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Stop alle trascrizioni anagrafiche per i figli di «due padri» e «due madri». La Procura di Roma è scesa ufficialmente in campo con un ricorso al tribunale civile che contesta la decisione del Campidoglio di registrare all’anagrafe in modo automatico, senza cioè alcuna istruttoria, gli atti di nascita e adozione di bambini figli di due genitori dello stesso sesso. Una decisione maturata dopo che in diversi comuni italiani, da quello di Gabicce Mare a quello di Torino fino, appunto, alla Capitale, nelle ultime settimane i sindaci si erano arrogati il diritto di procedere autonomamente, per conto loro, all’iscrizione all’anagrafe di figli di coppie arcobaleno. Come se fosse possibile venire al mondo grazie a due uomini o due donne. Una chiara negazione della realtà però permessa da alcune sentenze, che avevano aperto alla possibilità di queste trascrizioni previo accertamento, da parte dei giudici, dell’«idoneità affettiva» e della «capacità di educare e istruire il minore» nonché dell’«ambiente familiare dell’adottante».

Le registrazioni di atti di nascita e adozione nazionale estera di figli di famiglie arcobaleno erano e sono dunque permesse, sì, ma non in modo automatico tramite i Comuni. Che è esattamente quel che alcune amministrazioni locali hanno pensato bene di fare, e che è stato impugnato dalla Procura di Roma grazie, dettaglio non marginale, al gruppo di pm che si occupa di reati contro le donne e i minori coordinato dal procuratore aggiunto Maria Monteleone, e dopo una lunga valutazione supervisionata dal procuratore capo, Giuseppe Pignatone. Nel dettaglio, il ricorso della magistratura romana si basa su due casi distinti nella procedura ma simili nei contenuti: quelli di una coppia di donne e di una coppia di uomini che si erano rivolte al comune di Roma richiedendo, e subito ottenendo, la trascrizione dell’adozione avvenuta fuori dall’Italia. Il peso dell’iniziativa della Procura è notevole non solo perché di mezzo c’è un possibile stravolgimento del diritto di famiglia, ma anche in vista della sentenza che in autunno, proprio su questo tema, la Cassazione emetterà a sezioni unite.

Degna di nota, peraltro, è la tempistica di questo ricorso, promosso dalla stessa Procura dove meno di una settimana fa i rappresentanti di Generazione Famiglia e Citizengo, capeggiati da Filippo Savarese, depositavano ben cinque esposti per altrettante Procure della penisola, contestando proprio la trascrizione anagrafica di atti di nascita esteri riguardanti i figli di «due padri» e «due madri». Che i pro family ci abbiano visto giusto è altresì confermato dal fatto che i pm capitolini si sono mossi sulla base del medesimo impianto giuridico dei loro esposti, tutti richiamanti l’articolo 95 del Dpr 396 del 2000, che al secondo comma attribuisce proprio al procuratore della Repubblica la facoltà di richiedere «la cancellazione di un atto indebitamente registrato».

«Siamo molto contenti di questa iniziativa della Procura», commenta Savarese, comprensibilmente soddisfatto, «perché certifica la fondatezza dei nostri esposti e riconosce un dato fondamentale: i figli nascono sempre da un padre e da una madre». Appoggia il ricorso della magistratura anche Simone Pillon, senatore leghista capogruppo in Commissione giustizia, il quale da un lato sottolinea come la prassi delle trascrizioni di atti di nascita arcobaleno celi il «tentativo di legittimare l’utero in affitto e la compravendita di gameti umani» e, dall’altro, annuncia che a questo proposito la settimana prossima presenterà un’interrogazione su quello che è «uno dei più gravi delitti contro la dignità delle donne e dei loro bambini».

In attesa di vedere quali saranno i responsi dei giudici, e se la prassi pro Lgbt di alcuni Comuni sarà convalidata o sconfessata, c’è da segnalare una polemica sorta nelle scorse ore sempre sulle cosiddette nuove famiglie rispetto nel Siracusano, dove don Sebastiano Gulinello, parroco della chiesa dell’Immacolata di Priolo, ha negato il sacramento della comunione a due donne, Paola Desi e Maria Grimaldi, che proprio a Priolo, lo scorso 6 aprile, si erano unite civilmente. Com’era prevedibile, le reazioni delle associazioni arcobaleno contro questa decisione non si sono fatte attendere, e i commenti sono stati durissimi. Da parte sua, invece, don Sebastiano ribatte d’essersi attenuto alle regole che in effetti, dinnanzi a peccatori manifesti, non soltanto autorizzano ma obbligano il sacerdote a negare l’eucaristia a tutela, direbbe san Cipriano, della «santità» e dell’«onore della Chiesa».

Tempi duri, insomma, per il movimento arcobaleno, che dall’elezione di Trump in poi, dopo anni di vento in poppa, si trova a dover fare i conti con uno scenario complessivo se non ostile certamente non più così favorevole. Si tratta ora di capire, come dicevamo, se i paladini dei cosiddetti diritti civili avranno ancora dalla loro almeno la frangia più «creativa» della magistratura, oppure neppure quella. Staremo a vedere. Comunque vada, una cosa è certa: l’estate in corso, per il fronte Lgbt, è molto più calda di quella segnata dalla colonnina di mercurio.

Giuliano Guzzo


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