
Ci risiamo: sui giornaloni è ripartito l’allarme conti pubblici. Intendiamoci: non è che il bilancio dello Stato sia rose e fiori. Con i buchi che hanno lasciato in eredità Giuseppe Conte e compagni (a partire da quelli dovuti al Superbonus e che ci trascineremo per anni) il debito italiano è in ascesa e lo sarà ancora per diversi anni. Tuttavia, la situazione non è peggiore di com’era quando a Palazzo Chigi c’era Mario Draghi o, peggio, l’avvocato di Volturara Appula. Anzi, nonostante tutti i pronostici della sinistra, spread e giudizi internazionali non sono peggiorati e la sottoscrizione dei titoli di Stato dimostra che non c’è alcuna fuga degli investitori, a differenza di quanto era stato prospettato. E però stampa e giornalisti vicini ai poteri forti non si rassegnano e continuano a tifare contro il Paese. Lo avevano già fatto in passato, quando per settimane avevano annunciato la procedura d’infrazione europea, che poi in realtà non fu mai avviata. Adesso ci riprovano, descrivendo uno scenario che prefigura difficoltà finanziarie per l’Italia, con i clienti delle banche internazionali, ovvero i grandi fondi d’investimento, che disertano i road show e si chiedono se non sia il caso di vendere i titoli del nostro debito pubblico e mettersi al riparo. Addirittura, le obbligazioni italiane tremerebbero più di quelle francesi, nonostante la vera incognita, dopo le elezioni europee, resti Parigi e in parte anche la Germania, dove i relativi governi sono tutt’altro che solidi, a differenza di quello guidato da Giorgia Meloni. La stabilità, la cui mancanza da sempre era considerata il fattore che alimentava la diffidenza degli investitori nei confronti del debito italiano, all’improvviso non sarebbe più considerata un valore e questo farebbe crescere i rischi «di un Paese che resta fragile e che ha bisogno di riforme, risanamento dei conti e soprattutto di un’Europa forte, integrata e ricca di progetti» come ha scritto il Corriere della Sera.In realtà, a ballare di più non è l’Italia, ma la Francia, le cui prospettive già prima della débâcle elettorale di Emmanuel Macron non erano entusiasmanti, ma ora lo sono ancora meno. Al punto che Bloomberg proprio l’altro giorno non soltanto segnalava che gli investitori hanno dimezzato lo sconto per i prestiti a Parigi, ma ipotizzava che presto la Francia potrebbe essere costretta a pagare a chi compra i titoli del suo debito pubblico lo stesso rendimento dell’Italia, tutto ciò a causa del deterioramento delle finanze francesi e per il clima politico che ha definito febbrile. Insomma, è vero che l’Italia ha il più alto debito pubblico del Vecchio continente, ma forse non è proprio l’ultima della classe e anzi, rispetto a due grandi Paesi che da sempre guidano l’Europa, ha un Pil che va leggermente meglio di quello dei partner.Tuttavia, per non lasciare nulla di intentato e dare l’immagine di uno Stato alle corde o addirittura sull’orlo della bancarotta, sempre sul Corriere della Sera ecco spuntare la cambiale d’oro. Un misterioso titolo da pagare che si aggirerebbe per le stanze di via XX Settembre a Roma, sede del ministero dell’Economia. Trecento miliardi, una cifra colossale che, secondo il quotidiano di via Solferino, non sarebbe conteggiata nel bilancio dello Stato. Un fantasma autorizzato sempre dal governo giallorosso, quello di Conte, Renzi e compagnia bella, che creerebbe una voragine nei conti pubblici (un’altra, dopo il Superbonus) di quello che venne presentato come il governo salva Italia. Tutto avrebbe origine dal decreto Liquidità, varato in fretta e furia mentre il Paese era chiuso per Covid: una garanzia statale su prestiti alle imprese, concessa per proteggere aziende e lavoratori. È evidente: ci fosse davvero un buco da 300 miliardi nascosto tra le pieghe del bilancio pubblico sarebbe la fine, perché salterebbero tutti i parametri presentati a Bruxelles. Un po’ quello che accadde ad Atene quando la Grecia scoprì le carte sulla reale condizione delle sue finanze. Grazie al cielo il debito occulto non c’è, nonostante sia stato sparato in prima pagina. Primo perché la garanzia prestata non cumula 300 miliardi e secondo perché gran parte di quei soldi garantiti dalla finanza pubblica sono già stati rimborsati. E dunque una volta tanto non dobbiamo inseguire Giuseppe Conte per ricordargli i danni che ha fatto.Tuttavia, resta una domanda senza risposta: perché i giornaloni si divertono a dipingere il quadro di questo Paese a tinte più fosche di quelle reali? Certo, abbiamo capito che alla grande stampa questo governo non piace e dunque vai con la consueta litania antifascista, ma insistere a immaginare scenari apocalittici a chi serve? Qual è l’obiettivo? Rifare un altro governo tecnico, tipo Monti o Draghi? Sarà meglio tenere gli occhi aperti prima che ci tocchi un’altra fregatura…






