- Dopo le prove di sabato, i comitati si organizzano per respingere le etichette e isolare i provocatori: sfilate a Roma e in tutta Italia. «Sì personali» da Carroccio e meloniani.
- Il patto proposto da Enrico Letta fa a pugni con l’articolo 51 della Carta.
Lo speciale contiene due articoli.
Il popolo anti green pass sta rapidamente lasciandosi alle spalle la fase spontaneista, per passare a quella più strutturata. Dopo le prime manifestazioni dei giorni scorsi, nate come reazione istintiva alle misure annunciate dal governo sull’obbligo del lasciapassare vaccinale, c’è grande fermento tra tutte le associazioni e i comitati di cittadini, in vista della manifestazione di domani sera alle 20 a Piazza del popolo, nella Capitale. Nella mente degli organizzatori, infatti, quest’occasione dovrebbe rappresentare da una parte il culmine della protesta civile, dall’altra l’avvio di un’azione più incisiva a livello politico e programmatico, che fissi degli obiettivi precisi da portare al contenzioso con il governo e con le autorità sanitarie.
Un primo sforzo di coordinamento superiore a quanto accaduto per le manifestazioni dello scorso weekend è testimoniato dal fatto che le piazze di domani saranno in qualche modo connesse: in contemporanea alla manifestazione principale di Roma, infatti, si svolgeranno nella medesima forma delle fiaccolate una serie di manifestazioni minori nelle varie province, delle quali – cosa più importante – sono state avvertite le autorità. Inoltre, vi sarebbe sul tavolo anche l’ipotesi di rendere periodiche la proteste, indicendo delle manifestazioni ogni settimana. C’è poi uno sforzo di comunicazione, per far passare l’idea della legittimità costituzionale delle manifestazioni, resa più faticosa da alcune prese di posizione di una parte delle forze di governo e dell’ala più aggressiva degli scienziati. Il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, ieri, ha usato toni inconsueti e irrituali per condannare le scorse manifestazioni, premettendo, per quello che le compete, che non erano autorizzate ma andando oltre, quando è entrata nel merito e ha detto in soldoni che le opinioni che sono state espresse erano sbagliate.
C’è poi il rischio concreto della strumentalizzazione politica, che i promotori vorrebbero evitare, tenendo a debita distanza i partiti e i movimenti pronti a «mettere il cappello» su una nuova ondata di proteste contro il governo: a prendere le redini dell’organizzazione è stato, sui social, il comitato «Libera scelta», che sta rivendicando fortemente la propria caratterizzazione apartitica, mentre sul versante delle forze politiche ogni tipo di adesione sarà strettamente personale. Le prime conferme dei parlamentari sono giunte da alcuni leghisti come Simone Pillon, Armando Siri, Alberto Bagnai e Claudio Borghi e da «cani sciolti» come Vittorio Sgarbi e Gianluigi Paragone, mentre dall’entourage di Matteo Salvini, che pure ha parlato di «piazze da ascoltare e da capire», filtra l’orientamento a non presenziare, per non creare problemi alla maggioranza.
Problemi che non avrebbe invece Giorgia Meloni, in qualità di leader d’opposizione, ma che almeno per il momento, come fanno sapere dal suo staff, non ha inserito in agenda la partecipazione alla manifestazione di Piazza del popolo, per evitare eventuali assimilazioni del suo partito con i no vax. Su buona parte della istanze dei manifestanti, però, sia la Meloni che Salvini concordano, a partire dal giudizio critico sull’obbligo estensivo del green pass, arrivando alla mancata riapertura delle discoteche. In piazza, infatti, ci sarà anche l’altra «gamba» del movimento di protesta, quella costituita da imprenditori e lavoratori già vessati dalle precedenti chiusure, che temono di fermarsi di nuovo, con conseguenze letali per le loro attività.
Su questo fronte, un «antipasto» delle proteste sarà fornito oggi alle 15 dal movimento #IoApro, nato durante la pandemia per iniziativa di alcuni ristoratori, per opporsi al lockdown indiscriminato adottato dal governo di Giuseppe Conte.
Ma quello che sta turbando maggiormente i sonni dei promotori della manifestazione romana è il rischio – da mettere purtroppo in conto – di infiltrazioni di personaggi violenti, eccentrici o che in qualche modo possano screditare la protesta. Lo «sciamano», il neofascista folcloristico di turno o l’individuo da Tso con la Stella di Davide al petto su cui, ineluttabilmente, si concentrerebbe l’attenzione dei media, facendo perdere di vista alla cittadinanza il vero oggetto del contendere. Di carne al fuoco, invece, ce n’è e anche molta: sta emergendo infatti nelle ultime ore l’orientamento di Mario Draghi e dei settori più intransigenti della maggioranza di procedere, quando ancora le nuove norme sul green pass non sono entrate in vigore, a un’ulteriore stretta, che potrebbe coinvolgere presto i trasporti su scala nazionale e non solo – come avviene oggi – quelli internazionali. Il che significherà green pass obbligatorio, ad esempio, sul treno o sul volo Roma-Milano o sul traghetto per la Sardegna. Resta poi sul tavolo la questione dell’obbligo vaccinale per i lavoratori della scuola, che potrebbe essere introdotto in quelle Regioni in cui la percentuale di personale vaccinato restasse troppo bassa.
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