Askatasuna non caccia i violenti e sfida Torino: «Avanti col corteo»
Ansa

Nessuna mediazione. Gli attivisti del centro sociale Askatasuna hanno respinto le richieste del prefetto di Torino di sfilare in un unico corteo indetto contro lo sgombero avvenuto il 18 dicembre scorso. «Avreste dovuto pensarci prima», hanno replicato, confermando i tre cortei che marceranno sotto lo slogan «Ci riprenderemo la città». Partiranno dalle stazioni ferroviarie di Porta Nuova e Porta Susa e a Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche, confluiranno in piazza Vittorio Veneto, in centro città, per poi ripartire in un unico serpentone. E proprio per l’occupazione di Palazzo Novo, ieri, il ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, ha avuto un colloquio telefonico con la rettrice dell’Università, Cristina Prandi, alla quale ha espresso forte preoccupazione per le condizioni di sicurezza degli ambienti coinvolti, assicurando alla rettrice il pieno supporto del Ministero per affrontare una situazione definita inaccettabile: «L’università non è e non diventerà mai un centro sociale, è uno spazio di libertà e dialogo non di violenza».

Oltre 200 realtà provenienti da tutta Italia hanno aderito alla piattaforma lanciata il 17 gennaio dall’assemblea nazionale compresi i radicali torinesi che, per Askatasuna ma contro la violenza saranno in piazza, stesi a terra. «Non sappiamo ancora con esattezza quali saranno i percorsi, perché abbiamo bisogno di un po’ di tempo per definire alcuni dettagli tecnici», ha spiegato Michele, portavoce di Askatasuna. «Sicuramente il corteo passerà nelle prossimità del quartiere Vanchiglia e del centro sociale sgomberato, per poi concludersi in Regio Parco».

Un percorso che il Comitato per l’ordine e la sicurezza aveva definito «un’articolazione complessa» e da qui la richiesta, respinta, di una rimodulazione che «contemperi il diritto di manifestare pacificamente con le esigenze dei cittadini e dei numerosi visitatori attratti dalle giornate prefestiva e festiva, caratterizzate da eventi sociali, sportivi e culturali». Ma gli autonomi hanno respinto la proposta, sottolineando: «Abbiamo di fronte un governo che, in linea con un indirizzo politico dichiaratamente securitario, repressivo e intrinsecamente razzista, interpreta sistematicamente il conflitto sociale come un ostacolo da neutralizzare. Non è un problema di ordine pubblico, è l’opposizione sociale che rompe gli argini e si prende lo spazio che le spetta».

Intanto, ieri all’alba, la Digos ha effettuato perquisizioni a casa di due attivisti di Aska. Sequestrati alcuni indumenti per accertarne un eventuale utilizzo in occasione della manifestazione del 20 dicembre contro lo sgombero del centro sociale, da cui sono scaturiti disordini e scontri.

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