Fare carri armati conviene e venderli all’Ucraina ancora di più. In cambio non si ricevono soltanto soldi subito, anche tecnologie per i droni e, per il futuro, possibilità di grandi accordi industriali. Al prezzo della pace. Ecco, allora, che se Mosca e Kiev finissero di scontrarsi, le motivazioni che sostengono l’urgenza di riarmarsi si ridurrebbero e, con queste, anche il numero delle commesse militari e degli affari.
Almeno per ora, quindi, bisogna approfittarne dicono a Parigi e a Berlino. Così, dopo le liti che hanno portato alla cancellazione del supercaccia di sesta generazione (Fcas), Francia e Germania hanno dichiarato ieri di avere, invece, raggiunto un accordo sulla governance congiunta del produttore di armi e mezzi corazzati Knds, aprendo la strada a una maxi-offerta di azioni. L’operazione è fatta nell’ottica di rafforzare la cooperazione in materia di Difesa ma pone quesiti importanti su temi relativi alla guerra tra Russia e Ucraina. Stando a una dichiarazione congiunta franco-tedesca diffusa dall’Eliseo, l’accordo mira a distribuire un numero pari di quote del colosso Knds tra le due nazioni. E, per farlo, il governo tedesco ha acquistato una quota rilevante dai privati (40%) per mettersi alla pari con la Francia in vista della quotazione alle Borse di Francoforte e Parigi. Fino a oggi, infatti, se il 50% di Knds era dello Stato francese, il resto delle azioni era posseduto da una ristretta cerchia di famiglie tedesche che ora sarebbero intenzionate a venderle. Motivazione principale della «rivoluzione» sarebbe ancora e sempre la paventata e crescente minaccia russa, con le forze tedesche desiderose di potersi rafforzare.
Nella dichiarazione si legge: «Questo accordo riflette la comune determinazione di Francia e Germania a rafforzare le capacità industriali e di difesa dell’Europa, a sostenere le rispettive forze armate e a consolidare la sovranità europea in modo duraturo». Pensare male è peccato ma viene spontaneo ipotizzare che questa sia una prima mossa per costituire, almeno dal punto di vista industriale, quella Difesa comune tanto cara a Bruxelles ma che serve innanzi tutto a due scopi: far cessare una fetta della concorrenza nel fornire armi all’Ucraina e assicurare commesse a entrambe le filiere nazionali. Lo stile, però, ricorda molto il Volkswagen-gate, ribattezzato diesel-gate per farlo pagare a tutta l’Europa. Knds, che nel 2025 ha dichiarato 4,4 miliardi di euro di fatturato, produce i carri armati Leopard 1 e 2 che sono stati mandati in gran numero a Kiev; ha una filiale in Ucraina e sta creando centri di riparazione e manutenzione per questi carri, per i cannoni d’artiglieria, i veicoli blindati, gli obici semoventi e altro ancora. Inoltre, specialisti ucraini sono stati formati in Germania per la manutenzione, riparazione e revisione di mezzi corazzati.
Knds-Ukraine mira a produrre congiuntamente anche munizioni di artiglieria Nato da 155 mm. Del resto, l’aria di inciucio si è respirata per tutta la scorsa settimana alla fiera Eurosatory di Parigi, dove l’azienda ha fatto la parte del leone ma dove anche la nostra Leonardo ha mostrato novità e innovazioni a partire da una gamma di mezzi blindati senza pilota e i mockup del nuovo carro per l’Esercito (New main battle tank), e del veicolo da combattimento «Icvs» dotato di torretta Leonardo, entrambi in fase sviluppo da parte della joint venture Leonardo-Rheinmetall (Lrmv), concorrente di Knds. E ciò è opportuno per non rimanere indietro sulle future capacità operative del nostro Esercito. Ci sono, perciò, due verità. La prima: per decenni la spesa per la Difesa nei Paesi Ue è stata ridotta all’osso e serve modernizzare. Ma per farlo occorre fare esperienza in guerra e le battaglie condotte dai carristi ucraini hanno permesso a Knds di migliorare il Leopard 2 sui terreni europei dopo l’unica esperienza di guerra avvenuta in Siria. All’inizio del conflitto con Mosca, in Ucraina il Leopard 2 subiva pesanti perdite, in parte imputate al peso eccessivo (oltre 70 tonnellate) che rende difficile il transito su molti ponti e terreni cedevoli, una certa vulnerabilità superiore e laterale, il consumo elevato e i costi di manutenzione, Ma oggi, dopo le modifiche fatte grazie agli scontri contro i russi e le officine ucraine addestrate opportunamente, esso raccoglie apprezzamenti per i suoi sistemi avanzati di controllo del tiro, la velocità, specialmente in retromarcia e la capacità di sopravvivenza che offre all’equipaggio.
La seconda verità: queste mosse non vanno dalla parte della pace tra Russia e Ucraina, teatro bellico nel quale decine di aziende della Difesa europee, americane e asiatiche stanno validando una molteplicità di nuovi sistemi d’arma che poi però vanno costruiti, ma servono per vendere prodotti a qualcuno. Con un metodo infallibile: convincendo politici e opinione pubblica dell’esistenza di un pericolo imminente. Senza guerra, tutto apparirebbe meno urgente.




