Papa Francesco (Imagoeconomica)
Il panorama dei mercati asiatici a marzo 2026 è un paradosso: epicentro della rivoluzione tecnologica mondiale, ma anche ostaggio dei venti di guerra dal Golfo Persico. Per l’investitore occidentale, la sfida è distinguere tra chi ha costruito «scudi sovrani» e chi, come Seul e Nuova Delhi, resta esposto allo shock geopolitico.
Mentre il mondo osserva lo Stretto di Hormuz, Pechino raccoglie i frutti di una strategia fondata sull’autonomia energetica. Pur con una crescita interna debole e le difficoltà del real estate, la Cina si è resa meno vulnerabile ai ricatti energetici globali. «La lungimiranza della Cina in materia di politica energetica sta pagando dividendi importanti in questa fase di mercato», spiega Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf, «poiché grazie a riserve strategiche per 1,2 miliardi di barili e alla fitta rete di oleodotti terrestri con Russia e Kazakistan, il Dragone ha ridotto la sua dipendenza dai blocchi navali mediorientali a una quota gestibile, tra il 40% e il 50%, contro l’80% di pochi anni fa».
Ma la tenuta macro non basta: molte società cinesi investono pesantemente in tecnologia e nel breve possono deludere. Alibaba, con utili in calo del 67%, paga gli investimenti in Ia e cloud; Jd.com regge meglio grazie a una logistica proprietaria «alla Amazon».
Se la Cina tiene, la Corea del Sud incarna insieme riscossa e fragilità. Dopo la guerra in Iran il Kospi ha accusato crolli anche oltre il 12% in una seduta. Qui la dipendenza energetica resta estrema e si somma a un listino dominato dai chip. «L’economia coreana è oggi un caso studio sulla vulnerabilità agli shock geopolitici», osserva Salvatore Gaziano, «perché ogni fiammata del petrolio si traduce in un aumento immediato dei costi per giganti come Samsung Electronics. Nonostante il titolo Samsung vanti una performance monstre a un anno (+201,94%) e traini la Borsa coreana grazie al peso importante, l’escalation in Iran ha bruciato quasi il 20% dai massimi di febbraio, ricordandoci che in Asia la tecnologia corre veloce, ma il petrolio decide la direzione».
Anche l’India scopre che i rapporti con il Medio Oriente vanno oltre l’energia. Il Sensex è sceso ai minimi da 11 mesi per il timore che il conflitto destabilizzi gli Emirati Arabi Uniti, partner vitale per Nuova Delhi. «Per l’India la minaccia iraniana va ben oltre il prezzo della benzina alla pompa», avverte Gaziano, «poiché mette a rischio il flusso di rimesse degli 8-9 milioni di indiani nel Golfo. Parliamo di un gettito che vale circa il 3% del Pil nazionale. Se la stabilità degli Emirati dovesse vacillare, l’impatto sulle partite correnti di Nuova Delhi sarebbe non trascurabile».
L’Etf iShares Msci India segna -14,11% da inizio anno. In un contesto di dollaro forte, la parola d’ordine è «selettività»: titoli come Keyence e Tsmc restano snodi cruciali dell’innovazione asiatica.
La Procura di Firenze - Dda, con il supporto del Comando Provinciale della GdF di Firenze, ha disposto il sequestro di beni, opere d'arte e disponibilità finanziarie per circa 20 milioni di euro.
La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Firenze - Direzione Distrettuale Antimafia, con il supporto operativo del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Firenze, ha disposto l’esecuzione, nei territori di San Casciano Val di Pesa e in altre località della Toscana, di una misura cautelare reale emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Firenze.
Il decreto ha disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di beni e disponibilità patrimoniali per un valore complessivo di circa 20 milioni di euro, ritenuti profitto dei reati di riciclaggio e autoriciclaggio commessi ai danni dell’attrice Ursula Andress.
La vicenda trae origine dalla denuncia presentata dalla parte offesa alle autorità svizzere, nelle cui sedi veniva denunciata una progressiva e significativa depauperazione patrimoniale riconducibile, secondo l’ipotesi accusatoria, all’operato di soggetti legati da un rapporto fiduciario e incaricati della gestione delle disponibilità finanziarie dell’attrice.
Gli approfondimenti svolti nell’ambito del procedimento penale pendente presso il Ministero Pubblico del Cantone di Vaud hanno consentito di delineare un quadro caratterizzato da una sistematica attività di distrazione di risorse finanziarie, quantificate in circa CHF 18.000.000 (pari a circa 20 milioni di euro), realizzata mediante molteplici operazioni opache.
In particolare, secondo l’impostazione accusatoria, le somme sarebbero state oggetto di investimenti in società estere, acquisizioni patrimoniali e ulteriori operazioni negoziali finalizzate a ostacolare la tracciabilità dell’origine illecita e a rendere complessa la ricostruzione dei successivi impieghi.
L’emersione di significativi collegamenti con il territorio italiano, in particolare con la provincia di Firenze, ha reso necessaria l’attivazione di un complesso meccanismo di cooperazione giudiziaria internazionale.
La Procura della Repubblica di Firenze - Direzione Distrettuale Antimafia ha assunto un ruolo centrale nella qualificazione giuridica dei fatti e nel coordinamento delle attività investigative da sviluppare sul territorio nazionale, trasformando gli elementi acquisiti in sede internazionale in una autonoma e coerente direttrice investigativa.
La richiesta di assistenza formulata dall’Autorità giudiziaria svizzera, fondata sul quadro convenzionale europeo in materia di mutua assistenza penale - in particolare, sulla Convenzione europea del 1959- sulla Convenzione di applicazione dell’Accordo di Schengen del 1990 e sull’Accordo di associazione della Confederazione Svizzera allo spazio Schengen - ha trovato nella Procura fiorentina un presidio capace di tradurre la cooperazione internazionale in un’efficace azione investigativa interna.
Su delega della Direzione Distrettuale Antimafia, il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Firenze ha conseguentemente sviluppato una complessa attività investigativa, tecnicamente qualificata e finalizzata alla ricostruzione dell’intera filiera del denaro illecito.
Le indagini svolte dalla Guardia di Finanza si sono concretizzate in approfondite analisi di documenti, accertamenti bancari, ricostruzioni societarie e incroci di dati patrimoniali e finanziari, condotti secondo le più avanzate metodologie di contrasto al riciclaggio e orientati alla ricostruzione del cosiddetto «paper trail». È stato così possibile ricostruire il percorso seguito dalle somme distratte e individuare il loro progressivo reimpiego in beni di pregio e asset di elevato valore economico.
In particolare, le indagini hanno consentito di individuare che il provente dei reati commessi in Svizzera è stato oggetto di svariate operazioni di «stratificazione» volte a ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa, per poi essere, da ultimo, reimpiegato nella gestione di una proprietà di prestigio nel comune di San Casciano Val di Pesa, composto da 11 unità immobiliari e 14 terreni destinati a vigneto e uliveto, oltre a opere d’arte e ulteriori disponibilità finanziarie.
La vicenda accertata testimonia come la Toscana e, in particolare, Firenze, sia esposta al rischio di reinvestimenti di provenienza illecita in beni durevoli e socialmente riconoscibili, idonei a consolidare e schermare il vantaggio economico conseguito.
Si è tenuta a Roma, dal 23 al 25 marzo, la sessione primaverile del Consiglio episcopale permanente, sotto la guida del suo presidente, il cardinale e arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi.
Tra i temi dibattuti dai presuli, secondo il comunicato finale, i vari conflitti che «insanguinano diverse regioni del mondo», «l’indebolimento del diritto internazionale», le «divisioni che lacerano il tessuto civile» con un focus sulla «fatica delle comunità» cristiane, malgrado la positiva «sete di speranza».
Il contesto è quello della ribadita «urgenza di una Chiesa missionaria» capace di «dialogare e di tessere fraternità», chiamata ad «annunciare il Vangelo» con «mitezza e chiarezza» e uno «stile di prossimità e ascolto».
Rispetto alla recente guerra in Iran, i vescovi hanno rinnovato «la loro vicinanza» alle Chiese del Medio Oriente, «segnate dalla violenza, dall’insicurezza e dalla paura». Secondo i collaboratori di papa Leone, «non ci si può assuefare alla guerra» né al freddo linguaggio «che la giustifica o la banalizza». Necessario «educare alla pace», «sostenere ogni sforzo diplomatico», e «incentivare il ruolo dell’Europa».
Con un implicito riferimento, forse, al recentissimo referendum, i presuli hanno richiamato «il valore dell’unità» per pacificare un contesto socio-politico «segnato da contrapposizioni esasperate». In tal senso, la Chiesa italiana si dichiara «pronta a collaborare al bene comune», respingendo «logiche di schieramento» e senza rinunciare «alla propria libertà di parola». Soprattutto quando sono in gioco quei «principi etici» - sotto Benedetto XVI detti non negoziabili - che promuovono la «dignità della persona, la giustizia e la pace».
Il passaggio centrale del comunicato però, ha a che fare con la tenuta della fede, in un mondo segnato dalla secolarizzazione e dal dilagare dell’ateismo. I vescovi hanno notato lucidamente due punti di fondo che caratterizzano l’Italia di oggi, un Paese in cui «la fede non può essere più data per scontata» e la «società non fa più normalmente riferimento al Vangelo».
Appare urgente quindi, per rianimare una Chiesa indebolita, accompagnare «chi si riavvicina alla fede», «sostenere i catecumeni» e rendere più visibile una carità «che non sia ridotta a semplice assistenza». La Cei deve ammettere «la fatica» che la Chiesa ha di trasformare i «bisogni individuali» in «esperienza condivisa di fede».
I giovani hanno bisogno di imbattersi in «parole credibili» dette da «adulti autorevoli» nel contesto di una spiritualità «capace di accompagnare, orientare e offrire ragioni di speranza» davanti al trionfo del nichilismo e del non-senso.
A fronte di dati sociologici in rosso (dai battesimi ai matrimoni in chiesa, per tacere dei preti che abbandonano la tonaca), appare improcrastinabile, l’esigenza di una «conversione missionaria» dei cattolici, all’insegna di una rinnovata «trasmissione della fede».
C’è bisogno di «un annuncio» evangelico che faciliti il «rapporto personale con la fede» in modo da far vivere una «autentica esperienza ecclesiale», dall’iniziazione cristiana sino alla «formazione permanente» dei fedeli. In tal senso, una più argomentata autocritica proprio sul tema della «trasmissione della fede» in Italia, sarebbe risultata coraggiosa e vincente.
In chiusura, i vescovi hanno ribadito il valore del «Cammino Sinodale», hanno annunciato la revisione del «percorso d’iniziazione cristiana», e hanno approvato la scelta del beato Rosario Livatino (1952-1990), giudice e martire della mafia, a patrono dei magistrati.
Ecco #DimmiLaVerità del 27 marzo 2026. La vicecapogruppo alla Camera del M5s Carmela Auriemma commenta il risultato del referendum e la situazione nel campo largo.
