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2024-06-13
Pure i Verdi europei scansano il M5s. Ma Conte non schioda
Giuseppe Conte (Ansa)
Un ritorno alla Prima Repubblica, ma senza qualità. Nelle ultime 24 ore Giuseppe Conte prima si è esibito nel rito delle finte dimissioni da reuccio del M5s, ben sapendo che tanto oggi nessuno prenderebbe il suo posto, poi ha lanciato un altro mitologico arnese della politica politicante come «l’assembla costituente». Ovviamente da tenersi non domani, ma con comodo in autunno, di modo che l’ex avvocato del popolo possa fare anche il segretario balneare. Manca solo un altro feticcio come «la verifica», ma giusto perché i grillini stanno all’opposizione e quindi non saprebbero bene con chi e cosa verificare. Insomma, ciò che resta del movimento che doveva «aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno» (Grillo dixit a febbraio 2013) si dimena oggi in formule antiche, senza leader carismatici e in compenso con ex dal dente avvelenato come Luigi Di Maio che accusa Conte di aver ridotto il Movimento a un soggetto politico «snaturato, verticistico e chiuso».
L’assemblea dei parlamentari di M5s di martedì sera è stata aggiornata alle prossime ore perché, dopo il 9,9% delle Europee, mica ce la si può cavare con un dopo cena. Ma l’ex premier, che passerà alla storia per i Dpcm anti Covid che cominciavano con il mitologico «Consentiamo», nella giornata di martedì ha dato la «disponibilità a mettermi per primo in discussione». Insomma, tradotto dal lessico paleodemocristiano, «dimissioni». Poi, ovviamente, non se n’è fatto nulla perché qualche suo colonnello deve avergli detto: «Ma no, che fai, mica è colpa tua, resta». Del resto, se nessuno ha impedito a Conte di riempire le liste per le Europee di signor nessuno, a cominciare da Beppe Grillo, non è che gli si possa addebitare tutta la sconfitta.
Ma il pezzo forte è arrivato ieri quando Conte, vistosi riconfermato (da se stesso), ha ovviamente rilanciato, almeno nella sua testa: «Credo che sia venuto il momento di costruire una grande assemblea collettiva […] un’assemblea costituente», con la partecipazione di tutti gli iscritti, in presenza e da remoto». Insomma, dopo quattro anni da condottiero solitario, ora socializza la sconfitta. Senza andare a scomodare le liturgie di mezzo secolo fa, va detto che le ultime «costituenti» non hanno avuto esiti brillantissimi, almeno per chi le ha lanciate.
Per esempio, a novembre del 2022, dopo la vittoria del centrodestra, l’allora segretario del Pd Enrico Letta lanciò un «congresso costituente» e accompagnò l’idea con una lettera agli iscritti in cui scriveva: «Abbiamo il tempo e abbiamo la forza morale, intellettuale e politica per rimetterci in piedi». Sì, ma con un altro segretario, Elli Schlein. Negli ultimi due anni, anche Carlo Calenda ha parlato di «assemblea costituente» per il suo fantomatico Terzo polo, con o senza Matteo Renzi. E martedì, quando ha dovuto commentare il disastro delle Europee in cui il suo movimento è rimasto fuori da Strasburgo, che cosa ha annunciato l’ex ministro montiano? Semplice: «Azione continuerà a fare il suo lavoro, apriremo la fase costituente che abbiamo promesso agli elettori». I quali elettori centristi, s’immagina, se non gli fai la fase costituente che hai promesso ti vengono a prendere a casa.
In ogni caso, la sconfitta in politica non sempre è il momento del coraggio. Più spesso è il momento della perfidia. E allora si è rifatto vivo anche l’uomo che due governi fa aveva «sconfitto la povertà» con il reddito di cittadinanza, ovvero Luigi Di Maio. Stava benissimo alla Farnesina, tra feluche, cerimoniale e ricevimenti. Poi qualcuno ha fatto cadere il governo di Mario Draghi e, se non avesse trovato un incarico di terza fila con la Commissione Ue come Rappresentante speciale per il Golfo, avrebbe fatto la fine di Matteo Renzi, che in Arabia ci va a fatturare. Così, intervistato dalla Stampa, Di Maio dice una cosa che nel 2024 è lunare: «Perdono i partiti che hanno fatto cadere Draghi», ovvero M5s e Lega. Poi va di spada: «Conte ha compiuto il capolavoro di far tornare il bipolarismo. Ha snaturato il Movimento, che oggi è un partito ancora più chiuso e verticistico del passato».
Di Maio ricorda che «un tempo era più plurale, c’erano più “anime” diverse», invece «Conte lo ha modellato a sua immagine e somiglianza, ha fatto un’operazione legittima, che gli è stata consentita senza che nessuno alzasse un dito. Per questo credo che, nonostante questo risultato negativo, dentro al Movimento non cambierà niente». Sì, ma non è che l’avvocato foggiano si sia nominato leader da solo, al posto di Di Maio. E in effetti ecco un bel graffio anche al comico genovese: «Grillo, ha 300.000 buoni motivi per restare in silenzio». Un riferimento ai soldi che il comico ligure prende dal Movimento come «consulente della comunicazione». Almeno sul processo per stupro al figlio di Grillo, Luigino ha sorvolato.
E mentre si attende ormai da domenica sera una qualche epifania del suddetto consulente della comunicazione, un fatto sembra certo: il tetto dei due mandati ha i giorni contati perché ormai nel Movimento si sono resi conto che è inutile crescere una qualche classe dirigente e poi rinunciarvi per regole troppo severe. E in un’Italia che si sta abituando al duello tra due donne, Meloni e Schlein, il M5s potrebbe provare a incunearsi con un’altra leadership femminile come Chiara Appendino.
Sul fronte delle alleanze, per ora tocca stare a sinistra, con Avs che si è offerta come perno di una coalizione a guida Pd. Solo che al momento, in Europa, il gruppo dei Verdi non fa entrare i 5 stelle di Conte. La fase Calimero va avanti.
«Pignoriamo lo stipendio della Salis»
La battaglia tra Aler e Ilaria Salis prosegue anche dopo le elezioni europee. Tra le fila di Fratelli d’Italia c’è, infatti, chi chiede di pignorare il nuovo stipendio da europarlamentare della Salis per recuperare il presunto debito di 90.000 euro accumulato con l’azienda di Regione Lombardia che gestisce l’edilizia popolare. A proporlo è il consigliere comunale milanese Enrico Marcora che ieri, in una nota, ha chiesto appunto che Aler «si attivi subito per pignorare i suoi futuri stipendi da parlamentare europea». Marcora ha aggiunto: «La cosa positiva della sua elezione è la possibilità di Aler di recuperare l’importante importo dovutogli da Salis». Del resto, il salario da europarlamentare è di 10.377,43 euro lordi al mese, che al netto si traduce in 8.089,63 euro, dopo aver detratto le imposte dell’Ue e i contributi assicurativi.
Ma il tema è complesso dal punto di vista normativo. Per i parlamentari in Italia, infatti, è impossibile vedersi pignorare lo stipendio. Lo vieta una legge del 1965 tanto che, negli anni passati, c’era chi aveva chiesto di abolire questo privilegio dal momento che alcuni padri separati e parlamentari evitavano di pagare l’assegno di mantenimento dei figli nascondendosi, appunto, dietro lo status di deputato o senatore.
In Europa potrebbe essere diverso. Ma anche qui le interpretazioni normative differiscono. C’è chi sostiene che fino a un terzo lo stipendio da europarlamentare sia pignorabile, ma a Bruxelles altri ricordano il principio della extraterritorialità, in quanto l’Europarlamento è istituzione Ue, al di fuori dei confini nazionali. Insomma, nel caso si prevede una dura battaglia legale. «Bisognerebbe prima avere un titolo esecutivo. Dunque un provvedimento dell’autorità giurisdizionale che accerti che vi sia stata una occupazione senza titolo dell’immobile. Poi la messa in mora e la richiesta di pagamento. Quindi, con il titolo esecutivo, si potrà richiedere eventualmente il pignoramento. Al momento tutto questo manca», spiegava ieri Eugenio Losco, avvocato di Salis che ha deciso di replicare alle richieste di Marcora.
«Non risulta alcuna sentenza», prosegue l’avvocato Losco, «che abbia accertato l’occupazione senza titolo da parte della signora Salis di via Borsi 14. Quella riportata nei giornali è una contabilizzazione interna, forse necessaria ai fini di bilancio. E si fonderebbe su un accesso nel 2008 senza ulteriori accertamenti sull’occupazione dell’immobile da parte della signora Salis».
Dal canto suo, Aler Milano ha ribadito ancora una volta che «attiverà nelle opportune sedi le procedure di riscossione coattiva del credito» che dovrebbe ammontare a oltre 90.000 euro accumulati in 16 anni e cioè a partire dal 2008 quando l’allora ventiquattrenne Ilaria Salis venne identificata come occupante abusiva di un appartamento in via Borsi, nella zona anarchica di Milano sui Navigli tra le case popolari gestite dall’azienda lombarda. Nel febbraio del 2009, come spiega Aler, «dagli atti conservati in azienda si evince che presso la questura di Milano è stata depositata denuncia querela per occupazione abusiva e danneggiamento della porta di ingresso dell’alloggio di via Borsi 14 ai sensi dell’articoli 633 e 635 del Codice penale, sporta da Aler Milano nei confronti della signora Salis Ilaria».
Non va dimenticato che per lo stesso reato di invasione di terreni o edifici, Salis è già stata condannata a 10 mesi per l’occupazione nel 2014 di un appartamento in via Cinquecento, in zona Corvetto, con sentenza diventata definitiva nel 2019. «Sul punto» spiega Aler «non è possibile affermare che la Salis non abbia avuto conoscenza in assoluto di fattispecie analoghe riferibili ad altro diverso processo penale nel 2016 che l’ha vista condannata sia in primo che in secondo grado per i reati di cui agli articoli 633 e 639 bis del Codice penale, inerente invasione di terreni ed edifici».
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L’Avvocato senza popolo non si dimette e vuole una costituente. Luigi Di Maio lo sbertuccia evocando una «maledizione Draghi».Il consigliere di Fdi, Enrico Marcora: «Pignoriamo lo stipendio della Salis, così recuperiamo i 90.000 euro che deve ad Aler». Il legale dell’eurodeputata: «Manca il titolo esecutivo». L’azienda: «C’è una denuncia».Lo speciale contiene due articoli.Un ritorno alla Prima Repubblica, ma senza qualità. Nelle ultime 24 ore Giuseppe Conte prima si è esibito nel rito delle finte dimissioni da reuccio del M5s, ben sapendo che tanto oggi nessuno prenderebbe il suo posto, poi ha lanciato un altro mitologico arnese della politica politicante come «l’assembla costituente». Ovviamente da tenersi non domani, ma con comodo in autunno, di modo che l’ex avvocato del popolo possa fare anche il segretario balneare. Manca solo un altro feticcio come «la verifica», ma giusto perché i grillini stanno all’opposizione e quindi non saprebbero bene con chi e cosa verificare. Insomma, ciò che resta del movimento che doveva «aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno» (Grillo dixit a febbraio 2013) si dimena oggi in formule antiche, senza leader carismatici e in compenso con ex dal dente avvelenato come Luigi Di Maio che accusa Conte di aver ridotto il Movimento a un soggetto politico «snaturato, verticistico e chiuso».L’assemblea dei parlamentari di M5s di martedì sera è stata aggiornata alle prossime ore perché, dopo il 9,9% delle Europee, mica ce la si può cavare con un dopo cena. Ma l’ex premier, che passerà alla storia per i Dpcm anti Covid che cominciavano con il mitologico «Consentiamo», nella giornata di martedì ha dato la «disponibilità a mettermi per primo in discussione». Insomma, tradotto dal lessico paleodemocristiano, «dimissioni». Poi, ovviamente, non se n’è fatto nulla perché qualche suo colonnello deve avergli detto: «Ma no, che fai, mica è colpa tua, resta». Del resto, se nessuno ha impedito a Conte di riempire le liste per le Europee di signor nessuno, a cominciare da Beppe Grillo, non è che gli si possa addebitare tutta la sconfitta. Ma il pezzo forte è arrivato ieri quando Conte, vistosi riconfermato (da se stesso), ha ovviamente rilanciato, almeno nella sua testa: «Credo che sia venuto il momento di costruire una grande assemblea collettiva […] un’assemblea costituente», con la partecipazione di tutti gli iscritti, in presenza e da remoto». Insomma, dopo quattro anni da condottiero solitario, ora socializza la sconfitta. Senza andare a scomodare le liturgie di mezzo secolo fa, va detto che le ultime «costituenti» non hanno avuto esiti brillantissimi, almeno per chi le ha lanciate. Per esempio, a novembre del 2022, dopo la vittoria del centrodestra, l’allora segretario del Pd Enrico Letta lanciò un «congresso costituente» e accompagnò l’idea con una lettera agli iscritti in cui scriveva: «Abbiamo il tempo e abbiamo la forza morale, intellettuale e politica per rimetterci in piedi». Sì, ma con un altro segretario, Elli Schlein. Negli ultimi due anni, anche Carlo Calenda ha parlato di «assemblea costituente» per il suo fantomatico Terzo polo, con o senza Matteo Renzi. E martedì, quando ha dovuto commentare il disastro delle Europee in cui il suo movimento è rimasto fuori da Strasburgo, che cosa ha annunciato l’ex ministro montiano? Semplice: «Azione continuerà a fare il suo lavoro, apriremo la fase costituente che abbiamo promesso agli elettori». I quali elettori centristi, s’immagina, se non gli fai la fase costituente che hai promesso ti vengono a prendere a casa.In ogni caso, la sconfitta in politica non sempre è il momento del coraggio. Più spesso è il momento della perfidia. E allora si è rifatto vivo anche l’uomo che due governi fa aveva «sconfitto la povertà» con il reddito di cittadinanza, ovvero Luigi Di Maio. Stava benissimo alla Farnesina, tra feluche, cerimoniale e ricevimenti. Poi qualcuno ha fatto cadere il governo di Mario Draghi e, se non avesse trovato un incarico di terza fila con la Commissione Ue come Rappresentante speciale per il Golfo, avrebbe fatto la fine di Matteo Renzi, che in Arabia ci va a fatturare. Così, intervistato dalla Stampa, Di Maio dice una cosa che nel 2024 è lunare: «Perdono i partiti che hanno fatto cadere Draghi», ovvero M5s e Lega. Poi va di spada: «Conte ha compiuto il capolavoro di far tornare il bipolarismo. Ha snaturato il Movimento, che oggi è un partito ancora più chiuso e verticistico del passato». Di Maio ricorda che «un tempo era più plurale, c’erano più “anime” diverse», invece «Conte lo ha modellato a sua immagine e somiglianza, ha fatto un’operazione legittima, che gli è stata consentita senza che nessuno alzasse un dito. Per questo credo che, nonostante questo risultato negativo, dentro al Movimento non cambierà niente». Sì, ma non è che l’avvocato foggiano si sia nominato leader da solo, al posto di Di Maio. E in effetti ecco un bel graffio anche al comico genovese: «Grillo, ha 300.000 buoni motivi per restare in silenzio». Un riferimento ai soldi che il comico ligure prende dal Movimento come «consulente della comunicazione». Almeno sul processo per stupro al figlio di Grillo, Luigino ha sorvolato. E mentre si attende ormai da domenica sera una qualche epifania del suddetto consulente della comunicazione, un fatto sembra certo: il tetto dei due mandati ha i giorni contati perché ormai nel Movimento si sono resi conto che è inutile crescere una qualche classe dirigente e poi rinunciarvi per regole troppo severe. E in un’Italia che si sta abituando al duello tra due donne, Meloni e Schlein, il M5s potrebbe provare a incunearsi con un’altra leadership femminile come Chiara Appendino. Sul fronte delle alleanze, per ora tocca stare a sinistra, con Avs che si è offerta come perno di una coalizione a guida Pd. Solo che al momento, in Europa, il gruppo dei Verdi non fa entrare i 5 stelle di Conte. La fase Calimero va avanti.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/pure-verdi-europei-scansano-m5s-2668519010.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="pignoriamo-lo-stipendio-della-salis" data-post-id="2668519010" data-published-at="1718280399" data-use-pagination="False"> «Pignoriamo lo stipendio della Salis» La battaglia tra Aler e Ilaria Salis prosegue anche dopo le elezioni europee. Tra le fila di Fratelli d’Italia c’è, infatti, chi chiede di pignorare il nuovo stipendio da europarlamentare della Salis per recuperare il presunto debito di 90.000 euro accumulato con l’azienda di Regione Lombardia che gestisce l’edilizia popolare. A proporlo è il consigliere comunale milanese Enrico Marcora che ieri, in una nota, ha chiesto appunto che Aler «si attivi subito per pignorare i suoi futuri stipendi da parlamentare europea». Marcora ha aggiunto: «La cosa positiva della sua elezione è la possibilità di Aler di recuperare l’importante importo dovutogli da Salis». Del resto, il salario da europarlamentare è di 10.377,43 euro lordi al mese, che al netto si traduce in 8.089,63 euro, dopo aver detratto le imposte dell’Ue e i contributi assicurativi. Ma il tema è complesso dal punto di vista normativo. Per i parlamentari in Italia, infatti, è impossibile vedersi pignorare lo stipendio. Lo vieta una legge del 1965 tanto che, negli anni passati, c’era chi aveva chiesto di abolire questo privilegio dal momento che alcuni padri separati e parlamentari evitavano di pagare l’assegno di mantenimento dei figli nascondendosi, appunto, dietro lo status di deputato o senatore. In Europa potrebbe essere diverso. Ma anche qui le interpretazioni normative differiscono. C’è chi sostiene che fino a un terzo lo stipendio da europarlamentare sia pignorabile, ma a Bruxelles altri ricordano il principio della extraterritorialità, in quanto l’Europarlamento è istituzione Ue, al di fuori dei confini nazionali. Insomma, nel caso si prevede una dura battaglia legale. «Bisognerebbe prima avere un titolo esecutivo. Dunque un provvedimento dell’autorità giurisdizionale che accerti che vi sia stata una occupazione senza titolo dell’immobile. Poi la messa in mora e la richiesta di pagamento. Quindi, con il titolo esecutivo, si potrà richiedere eventualmente il pignoramento. Al momento tutto questo manca», spiegava ieri Eugenio Losco, avvocato di Salis che ha deciso di replicare alle richieste di Marcora. «Non risulta alcuna sentenza», prosegue l’avvocato Losco, «che abbia accertato l’occupazione senza titolo da parte della signora Salis di via Borsi 14. Quella riportata nei giornali è una contabilizzazione interna, forse necessaria ai fini di bilancio. E si fonderebbe su un accesso nel 2008 senza ulteriori accertamenti sull’occupazione dell’immobile da parte della signora Salis». Dal canto suo, Aler Milano ha ribadito ancora una volta che «attiverà nelle opportune sedi le procedure di riscossione coattiva del credito» che dovrebbe ammontare a oltre 90.000 euro accumulati in 16 anni e cioè a partire dal 2008 quando l’allora ventiquattrenne Ilaria Salis venne identificata come occupante abusiva di un appartamento in via Borsi, nella zona anarchica di Milano sui Navigli tra le case popolari gestite dall’azienda lombarda. Nel febbraio del 2009, come spiega Aler, «dagli atti conservati in azienda si evince che presso la questura di Milano è stata depositata denuncia querela per occupazione abusiva e danneggiamento della porta di ingresso dell’alloggio di via Borsi 14 ai sensi dell’articoli 633 e 635 del Codice penale, sporta da Aler Milano nei confronti della signora Salis Ilaria». Non va dimenticato che per lo stesso reato di invasione di terreni o edifici, Salis è già stata condannata a 10 mesi per l’occupazione nel 2014 di un appartamento in via Cinquecento, in zona Corvetto, con sentenza diventata definitiva nel 2019. «Sul punto» spiega Aler «non è possibile affermare che la Salis non abbia avuto conoscenza in assoluto di fattispecie analoghe riferibili ad altro diverso processo penale nel 2016 che l’ha vista condannata sia in primo che in secondo grado per i reati di cui agli articoli 633 e 639 bis del Codice penale, inerente invasione di terreni ed edifici».
Il busto reliquiario di Sant'Agata a Catania (Getty Images)
Perdona loro. Nel capolavoro di Giambattista Tiepolo, Sant’Agata allarga le braccia e alza gli occhi al cielo. Lo sta facendo anche adesso, mentre commenta con la dolente postura la decisione di una scuola siciliana di annullare la visita alla sua reliquia per paura dei ruggiti dell’Uaar. Sarebbe l’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti, infuriata anche solo all’idea che maestre e bambini dedichino mezza mattinata a un atto di cultura e devozione popolare millenario, nel nome di una delle sante più celebrate, raffigurate, pregate del mondo.
La faccenda è surreale e la crociata degli atei (ossimoro voluto) ha toni da Robespierre. Tutto comincia qualche giorno fa, quando il preside dell’istituto comprensivo (elementari e medie) «Federico De Roberto» di Zafferana Etnea, in provincia di Catania, decide di far partecipare la scuola alle celebrazioni di Sant’Agata, culminate con l’arrivo in paese di una reliquia (il braccio della santa) alla parrocchia di Santa Maria della Provvidenza, portata in pompa magna dall’arcivescovo Luigi Renna. L’evento, molto partecipato, si inserisce nel programma per il nono centenario della traslazione delle reliquie a Catania da Costantinopoli, dov’erano state trafugate quasi mille anni fa fra la disperazione generale, poiché Sant’Agata era ed è considerata nella tradizione cristiana la principale protettrice dalle eruzioni dell’Etna che balugina lassù.
Giusto o sbagliato, è così da sempre nel segno della storia e dell’identità. Ma vallo a spiegare agli atei, agli agnostici e agli Odifreddi boys che al solo sentire il nome di Cristo innalzano roghi, mentre su Maometto sono molto più distratti, non si sa mai. Tornando a Zafferana, il preside organizza la visita nei dettagli: le elementari con tulipano bianco, le medie con fazzoletto bianco. Ovviamente tutto facoltativo, chi non fosse interessato rimane in classe a seguire le lezioni. Ebbene, il numero uno dell’istituto non riesce neppure a divulgare la circolare. L’Unione degli atei, sezione di Catania, interviene preventivamente con una diffida, minaccia denunce per «violazione del principio di laicità delle scuole pubbliche» ed entra in modalità trincea permanente.
La santa patrona diventa un casus belli, il preside Salvatore Musumeci è costretto a tornare sui suoi passi e a revocare la circolare. Forse indotto dal silenzio accondiscendente delle istituzioni locali (il sindaco Salvatore Russo è un civico sostenuto dal Pd) e dalle stesse autorità religiose, da tempo più inclini ad appiattirsi sulle ragioni dei senza Dio piuttosto che difendere la fede. Così l’Uaar può cantare vittoria: «Quella decisione era illegittima. Gli atti di culto in orario scolastico sono infatti vietati, come chiarito da norme e sentenze, definitiva quella del Consiglio di Stato del 27 marzo 2017». Il crinale è impervio e la distinzione fra atto di culto in classe e gita in parrocchia a vedere una reliquia abbastanza evidente.
È curioso notare la muscolare alzata di scudi da parte di chi predica ogni tipo di libertà (tranne quelle degli altri) in nome di un laicismo che tende all’assolutismo. L’Uaar è famosa per le sue battaglie frontali contro la religione cattolica: lo sbattezzo, la lotta contro il crocifisso negli edifici pubblici, l’ora di religione, gli slogan provocatori sui bus. A Zafferana gli atei scatenati non si risparmiano neppure un dettaglio imbarazzante: «La visita non avrebbe nemmeno tenuto conto dei risvolti macabri, dato che l’oggetto esposto sarebbe il braccio del cadavere di Sant’Agata». Siamo al «cadaverino appeso fra due legnetti» televisivo di Adel Smith. C’è gente da 23 anni con lo sguardo nello specchietto retrovisore.
Con un dettaglio in più. Il progressista illuminato, impegnato a bollare come oscurantista il ministro Giuseppe Valditara dopo la decisione di non autorizzare in automatico le lezioni genderfluid a scuola, sembra del tutto silente riguardo al diktat imposto da un’associazione di parte all’esercizio della libertà altrui di partecipare a un evento popolare inserito da secoli nel contesto sociale del territorio. Il preside avrebbe potuto tenere duro ma deve avere fiutato l’aria. Nessuna intenzione di rimanere solo e con il cerino acceso in mano. Alla fine, si è limitato a precisare al quotidiano La Sicilia: «Nessuno ha imposto niente. Gli alunni che, a seguito del parere contrario dei genitori, non volevano partecipare alla visita sarebbero rimasti in classe a fare lezione, all’insegna della piena libertà». Parola sconosciuta ai liberal per decreto.
Così Sant’Agata, celebrata dalle processioni e dalle candelore in Sicilia e in tutto il mondo dove un emigrante abbia lasciato il seme della devozione, non può essere avvicinata dai bambini e dai ragazzi di Zafferana in orario scolastico. Mentre l’Etna distratto sta a guardare. La leggenda vuole che nell’antichità il vulcano abbia inghiottito Empedocle risputandone per sdegno un calzare. Era un filosofo pagano che si credeva un dio. Praticamente un ateo.
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La ripartizione dei fondi del Southern Poverty Law Center (Getty Images)
Scusi lei è del Ku Klux Klan? E vuole ritirarsi? Ma come si permette? E lei pure? Ma siete matti? Se voi vi ritirate noi come facciamo a vivere? Immaginiamo lo sgomento per gli attivisti della Ong antirazzista e buonista di Montgomery, in Alabama, di fronte a quei due uomini che volevano deporre cappuccio e tunica bianca. In un attimo hanno visto svanire ricche offerte e donazioni, un business da milioni di dollari. Se quelli del Ku Klux Klan si arrendono saremo ridotti sul lastrico, devono aver pensato i sedicenti nemici del Ku Klux Klan. I professionisti dell’antirazzismo, si sa, hanno bisogno del razzismo per sopravvivere. E così in mancanza di meglio, ecco l’idea geniale e l’offerta indecente: se non vi ritirate vi paghiamo noi. Affare fatto. «1.200 dollari al mese per continuare a essere membri del Ku Klux Klan». Veri razzisti in nome dell’antirazzismo.
Così i due incappucciati hanno ritrovato lo smalto cattivo di un tempo, grazie ovviamente ai soldi dei «buoni». I quali «buoni» non contenti di finanziare due membri del Ku Klux Klan (in codice chiamati F31 e F32), hanno finanziato anche: la pubblicazione di «materiale razzista», altra «letteratura estremista», le manifestazioni suprematiste, i «motociclisti sadici», il Gran Mago del Ku Klux Klan, la creazione di nuove sezioni del Ku Klux Klan, ma soprattutto (badate bene) l’acquisto di tuniche bianche e cappucci per i membri del Ku Klux Klan nonché «il rogo delle croci» del Ku Klux Klan con relativa fornitura di «legna e carburante». Non è straordinario? Il rogo delle croci finanziato dalla Ong antirazzista, legna e carburante compresi. L’antirazzismo è un sentimento che infiamma, si sa. Ma mai avremmo pensato che sarebbe arrivato ad un passo dall’infiammare le case dei neri.
Che ci volete fare? Io lo dico da un pezzo: attenti ai buoni. «Quando ci si dichiara solidali con gli altri in genere è per prendergli qualcosa», diceva Vilfredo Pareto. Ed Ennio Flaiano aggiungeva: «Tutti quelli che rubano, devono far mostra di amare il prossimo e di temere Iddio». Ora, per stare al passo con il tempo, tutti quelli che rubano devono anche mostrarsi antirazzisti. La Ong Splc (Southern poverty law center) di Montgomery in Alabama è infatti sotto accusa per frode, false dichiarazioni e cospirazione finalizzata al riciclaggio di denaro. In pratica chiedeva offerte per combattere il razzismo e con quel denaro invece finanziava i razzisti. Per altro non poco: secondo gli inquirenti dal 2014 al 2023 avrebbe versato nelle casse del Ku Klux Klan la bellezza di 3 milioni di dollari. Tutti soldi dei donatori, che si sono così trasformati in finanziatori dell’estremismo a loro insaputa. Poveretti: pensavano fosse amore invece era il rogo di una croce…
La Ong Splc, per altro, era l’emblema dei buoni in eterna lotta contro i cattivi. Sul suo sito c’erano parole durissime contro il Ku Klux Klan, «antico e famigerato gruppo di odio», pronto ad attaccare non solo gli afroamericani ma anche «ebrei, immigrati e membri della comunità Lgbtq+». Ovviamente, tutta colpa di Donald: «l’agenda anti-immigrazione e anti-diversità dell’amministrazione Trump» rende «l’impero invisibile» del male incappucciato ancora più preoccupante, scrivono infatti i buonisti. E avvertono: guai a «liquidarlo come una reliquia». Le tuniche bianche, infatti, hanno ricominciato «a distribuire volantini e reclutare nuovi membri». Informazione assai precise, in effetti: il Ku Klux Klan ha ricominciato a distribuire volantini e a reclutare nuovi membri, come sostiene l’Ong antirazzista. Peccato che l’abbia fatto con i soldi dell’Ong antirazzista. Da lei finanziato e incoraggiato. Altrimenti, si capisce: se il Ku Klux Klan non si dimostra attivo e pericoloso, chi è che fa donazioni ai gruppi anti Ku Klux Klan? La tattica un filo spregiudicata ha dato però frutti abbondanti: fra il 2010 e il 2023 le entrate di Splc sono infatti aumentate da 38,7 a 129 milioni di dollari. Una crescita del 233%. Poi dici che questi buonisti non sanno difendere i valori…
Forse i valori morali non sono pari ai valori economici, ma pazienza. Di fronte alle nuove e circostanziate accuse del Dipartimento americano della giustizia, la Ong buonista infatti non ha fatto un plissé. Anzi, ha mandato avanti i suoi avvocati per protestare contro la fuga di notizie. «Come è possibile che i giornalisti abbiano avuto una copia non firmata e non timbrata dell’atto d’accusa?», si sono chiesti, manco fossero iper garantisti del Parlamento italiano. L’ufficio del Procuratore del distretto dell’Alabama non ha risposto, per ora. Ma appare evidente che la fuga di notizie, per quanto grave, è pur sempre meno grave delle notizie che sono fuggite. E cioè che un’organizzazione antirazzista ha finanziato con 3 milioni di euro i razzisti del Ku Klux Klan per poter continuare a incassare più donazioni fregando i donatori. E oserei dire che la fuga delle notizie è un bene, in questo caso, altrimenti oggi tante persone perbene continuerebbero a dare soldi a Splc, convinti di finanziare un’opera buona, mentre invece stanno finanziando i motociclisti sadici e il rogo delle croce, legna e combustibile compresi. Piuttosto: siamo sicuri che questo metodo non sia applicato anche da altre associazioni buoniste? Urge indagare. L’allarmismo rende, il business è grande. E si sa che non sempre i ricchi, in nome dell’antirazzismo, fanno donazioni. Ma di sicuro, in nome dell’antirazzismo, le donazioni fanno i ricchi.
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