Malgrado il fallimento del referendum, il pallino del Pd resta la cittadinanza facile

Il look del progressista estivo prevede le birkenstock e la cittadinanza facile. Poiché, senza la seconda, le prime sono semplici ciabatte freak, in questi giorni il dibattito del centrosinistra è tutto teso a enfatizzare il ritorno allo ius soli, allo ius scholae, al santo clandestino.
Lo spunto dell’aggressione social alla deputata Ouidad Bakkali è ghiotto e parte non secondaria del Pd è pronta a lanciare la campagna elettorale per le politiche sul tema più superficiale, identitario (e pericoloso) degli ultimi 20 anni: il ritorno all’accoglienza diffusa.
«Per me chi nasce in un luogo appartiene a quel luogo. Rimpatrio, remigrazione non c’entrano nulla con il modo con cui si ottiene la cittadinanza», è il pensiero del presidente della Regione Emilia Romagna, Michele De Pascale che lancia la sfida politica: «Una parte della società (intende la sua, quella buona, nda) è pronta a confrontarsi sul tema senza cedere alle semplificazioni». Pensa al mondo cattodem, alla sinistra associazionista, al terzomondismo delle Ong; torna a far ribollire a 35 gradi all’ombra il consueto minestrone dal quale (per ora) sembra tenersi alla larga il solo Giuseppe Conte.
Un totale fallimento del terzetto Matteo Renzi - Sergio Mattarella - Luciana Lamorgese, una vecchia storia che oggi mostra i suoi limiti con conseguenze devastanti come lo schiavismo del caporalato (in campagna) e dei rider (in città), come la violenza nelle periferie e la radicalizzazione islamica, mentre l’attentato terroristico di Salim El Koudri a Modena già sfuma, a un mese di distanza, in un peloso dimenticatoio. Nonostante tutto ciò c’è chi intende riproporre dalla finestra ciò che gli italiani hanno fatto uscire dalla porta: tutti gli indicatori e i sondaggi sono contrari; perfino il referendum dello scorso anno fortemente voluto da Elly Schlein e da Maurizio Landini ha sancito con il non quorum che i cittadini non vogliono neppure sentir parlare del grande, soffocante abbraccio senza prudenza e senza regole d’ingaggio certe.
L’occasione per rilanciare il liceale «vietato vietare» è stata la presentazione a Ravenna di un libro, Volti italiani, 15 storie che ci spiegano perché serve una legge sulla cittadinanza, scritto dall’attivista Victoria Karam. E se De Pascale spolvera con la pelle di daino lo specchietto retrovisore, Bakkali ci guarda dentro con entusiasmo: «È una battaglia storica, riprendiamola in mano. E sono sicura che la vinceremo». È già un pezzo di programma elettorale che si appoggia per contrasto al pensiero chiusurista di Roberto Vannacci, utilizzato dalla sinistra come trampolino di lancio. Sottolinea Bakkali: «In un momento storico affogato in un linguaggio razzista ci sono persone che vogliono lottare perché esiste un’altra Europa».
Sarebbe quella infantile e inconsapevole che nel decennio scorso ha aperto ogni frontiera, ha lasciato sole Italia e Grecia a lottare contro l’invasione, ha pagato miliardi per tenere lontani i disperati, ha attuato (come Angela Merkel) la selezione etnico-meritocratica salvo poi ricredersi e rifare accordi di rimpatrio pure con l’Afghanistan. La pulsione piddina del ritorno all’accoglienza diffusa come programma elettorale è così fuori dal tempo che neppure Bruxelles l’abbraccia più. Anzi, il primo giugno ha approvato il nuovo regolamento che stabilisce il «return hub» in Paesi terzi, la detenzione fino a 30 mesi dei clandestini. E chi riceve un foglio di rimpatrio «deve cooperare con le autorità e lasciare il territorio Ue».
Il clima è questo ma il Pd ci riprova malgrado il «ce lo chiede l’Europa», un tempo sacro e inviolabile dogma. Il progetto olezza di autogol lontano un miglio, mentre il turbo-accogliente Keir Starmer esce da Downing Street con lo scatolone di cartone, nonostante negli ultimi mesi si sia rimangiato la sua filosofia; mentre l’altra guida del socialismo continentale Pedro Sánchez è appesa a un filo sempre più sottile. Nel continente domina la prudenza, in Italia valori come identità e tradizione sono tornati ad avere un senso con il governo di Giorgia Meloni.
«Siamo tutti italiani, è una battaglia storica e la vinceremo». È stupefacente che l’enfasi sulla cittadinanza facile diventi punto esclamativo a Ravenna, nella stessa regione di Modena. Dove all’interno di un convegno lo psichiatra ed esperto di migrazioni Tonino Cantelmi ha lanciato l’allarme: «Quell’attentato è un evento sentinella, ci obbliga a riflettere su che tipo di approccio vogliamo avere e su come possiamo intervenire sulle seconde generazioni, che saranno il nodo centrale dei prossimi anni».
Per il Pd di De Pascale e Bakkali c’è un solo modo: tutti insieme appassionatamente. Per la verità il presidente regionale aveva qualche dubbio sui clandestini: «Penso che questa enorme mole di clandestini vada ridotta» ha detto da Lilli Gruber. Ma è stato immediatamente bacchettato dal suo collega di partito, il consigliere comunale di Bologna Siid Negash: «Colpisce che un esponente del centrosinistra usi quel termine che appartiene più alla propaganda che alla realtà». È l’emendamento Nenni: gareggiando a fare i puri, troverai sempre qualcuno più puro che ti epura.





