«Non siamo in guerra e non ci entriamo». È categorica su questo punto Giorgia Meloni, ospite di Non stop news su Rtl 102.5. Il presidente del Consiglio in merito alla guerra Iran ha sciolto anche un altro dei dubbi su cui le opposizioni nelle ultime ore si sono accese, l’utilizzo delle basi americane in territorio italiano per l’offensiva all’Iran: «Abbiamo delle basi militari concesse agli Stati Uniti per accordi storici che non ho siglato io. Ci sono autorizzazioni tecniche quando si parla di logistica e di operazioni non cinetiche, ovvero semplificando operazioni di non bombardamento (come attacchi cibernetici, ndr). Se dovesse arrivare una richiesta di uso per fare altro, la competenza sarebbe del governo ma in quel caso dovremmo deciderlo insieme al Parlamento». Poi ha rassicurato: «Oggi non abbiamo nessuna richiesta in questo senso».
Meloni tuttavia confessa preoccupazione per la «reazione scomposta dell’Iran». «Sta bombardando tutti i Paesi vicini e questo comporta un rischio di escalation con conseguenze imprevedibili». Così come molti analisti, il premier esprime preoccupazione per la crisi «degli organismi multilaterali, che sta generando un mondo sempre più governato dal caos. Era purtroppo prevedibile dopo l’anomalia totale di un membro del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che invadeva un suo vicino, che chiaramente ha reso la situazione sempre più instabile».
Meloni poi si è confrontata col presidente francese Emmanuel Macron che ha preso l’iniziativa di chiamare il premier e il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis. Al centro della conversazione la difesa di Cipro. È stato deciso infatti di «coordinare il dispiegamento di mezzi militari a Cipro e nel Mediterraneo orientale e di collaborare per garantire la libertà di navigazione nel Mar Rosso». Operazioni che vedranno coinvolti diversi Paesi europei, tra cui Spagna e Paesi Bassi. Azione resa necessaria dopo l’attacco con droni iraniani contro una base britannica sull’isola.
Informazione confermata anche dal ministro della Difesa Guido Crosetto che alla Camera ha detto: «Insieme coi partner dell’E5 (Francia, Germania, Polonia e Spagna oltre all’Italia) abbiamo deciso di mantenere un meccanismo di consultazione costante tra ministri della Difesa». E in questo quadro «porteremo probabilmente un aiuto a Cipro».
Intanto a Montecitorio l’Aula ha approvato con 179 voti favorevoli, 100 contrari e 14 astenuti la risoluzione della maggioranza sulle comunicazioni del ministro degli Esteri Antonio Tajani e del ministro della Difesa Crosetto. Il testo impegna il governo «a partecipare» allo «sforzo comune in ambito Ue per sostenere, in caso di richiesta, Stati membri Ue nella difesa del proprio territorio da attacchi missilistici o via droni da parte iraniana» e a «confermare il rispetto, nell’utilizzo delle installazioni militari presenti sul territorio nazionale e concesse alle forze statunitensi, del quadro giuridico definito dagli accordi internazionali vigenti».
La risoluzione parla anche del «dispiegamento e il rischieramento di sistemi di difesa aerea e antimissilistica e di sorveglianza, nel perimetro di quanto autorizzato nell’area geografica di intervento, a protezione dei cittadini italiani, a supporto dei Paesi partner dell’area del Golfo e per la salvaguardia delle infrastrutture strategiche presenti nell’area, a tutela degli interessi primari nazionali».
Crosetto nel suo intervento, rispondendo alle accuse delle opposizioni, ha chiarito una banalità, ovvero che è «certo che è stata una scelta al di fuori dalle regole del diritto internazionale». Spiegando però anche che «questa, purtroppo per tutti noi, non è l’epoca del multilateralismo» perché «il problema è che l’Europa è impossibilitata a fermare questa guerra» così come «nessun Paese europeo, ma neanche tutti i Paesi europei uniti» possono «convincere Israele e gli Usa a interrompere questa guerra». Anche perché «tutti sono stati avvisati dopo» l’inizio dell’attacco. Per Crosetto «siamo sull’orlo dell’abisso. È una situazione drammatica».
Tajani ha spiegato nella sua informativa che sono «100.000 gli italiani coinvolti direttamente o indirettamente nelle aree della crisi» precisando che «la sicurezza dei connazionali è la priorità assoluta». «La task force Golfo ha gestito 14.000 chiamate e diverse migliaia di email. Gli italiani aiutati a lasciare le aree a rischio sono arrivati a 10.000», ha aggiunto. «Nei prossimi giorni sono in programmazione ulteriori voli facilitati dal ministero degli Esteri dai Paesi del Golfo. Ne è appena partito dalle Maldive uno con circa 320 italiani, tra cui 60 fragili».
Infine fonti informate hanno fatto sapere che a rientrare c’è anche Bigmama, la cantante italiana che pur ostentando ostilità al governo, il giorno dell’attacco a Dubai aveva postato un video sui social chiedendo di esser salvata. Come ovvio che fosse, anche lei è stata riportata a casa.
Chigi non regge l’ombrello a Macron
«No grazie». Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, snobba l’offerta del presidente francese, Emmanuel Macron, di posizionare anche l’Italia sotto l’ombrello nucleare francese. Con il suo discorso dalla base sottomarina di Ile Longue, in Bretagna, Macron ridefinisce la dottrina di deterrenza nazionale della Francia, unico Paese dell’Ue a possedere l’atomica. Meloni ieri mattina è intervenuta su Rtl 102.5, per fare il punto sulla situazione in Medio Oriente e rassicurare: «Non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra». A proposito della proposta francese di deterrenza nucleare, che l’Italia non ha accettato, Meloni spiega che «la Francia da molto tempo parla della sua capacità di dissuasione nucleare come di ombrello che può proteggere l’Europa, ma vale la pena specificare che in nessun caso la Francia vuole mettere sotto controllo europeo il suo arsenale nucleare». Il suo utilizzo, specifica Meloni, «rimarrebbe sotto l’esclusiva decisione del presidente francese. Sicuramente è un contributo importante al dibattito della sicurezza in Europa ma è un dibattito molto più ampio e non si può non tenere conto delle garanzie che esistono in ambito Nato».
Insomma, la premier ribadisce, ancora una volta, che la deterrenza nucleare francese deve avvenire all’interno della cornice Nato. «Noi facciamo parte dell’Alleanza Atlantica, quindi la nostra cornice rimane sempre l’Alleanza Atlantica. La riflessione che sta facendo l’Italia insieme alla Francia, anche in vista del prossimo vertice intergovernativo prima dell’estate, è che non si tratta di rendere l’ombrello nucleare francese europeo, si tratta di mantenerlo francese».
Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, in un’intervista a SkyTg24, ribadisce il suo sostegno a Parigi. «Sono a favore di quello che sta facendo Macron, perché sta sollevando una questione che esisteva già nella Nato». Secondo il segretario generale, l’iniziativa francese può rafforzare la deterrenza dell’Alleanza. «Mentre otto Paesi europei scelgono di entrare nel nucleo che ridisegna la deterrenza del continente, l’Italia resta fuori. Nel momento in cui si rafforza il pilastro europeo della difesa, l’Italia sceglie l’assenza. E quando l’Europa accelera, restare fermi significa arretrare», critica Sandro Gozi, eurodeputato di Renew Europe e segretario generale dei Democratici europei.
«Non essere isolati non significa fare quello che chiede la Francia. E la non adesione dell’Italia all’ombrello nucleare di Macron non significa essere isolati. L'unica posizione che possiamo avere è quella europea, cioè non si può seguire un’iniziativa di un Paese che dice “facciamo l’ombrello nucleare e poi gli altri si accodano”. Condivido soltanto le scelte europee», replica il ministro degli Esteri, Antonio Tajani.
Come avvenuto per i Volenterosi, la missione a guida franco-britannica ideata a difesa dell’Ucraina, Meloni vuole evitare strappi con Donald Trump e aspettare di far maturare i tempi.
L’attendismo italiano si colloca, quindi, come espressione di un tradizionale atlantismo che ci garantisce un ruolo di rilievo nel contesto internazionale. La posizione italiana va vista come manifestazione di coerenza e continuità nelle relazioni transatlantiche, a conferma della nostra affidabilità nel mantenere gli impegni multilaterali.
Senza considerare che il nostro Paese può già disporre dell’ombrello nucleare della Nato, garantito dai depositi di armi dell’Alleanza sul suolo italiano. È noto, infatti, che la Nato potrebbe utilizzarli in caso di aggressione al nostro Paese o a un altro Paese membro.