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2023-07-22
Zelensky fa saltare un altro ministro. Putin: «Colpiremo chi attacca Minsk»
Volodymyr Zelensky (Ansa)
In guerra il ministro della Cultura non si può più occupare di cultura. In estrema sintesi è questo il pensiero del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Ufficialmente il ministro della Cultura ucraino, Oleksandre Tkatchenko, si è dimesso in seguito a delle «incomprensioni» sui fondi pubblici da destinare a progetti culturali. «In guerra», ha scritto il ministro, «i fondi per la cultura non sono meno importanti di quelli per i droni perché la cultura è lo scudo della nostra identità e delle nostre frontiere». Il progetto che avrebbe aizzato la polemica, su tutti, era quello della costruzione di un museo da 12 milioni di euro sul genocidio dell’Holodomor, dal nome della carestia con cui la Russia è accusata di aver affamato l’Ucraina nel 1922 e nel 1923. Zelensky aveva chiesto la destituzione del ministro affermando che «in periodo di guerra il bilancio dello Stato non può essere usato a detrimento della difesa». Così è stato. Ed è il momento delle epurazioni per Kiev, perché Zelensky nelle stesse ore ha firmato il decreto con la revoca dell’ambasciatore ucraino nel Regno Unito, Vadym Prystaiko, che lo aveva criticato.
Nel frattempo, arriva la conferma da Washington: dopo giorni di annunci, Kiev ha iniziato ad usare le controverse bombe a grappolo fornite proprio dagli Stati Uniti. E arriva un nuovo annuncio: l’Ucraina riceverà gli aerei da combattimento F-16 entro la fine dell’anno. Lo ha dichiarato John Kirby, portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale degli Stati Uniti che però non crede «che gli F-16 da soli possano cambiare la situazione sul campo di battaglia».
Anche i russi si fanno inviare i rifornimenti, almeno secondo il consigliere del presidente francese Emmanuel Bonne, Mosca le riceverebbe da Pechino: «Ci sono indicazioni che stanno facendo cose che preferiremmo che non facessero», ha detto Bonne, precisando che Pechino sta consegnando «equipaggiamento militare e, per quanto ne sappiamo, enormi capacità militari alla Russia». Tra i suoi alleati più fedeli, il presidente russo Vladimir Putin ha senz’altro il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko, ed è per questo che il leader del Cremlino ha voluto chiarire che «scatenare un’aggressione contro la Bielorussia significherà aggredire la Russia». Se dovesse esserci un attacco contro Minsk, «Mosca risponderà con tutti i mezzi disponibili», ha aggiunto Putin, sottolineando che la Bielorussia è minacciata anche dalla Polonia, che «vorrebbe ottenere parte del territorio bielorusso». Il grano continua ad essere al centro di attacchi militari, ma anche verbali. Kiev ha detto che «Nella notte i russi hanno sparato missili Kalibr da una portaerei nel Mar Nero, hanno colpito i terminal di grano di un’azienda agricola della regione di Odessa, distruggendo 120 tonnellate di cereali: è il quarto attacco alla regione di Odessa da parte di Mosca in una settimana».
Ma anche la marina russa continua a muoversi. Il ministero della Difesa ha annunciato di aver condotto un’esercitazione militare nell’area nord occidentale del Mar Nero. Le navi della flotta russa hanno sparato missili da crociera anti-nave «su un’imbarcazione bersaglio nella zona dell’esercitazione militare», in quell’area da giovedì scorso Mosca considera qualunque natante alla stregua di «potenziali navi militari». Incluse, quindi, le navi che trasportano grano ucraino.
Putin continua a ribadire che se verranno accordate le richieste di Mosca il patto sul grano potrà riprendere il suo corso, ma allo stesso tempo, il viceministro degli Esteri russo, Sergey Vershinin, ha precisato che al momento non sono in corso colloqui su alternative all’accordo sul grano del Mar Nero. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, grazie al quale fu chiuso il primo accordo e quelli successivi, ha spiegato durante una conferenza stampa che «La Turchia non esiterà a prendere l’iniziativa necessaria per prevenire gli effetti dannosi del ritiro della Russia dall’accordo sul grano del Mar Nero». Erdogan ha poi espresso nuovamente la convinzione che discutere la «questione in dettaglio» con Putin «garantirà la continuazione di questo movimento umanitario». L’accusa che si fa a Putin infatti è quella di lasciare i paesi più poveri senza cibo, ma per questo lo zar ha pensato ad un modo per aggirare queste rimostranze. La Russia infatti starebbe lavorando a nuove rotte per le forniture di grano, tagliando fuori l’Ucraina. Ai Paesi africani «saranno date garanzie» sulla loro richiesta di prodotti agricoli al vertice Russia-Africa che si terrà a San Pietroburgo alla fine di luglio. Sottolineando che le promesse russe di sostituire il grano ucraino con consegne gratuite di cereali ai Paesi africani «saranno mantenute».
Secondo il Financial Times, Putin ha proposto al Qatar di pagare Mosca per spedire il suo grano in Turchia, che lo distribuirebbe ai «Paesi bisognosi». Ma secondo queste fonti Mosca non avrebbe ancora formalizzato la proposta. Intanto, lo zar deve fare i conti anche con un mandato di cattura emesso dal Sudafrica, in ottemperanza al mandato della Corte penale internazionale, nel caso in cui il leader russo mettesse piede nel Paese africano.
Armi per Kiev rubate dai trafficanti
Era prevedibile, probabilmente inevitabile, tanto che alla fine è successo. L’anno scorso sono state rubate alcune armi e attrezzature destinate all’Ucraina fornite dall’Occidente. A rivelarlo è un rapporto dell’ispettore generale del Dipartimento della Difesa ottenuto dalla Cnn. Criminali, combattenti, mercenari, ma soprattutto trafficanti di armi che hanno visto in questo flusso costante di armi dovuto alla guerra in Ucraina un’occasione imperdibile. I piani per rubare le armi, quelli scoperti perlomeno, sono stati sventati dai servizi ucraini. L’ufficio che ha redatto il rapporto, l’Office of Defence Cooperation-Kyiv, ha esaminato il periodo febbraio- settembre 2022, i primi sei mesi di guerra, e ha evidenziato di non essere stato in grado di condurre il monitoraggio dell’uso finale delle attrezzature militari che gli Stati Uniti hanno fornito all’Ucraina nel 2022. Il problema risiede nell’incapacità del personale del Dipartimento della Difesa di visitare le aree in cui le attrezzature fornite all’Ucraina venivano utilizzate o immagazzinate e questo ha ostacolato in modo significativo la capacità di Odc-Kyiv di eseguire i controlli richiesti dalla legge ai sensi della legge sul controllo delle esportazioni di armi. Parte di quello che è successo è venuta fuori: alla fine di giugno 2022, un gruppo criminale controllato da un funzionario russo rimasto anonimo si è unito ad un battaglione di volontari usando documenti falsi per rubare le armi, tra cui un lanciagranate e una mitragliatrice, e più di 1.000 colpi di munizioni. Sempre nello stesso mese i servizi di intelligence ucraini sono riusciti a sventare un traffico di armi rubate dalle linee del fronte nel Sud dell’ucraina. Altri invece si spacciavano per operatori umanitari che rubavano giubbotti antiproiettile per un valore di 17.000 dollari. Più avanti, ad agosto, un altro gruppo di membri di un battaglione di volontari ha rubato 60 fucili e quasi 1.000 colpi di munizioni e li ha stoccati in un magazzino «presumibilmente per la vendita sul mercato nero». Nel rapporto non si specifica se le armi siano americane oppure no. È altamente probabile, visto che sono i più grandi fornitori per l’Ucraina, in ogni caso questo è bastato per sollevare le polemiche dei repubblicani, che hanno criticato l’amministrazione Biden per quella che considerano una mancanza di responsabilità sui miliardi di dollari di aiuti destinati all’Ucraina. Il presidente della Camera, Kevin McCarthy, ha dichiarato all’inizio di quest’anno di sostenere l’Ucraina ma non con «un assegno in bianco». Pensiero condiviso dal governatore della Florida, Ron DeSantis. Il report è vecchio, ma il problema insiste. Tanto che già lo scorso 24 giugno La Verità scriveva di come Israele fosse preoccupata circa le armi occidentali. Il presidente Benjamin Netanyahu, in un’intervista rilasciata al Jerusalem Post, si è detto profondamente turbato per la «presenza di armi occidentali anticarro presenti ai nostri confini». Il primo ministro israeliano ha proseguito: «Temiamo anche che qualsiasi sistema dato all’Ucraina possa essere usato contro di noi perché potrebbe cadere nelle mani dell’Iran, quindi dobbiamo stare molto attenti». Sulla questione era intervenuto anche Dmitrij Peskov. Il portavoce del presidente russo Vladimir Putin, aveva commentato all’agenzia di stampa Tass le parole di Netanyahu: «Abbiamo già parlato di tale minaccia e del fatto che le armi occidentali fornite all’Ucraina vengono già vendute da vari gruppi criminali in Europa. Questo è inevitabile». E, oltre al traffico di armi, la guerra ha dato la spinta anche a quello di droga: oltre ad aver stravolto le rotte tradizionali, ha aumentato anche la produzione in Ucraina di droghe sintetiche, prima concentrata solo tra Kharkiv e il Donbass, e ora estesa anche tra Kiev e Leopoli in laboratori illegali. Nel Paese invaso, così come in Russia, cresce infatti la domanda di stupefacenti, anche tra i soldati.
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Il titolare della Cultura epurato per aver chiesto fondi per un museo. Mosca avverte la Polonia: «Se aggredisce la Bielorussia rispondiamo». Sudafrica, mandato di cattura per lo Zar. Gli Usa: «Bombe a grappolo sganciate». La Difesa americana rivela: nel 2022, parte delle munizioni occidentali in Ucraina finì in mano a criminali. Dilagano pure i narcos, tra droghe al fronte e nuovi laboratori.Lo speciale contiene due articoli.In guerra il ministro della Cultura non si può più occupare di cultura. In estrema sintesi è questo il pensiero del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Ufficialmente il ministro della Cultura ucraino, Oleksandre Tkatchenko, si è dimesso in seguito a delle «incomprensioni» sui fondi pubblici da destinare a progetti culturali. «In guerra», ha scritto il ministro, «i fondi per la cultura non sono meno importanti di quelli per i droni perché la cultura è lo scudo della nostra identità e delle nostre frontiere». Il progetto che avrebbe aizzato la polemica, su tutti, era quello della costruzione di un museo da 12 milioni di euro sul genocidio dell’Holodomor, dal nome della carestia con cui la Russia è accusata di aver affamato l’Ucraina nel 1922 e nel 1923. Zelensky aveva chiesto la destituzione del ministro affermando che «in periodo di guerra il bilancio dello Stato non può essere usato a detrimento della difesa». Così è stato. Ed è il momento delle epurazioni per Kiev, perché Zelensky nelle stesse ore ha firmato il decreto con la revoca dell’ambasciatore ucraino nel Regno Unito, Vadym Prystaiko, che lo aveva criticato. Nel frattempo, arriva la conferma da Washington: dopo giorni di annunci, Kiev ha iniziato ad usare le controverse bombe a grappolo fornite proprio dagli Stati Uniti. E arriva un nuovo annuncio: l’Ucraina riceverà gli aerei da combattimento F-16 entro la fine dell’anno. Lo ha dichiarato John Kirby, portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale degli Stati Uniti che però non crede «che gli F-16 da soli possano cambiare la situazione sul campo di battaglia». Anche i russi si fanno inviare i rifornimenti, almeno secondo il consigliere del presidente francese Emmanuel Bonne, Mosca le riceverebbe da Pechino: «Ci sono indicazioni che stanno facendo cose che preferiremmo che non facessero», ha detto Bonne, precisando che Pechino sta consegnando «equipaggiamento militare e, per quanto ne sappiamo, enormi capacità militari alla Russia». Tra i suoi alleati più fedeli, il presidente russo Vladimir Putin ha senz’altro il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko, ed è per questo che il leader del Cremlino ha voluto chiarire che «scatenare un’aggressione contro la Bielorussia significherà aggredire la Russia». Se dovesse esserci un attacco contro Minsk, «Mosca risponderà con tutti i mezzi disponibili», ha aggiunto Putin, sottolineando che la Bielorussia è minacciata anche dalla Polonia, che «vorrebbe ottenere parte del territorio bielorusso». Il grano continua ad essere al centro di attacchi militari, ma anche verbali. Kiev ha detto che «Nella notte i russi hanno sparato missili Kalibr da una portaerei nel Mar Nero, hanno colpito i terminal di grano di un’azienda agricola della regione di Odessa, distruggendo 120 tonnellate di cereali: è il quarto attacco alla regione di Odessa da parte di Mosca in una settimana». Ma anche la marina russa continua a muoversi. Il ministero della Difesa ha annunciato di aver condotto un’esercitazione militare nell’area nord occidentale del Mar Nero. Le navi della flotta russa hanno sparato missili da crociera anti-nave «su un’imbarcazione bersaglio nella zona dell’esercitazione militare», in quell’area da giovedì scorso Mosca considera qualunque natante alla stregua di «potenziali navi militari». Incluse, quindi, le navi che trasportano grano ucraino.Putin continua a ribadire che se verranno accordate le richieste di Mosca il patto sul grano potrà riprendere il suo corso, ma allo stesso tempo, il viceministro degli Esteri russo, Sergey Vershinin, ha precisato che al momento non sono in corso colloqui su alternative all’accordo sul grano del Mar Nero. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, grazie al quale fu chiuso il primo accordo e quelli successivi, ha spiegato durante una conferenza stampa che «La Turchia non esiterà a prendere l’iniziativa necessaria per prevenire gli effetti dannosi del ritiro della Russia dall’accordo sul grano del Mar Nero». Erdogan ha poi espresso nuovamente la convinzione che discutere la «questione in dettaglio» con Putin «garantirà la continuazione di questo movimento umanitario». L’accusa che si fa a Putin infatti è quella di lasciare i paesi più poveri senza cibo, ma per questo lo zar ha pensato ad un modo per aggirare queste rimostranze. La Russia infatti starebbe lavorando a nuove rotte per le forniture di grano, tagliando fuori l’Ucraina. Ai Paesi africani «saranno date garanzie» sulla loro richiesta di prodotti agricoli al vertice Russia-Africa che si terrà a San Pietroburgo alla fine di luglio. Sottolineando che le promesse russe di sostituire il grano ucraino con consegne gratuite di cereali ai Paesi africani «saranno mantenute».Secondo il Financial Times, Putin ha proposto al Qatar di pagare Mosca per spedire il suo grano in Turchia, che lo distribuirebbe ai «Paesi bisognosi». Ma secondo queste fonti Mosca non avrebbe ancora formalizzato la proposta. Intanto, lo zar deve fare i conti anche con un mandato di cattura emesso dal Sudafrica, in ottemperanza al mandato della Corte penale internazionale, nel caso in cui il leader russo mettesse piede nel Paese africano.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/putin-colpiremo-chi-attacca-minsk-2662323654.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="armi-per-kiev-rubate-dai-trafficanti" data-post-id="2662323654" data-published-at="1689969966" data-use-pagination="False"> Armi per Kiev rubate dai trafficanti Era prevedibile, probabilmente inevitabile, tanto che alla fine è successo. L’anno scorso sono state rubate alcune armi e attrezzature destinate all’Ucraina fornite dall’Occidente. A rivelarlo è un rapporto dell’ispettore generale del Dipartimento della Difesa ottenuto dalla Cnn. Criminali, combattenti, mercenari, ma soprattutto trafficanti di armi che hanno visto in questo flusso costante di armi dovuto alla guerra in Ucraina un’occasione imperdibile. I piani per rubare le armi, quelli scoperti perlomeno, sono stati sventati dai servizi ucraini. L’ufficio che ha redatto il rapporto, l’Office of Defence Cooperation-Kyiv, ha esaminato il periodo febbraio- settembre 2022, i primi sei mesi di guerra, e ha evidenziato di non essere stato in grado di condurre il monitoraggio dell’uso finale delle attrezzature militari che gli Stati Uniti hanno fornito all’Ucraina nel 2022. Il problema risiede nell’incapacità del personale del Dipartimento della Difesa di visitare le aree in cui le attrezzature fornite all’Ucraina venivano utilizzate o immagazzinate e questo ha ostacolato in modo significativo la capacità di Odc-Kyiv di eseguire i controlli richiesti dalla legge ai sensi della legge sul controllo delle esportazioni di armi. Parte di quello che è successo è venuta fuori: alla fine di giugno 2022, un gruppo criminale controllato da un funzionario russo rimasto anonimo si è unito ad un battaglione di volontari usando documenti falsi per rubare le armi, tra cui un lanciagranate e una mitragliatrice, e più di 1.000 colpi di munizioni. Sempre nello stesso mese i servizi di intelligence ucraini sono riusciti a sventare un traffico di armi rubate dalle linee del fronte nel Sud dell’ucraina. Altri invece si spacciavano per operatori umanitari che rubavano giubbotti antiproiettile per un valore di 17.000 dollari. Più avanti, ad agosto, un altro gruppo di membri di un battaglione di volontari ha rubato 60 fucili e quasi 1.000 colpi di munizioni e li ha stoccati in un magazzino «presumibilmente per la vendita sul mercato nero». Nel rapporto non si specifica se le armi siano americane oppure no. È altamente probabile, visto che sono i più grandi fornitori per l’Ucraina, in ogni caso questo è bastato per sollevare le polemiche dei repubblicani, che hanno criticato l’amministrazione Biden per quella che considerano una mancanza di responsabilità sui miliardi di dollari di aiuti destinati all’Ucraina. Il presidente della Camera, Kevin McCarthy, ha dichiarato all’inizio di quest’anno di sostenere l’Ucraina ma non con «un assegno in bianco». Pensiero condiviso dal governatore della Florida, Ron DeSantis. Il report è vecchio, ma il problema insiste. Tanto che già lo scorso 24 giugno La Verità scriveva di come Israele fosse preoccupata circa le armi occidentali. Il presidente Benjamin Netanyahu, in un’intervista rilasciata al Jerusalem Post, si è detto profondamente turbato per la «presenza di armi occidentali anticarro presenti ai nostri confini». Il primo ministro israeliano ha proseguito: «Temiamo anche che qualsiasi sistema dato all’Ucraina possa essere usato contro di noi perché potrebbe cadere nelle mani dell’Iran, quindi dobbiamo stare molto attenti». Sulla questione era intervenuto anche Dmitrij Peskov. Il portavoce del presidente russo Vladimir Putin, aveva commentato all’agenzia di stampa Tass le parole di Netanyahu: «Abbiamo già parlato di tale minaccia e del fatto che le armi occidentali fornite all’Ucraina vengono già vendute da vari gruppi criminali in Europa. Questo è inevitabile». E, oltre al traffico di armi, la guerra ha dato la spinta anche a quello di droga: oltre ad aver stravolto le rotte tradizionali, ha aumentato anche la produzione in Ucraina di droghe sintetiche, prima concentrata solo tra Kharkiv e il Donbass, e ora estesa anche tra Kiev e Leopoli in laboratori illegali. Nel Paese invaso, così come in Russia, cresce infatti la domanda di stupefacenti, anche tra i soldati.
In questa puntata di Segreti si ricostruisce il delitto di Aurora a Milano: un omicidio brutale, preceduto da aggressioni, segnali ignorati e una lunga scia di precedenti. Un’analisi che mette al centro il profilo dell’assassino, le falle del sistema e una domanda che resta aperta: come è stato possibile che un soggetto così pericoloso fosse ancora libero di colpire?
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La piccola exclave per decenni ha avuto un’economia particolarmente florida, basata sugli introiti del locale casinò, gestito da una società interamente partecipata dal Comune. Fino al 2018, quando il fallimento della casa da gioco (riaperta nel 2021 dopo l’omologa del concordato) ha trascinato l’ente locale in un dissesto milionario, come detto tuttora gestito da un organismo straordinario di liquidazione che affianca il lavoro dell’attuale primo cittadino, eletto nel 2020 dopo due anni di commissariamento.
Prima del tracollo di otto anni fa, i dipendenti comunali erano circa 120 (poco meno del 10% della popolazione), di cui una quarantina deputati ai controlli all’interno del casinò; adesso, il drastico taglio al budget comunale ha falcidiato il personale, ridotto a 15 unità, di cui due part-time. Ma gli stipendi d’oro, derivanti da una norma risalente agli anni Ottanta, basata sul fatto che la «particolare situazione geografica e il contesto economico svizzero in cui è inserito il Comune di Campione d’Italia ove la valuta corrente è il franco svizzero», stabiliva trattamento un economico dei dipendenti comunali con decorrenza 1° gennaio 1986, prevedendo un assegno ad personam da 4.000 a 5.000 franchi svizzeri, e assegno di exclave da 5.000 a 6.000 franchi per un totale mensile netto a dipendente fra gli 8.000 e i 13.000 franchi. A oggi una cifra che spazia all’incirca tra gli 8.000 e i 13.000 euro netti mensili.
Sulle nuove assunzioni Verda e Marchesini, hanno prodotto un’interrogazione a risposta scritta diretta al sindaco Roberto Canesi: «In un momento dove non si pagano gli arretrati degli ex dipendenti, dei pensionati, dei carabinieri, si cerca solo di favorire figure singole senza a nostro avviso una strategia, basti pensare che la pianta organica dal 1° gennaio 2026 passerà da 15 a 21, con cinque di loro componenti della polizia locale, tra cui addirittura marito e moglie, e la spesa passa da 2 milioni e 700.000 euro a 4 milioni e 700.000».
Secondo quanto risulta a La Verità tra i nuovi assunti ci sarebbe anche una persona che si era licenziata dopo il dissesto e che è stata riassunta direttamente, grazie a una norma che permette di far tornare nel posto di lavoro chi si era dimesso nei cinque anni precedenti. Anche su questo caso i due consiglieri di Campione 2.0 hanno presentato un’interrogazione. Anche perché, in virtù della procedura di dissesto, il Comune di Campione d’Italia, come prevede la normativa, riceve fondi da Roma. «Il contributo dello Stato a Campione d’Italia è di 10 milioni di euro, la metà viene spesa per tutti i dipendenti», spiega a La Verità il consigliere Verda. In passato i maxi stipendi venivano coperti dai proventi che generava il casinò, che riempivano le casse del Comune, con cifre che oscillavano, prima del 2018, tra i 40 e i 50 milioni di euro.
L’ente locale è tuttora l’azionista unico della società partecipata che gestisce la casa da gioco. Ma con l’entrata in vigore del concordato, indispensabile per sanare il debito da circa 132 milioni di euro della casa da gioco, quest’ultima paga al Comune una somma fissa per tutta la durata della procedura. Si parte dai 500.000 euro del 2022, per arrivare ai 2,5 milioni che la casa da gioco verserà nel 2026 e 2027. Detto in parole povere, senza il contributo di Stato, il Comune probabilmente farebbe fatica a pagare gli stipendi. Ma c’è di più. Il dissesto di un Comune impone vincoli che rendono pressoché impossibile assumere nuovo personale. E anche su questo argomento la tensione tra la maggioranza e l’opposizione è alle stelle. Per quest’ultima, infatti, se da un lato è vero che esiste il decreto ministeriale del 24 dicembre 2021 di approvazione dell’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato 2018-2022, dall’altro c’è stato in seguito l’esito negativo del controllo della Corte dei Conti e la decisione delle Sezioni riunite che porterebbero a escludere che il Comune possa qualificarsi come dotato di un bilancio stabilmente riequilibrato.
Di conseguenza, l’ente sarebbe ancora in dissesto. A rafforzare la teoria degli esponenti di Campione 2.0 anche il fatto che l’Osl sia ancora attivo, tanto che l’ultima delibera firmata dal commissario porta la data del 17 dicembre 2025.
I due consiglieri di opposizione chiedono all’amministrazione chiarezza anche sulle conseguenze delle assunzioni, convinti che, per espressa giurisprudenza contabile, l’ente non possa disporre di un numero di dipendenti superiore al rapporto massimo previsto dalla legge in relazione agli abitanti, che sarebbe di 15 posizioni professionali. Un tetto che, già con la prima assunzione, verrebbe sforato. Secondo quanto risulta a La Verità, Verda e Marchesini, per fare chiarezza sulla vicenda, starebbero anche valutando di presentare una denuncia alla magistratura.
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