Da giorni, cioè da quando Luigi Di Maio e Matteo Salvini hanno cominciato a fare sul serio scrivendo il contratto per il governo del cambiamento, in molti guardano con paura ogni promessa dei dioscuri di 5 stelle e Lega, interrogandosi su chi alla fine sarà costretto a pagarne il conto. «Questi ci mandano a sbattere», è il commento in voga fra imprenditori e pensionati, i quali temono sempre più per i propri risparmi. E qui entra in scena la patrimoniale, ovvero il prelievo forzoso sui soldi accantonati in una vita. Ovvio, chi non ha niente, perché è all’inizio della carriera o perché non è mai riuscito a mettere da parte un ghello, non ha nulla da temere dal nuovo esecutivo e forse ha da guadagnare, ma chi nella vita si è spezzato la schiena e alla fine, quando è ora di stare tranquillo, pensa di avere da parte il giusto, guarda con sospetto un governo che voglia abbassare le tasse e dare un sussidio a chiunque non lavori. La preoccupazione di imprenditori e pensionati è che alla fine il denaro necessario a finanziare le promesse sia prelevato dalle proprie tasche.
«Questi ci lasciano in bolletta», ribadiscono. E se non lo faranno loro, lo farà l’Europa, che chiuderà i rubinetti lasciandoci a secco, senza il becco di un quattrino, è la conclusione. E qui rispunta la patrimoniale. Uno Stato ridotto sul lastrico per risollevarsi si rivolgerà ai cittadini, per lo meno a quelli che non hanno fatto la fine della pubblica amministrazione e tengono i fondi sul conto corrente.
Certo, il ragionamento non fa una grinza ma fa accapponare la pelle. Se l’Italia va a ramengo, ci vanno anche gli italiani. E quelli che hanno qualcosa sono quelli che ci vanno prima, lasciando sul tavolo da gioco dell’allegra brigata pentaleghista tutti i propri risparmi. Tuttavia, chiunque sia terrorizzato dalle mosse di Di Maio e Salvini e non prenda sonno al solo pensiero di vederli bazzicare nelle stanze di Palazzo Chigi, dovrebbe leggere quello che scrive questa settimana Der Spiegel, il settimanale tedesco radical chic che da sempre ama l’Italia, al punto che anni fa, quando imperversavano le Brigate rosse, mise in copertina un piatto di spaghetti condito con una P38, avvisando i tedeschi in vacanza dalle nostre parti che lungo le spiagge italiane avrebbero potuto prendersi una pistolettata. In un editoriale di Jan Fleischhauer, un tizio che disse di non essersi stupito che capitan Schettino fosse italiano, accomunandoci dunque tutti nella codardia, lo Spiegel spiega che la soluzione dei nostri problemi si chiama appunto patrimoniale. Siccome a Roma e Milano i soldi li tengono sotto il materasso e hanno mediamente una ricchezza di 275.000 euro, facciamo pagare a loro il conto. L’Italia, è la tesi, potrebbe risanarsi in un batter d’occhio, a patto che il governo si decidesse a mettere le mani in tasca ai propri cittadini, sistemando il bilancio dello Stato. Tesi analoghe sono espresse da altri giornali tedeschi, tipo il periodico della Faz, ma, quel che è peggio, anche da autorevoli studi della London School of Economics e, quel che è peggio del peggio, da molti politici europei, i quali non vedono l’ora di arraffare i soldi degli italiani, utilizzandoli nel grande calderone Ue.
Che cosa significa tutto ciò, forse che siamo alla vigilia di una stangata? No, tutto questo vuol dire una sola cosa e cioè che al momento non sono Di Maio e Salvini a coltivare l’idea di un’imposta sulla ricchezza. Non sono quei senza Europa dei leader di 5 stelle e Lega a voler stangare gli italiani, ma è la stessa Europa a spingere perché l’esecutivo metta la patrimoniale. L’alternativa non è tra un governo pentastellato che mette la tassa e un’Europa che ci salva dallo Stato grassatore di risparmi. Semmai l’alternativa è rovesciata: l’Ue vuole la patrimoniale e assieme a Bruxelles la auspicano vari organismi turbo capitalisti come il Fondo monetario internazionale. Al contrario, i due ragazzotti che si sono presi la scena politica e la briga di fare un governo hanno una sola speranza di campare e non essere linciati sulla pubblica via e questa chance è data dall’impegno a non mettere le mani in tasca agli italiani. Rispetteranno il patto? Al momento nessuno può dirlo, ma un’altra cosa invece già si può dire ed è che seguendo le ricette dell’Europa negli ultimi sette anni abbiamo accumulato 300 miliardi di debiti in più: non è una tassa ma un macigno, che se sfuggisse di mano ci schiaccerebbe tutti, risparmi compresi.
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