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2020-08-16
La paura del contagio fa volare i pagamenti contactless
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Il lockdown e i vari allarmismi sul fatto che i contanti potessero essere un veicolo di trasmissione del virus hanno dato un ulteriore spinta al mondo dei pagamenti digitali. C'è però da dire che questi si stavano già ritagliando un posto nel cuore degli italiani da anni. E nel 2019 c'è stato un aumento consistente. Secondo l'ultima ricerca pubblicata dall'Osservatorio innovative payments del Politecnico di Milano i pagamenti con carta in Italia sono aumentati dell'11% raggiungendo quota 270 miliardi di euro. Da sottolineare come nel solo 2019 gli innovative payments hanno raggiunto un valore di 3,1 miliardi di euro e sono rappresentati da 4 componenti: i pagamenti fatti da smartphone in negozio e fuori, quelli eseguiti con smartwatch e wearable e infine le operazione fatte attraverso smart speaker. Prendendo in considerazione la prima categoria, la ricerca spiega come, queste transazioni hanno raggiunto quota 1,83 miliardi di euro, per un totale di 58 milioni di transizione. In 12 mesi il numero di italiani che ha utilizzato questo metodo si è triplicato arrivando a tre milioni.
I pagamenti fatti invece fuori dal negozio sono arrivati a toccare quota 1,24 miliardi di euro (+29%). Il pagamento di ricariche telefoniche è la componente che ha maggiore peso, con circa 590 milioni di euro. Al secondo posto ci sono tutti i servizi legati alla mobilità con 325 milioni (+57%). E infine cresce anche il pagamento di bollette e bollettini (205 milioni).
La categoria delle transazioni fatte con smartwatch e wearable nel 2019 toccano i 70 milioni di euro. Al momento contribuisce poco sul totale dei digital payments, ma la ricerca sottolinea, come sia un sistema di pagamento che negli anni potrebbe guadagnare terreno.
E infine le operazioni fatte attraverso smart speaker. Al momento «a livello numerico non contribuiscono alla quantificazione di quest'anno» ma ci sono diverse soluzioni che si stanno cercando di implementare anche in Italia.
I pagamenti digitali stanno dunque entrando sempre di più all'interno della vita degli italiani. E si stanno iniziando ad usare sempre più anche per acquisti quotidiani, come dimostrano i dati delle transazioni pro capite (erano 71 nel 2018, 83 nel 2019, una crescita del 17%) e dal fatto che il valore medio di ogni transazione sia intorno ai 53 euro, tre euro in meno rispetto al 2018. Il passo in avanti che ha fatto il nostro paese è sicuramente importante ma anche le altre nazioni non sono state ferme. E infatti l'Italia si è spostata, secondo la classifica continentale, dalla 27° alla 23° posizione, molto lontana dalla Danimarca, Svezia e Finlandia che hanno registrato più di 300 transazioni pro capite all'anno. Il report sottolinea inoltre come tra i vari pagamenti con la carta continua a cresce il contactless. Nel 2019 è arrivato a 63 miliardi di euro (nel 2018 era di 40,5 miliardi) con 1,5 miliardi di transazioni l'anno (+67%). I dati mostrano inoltre come sempre più questo genere di pagamenti, soprattutto quando si tratta di cifre basse, stia sostituendo sempre più la carta. Altro aspetto che sta incrementando questo trend è l'usare le carte come biglietto per i mezzi pubblici. Da quando alcune città hanno iniziato a dare questa possibilità molti cittadini hanno iniziato a sfruttarla.
Ma oltre che per le operazioni di tutti i giorni i pagamenti digitali stanno aumentando anche quando si tratta di comprare online. Il mercato dell'ecommerce nel 2019 in Italia è cresciuto del 15%, raggiungendo quota 30,3 miliardi di euro, pagati con carte e wallet. Secondo il report la componente che sta aumentando maggiormente questi numeri è lo smartphone. Questo vale il 40% del mercato online (12 miliardi di euro).
È indubbio che la pandemia globale abbia dato un ulteriore scossone ad un mercato, quello dei pagamenti digitali, che stava già sviluppandosi positivamente. Bisogna però aspettare il momento in cui il Covid-19 ci lascerà definitivamente per vedere se questo trend di crescita verrà confermato oppure no.
Nel Giappone della tradizione meno yen e più pagamenti con la carta di credito
È uno dei Paesi tecnologicamente più avanzati. Eppure, sopravvivere in Giappone senza contanti, fino a qualche mese fa sembrava impossibile. Negozi, ristoranti, ma anche molti locali continuavano a portare avanti la politica del no credit card, nonostante il numero sempre più importante di turisti.
GlobalData ha rivelato che a causa della pandemia, però, le preferenze dei consumatori giapponesi nei confronti dei pagamenti con carta sono cambiate radicalmente. Pur essendo il Giappone uno dei pochi Paesi ad aver efficacemente controllato la pandemia Covid-19 con misure rapide e l'abitudine - già diffusa - dell'utilizzo della mascherina, la paura del contagio rimane alta. Soprattutto oggi, che la seconda ondata sembra più reale che mai e che i casi di coronavirus soprattutto nella capitale Tokyo continuano ad aumentare.
GlobalData ha quindi sottolineato come, nei prossimi mesi, si prevede un aumento della spesa con carte di credito o di debito dei consumatori. Secondo le previsioni, il valore dei pagamenti con carta in Giappone è stimato in crescita del 2,1% nel 2020. Il valore dovrebbe raggiungere 839,4 miliardi di dollari entro il 2023, con un tasso di crescita annuo composto del 6,0% tra il 2020 e il 2023.
A sostegno di questa tendenza, nel giugno 2020, il konbini 24 ore su 24 Seven-Eleven ha reso disponibile in tutti i suoi negozi del Paese l'accettazione delle carte contactless, consentendo agli acquirenti di utilizzare i pagamenti senza contatto con carte di debito, credito e prepagate dei principali marchi - Visa, Mastercard, JCB, American Express e Diners Club.
Inoltre, gli emittenti di carte stanno rendendo più veloce il processo di regolamento dei pagamenti per i commercianti che accettano le carte (soprattutto i piccoli commercianti), incoraggiandoli ad accettare un maggior numero di transazioni con carta. Di conseguenza, nel luglio 2020, Sumitomo Mitsui Card ha introdotto un ciclo di pagamento più veloce per i suoi esercenti, consentendo loro di ricevere i proventi delle loro vendite effettuate tramite carta di credito in soli cinque giorni rispetto a un mese o più nel passato.
A Disneyland Paris aumentano i pagamenti contactless. E lo shopping viene portato direttamente in hotel.
Tutto pur di evitare i contagi ma non interrompere la magia nemmeno per un istante. Per questo motivo a Disneyland Paris, il parco di divertimenti Disney e meta numero uno in Europa, dalla sua riapertura a oggi i pagamenti contactless in negozi e ristoranti hanno subito un considerevole incremento.
Oltre ai plexiglass di sicurezza, che dividono i clienti dai cast member del parco, la dirigenza del resort parigino ha emanato alcune linee guida tra le quali figura il consiglio di effettuare tutti i pagamenti in sicurezza, senza scambi di contanti o inserire pin e codici di sicurezza di carte e bancomat.
Disneyland Paris, oltre ai due parchi tematici e al Disney Village, è anche una destinazione per lo shopping con oltre 63 boutique dislocate tra i parchi, il village e gli hotel. Ogni boutique presenta un proprio universo, un'architettura e decorazioni immersive e naturalmente offre una vasta gamma di prodotti: dalle iconiche orecchie di Minnie a qualsiasi capo di abbigliamento: ciascun ospite può trovare il souvenir perfetto per prolungare la magia, anche a casa.
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Il lockdown e i vari allarmismi sul fatto che i contanti potessero essere un veicolo di trasmissione del virus hanno dato un ulteriore spinta al mondo dei pagamenti digitali.Nel Giappone della tradizione meno yen e più pagamenti con la carta di credito. Anche i piccoli commercianti e i kombini scelgono il pagamento senza contatto. Una rivoluzione nel Paese famoso per l'ampio uso dei contanti.A Disneyland Paris i visitatori vengono incoraggiati a pagare con lo smartphone o la carta. E, a richiesta, le borse dello shopping vengono portate direttamente nelle camere degli hotel. Lo speciale contiene tre articoliIl lockdown e i vari allarmismi sul fatto che i contanti potessero essere un veicolo di trasmissione del virus hanno dato un ulteriore spinta al mondo dei pagamenti digitali. C'è però da dire che questi si stavano già ritagliando un posto nel cuore degli italiani da anni. E nel 2019 c'è stato un aumento consistente. Secondo l'ultima ricerca pubblicata dall'Osservatorio innovative payments del Politecnico di Milano i pagamenti con carta in Italia sono aumentati dell'11% raggiungendo quota 270 miliardi di euro. Da sottolineare come nel solo 2019 gli innovative payments hanno raggiunto un valore di 3,1 miliardi di euro e sono rappresentati da 4 componenti: i pagamenti fatti da smartphone in negozio e fuori, quelli eseguiti con smartwatch e wearable e infine le operazione fatte attraverso smart speaker. Prendendo in considerazione la prima categoria, la ricerca spiega come, queste transazioni hanno raggiunto quota 1,83 miliardi di euro, per un totale di 58 milioni di transizione. In 12 mesi il numero di italiani che ha utilizzato questo metodo si è triplicato arrivando a tre milioni. I pagamenti fatti invece fuori dal negozio sono arrivati a toccare quota 1,24 miliardi di euro (+29%). Il pagamento di ricariche telefoniche è la componente che ha maggiore peso, con circa 590 milioni di euro. Al secondo posto ci sono tutti i servizi legati alla mobilità con 325 milioni (+57%). E infine cresce anche il pagamento di bollette e bollettini (205 milioni).La categoria delle transazioni fatte con smartwatch e wearable nel 2019 toccano i 70 milioni di euro. Al momento contribuisce poco sul totale dei digital payments, ma la ricerca sottolinea, come sia un sistema di pagamento che negli anni potrebbe guadagnare terreno. E infine le operazioni fatte attraverso smart speaker. Al momento «a livello numerico non contribuiscono alla quantificazione di quest'anno» ma ci sono diverse soluzioni che si stanno cercando di implementare anche in Italia. I pagamenti digitali stanno dunque entrando sempre di più all'interno della vita degli italiani. E si stanno iniziando ad usare sempre più anche per acquisti quotidiani, come dimostrano i dati delle transazioni pro capite (erano 71 nel 2018, 83 nel 2019, una crescita del 17%) e dal fatto che il valore medio di ogni transazione sia intorno ai 53 euro, tre euro in meno rispetto al 2018. Il passo in avanti che ha fatto il nostro paese è sicuramente importante ma anche le altre nazioni non sono state ferme. E infatti l'Italia si è spostata, secondo la classifica continentale, dalla 27° alla 23° posizione, molto lontana dalla Danimarca, Svezia e Finlandia che hanno registrato più di 300 transazioni pro capite all'anno. Il report sottolinea inoltre come tra i vari pagamenti con la carta continua a cresce il contactless. Nel 2019 è arrivato a 63 miliardi di euro (nel 2018 era di 40,5 miliardi) con 1,5 miliardi di transazioni l'anno (+67%). I dati mostrano inoltre come sempre più questo genere di pagamenti, soprattutto quando si tratta di cifre basse, stia sostituendo sempre più la carta. Altro aspetto che sta incrementando questo trend è l'usare le carte come biglietto per i mezzi pubblici. Da quando alcune città hanno iniziato a dare questa possibilità molti cittadini hanno iniziato a sfruttarla. Ma oltre che per le operazioni di tutti i giorni i pagamenti digitali stanno aumentando anche quando si tratta di comprare online. Il mercato dell'ecommerce nel 2019 in Italia è cresciuto del 15%, raggiungendo quota 30,3 miliardi di euro, pagati con carte e wallet. Secondo il report la componente che sta aumentando maggiormente questi numeri è lo smartphone. Questo vale il 40% del mercato online (12 miliardi di euro).È indubbio che la pandemia globale abbia dato un ulteriore scossone ad un mercato, quello dei pagamenti digitali, che stava già sviluppandosi positivamente. Bisogna però aspettare il momento in cui il Covid-19 ci lascerà definitivamente per vedere se questo trend di crescita verrà confermato oppure no. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/pagamenti-contactless-2646983682.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="nel-giappone-della-tradizione-meno-yen-e-piu-pagamenti-con-la-carta-di-credito" data-post-id="2646983682" data-published-at="1597415464" data-use-pagination="False"> Nel Giappone della tradizione meno yen e più pagamenti con la carta di credito È uno dei Paesi tecnologicamente più avanzati. Eppure, sopravvivere in Giappone senza contanti, fino a qualche mese fa sembrava impossibile. Negozi, ristoranti, ma anche molti locali continuavano a portare avanti la politica del no credit card, nonostante il numero sempre più importante di turisti. GlobalData ha rivelato che a causa della pandemia, però, le preferenze dei consumatori giapponesi nei confronti dei pagamenti con carta sono cambiate radicalmente. Pur essendo il Giappone uno dei pochi Paesi ad aver efficacemente controllato la pandemia Covid-19 con misure rapide e l'abitudine - già diffusa - dell'utilizzo della mascherina, la paura del contagio rimane alta. Soprattutto oggi, che la seconda ondata sembra più reale che mai e che i casi di coronavirus soprattutto nella capitale Tokyo continuano ad aumentare. GlobalData ha quindi sottolineato come, nei prossimi mesi, si prevede un aumento della spesa con carte di credito o di debito dei consumatori. Secondo le previsioni, il valore dei pagamenti con carta in Giappone è stimato in crescita del 2,1% nel 2020. Il valore dovrebbe raggiungere 839,4 miliardi di dollari entro il 2023, con un tasso di crescita annuo composto del 6,0% tra il 2020 e il 2023.A sostegno di questa tendenza, nel giugno 2020, il konbini 24 ore su 24 Seven-Eleven ha reso disponibile in tutti i suoi negozi del Paese l'accettazione delle carte contactless, consentendo agli acquirenti di utilizzare i pagamenti senza contatto con carte di debito, credito e prepagate dei principali marchi - Visa, Mastercard, JCB, American Express e Diners Club. Inoltre, gli emittenti di carte stanno rendendo più veloce il processo di regolamento dei pagamenti per i commercianti che accettano le carte (soprattutto i piccoli commercianti), incoraggiandoli ad accettare un maggior numero di transazioni con carta. Di conseguenza, nel luglio 2020, Sumitomo Mitsui Card ha introdotto un ciclo di pagamento più veloce per i suoi esercenti, consentendo loro di ricevere i proventi delle loro vendite effettuate tramite carta di credito in soli cinque giorni rispetto a un mese o più nel passato. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/pagamenti-contactless-2646983682.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="a-disneyland-paris-aumentano-i-pagamenti-contactless-e-lo-shopping-viene-portato-direttamente-in-hotel" data-post-id="2646983682" data-published-at="1597433992" data-use-pagination="False"> A Disneyland Paris aumentano i pagamenti contactless. E lo shopping viene portato direttamente in hotel. Tutto pur di evitare i contagi ma non interrompere la magia nemmeno per un istante. Per questo motivo a Disneyland Paris, il parco di divertimenti Disney e meta numero uno in Europa, dalla sua riapertura a oggi i pagamenti contactless in negozi e ristoranti hanno subito un considerevole incremento.Oltre ai plexiglass di sicurezza, che dividono i clienti dai cast member del parco, la dirigenza del resort parigino ha emanato alcune linee guida tra le quali figura il consiglio di effettuare tutti i pagamenti in sicurezza, senza scambi di contanti o inserire pin e codici di sicurezza di carte e bancomat.Disneyland Paris, oltre ai due parchi tematici e al Disney Village, è anche una destinazione per lo shopping con oltre 63 boutique dislocate tra i parchi, il village e gli hotel. Ogni boutique presenta un proprio universo, un'architettura e decorazioni immersive e naturalmente offre una vasta gamma di prodotti: dalle iconiche orecchie di Minnie a qualsiasi capo di abbigliamento: ciascun ospite può trovare il souvenir perfetto per prolungare la magia, anche a casa.
6 aprile 2009, L'Aquila: le macerie riempiono una strada nel centro dopo il devastante terremoto che ha colpito la città (Ansa)
«Il 6 aprile di 17 anni fa il terremoto in Abruzzo, la ferita resta aperta», ha dichiarato il ministro. «Oggi ricordiamo commossi le 309 persone la cui vita fu spezzata dalla violenza del terremoto che nel 2009 colpì l’Abruzzo». Piantedosi ha rivolto il proprio pensiero anche ai feriti e a chi ha dovuto affrontare le conseguenze del sisma, sottolineando la reazione della popolazione nei giorni successivi. «Il mio pensiero va anche a tutti coloro che rimasero feriti e a chi, con dignità e determinazione, ha affrontato il dolore e la devastazione che seguirono al sisma», ha aggiunto. Il ministro ha poi voluto ringraziare le strutture impegnate nei soccorsi: «Rinnovo la mia gratitudine alle Forze dell’ordine, ai Vigili del fuoco, ai militari, ai volontari della Protezione Civile e a tutti i soccorritori che, fin dalle prime ore, hanno lavorato senza sosta per salvare vite umane e assistere la popolazione colpita». Infine, ha richiamato l’impegno sul fronte della prevenzione e della sicurezza dei territori.
A L’Aquila, la commemorazione si è svolta tra la sera del 5 e la notte del 6 aprile, in una forma diversa rispetto al tradizionale corteo, ma con una partecipazione diffusa e raccolta. La città si è fermata nel silenzio, accompagnata dalla musica dei Solisti Aquilani, che all’Emiciclo hanno eseguito brani di Händel, Vivaldi e Bach durante la cerimonia. Accanto alle istituzioni, con il sindaco Pierluigi Biondi e rappresentanti locali, erano presenti cittadini, forze dell’ordine e associazioni.
Al centro della commemorazione il telo con i nomi delle vittime, stampati in rosso, e lo striscione dei familiari con la scritta: «Per loro. Per tutti i familiari delle vittime. L’Aquila 6 aprile 2009». La notte del ricordo è proseguita al Parco della Memoria, dove è stato acceso il braciere dal funzionario comunale Daniele Ciuffetelli, in rappresentanza dei dipendenti del Comune. Qui si è svolta anche la lettura dei nomi delle 309 vittime e la deposizione dei fiori sulla fontana monumentale.
Nel corso della cerimonia è intervenuto Vincenzo Vittorini, in rappresentanza dei familiari, che ha ricordato «la notte più lunga per gli aquilani» e il valore della memoria come responsabilità condivisa. «Abbiamo scelto di non sfilare, ma di ritrovarci», ha spiegato, richiamando anche la figura di Antonietta Centofanti e citando José Saramago: «Noi siamo la memoria che abbiamo e la responsabilità che ci assumiamo». Un appello, rivolto soprattutto ai più giovani, a farsi «sentinelle della memoria» per non disperdere il ricordo nel tempo. La commemorazione si è chiusa nel segno della sobrietà, tra musica, fiori e silenzio, mentre sui social il sindaco Biondi ha scritto: «Onoriamo la nostra notte più lunga, la luce fa sperare. Onoriamo il dolore, attraversiamo il buio, camminiamo nel silenzio verso il giorno».
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Gli sfollati fuggono dal campo di Zamzam a causa del conflitto in corso nel Darfur settentrionale in Sudan (Ansa)
Dopo oltre 150.000 morti e 13 milioni di profughi, il conflitto tra il capo dell’esercito al Burhan e il leader paramilitare Hemeti resta senza sbocco. I governativi riconquistano la capitale, mentre i paramilitari dominano il Darfur e sono accusati di pulizia etnica. Paese diviso e crisi umanitaria fuori controllo.
Da ormai tre anni il Sudan è dilaniato da una sanguinosa guerra civile che ha causato oltre 150.000 vittime e quasi 13 milioni di profughi. La nazione africana ha una popolazione di 46 milioni di abitanti e oltre la metà di questi hanno urgente bisogno di assistenza umanitaria, mentre 20 milioni sono a rischio di carestia.
Questo conflitto è iniziato all’interno del Consiglio Sovrano, nato dopo il colpo di stato del 25 ottobre del 2021, per il tentativo di integrare nell’esercito nazionale il gruppo paramilitare delle Forze di Supporto Rapido. Il generale Mohamed Hamdam Dagalo, detto Hemeti, capo di questi miliziani, aveva chiesto un lungo periodo di transizione per non perdere il suo potere, ma al rifiuto del capo della giunta militare era iniziato il conflitto. Le Forze di Supporto Rapido avevano agito all’alba del 13 aprile prendendo di sorpresa l’esercito del generale Abdel-Fattah al Burhan, che aveva perso il controllo di interi quartieri di Khartoum. I governativi avevano reagito utilizzando l’aviazione sudanese e martellando la capitale con centinaia di vittime fra la popolazione civile. Intanto lo scontro fra i due generali aveva coinvolto tutto il paese con i paramilitari che avevano dilagato in Darfur, la loro regione di provenienza. Le Forze di Supporto Rapido sono infatti gli eredi dei miliziani Janjaweed ( diavoli a cavallo), i genocidiari che nei primi anni del 2000 avevano massacrato la popolazione africana del Darfur.
Lo stesso Hemeti aveva fatto parte di queste bande irregolari,utilizzate dal governo del presidente Omar al Bashir per effettuare un’autentica pulizia etnica dei popoli non arabi. Il conflitto ha vissuto molte fasi alterne nell’arco di questi tre anni, ma oggi le Forze armate Sudanesi hanno stabilmente ripreso il controllo di Khartoum, riportando il governo nella capitale dopo essersi spostati a Port Sudan, eletta come capitale provvisoria. Nel Kordofan, una regione a sud, si continua combattere e le Forze di Supporto Rapido hanno siglato un’alleanza con un signore della guerra locale Abdelaziz al Hilu, che con i suoi mercenari ha preso il controllo del Kordofan settentrionale. Le milizie, create sia su base etnica che politica, hanno un ruolo sempre più importante nella guerra civile sudanese che coinvolge direttamente o indirettamente diverse nazioni dell’area. Il generale al Burhan ogni settimana vola al Cairo dove prende ordini dal presidente egiziano al Sisi, che è il suo principale mentore e che ha rifornito l’esercito sudanese di armi ed istruttori. Le Forze di Supporto Rapido sono invece economicamente sostenute dagli Emirati Arabi Uniti, e parzialmente dall’Arabia Saudita, che attraverso il poroso confine con il Ciad permette ai paramilitari di avere armi e soldi. Con il passare dei mesi i paramilitari hanno perso terreno, ma hanno preso il controllo della totalità del Darfur, la regione occidentale. Qui per espugnare l’ultima città difesa da un milizia alleata dei governativi hanno bloccato ogni via di accesso prendendo el Fasher per fame. Una volta entrate le Forze di Supporto Rapido hanno giustiziato i notabili della città, costringendo alla fuga migliaia di persone.
Le Nazioni Unite hanno aperto una serie di inchieste per indagare sui crimini di guerra commessi sia dai ribelli che dai governativi, in una nazione nella quale lo stupro è diventato un’arma di guerra. Le Forze di Supporto Rapido sono infatti accusate di pulizia etnica in Darfur, dove vivono diverse tribù africane come i Fur e i Masalit, che questi miliziani vogliono sterminare per arabizzare la regione. Questa operazione viene portata avanti da anni utilizzando uomini delle tribù beduine dei Baggara e degli Abbala, da cui provengono la maggioranza dei fedelissimi di Hemeti. Al terzo anno di combattimenti le forze del governo ed i suoi alleati controllano circa il 70% del Sudan, mentre i ribelli l’altro 30%. Il generale Hemeti ha anche formato un governo parallelo nelle aree sotto il suo controllo ed ha minacciato una secessione nel martoriato Darfur, tutto mentre il popolo del Sudan continua a morire nell’indifferenza del mondo.
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Un ingegnere prepara un drone intercettore FPV (First Person View) P1-Sun per il volo durante i test effettuati dal produttore SkyFall in una località non specificata in Ucraina (Getty Imasges)
«Secondo un documento operativo sulle tattiche FPV attribuito a fonti militari legate al conflitto ucraino», questi sistemi sono diventati uno degli strumenti più incisivi delle operazioni tattiche, capaci di influenzare direttamente l’esito degli scontri e di ridefinire il rapporto tra forze terrestri e supporto aereo. I droni FPV (First Person View) sono piccoli velivoli senza pilota controllati a distanza tramite una telecamera che trasmette immagini in tempo reale all’operatore, il quale li guida come se fosse a bordo. A differenza dei droni tradizionali vengono pilotati manualmente con grande precisione, consentendo manovre rapide e voli a bassa quota. Derivati dal mondo civile e costruiti con componenti modulari a basso costo, sono facilmente modificabili e impiegabili in massa. Possono raggiungere velocità elevate, ma hanno autonomia limitata e raggio operativo ridotto. In ambito militare vengono spesso utilizzati come munizioni guidate, dirette direttamente contro il bersaglio, combinando flessibilità, precisione e costi contenuti.
Questo rapporto tra efficacia operativa e prezzo ha accelerato la diffusione dei FPV e ne ha favorito l’integrazione nelle unità combattenti. Nel documento emerge come i droni «kamikaze» abbiano progressivamente assunto un ruolo dominante nel causare perdite sul campo, trasformandosi da strumenti di supporto a protagonisti dell’azione offensiva. Il cambiamento non riguarda solo la tecnologia, ma anche la dottrina. Le operazioni non si limitano più a un singolo drone impiegato in modo isolato, ma prevedono coordinamento, sequenze di attacco e integrazione con altre armi. In questo scenario, il drone diventa una sorta di artiglieria tattica a corto raggio, capace di intervenire in tempi rapidi e con elevata precisione. Tra le tecniche più diffuse figura la modalità cosiddetta «classica», basata sulla cooperazione tra drone di ricognizione e drone d’attacco. Il primo individua il bersaglio e trasmette le coordinate, mentre il secondo procede all’ingaggio. Questo schema consente di colpire rapidamente obiettivi mobili o posizioni fortificate. Accanto a questa tecnica si sviluppano operazioni di «free hunting», in cui i droni vengono lanciati contro obiettivi già individuati, aumentando la pressione costante sull’avversario.
Un’evoluzione significativa è rappresentata dagli attacchi «swarm», cioè l’impiego simultaneo di più droni contro un singolo obiettivo o una zona specifica. Questo approccio consente di saturare le difese e ridurre la capacità di reazione. L’uso coordinato di più piattaforme trasforma il drone in uno strumento di attacco di massa, capace di generare effetti simili a quelli di un bombardamento di precisione su scala tattica. Il documento descrive inoltre l’impiego dei FPV come supporto diretto alle unità d’assalto. Durante l’avanzata, i droni vengono utilizzati in sequenza per neutralizzare posizioni nemiche, coprire il movimento delle truppe e colpire eventuali rinforzi. Questa integrazione con la manovra terrestre riduce l’esposizione dei soldati e aumenta la velocità dell’offensiva. L’efficacia cresce ulteriormente quando i droni vengono combinati con artiglieria e mortai, creando un sistema di fuoco distribuito e flessibile.Particolarmente rilevante è la tattica dell’imboscata, in cui il drone viene posizionato in anticipo e resta in attesa del bersaglio. In questa configurazione il FPV si trasforma in una mina intelligente, capace di colpire improvvisamente veicoli o personale. L’impiego di droni relay estende il raggio operativo e aumenta il tempo di attesa, rendendo l’attacco più imprevedibile. Questa modalità dimostra come i droni possano essere utilizzati non solo per l’offensiva immediata, ma anche per il controllo del terreno.
Il documento evidenzia anche l’uso di attacchi combinati. Un primo drone colpisce un veicolo o una posizione, mentre un secondo interviene contro il personale durante le operazioni di evacuazione. Analogamente, la tecnica del doppio attacco prevede l’impiego di due droni in successione per penetrare coperture e colpire all’interno di strutture protette. Queste procedure indicano un crescente livello di coordinamento e sofisticazione tattica. Un altro elemento significativo riguarda l’organizzazione delle squadre operative. L’impiego dei FPV richiede team dedicati, composti da pilota, operatore di ricognizione, specialista delle munizioni e coordinatore. Questo assetto conferma la trasformazione del drone in un sistema integrato e non più in uno strumento individuale. La professionalizzazione degli operatori e la standardizzazione delle procedure aumentano l’efficacia complessiva delle operazioni. L’analisi del documento mostra come i droni FPV stiano riducendo il vantaggio dei mezzi corazzati, abbassando il costo delle operazioni offensive e aumentando la letalità a corto raggio. La combinazione di flessibilità, precisione e rapidità rende questi sistemi centrali nella guerra moderna. La diffusione capillare dei FPV indica una trasformazione destinata a incidere sui conflitti futuri, dove la superiorità numerica e l’innovazione tattica avranno un peso sempre maggiore. La guerra sul campo di battaglia diventa così più decentralizzata e dinamica. Unità leggere, supportate da droni a basso costo, possono colpire con precisione e rapidità, ridisegnando gli equilibri operativi. In questo scenario, la capacità di adattamento e l’uso intelligente della tecnologia diventano fattori decisivi, mentre i droni FPV si affermano come uno degli strumenti più influenti della guerra contemporanea.
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