieco, in conferenza stampa durante la presentazione dei dati 2025 a Roma.
«Euphoria» (Sky)
Dopo quattro anni torna Euphoria con otto nuovi episodi su Sky. La terza stagione segue Rue cinque anni dopo, tra dipendenze e tentativi di rinascita, mentre i personaggi affrontano il passaggio all’età adulta e la possibilità di un futuro diverso.
Dopo quattro anni di silenzio, il gran ritorno. Euphoria, venticinque nomination agli Emmy e nove vittorie, è pronta a debuttare su Sky, con otto episodi inediti. La terza stagione dello show, incensato unanimemente per la capacità di esporre la realtà dei giovani, quella scomoda e poco patinata, sarà disponibile a partire dalla prima serata di lunedì 13 aprile. Giorno storico che, per chi abbia seguito lo show fin dal principio, legandosi a personaggi che poco hanno di iperbolico o cinematografico.
Rue Bennett, personaggio che ha eletto Zendaya icona globale, è un'adolescente tossica. Sulla carta, dovrebbe rappresentare un'eccezione, diversa dalla miriade di adolescenti che cerca di imbroccare la strada giusta per il mondo dei grandi. Eppure, nelle sue fragilità, opportunamente romanzate per tener viva la narrazione televisiva, riesce a ricalcare le difficoltà dei ragazzi di oggi: la fatica nel costruire un'identità propria, estranea alle pressioni della società e al bisogno quasi epidermico di sentirsi parte di un tutto, le insicurezze, la scarsa fiducia nel domani. Rue Bennett è una tossicodipendente dei sobborghi californiani, figlia di una madre che non ha granché da offrirle. Ed è, però, quel che tanti, tantissimi adolescenti sono.
Euphoria l'ha trovata così, la sua forza: ricalcando con mano pesante la vita vera, le difficoltà comuni a tanti, quelle che, spesso, vengono derubricate a facezie. Ha individuato i problemi dei giovani e, su questi, ha costruito un impianto narrativo che potesse farli sentire visti, ascoltati, capiti. Dunque, mai soli. Anche in età semi-adulta.La terza stagione dello show, difatti, prosegue oltre l'adolescenza, e Rue la trova in Messico, cinque anni più tardi rispetto ai fatti narrati nelle prime stagioni. Cresciuta, ma non cambiata, ha ancora problemi di droga e dipendenza. Ha debiti e una vita segnata dall'improvvisazione, quella che di romantico ha poco. I suoi amici sono cresciuti. Qualcuno sembra avercela fatta, qualcun altro no. Uno è a un passo dalle nozze, un altro iscritto ad una scuola d'arte. Sono distanti, ma chiamati, tutti, a confrontarsi con la fede: non quella religiosa, ma quella che porta a credere che un domani migliore sia cosa possibile e che le risorse per attuarlo siano intrinseche all'essere umano. Anche a Rue, chiamata a scegliere fra paura e coraggio.
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