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Pur di vincere il referendum Renzi arruola anche Sant’Ubaldo

Il Pd ha lanciato un'iniziativa con questo titolo: «Riforme-Crescita-Europa, cambiare SI può». Fra i partecipanti il sottosegretario alle Politiche europee, Sandro Gozi, e il sottosegretario al ministero dell'Interno, Gianpiero Bocci. L'aspetto singolare di questo evento politico e partitico che doveva svolgersi lo scorso 17 settembre, era la sua location, ovvero la basilica di Sant'Ubaldo a Gubbio.

Andrea Smacchi, consigliere regionale del Pd, aveva pure sottolineato che non si trattava di una scelta casuale: «Da un luogo simbolo per la nostra regione parleremo di tutte le sfide che si stanno profilando all'orizzonte, in questo autunno caldo per l'Umbria e per tutta l'Italia. In primis quella di un referendum costituzionale che chiama tutta la classe politica alla responsabilità».

Ma perché «luogo simbolo»? Che cosa c'entrano Sant'Ubaldo e la basilica dov'egli è sepolto, con il referendum costituzionale e con le politiche del governo? E soprattutto: com'è possibile che una chiesa, specialmente una basilica importante come quella di Sant'Ubaldo, patrono di Gubbio, venga usata per una manifestazione di partito?

Non risulta che Sant'Ubaldo, grande vescovo del XII secolo originario del luogo, sia stato tesserato del Pd, né risulta che si sia a suo tempo schierato per il Sì al referendum di Renzi.

Per questo gli abitanti di Gubbio hanno protestato e le autorità ecclesiastiche hanno dovuto ritirare la concessione della basilica, ma precisando che lo hanno fatto «di comune accordo con Smacchi».

È sconcertante che le autorità ecclesiastiche abbiano avuto bisogno delle proteste popolari per accorgersi che una manifestazione politica non era «opportuna e consona» alla basilica; ed è altrettanto sconcertante che abbiano cercato il consenso del Pd per evitare l'uso partitico del luogo sacro (per la cronaca, l'evento è poi stato fatto in un hotel di proprietà della diocesi).

Il problema dell'uso improprio e dissacrante delle chiese, d'altra parte, si è riproposto anche in altri casi recenti. Lo scorso 12 settembre, la facciata spoglia e solenne della basilica di Santo Spirito a Firenze, è stata usata come maxischermo per la proiezione del Ciclone di Leonardo Pieraccioni. Alla celebrazione del ventennale di questo film comico, hanno partecipato addirittura amministratori comunali e regionali.

In questo caso non si tratta solo dell'uso dissacrante di un luogo sacro (sia pure della sua facciata esterna), ma anche di una profanazione culturale. Infatti, l'antica basilica fu progettata dal Brunelleschi sui ruderi di un convento agostiniano del tredicesimo secolo. È una delle più importanti basiliche di Firenze ed è un monumento molto significativo del Rinascimento.

Questi episodi sono conseguenze di un certo clima irrispettoso verso i luoghi sacri della cristianità che si è diffuso con l'evento voluto da papa Francesco, l'8 dicembre 2015, a celebrazione della sua enciclica ecologista. Quel giorno, in cui la Chiesa da sempre festeggia l'Immacolata Concezione e che nel 2015 rappresentava l'inizio dell'Anno Santo, fu realizzato uno spettacolo in mondovisione di sapore new age addirittura sulla facciata della basilica di San Pietro. Furono infatti proiettate, per un'ora, sul luogo più sacro della cristianità, colossali immagini di scimpanzé, tigri, elefanti, anche con riferimenti a varie religioni, ma senza alcun richiamo al cristianesimo.

Non che l'eventuale allusione alla fede della Chiesa avrebbe giustificato una tale messa in scena sulla basilica, che è il cuore della cristianità, ma censurare ogni segno cristiano è sembrato a molti un atto di sconcertante ambiguità. Quello spettacolo profano ha avuto una connotazione neopagana e dissacratoria.