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2022-03-01
I parchi per rilanciare il turismo delle nostre città
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Chi ama andare in giro per parchi alzi la mano! Gli amanti della natura, infatti, trovano sollazzo non solo al mare, in montagna o al lago, ma anche nei polmoni verdi di città e paesi.
Organizzare un weekend in una città più o meno grande, infatti, non significa solo andare alla ricerca di vie e monumenti principali, ma anche dei suoi parchi, che offrono, oltre alla possibilità di riposare, una prospettiva diversa sulla storia, l’arte e l’urbanistica.
Chissà perché per alcuni si tratta di una perdita di tempo; come a dire che il parco toglie spazio a cose più importanti. Non è così: il genius loci non lo si ritrova solo tra statue e botteghe tipiche. Esso campeggia anche sugli alberi, in mezzo alle aiuole e tra le installazioni con cui molti artisti - guarda caso - decidono spesso di decorare le aree verdi.
Viene in mente «Back to nature, Arte contemporanea a Villa Borghese», esposizione con cui il critico e storico dell’arte Costantino D’Orazio, nel 2021, ha approfondito il rapporto tra uomo e natura proprio nel parco principale della capitale. Alberi avvolti da trame create all’uncinetto, elementi inseriti nell’ambiente e simboli non immediatamente comprensibili, ma capaci di far fermare e riflettere gli avventori di Villa Borghese.
Ecco perché visitare un luogo non può prescindere dai suoi parchi e giardini. Scopriamone alcuni in giro per l’Italia.
Roma - Villa Torlonia

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Non solo Villa Borghese. La Città Eterna, che vanta ben 18 aree protette, è il più grande comune agricolo d’Europa! Parlando di parchi urbani, i più grandi sono 10 e tra questi spicca Villa Torlonia, nel quartiere Nomentano.
Prima proprietà della famiglia Torlonia, poi residenza di Mussolini, oggi è un vero e proprio museo all’aperto grazie ai tanti edifici storici che la costellano.
Un motivo per visitarla in questo periodo è dato dalla riapertura della Serra Moresca, progettata dall’architetto veneto Giuseppe Jappelli nel 1839. Dopo anni di restauro, è di nuovo aperta al pubblico con le sue piante esotiche, i vetri policromi e le iscrizioni in arabo. Per accedere si paga un biglietto di 4 €. Chiusa il lunedì, è visitabile dal martedì alla domenica, dalle 10.00 alle 16.00.
E se si vuole mangiare un boccone da queste parti, all’interno del parco si trova La Limonaia, ristorante-pizzeria situato in un casolare dell’800.
Per dormire, c’è Villa Pirandello (Via Antonio Bosio, 15B), una bellissima oasi di tranquillità in mezzo al caos cittadino.
Valeggio sul Mincio (VR) - Parco Giardino Sigurtà

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Nel 2013 ha vinto il titolo di Parco più bello d’Italia. Ben 60 ettari di verde, che richiedono almeno mezza giornata se si vogliono incorporarne i benefici camminando. Fortunatamente, però, il parco mette a disposizione (a pagamento) sia un trenino che biciclette, shuttle e golf-cart.
Cos’ha di speciale il Parco Giardino Sigurtà? Il modo in cui è tenuto, sicuramente; e poi i suoi vari punti di interesse, dal Viale delle Rose alla Valle dei Daini, dalla Panchina degli Innamorati alla Grotta Votiva. E poi le fioriture: quella dei tulipani è una delle più apprezzate. Da metà marzo a metà maggio si può assistere a una vera e propria tulipomania.
Il parco riapre dal 6 marzo al 13 novembre 2022. Meglio comprare il biglietto online per evitare file.
Per mangiare, basta fare un salto a Borghetto sul Mincio, splendida frazione di Valeggio sul Mincio, precisamente all’Antica Locanda Mincio, romantico ristorante affacciato sul fiume. In Via Michelangelo Buonarroti, 12. Da provare: i tortellini di Valeggio.
Per dormire: Le Finestre su Borghetto (Via Raffaello Sanzio 24), un luogo di charme.
Firenze - Giardino di Boboli

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Un giardino all’italiana di immensa bellezza. Anzi: il giardino all’italiana per eccellenza. Creato dalla famiglia dei Medici, il modello venne esportato nelle maggiori corti europee.
Statue e grotte, fontane, palazzi e un anfiteatro lo puntellano, dichiarando la loro appartenenza di diritto alla storia più fastosa della città. Tra le sculture come quella di Giove assiso, gli edifici come la Kaffeehaus e le innumerevoli specie botaniche come il Limone Mellarosa, l’animo non può che sentirsi profondamente grato di questa visione.
Il giardino è aperto tutti i giorni, dalle 8.15 alle 16.30. A partire da marzo la chiusura sarà posticipata di due ore fino a maggio, mentre in estate si chiude alle 19.00. Il primo e l’ultimo lunedì del mese (a esclusione di giugno) il parco rimane chiuso. Il biglietto intero costa 6€.
Per mangiare, consigliamo l’Olivia Bistrot del Frantoio Santa Téa, in Piazza de' Pitti, 14r, incentrato sull’olio d’oliva (come porrebbe essere altrimenti?).
Per dormire, l’affittacamere L'Antico Canto dei Salterelli, Piazza de’ Salterelli 1, a un minuto dalla celeberrima Piazza della Signoria.
Palermo - Parco della Favorita

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Voluto nel 1799 da Ferdinando III di Borbone, la real tenuta si trova all’interno della Riserva naturale orientata Monte Pellegrino.
I suoi due viali, dedicati ad Ercole e Diana, trasudano storia e mito. Percorrendoli per intero, si raggiunge la famosissima spiaggia di Mondello. Viale Pomona, che li interseca, è invece dedicato alla dea della frutta e dei giardini.
A margine del parco si trova la Casina Cinese, residenza dei Borbone costruita in stile orientale. La costruzione che si trova accanto ospita il Museo Etnografico G. Pitrè.
L’ingresso al parco è gratuito e permette di respirare a pieni polmoni con la sensazione di trovarsi a molti chilometri da una delle città più belle e caotiche d’Italia.
Per mangiare: Friggitoria Da Davide, V.le della Croce Rossa, 199/201, dove assaggiare non solo le fritture, ma anche il panino con la milza.
Per dormire: B&B Hotels - Hotel Palermo Quattro Canti, Via Vittorio Emanuele, 29, modernissimo hotel in posizione strategica.
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Da Verona a Firenze, da Roma a Palermo, ecco un breve itinerario per visitare alcuni dei parchi più belli in giro per l'Italia.Chi ama andare in giro per parchi alzi la mano! Gli amanti della natura, infatti, trovano sollazzo non solo al mare, in montagna o al lago, ma anche nei polmoni verdi di città e paesi.Organizzare un weekend in una città più o meno grande, infatti, non significa solo andare alla ricerca di vie e monumenti principali, ma anche dei suoi parchi, che offrono, oltre alla possibilità di riposare, una prospettiva diversa sulla storia, l’arte e l’urbanistica.Chissà perché per alcuni si tratta di una perdita di tempo; come a dire che il parco toglie spazio a cose più importanti. Non è così: il genius loci non lo si ritrova solo tra statue e botteghe tipiche. Esso campeggia anche sugli alberi, in mezzo alle aiuole e tra le installazioni con cui molti artisti - guarda caso - decidono spesso di decorare le aree verdi.Viene in mente «Back to nature, Arte contemporanea a Villa Borghese», esposizione con cui il critico e storico dell’arte Costantino D’Orazio, nel 2021, ha approfondito il rapporto tra uomo e natura proprio nel parco principale della capitale. Alberi avvolti da trame create all’uncinetto, elementi inseriti nell’ambiente e simboli non immediatamente comprensibili, ma capaci di far fermare e riflettere gli avventori di Villa Borghese.Ecco perché visitare un luogo non può prescindere dai suoi parchi e giardini. Scopriamone alcuni in giro per l’Italia.<div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/parchi-rilanciare-turismo-nostre-citta-2656797000.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="roma-villa-torlonia" data-post-id="2656797000" data-published-at="1645880409" data-use-pagination="False"> Roma - Villa Torlonia iStock Non solo Villa Borghese. La Città Eterna, che vanta ben 18 aree protette, è il più grande comune agricolo d’Europa! Parlando di parchi urbani, i più grandi sono 10 e tra questi spicca Villa Torlonia, nel quartiere Nomentano.Prima proprietà della famiglia Torlonia, poi residenza di Mussolini, oggi è un vero e proprio museo all’aperto grazie ai tanti edifici storici che la costellano.Un motivo per visitarla in questo periodo è dato dalla riapertura della Serra Moresca, progettata dall’architetto veneto Giuseppe Jappelli nel 1839. Dopo anni di restauro, è di nuovo aperta al pubblico con le sue piante esotiche, i vetri policromi e le iscrizioni in arabo. Per accedere si paga un biglietto di 4 €. Chiusa il lunedì, è visitabile dal martedì alla domenica, dalle 10.00 alle 16.00.E se si vuole mangiare un boccone da queste parti, all’interno del parco si trova La Limonaia, ristorante-pizzeria situato in un casolare dell’800.Per dormire, c’è Villa Pirandello (Via Antonio Bosio, 15B), una bellissima oasi di tranquillità in mezzo al caos cittadino. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/parchi-rilanciare-turismo-nostre-citta-2656797000.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="valeggio-sul-mincio-vr-parco-giardino-sigurta" data-post-id="2656797000" data-published-at="1645880409" data-use-pagination="False"> Valeggio sul Mincio (VR) - Parco Giardino Sigurtà iStock Nel 2013 ha vinto il titolo di Parco più bello d’Italia. Ben 60 ettari di verde, che richiedono almeno mezza giornata se si vogliono incorporarne i benefici camminando. Fortunatamente, però, il parco mette a disposizione (a pagamento) sia un trenino che biciclette, shuttle e golf-cart.Cos’ha di speciale il Parco Giardino Sigurtà? Il modo in cui è tenuto, sicuramente; e poi i suoi vari punti di interesse, dal Viale delle Rose alla Valle dei Daini, dalla Panchina degli Innamorati alla Grotta Votiva. E poi le fioriture: quella dei tulipani è una delle più apprezzate. Da metà marzo a metà maggio si può assistere a una vera e propria tulipomania.Il parco riapre dal 6 marzo al 13 novembre 2022. Meglio comprare il biglietto online per evitare file.Per mangiare, basta fare un salto a Borghetto sul Mincio, splendida frazione di Valeggio sul Mincio, precisamente all’Antica Locanda Mincio, romantico ristorante affacciato sul fiume. In Via Michelangelo Buonarroti, 12. Da provare: i tortellini di Valeggio.Per dormire: Le Finestre su Borghetto (Via Raffaello Sanzio 24), un luogo di charme. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/parchi-rilanciare-turismo-nostre-citta-2656797000.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="firenze-giardino-di-boboli" data-post-id="2656797000" data-published-at="1645880409" data-use-pagination="False"> Firenze - Giardino di Boboli iStock Un giardino all’italiana di immensa bellezza. Anzi: il giardino all’italiana per eccellenza. Creato dalla famiglia dei Medici, il modello venne esportato nelle maggiori corti europee.Statue e grotte, fontane, palazzi e un anfiteatro lo puntellano, dichiarando la loro appartenenza di diritto alla storia più fastosa della città. Tra le sculture come quella di Giove assiso, gli edifici come la Kaffeehaus e le innumerevoli specie botaniche come il Limone Mellarosa, l’animo non può che sentirsi profondamente grato di questa visione.Il giardino è aperto tutti i giorni, dalle 8.15 alle 16.30. A partire da marzo la chiusura sarà posticipata di due ore fino a maggio, mentre in estate si chiude alle 19.00. Il primo e l’ultimo lunedì del mese (a esclusione di giugno) il parco rimane chiuso. Il biglietto intero costa 6€.Per mangiare, consigliamo l’Olivia Bistrot del Frantoio Santa Téa, in Piazza de' Pitti, 14r, incentrato sull’olio d’oliva (come porrebbe essere altrimenti?).Per dormire, l’affittacamere L'Antico Canto dei Salterelli, Piazza de’ Salterelli 1, a un minuto dalla celeberrima Piazza della Signoria. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/parchi-rilanciare-turismo-nostre-citta-2656797000.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="palermo-parco-della-favorita" data-post-id="2656797000" data-published-at="1645880409" data-use-pagination="False"> Palermo - Parco della Favorita iStock Voluto nel 1799 da Ferdinando III di Borbone, la real tenuta si trova all’interno della Riserva naturale orientata Monte Pellegrino.I suoi due viali, dedicati ad Ercole e Diana, trasudano storia e mito. Percorrendoli per intero, si raggiunge la famosissima spiaggia di Mondello. Viale Pomona, che li interseca, è invece dedicato alla dea della frutta e dei giardini.A margine del parco si trova la Casina Cinese, residenza dei Borbone costruita in stile orientale. La costruzione che si trova accanto ospita il Museo Etnografico G. Pitrè.L’ingresso al parco è gratuito e permette di respirare a pieni polmoni con la sensazione di trovarsi a molti chilometri da una delle città più belle e caotiche d’Italia.Per mangiare: Friggitoria Da Davide, V.le della Croce Rossa, 199/201, dove assaggiare non solo le fritture, ma anche il panino con la milza.Per dormire: B&B Hotels - Hotel Palermo Quattro Canti, Via Vittorio Emanuele, 29, modernissimo hotel in posizione strategica.
(Totaleu)
Lo ha dichiarato il capo delegazione di Fratelli d'Italia al Parlamento europeo di Bruxelles, in seguito all'approvazione del pacchetto vino da parte della Commissione Agricoltura.
La meridiana di Enrico Alberto d'Albertis in ricordo del bombardamento di Aquileia del 13 maggio 1917 (IStock)
La luce e l’ombra, i due elementi su cui si basa il principio dell’orologio solare (detto impropriamente «meridiana») sono gli stessi che metaforicamente possono essere riferiti al corso dei grandi eventi storici. L’avvicendarsi perenne del ciclo solare segna il tempo infinito, mentre il motto segnato sul quadrante spesso ricorda quanto la vita umana sia segnata al contrario da una fine ineluttabile.
Questi elementi, presenti da secoli sugli orologi dipinti o scolpiti sui muri o sui pavimenti del mondo, caratterizzano anche alcune meridiane italiane realizzate in occasione di grandi eventi storici, in particolare della Prima guerra mondiale.
Sempre incluse in una lapide marmorea, non ricordano in questo caso specifico l’«ora della fine», piuttosto enfatizzano il significato del luogo dove sono state installate e dell’evento al quale sono legate in un ciclo eterno scandito dall’alternarsi della luce e dell’ombra segnate dallo «gnomone» l’asta che, se correttamente orientata, segna l’ora esatta con la sua ombra proiettata sul quadrante. Almeno tre orologi solari in Italia sono stati realizzati allo scopo di ricordare eventi storici, tutti realizzati da Enrico Alberto d’Albertis, navigatore e filantropo genovese nato prima del Risorgimento e morto tra le due guerre mondiali, che in vita ne realizzò oltre 100. Le sue meridiane ricordano, con enfasi retorica tipica del periodo, diversi episodi dell’Italia della Grande Guerra.
Aquileia, la meridiana delle ore più buie.
Più ombra che luce fu ciò che caratterizzò il periodo in cui fu realizzata la meridiana affissa sulla facciata di un edificio privato nel centro di Aquileia (Udine). L’opera del d’Albertis fu iniziata infatti il 24 ottobre 1917, giorno d’inizio dell’offensiva di Caporetto che porterà alla tragica ritirata oltre il Piave. La sua costruzione fu poi interrotta il 28 ottobre con l’arrivo degli austriaci e sarà portata a termine soltanto alla fine di giugno del 1919. L’orologio solare fu installato a ricordo del bombardamento nemico sull’antichissima città giuliana avvenuto il 13 maggio 1917. All’alba una formazione di idrovolanti dell’aviazione navale (K.u.k Kriegsmarine) si presentò nel cielo di Aquileia dove gli aerei sganciarono alcune bombe che causarono ingenti danni alla Basilica patriarcale, un obiettivo non certo militare come il vicinissimo aeroporto di Cascina Farello. Il fatto, riportato anche nel bollettino di guerra del Comando italiano, suscitò grande sdegno e stimolò il d’Albertis nella realizzazione dell’orologio. L’episodio è ricordato sulla meridiana con queste parole incise nel marmo dove è presente lo stemma della città di Aquileia: «Presso al ferito Tempio, ad ogni aurora su questo muro incolume rimasto ricorderò della Gran Guerra l'ora». Proprio nel cimitero di Aquileia Maria Bergamas sceglierà la salma del Milite Ignoto che dal 1921 riposa nel Vittoriano a Roma.
Quando «fu la luce» sulle terre irredente: le meridiane di Trento e Trieste
Due orologi solari pressoché identici furono realizzati dal capitano d’Albertis rispettivamente sopra la porta meridionale del castello del Buonconsiglio di Trento e sul Colle di San Giusto a Trieste. Entrambi celebrano, con il gioco del sole con l’ombra, la vittoria italiana. In particolare fanno riferimento al giorno 3 novembre 1918 quando le truppe italiane fecero il loro ingresso nelle due città fino ad allora parte dell’impero austroungarico. Il giorno stesso a Villa Giusti (Padova) fu firmata la resa austriaca alla presenza del generale italiano Pietro Badoglio, incaricato dal generale Armando Diaz. Le clausole divennero effettive il giorno seguente e da allora il tricolore sostituì l’aquila imperiale sui monumenti delle due città irredente. Entrambe le meridiane recano il medesimo motto inciso nel marmo di Carrara e sfiorato dall’ombra dello gnomone: «Le nostre truppe hanno occupato Trento (ore 15) e sono sbarcate a Trieste (ore 16). Il tricolore sventola sul Castello del Buon Consiglio e sulla Torre di S. Giusto». - Comando Supremo 3 Novembre 1918- A. Diaz. L’orologio-lapide è sormontato da una frase in latino identica per le due città acquisite dall’Italia: MCMXVII Tridenti (Tergeste sulla lapide di san Giusto) almae matri restitutionis anno
Victorio Emmanuele III Rege.
La meridiana dell’Arsenale a Venezia: la luce della vittoria sulla «Porta da Mar»
Nella torre di Levante della porta dell’Arsenale di Venezia, la antica «Porta da Mar» della marina della Serenissima, campeggia una meridiana di D’Albertis realizzata nel 1919 e donata alla città di Venezia dal «nauta ligur», come egli stesso si firmò. Di semplice lettura ed incorniciata in una cima da marinaio scolpita nel marmo, reca un moto patriottico in latino: «Sit Aurea Patriae Quaevis» (che ogni ora sia d’oro alla Patria). Un auspicio in contrasto con i tipici «memento mori» delle meridiane storiche dedicata ad una città che fu tra le più bombardate della Grande Guerra. Per il ruolo strategico di Venezia come base navale, la città lagunare subì la prima incursione già durante il primo giorno di guerra per l’Italia, il 24 maggio 1915. L’ultimo bombardamento avvenne il 23 ottobre 1918 a pochi giorni dall’armistizio, dopo ben 42 attacchi aerei nel periodo bellico. Più di 50 furono le vittime civili e i danni al patrimonio artistico riguardarono anche Piazza San Marco, la chiesa degli Scalzi che perse un affresco del Tiepolo e la scuola Grande di San Marco. Proprio la zona dell’Arsenale, assieme a Santa Marta e alla stazione ferroviaria fu tra le più colpite. La meridiana fu donata alla Regia Marina in occasione del primo anniversario della vittoria il 4 novembre 1919. Sotto l’ombra dello gnomone, vegliata dal leone di San Marco, la meridiana recita: «Italos nunc in libertate coniunctos, victor sacra ensis» (Gli italiani ora uniti nella libertà. Il vincitore consacra la spada). Nel mezzo del quadrante, un monito ai posteri: «Ruit hora, labora». Ossia: «Il tempo corre, datti da fare».
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