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2024-06-28
Pietro Gaudenzi. La virtù delle donne. Un'inedita mostra al MART di Rovereto
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Quello di essere ammirati nel loro tempo, cadere nell’oblio per decenni (o addirittura secoli…) ed essere poi riscoperti dai posteri è un destino che accomuna molti artisti. È successo, incredibilmente, a Sandro Botticelli, il pittore della «bellezza assoluta », venerato tra ‘400 e ‘500 ma rivalutato solo dai Preraffaelliti nell’ultimo quarto del XIX secolo; è successo, in epoca più recente, ad Italico Brass (1870-1943), dimenticato per oltre 60 anni e valorizzato ultimamente da pubblico e critica ( si ricordi, per esempio, la bella mostra del 2023 a Palazzo Loredan, a Venezia); ed è successo anche a Pietro Gaudenzi, finito nel dimenticatoio dopo la fine della seconda guerra mondiale per l’apprezzamento dimostratogli dalle più alte cariche dello Stato durante il ventennio fascista, e ora protagonista assoluto dell’esposizione in programma al MART di Rovereto sino al 1 settembre 2024.
Pietro Gaudenzi e la mostra
Nata da un’idea di Vittorio Sgarbi e curata da Manuel Carrera e Alessandra Tiddia, la mostra si snoda in un percorso espositivo articolato in cinque sezioni, che inizia con la pittura degli affetti e termina con i disegni - stupendi e colorati - del ciclo di affreschi (purtroppo andati perduti) per il Castello dei Cavalieri di Rodi, sede del Governatorato italiano del Dodecaneso dal 1912 al 1943: nel mezzo, c’è spazio per l’arte sacra, il periodo milanese e la tecnica pittorica. Una monografica davvero unica e completa, che copre tutta la parabola artistica e di vita di Gaudenzi, dagli anni della formazione (avvenuta tra La Spezia, Genova e Roma) fino a quelli del ritiro, in maturità, nel borgo laziale di Anticoli Corrado.
Fedele a una figurazione realista, lontana dai formalismi delle avanguardie, Pietro Gaudenzi - che soprattutto durante il suo soggiorno a Roma ebbe modo di studiare e apprezzare i grandi Maestri del Rinascimento (Leonardo e Michelangelo in primis) e rileggere con una sensibilità novecentesca la «pittura antica» - nei suoi lavori rappresentò chiaramente i temi classici della tradizione, spaziando dai ritratti (bellissimi, tra gli altri, il Ritratto di dama con ombrellino e Signora allo specchio in costume rosa, entrambi in mostra al MART) alle scene di intimità domestica, dalla maternità (incanta, per l’atmosfera ovattata e malinconica da Realismo Magico, la Maternità del 1932, altra chicca esposta a Rovereto, ) alle nature morte. Più rari i paesaggi. Ma la grande protagonista del suo universo visivo e artistico resta, sempre e comunque, la sua famiglia. Una famiglia «allargata » come diremmo oggi, visto che Gaudenzi, rimasto prematuramente vedovo della prima moglie, Candida Toppi (madre di suo figlio Enrico), si risposò con la cognata Augusta, dalla quale ebbe altri due figli.
Inevitabilmente, la vedovanza segnò profondamente la vita del pittore, influenzandone la scelta dei temi e la produzione che, dopo il 1920, si fece ricca di molte opere a soggetto religioso (notevole, sempre in mostra, Il battesimo, 1932). Una religosità che dona solennità alle figure e che ammanta tutti i soggetti che Gaudenzi rappresenta, siano essi Santi o figure profane: «Quando s’iniziò nella mia pittura una evoluzione verso la religiosità, mi si impose non il semplice studio dei fatti relativi alla vita dei Santi e al massimo dramma cristiano, ma la necessità d’una fede e d’una pratica sempre più aderenti allo spirito cristiano e cattolico. I fatti sono la storia, lo spirito è l’eterno. Mi abituai a vedere e sentire, comprendere e amare, credere e adorare. E fu tanto penetrata dal mio sentimento la verità religiosa, che giunsi a ritrovare sacro l’atto dell’uomo offerto alla purezza, alla bontà, a Dio», scrisse l’artista in maturità.
Ma se tante sono le opere a soggetto religioso e familiare, nella produzione artistica di Gaudenzi pochissimi sono i nudi: a questo proposito, tra le rarità esposte al MART, spicca La mia scuola di Napoli, una tela del 1938 circa, mai esposta prima in un museo pubblico. Il dipinto raffigura l’atelier di Gaudenzi all’epoca in cui insegnava pittura all’Accademia di Belle Arti di Napoli e rappresenta, appunto, uno dei suoi rari nudi.
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In corso al MART di Rovereto un’originale monografica alla scoperta di Pietro Gaudenzi (1880-1955), artista genovese fra i più apprezzati del suo tempo e oggi al centro di un crescente interesse da parte di critici e studiosi. Dagli esordi alla maturità, in mostra un’accurata selezione di dipinti a olio e opere su carta, prestiti di istituzioni pubbliche e prestigiose raccolte private.Quello di essere ammirati nel loro tempo, cadere nell’oblio per decenni (o addirittura secoli…) ed essere poi riscoperti dai posteri è un destino che accomuna molti artisti. È successo, incredibilmente, a Sandro Botticelli, il pittore della «bellezza assoluta », venerato tra ‘400 e ‘500 ma rivalutato solo dai Preraffaelliti nell’ultimo quarto del XIX secolo; è successo, in epoca più recente, ad Italico Brass (1870-1943), dimenticato per oltre 60 anni e valorizzato ultimamente da pubblico e critica ( si ricordi, per esempio, la bella mostra del 2023 a Palazzo Loredan, a Venezia); ed è successo anche a Pietro Gaudenzi, finito nel dimenticatoio dopo la fine della seconda guerra mondiale per l’apprezzamento dimostratogli dalle più alte cariche dello Stato durante il ventennio fascista, e ora protagonista assoluto dell’esposizione in programma al MART di Rovereto sino al 1 settembre 2024.Pietro Gaudenzi e la mostra Nata da un’idea di Vittorio Sgarbi e curata da Manuel Carrera e Alessandra Tiddia, la mostra si snoda in un percorso espositivo articolato in cinque sezioni, che inizia con la pittura degli affetti e termina con i disegni - stupendi e colorati - del ciclo di affreschi (purtroppo andati perduti) per il Castello dei Cavalieri di Rodi, sede del Governatorato italiano del Dodecaneso dal 1912 al 1943: nel mezzo, c’è spazio per l’arte sacra, il periodo milanese e la tecnica pittorica. Una monografica davvero unica e completa, che copre tutta la parabola artistica e di vita di Gaudenzi, dagli anni della formazione (avvenuta tra La Spezia, Genova e Roma) fino a quelli del ritiro, in maturità, nel borgo laziale di Anticoli Corrado. Fedele a una figurazione realista, lontana dai formalismi delle avanguardie, Pietro Gaudenzi - che soprattutto durante il suo soggiorno a Roma ebbe modo di studiare e apprezzare i grandi Maestri del Rinascimento (Leonardo e Michelangelo in primis) e rileggere con una sensibilità novecentesca la «pittura antica» - nei suoi lavori rappresentò chiaramente i temi classici della tradizione, spaziando dai ritratti (bellissimi, tra gli altri, il Ritratto di dama con ombrellino e Signora allo specchio in costume rosa, entrambi in mostra al MART) alle scene di intimità domestica, dalla maternità (incanta, per l’atmosfera ovattata e malinconica da Realismo Magico, la Maternità del 1932, altra chicca esposta a Rovereto, ) alle nature morte. Più rari i paesaggi. Ma la grande protagonista del suo universo visivo e artistico resta, sempre e comunque, la sua famiglia. Una famiglia «allargata » come diremmo oggi, visto che Gaudenzi, rimasto prematuramente vedovo della prima moglie, Candida Toppi (madre di suo figlio Enrico), si risposò con la cognata Augusta, dalla quale ebbe altri due figli. Inevitabilmente, la vedovanza segnò profondamente la vita del pittore, influenzandone la scelta dei temi e la produzione che, dopo il 1920, si fece ricca di molte opere a soggetto religioso (notevole, sempre in mostra, Il battesimo, 1932). Una religosità che dona solennità alle figure e che ammanta tutti i soggetti che Gaudenzi rappresenta, siano essi Santi o figure profane: «Quando s’iniziò nella mia pittura una evoluzione verso la religiosità, mi si impose non il semplice studio dei fatti relativi alla vita dei Santi e al massimo dramma cristiano, ma la necessità d’una fede e d’una pratica sempre più aderenti allo spirito cristiano e cattolico. I fatti sono la storia, lo spirito è l’eterno. Mi abituai a vedere e sentire, comprendere e amare, credere e adorare. E fu tanto penetrata dal mio sentimento la verità religiosa, che giunsi a ritrovare sacro l’atto dell’uomo offerto alla purezza, alla bontà, a Dio», scrisse l’artista in maturità.Ma se tante sono le opere a soggetto religioso e familiare, nella produzione artistica di Gaudenzi pochissimi sono i nudi: a questo proposito, tra le rarità esposte al MART, spicca La mia scuola di Napoli, una tela del 1938 circa, mai esposta prima in un museo pubblico. Il dipinto raffigura l’atelier di Gaudenzi all’epoca in cui insegnava pittura all’Accademia di Belle Arti di Napoli e rappresenta, appunto, uno dei suoi rari nudi.
Roberto Vannacci (Imagoeconomica)
Un dato che va naturalmente preso con le molle, ma che riflette non solo il trend in crescita che anche altri istituti segnalano per Vannacci, ma anche il solido dato di realtà costituito dalle tante adesioni a Fn in ogni parte d’Italia.
Per il resto, Fratelli d’Italia resta primo partito con il 27,8% (+0,1); crescono il Pd (22,2%,+0,5), Forza Italia (8,2%,+0,4) e Alleanza Verdi Sinistra (6,8%,+0,4). Vistoso il calo del M5s (12,1%,-1,4). Azione è al 3,1%(-0,1) e Italia Viva al 2,1 (-0,1). Il Partito Liberaldemocratico è stabile all’1,2%, , Ora! all’1,1%, +Europa all’1% e Noi Moderati allo 0,9%. Di corto muso, direbbe Massimiliano Allegri, ma il sorpasso c’è, e viene celebrato sulla pagina Fb di Futuro nazionale: «Dovevano essere una parentesi», recita il post, «dovevano essere folklore. Dovevamo essere il partito personale destinato a sparire. E invece Futuro nazionale cresce ancora e, secondo il sondaggio Youtrend per Sky Tg24, raggiunge il 5,9% e supera la Lega. Un risultato che non nasce nei salotti televisivi, ma nelle piazze, nei territori, tra la gente che non si rassegna alla solita politica, ai giochi di palazzo e ai compromessi al ribasso. Che c’è un popolo che vuole identità, coraggio, sovranità, sicurezza, libertà di parola e difesa degli interessi nazionali. Ci avevano detto che era impossibile. Noi abbiamo iniziato a camminare. E adesso acceleriamo». «Le cose stanno andando secondo i piani», commenta Vannacci a La Presse, «molto bene. Ma i veri sondaggi rimangono quelli fatti tra la gente e in mezzo alla strada. Noi non ci occupiamo delle dinamiche degli altri partiti e di quanto dicano i loro esponenti ma lavoriamo solo affinché Futuro nazionale cresca e per il bene dell’Italia e degli italiani». E nel frattempo rispunta un video del 2025 in cui il generale si dichiara pronto per Palazzo Chigi: «Se l’elettorato lo vorrà, io certamente non mi tiro indietro».
Lucida come sempre l’analisi dell’economista Antonio Maria Rinaldi, ex eurodeputato della Lega che ha aderito a Futuro nazionale: «Attenzione», dice Rinaldi alla Verità, «perché i sondaggi sono voti virtuali, i voti reali sono un’altra cosa. Il fatto che ci sia attenzione su Futuro nazionale sicuramente premia i nostri sforzi. Penso che il nostro bacino sia anche l’astensione e da questi dati si evince anche un’erosione del M5s. Ci sono dei delusi anche lì dalle promesse andate al vento. Il centrodestra dovrebbe essere contento se noi riusciamo a recuperare voti che loro non riescono a intercettare».
Non si scompone il capogruppo al Senato della Lega, Massimiliano Romeo: «Siamo un po’ stanchi», commenta Romeo, «tutti i giorni di guardare i sondaggi di Vannacci. Noi siamo qui per lavorare, siamo al governo, e la nostra preoccupazione è quella di dare risposte ai cittadini. Stiamo facendo bene nel campo della sicurezza e i rimpatri dal 2023 ad oggi sono più di 20.000. Le norme che abbiamo voluto nei decreti sicurezza sul contrasto ai maranza stanno dando i loro frutti», aggiunge Romeo, «il nuovo regolamento europeo sui migranti dà ragione al fatto che bisogna essere più rapidi e più veloci sulle espulsioni, come ha voluto la Lega nell’ultimo decreto sicurezza. Sostanzialmente siamo stati legittimati anche rispetto alla costruzione di centri in paesi fuori dall’Unione europea. Quindi si sta andando nella direzione che i cittadini vogliono».
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Il ceo Simoneschi: «Concorrenza serrata tra i 10 team in arrivo da tutto il mondo».
Taranto si rivela una delle tappe simbolo del Marina Militare Nastro Rosa Tour 2026, grazie alla partecipazione del pubblico, alla qualità dell'organizzazione e al forte legame con il mare. Lo hanno sottolineato il ceo del Marina Militare «Nastro Rosa Tour» e presidente di SSI Sport & Events, Riccardo Simoneschi, e l'ammiraglio di Divisione Andrea Petroni, comandante del Comando Interregionale Marittimo Sud, intervenendo al talk «Taranto, città dello sport - I Giochi del Mediterraneo volano per la crescita della città dei due mari», che ha chiuso la tappa ionica del Giro dell'Italia a Vela 2026. «Abbiamo avuto delle condizioni meteo bellissime, una giornata di mare stupenda. La città è super ospitale e siamo stati benissimo. La collocazione del villaggio è davvero iconica, quindi questo è candidato a essere uno dei più bei villaggi del tour di quest'anno», ha detto Simoneschi. Le immagini dell’evento.
Giorgia Meloni e Donald Trump (Getty Images)
Le parole del presidente americano fanno esplodere lo scontro con Roma. Meloni replica definendo «totalmente inventate» le accuse di Trump. Fazzolari parla di «deliri», Tajani annulla la visita negli Stati Uniti prevista per il 21 e 22 giugno.
Hanno l'effetto di detonazione di una bomba atomica le dichiarazioni in cui il presidente americano Donald Trump definisce Giorgia Meloni «più accondiscendente con gli altri leader che con gli alleati». Parole in cui spiega che nell'incontro avuto al G7 Meloni lo avrebbe «implorato di fare una foto insieme» un scena in cui la premier gli avrebbe fatto «pena». Parole consegnate al programma di La 7 L'Aria che tira.
La risposta del presidente del Consiglio arriva subito: «Dunque, certe cose meritano una risposta immediata. Le dichiarazioni di Donald Trump sono dichiarazioni totalmente inventate. Sono francamente allibita. Non so perché il presidente degli Stati Uniti si comporti così con i propri alleati, non è del resto la prima volta che accade. Posso solo dire che mi dispiace che non abbia la stessa determinazione con i nemici dell'Occidente, con i nemici degli Stati Uniti con leadership con le quali invece si dimostra molto più accondiscendente. Però una cosa se la deve ricordare: io e L'Italia non imploriamo mai».
Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, parla di «deliri di Trump su Meloni» che rappresentano «solo l'ultimo episodio di attacchi e insulti rivolti ai leader europei». Il presidente Usa, prosegue, «sta rovinando gli storici rapporti tra Usa ed Europa», «non si capisce se per volontà o per inettitudine». E, così facendo, sta «danneggiando non solo l'Europa ma soprattutto gli Usa».
«Le gravi e offensive parole del Presidente Trump nei confronti del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni offendono tutta l'Italia. Per questo motivo ho deciso di annullare la mia visita negli Stati Uniti prevista per i prossimi 21 e 22 giugno». Il commento del vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani.
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