Zona arancione, proteste dalle cime al lungomare
Flash mob di Fdi: «La montagna merita rispetto, non Speranza». Napoli si riversa sulle strade per le ultime ore di libertà. Francesca Donato (Lega): «Lockdown anticostituzionale».

Dopo la Conferenza delle Regioni in vista del nuovo dpcm, la rivalutazione delle misure tuttora in atto nel Paese sarà effettuata domani quando il premier, Mario Draghi , incontrerà i ministri Roberto Speranza (Salute) e Mariastella Gelmini (Affari regionali). Già venerdì, però, gli esperti dell’Iss avevano usato toni allarmistici invitando gli italiani a rispettare le regole anti contagio Covid: «Le varianti potrebbero far impennare il numero dei contagi, limitate il più possibile gli spostamenti, rimanete a casa». Mentre ieri la giornata è stata segnata dalle proteste, dalle cime innevate ai lungomare, nei territori colorati di arancione.

L’ipotesi di un’Italia tutta arancio è stata definita «anticostituzionale» da Francesca Donato, europarlamentare della Lega: «Il lockdown di Natale è stata una delle pagine più infime e buie del governo Conte. Pensare che oggi Draghi voglia prestarsi a firmare provvedimenti simili, gravemente illegittimi per violazione dei principi costituzionali, fa accapponare la pelle». È anche per questo che nell’ultimo giorno in giallo, a Napoli è stato transennato per la folla il lungomare, facendo esplodere la rabbia dei commercianti. «Non è una giornata d’incassi a risollevare le perdite ingenti che abbiamo riportato in questi mesi», ha spiegato Antonino Della Notte, presidente dell’Aicast, una delle associazioni territoriali del commercio, e titolare di quattro ristoranti. «In queste ultime settimane di zona gialla abbiamo dato un po’ di respiro ai nostri dipendenti facendoli rientrare dalla cassa integrazione, ma questa nuova chiusura è un colpo duro da digerire». L’associazione ha già scritto al neoministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, chiedendo un incontro urgente, mentre i sindacati di categoria hanno chiesto lo stop al pagamento delle tasse. Fortemente critici verso «l’ennesima ordinanza disposta ancora una volta senza programmazione», sono anche i cuochi campani: «Gli operatori del settore programmano le spese per far funzionare le strutture giorni prima. Chiudere da un giorno all’altro significa solo buttare alimenti dopo aver speso centinaia e in alcuni casi migliaia di euro».

E proprio Coldiretti ha fatto i conti sulle perdite provocate dal semaforo dei divieti. Sono costretti a disdire le prenotazioni gli oltre 60.000 locali che si trovano nelle nuove Regioni arancio dove da oggi è vietato il servizio al tavolo. L’apertura nel weekend vale l’80% del fatturato settimanale del comparto duramente provato dall’assenza del turismo: la filiera della ristorazione, con aperture a singhiozzo, si classifica tra quelle più duramente colpite dalle misure restrittive che hanno provocato una crisi senza precedenti per la ristorazione nazionale, che nel 2020 dimezza il fatturato (-48%), per una perdita complessiva di quasi 41 miliardi di euro.

Intanto Fratelli d’Italia ieri è tornata a chiedere lo stato di crisi per tutto il settore turistico, di cui quello montano rappresenta una parte molto rilevante e ha organizzato, con lo slogan «La montagna merita rispetto non Speranza», flash mob davanti agli impianti da sci chiusi in più di 30 località italiane.

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