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2021-11-10
La Polonia ferma i bielorussi e il Muro va benissimo perché lo vuole la Germania
Bielorussi al confine con la Polonia (Getty Images)
La crisi al confine bielorusso non accenna a placarsi. Ieri, il governo della Lituania ha proposto l'introduzione dello stato d'emergenza, mentre la Polonia ha chiuso il proprio valico di frontiera con la Bielorussia a Kuznica. Ricordiamo che lunedì svariate centinaia di migranti si erano dirette dalla Bielorussia verso i confini dell'Unione europea: uno spostamento che, secondo le autorità di Varsavia, sarebbe stato strumentalmente innescato da Minsk, per mettere l'Unione europea sotto pressione. Si tratterebbe, in particolare, di una ritorsione per le sanzioni imposte da Bruxelles alla Bielorussia, accusata dall'Occidente di condotta antidemocratica e violazione dei diritti umani. Deutsche Welle, in particolare, ha pubblicato un'inchiesta che mostra come Alexander Lukashenko abbia messo in piedi un autentico sistema per il traffico di migranti, proponendo pacchetti di viaggio dal costo di circa 12.000 euro e affidando la gestione dei visti principalmente al consolato bielorusso di Erbil. In tutto questo, ieri sera erano almeno 2.000 i migranti stanziati a ridosso della frontiera polacca.
Condanne alla Bielorussia sono arrivate dal Dipartimento di Stato americano e dalla Nato, mentre i Paesi europei hanno parzialmente sospeso l'accordo con Minsk, per facilitare l'ottenimento dei visti da parte dei funzionari bielorussi. «Il regime bielorusso sta attaccando il confine polacco, l'Ue, in un modo senza precedenti», ha detto il presidente polacco, Andrzej Duda. È tuttavia forse la Germania ad aver espresso la posizione più significativa dal punto di vista politico. Parlando alla Bild, il ministro dell'Interno tedesco, Horst Seehofer, ha dichiarato: «Finora i polacchi hanno reagito correttamente. Non possiamo criticarli per aver messo in sicurezza il confine esterno dell'Ue con mezzi ammissibili. I polacchi stanno svolgendo un servizio molto importante per tutta l'Europa […] Lukashenko sta usando il destino delle persone con il sostegno di Vladimir Putin per destabilizzare l'Occidente». «La Polonia o la Germania», ha proseguito, «non possono farcela da sole. Dobbiamo aiutare il governo polacco a proteggere le sue frontiere esterne. Questo sarebbe effettivamente il compito della Commissione europea. Ora sto chiedendo loro di agire». Non solo: il vice del ministro, Stephan Mayer, ha fatto sapere che «la Germania potrebbe inviare la polizia molto prontamente per sostenere la Polonia, se la Polonia lo desidera».
Ora, presa in sé stessa, la tesi di Seehofer è condivisibile. È infatti giusto sottolineare che quello migratorio sia un problema di carattere europeo: un problema che non può quindi essere scaricato sulle spalle dei singoli Stati membri. Tuttavia, se entriamo nel concreto, le parole del ministro tedesco lasciano un po' perplessi. La Germania non ha infatti mai finora dato un aiuto tangibile all'Italia per quanto riguarda la gestione dei flussi migratori provenienti dal Nord Africa. Anzi, in alcuni casi - come nel novembre del 2019 - Angela Merkel ebbe anche in parte da ridire sul fatto che Roma collaborasse con la guardia costiera libica, per arginare quegli stessi flussi. Eppure, se le ondate migratorie che vengono da Est sono un problema, logica vorrebbe che lo fossero anche quelle provenienti da Sud. E invece si assiste a una sorta di strabismo.
Evidentemente Berlino è preoccupata dal fatto che, l'altro ieri, le frotte di migranti ammassatesi al confine polacco gridavano «Germania! Germania!», lasciando chiaramente intendere che proprio la Germania fosse la loro meta: i tedeschi temono, in altre parole, che possa profilarsi all'orizzonte un'ondata migratoria simile a quella del 2015. D'altronde, questo strabismo non è nuovo. Non si capirebbe altrimenti per quale motivo collaborare con la guardia costiera libica implichi problemi per i diritti umani e, invece, foraggiare finanziariamente un leader come Erdogan per bloccare i flussi migratori dalla Siria sia legittimo (si veda, a tal proposito, l'accordo del 2016 tra Bruxelles e Ankara, ampiamente sponsorizzato proprio da Berlino). È quindi forse proprio l'interessamento della Germania che ha portato le alte sfere dell'Ue ad assumere una retorica particolarmente dura verso Minsk, con la Commissione europea che ha accusato il presidente bielorusso di ricorrere a un «approccio da gangster». Sono inoltre allo studio nuove sanzioni che i ministri degli Esteri europei dovrebbero varare lunedì prossimo.
Del resto, che la Bielorussia punti di fatto al ricatto è stato esplicitato ieri anche da una stretta alleata di Lukashenko come Mosca. Citando il suddetto accordo finanziario con la Turchia in materia migratoria, il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha infatti dichiarato: «Perché non possono aiutare la Bielorussia in questo modo? La Bielorussia ha anche bisogno di soldi per garantire condizioni normali ai rifugiati che Lituania e Polonia sono riluttanti a far entrare». A questo si aggiunga la posizione dello stesso Lukashenko che ha tuonato: «Non mi piegherò davanti all'Europa!».
Alla fine, i nodi strutturali dell'Unione europea restano sempre i soliti. In primis, è chiaro che l'agenda continua di fatto a essere dettata dagli Stati che detengono potere maggiore (a partire dalla Germania). In secondo luogo, si sconta l'assenza di una politica estera comune e di un approccio geopolitico ai problemi. Nel momento in cui ha deciso di comminare delle sanzioni a Minsk, l'Ue avrebbe dovuto studiare la messa a punto delle misure necessarie per arginare eventuali ritorsioni: a partire proprio dal rafforzamento dei confini. Ma questo purtroppo non è avvenuto.
Ondata lunga: 320 sbarcano al Sud
I tre varchi tramite i quali gli scafisti trafficanti di esseri umani riescono a portare a termine le operazioni di consegna sulle coste italiane, nonostante le condizioni meteo non favorevoli, non registrano tregue. Tra Calabria, Sicilia e Puglia, nelle ultime 24 ore gli ingressi sono stati 320.
In 49, 28 iraniani, 20 iracheni e un afghano, sono sbarcati ieri mattina a Bianco, in provincia di Reggio Calabria, dopo aver viaggiato a bordo di un veliero di 12 metri che con molta probabilità è partito dalla Turchia. Il piccolo Comune della Calabria, poco più di 4.000 abitanti, non ha disponibilità di strutture d'accoglienza ed è stato costretto a creare una sistemazione temporanea nella sala del Consiglio comunale. Dalla Prefettura sono arrivate rassicurazioni sul trasferimento verso un centro di prima accoglienza. Mentre sulle coste della provincia di Crotone ci sono ancora i relitti delle imbarcazioni approdate nei giorni scorsi. Abbandonati in aree protette, come la Riserva marina di Capo Rizzuto. Le cosiddette carrette del mare, dopo aver trasportato il loro carico di disperati in cerca di futuro, una volta giunte in prossimità della riva restano abbandonate per anni a pochi passi dalla battigia, incagliate tra gli scogli o insabbiate nei bassi fondali.
Il danno, oltre che paesaggistico, è ambientale, dal momento che le imbarcazioni disperdono in mare oli, carburanti, plastiche e altri materiali inquinanti. E che va avanti nel silenzio generale. Al momento, secondo una ricognizione della testata locale Il Crotonese, i relitti abbandonati fra Crotone e Isola Capo Rizzuto sarebbero una decina: a Capo Cimiti è presente da oltre dieci anni una barca a vela ormai distrutta dalle intemperie, ma i cui resti inquinano la zona A della Riserva marina. Un'altra imbarcazione si trova in località Campione da oltre quattro anni. A Capo Cimiti di imbarcazioni ce ne sono addirittura due: un motopeschereccio arrivato il 3 novembre e una barca a vela.
Approdi anche sul fronte siciliano: a Lampedusa in mattinata sono arrivati 82 tunisini, avvistati e soccorsi al largo dell'isola. Altri 66 tunisini sono arrivati nel pomeriggio. L'imbarcazione sulla quale viaggiavano è stata intercettata a 14 miglia dalla costa. Con il terzo approdo di giornata sono sbarcati 58 subsahariani. Il quarto barchino soccorso al largo dell'isola ha condotto sulla più grande delle Pelagie 49 passeggeri, tutti uomini. E si è arrivati a un totale di 255. Sono finiti tutti stipati nell'hotspot di contrada Imbriacola, dove ora ci sono 758 ospiti, a fronte di una capienza massima di 250 posti disponibili.
Tre clandestini tunisini sono stati invece arrestati a Trapani. Due di loro erano stati già espulsi dal territorio nazionale ed erano rientrati in Italia a bordo di piccole imbarcazioni sperando di confondersi con gli altri migranti. Il terzo tunisino portava in dote un ordine di carcerazione per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina a seguito di una condanna a quattro anni di reclusione.
Intanto la Ocean Viking attende ancora davanti alle coste italiane. Ha chiesto per nove volte un porto sicuro in una settimana. In passato qualche Procura avrebbe già aperto un fascicolo. Nel frattempo il pressing continua: «Come in ogni situazione di stallo», fanno sapere dalla nave Ong, «le condizioni psicologiche e fisiche dei sopravvissuti peggiorano di ora in ora». Giornata più tranquilla, infine, in Salento: l'ultimo sbarco risale alla tarda serata di lunedì: in 16 con un piccolo veliero sono approdati tra Santa Maria di Leuca e Otranto.
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Minsk mette l'Ue sotto pressione come ritorsione dopo le sanzioni di Bruxelles. Duemila migranti a ridosso del confine. Lo strabismo tedesco: «Aiutiamo Varsavia».Sud Italia: nessuna tregua agli sbarchi, malgrado le condizioni meteo non favorevoli. Le carrette del mare abbandonate in aree protette delle coste crotonesi. Con ulteriore danno ambientale.Lo speciale contiene due articoli.La crisi al confine bielorusso non accenna a placarsi. Ieri, il governo della Lituania ha proposto l'introduzione dello stato d'emergenza, mentre la Polonia ha chiuso il proprio valico di frontiera con la Bielorussia a Kuznica. Ricordiamo che lunedì svariate centinaia di migranti si erano dirette dalla Bielorussia verso i confini dell'Unione europea: uno spostamento che, secondo le autorità di Varsavia, sarebbe stato strumentalmente innescato da Minsk, per mettere l'Unione europea sotto pressione. Si tratterebbe, in particolare, di una ritorsione per le sanzioni imposte da Bruxelles alla Bielorussia, accusata dall'Occidente di condotta antidemocratica e violazione dei diritti umani. Deutsche Welle, in particolare, ha pubblicato un'inchiesta che mostra come Alexander Lukashenko abbia messo in piedi un autentico sistema per il traffico di migranti, proponendo pacchetti di viaggio dal costo di circa 12.000 euro e affidando la gestione dei visti principalmente al consolato bielorusso di Erbil. In tutto questo, ieri sera erano almeno 2.000 i migranti stanziati a ridosso della frontiera polacca. Condanne alla Bielorussia sono arrivate dal Dipartimento di Stato americano e dalla Nato, mentre i Paesi europei hanno parzialmente sospeso l'accordo con Minsk, per facilitare l'ottenimento dei visti da parte dei funzionari bielorussi. «Il regime bielorusso sta attaccando il confine polacco, l'Ue, in un modo senza precedenti», ha detto il presidente polacco, Andrzej Duda. È tuttavia forse la Germania ad aver espresso la posizione più significativa dal punto di vista politico. Parlando alla Bild, il ministro dell'Interno tedesco, Horst Seehofer, ha dichiarato: «Finora i polacchi hanno reagito correttamente. Non possiamo criticarli per aver messo in sicurezza il confine esterno dell'Ue con mezzi ammissibili. I polacchi stanno svolgendo un servizio molto importante per tutta l'Europa […] Lukashenko sta usando il destino delle persone con il sostegno di Vladimir Putin per destabilizzare l'Occidente». «La Polonia o la Germania», ha proseguito, «non possono farcela da sole. Dobbiamo aiutare il governo polacco a proteggere le sue frontiere esterne. Questo sarebbe effettivamente il compito della Commissione europea. Ora sto chiedendo loro di agire». Non solo: il vice del ministro, Stephan Mayer, ha fatto sapere che «la Germania potrebbe inviare la polizia molto prontamente per sostenere la Polonia, se la Polonia lo desidera». Ora, presa in sé stessa, la tesi di Seehofer è condivisibile. È infatti giusto sottolineare che quello migratorio sia un problema di carattere europeo: un problema che non può quindi essere scaricato sulle spalle dei singoli Stati membri. Tuttavia, se entriamo nel concreto, le parole del ministro tedesco lasciano un po' perplessi. La Germania non ha infatti mai finora dato un aiuto tangibile all'Italia per quanto riguarda la gestione dei flussi migratori provenienti dal Nord Africa. Anzi, in alcuni casi - come nel novembre del 2019 - Angela Merkel ebbe anche in parte da ridire sul fatto che Roma collaborasse con la guardia costiera libica, per arginare quegli stessi flussi. Eppure, se le ondate migratorie che vengono da Est sono un problema, logica vorrebbe che lo fossero anche quelle provenienti da Sud. E invece si assiste a una sorta di strabismo. Evidentemente Berlino è preoccupata dal fatto che, l'altro ieri, le frotte di migranti ammassatesi al confine polacco gridavano «Germania! Germania!», lasciando chiaramente intendere che proprio la Germania fosse la loro meta: i tedeschi temono, in altre parole, che possa profilarsi all'orizzonte un'ondata migratoria simile a quella del 2015. D'altronde, questo strabismo non è nuovo. Non si capirebbe altrimenti per quale motivo collaborare con la guardia costiera libica implichi problemi per i diritti umani e, invece, foraggiare finanziariamente un leader come Erdogan per bloccare i flussi migratori dalla Siria sia legittimo (si veda, a tal proposito, l'accordo del 2016 tra Bruxelles e Ankara, ampiamente sponsorizzato proprio da Berlino). È quindi forse proprio l'interessamento della Germania che ha portato le alte sfere dell'Ue ad assumere una retorica particolarmente dura verso Minsk, con la Commissione europea che ha accusato il presidente bielorusso di ricorrere a un «approccio da gangster». Sono inoltre allo studio nuove sanzioni che i ministri degli Esteri europei dovrebbero varare lunedì prossimo. Del resto, che la Bielorussia punti di fatto al ricatto è stato esplicitato ieri anche da una stretta alleata di Lukashenko come Mosca. Citando il suddetto accordo finanziario con la Turchia in materia migratoria, il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha infatti dichiarato: «Perché non possono aiutare la Bielorussia in questo modo? La Bielorussia ha anche bisogno di soldi per garantire condizioni normali ai rifugiati che Lituania e Polonia sono riluttanti a far entrare». A questo si aggiunga la posizione dello stesso Lukashenko che ha tuonato: «Non mi piegherò davanti all'Europa!». Alla fine, i nodi strutturali dell'Unione europea restano sempre i soliti. In primis, è chiaro che l'agenda continua di fatto a essere dettata dagli Stati che detengono potere maggiore (a partire dalla Germania). In secondo luogo, si sconta l'assenza di una politica estera comune e di un approccio geopolitico ai problemi. Nel momento in cui ha deciso di comminare delle sanzioni a Minsk, l'Ue avrebbe dovuto studiare la messa a punto delle misure necessarie per arginare eventuali ritorsioni: a partire proprio dal rafforzamento dei confini. 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Il piccolo Comune della Calabria, poco più di 4.000 abitanti, non ha disponibilità di strutture d'accoglienza ed è stato costretto a creare una sistemazione temporanea nella sala del Consiglio comunale. Dalla Prefettura sono arrivate rassicurazioni sul trasferimento verso un centro di prima accoglienza. Mentre sulle coste della provincia di Crotone ci sono ancora i relitti delle imbarcazioni approdate nei giorni scorsi. Abbandonati in aree protette, come la Riserva marina di Capo Rizzuto. Le cosiddette carrette del mare, dopo aver trasportato il loro carico di disperati in cerca di futuro, una volta giunte in prossimità della riva restano abbandonate per anni a pochi passi dalla battigia, incagliate tra gli scogli o insabbiate nei bassi fondali. Il danno, oltre che paesaggistico, è ambientale, dal momento che le imbarcazioni disperdono in mare oli, carburanti, plastiche e altri materiali inquinanti. E che va avanti nel silenzio generale. Al momento, secondo una ricognizione della testata locale Il Crotonese, i relitti abbandonati fra Crotone e Isola Capo Rizzuto sarebbero una decina: a Capo Cimiti è presente da oltre dieci anni una barca a vela ormai distrutta dalle intemperie, ma i cui resti inquinano la zona A della Riserva marina. Un'altra imbarcazione si trova in località Campione da oltre quattro anni. A Capo Cimiti di imbarcazioni ce ne sono addirittura due: un motopeschereccio arrivato il 3 novembre e una barca a vela. Approdi anche sul fronte siciliano: a Lampedusa in mattinata sono arrivati 82 tunisini, avvistati e soccorsi al largo dell'isola. Altri 66 tunisini sono arrivati nel pomeriggio. L'imbarcazione sulla quale viaggiavano è stata intercettata a 14 miglia dalla costa. Con il terzo approdo di giornata sono sbarcati 58 subsahariani. Il quarto barchino soccorso al largo dell'isola ha condotto sulla più grande delle Pelagie 49 passeggeri, tutti uomini. E si è arrivati a un totale di 255. Sono finiti tutti stipati nell'hotspot di contrada Imbriacola, dove ora ci sono 758 ospiti, a fronte di una capienza massima di 250 posti disponibili. Tre clandestini tunisini sono stati invece arrestati a Trapani. Due di loro erano stati già espulsi dal territorio nazionale ed erano rientrati in Italia a bordo di piccole imbarcazioni sperando di confondersi con gli altri migranti. Il terzo tunisino portava in dote un ordine di carcerazione per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina a seguito di una condanna a quattro anni di reclusione. Intanto la Ocean Viking attende ancora davanti alle coste italiane. Ha chiesto per nove volte un porto sicuro in una settimana. In passato qualche Procura avrebbe già aperto un fascicolo. Nel frattempo il pressing continua: «Come in ogni situazione di stallo», fanno sapere dalla nave Ong, «le condizioni psicologiche e fisiche dei sopravvissuti peggiorano di ora in ora». Giornata più tranquilla, infine, in Salento: l'ultimo sbarco risale alla tarda serata di lunedì: in 16 con un piccolo veliero sono approdati tra Santa Maria di Leuca e Otranto.
Luciano Darderi (Ansa)
Nella giornata del «round of 16» è stato infatti l’azzurro numero 17 Atp a prendersi la scena, superando in rimonta nientemeno che Alexander Zverev, che nella classifica mondiale è dietro soltanto ai due mostri sacri Sinner e Carlos Alcaraz. Sulla terra rossa della Grand Stand Arena Darderi è riuscito nell’impresa di riscrivere una partita che sembrava ormai perduta. Specialmente dopo aver incassato un primo set senza storia, perso 6-1 in appena mezz’ora, dando per lunghi tratti l’impressione di non riuscire a reggere il ritmo imposto dal tedesco. Andamento che si stava confermando anche nel secondo parziale, facendo pensare a chiunque che la sfida fosse ormai indirizzata. A chiunque tranne che al ventiquattrenne italo-argentino, che non ha mai smesso di crederci. Dopo che Zverev è salito fino al 4-2 e ha avuto in mano il controllo dell’incontro, qualcosa è cambiato. Darderi ha iniziato a trovare continuità da fondo campo, sostenuto da un pubblico sempre più coinvolto, mentre dall’altra parte il tedesco ha progressivamente perso lucidità. Il momento decisivo è arrivato nel tie-break del secondo set, un’autentica battaglia nella quale Zverev si è fatto annullare quattro match point. Luciano è rimasto aggrappato alla partita con pazienza e coraggio, fino a chiudere 12-10 grazie anche a un doppio fallo finale del suo avversario. Lì, di fatto, il match è finito. Zverev è uscito mentalmente dalla partita e nel terzo set non ha reagito. Darderi ha cavalcato l’inerzia e l’entusiasmo del Foro Italico, dominando 6-0 il parziale decisivo e conquistando così la prima vittoria in carriera contro un top ten. Una serata che difficilmente dimenticherà e che gli vale anche i primi quarti di finale in un Masters 1000, dove affronterà il baby fenomeno spagnolo Rafael Jódar. «È stata una partita molto dura, non mi sentivo bene nel primo set», ha spiegato a caldo Darderi. «Poi sono riuscito a girarla anche perché Zverev mi ha regalato qualcosa. La gente mi ha aiutato tanto, sono molto felice».
Più lineare, invece, il pomeriggio di Sinner sul centrale. Contro l’altra rivelazione di questa edizione, Andrea Pellegrino, il numero uno del mondo ha controllato il «derby» senza particolari difficoltà, imponendosi (6-2, 6-3) e centrando la qualificazione ai quarti. Per il pugliese resta comunque un torneo oltre ogni aspettativa, mentre Sinner continua a macinare record: con quella contro Pellegrino sono diventate 31 le vittorie consecutive nei Masters 1000, eguagliando un primato che apparteneva a Novak Djokovic. «Il derby qui in Italia è sempre speciale», ha detto Jannik dopo la vittoria. «Sono molto felice per Andrea, ha fatto un torneo straordinario». Poi uno sguardo al prosieguo del torneo, dove se la vedrà con il russo Andrej Rublev: «I quarti sono già un turno importante. Il giorno di riposo mi aiuterà».
L’unica nota stonata della giornata azzurra è arrivata dalla sconfitta di Lorenzo Musetti contro Casper Ruud. Il toscano, già apparso in difficoltà fisica nei giorni scorsi, ha ceduto nettamente (6-3 6-1) in una partita condizionata dai problemi alla coscia sinistra: «Chiedo scusa al pubblico, ma la mia condizione fisica non mi ha permesso di giocare come avrei voluto», ha ammesso il carrarino nel post partita.
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@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
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