True
2020-08-16
La paura del contagio fa volare i pagamenti contactless
True
Il lockdown e i vari allarmismi sul fatto che i contanti potessero essere un veicolo di trasmissione del virus hanno dato un ulteriore spinta al mondo dei pagamenti digitali. C'è però da dire che questi si stavano già ritagliando un posto nel cuore degli italiani da anni. E nel 2019 c'è stato un aumento consistente. Secondo l'ultima ricerca pubblicata dall'Osservatorio innovative payments del Politecnico di Milano i pagamenti con carta in Italia sono aumentati dell'11% raggiungendo quota 270 miliardi di euro. Da sottolineare come nel solo 2019 gli innovative payments hanno raggiunto un valore di 3,1 miliardi di euro e sono rappresentati da 4 componenti: i pagamenti fatti da smartphone in negozio e fuori, quelli eseguiti con smartwatch e wearable e infine le operazione fatte attraverso smart speaker. Prendendo in considerazione la prima categoria, la ricerca spiega come, queste transazioni hanno raggiunto quota 1,83 miliardi di euro, per un totale di 58 milioni di transizione. In 12 mesi il numero di italiani che ha utilizzato questo metodo si è triplicato arrivando a tre milioni.
I pagamenti fatti invece fuori dal negozio sono arrivati a toccare quota 1,24 miliardi di euro (+29%). Il pagamento di ricariche telefoniche è la componente che ha maggiore peso, con circa 590 milioni di euro. Al secondo posto ci sono tutti i servizi legati alla mobilità con 325 milioni (+57%). E infine cresce anche il pagamento di bollette e bollettini (205 milioni).
La categoria delle transazioni fatte con smartwatch e wearable nel 2019 toccano i 70 milioni di euro. Al momento contribuisce poco sul totale dei digital payments, ma la ricerca sottolinea, come sia un sistema di pagamento che negli anni potrebbe guadagnare terreno.
E infine le operazioni fatte attraverso smart speaker. Al momento «a livello numerico non contribuiscono alla quantificazione di quest'anno» ma ci sono diverse soluzioni che si stanno cercando di implementare anche in Italia.
I pagamenti digitali stanno dunque entrando sempre di più all'interno della vita degli italiani. E si stanno iniziando ad usare sempre più anche per acquisti quotidiani, come dimostrano i dati delle transazioni pro capite (erano 71 nel 2018, 83 nel 2019, una crescita del 17%) e dal fatto che il valore medio di ogni transazione sia intorno ai 53 euro, tre euro in meno rispetto al 2018. Il passo in avanti che ha fatto il nostro paese è sicuramente importante ma anche le altre nazioni non sono state ferme. E infatti l'Italia si è spostata, secondo la classifica continentale, dalla 27° alla 23° posizione, molto lontana dalla Danimarca, Svezia e Finlandia che hanno registrato più di 300 transazioni pro capite all'anno. Il report sottolinea inoltre come tra i vari pagamenti con la carta continua a cresce il contactless. Nel 2019 è arrivato a 63 miliardi di euro (nel 2018 era di 40,5 miliardi) con 1,5 miliardi di transazioni l'anno (+67%). I dati mostrano inoltre come sempre più questo genere di pagamenti, soprattutto quando si tratta di cifre basse, stia sostituendo sempre più la carta. Altro aspetto che sta incrementando questo trend è l'usare le carte come biglietto per i mezzi pubblici. Da quando alcune città hanno iniziato a dare questa possibilità molti cittadini hanno iniziato a sfruttarla.
Ma oltre che per le operazioni di tutti i giorni i pagamenti digitali stanno aumentando anche quando si tratta di comprare online. Il mercato dell'ecommerce nel 2019 in Italia è cresciuto del 15%, raggiungendo quota 30,3 miliardi di euro, pagati con carte e wallet. Secondo il report la componente che sta aumentando maggiormente questi numeri è lo smartphone. Questo vale il 40% del mercato online (12 miliardi di euro).
È indubbio che la pandemia globale abbia dato un ulteriore scossone ad un mercato, quello dei pagamenti digitali, che stava già sviluppandosi positivamente. Bisogna però aspettare il momento in cui il Covid-19 ci lascerà definitivamente per vedere se questo trend di crescita verrà confermato oppure no.
Nel Giappone della tradizione meno yen e più pagamenti con la carta di credito
È uno dei Paesi tecnologicamente più avanzati. Eppure, sopravvivere in Giappone senza contanti, fino a qualche mese fa sembrava impossibile. Negozi, ristoranti, ma anche molti locali continuavano a portare avanti la politica del no credit card, nonostante il numero sempre più importante di turisti.
GlobalData ha rivelato che a causa della pandemia, però, le preferenze dei consumatori giapponesi nei confronti dei pagamenti con carta sono cambiate radicalmente. Pur essendo il Giappone uno dei pochi Paesi ad aver efficacemente controllato la pandemia Covid-19 con misure rapide e l'abitudine - già diffusa - dell'utilizzo della mascherina, la paura del contagio rimane alta. Soprattutto oggi, che la seconda ondata sembra più reale che mai e che i casi di coronavirus soprattutto nella capitale Tokyo continuano ad aumentare.
GlobalData ha quindi sottolineato come, nei prossimi mesi, si prevede un aumento della spesa con carte di credito o di debito dei consumatori. Secondo le previsioni, il valore dei pagamenti con carta in Giappone è stimato in crescita del 2,1% nel 2020. Il valore dovrebbe raggiungere 839,4 miliardi di dollari entro il 2023, con un tasso di crescita annuo composto del 6,0% tra il 2020 e il 2023.
A sostegno di questa tendenza, nel giugno 2020, il konbini 24 ore su 24 Seven-Eleven ha reso disponibile in tutti i suoi negozi del Paese l'accettazione delle carte contactless, consentendo agli acquirenti di utilizzare i pagamenti senza contatto con carte di debito, credito e prepagate dei principali marchi - Visa, Mastercard, JCB, American Express e Diners Club.
Inoltre, gli emittenti di carte stanno rendendo più veloce il processo di regolamento dei pagamenti per i commercianti che accettano le carte (soprattutto i piccoli commercianti), incoraggiandoli ad accettare un maggior numero di transazioni con carta. Di conseguenza, nel luglio 2020, Sumitomo Mitsui Card ha introdotto un ciclo di pagamento più veloce per i suoi esercenti, consentendo loro di ricevere i proventi delle loro vendite effettuate tramite carta di credito in soli cinque giorni rispetto a un mese o più nel passato.
A Disneyland Paris aumentano i pagamenti contactless. E lo shopping viene portato direttamente in hotel.
Tutto pur di evitare i contagi ma non interrompere la magia nemmeno per un istante. Per questo motivo a Disneyland Paris, il parco di divertimenti Disney e meta numero uno in Europa, dalla sua riapertura a oggi i pagamenti contactless in negozi e ristoranti hanno subito un considerevole incremento.
Oltre ai plexiglass di sicurezza, che dividono i clienti dai cast member del parco, la dirigenza del resort parigino ha emanato alcune linee guida tra le quali figura il consiglio di effettuare tutti i pagamenti in sicurezza, senza scambi di contanti o inserire pin e codici di sicurezza di carte e bancomat.
Disneyland Paris, oltre ai due parchi tematici e al Disney Village, è anche una destinazione per lo shopping con oltre 63 boutique dislocate tra i parchi, il village e gli hotel. Ogni boutique presenta un proprio universo, un'architettura e decorazioni immersive e naturalmente offre una vasta gamma di prodotti: dalle iconiche orecchie di Minnie a qualsiasi capo di abbigliamento: ciascun ospite può trovare il souvenir perfetto per prolungare la magia, anche a casa.
Continua a leggereRiduci
Il lockdown e i vari allarmismi sul fatto che i contanti potessero essere un veicolo di trasmissione del virus hanno dato un ulteriore spinta al mondo dei pagamenti digitali.Nel Giappone della tradizione meno yen e più pagamenti con la carta di credito. Anche i piccoli commercianti e i kombini scelgono il pagamento senza contatto. Una rivoluzione nel Paese famoso per l'ampio uso dei contanti.A Disneyland Paris i visitatori vengono incoraggiati a pagare con lo smartphone o la carta. E, a richiesta, le borse dello shopping vengono portate direttamente nelle camere degli hotel. Lo speciale contiene tre articoliIl lockdown e i vari allarmismi sul fatto che i contanti potessero essere un veicolo di trasmissione del virus hanno dato un ulteriore spinta al mondo dei pagamenti digitali. C'è però da dire che questi si stavano già ritagliando un posto nel cuore degli italiani da anni. E nel 2019 c'è stato un aumento consistente. Secondo l'ultima ricerca pubblicata dall'Osservatorio innovative payments del Politecnico di Milano i pagamenti con carta in Italia sono aumentati dell'11% raggiungendo quota 270 miliardi di euro. Da sottolineare come nel solo 2019 gli innovative payments hanno raggiunto un valore di 3,1 miliardi di euro e sono rappresentati da 4 componenti: i pagamenti fatti da smartphone in negozio e fuori, quelli eseguiti con smartwatch e wearable e infine le operazione fatte attraverso smart speaker. Prendendo in considerazione la prima categoria, la ricerca spiega come, queste transazioni hanno raggiunto quota 1,83 miliardi di euro, per un totale di 58 milioni di transizione. In 12 mesi il numero di italiani che ha utilizzato questo metodo si è triplicato arrivando a tre milioni. I pagamenti fatti invece fuori dal negozio sono arrivati a toccare quota 1,24 miliardi di euro (+29%). Il pagamento di ricariche telefoniche è la componente che ha maggiore peso, con circa 590 milioni di euro. Al secondo posto ci sono tutti i servizi legati alla mobilità con 325 milioni (+57%). E infine cresce anche il pagamento di bollette e bollettini (205 milioni).La categoria delle transazioni fatte con smartwatch e wearable nel 2019 toccano i 70 milioni di euro. Al momento contribuisce poco sul totale dei digital payments, ma la ricerca sottolinea, come sia un sistema di pagamento che negli anni potrebbe guadagnare terreno. E infine le operazioni fatte attraverso smart speaker. Al momento «a livello numerico non contribuiscono alla quantificazione di quest'anno» ma ci sono diverse soluzioni che si stanno cercando di implementare anche in Italia. I pagamenti digitali stanno dunque entrando sempre di più all'interno della vita degli italiani. E si stanno iniziando ad usare sempre più anche per acquisti quotidiani, come dimostrano i dati delle transazioni pro capite (erano 71 nel 2018, 83 nel 2019, una crescita del 17%) e dal fatto che il valore medio di ogni transazione sia intorno ai 53 euro, tre euro in meno rispetto al 2018. Il passo in avanti che ha fatto il nostro paese è sicuramente importante ma anche le altre nazioni non sono state ferme. E infatti l'Italia si è spostata, secondo la classifica continentale, dalla 27° alla 23° posizione, molto lontana dalla Danimarca, Svezia e Finlandia che hanno registrato più di 300 transazioni pro capite all'anno. Il report sottolinea inoltre come tra i vari pagamenti con la carta continua a cresce il contactless. Nel 2019 è arrivato a 63 miliardi di euro (nel 2018 era di 40,5 miliardi) con 1,5 miliardi di transazioni l'anno (+67%). I dati mostrano inoltre come sempre più questo genere di pagamenti, soprattutto quando si tratta di cifre basse, stia sostituendo sempre più la carta. Altro aspetto che sta incrementando questo trend è l'usare le carte come biglietto per i mezzi pubblici. Da quando alcune città hanno iniziato a dare questa possibilità molti cittadini hanno iniziato a sfruttarla. Ma oltre che per le operazioni di tutti i giorni i pagamenti digitali stanno aumentando anche quando si tratta di comprare online. Il mercato dell'ecommerce nel 2019 in Italia è cresciuto del 15%, raggiungendo quota 30,3 miliardi di euro, pagati con carte e wallet. Secondo il report la componente che sta aumentando maggiormente questi numeri è lo smartphone. Questo vale il 40% del mercato online (12 miliardi di euro).È indubbio che la pandemia globale abbia dato un ulteriore scossone ad un mercato, quello dei pagamenti digitali, che stava già sviluppandosi positivamente. Bisogna però aspettare il momento in cui il Covid-19 ci lascerà definitivamente per vedere se questo trend di crescita verrà confermato oppure no. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/pagamenti-contactless-2646983682.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="nel-giappone-della-tradizione-meno-yen-e-piu-pagamenti-con-la-carta-di-credito" data-post-id="2646983682" data-published-at="1597415464" data-use-pagination="False"> Nel Giappone della tradizione meno yen e più pagamenti con la carta di credito È uno dei Paesi tecnologicamente più avanzati. Eppure, sopravvivere in Giappone senza contanti, fino a qualche mese fa sembrava impossibile. Negozi, ristoranti, ma anche molti locali continuavano a portare avanti la politica del no credit card, nonostante il numero sempre più importante di turisti. GlobalData ha rivelato che a causa della pandemia, però, le preferenze dei consumatori giapponesi nei confronti dei pagamenti con carta sono cambiate radicalmente. Pur essendo il Giappone uno dei pochi Paesi ad aver efficacemente controllato la pandemia Covid-19 con misure rapide e l'abitudine - già diffusa - dell'utilizzo della mascherina, la paura del contagio rimane alta. Soprattutto oggi, che la seconda ondata sembra più reale che mai e che i casi di coronavirus soprattutto nella capitale Tokyo continuano ad aumentare. GlobalData ha quindi sottolineato come, nei prossimi mesi, si prevede un aumento della spesa con carte di credito o di debito dei consumatori. Secondo le previsioni, il valore dei pagamenti con carta in Giappone è stimato in crescita del 2,1% nel 2020. Il valore dovrebbe raggiungere 839,4 miliardi di dollari entro il 2023, con un tasso di crescita annuo composto del 6,0% tra il 2020 e il 2023.A sostegno di questa tendenza, nel giugno 2020, il konbini 24 ore su 24 Seven-Eleven ha reso disponibile in tutti i suoi negozi del Paese l'accettazione delle carte contactless, consentendo agli acquirenti di utilizzare i pagamenti senza contatto con carte di debito, credito e prepagate dei principali marchi - Visa, Mastercard, JCB, American Express e Diners Club. Inoltre, gli emittenti di carte stanno rendendo più veloce il processo di regolamento dei pagamenti per i commercianti che accettano le carte (soprattutto i piccoli commercianti), incoraggiandoli ad accettare un maggior numero di transazioni con carta. Di conseguenza, nel luglio 2020, Sumitomo Mitsui Card ha introdotto un ciclo di pagamento più veloce per i suoi esercenti, consentendo loro di ricevere i proventi delle loro vendite effettuate tramite carta di credito in soli cinque giorni rispetto a un mese o più nel passato. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/pagamenti-contactless-2646983682.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="a-disneyland-paris-aumentano-i-pagamenti-contactless-e-lo-shopping-viene-portato-direttamente-in-hotel" data-post-id="2646983682" data-published-at="1597433992" data-use-pagination="False"> A Disneyland Paris aumentano i pagamenti contactless. E lo shopping viene portato direttamente in hotel. Tutto pur di evitare i contagi ma non interrompere la magia nemmeno per un istante. Per questo motivo a Disneyland Paris, il parco di divertimenti Disney e meta numero uno in Europa, dalla sua riapertura a oggi i pagamenti contactless in negozi e ristoranti hanno subito un considerevole incremento.Oltre ai plexiglass di sicurezza, che dividono i clienti dai cast member del parco, la dirigenza del resort parigino ha emanato alcune linee guida tra le quali figura il consiglio di effettuare tutti i pagamenti in sicurezza, senza scambi di contanti o inserire pin e codici di sicurezza di carte e bancomat.Disneyland Paris, oltre ai due parchi tematici e al Disney Village, è anche una destinazione per lo shopping con oltre 63 boutique dislocate tra i parchi, il village e gli hotel. Ogni boutique presenta un proprio universo, un'architettura e decorazioni immersive e naturalmente offre una vasta gamma di prodotti: dalle iconiche orecchie di Minnie a qualsiasi capo di abbigliamento: ciascun ospite può trovare il souvenir perfetto per prolungare la magia, anche a casa.
iStock
Le risorse per affrontare l’emergenza casa potranno arrivare a circa 10 miliardi entro il 2034, considerando sia i fondi nazionali - per un apporto pari a 7,3 miliardi - sia i fondi europei della politica di coesione, per 3,3 miliardi. È questo uno dei temi toccati dall’Ance (l’organizzazione dei costruttori associata a Confindustria) in occasione dell’ottantesimo anniversario dalla fondazione. All’evento, guidato dalla presidente Federica Brancaccio nella splendida cornice di Villa Giulia a Roma, sede del Museo Etrusco, hanno preso parte con un videomessaggio il premier Giorgia Meloni e il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, mentre erano presenti i ministri dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratini e della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo.
Il Piano Casa, ha detto Brancaccio, «era un’emergenza di cui parlavamo da anni. Ma», ha ammonito la presidente Ance, «sono centrali le tempistiche che devono essere veloci». Nelle interlocuzioni con la politica, l’Ance ha sempre chiesto di fissare tempi anche sulla governance. «Sappiamo che c’è un commissario ma ci vogliono i decreti attuativi e non si dice entro quando queste nomine ci saranno», ha sottolineato la presidente. Ieri, il ministro Salvini ha detto che «il nuovo commissario nazionale aiuterà nell’arco di un anno a recuperare 61.000 appartamenti di edilizia residenziale pubblica ad oggi non assegnati perché vanno risistemati, con una spesa media valutata tra 20 e 25.000 euro ciascuno». La nomina, fa sapere il vicepremier, avverrà nelle prossime ore.
Brancaccio ha sottolineato che «quasi il 90% degli appalti in qualche modo è sottratto alla gara classica, alla trasparenza totale». Inoltre, «sappiamo che c’è uno sforzo da parte del governo per anticipare la cassa e usare questi 10 miliardi, facendo ricorso a un mutuo da un’istituzione finanziaria. Se questo avesse esiti positivi, le risorse attivabili nel 2027 sarebbero più di un miliardo».
La presidente ha poi evidenziato che «c’è la bolla del mercato libero che ha delle enormi variabili a seconda di dove si realizzano le abitazioni. Quindi, le percentuali previste dall’attuale Piano Casa per gli investimenti dei privati (70% da destinare all’edilizia convenzionata e il restante 30% da vendere o affittare a prezzo di mercato libero) dovrebbero essere riviste». Una soluzione potrebbe essere quella di «dare un ruolo a chi amministra gli enti territoriali, che hanno ben presente le esigenze locali». E ha chiosato: «Sappiamo che questo piano partirà così com’è ma anche che ci saranno in corso d’opera degli aggiustamenti. Ora c’è il testo unico dell’edilizia in revisione, ma si deve andare per deroghe e commissari».
L’Ance ha tracciato un quadro positivo per le costruzioni, uno dei settori industriali che meglio ha sfruttato il Pnrr. Ad aprile, il 76% dei cantieri risultava concluso o in stato avanzato e, secondo la Banca d’Italia, i tempi di avvio delle opere si sono ridotti del 19%, mentre la probabilità di aggiudicazione è maggiore del 20% rispetto alle opere non Pnrr.
Intanto, Dl Piano Casa entra nel vivo alla Camera con il voto sui 275 emendamenti in commissione Ambiente. Il testo definitivo è atteso in Aula questo venerdì, giornata in cui il governo dovrebbe porre la questione di fiducia. Subito dopo passerà all’esame del Senato: la conversione definitiva in legge dovrà avvenire entro la scadenza del 6 luglio.
Continua a leggereRiduci
Ecco #DimmiLaVerità del 17 giugno 2026. Il deputato della Lega Andrea de Bertoldi, presidente dei Liberali Cristiano Democratici, illustra la sua proposta di legge per i professionisti.
Accordo Usa-Iran, petrolio in calo, Fed più silenziosa, deepfake elettorali, caso Platner, Newsom sotto indagine e nuovi dubbi democratici su gas e petrolio.
iStock
L'indice misura la percezione della corruzione nel settore pubblico attraverso una scala che va da 0 a 100. Più alto è il punteggio, maggiore è la trasparenza percepita delle istituzioni pubbliche. Più basso è il valore, maggiore è invece la convinzione che il sistema politico e amministrativo sia permeabile a favoritismi, clientelismo e abuso di potere.
In cima alla classifica si confermano i soliti noti. La Danimarca occupa il primo posto seguita da Finlandia, Singapore, Nuova Zelanda e Norvegia. Non si tratta di una coincidenza. Questi Paesi condividono alcune caratteristiche fondamentali: amministrazioni pubbliche efficienti, elevata fiducia dei cittadini nelle istituzioni, sistemi giudiziari indipendenti e una cultura politica che premia la trasparenza. In altre parole, sono Stati in cui il rispetto delle regole non dipende soltanto dalla presenza di leggi severe, ma da una consolidata cultura civica. All'estremo opposto della graduatoria troviamo invece Sudan del Sud, Somalia, Venezuela, Siria e Yemen. In questi casi la corruzione si intreccia con guerre civili, crisi economiche, fragilità istituzionale e spesso con la sopravvivenza stessa dello Stato. Quando le istituzioni si indeboliscono o collassano, la corruzione smette di essere una deviazione e diventa una componente strutturale del sistema.
Tuttavia, il dato più interessante del rapporto non riguarda i Paesi che occupano le prime o le ultime posizioni della classifica. La vera notizia è il progressivo deterioramento registrato in molte democrazie avanzate. Negli ultimi dieci anni il numero di Paesi che ottengono punteggi superiori a 80 punti è diminuito sensibilmente. Un segnale che, secondo Transparency International, riflette un indebolimento della fiducia nelle istituzioni pubbliche e nei meccanismi di controllo del potere. La percezione della corruzione non coincide necessariamente con la presenza di reati accertati. Rappresenta piuttosto il modo in cui cittadini, investitori e osservatori internazionali valutano il funzionamento delle istituzioni. È proprio questo elemento a rendere il dato particolarmente significativo. Quando cresce la convinzione che il potere sia influenzato da interessi privati, lobby o gruppi economici, diminuisce la fiducia nel sistema democratico.
Gli Stati Uniti rappresentano uno degli esempi più emblematici di questa tendenza. Pur rimanendo una delle principali democrazie del mondo, Washington ha registrato negli ultimi anni un progressivo peggioramento della propria posizione nell'indice. Secondo Transparency International, tra i fattori che alimentano questa percezione vi sono il crescente peso dei gruppi di pressione economica nel processo decisionale e la polarizzazione politica che caratterizza il dibattito pubblico americano. Anche l'Europa occidentale, che continua a essere la regione più virtuosa del pianeta, mostra segnali di affaticamento. Diversi Paesi hanno perso posizioni rispetto al passato e gli esperti evidenziano come il contrasto alla corruzione stia procedendo con minore efficacia rispetto agli anni precedenti. La crescente sfiducia verso le élite politiche, l'espansione delle campagne di disinformazione e la crisi di rappresentanza che attraversa molte democrazie contribuiscono a creare un clima favorevole alla percezione di una minore trasparenza. In questo contesto l'Italia continua a occupare una posizione intermedia. Il nostro Paese ha compiuto progressi rispetto al passato grazie a una serie di riforme normative e all'introduzione di strumenti più efficaci per il contrasto alla corruzione. Tuttavia resta distante dai livelli raggiunti dai Paesi nordici e continua a scontare problemi strutturali legati alla lentezza burocratica, alla complessità amministrativa e a una diffusa sfiducia nei confronti della politica.
La Svizzera, al contrario, continua a collocarsi tra i Paesi più virtuosi del mondo. La stabilità delle sue istituzioni, la qualità della pubblica amministrazione e la forte cultura della responsabilità individuale rappresentano elementi che contribuiscono a mantenere elevati standard di trasparenza. Un altro aspetto spesso sottovalutato riguarda l'impatto economico della corruzione. Secondo numerosi studi internazionali, la presenza di fenomeni corruttivi scoraggia gli investimenti esteri, aumenta i costi delle opere pubbliche e riduce la competitività delle imprese. Quando gli appalti non vengono assegnati sulla base del merito ma delle relazioni personali o politiche, il risultato è una minore efficienza della spesa pubblica e una riduzione della qualità dei servizi offerti ai cittadini. Le conseguenze sono visibili nelle infrastrutture incompiute, nei ritardi amministrativi e nella perdita di fiducia verso lo Stato.
La corruzione produce inoltre effetti diretti sul tessuto sociale. Dove i cittadini percepiscono che le regole non sono uguali per tutti cresce il senso di ingiustizia e diminuisce la partecipazione alla vita pubblica. Non è un caso che molti dei Paesi che registrano i peggiori risultati nell'indice siano caratterizzati anche da bassi livelli di fiducia nelle istituzioni e da una forte instabilità politica. Per questo motivo la lotta alla corruzione non rappresenta soltanto una questione giudiziaria o amministrativa, ma costituisce una sfida cruciale per la tenuta delle democrazie moderne e per la crescita economica delle nazioni. Il rapporto di Visual Capitalist offre dunque una lezione importante. La corruzione non è una questione che riguarda esclusivamente il livello di ricchezza di una nazione. Esistono Paesi ricchi che peggiorano e Paesi meno sviluppati che riescono a migliorare. La differenza la fanno la qualità delle istituzioni, l'indipendenza della magistratura, la libertà di stampa e la capacità di garantire controlli efficaci sull'esercizio del potere. Quando questi pilastri si indeboliscono, anche le democrazie più solide possono perdere terreno. Ed è proprio questo il messaggio più significativo che emerge dalla classifica: nessun Paese può considerarsi immune dalla corruzione e la trasparenza non è una conquista definitiva, ma un obiettivo che deve essere difeso ogni giorno e bisogna volerlo con forza.
Continua a leggereRiduci