True
2024-06-13
Pure i Verdi europei scansano il M5s. Ma Conte non schioda
Giuseppe Conte (Ansa)
Un ritorno alla Prima Repubblica, ma senza qualità. Nelle ultime 24 ore Giuseppe Conte prima si è esibito nel rito delle finte dimissioni da reuccio del M5s, ben sapendo che tanto oggi nessuno prenderebbe il suo posto, poi ha lanciato un altro mitologico arnese della politica politicante come «l’assembla costituente». Ovviamente da tenersi non domani, ma con comodo in autunno, di modo che l’ex avvocato del popolo possa fare anche il segretario balneare. Manca solo un altro feticcio come «la verifica», ma giusto perché i grillini stanno all’opposizione e quindi non saprebbero bene con chi e cosa verificare. Insomma, ciò che resta del movimento che doveva «aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno» (Grillo dixit a febbraio 2013) si dimena oggi in formule antiche, senza leader carismatici e in compenso con ex dal dente avvelenato come Luigi Di Maio che accusa Conte di aver ridotto il Movimento a un soggetto politico «snaturato, verticistico e chiuso».
L’assemblea dei parlamentari di M5s di martedì sera è stata aggiornata alle prossime ore perché, dopo il 9,9% delle Europee, mica ce la si può cavare con un dopo cena. Ma l’ex premier, che passerà alla storia per i Dpcm anti Covid che cominciavano con il mitologico «Consentiamo», nella giornata di martedì ha dato la «disponibilità a mettermi per primo in discussione». Insomma, tradotto dal lessico paleodemocristiano, «dimissioni». Poi, ovviamente, non se n’è fatto nulla perché qualche suo colonnello deve avergli detto: «Ma no, che fai, mica è colpa tua, resta». Del resto, se nessuno ha impedito a Conte di riempire le liste per le Europee di signor nessuno, a cominciare da Beppe Grillo, non è che gli si possa addebitare tutta la sconfitta.
Ma il pezzo forte è arrivato ieri quando Conte, vistosi riconfermato (da se stesso), ha ovviamente rilanciato, almeno nella sua testa: «Credo che sia venuto il momento di costruire una grande assemblea collettiva […] un’assemblea costituente», con la partecipazione di tutti gli iscritti, in presenza e da remoto». Insomma, dopo quattro anni da condottiero solitario, ora socializza la sconfitta. Senza andare a scomodare le liturgie di mezzo secolo fa, va detto che le ultime «costituenti» non hanno avuto esiti brillantissimi, almeno per chi le ha lanciate.
Per esempio, a novembre del 2022, dopo la vittoria del centrodestra, l’allora segretario del Pd Enrico Letta lanciò un «congresso costituente» e accompagnò l’idea con una lettera agli iscritti in cui scriveva: «Abbiamo il tempo e abbiamo la forza morale, intellettuale e politica per rimetterci in piedi». Sì, ma con un altro segretario, Elli Schlein. Negli ultimi due anni, anche Carlo Calenda ha parlato di «assemblea costituente» per il suo fantomatico Terzo polo, con o senza Matteo Renzi. E martedì, quando ha dovuto commentare il disastro delle Europee in cui il suo movimento è rimasto fuori da Strasburgo, che cosa ha annunciato l’ex ministro montiano? Semplice: «Azione continuerà a fare il suo lavoro, apriremo la fase costituente che abbiamo promesso agli elettori». I quali elettori centristi, s’immagina, se non gli fai la fase costituente che hai promesso ti vengono a prendere a casa.
In ogni caso, la sconfitta in politica non sempre è il momento del coraggio. Più spesso è il momento della perfidia. E allora si è rifatto vivo anche l’uomo che due governi fa aveva «sconfitto la povertà» con il reddito di cittadinanza, ovvero Luigi Di Maio. Stava benissimo alla Farnesina, tra feluche, cerimoniale e ricevimenti. Poi qualcuno ha fatto cadere il governo di Mario Draghi e, se non avesse trovato un incarico di terza fila con la Commissione Ue come Rappresentante speciale per il Golfo, avrebbe fatto la fine di Matteo Renzi, che in Arabia ci va a fatturare. Così, intervistato dalla Stampa, Di Maio dice una cosa che nel 2024 è lunare: «Perdono i partiti che hanno fatto cadere Draghi», ovvero M5s e Lega. Poi va di spada: «Conte ha compiuto il capolavoro di far tornare il bipolarismo. Ha snaturato il Movimento, che oggi è un partito ancora più chiuso e verticistico del passato».
Di Maio ricorda che «un tempo era più plurale, c’erano più “anime” diverse», invece «Conte lo ha modellato a sua immagine e somiglianza, ha fatto un’operazione legittima, che gli è stata consentita senza che nessuno alzasse un dito. Per questo credo che, nonostante questo risultato negativo, dentro al Movimento non cambierà niente». Sì, ma non è che l’avvocato foggiano si sia nominato leader da solo, al posto di Di Maio. E in effetti ecco un bel graffio anche al comico genovese: «Grillo, ha 300.000 buoni motivi per restare in silenzio». Un riferimento ai soldi che il comico ligure prende dal Movimento come «consulente della comunicazione». Almeno sul processo per stupro al figlio di Grillo, Luigino ha sorvolato.
E mentre si attende ormai da domenica sera una qualche epifania del suddetto consulente della comunicazione, un fatto sembra certo: il tetto dei due mandati ha i giorni contati perché ormai nel Movimento si sono resi conto che è inutile crescere una qualche classe dirigente e poi rinunciarvi per regole troppo severe. E in un’Italia che si sta abituando al duello tra due donne, Meloni e Schlein, il M5s potrebbe provare a incunearsi con un’altra leadership femminile come Chiara Appendino.
Sul fronte delle alleanze, per ora tocca stare a sinistra, con Avs che si è offerta come perno di una coalizione a guida Pd. Solo che al momento, in Europa, il gruppo dei Verdi non fa entrare i 5 stelle di Conte. La fase Calimero va avanti.
«Pignoriamo lo stipendio della Salis»
La battaglia tra Aler e Ilaria Salis prosegue anche dopo le elezioni europee. Tra le fila di Fratelli d’Italia c’è, infatti, chi chiede di pignorare il nuovo stipendio da europarlamentare della Salis per recuperare il presunto debito di 90.000 euro accumulato con l’azienda di Regione Lombardia che gestisce l’edilizia popolare. A proporlo è il consigliere comunale milanese Enrico Marcora che ieri, in una nota, ha chiesto appunto che Aler «si attivi subito per pignorare i suoi futuri stipendi da parlamentare europea». Marcora ha aggiunto: «La cosa positiva della sua elezione è la possibilità di Aler di recuperare l’importante importo dovutogli da Salis». Del resto, il salario da europarlamentare è di 10.377,43 euro lordi al mese, che al netto si traduce in 8.089,63 euro, dopo aver detratto le imposte dell’Ue e i contributi assicurativi.
Ma il tema è complesso dal punto di vista normativo. Per i parlamentari in Italia, infatti, è impossibile vedersi pignorare lo stipendio. Lo vieta una legge del 1965 tanto che, negli anni passati, c’era chi aveva chiesto di abolire questo privilegio dal momento che alcuni padri separati e parlamentari evitavano di pagare l’assegno di mantenimento dei figli nascondendosi, appunto, dietro lo status di deputato o senatore.
In Europa potrebbe essere diverso. Ma anche qui le interpretazioni normative differiscono. C’è chi sostiene che fino a un terzo lo stipendio da europarlamentare sia pignorabile, ma a Bruxelles altri ricordano il principio della extraterritorialità, in quanto l’Europarlamento è istituzione Ue, al di fuori dei confini nazionali. Insomma, nel caso si prevede una dura battaglia legale. «Bisognerebbe prima avere un titolo esecutivo. Dunque un provvedimento dell’autorità giurisdizionale che accerti che vi sia stata una occupazione senza titolo dell’immobile. Poi la messa in mora e la richiesta di pagamento. Quindi, con il titolo esecutivo, si potrà richiedere eventualmente il pignoramento. Al momento tutto questo manca», spiegava ieri Eugenio Losco, avvocato di Salis che ha deciso di replicare alle richieste di Marcora.
«Non risulta alcuna sentenza», prosegue l’avvocato Losco, «che abbia accertato l’occupazione senza titolo da parte della signora Salis di via Borsi 14. Quella riportata nei giornali è una contabilizzazione interna, forse necessaria ai fini di bilancio. E si fonderebbe su un accesso nel 2008 senza ulteriori accertamenti sull’occupazione dell’immobile da parte della signora Salis».
Dal canto suo, Aler Milano ha ribadito ancora una volta che «attiverà nelle opportune sedi le procedure di riscossione coattiva del credito» che dovrebbe ammontare a oltre 90.000 euro accumulati in 16 anni e cioè a partire dal 2008 quando l’allora ventiquattrenne Ilaria Salis venne identificata come occupante abusiva di un appartamento in via Borsi, nella zona anarchica di Milano sui Navigli tra le case popolari gestite dall’azienda lombarda. Nel febbraio del 2009, come spiega Aler, «dagli atti conservati in azienda si evince che presso la questura di Milano è stata depositata denuncia querela per occupazione abusiva e danneggiamento della porta di ingresso dell’alloggio di via Borsi 14 ai sensi dell’articoli 633 e 635 del Codice penale, sporta da Aler Milano nei confronti della signora Salis Ilaria».
Non va dimenticato che per lo stesso reato di invasione di terreni o edifici, Salis è già stata condannata a 10 mesi per l’occupazione nel 2014 di un appartamento in via Cinquecento, in zona Corvetto, con sentenza diventata definitiva nel 2019. «Sul punto» spiega Aler «non è possibile affermare che la Salis non abbia avuto conoscenza in assoluto di fattispecie analoghe riferibili ad altro diverso processo penale nel 2016 che l’ha vista condannata sia in primo che in secondo grado per i reati di cui agli articoli 633 e 639 bis del Codice penale, inerente invasione di terreni ed edifici».
Continua a leggereRiduci
L’Avvocato senza popolo non si dimette e vuole una costituente. Luigi Di Maio lo sbertuccia evocando una «maledizione Draghi».Il consigliere di Fdi, Enrico Marcora: «Pignoriamo lo stipendio della Salis, così recuperiamo i 90.000 euro che deve ad Aler». Il legale dell’eurodeputata: «Manca il titolo esecutivo». L’azienda: «C’è una denuncia».Lo speciale contiene due articoli.Un ritorno alla Prima Repubblica, ma senza qualità. Nelle ultime 24 ore Giuseppe Conte prima si è esibito nel rito delle finte dimissioni da reuccio del M5s, ben sapendo che tanto oggi nessuno prenderebbe il suo posto, poi ha lanciato un altro mitologico arnese della politica politicante come «l’assembla costituente». Ovviamente da tenersi non domani, ma con comodo in autunno, di modo che l’ex avvocato del popolo possa fare anche il segretario balneare. Manca solo un altro feticcio come «la verifica», ma giusto perché i grillini stanno all’opposizione e quindi non saprebbero bene con chi e cosa verificare. Insomma, ciò che resta del movimento che doveva «aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno» (Grillo dixit a febbraio 2013) si dimena oggi in formule antiche, senza leader carismatici e in compenso con ex dal dente avvelenato come Luigi Di Maio che accusa Conte di aver ridotto il Movimento a un soggetto politico «snaturato, verticistico e chiuso».L’assemblea dei parlamentari di M5s di martedì sera è stata aggiornata alle prossime ore perché, dopo il 9,9% delle Europee, mica ce la si può cavare con un dopo cena. Ma l’ex premier, che passerà alla storia per i Dpcm anti Covid che cominciavano con il mitologico «Consentiamo», nella giornata di martedì ha dato la «disponibilità a mettermi per primo in discussione». Insomma, tradotto dal lessico paleodemocristiano, «dimissioni». Poi, ovviamente, non se n’è fatto nulla perché qualche suo colonnello deve avergli detto: «Ma no, che fai, mica è colpa tua, resta». Del resto, se nessuno ha impedito a Conte di riempire le liste per le Europee di signor nessuno, a cominciare da Beppe Grillo, non è che gli si possa addebitare tutta la sconfitta. Ma il pezzo forte è arrivato ieri quando Conte, vistosi riconfermato (da se stesso), ha ovviamente rilanciato, almeno nella sua testa: «Credo che sia venuto il momento di costruire una grande assemblea collettiva […] un’assemblea costituente», con la partecipazione di tutti gli iscritti, in presenza e da remoto». Insomma, dopo quattro anni da condottiero solitario, ora socializza la sconfitta. Senza andare a scomodare le liturgie di mezzo secolo fa, va detto che le ultime «costituenti» non hanno avuto esiti brillantissimi, almeno per chi le ha lanciate. Per esempio, a novembre del 2022, dopo la vittoria del centrodestra, l’allora segretario del Pd Enrico Letta lanciò un «congresso costituente» e accompagnò l’idea con una lettera agli iscritti in cui scriveva: «Abbiamo il tempo e abbiamo la forza morale, intellettuale e politica per rimetterci in piedi». Sì, ma con un altro segretario, Elli Schlein. Negli ultimi due anni, anche Carlo Calenda ha parlato di «assemblea costituente» per il suo fantomatico Terzo polo, con o senza Matteo Renzi. E martedì, quando ha dovuto commentare il disastro delle Europee in cui il suo movimento è rimasto fuori da Strasburgo, che cosa ha annunciato l’ex ministro montiano? Semplice: «Azione continuerà a fare il suo lavoro, apriremo la fase costituente che abbiamo promesso agli elettori». I quali elettori centristi, s’immagina, se non gli fai la fase costituente che hai promesso ti vengono a prendere a casa.In ogni caso, la sconfitta in politica non sempre è il momento del coraggio. Più spesso è il momento della perfidia. E allora si è rifatto vivo anche l’uomo che due governi fa aveva «sconfitto la povertà» con il reddito di cittadinanza, ovvero Luigi Di Maio. Stava benissimo alla Farnesina, tra feluche, cerimoniale e ricevimenti. Poi qualcuno ha fatto cadere il governo di Mario Draghi e, se non avesse trovato un incarico di terza fila con la Commissione Ue come Rappresentante speciale per il Golfo, avrebbe fatto la fine di Matteo Renzi, che in Arabia ci va a fatturare. Così, intervistato dalla Stampa, Di Maio dice una cosa che nel 2024 è lunare: «Perdono i partiti che hanno fatto cadere Draghi», ovvero M5s e Lega. Poi va di spada: «Conte ha compiuto il capolavoro di far tornare il bipolarismo. Ha snaturato il Movimento, che oggi è un partito ancora più chiuso e verticistico del passato». Di Maio ricorda che «un tempo era più plurale, c’erano più “anime” diverse», invece «Conte lo ha modellato a sua immagine e somiglianza, ha fatto un’operazione legittima, che gli è stata consentita senza che nessuno alzasse un dito. Per questo credo che, nonostante questo risultato negativo, dentro al Movimento non cambierà niente». Sì, ma non è che l’avvocato foggiano si sia nominato leader da solo, al posto di Di Maio. E in effetti ecco un bel graffio anche al comico genovese: «Grillo, ha 300.000 buoni motivi per restare in silenzio». Un riferimento ai soldi che il comico ligure prende dal Movimento come «consulente della comunicazione». Almeno sul processo per stupro al figlio di Grillo, Luigino ha sorvolato. E mentre si attende ormai da domenica sera una qualche epifania del suddetto consulente della comunicazione, un fatto sembra certo: il tetto dei due mandati ha i giorni contati perché ormai nel Movimento si sono resi conto che è inutile crescere una qualche classe dirigente e poi rinunciarvi per regole troppo severe. E in un’Italia che si sta abituando al duello tra due donne, Meloni e Schlein, il M5s potrebbe provare a incunearsi con un’altra leadership femminile come Chiara Appendino. Sul fronte delle alleanze, per ora tocca stare a sinistra, con Avs che si è offerta come perno di una coalizione a guida Pd. Solo che al momento, in Europa, il gruppo dei Verdi non fa entrare i 5 stelle di Conte. La fase Calimero va avanti.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/pure-verdi-europei-scansano-m5s-2668519010.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="pignoriamo-lo-stipendio-della-salis" data-post-id="2668519010" data-published-at="1718280399" data-use-pagination="False"> «Pignoriamo lo stipendio della Salis» La battaglia tra Aler e Ilaria Salis prosegue anche dopo le elezioni europee. Tra le fila di Fratelli d’Italia c’è, infatti, chi chiede di pignorare il nuovo stipendio da europarlamentare della Salis per recuperare il presunto debito di 90.000 euro accumulato con l’azienda di Regione Lombardia che gestisce l’edilizia popolare. A proporlo è il consigliere comunale milanese Enrico Marcora che ieri, in una nota, ha chiesto appunto che Aler «si attivi subito per pignorare i suoi futuri stipendi da parlamentare europea». Marcora ha aggiunto: «La cosa positiva della sua elezione è la possibilità di Aler di recuperare l’importante importo dovutogli da Salis». Del resto, il salario da europarlamentare è di 10.377,43 euro lordi al mese, che al netto si traduce in 8.089,63 euro, dopo aver detratto le imposte dell’Ue e i contributi assicurativi. Ma il tema è complesso dal punto di vista normativo. Per i parlamentari in Italia, infatti, è impossibile vedersi pignorare lo stipendio. Lo vieta una legge del 1965 tanto che, negli anni passati, c’era chi aveva chiesto di abolire questo privilegio dal momento che alcuni padri separati e parlamentari evitavano di pagare l’assegno di mantenimento dei figli nascondendosi, appunto, dietro lo status di deputato o senatore. In Europa potrebbe essere diverso. Ma anche qui le interpretazioni normative differiscono. C’è chi sostiene che fino a un terzo lo stipendio da europarlamentare sia pignorabile, ma a Bruxelles altri ricordano il principio della extraterritorialità, in quanto l’Europarlamento è istituzione Ue, al di fuori dei confini nazionali. Insomma, nel caso si prevede una dura battaglia legale. «Bisognerebbe prima avere un titolo esecutivo. Dunque un provvedimento dell’autorità giurisdizionale che accerti che vi sia stata una occupazione senza titolo dell’immobile. Poi la messa in mora e la richiesta di pagamento. Quindi, con il titolo esecutivo, si potrà richiedere eventualmente il pignoramento. Al momento tutto questo manca», spiegava ieri Eugenio Losco, avvocato di Salis che ha deciso di replicare alle richieste di Marcora. «Non risulta alcuna sentenza», prosegue l’avvocato Losco, «che abbia accertato l’occupazione senza titolo da parte della signora Salis di via Borsi 14. Quella riportata nei giornali è una contabilizzazione interna, forse necessaria ai fini di bilancio. E si fonderebbe su un accesso nel 2008 senza ulteriori accertamenti sull’occupazione dell’immobile da parte della signora Salis». Dal canto suo, Aler Milano ha ribadito ancora una volta che «attiverà nelle opportune sedi le procedure di riscossione coattiva del credito» che dovrebbe ammontare a oltre 90.000 euro accumulati in 16 anni e cioè a partire dal 2008 quando l’allora ventiquattrenne Ilaria Salis venne identificata come occupante abusiva di un appartamento in via Borsi, nella zona anarchica di Milano sui Navigli tra le case popolari gestite dall’azienda lombarda. Nel febbraio del 2009, come spiega Aler, «dagli atti conservati in azienda si evince che presso la questura di Milano è stata depositata denuncia querela per occupazione abusiva e danneggiamento della porta di ingresso dell’alloggio di via Borsi 14 ai sensi dell’articoli 633 e 635 del Codice penale, sporta da Aler Milano nei confronti della signora Salis Ilaria». Non va dimenticato che per lo stesso reato di invasione di terreni o edifici, Salis è già stata condannata a 10 mesi per l’occupazione nel 2014 di un appartamento in via Cinquecento, in zona Corvetto, con sentenza diventata definitiva nel 2019. «Sul punto» spiega Aler «non è possibile affermare che la Salis non abbia avuto conoscenza in assoluto di fattispecie analoghe riferibili ad altro diverso processo penale nel 2016 che l’ha vista condannata sia in primo che in secondo grado per i reati di cui agli articoli 633 e 639 bis del Codice penale, inerente invasione di terreni ed edifici».
Luciano Darderi (Ansa)
Nella giornata del «round of 16» è stato infatti l’azzurro numero 17 Atp a prendersi la scena, superando in rimonta nientemeno che Alexander Zverev, che nella classifica mondiale è dietro soltanto ai due mostri sacri Sinner e Carlos Alcaraz. Sulla terra rossa della Grand Stand Arena Darderi è riuscito nell’impresa di riscrivere una partita che sembrava ormai perduta. Specialmente dopo aver incassato un primo set senza storia, perso 6-1 in appena mezz’ora, dando per lunghi tratti l’impressione di non riuscire a reggere il ritmo imposto dal tedesco. Andamento che si stava confermando anche nel secondo parziale, facendo pensare a chiunque che la sfida fosse ormai indirizzata. A chiunque tranne che al ventiquattrenne italo-argentino, che non ha mai smesso di crederci. Dopo che Zverev è salito fino al 4-2 e ha avuto in mano il controllo dell’incontro, qualcosa è cambiato. Darderi ha iniziato a trovare continuità da fondo campo, sostenuto da un pubblico sempre più coinvolto, mentre dall’altra parte il tedesco ha progressivamente perso lucidità. Il momento decisivo è arrivato nel tie-break del secondo set, un’autentica battaglia nella quale Zverev si è fatto annullare quattro match point. Luciano è rimasto aggrappato alla partita con pazienza e coraggio, fino a chiudere 12-10 grazie anche a un doppio fallo finale del suo avversario. Lì, di fatto, il match è finito. Zverev è uscito mentalmente dalla partita e nel terzo set non ha reagito. Darderi ha cavalcato l’inerzia e l’entusiasmo del Foro Italico, dominando 6-0 il parziale decisivo e conquistando così la prima vittoria in carriera contro un top ten. Una serata che difficilmente dimenticherà e che gli vale anche i primi quarti di finale in un Masters 1000, dove affronterà il baby fenomeno spagnolo Rafael Jódar. «È stata una partita molto dura, non mi sentivo bene nel primo set», ha spiegato a caldo Darderi. «Poi sono riuscito a girarla anche perché Zverev mi ha regalato qualcosa. La gente mi ha aiutato tanto, sono molto felice».
Più lineare, invece, il pomeriggio di Sinner sul centrale. Contro l’altra rivelazione di questa edizione, Andrea Pellegrino, il numero uno del mondo ha controllato il «derby» senza particolari difficoltà, imponendosi (6-2, 6-3) e centrando la qualificazione ai quarti. Per il pugliese resta comunque un torneo oltre ogni aspettativa, mentre Sinner continua a macinare record: con quella contro Pellegrino sono diventate 31 le vittorie consecutive nei Masters 1000, eguagliando un primato che apparteneva a Novak Djokovic. «Il derby qui in Italia è sempre speciale», ha detto Jannik dopo la vittoria. «Sono molto felice per Andrea, ha fatto un torneo straordinario». Poi uno sguardo al prosieguo del torneo, dove se la vedrà con il russo Andrej Rublev: «I quarti sono già un turno importante. Il giorno di riposo mi aiuterà».
L’unica nota stonata della giornata azzurra è arrivata dalla sconfitta di Lorenzo Musetti contro Casper Ruud. Il toscano, già apparso in difficoltà fisica nei giorni scorsi, ha ceduto nettamente (6-3 6-1) in una partita condizionata dai problemi alla coscia sinistra: «Chiedo scusa al pubblico, ma la mia condizione fisica non mi ha permesso di giocare come avrei voluto», ha ammesso il carrarino nel post partita.
Continua a leggereRiduci
@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
Continua a leggereRiduci