
Il giudice del Lavoro del Tribunale di Agrigento, Pietro Mastrorilli, ha condannato il ministero della Salute a corrispondere l’indennizzo a un cinquantottenne con il braccio paralizzato dopo due dosi di vaccino Pfizer. «La domanda va accolta sulla scorta della verosimile probabilità, quanto meno di un nesso concausale e per l’effetto», si legge nella sentenza del 15 gennaio scorso.
Qualche giudice per fortuna ci prova, a rompere il muro di gomma che rende quasi impossibile il ristoro al cittadino, stabilito per legge a carico dello Stato per motivi di solidarietà sociale, a seguito di lesioni o infermità provocate da vaccinazioni obbligatorie o raccomandate. Il ministero è stato condannato anche a rifondere le spese processuali.
È stato dunque accolto in pieno il ricorso presentato dall’avvocato Angelo Farruggia, per ottenere il riconoscimento di Parsonage-Turner (amiotrofia nevralgica) del suo assistito. Il signor Giovanni (nome di fantasia), addetto alla sicurezza in alcune aziende, aveva riportato questa infermità a causa del vaccino anti-Sars-CoV-2 Comirnaty, che gli era stato somministrato in due dosi, il 27 marzo e il 7 aprile del 2021. L’uomo, affetto da cardiopatia ipertensiva e diabete mellito di tipo 2, quindi fragile, seguendo le raccomandazioni del ministero della Salute si era vaccinato ma dopo il secondo inoculo aveva manifestato forti dolori al braccio sinistro. Tre mesi dopo, nell’agosto del 2021 la sintomatologia dolorosa prima tollerabile si acuiva. A seguito di accertamenti, la diagnosi era stata di «sospetta amiotrofia nevralgica o sindrome di Parsonage-Turner». Si tratta di una rara malattia neurologica che colpisce il plesso brachiale, una rete di nervi che controlla i muscoli e le sensazioni di spalla, braccio e mano, caratterizzata da dolore improvvisi e limitazioni fisiche.
Venne fatta segnalazione all’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), la commissione aziendale dell’Asp di Agrigento dispensò il paziente dalla terza dose e il primo gennaio 2023 fu presentata la richiesta di indennizzo. Nel settembre 2023 ebbe luogo la visita davanti alla Commissione medico ospedaliera (Cmo) del dipartimento militare di medicina legale di Messina, che riconosceva la patologia «refrattaria al trattamento» e quindi ascrivibile alla categoria sesta della tabella A per danni da vaccini/trasfusioni.
La domanda era stata presentata nei termini di legge, però la Cmo negava il nesso in quanto la comparsa dell’amiotrofia nevralgica si era verificata oltre il termine dei 30 giorni e, si sosteneva, «non può essere considerata verosimile» l’associazione causale tra la somministrazione del vaccino e l’infermità, sulla scorta del Rapporto sulla sorveglianza dei vaccini Covid-19 redatto dall’Aifa. Rapporto del 2021, quindi affatto attendibile in termini di reazioni avverse, pesantemente sottostimate da una sorveglianza attiva pressoché inesistente.
Contro il giudizio negativo della Cmo a concedere l’indennizzo, l’avvocato Farruggia il 20 ottobre 2023 presentò ricorso amministrativo al ministero della Salute che, per legge, entro tre mesi, sentito l’ufficio medico-legale, decide sul ricorso stesso con atto che è comunicato al ricorrente entro trenta giorni.
«Il ministero doveva decidere entro il 18 gennaio 2024, e comunicare il relativo esito entro il 17 febbraio 2024 invece ci fu silenzio assoluto», spiega il legale. «Così, a novembre 2024 ho depositato il ricorso giudiziale contro il ministero della Salute e l’Aifa davanti al Tribunale di Agrigento, sezione Lavoro».
Ricorso accolto. In mancanza, all’anamnesi, di ulteriori fattori di rischio e di familiarità; considerate le incertezze scientifiche che caratterizzano le reazioni avverse ai vaccini anti-Covid 19, la previsione dell’indennizzo di un evento avverso al trattamento vaccinale, a differenza del risarcimento del danno, spetta anche in presenza di un rischio imprevedibile.
Il giudice ha tenuto conto di tutti i rilievi sollevati dall’avvocato Farruggia, compreso l’interrogativo: «Il dato statistico, secondo cui l’amiotrofia nevralgica, normalmente, si manifesta entro trenta giorni dalla somministrazione del vaccino, deve risolversi in senso sfavorevole al danneggiato?». La domanda è stata accolta, il signor Giovanni riceverà a vita 1.600 euro ogni due mesi con decorrenza febbraio 2023, quando presentò la domanda.
«Il ministero/Stato ci ha sollecitato a partecipare alla campagna vaccinale, la cittadinanza ha aderito, il vaccino si è dimostrato inefficace a contrastare la diffusione. Quando si verifica un danno e non ci sono altri fattori causali, non si può ricercare la certezza scientifica del nesso, ma la verosimile probabilità scientifica. L’indennizzo, solidaristico, va riconosciuto al danneggiato proprio perché il singolo, quando si sottopone alla vaccinazione, lo fa anche per un interesse collettivo», sottolinea Farruggia.
Dal capo dello Stato in giù, era il monito declinato per esortare a porgere il braccio. Poi, però, davanti a reazioni avverse, si mostra indifferenza o le si negano. «Mi occupo di cause contro il ministero da vent’anni, seguivo i risarcimenti da trasfusioni di sangue infetto», spiega l’avvocato. «Ministero della Salute e avvocatura dello Stato non si sono mai difesi così come stanno facendo per le cause da vaccinazione Covid. A tappeto rigettano le domande, quando si fa il ricorso amministrativo non rispondono, in fase di giudizio si difendono strenuamente per negare l’indennizzo».
Atteggiamento vergognoso, verso chi soffre. E devastante, in previsione di possibili campagne vaccinali per nuove pandemie.





