Papa Francesco (Imagoeconomica)
L’economia italiana migliora, la disoccupazione diminuisce e si torna a investire. A dispetto delle più fosche previsioni dell’opposizione, che aveva pronosticato sfaceli con il governo di Giorgia Meloni, la percezione dei motori del Paese, ovvero le aziende, è di segno opposto. La Banca d’Italia ha condotto un’indagine tra il 20 novembre e il 16 dicembre 2025 presso le imprese dell’industria e dei servizi con almeno 50 addetti, sulle aspettative di vendita e crescita e i giudizi emersi sono in miglioramento. Anche le attese sull’andamento della domanda, sia interna sia estera, sono più favorevoli rispetto alla precedente rilevazione, con l’eccezione delle aspettative delle costruzioni.
Le attese sulla crescita a 12 mesi dei salari si collocano in media attorno al 2%. Quelle per i prossimi tre mesi sulle condizioni economiche in cui operano le imprese sono migliorate lievemente, riflettendo effetti meno negativi dell’incertezza imputabile a fattori economici e politici e alle politiche commerciali. L’occupazione continuerebbe a espandersi nei prossimi tre mesi. La crescita dei prezzi di vendita si è lievemente ridotta per il complesso dell’economia e la dinamica attesa per i prossimi 12 mesi resta moderata. Le aspettative d’inflazione al consumo sono diminuite su tutti gli orizzonti e si collocano tra l’1,6 e l’1,8%.
Le imprese sono propense a tornare a investire, il segno che una situazione politica stabile anche a fronte dell’incertezza internazionale, induce a guardare con ottimismo al futuro e quindi a varare progetti di espansione imprenditoriale. Dall’indagine di Bankitalia emerge che rispetto al trimestre precedente, i giudizi sulle condizioni per investire sono più favorevoli, con un leggero miglioramento nell’industria in senso stretto e nei servizi, a fronte del peggioramento nelle costruzioni; la spesa nominale per investimenti nel complesso del 2026 continuerebbe a crescere rispetto all’anno precedente. Una quota significativa delle imprese manifatturiere ha dichiarato di avere utilizzato gli incentivi Transizione 4.0 e Transizione 5.0. La crescita dei propri prezzi di vendita si è leggermente ridotta per il complesso dell’economia e la dinamica attesa per i prossimi 12 mesi resta moderata. Le aspettative di riduzione del consumo sono diminuite su tutti gli orizzonti e si collocano tra l’1,6 e l’1,8%. I giudizi sull’andamento della domanda totale e di quella estera sono migliorati sia rispetto alla scorsa rilevazione sia rispetto a quella del periodo corrispondente nel 2024, esposto a una maggiore incertezza riguardo alle conseguenze delle politiche commerciali degli Stati Uniti.
«Le aspettative delle aziende rilevate dalla Banca d’Italia, sotterrano definitivamente le bugie dell’opposizione. Dopo il terribile decennio segnato dai governi tecnici e dai presidenti di Pd e 5 stelle, in cui i salari reali italiani diminuivano inesorabilmente a fronte di una crescita generalizzata in Europa oltre il 25%, finalmente il governo Meloni inverte la tendenza», commenta il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia. E snocciola i dati del trend in miglioramento: «Nel 2023 c’è il primo incremento dei salari, che crescono a fronte di un’inflazione di poco più bassa, e nel 2024 il dato migliora ancora, con i salari a +3,5% contro un’inflazione all’1%, andamento confermato nel 2025. Con quale coraggio la sinistra ignora o diffonde i suoi numeri menzogneri? L’indagine di Bankitalia dice anche che il 2026 andrà ancora meglio. È finita la stagione della decrescita felice, come la chiamava certa sinistra».
Intanto, a conferma del clima di fiducia sull’economia, c’è il nuovo accordo tra il Gruppo Bei (che comprende la Banca europea per gli investimenti e il Fondo europeo per gli investimenti) e Bnl Bnp Paribas per mobilitare 335 milioni a sostegno degli investimenti e del capitale circolante di circa 300 imprese italiane.
Oltre 167,5 milioni sono destinati allo sviluppo economico delle regioni di coesione e circa 100 milioni a favore della filiera agroalimentare. L’operazione si inserisce in una collaborazione consolidata e di lungo periodo, rafforzata dalle quattro precedenti operazioni di cartolarizzazione realizzate a partire dal 2018. Nel complesso, tali iniziative hanno contribuito a sostenere più di mille imprese e a mobilitare oltre 2,3 miliardi di euro di nuovi finanziamenti a favore dell’economia reale.
L’accordo prevede anche una cartolarizzazione sintetica su mutui ipotecari promossa da Bnl Bnp Paribas.
Lo ha dichiarato il capo delegazione di Fratelli d'Italia al Parlamento europeo di Bruxelles, in seguito all'approvazione del pacchetto vino da parte della Commissione Agricoltura.
Donald Trump lancia l’idea: un tetto del 10% agli interessi sulle carte di credito revolving, quelle che ti permettono di rateizzare i pagamenti. Negli Stati Uniti, dove i tassi medi sono intorno al 20% e possono arrivare al 30%, Wall Street trema, i titoli bancari scendono e gli analisti parlano di credito razionato, profitti erosi e consumi a rischio. JP Morgan si è detta pronta a tutto per tamponare la proposta che, secondo la Casa Bianca, dovrebbe entrare in vigore il 20 gennaio e che, stando alle stime della Vanderbilt Policy Accelerator (centro di ricerca dell’Università di Vanderbilt), farebbe risparmiare alle famiglie americane qualcosa come 100 miliardi di dollari annui. Ma la vera domanda è un’altra: che cosa succederebbe se una misura del genere venisse applicata in Italia?
Il nostro Paese non è il Far West del credito al consumo, ma non è nemmeno l’Eldorado del debitore. Secondo i dati di Banca d’Italia, nel terzo trimestre 2025 il credito revolving viaggiava a un tasso medio del 15,77%, con una soglia di usura fissata al 23,71%. Tradotto: oggi in Italia è perfettamente legale pagare più del doppio di quel famoso 10% trumpiano.
Un tetto secco al 10% farebbe saltare ovviamente i margini di banche e finanziarie varie che, fra l’altro, nonostante il costo del denaro fissato dalla Bce sia al 2%, chiedono un interesse dell’11% circa sul credito al consumo, quello che serve per avere un prestito veloce o comprare un’auto. Sarà per questo che i consumi non decollano? Perché costano troppo? Tornando però all’ipotesi di un 10% sulle carte di credito revolving, se diventasse antieconomico per le banche, va detto che a farne le spese non sarebbe il professionista benestante che paga il saldo a fine mese, ma il lavoratore precario, il pensionato, la famiglia che usa la carta per arrivare a fine mese.
Negli Stati Uniti gli analisti lo dicono apertamente: con un cap al 10%, le carte subprime diventano una perdita secca. In Italia accadrebbe appunto lo stesso, con una differenza cruciale: qui il credito al consumo è spesso l’ultimo ammortizzatore sociale informale, quello che supplisce a salari bassi e welfare insufficiente.
C’è però un’ipocrisia del sistema. Da un lato si invoca la tutela del consumatore contro gli interessi «predatori»; dall’altro si accettano commissioni di mediazione fino al 6,87% sui finanziamenti alle famiglie, senza una soglia di legge che definisca quando la mediazione diventa usuraria. E poi si demonizza il tasso, ma si chiude un occhio sui costi accessori. Morale: anche il 10% scritto sul contratto diventerebbe un prezzo civetta, compensato da spese, commissioni, assicurazioni abbinate. Il tutto con la benedizione di Bankitalia, come avviene già adesso.
L'eterna rivoluzione del Sole su tre meridiane realizzate da Enrico Alberto d'Albertis, celebra i momenti chiave della Prima guerra mondiale in Italia. La storia degli eventi che le hanno ispirate.
La luce e l’ombra, i due elementi su cui si basa il principio dell’orologio solare (detto impropriamente «meridiana») sono gli stessi che metaforicamente possono essere riferiti al corso dei grandi eventi storici. L’avvicendarsi perenne del ciclo solare segna il tempo infinito, mentre il motto segnato sul quadrante spesso ricorda quanto la vita umana sia segnata al contrario da una fine ineluttabile.
Questi elementi, presenti da secoli sugli orologi dipinti o scolpiti sui muri o sui pavimenti del mondo, caratterizzano anche alcune meridiane italiane realizzate in occasione di grandi eventi storici, in particolare della Prima guerra mondiale.
Sempre incluse in una lapide marmorea, non ricordano in questo caso specifico l’«ora della fine», piuttosto enfatizzano il significato del luogo dove sono state installate e dell’evento al quale sono legate in un ciclo eterno scandito dall’alternarsi della luce e dell’ombra segnate dallo «gnomone» l’asta che, se correttamente orientata, segna l’ora esatta con la sua ombra proiettata sul quadrante. Almeno tre orologi solari in Italia sono stati realizzati allo scopo di ricordare eventi storici, tutti realizzati da Enrico Alberto d’Albertis, navigatore e filantropo genovese nato prima del Risorgimento e morto tra le due guerre mondiali, che in vita ne realizzò oltre 100. Le sue meridiane ricordano, con enfasi retorica tipica del periodo, diversi episodi dell’Italia della Grande Guerra.
Aquileia, la meridiana delle ore più buie.
Più ombra che luce fu ciò che caratterizzò il periodo in cui fu realizzata la meridiana affissa sulla facciata di un edificio privato nel centro di Aquileia (Udine). L’opera del d’Albertis fu iniziata infatti il 24 ottobre 1917, giorno d’inizio dell’offensiva di Caporetto che porterà alla tragica ritirata oltre il Piave. La sua costruzione fu poi interrotta il 28 ottobre con l’arrivo degli austriaci e sarà portata a termine soltanto alla fine di giugno del 1919. L’orologio solare fu installato a ricordo del bombardamento nemico sull’antichissima città giuliana avvenuto il 13 maggio 1917. All’alba una formazione di idrovolanti dell’aviazione navale (K.u.k Kriegsmarine) si presentò nel cielo di Aquileia dove gli aerei sganciarono alcune bombe che causarono ingenti danni alla Basilica patriarcale, un obiettivo non certo militare come il vicinissimo aeroporto di Cascina Farello. Il fatto, riportato anche nel bollettino di guerra del Comando italiano, suscitò grande sdegno e stimolò il d’Albertis nella realizzazione dell’orologio. L’episodio è ricordato sulla meridiana con queste parole incise nel marmo dove è presente lo stemma della città di Aquileia: «Presso al ferito Tempio, ad ogni aurora su questo muro incolume rimasto ricorderò della Gran Guerra l'ora». Proprio nel cimitero di Aquileia Maria Bergamas sceglierà la salma del Milite Ignoto che dal 1921 riposa nel Vittoriano a Roma.
Quando «fu la luce» sulle terre irredente: le meridiane di Trento e Trieste
Due orologi solari pressoché identici furono realizzati dal capitano d’Albertis rispettivamente sopra la porta meridionale del castello del Buonconsiglio di Trento e sul Colle di San Giusto a Trieste. Entrambi celebrano, con il gioco del sole con l’ombra, la vittoria italiana. In particolare fanno riferimento al giorno 3 novembre 1918 quando le truppe italiane fecero il loro ingresso nelle due città fino ad allora parte dell’impero austroungarico. Il giorno stesso a Villa Giusti (Padova) fu firmata la resa austriaca alla presenza del generale italiano Pietro Badoglio, incaricato dal generale Armando Diaz. Le clausole divennero effettive il giorno seguente e da allora il tricolore sostituì l’aquila imperiale sui monumenti delle due città irredente. Entrambe le meridiane recano il medesimo motto inciso nel marmo di Carrara e sfiorato dall’ombra dello gnomone: «Le nostre truppe hanno occupato Trento (ore 15) e sono sbarcate a Trieste (ore 16). Il tricolore sventola sul Castello del Buon Consiglio e sulla Torre di S. Giusto». - Comando Supremo 3 Novembre 1918- A. Diaz. L’orologio-lapide è sormontato da una frase in latino identica per le due città acquisite dall’Italia: MCMXVII Tridenti (Tergeste sulla lapide di san Giusto) almae matri restitutionis anno
Victorio Emmanuele III Rege.
La meridiana dell’Arsenale a Venezia: la luce della vittoria sulla «Porta da Mar»
Nella torre di Levante della porta dell’Arsenale di Venezia, la antica «Porta da Mar» della marina della Serenissima, campeggia una meridiana di D’Albertis realizzata nel 1919 e donata alla città di Venezia dal «nauta ligur», come egli stesso si firmò. Di semplice lettura ed incorniciata in una cima da marinaio scolpita nel marmo, reca un moto patriottico in latino: «Sit Aurea Patriae Quaevis» (che ogni ora sia d’oro alla Patria). Un auspicio in contrasto con i tipici «memento mori» delle meridiane storiche dedicata ad una città che fu tra le più bombardate della Grande Guerra. Per il ruolo strategico di Venezia come base navale, la città lagunare subì la prima incursione già durante il primo giorno di guerra per l’Italia, il 24 maggio 1915. L’ultimo bombardamento avvenne il 23 ottobre 1918 a pochi giorni dall’armistizio, dopo ben 42 attacchi aerei nel periodo bellico. Più di 50 furono le vittime civili e i danni al patrimonio artistico riguardarono anche Piazza San Marco, la chiesa degli Scalzi che perse un affresco del Tiepolo e la scuola Grande di San Marco. Proprio la zona dell’Arsenale, assieme a Santa Marta e alla stazione ferroviaria fu tra le più colpite. La meridiana fu donata alla Regia Marina in occasione del primo anniversario della vittoria il 4 novembre 1919. Sotto l’ombra dello gnomone, vegliata dal leone di San Marco, la meridiana recita: «Italos nunc in libertate coniunctos, victor sacra ensis» (Gli italiani ora uniti nella libertà. Il vincitore consacra la spada). Nel mezzo del quadrante, un monito ai posteri: «Ruit hora, labora». Ossia: «Il tempo corre, datti da fare».
