Il maxi sequestro di eroina a Genova è la prova che le sanzioni all'Iran sono sacrosante

- Quella che passa dall'Afghanistan, attraverso l'Iran, alla Turchia per poi collegarsi con la rotta balcanica è una delle principali rotte terrestri del narcotraffico. Altra tratta porta allo scalo ligure (dove sono stati confiscati 270 chilogramma di droga) che rischia di diventare un crocevia verso l'Europa del Nord.
- Donald Trump ha firmato nuove sanzioni nei confronti dell'organizzazione terroristica libanese Hezbollah il 25 ottobre scorso, pochi giorni prima della seconda ondata di limitazioni imposte a Teheran dopo l'uscita dal deal nucleare. Le politiche di Obama avevano finito, invece, con il facilitare i traffici illeciti. A discapito della salute anche dell'Ue.
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Più di 270 chilogrammi di eroina, il più grande sequestro degli ultimi 20 anni, almeno in Italia. Circa dieci milioni di euro di valore. Erano nascosti all'interno di container sbarcati nel porto di Genova. A scoprirli nei giorni scorsi sono stati i i poliziotti della squadra mobile di Genova insieme al personale dell'Agenzia delle dogane. L'indagine è stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia. Una volta sequestrata la droga, la Polizia ha organizzato ed eseguito la prima consegna controllata dell'eroina fuori dall'Italia: sotto il coordinamento del Servizio di cooperazione internazionale di polizia e di Eurojust, sono state coinvolte le forze dell'ordine e le autorità giudiziarie di Svizzera, Francia, Belgio e Olanda, dove l'operazione si è conclusa con l'arresto di due persone.
I container con la droga erano sbarcati il 17 ottobre dalla nave cargo Artabaz, partita dal porto iraniano di Bandar Abbas alla volta della Turchia e dell'Europa. Dei 31 container sbarcati a Genova, tre, ufficialmente carichi di bentonite, un minerale argilloso in polvere, avevano insospettito la polizia. Prima la perquisizione, la scoperta dell'eroina, poi il sequestro di una parte del materiale stupefacente trovato in uno dei container. Lasciando il resto sul posto, gli inquirenti hanno potuto seguire il carico nel suo viaggio verso l'Europa attraverso Svizzera, Francia, Belgio e Olanda. Dopo un viaggio di tre giorni, il 2 novembre l'operazione è giunta alla conclusione: il carico è arrivato in un magazzino in Olanda, con un indirizzo diverso da quello presente sulla documentazione di viaggio della merce. La polizia olandese, congiuntamente ai colleghi italiani, ha fatto irruzione all'interno arrestando i soggetti presenti.
Questo maxisequestro conferma ancora una volta come il porto di Genova rischia di essere un crocevia del narcotraffico europeo. Ma ribadisce anche il ruolo dell'Iran in questo commercio illegale. Sui container iraniani c'era il logo dell'azienda Irisl, una di quelle colpite della nuova ondata di sanzioni decisa dell'amministrazione statunitense di Donald Trump, convinto dalla pericolosità del regime non soltanto per la questione nucleare.
Quella che passa dall'Afghanistan, attraverso l'Iran, arriva alla Turchia per poi sdoppiarsi verso la rotta balcanica o verso Geenova è una delle principali rotte del narcotraffico. Fino alla rivoluzione khomeinista del 1979 l'eroina era sconosciuta in Iran. Ma quando si provò nell'area a stroncare il mercato locale dell'oppio, i mercanti afgani e pachistani decisero di specializzarsi nello stoccaggio dell'eroina destinata ai mercati occidentali così come a quello iraniano. E il Paese degli ayatollah divenne presto non soltanto una fondamentale area di transito ma anche di consumo. Per quanto i reati di droga prevedano pene fino alla condanna a morte, in Iran la droga è una piaga sociale che si aggiunge alla grave crisi economica: il numero di tossicodipendenti è più che raddoppiato negli ultimi sei anni, come spiegava la Drug control organisation circa un anno fa. Oltre 2,8 milioni di persone fanno uso regolarmente di droghe nel Paese, in particolare di oppio, il principale ingrediente dell'eroina, che rappresenta il 67% del consumo.
Ma gli interessi dell'Iran arrivano fino al'America Latina, dove il proselitismo sunnita ancora non è sbarcato. Un recente rapporto redatto dalla polizia colombiana in collaborazione con la Dea statunitense e con l'Interpol, rivela le attività di Hezbollah in Colombia e più in generale in America Latina. Nel documento si spiega come la milizia libanese molto vicina alla teocrazia di Teheran, usando coperture apparentemente legali, controlli dalla Colombia il traffico di droga verso Europa e Stati Uniti, il riciclaggio di denaro sporco profitto dei traffici illeciti, il contrabbando di armi utilizzi anche il Paese per garantire la sicurezza di molti suoi membri facendoli entrare clandestinamente e dando loro operatività in tutta la regione.
Le attività criminali di Hezbollah in America Latina per finanziare il terrorismo erano cosa già abbastanza nota. La novità contenuta nel rapporto riguarda invece l'Iran sciita, il cui interesse verso l'America Latina sta crescendo sempre più, non soltanto per il narcotraffico ma anche alla luce del fatto che quell'area non è ancora stata toccata dal proselitismo sunnita. Il timore delle autorità colombiane e statunitensi è che l'ingresso di Hezbollah sia soltanto l'inizio, prima dell'avvento dei pasdaran iraniani, che aprirebbero nuovi canali di distribuzione per i loro stupefacenti oltre a quelli già molto attivi, come dimostra il caso di Genova, in Europa.
Obama con la scusa del nucleare ha chiuso gli occhi sui traffici illeciti di Hezbollah e dei Pasdaran
GiphyAppena insediatosi alla Casa Bianca Donald Trump ha messo in chiaro di voler spazzare via ogni lascito dell’amministrazione precedente, quella di Barack Obama, sia in materia economica che sociale, ma anche in politica estera. Sono alle spalle i tempi in cui, l’allora presidente democratico copriva, come rivelato alcuni mesi fa da Politico, i traffici illeciti di Hezbollah pur di proteggere il patto nucleare con l’Iran. Adesso che quell’accordo è stato stracciato da Trump, che ha imposto nuove sanzioni al regime di Teheran, gli Stati Uniti hanno inasprito la loro posizione contro l’organizzazione terroristica libanese Hezbollah, da sempre vicina agli ayatollah.
Il presidente degli Stati Uniti ha firmato nuove sanzioni nei confronti dell’organizzazione il 25 ottobre scorso, pochi giorni prima della seconda ondata di limitazioni imposte all’Iran dopo l’uscita dal deal nucleare. Trump ha approvato il disegno di legge denominato Hezbollah international financing prevention act, proposto dal senatore della Florida Marco Rubio, che impone ulteriori multe finanziarie ed economiche al gruppo terroristico libanese.
Il presidente Trump ha voluto comunicare le nuove sanzioni durante la commemorazione del trentacinquesimo anniversario dell’attacco alla caserma americana della Marina a Beirut. «Nell’ultimo anno abbiamo imposto le più alte sanzioni di sempre al gruppo terroristico Hezbollah», ha spiegato il presidente. «In un solo anno, per giunta. Appena qualche momento fa, ho firmato una legge per sanzionare ancora più duramente Hezbollah, affamando i loro fondi che abbiamo intenzione di svuotare». Trump, che ha affermato che gli Usa non dimenticheranno mai «hanno fatto ai nostri soldati a Beirut», ha chiamato in causa l’Iran, sostenendo che «ha avuto un ruolo fondamentale nella creazione di Hezbollah e oggi rimane il principale capo del gruppo».
Sembra passata un’era da quando Politico rivelava lo scandalo che ha coinvolto l’ex presidente Barack Obama, la Russia, l’Iran e gli Hezbollah. In realtà era poco più di un anno fa: uno dei giornali online più influenti di Washington rivelò che l’amministrazione democratica aveva deviato le indagini sul traffico di droga legato ad alcuni segmenti di Hezbollah pur di evitare di compromettere l’accordo sul nucleare iraniano. Il progetto Cassandra era un’operazione lanciata nel 2008 da vari uffici federali statunitensi dopo che la Dea (Drug enforcement administration) aveva provato che Hezbollah guidava una rete criminale internazionale in grado di raccogliere circa un miliardo di dollari l’anno da droga, traffico di armi, riciclaggio di denaro sporco e altre attività criminali.
È quando i funzionari coinvolti nel progetto Cassandra hanno cercato l’approvazione dell’amministrazione Obama per indagini, arresti e sanzioni contro Hezbollah che i dipartimenti della Giustizia e del Tesoro hanno iniziato, rivelava Politico, a rallentare le procedure ed evitare di presentare accuse penali contro elementi di spicco dell’organizzazione libanese, molti dei quali legati a doppio filo a Teheran. Secondo il giornale, la motivazione dietro questi ostacoli posti proprio nel momento in cui le indagini avrebbero dovuto sfociare in azioni penali e sanzioni risiede nella volontà del presidente Obama di impedire all’intelligence e alle altre agenzie della sicurezza a stelle e strisce di incrinare i rapporti con l’Iran proprio mentre si stava per arrivare alle firme del patto nucleare con il regime degli ayatollah.






