True
2020-12-28
Nel Paese del migrante c’è il Covid? Va concesso il permesso umanitario
Ansa
Tra i tanti clamorosi fallimenti, il governo giallorosso può vantare almeno un successo: è riuscito a occultare totalmente il fenomeno migratorio. Di sbarchi e centri d'accoglienza non si parla quasi più, ora che i decreti di Matteo Salvini sono stati smantellati. Della «sfida epocale» - così centrale nel dibattito politico degli ultimi anni - quasi non si trova traccia, come se fosse un argomento del tutto marginale. Eppure, incuranti delle priorità dei progressisti al potere, gli arrivi sulle nostre coste proseguono imperterriti. Basta una veloce occhiata alle notizie che giungono dal Sud per rendersene conto. Qualche esempio: a Pantelleria, tra la Vigilia e Natale, è approdato un centinaio di stranieri, che ora si trovano nel locale centro di accoglienza, ovviamente sovraffollato (102 presenze a ieri). Altre 100 persone si sono arenate a bordo di un barcone nei pressi di Cala Madonna, a Lampedusa, nella notte tra il 25 e il 26 dicembre. Ancora tre sbarchi – tra il 21 e il 26 dicembre – pure a Crotone. In Calabria, del resto, in tre giorni sono arrivati in 165 (egiziani, siriani, iracheni, curdi, afghani) nonostante le condizioni metereologiche avverse. Com'era facile da prevedere, gli sbarchi sono stati accompagnati dagli immancabili naufragi. Un'imbarcazione proveniente dalla Tunisia si è inabissata il 24 dicembre, e ieri si contavano almeno 20 morti e 13 dispersi: solo quattro i superstiti.
A quanto pare, però, le morti in mare non suscitano più lo scandalo di un tempo. Certo, le Ong e alcune associazioni umanitarie continuano a protestare, e si lamentano pure delle condizioni delle navi quarantena su cui i migranti vengono trasportati per affrontare l'isolamento. Il sito Redattoresociale, ad esempio, ha raccolto nei giorni scorsi le testimonianze di alcuni operatori che hanno lavorato a bordo delle costosissime navi volute da Luciana Lamorgese. Una di loro, una ragazza di nome Martina, si trovava sull'imbarcazione su cui è morto, mesi fa, un ragazzino di appena 15 anni. Il suo racconto è inquietante: «Le navi non risolvono nulla, non garantiscono neanche una vera quarantena. Le persone rimangono insieme anche se in settori separati. Spesso chi si negativizza si trova a stare con chi è positivo e l'isolamento diventa infinito». Buono a sapersi: le navi quarantena ci costano milioni e non garantiscono nemmeno un vero isolamento.
Al potere, però, non ci sono più i nazisti cattivi, e tutto può passare in cavalleria. I morti e il disagio non contano più perché, in fondo, l'attuale governo consente a chiunque di entrare e questo è l'importante. Secondo i dati del Viminale, nel 2020 sono arrivati in Italia 34.001 stranieri contro gli 11.439 del 2019 e i 23.210 del 2018. L'aumento, come chiunque può vedere, è notevole.
L'aspetto più allucinante della faccenda, però, è che gli sbarchi sono aumentati proprio ora che le nostre vite sono dominate dall'emergenza Covid. Abbiamo vissuto il Natale barricati in casa, ci era vietato raggiungere Regioni diverse da quella di residenza. Eppure, negli stessi giorni, sulle nostre rive scendevano a centinaia. Adesso ci dicono che – nonostante il vaccino – dovremo abituarci all'idea di restare ancora in zona rossa, perché il virus continua a mordere e in alcune zone d'Italia è addirittura più pericoloso che prima. Ma non c'è un ministro che fiati su chi passa le frontiere via barcone. Anche se - lo ha scritto perfino il New York Times il 26 dicembre - in Africa i casi di coronavirus sono in preoccupante aumento.
Dite che gli ingressi non si possono fermare? Beh, andate a spiegarlo ai nostri connazionali in arrivo dal Regno Unito, fermati e trattati da appestati con la scusa della «variante inglese». Si vede che una eventuale «variante congolese» preoccupa di meno.
Non è finita. Ieri il Corriere della Sera ha fatto sapere che il Tribunale Civile di Milano ha stabilito una nuova regola molto suggestiva: «Il rischio Covid nei Paesi d'origine può essere motivo e concausa per concedere in Italia la protezione umanitaria a migranti che non abbiano diritto all'asilo politico o alla protezione sussidiaria da guerre o torture». Vero, i giudici valuteranno caso per caso, «niente automatismi». Intanto però si crea l'ennesima scappatoia: chi arriva da uno Stato in cui le terapie intensive sono sguarnite e il sistema sanitario è fragile può ottenere il permesso di restare qui anche se non lo meriterebbe. A quanto risulta, è stata donata la protezione al gambiano che scappava dallo zio stregone e al pakistano fuggito dopo una lite sull'acquisto di una bufala.
Con chi giungeva dall'Inghilterra governata dal perfido populista Boris Johnson la severità è stata massima; agli italiani desiderosi di festeggiare in famiglia è stato mostrato il muso duro. Ma chissà, forse c'è una speranza anche per voi. Se nei prossimi giorni dovessero fermarvi per un controllo mentre cercate di raggiungere il nonno in un'altra Regione, provate a dire che siete in fuga da uno stregone, o che dovete assolutamente ritirare una vacca pagata a caro prezzo: magari eviterete la multa.
Schiaffo dell’Ue alle imprese in crisi. A rischio il pagamento degli stipendi
Altre due nuvole scure sulla testa degli italiani. La prima riguarda i conti correnti, e l'allarme è stato reiteratamente lanciato dal centro studi di Unimpresa: in virtù delle nuove norme Eba (l'autorità bancaria europea), gli addebiti automatici non saranno più consentiti se il conto è scoperto. Se non c'è disponibilità adeguata, il rischio immediato è quello che non vengano pagate bollette, utenze, stipendi, rate di finanziamenti, e così via. Nella migliore delle ipotesi, si tratterà di una scocciatura, con relativi ritardi e corse per provvedere; nella peggiore, della creazione a danno di famiglie e imprese di problemi organizzativi ed economici davvero non necessari, meno che mai in un momento come questo.
Ma non finisce qui. Anzi, la notizia peggiore è la prossima: la nuova regolamentazione imporrebbe alle banche, dopo tre mesi di mancati pagamenti anche solo da 100 euro, di segnalare il cliente alla centrale rischi e di classificare tutta la sua esposizione come «credito malato». La norma è già assurda di per sé, perché può capitare a chiunque, per un incrocio temporale imprevisto tra addebiti e accrediti, di avere il conto in rosso o comunque un problema transitorio di liquidità. Ma, in una fase eccezionale come questa, significa trasformare ogni rapporto bancario in un campo minato. E ognuno immagina, anche ai fini delle periodiche rinegoziazioni del rapporto tra un cliente e la sua banca, quanto possa essere spiacevole e negativo ritrovarsi con una segnalazione presso la centrale rischi: ottima scusa, a quel punto, per vedersi negare (o ridurre, o centellinare) ogni erogazione, prestito, e così via. Oltre al danno, la beffa, dunque: da un lato si diventa subito morosi (rispetto a un'utenza ecc) e dall'altro ci si ritrova con addosso una sorta di «cicatrice» negli archivi bancari.
Ciascuno può valutare se questo sia il momento opportuno per dare il via a una vera e propria ulteriore stretta creditizia, addirittura facendo saltare quei minimi margini di elasticità e flessibilità che sono così importanti in particolare per artigiani, commercianti, partite Iva.
La seconda nuvola scura riguarda la previdenza, mentre si avvicina la scadenza dei tre anni della sperimentazione di quota 100, di cui il governo di Giuseppe Conte ha da tempo frettolosamente escluso il rinnovo. Cosa verrà dopo, dunque?
La domanda è più che pertinente, visto che lo stesso problema degli esodati, fonte di tante discussioni, appare tuttora irrisolto: nella manovra è stato inserito un ennesimo intervento sugli esodati (oltre 2.000 casi, e si tratta del nono intervento). Da questo punto di vista, la contraddizione (interventi sugli esodati ma contemporanea volontà di togliere quota 100) appare evidente: e semmai parrebbe consigliabile ragionare proprio su come confermare lo strumento esistente (magari opportunamente rivisto) insieme ad altre misure capaci di favorire la staffetta generazionale.
Il governo non ha le idee chiare. Per ora (via Milleproroghe) sono state semplicemente confermate due commissioni tecniche, una relativa alle cosiddette attività gravose e una sull'eterno tema della distinzione tra previdenza e assistenza. Per il resto, c'è solo l'intenzione politica di fondo del governo di stanziare poco (4 miliardi circa: si vedrà se qualcosa in più o in meno) per il nuovo intervento sulle pensioni, riducendo pesantemente gli stanziamenti teoricamente previsti.
Come fare? Cominciano a circolare ipotesi non molto attraenti: 64 anni di età e 38 di contributi, con una discesa a 62 anni per le attività gravose. Ma resta da capire con che faccia - politicamente parlando - i grillini, dopo aver votato nel primo governo della legislatura quota 100, potrebbero farsi carico di una misura di questo tipo.
Anche se su tutto resta un'incognita: in materia di pensioni, cos'ha già promesso il governo a Bruxelles?
Continua a leggereRiduci
Mentre gli italiani in arrivo dal Regno Unito sono stati trattati come appestati a causa della «variante inglese», gli sbarchi al Sud continuano senza sosta. E da ora il rischio Covid nei Paesi d'origine potrà essere motivo per concedere la protezione ai clandestini.Quota 100 al capolinea: ipotesi pensioni ad almeno 64 anni di età con 38 di contributi.Lo speciale contiene due articoli.Tra i tanti clamorosi fallimenti, il governo giallorosso può vantare almeno un successo: è riuscito a occultare totalmente il fenomeno migratorio. Di sbarchi e centri d'accoglienza non si parla quasi più, ora che i decreti di Matteo Salvini sono stati smantellati. Della «sfida epocale» - così centrale nel dibattito politico degli ultimi anni - quasi non si trova traccia, come se fosse un argomento del tutto marginale. Eppure, incuranti delle priorità dei progressisti al potere, gli arrivi sulle nostre coste proseguono imperterriti. Basta una veloce occhiata alle notizie che giungono dal Sud per rendersene conto. Qualche esempio: a Pantelleria, tra la Vigilia e Natale, è approdato un centinaio di stranieri, che ora si trovano nel locale centro di accoglienza, ovviamente sovraffollato (102 presenze a ieri). Altre 100 persone si sono arenate a bordo di un barcone nei pressi di Cala Madonna, a Lampedusa, nella notte tra il 25 e il 26 dicembre. Ancora tre sbarchi – tra il 21 e il 26 dicembre – pure a Crotone. In Calabria, del resto, in tre giorni sono arrivati in 165 (egiziani, siriani, iracheni, curdi, afghani) nonostante le condizioni metereologiche avverse. Com'era facile da prevedere, gli sbarchi sono stati accompagnati dagli immancabili naufragi. Un'imbarcazione proveniente dalla Tunisia si è inabissata il 24 dicembre, e ieri si contavano almeno 20 morti e 13 dispersi: solo quattro i superstiti.A quanto pare, però, le morti in mare non suscitano più lo scandalo di un tempo. Certo, le Ong e alcune associazioni umanitarie continuano a protestare, e si lamentano pure delle condizioni delle navi quarantena su cui i migranti vengono trasportati per affrontare l'isolamento. Il sito Redattoresociale, ad esempio, ha raccolto nei giorni scorsi le testimonianze di alcuni operatori che hanno lavorato a bordo delle costosissime navi volute da Luciana Lamorgese. Una di loro, una ragazza di nome Martina, si trovava sull'imbarcazione su cui è morto, mesi fa, un ragazzino di appena 15 anni. Il suo racconto è inquietante: «Le navi non risolvono nulla, non garantiscono neanche una vera quarantena. Le persone rimangono insieme anche se in settori separati. Spesso chi si negativizza si trova a stare con chi è positivo e l'isolamento diventa infinito». Buono a sapersi: le navi quarantena ci costano milioni e non garantiscono nemmeno un vero isolamento.Al potere, però, non ci sono più i nazisti cattivi, e tutto può passare in cavalleria. I morti e il disagio non contano più perché, in fondo, l'attuale governo consente a chiunque di entrare e questo è l'importante. Secondo i dati del Viminale, nel 2020 sono arrivati in Italia 34.001 stranieri contro gli 11.439 del 2019 e i 23.210 del 2018. L'aumento, come chiunque può vedere, è notevole.L'aspetto più allucinante della faccenda, però, è che gli sbarchi sono aumentati proprio ora che le nostre vite sono dominate dall'emergenza Covid. Abbiamo vissuto il Natale barricati in casa, ci era vietato raggiungere Regioni diverse da quella di residenza. Eppure, negli stessi giorni, sulle nostre rive scendevano a centinaia. Adesso ci dicono che – nonostante il vaccino – dovremo abituarci all'idea di restare ancora in zona rossa, perché il virus continua a mordere e in alcune zone d'Italia è addirittura più pericoloso che prima. Ma non c'è un ministro che fiati su chi passa le frontiere via barcone. Anche se - lo ha scritto perfino il New York Times il 26 dicembre - in Africa i casi di coronavirus sono in preoccupante aumento. Dite che gli ingressi non si possono fermare? Beh, andate a spiegarlo ai nostri connazionali in arrivo dal Regno Unito, fermati e trattati da appestati con la scusa della «variante inglese». Si vede che una eventuale «variante congolese» preoccupa di meno. Non è finita. Ieri il Corriere della Sera ha fatto sapere che il Tribunale Civile di Milano ha stabilito una nuova regola molto suggestiva: «Il rischio Covid nei Paesi d'origine può essere motivo e concausa per concedere in Italia la protezione umanitaria a migranti che non abbiano diritto all'asilo politico o alla protezione sussidiaria da guerre o torture». Vero, i giudici valuteranno caso per caso, «niente automatismi». Intanto però si crea l'ennesima scappatoia: chi arriva da uno Stato in cui le terapie intensive sono sguarnite e il sistema sanitario è fragile può ottenere il permesso di restare qui anche se non lo meriterebbe. A quanto risulta, è stata donata la protezione al gambiano che scappava dallo zio stregone e al pakistano fuggito dopo una lite sull'acquisto di una bufala.Con chi giungeva dall'Inghilterra governata dal perfido populista Boris Johnson la severità è stata massima; agli italiani desiderosi di festeggiare in famiglia è stato mostrato il muso duro. Ma chissà, forse c'è una speranza anche per voi. Se nei prossimi giorni dovessero fermarvi per un controllo mentre cercate di raggiungere il nonno in un'altra Regione, provate a dire che siete in fuga da uno stregone, o che dovete assolutamente ritirare una vacca pagata a caro prezzo: magari eviterete la multa.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/porti-spalancati-al-virus-se-viene-dallafrica-2649651906.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="schiaffo-dellue-alle-imprese-in-crisi-a-rischio-il-pagamento-degli-stipendi" data-post-id="2649651906" data-published-at="1609092638" data-use-pagination="False"> Schiaffo dell’Ue alle imprese in crisi. A rischio il pagamento degli stipendi Altre due nuvole scure sulla testa degli italiani. La prima riguarda i conti correnti, e l'allarme è stato reiteratamente lanciato dal centro studi di Unimpresa: in virtù delle nuove norme Eba (l'autorità bancaria europea), gli addebiti automatici non saranno più consentiti se il conto è scoperto. Se non c'è disponibilità adeguata, il rischio immediato è quello che non vengano pagate bollette, utenze, stipendi, rate di finanziamenti, e così via. Nella migliore delle ipotesi, si tratterà di una scocciatura, con relativi ritardi e corse per provvedere; nella peggiore, della creazione a danno di famiglie e imprese di problemi organizzativi ed economici davvero non necessari, meno che mai in un momento come questo. Ma non finisce qui. Anzi, la notizia peggiore è la prossima: la nuova regolamentazione imporrebbe alle banche, dopo tre mesi di mancati pagamenti anche solo da 100 euro, di segnalare il cliente alla centrale rischi e di classificare tutta la sua esposizione come «credito malato». La norma è già assurda di per sé, perché può capitare a chiunque, per un incrocio temporale imprevisto tra addebiti e accrediti, di avere il conto in rosso o comunque un problema transitorio di liquidità. Ma, in una fase eccezionale come questa, significa trasformare ogni rapporto bancario in un campo minato. E ognuno immagina, anche ai fini delle periodiche rinegoziazioni del rapporto tra un cliente e la sua banca, quanto possa essere spiacevole e negativo ritrovarsi con una segnalazione presso la centrale rischi: ottima scusa, a quel punto, per vedersi negare (o ridurre, o centellinare) ogni erogazione, prestito, e così via. Oltre al danno, la beffa, dunque: da un lato si diventa subito morosi (rispetto a un'utenza ecc) e dall'altro ci si ritrova con addosso una sorta di «cicatrice» negli archivi bancari. Ciascuno può valutare se questo sia il momento opportuno per dare il via a una vera e propria ulteriore stretta creditizia, addirittura facendo saltare quei minimi margini di elasticità e flessibilità che sono così importanti in particolare per artigiani, commercianti, partite Iva. La seconda nuvola scura riguarda la previdenza, mentre si avvicina la scadenza dei tre anni della sperimentazione di quota 100, di cui il governo di Giuseppe Conte ha da tempo frettolosamente escluso il rinnovo. Cosa verrà dopo, dunque? La domanda è più che pertinente, visto che lo stesso problema degli esodati, fonte di tante discussioni, appare tuttora irrisolto: nella manovra è stato inserito un ennesimo intervento sugli esodati (oltre 2.000 casi, e si tratta del nono intervento). Da questo punto di vista, la contraddizione (interventi sugli esodati ma contemporanea volontà di togliere quota 100) appare evidente: e semmai parrebbe consigliabile ragionare proprio su come confermare lo strumento esistente (magari opportunamente rivisto) insieme ad altre misure capaci di favorire la staffetta generazionale. Il governo non ha le idee chiare. Per ora (via Milleproroghe) sono state semplicemente confermate due commissioni tecniche, una relativa alle cosiddette attività gravose e una sull'eterno tema della distinzione tra previdenza e assistenza. Per il resto, c'è solo l'intenzione politica di fondo del governo di stanziare poco (4 miliardi circa: si vedrà se qualcosa in più o in meno) per il nuovo intervento sulle pensioni, riducendo pesantemente gli stanziamenti teoricamente previsti. Come fare? Cominciano a circolare ipotesi non molto attraenti: 64 anni di età e 38 di contributi, con una discesa a 62 anni per le attività gravose. Ma resta da capire con che faccia - politicamente parlando - i grillini, dopo aver votato nel primo governo della legislatura quota 100, potrebbero farsi carico di una misura di questo tipo. Anche se su tutto resta un'incognita: in materia di pensioni, cos'ha già promesso il governo a Bruxelles?
Luciano Darderi (Ansa)
Nella giornata del «round of 16» è stato infatti l’azzurro numero 17 Atp a prendersi la scena, superando in rimonta nientemeno che Alexander Zverev, che nella classifica mondiale è dietro soltanto ai due mostri sacri Sinner e Carlos Alcaraz. Sulla terra rossa della Grand Stand Arena Darderi è riuscito nell’impresa di riscrivere una partita che sembrava ormai perduta. Specialmente dopo aver incassato un primo set senza storia, perso 6-1 in appena mezz’ora, dando per lunghi tratti l’impressione di non riuscire a reggere il ritmo imposto dal tedesco. Andamento che si stava confermando anche nel secondo parziale, facendo pensare a chiunque che la sfida fosse ormai indirizzata. A chiunque tranne che al ventiquattrenne italo-argentino, che non ha mai smesso di crederci. Dopo che Zverev è salito fino al 4-2 e ha avuto in mano il controllo dell’incontro, qualcosa è cambiato. Darderi ha iniziato a trovare continuità da fondo campo, sostenuto da un pubblico sempre più coinvolto, mentre dall’altra parte il tedesco ha progressivamente perso lucidità. Il momento decisivo è arrivato nel tie-break del secondo set, un’autentica battaglia nella quale Zverev si è fatto annullare quattro match point. Luciano è rimasto aggrappato alla partita con pazienza e coraggio, fino a chiudere 12-10 grazie anche a un doppio fallo finale del suo avversario. Lì, di fatto, il match è finito. Zverev è uscito mentalmente dalla partita e nel terzo set non ha reagito. Darderi ha cavalcato l’inerzia e l’entusiasmo del Foro Italico, dominando 6-0 il parziale decisivo e conquistando così la prima vittoria in carriera contro un top ten. Una serata che difficilmente dimenticherà e che gli vale anche i primi quarti di finale in un Masters 1000, dove affronterà il baby fenomeno spagnolo Rafael Jódar. «È stata una partita molto dura, non mi sentivo bene nel primo set», ha spiegato a caldo Darderi. «Poi sono riuscito a girarla anche perché Zverev mi ha regalato qualcosa. La gente mi ha aiutato tanto, sono molto felice».
Più lineare, invece, il pomeriggio di Sinner sul centrale. Contro l’altra rivelazione di questa edizione, Andrea Pellegrino, il numero uno del mondo ha controllato il «derby» senza particolari difficoltà, imponendosi (6-2, 6-3) e centrando la qualificazione ai quarti. Per il pugliese resta comunque un torneo oltre ogni aspettativa, mentre Sinner continua a macinare record: con quella contro Pellegrino sono diventate 31 le vittorie consecutive nei Masters 1000, eguagliando un primato che apparteneva a Novak Djokovic. «Il derby qui in Italia è sempre speciale», ha detto Jannik dopo la vittoria. «Sono molto felice per Andrea, ha fatto un torneo straordinario». Poi uno sguardo al prosieguo del torneo, dove se la vedrà con il russo Andrej Rublev: «I quarti sono già un turno importante. Il giorno di riposo mi aiuterà».
L’unica nota stonata della giornata azzurra è arrivata dalla sconfitta di Lorenzo Musetti contro Casper Ruud. Il toscano, già apparso in difficoltà fisica nei giorni scorsi, ha ceduto nettamente (6-3 6-1) in una partita condizionata dai problemi alla coscia sinistra: «Chiedo scusa al pubblico, ma la mia condizione fisica non mi ha permesso di giocare come avrei voluto», ha ammesso il carrarino nel post partita.
Continua a leggereRiduci
@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
Continua a leggereRiduci