Pfizer ferma i test sui sieri anti Covid: «Non interessano più a nessuno»

Prima tenuti sottotraccia, ora annullati: tira una brutta aria in Pfizer, la casa farmaceutica che ha sviluppato i vaccini contro il Covid, dopo la sospensione degli studi sui preparati antipandemici. Cinque anni dopo la loro somministrazione di massa a livello globale (almeno 5 miliardi di dosi in tutto il mondo, anche se la casa produttrice non è in grado di dare informazioni esatte neanche su quanti vaccini abbia distribuito), prima su base volontaria, poi obbligatoria dopo l’approvazione dei green pass, i vaccini anti Covid per le fasce di età a basso rischio (gli under 65 sani), in assenza di studi, potrebbero non essere più somministrabili.
In una lettera dello scorso 30 marzo, la «maison» produttrice americana ha annunciato di non essere riuscita a raggiungere il numero minimo di 25.000-30.000 volontari per realizzare le analisi necessarie all’autorizzazione della Food and Drug Administration (Fda). Pochi americani, insomma, hanno voglia di rischiare e di sottomettersi alle analisi su un prodotto che nessuno, peraltro, vuole più iniettarsi, secondo quanto riportano le agenzie sanitarie: gli stessi Cdc (Centers for Disease Control and Prevention, corrispondenti al nostro Istituto superiore di sanità) non raccomandano più urbi et orbi la vaccinazione anti Covid agli americani sani, consigliandola soltanto a seguito di valutazione individuale tra medico e paziente.
Messa alle strette dalla carenza di volontari, l’azienda statunitense, alla fine, ha staccato la spina alle vaccinazioni anti Covid per i sani. «Questo studio non si conclude a seguito di problemi di sicurezza o di rischio di beneficio», si sono giustificate Pfizer e BioNTech, «ma soltanto per il problema dei pochi volontari»: è quindi impossibile per le due aziende «generare dati post-marketing rilevanti», come è stato comunicato anche alla Fda.
Anche l’azienda Moderna sta lottando per raggiungere le 30.000 iscrizioni di volontari per il candidato vaccino anti Covid. «Essenzialmente, le vaccinazioni anti Covid stanno scomparendo dal mercato», ha detto il presidente del Brownstone Institute Jeffrey Tucker, che ha ospitato il raduno degli epidemiologi che hanno sostenuto la Great Barrington Declaration, parlando di un «umiliante ripudio di uno dei più grandi e distruttivi tentativi di vaccinazione di massa della storia».
La Vaccine Research Safety Foundation, guidata dal democratico Steve Kirsch, ha definito il calo del tasso di vaccinazione anti Covid «una massiccia ricalibrazione nazionale del rischio-beneficio» a causa di una profondai «erosione della fiducia» nei confronti dei vaccini.
Le autorità sanitarie americane stanno anche lanciando l’allarme sulle donazioni di plasma: secondo uno studio del Vanderbilt University Medical Center, sempre più persone (soprattutto i genitori di bambini e adolescenti) stanno rifiutando trasfusioni di sangue salvavita se provenienti da donatori vaccinati contro il Covid. I numeri sono sconvolgenti: circa il 60 per cento della popolazione americana può donare sangue, ma solo il tre per cento dona. Secondo la Croce Rossa americana, l’offerta di sangue negli Stati Uniti è scesa del 35 per cento in un mese (dati gennaio 2026). È dal 2023 che la Croce Rossa americana e i centri americani dove si effettuano donazioni e trasfusioni cercano di combattere la cosiddetta «disinformazione» sul sangue vaccinato, nel Paese dove i pazienti possono scegliere donatori specifici per le loro trasfusioni. Ma non è servito: i ricercatori hanno evidenziato che la richiesta di donatori non anonimi è in aumento perché i pazienti ritengono che il sangue da individui non vaccinati sia «più sicuro».
Continuano nel frattempo le indagini sulle inoculazioni anti Covid: la commissione Covid tedesca ha raccolto la testimonianza dell’ex funzionario Helmut Sterz, ex dirigente di Pfizer Europe, che ha dichiarato alle autorità tedesche, che stanno indagando sulla pandemia che l’azienda americana «ha fatto le cose a metà» e «in modo approssimativo» sui vaccini anti Covid, «il che è deplorevole», ha detto il funzionario. Sterz, che ha basato le sue conclusioni su evidenze pubbliche e documenti di ricerca, ha accusato Pfizer di aver gestito gli studi sulla sicurezza del vaccino anti Covid in modo frettoloso, saltando passaggi importanti per risparmiare tempo o denaro a discapito della sicurezza. Secondo Sterz, il rischio di sviluppare patologie correlate al cancro non è stato indagato «per il poco tempo a disposizione» e anche gli studi su riproduzione, fertilità, gravidanza e sviluppo neonatale sarebbero in gran ritardo: «Nessuna stima è affidabile», è la conclusione della commissione d’inchiesta. Non stupisce: l’analisi di Pfizer sui «rapporti sugli eventi avversi post-autorizzazione», occultata finché una richiesta di accesso agli atti (Foia, Freedom of Information Act) non ha obbligato l’azienda a rendere i dati pubblici, ha registrato quasi nove pagine di eventi avversi.






