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2019-06-19
Oltre l’86% degli sbancati di Etruria ottiene subito il risarcimento del danno
Gli imbrogli sulle obbligazioni subordinate costano care al Fondo interbancario di tutela. Ieri l'Autorità nazionale anticorruzione ha annunciato di avere chiuso gli arbitrati sui raggiri lamentati dai clienti di Banca Etruria, Banca Marche, Cassa di Ferrara e Cassa di Chieti, i quattro istituti di credito in crisi sui quali nel 2015 il governo di Matteo Renzi era intervenuto con il controverso decreto Salvabanche, e che poi erano stati posti in liquidazione. L'Anac, che ha condotto quegli arbitrati in base alla legge di bilancio 2016, ha rivelato di avere accolto l'80,5% dei ricorsi, riconoscendo alle vittime il diritto a rientrare in possesso di 44,4 milioni di euro.
I due collegi arbitrali che l'Anac ha messo all'opera hanno finito per accogliere 1.357 istanze su 1.685, otto su dieci, mentre i 44,4 milioni liquidati rappresentano il 56,8% della richiesta di risarcimento totale: 78,2 milioni. «Parliamo di numeri particolarmente significativi», ha detto presentando i risultati il presidente dell'Anac, Raffaele Cantone, «e di un tasso di riconoscimento elevatissimo».
Oltre metà dei ricorsi accolti dall'Anac (per l'esattezza 716 su 1.357) hanno riguardato la sola Banca Etruria, l'istituto di credito aretino sul quale quattro anni fa aveva giostrato una dura polemica politica perché il suo vicepresidente era Pier Luigi Boschi, padre dell'allora ministro delle Riforme istituzionali, Maria Elena Boschi, vicinissima a Renzi. I clienti che si erano detti raggirati dall'istituto e che hanno fatto ricorso sono stati 831: a 716 l'Anac ha dato ragione (l'86,2%), restituendo loro 20,7 milioni contro una richiesta di 26,5: è una quota molto alta di successi, il 78,1%, e la cifra da sola pesa quasi metà della somma che il Fondo interbancario dovrà liquidare.
Più basse, invece, sono cifre e quote relative agli altri istituti: per Banca Marche l'Anac ha accolto 276 domande su 355 (il 77,7%), e il Fondo interbancario dovrà restituire 19 milioni (il 61% della richiesta); per CariChieti, con 68 domande accolte su 117 (il 58%), il Fondo dovrà versare 2 milioni (il 51% della richiesta); per CariFerrara, con 297 domande accolte su 382 (il 77,7%) la penale sarà di 2,6 milioni (il 38,6% della richiesta).
«Noi dovevamo verificare il livello delle informazioni fornite ai clienti sui rischi delle obbligazioni subordinate, e la competenza dei clienti stessi», ha spiegato Cantone: «È evidente che le percentuali delle cifre riconosciute si collegano al tasso di mancata informazione, che ha inciso sul “quantum" del risarcimento». Il diverso accoglimento delle istanze e l'entità dei rimborsi, insomma, sono dipesi dal livello di correttezza con cui i quattro istituti si erano rivolti alla clientela: più basso era quel livello, più alto oggi è il risarcimento.
Tra i tanti casi, Cantone ieri ha ricordato quello dell'anziana signora «che aveva acquistato obbligazioni per 500.000 euro nel 2013, quindi in una fase in cui Banca Etruria era già in oggettiva difficoltà». Il collegio arbitrale dell'Anac ha verificato che la donna, per sottoscrivere quei titoli a maggior rischio su proposta della banca, aveva smobilizzato obbligazioni ordinarie. Proprio quel caso aveva esposto un'altra faccia del raggiro: nei moduli firmati dalla risparmiatrice, infatti, i suoi titoli di studio erano stati alterati. Si è poi scoperto che spesso i requisiti di chi acquistava titoli ad alto rischio dalle banche in difficoltà venivano modificati per dimostrare la «piena consapevolezza» dei rischi corsi dai clienti al momento della firma.
Soddisfatto del risultato, realizzato dall'Anac in poco più di un anno con arbitrati complessi, ognuno dei quali ha visto il contraddittorio fra le parti e la stesura di una vera e propria sentenza, Cantone ha ricordato che le istanze accolte per importi sotto i 100.000 euro sono state 1.212 (il 79% del totale in quella fascia), 133 hanno riguardato importi tra 100.000 e 500.000 euro (il 94,3%), e 12 importi oltre il mezzo miliardo (il 100%). Ferruccio Auletta, docente di diritto e presidente di uno dei due collegi arbitrali dell'Anac, ha precisato che sulle 1.685 vertenze chiuse sono stati pochissimi i lodi impugnati: «Una dozzina», ha detto, «per metà dalle banche e per metà dai clienti».
Quanto a Boschi, a suo tempo l'ex vicepresidente di Etruria era stato indagato dalla Procura di Arezzo proprio per le false informazioni rese dalla banca sulle obbligazioni subordinate, ma la sua posizione è stata archiviata. Poi Boschi era stato inquisito per la ricca liquidazione versata dalla banca all'ex direttore generale, Luca Bronchi, ma un'archiviazione è stata chiesta da poco anche in questo filone. L'ultima spada di Damocle è spuntata una settimana fa, quando la Procura ha inviato a Boschi la notifica di chiusura delle indagini in un terzo filone d'inchiesta per bancarotta che coinvolge lui e altri 16 ex amministratori: l'accusa ipotizza che consulenze per centinaia di migliaia di euro affidate dall'istituto tra il giugno e l'ottobre 2014 sarebbero state del tutto inutili. La chiusura delle indagini è l'atto che abitualmente precede la richiesta di rinvio a giudizio. Chissà come finirà…
Maurizio Tortorella
Seconda vita dopo i crac miliardari. Fra vini, cavalli e nuove speculazioni
C'è chi ha abbindolato 30.000 investitori, ma continua a tenere corsi su come mettersi in proprio [...]. E c'è chi ha prelevato i soldi dai conti corrente dei soci, morti compresi, ha mezzo distrutto un paio di banche, ma nonostante questi successi è tornato a comprare e vendere quote di istituti di credito. [...]
Sergio Cragnotti, 79 anni, è stato patron della Lazio dal 1992 al 2003 [...]. Si è fatto sei mesi di carcere preventivo, ha incassato condanne, annullamenti della Cassazione e rinvii in un lungo calvario giudiziario che dopo 15 anni non è ancora concluso. Comunque vada a finire, la Cirio sbriciolò come croste di pane 1,1 miliardi di euro a oltre 35.000 investitori. E Cragnotti [...] a Roma non lo si vede mai. Manda avanti la tenuta agricola Corte alla Flora a Montepulciano, in Toscana, dove scontò gli arresti domiciliari e che oggi è intestata ai figli, e gira per il Centro Italia a promuovere i suoi vini in ristoranti e alberghi.
Calisto Tanzi ha appena un anno di più di Cragnotti, al quale è spesso accomunato perché come lui si muoveva sotto l'ala protettiva del banchiere romano Cesare Geronzi [...]. Il fallimento Parmalat pende su di lui [...]: un buco da 14,3 miliardi di euro e 145.000 risparmiatori danneggiati. Dal 2003 a oggi Tanzi è stato sotterrato di condanne, poi in qualche modo riviste e ridotte fino alla metà, circa 19 anni di carcere. Considerata l'età, ha ottenuto i domiciliari e ora anche la semilibertà, che significa poter uscire di casa tre ore al mattino, vicino a Parma. [...]Passa la giornata a fare il nonno e il giardiniere, nel parco di casa. Da fervente cattolico, sa che alla lunga si raccoglie quel che si semina. Ma nel Vangelo c'è anche una parabola che racconta la storia dell'amministratore infedele, ovvero colui che, quando capisce che il padrone sta per licenziarlo, chiama i debitori (del padrone, ovvio) e concede loro ampi sconti. [...] Come deve aver fatto l'ex banchiere «cattolicissimo» Giampiero Fiorani, che ai tempi della sua Popolare di Lodi era di casa in Liguria (nel 2003 comprò il Banco di Chiavari). Nell'ottobre 2015, per i danni causati dalla scalata Antonveneta del 2005, risarcì la Banca Popolare di Lodi con 34 milioni di euro. Ma Fiorani (classe 1959), dopo una condanna a due anni e mezzo, dall'estate del 2014 è tornato in pista. L'ex banchiere vive a Lodi, ma è il braccio destro di Gabriele Volpi, l'imprenditore di Recco che ha accumulato fortune enormi in Nigeria lavorando nella logistica per l'Eni.
Volpi [...] ha investito oltre 100 milioni di euro per acquisire il 9% della Carige, che oggi è sospesa in Borsa e di milioni ne vale a stento 90 [...].
C'è chi invece vorrebbe scomparire, ma alla fine lo trovano sempre. Come Giuseppe Mussari, penalista calabrese che nell'era pre Bce dei banchieri «del territorio» fu fatto presidente del Monte dei Paschi di Siena. È passato alla storia per aver aperto una voragine nella banca più antica del mondo comprando per 10 miliardi Antonveneta. Vive in un coagulo di villette intestate alla moglie, a pochi chilometri da Siena. Cucina e va a cavallo all'alba. [...] Al centro di varie inchieste, Mussari sta aspettando la sentenza per i derivati appioppati al Montepaschi e per operazioni immobiliari disastrose. A Milano, i pm hanno chiesto per lui 8 anni di carcere e 4 milioni di multa. [...]
Chi ha solo cambiato casa è Giovanni Zonin, per 19 anni dominus incontrastato della Popolare di Vicenza e della controllata Banca Nuova, l'istituto siciliano che gestiva i soldi dei servizi segreti e all'interno della quale si sarebbe mossa, secondo Report e per la Procura di Caltanissetta, la rete spionistica gestita da Antonello Montante, l'ex numero due di Confindustria. L'appartamento nel centro di Vicenza è chiuso e sbarrato. La tenuta nella vicina Gambellara è affidata ai figli. Zonin e consorte si sono spostati tra i vigneti di Terzo d'Aquileia, in Friuli, dove possono andare a cena fuori senza che tutta la sala si metta a rumoreggiare. L'ex banchiere torna a Vicenza solo per il processo di primo grado, che non finirà prima della prossima primavera, dove si mostra sempre sorridente. [...] La prescrizione marcia inesorabile. [...]
Francesco Bonazzi
Apollo vuole Carige ma a un prezzo di saldo
Questi sono giorni cruciali per Banca Carige. Da un lato oggi il Fondo interbancario di tutela dei depositi si riunirà per parlare delle sorte del gruppo ligure da tempo in difficoltà (senza però arrivare a una delibera), dall'altro giusto ieri il fondo di private equity americano Apollo management si sarebbe fatto avanti per salvare l'istituto ligure.
Come spiega Il Sole 24 Ore, il fondo interbancario ha confermato di aver ricevuto un documento da parte del fondo Apollo per una unione con l'istituto ligure che tuttavia allo stato attuale «non è qualificabile come offerta». Le due parti coinvolte non avrebbero trovato la quadra a livello economico. Le discussioni rimangono a uno stadio preliminare.
Secondo fonti vicine alla vicenda, la proposta sarebbe addirittura penalizzante rispetto a quella avanzata (e poi ritirata) nelle scorse settimane da Blackrock (e già ritenuta inadeguata). La bozza prevede una ricapitalizzazione della banca da 450-500 milioni, di cui Apollo dovrebbe sottoscrivere 120-130 milioni; il fondo interbancario, che subentra allo schema volontario, e Banco Desio sarebbero chiamati a convertire i 313 milioni del bond in titoli azionari e ai vecchi soci guidati da Vittorio Malacalza verrebbe riservata una tranche di aumento fino a 40 milioni. La Sga dal canto suo dovrebbe acquistare tutti i crediti in sofferenza.
Altre indiscrezioni danno conto di un'offerta «a prezzi di saldo» inviata dal fondo nella serata di due giorni fa e il fatto non stupisce. Come anticipato da MF-Dow Jones, Apollo comprerebbe «solo a condizioni molto vantaggiose e a super sconto».
Apollo è un private equity con sede a New York, specializzato in operazioni in cui vengono rilevati titoli in sofferenza che comportano ristrutturazioni aziendali, situazioni speciali e consolidamenti del settore. Va detto che al momento è l'unico soggetto ad avere già un interesse reale in Carige, da cui acquistò nel 2014 il comparto assicurativo e, allo stesso tempo, ad avere la potenza di fuoco necessaria a rimettere in sesto Carige.
Il punto è che opera solo in condizioni molto speculative. D'altronde si tratta di una realtà specializzata in ristrutturazioni aziendali e situazioni speciali e gli interventi su Carige non sarebbero certo di poco conto. La dialettica con i commissari, con il fondo interbancario e con la Bce su questo punto non pare affatto scontata. Lo sembra ancora meno se si pensa a come naufragò la trattativa con Blackrock: su paletti relativi alla governance e a un taglio dei costi ritenuto eccessivo.
Se quindi anche con Apollo si dovesse concludere con un nulla di fatto, il Fondo interbancario costituito dalla maggior parte delle banche italiane dovrà trovare una soluzione. Bisogna ricordare, però, che gli istituti italiani hanno già sborsato oltre 300 milioni per il bond emesso a dicembre, in gran parte già svalutato, e prima di fare un regalo a un soggetto terzo ci penseranno due volte nella speranza di non vanificare del tutto lo sforzo fatto in passato.
Gianluca Baldini
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Raffaele Cantone chiude l'arbitrato sui bond: «Informazioni palesemente sbagliate». Per CariChieti percentuale ferma al 58%, per CariFe e Banca Marche al 77%.Da Giuseppe Mussari a Calisto Tanzi, ecco che fine hanno fatto gli uomini al centro degli scandali.Fra le clausole, il trasferimento al Fondo di tutela dell'obbligazione da 313 milioni sottoscritto a dicembre.Lo speciale contiene tre articoliGli imbrogli sulle obbligazioni subordinate costano care al Fondo interbancario di tutela. Ieri l'Autorità nazionale anticorruzione ha annunciato di avere chiuso gli arbitrati sui raggiri lamentati dai clienti di Banca Etruria, Banca Marche, Cassa di Ferrara e Cassa di Chieti, i quattro istituti di credito in crisi sui quali nel 2015 il governo di Matteo Renzi era intervenuto con il controverso decreto Salvabanche, e che poi erano stati posti in liquidazione. L'Anac, che ha condotto quegli arbitrati in base alla legge di bilancio 2016, ha rivelato di avere accolto l'80,5% dei ricorsi, riconoscendo alle vittime il diritto a rientrare in possesso di 44,4 milioni di euro. I due collegi arbitrali che l'Anac ha messo all'opera hanno finito per accogliere 1.357 istanze su 1.685, otto su dieci, mentre i 44,4 milioni liquidati rappresentano il 56,8% della richiesta di risarcimento totale: 78,2 milioni. «Parliamo di numeri particolarmente significativi», ha detto presentando i risultati il presidente dell'Anac, Raffaele Cantone, «e di un tasso di riconoscimento elevatissimo».Oltre metà dei ricorsi accolti dall'Anac (per l'esattezza 716 su 1.357) hanno riguardato la sola Banca Etruria, l'istituto di credito aretino sul quale quattro anni fa aveva giostrato una dura polemica politica perché il suo vicepresidente era Pier Luigi Boschi, padre dell'allora ministro delle Riforme istituzionali, Maria Elena Boschi, vicinissima a Renzi. I clienti che si erano detti raggirati dall'istituto e che hanno fatto ricorso sono stati 831: a 716 l'Anac ha dato ragione (l'86,2%), restituendo loro 20,7 milioni contro una richiesta di 26,5: è una quota molto alta di successi, il 78,1%, e la cifra da sola pesa quasi metà della somma che il Fondo interbancario dovrà liquidare. Più basse, invece, sono cifre e quote relative agli altri istituti: per Banca Marche l'Anac ha accolto 276 domande su 355 (il 77,7%), e il Fondo interbancario dovrà restituire 19 milioni (il 61% della richiesta); per CariChieti, con 68 domande accolte su 117 (il 58%), il Fondo dovrà versare 2 milioni (il 51% della richiesta); per CariFerrara, con 297 domande accolte su 382 (il 77,7%) la penale sarà di 2,6 milioni (il 38,6% della richiesta). «Noi dovevamo verificare il livello delle informazioni fornite ai clienti sui rischi delle obbligazioni subordinate, e la competenza dei clienti stessi», ha spiegato Cantone: «È evidente che le percentuali delle cifre riconosciute si collegano al tasso di mancata informazione, che ha inciso sul “quantum" del risarcimento». Il diverso accoglimento delle istanze e l'entità dei rimborsi, insomma, sono dipesi dal livello di correttezza con cui i quattro istituti si erano rivolti alla clientela: più basso era quel livello, più alto oggi è il risarcimento. Tra i tanti casi, Cantone ieri ha ricordato quello dell'anziana signora «che aveva acquistato obbligazioni per 500.000 euro nel 2013, quindi in una fase in cui Banca Etruria era già in oggettiva difficoltà». Il collegio arbitrale dell'Anac ha verificato che la donna, per sottoscrivere quei titoli a maggior rischio su proposta della banca, aveva smobilizzato obbligazioni ordinarie. Proprio quel caso aveva esposto un'altra faccia del raggiro: nei moduli firmati dalla risparmiatrice, infatti, i suoi titoli di studio erano stati alterati. Si è poi scoperto che spesso i requisiti di chi acquistava titoli ad alto rischio dalle banche in difficoltà venivano modificati per dimostrare la «piena consapevolezza» dei rischi corsi dai clienti al momento della firma.Soddisfatto del risultato, realizzato dall'Anac in poco più di un anno con arbitrati complessi, ognuno dei quali ha visto il contraddittorio fra le parti e la stesura di una vera e propria sentenza, Cantone ha ricordato che le istanze accolte per importi sotto i 100.000 euro sono state 1.212 (il 79% del totale in quella fascia), 133 hanno riguardato importi tra 100.000 e 500.000 euro (il 94,3%), e 12 importi oltre il mezzo miliardo (il 100%). Ferruccio Auletta, docente di diritto e presidente di uno dei due collegi arbitrali dell'Anac, ha precisato che sulle 1.685 vertenze chiuse sono stati pochissimi i lodi impugnati: «Una dozzina», ha detto, «per metà dalle banche e per metà dai clienti».Quanto a Boschi, a suo tempo l'ex vicepresidente di Etruria era stato indagato dalla Procura di Arezzo proprio per le false informazioni rese dalla banca sulle obbligazioni subordinate, ma la sua posizione è stata archiviata. Poi Boschi era stato inquisito per la ricca liquidazione versata dalla banca all'ex direttore generale, Luca Bronchi, ma un'archiviazione è stata chiesta da poco anche in questo filone. L'ultima spada di Damocle è spuntata una settimana fa, quando la Procura ha inviato a Boschi la notifica di chiusura delle indagini in un terzo filone d'inchiesta per bancarotta che coinvolge lui e altri 16 ex amministratori: l'accusa ipotizza che consulenze per centinaia di migliaia di euro affidate dall'istituto tra il giugno e l'ottobre 2014 sarebbero state del tutto inutili. La chiusura delle indagini è l'atto che abitualmente precede la richiesta di rinvio a giudizio. Chissà come finirà… Maurizio Tortorella<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/oltre-l86-degli-sbancati-di-etruria-ottiene-subito-il-risarcimento-del-danno-2638911090.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="seconda-vita-dopo-i-crac-miliardari-fra-vini-cavalli-e-nuove-speculazioni" data-post-id="2638911090" data-published-at="1765903282" data-use-pagination="False"> Seconda vita dopo i crac miliardari. Fra vini, cavalli e nuove speculazioni C'è chi ha abbindolato 30.000 investitori, ma continua a tenere corsi su come mettersi in proprio [...]. E c'è chi ha prelevato i soldi dai conti corrente dei soci, morti compresi, ha mezzo distrutto un paio di banche, ma nonostante questi successi è tornato a comprare e vendere quote di istituti di credito. [...] Sergio Cragnotti, 79 anni, è stato patron della Lazio dal 1992 al 2003 [...]. Si è fatto sei mesi di carcere preventivo, ha incassato condanne, annullamenti della Cassazione e rinvii in un lungo calvario giudiziario che dopo 15 anni non è ancora concluso. Comunque vada a finire, la Cirio sbriciolò come croste di pane 1,1 miliardi di euro a oltre 35.000 investitori. E Cragnotti [...] a Roma non lo si vede mai. Manda avanti la tenuta agricola Corte alla Flora a Montepulciano, in Toscana, dove scontò gli arresti domiciliari e che oggi è intestata ai figli, e gira per il Centro Italia a promuovere i suoi vini in ristoranti e alberghi. Calisto Tanzi ha appena un anno di più di Cragnotti, al quale è spesso accomunato perché come lui si muoveva sotto l'ala protettiva del banchiere romano Cesare Geronzi [...]. Il fallimento Parmalat pende su di lui [...]: un buco da 14,3 miliardi di euro e 145.000 risparmiatori danneggiati. Dal 2003 a oggi Tanzi è stato sotterrato di condanne, poi in qualche modo riviste e ridotte fino alla metà, circa 19 anni di carcere. Considerata l'età, ha ottenuto i domiciliari e ora anche la semilibertà, che significa poter uscire di casa tre ore al mattino, vicino a Parma. [...]Passa la giornata a fare il nonno e il giardiniere, nel parco di casa. Da fervente cattolico, sa che alla lunga si raccoglie quel che si semina. Ma nel Vangelo c'è anche una parabola che racconta la storia dell'amministratore infedele, ovvero colui che, quando capisce che il padrone sta per licenziarlo, chiama i debitori (del padrone, ovvio) e concede loro ampi sconti. [...] Come deve aver fatto l'ex banchiere «cattolicissimo» Giampiero Fiorani, che ai tempi della sua Popolare di Lodi era di casa in Liguria (nel 2003 comprò il Banco di Chiavari). Nell'ottobre 2015, per i danni causati dalla scalata Antonveneta del 2005, risarcì la Banca Popolare di Lodi con 34 milioni di euro. Ma Fiorani (classe 1959), dopo una condanna a due anni e mezzo, dall'estate del 2014 è tornato in pista. L'ex banchiere vive a Lodi, ma è il braccio destro di Gabriele Volpi, l'imprenditore di Recco che ha accumulato fortune enormi in Nigeria lavorando nella logistica per l'Eni. Volpi [...] ha investito oltre 100 milioni di euro per acquisire il 9% della Carige, che oggi è sospesa in Borsa e di milioni ne vale a stento 90 [...]. C'è chi invece vorrebbe scomparire, ma alla fine lo trovano sempre. Come Giuseppe Mussari, penalista calabrese che nell'era pre Bce dei banchieri «del territorio» fu fatto presidente del Monte dei Paschi di Siena. È passato alla storia per aver aperto una voragine nella banca più antica del mondo comprando per 10 miliardi Antonveneta. Vive in un coagulo di villette intestate alla moglie, a pochi chilometri da Siena. Cucina e va a cavallo all'alba. [...] Al centro di varie inchieste, Mussari sta aspettando la sentenza per i derivati appioppati al Montepaschi e per operazioni immobiliari disastrose. A Milano, i pm hanno chiesto per lui 8 anni di carcere e 4 milioni di multa. [...] Chi ha solo cambiato casa è Giovanni Zonin, per 19 anni dominus incontrastato della Popolare di Vicenza e della controllata Banca Nuova, l'istituto siciliano che gestiva i soldi dei servizi segreti e all'interno della quale si sarebbe mossa, secondo Report e per la Procura di Caltanissetta, la rete spionistica gestita da Antonello Montante, l'ex numero due di Confindustria. L'appartamento nel centro di Vicenza è chiuso e sbarrato. La tenuta nella vicina Gambellara è affidata ai figli. Zonin e consorte si sono spostati tra i vigneti di Terzo d'Aquileia, in Friuli, dove possono andare a cena fuori senza che tutta la sala si metta a rumoreggiare. L'ex banchiere torna a Vicenza solo per il processo di primo grado, che non finirà prima della prossima primavera, dove si mostra sempre sorridente. [...] La prescrizione marcia inesorabile. [...] Francesco Bonazzi <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/oltre-l86-degli-sbancati-di-etruria-ottiene-subito-il-risarcimento-del-danno-2638911090.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="apollo-vuole-carige-ma-a-un-prezzo-di-saldo" data-post-id="2638911090" data-published-at="1765903282" data-use-pagination="False"> Apollo vuole Carige ma a un prezzo di saldo Questi sono giorni cruciali per Banca Carige. Da un lato oggi il Fondo interbancario di tutela dei depositi si riunirà per parlare delle sorte del gruppo ligure da tempo in difficoltà (senza però arrivare a una delibera), dall'altro giusto ieri il fondo di private equity americano Apollo management si sarebbe fatto avanti per salvare l'istituto ligure. Come spiega Il Sole 24 Ore, il fondo interbancario ha confermato di aver ricevuto un documento da parte del fondo Apollo per una unione con l'istituto ligure che tuttavia allo stato attuale «non è qualificabile come offerta». Le due parti coinvolte non avrebbero trovato la quadra a livello economico. Le discussioni rimangono a uno stadio preliminare. Secondo fonti vicine alla vicenda, la proposta sarebbe addirittura penalizzante rispetto a quella avanzata (e poi ritirata) nelle scorse settimane da Blackrock (e già ritenuta inadeguata). La bozza prevede una ricapitalizzazione della banca da 450-500 milioni, di cui Apollo dovrebbe sottoscrivere 120-130 milioni; il fondo interbancario, che subentra allo schema volontario, e Banco Desio sarebbero chiamati a convertire i 313 milioni del bond in titoli azionari e ai vecchi soci guidati da Vittorio Malacalza verrebbe riservata una tranche di aumento fino a 40 milioni. La Sga dal canto suo dovrebbe acquistare tutti i crediti in sofferenza. Altre indiscrezioni danno conto di un'offerta «a prezzi di saldo» inviata dal fondo nella serata di due giorni fa e il fatto non stupisce. Come anticipato da MF-Dow Jones, Apollo comprerebbe «solo a condizioni molto vantaggiose e a super sconto». Apollo è un private equity con sede a New York, specializzato in operazioni in cui vengono rilevati titoli in sofferenza che comportano ristrutturazioni aziendali, situazioni speciali e consolidamenti del settore. Va detto che al momento è l'unico soggetto ad avere già un interesse reale in Carige, da cui acquistò nel 2014 il comparto assicurativo e, allo stesso tempo, ad avere la potenza di fuoco necessaria a rimettere in sesto Carige. Il punto è che opera solo in condizioni molto speculative. D'altronde si tratta di una realtà specializzata in ristrutturazioni aziendali e situazioni speciali e gli interventi su Carige non sarebbero certo di poco conto. La dialettica con i commissari, con il fondo interbancario e con la Bce su questo punto non pare affatto scontata. Lo sembra ancora meno se si pensa a come naufragò la trattativa con Blackrock: su paletti relativi alla governance e a un taglio dei costi ritenuto eccessivo. Se quindi anche con Apollo si dovesse concludere con un nulla di fatto, il Fondo interbancario costituito dalla maggior parte delle banche italiane dovrà trovare una soluzione. Bisogna ricordare, però, che gli istituti italiani hanno già sborsato oltre 300 milioni per il bond emesso a dicembre, in gran parte già svalutato, e prima di fare un regalo a un soggetto terzo ci penseranno due volte nella speranza di non vanificare del tutto lo sforzo fatto in passato. Gianluca Baldini
(Totaleu)
Lo ha detto l'eurodeputato di Fratelli d'Italia riguardo il traffico di stupefacenti durante la sessione plenaria di Strasburgo.
(Arma dei Carabinieri)
Presso la Scuola Ufficiali Carabinieri l'evento è stato presentato da Licia Colò, alla presenza del Ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, e del Gen. C.A. Fabrizio Parrulli, Comandante del Cufaa(Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari Carabinieri). Nel corso dell’evento, anche il Segretario Generale della Convenzione delle Nazioni Unite Cites, Ivonne Higuero, ha rivolto un video-messaggio di saluto alla platea, elogiando l’impegno pluriennale profuso dai Carabinieri e dalle autorità italiane nel contrasto ai traffici di specie selvatiche protette.
La Convenzione Cites, ratificata dall’Italia con la legge n. 874 del 19 dicembre 1975, rappresenta oggi il più importante strumento internazionale per garantire un commercio sostenibile di oltre 40.000 specie di fauna e flora protette. Adottata dalle Nazioni Unite e ratificata da 185 Paesi, la Convenzione costituisce il pilastro normativo per impedire che mercati illegali, abusi e prelievi eccessivi compromettano la sopravvivenza delle specie più vulnerabili.
Il Calendario Cites 2026, realizzato dal Raggruppamento Carabinieri Cites del Comando Carabinieri per la Tutela della Biodiversità del Cufaa, ripercorre l’incessante lavoro svolto prima dal Corpo Forestale dello Stato e, dal 2017, dall’Arma dei Carabinieri attraverso i Nuclei Cites, nel contrasto ai traffici illegali e nella salvaguardia della biodiversità globale.
L’opera accompagna il pubblico in un viaggio attraverso 12 storie emblematiche, ognuna dedicata a una specie protetta che, grazie all’azione dei Carabinieri, ha trovato una nuova possibilità di vita. Tra queste, Edy e Bingo, due scimpanzé sottratti a gravi maltrattamenti in circhi e locali notturni; il leopardo rinvenuto in uno zoo privato illegale a Guspini (VS) e trasferito in una struttura idonea; Oscar, una rara tigre bianca recuperata da condizioni incompatibili con il benessere animale.
Il calendario racconta, inoltre, il ritorno alla libertà di centinaia di esemplari di Testudo graeca e Testudo hermanni, reimmessi nei loro habitat naturali dopo essere stati sequestrati ai traffici illegali, così come il delicato rimpatrio di numerose piante del genere Copiapoa nel deserto di Atacama, in Cile.
A chiudere il racconto, l’energia dei tursiopi, nuovamente liberi di nuotare in acque pulite e adeguate, testimonianza del successo delle attività di recupero e trasferimento operate dagli specialisti Cites.
Ogni storia rappresenta un simbolo del trionfo della legalità sulla sofferenza, sull’abuso e sul profitto illecito, e riflette l’impegno quotidiano dei Carabinieri nel difendere ecosistemi, specie rare e patrimoni naturali che appartengono all’intera umanità.
Nel corso dell’evento, sempre all’interno della Scuola Ufficiali Carabinieri, è stata allestita una mostra fotografica a cura del fotografo Marco Lanza, dal titolo: “Vite spezzate: dal contrasto al commercio illegale in Italia, i reperti confiscati del deposito centrale dei Carabinieri Cites”, con scatti realizzati nel Deposito di Magliano dei Marsi (AQ), gestito dal Raggruppamento Carabinieri Cites, dove viene custodita gran parte dei reperti confiscati durante le attività di contrasto al traffico illecito di animali e piante in via d’estinzione. Ogni fotografia riporta animali diventati oggetti tra oggetti, volutamente inseriti dall’autore in un contesto scarno ed essenziale, che quasi fanno percepire incredulità nel trovarsi in un luogo come questo; animali che interrogano l’osservatore mentre sembra vogliano uscire e riconquistare il proprio ruolo in natura.
Il cinquantesimo anniversario della Cites e il nuovo Calendario 2026 sono dunque l’occasione per riaffermare il valore della cooperazione internazionale e il ruolo determinante dell’Italia – e dell’Arma dei Carabinieri – nel contrasto alla criminalità ambientale e nella protezione della biodiversità mondiale.
Sul Calendario è riportata anche una personale dichiarazione del Gen. C.A. Salvatore Luongo, Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri: «L’anniversario per i 50 anni dell’Atto di ratifica in Italia della Convenzione di Washington rappresenta un’occasione di riflessione sull’importanza della salvaguardia della biodiversità su scala planetaria e sulla necessità di affrontare sempre più efficacemente la criminalità che lucra senza alcuno scrupolo sullo sfruttamento della fauna e flora minacciate di estinzione. Conservazione attiva, educazione alla legalità, prevenzione e contrasto sono le direttrici che vedono l’Arma dei Carabinieri, nel suo insieme e con i propri assetti di specialità del Cufaa, sempre più impegnata per dare piena attuazione ai principi fondamentali della Carta Costituzionale su tutto il territorio nazionale e negli scenari di cooperazione internazionale».
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Guido Carlino (Imagoeconomica)
È mancato quindi, grazie al «salvacondotto» approvato dal governo Conte nel 2020, quel controllo preventivo che ha portato i magistrati contabili a bocciare il progetto per la realizzazione del Ponte di Messina. Un paradosso in parte comprensibile, visto che l’emergenza per definizione richiede una certa flessibilità, ma che da quello che è emerso nel corso dell’audizione non viene applicata ad altre strutture commissariali che gestiscono emergenze. Come quella che gestisce la ricostruzione post terremoto del Centro Italia e quella che ha in carico le alluvioni dell’Emilia-Romagna.
In particolare, si legge ancora nel documento, «il perimetro stesso del controllo è stato delimitato attraverso la sottrazione al sindacato preventivo dei contratti relativi all’acquisto di dispositivi e, più in generale, di ogni altro atto negoziale posto in essere dal dipartimento della Protezione civile della presidenza del consiglio dei ministri e dai soggetti attuatori, in quanto conseguente all’urgente necessità di far fronte all’emergenza. A ciò si è accompagnata la limitazione della responsabilità amministrativo-contabile per tali atti “ai soli casi in cui sia stato accertato il dolo del funzionario o dell’agente che li ha posti in essere o che vi ha dato esecuzione”». «Ne è derivata», è la lapidaria conclusione, «una significativa compressione delle funzioni di controllo e di quelle giurisdizionali che ha coinvolto anche l’attività del commissario straordinario».
Sta di fatto che gli approfondimenti svolti dai magistrati contabili sembrano essere importanti: «Ad oggi, particolarmente intensa è stata l’istruttoria svolta nei confronti della presidenza del consiglio dei ministri, del dipartimento della Protezione civile, del ministero della Salute, del ministero dell’Economia e delle finanze nonché dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, con riferimento ai flussi finanziari, ai costi della struttura commissariale, alle procedure negoziali, alle eventuali criticità gestionali rilevate e alle conseguenti azioni correttive, agli eventuali contenziosi, nonché alle attività di monitoraggio poste in essere, anche a seguito della chiusura dello stato di emergenza.
Oggetto di approfondimento è stato altresì lo sdoganamento dei dispositivi di protezione individuale e dei beni mobili di qualsiasi genere occorrenti per fronteggiare l’emergenza pandemica». I risultati delle attività in corso però sono ancora top secret: «Della conclusione dell’indagine si darà atto al momento della sua approvazione e pubblicazione».
Per Carlino l’argomento delle emergenze è delicato: «Non può tuttavia non richiamarsi sin d’ora la rilevanza di una particolare attenzione alle modalità di gestione attraverso strutture commissariali, alla luce di quanto è stato osservato dalla Corte dei Conti rispetto a fattispecie analoghe. È evidente che situazioni emergenziali impongono risposte rapide, capaci di superare l’ordinario assetto delle competenze e le regole che governano il normale svolgimento dell’azione amministrativa».
Una riflessione che ha portato la capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Covid, Alice Buonguerrieri a chiedere a Carlino: «Esistono delle limitazioni ad oggi di controlli preventivi concomitanti pari a quelle che abbiamo letto nel Cura Italia per la struttura commissariale, anche su altre strutture emergenziali?». La risposta del magistrato contabile è netta: «Per quanto riguarda i controlli concomitanti, non abbiamo avuto altre limitazioni nelle attività di controllo. L’unica limitazione avuta è quella che riguarda i controlli sulle gestioni del Pnrr e del piano nazionale complementare».
Più diplomatica, ma altrettanto chiara, la risposta alla domanda della parlamentare di Fdi che chiedeva se quello messo in piedi da Giuseppe Conte fosse un modello da replicare. «Io ritengo», spiega Carlino, «che l’obiettivo non solo della Corte dei Conti ma del legislatore debba essere quello di garantire il buon andamento dell’azione amministrativa allora il buon andamento dell’azione amministrativa va garantito attraverso l’introduzione, attraverso il mantenimento di controlli seri, efficaci, esterni quali sono i controlli svolti dalla Corte dei Conti, siano essi controlli preventivi di legittimità, ovvero i controlli successivi».
Ma non basta. Nel documento c’è anche una frase che mette in discussione il modello sanitario sviluppato nel corso degli anni dai governi precedenti, in larga misura a trazione progressista, con un esplicito riferimento ai tagli, più volte minimizzati dagli esponenti del centrosinistra: «Dagli esami svolti dalla Corte è emerso come il biennio dell’emergenza pandemica abbia evidenziato criticità strutturali, quali le carenze nella rete dei servizi territoriali e il sottodimensionamento delle risorse umane, particolarmente incise dalle misure di contenimento della spesa operate nel decennio precedente».
L’audizione della toga ha portato a una dura presa di posizione di Fratelli d’Italia. «Il presidente della Corte dei Conti, Guido Carlino, ha confermato in commissione Covid che, durante la prima fase della pandemia, si è consumato un fatto gravissimo: soltanto la struttura commissariale guidata da Domenico Arcuri ha goduto, grazie alle norme del governo Conte, di un annullamento dei controlli da parte della Corte dei Conti. Nessun controllo, né preventivo né concomitante». A dirlo sono i capigruppo FdI a Camera e Senato, Galeazzo Bignami e Lucio Malan. «Questo fatto», prosegue la nota, «è stato aggravato da uno scudo penale, previsto dallo stesso esecutivo, che ha determinato una vera e propria immunità totale, poiché danni erariali ingenti venivano archiviati restando dunque impuniti». «Tutte le spese», concludono i due esponenti di Fdi, «erano giustamente attenzionate, tranne quelle di Arcuri e della sua struttura. I risultati di questo trattamento di favore, li abbiamo visiti: sperperi, mascherine inidonee cinesi e mediatori occulti amici».
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