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2024-01-01
Fallimento Macron: Parigi non è ancora pronta per i Giochi
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Il sopralluogo del presidente del Cio Thomas Bach al cantiere del villaggio olimpico di Parigi 2024 a Saint-Ouen (Ansa)
Il 2024 sarà un anno sportivo. Dal 26 luglio all’11 agosto prossimi Parigi ospiterà i giochi della XXXIII olimpiade moderna. A sette mesi dall'accensione della fiamma olimpica, nella capitale francese fervono i preparativi. Comprensibilmente, le autorità cittadine e nazionali stanno facendo di tutto perché la Ville Lumière sia pronta ad accogliere atleti e spettatori. Ma nonostante l’impegno, molte questioni restano aperte. La minaccia terroristica continua ad aleggiare sulla Francia e la sua capitale ha dei problemi di pulizia e di traffico. Parigi sarà in grado di assicurare la sicurezza dei giochi olimpici ? Questo speciale de La Verità cercherà di fornire delle risposte.
Incubo sicurezza sui Giochi
Tra e il 2012 e il 2023 la Francia ha subito una serie di attentati terroristici compiuti da islamisti, che hanno provocato quasi 500 vittime e diverse centinaia di feriti. L’attenzione per la sicurezza è quindi una delle priorità delle forze dell’ordine francesi che saranno chiamate a vegliare sulle olimpiadi Parigine del 2024. Tuttavia non si possono dimenticare le falle nella prevenzione del terrorismo che hanno portato alla reiterazione delle stragi.
Per questo basta ricordare che, nel solo 2015, Parigi è stata il teatro di due ondate di attacchi islamisti. Il 7 gennaio di quell’anno, i fratelli Cherif e Said Kouachi, hanno sterminato la redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo. Due giorni dopo, Amedy Coulibaly ha ammazzato, per conto dello califfato islamico, una poliziotta municipale e i clienti di un supermercato kosher frequentato da ebrei. Nonostante questi attentati, undici mesi dopo, il 13 novembre 2015, un commando di terroristi francesi di origine immigrata ha compiuto le stragi del Bataclan, dove è morta anche la studentessa italiana Valeria Solesin, nei dehors di vari bar parigini e fuori dallo Stade de France, dove si giocava la partita Francia-Germania.
Altri fatti più recenti fanno temere altri disordini. Ad esempio, tra la fine di giugno e l’inizio di luglio scorsi, dalle banlieue delle città transalpine sono arrivate orde di facinorosi che hanno svaligiato negozi, distrutto auto, incendiato case, per vendicare la morte di Nahel Marzouk, un diciassettenne franco-algerino ucciso dopo essersi rifiutato di fermarsi ad un controllo di polizia.
Come se questi precedenti non bastassero, il Paese che accoglierà le prossime olimpiadi è stato raggiunto dagli effetti dell’attacco terroristico compiuto da Hamas contro migliaia di civili israeliani inermi, il 7 ottobre scorso. Come ha scritto La Verità, nelle settimane dopo i raid compiuti in Terra Santa dai macellai islamisti palestinesi, la Francia è diventata il teatro di aggressioni e attentati compiuti da giovani al grido di «Allah Akbar», o motivati da odio razziale. In due occasioni sono morti degli innocenti: Dominique Bernard, un professore di Arras, ucciso da un giovane rifugiato dell’Inguscezia, e Thomas Perotto, un 16enne di un paesino vicino a Lione ammazzato da un commando di giovani di banlieue venuti ad «accoltellare dei bianchi».
Uno dei momenti che suscitano le maggiori preoccupazioni è la cerimonia di apertura delle Olimpiadi che si svolgerà sulla Senna nel cuore della capitale francese. Alla luce degli attacchi seguiti allo scoppio della guerra tra Hamas e Israele, l’ex ministro dello sport e judoka professionista David Douillet ha detto che, almeno per la cerimonia di apertura, servirebbe «un piano B». Ma il prefetto di Parigi, Lauren Nuñez, ha risposto che non c’è «alcun timore» per la cerimonia inaugurale visto che «il contesto (di tensione) è permanente da due anni». L’alto funzionario era intervenuto ai microfoni della radio France Inter il 26 ottobre scorso per dire che lui e i suoi collaboratori lavorano ad «assiduamente a un piano A». Il capo della polizia parigina aveva anche illustrato il dispositivo di sicurezza a zone che sarà applicato alla capitale francese durante i giochi. Un dispositivo che funzionerà un po’ come ai tempi dei Covid visto che i parigini residenti in prossimità degli impianti sportivi in cui si svolgeranno le gare, potranno spostarsi solo dopo aver mostrato dei qr code.
Ma per controllare questi pass serviranno centinaia di agenti di sicurezza e, anche in questo ambito, c’è ancora molto lavoro da fare. A inizio dicembre 2023 Sofiane Aboubaker, il presidente dell’associazione delle professioni della sicurezza (Adms) ha dichiarato ai microfoni di radio Europe 1, : «non avremo gli effettivi» necessari ad assicurare la sicurezza delle olimpiadi.
Alle minacce già menzionate, bisogna aggiungere quelle informatiche visto che l’evento sportivo sarà sfruttato anche dai criminali della rete. Di questo ne è cosciente Vincent Strubel, il direttore dell’Anssi, l’agenzia nazionale francese della sicurezza dei sistemi di informazione. Intervistato a novembre da Le Parisien questo funzionario non ha ostentato sicurezza, come invece ha fatto il prefetto di Parigi. Secondo Strubel i giochi olimpici saranno un po’ come «il periodo dei saldi per la cybercriminalità».
Oltre alle minacce terroristiche, non bisogna dimenticare la figuraccia rimediata dal ministro dell’interno Gérald Darmanin ma anche dal presidente francese Emmanuel Macron, in occasione della finale di Champions League del 2022, tra il Real Madrid e il Liverpool. Quella che doveva essere una serata di grande calcio si è trasformata in un incubo per le centinaia di tifosi delle due squadre. Innanzitutto perché, uno sciopero selvaggio dei mezzi pubblici ha seriamente complicato l’accesso allo stadio. Poi perché, incapaci di gestire la gran folla, i poliziotti manganellato i tifosi e sparato contro di loro dei lacrimogeni, noncuranti del fatto che tra i supporter ci fossero anche bambini e anziani. Per finire, la polizia francese non era stata capace di impedire che delle orde di «giovani delle banlieue» si avventassero sui tifosi per derubarli o aggredirli cercando poi di entrare senza biglietto nello stadio. Si tratta di precedenti che possono legittimamente preoccupare gli appassionati di sport che vorrebbero assistere alle competizioni olimpiche parigine.
Nella Parigi olimpica niente migranti e un'ecologia di facciata
In previsione dei giochi olimpici la città di Parigi sarà ripulita, almeno in superficie. Ma c’è chi teme una «pulizia sociale» ai danni di uomini e donne appartenenti a categorie sociali più vulnerabili. È quanto denuncia da mesi il collettivo «Le revers de la médaille» (il rovescio della medaglia, ndr) che riunisce 75 associazioni di sinistra o pro migranti, ma anche il Secours Catholique-Caritas France o il Jrs, il servizio rifugiati dei gesuiti.
Il 30 ottobre scorso, il collettivo ha inviato una lettera aperta al Comitato Organizzatore dei Giochi Olimpici e Paralimpici al suo presidente, Tony Estanguet, agli consiglieri comunali di Parigi e regionali dell'Île-de-France, alle Federazioni Sportive, agli sponsor e ai partner dei Giochi. La missiva mette in allerta sul fatto che «i giochi causeranno un profondo sconvolgimento nella città, con un impatto molto negativo» sulla vita di varie categorie di persone a causa di una serie di azioni quali «lo sgombero dei senzatetto, la riduzione degli alloggi di emergenza, la chiusura dei punti di accoglienza, la riduzione della distribuzione degli aiuti alimentari, ecc».
Alcune associazioni aderenti a «Le revers de la médaille» contestano in particolare l’espulsione di migliaia di migranti dalla Ville Lumière. In effetti, come riportava il canale Bfm Tv a metà dicembre, a partire dall’aprile 2023, circa 3.300 migranti che vivevano in campi clandestini sotto i ponti della capitale francese sono stati dirottati verso i 10 «centri regionali di accoglienza temporanea». Anche le persone diversamente abili o in situazioni di dipendenza sono preoccupate per l’impatto delle olimpiadi sul loro quotidiano.
Gli organizzatori delle Olimpiadi 2024 ripetono fino alla nausea che l’evento sportivo mondiale sarà rispettoso dell’ambiente. Tuttavia, sembra che sotto la pennellata verde, le cose stiano diversamente. Basti pensare che le gare olimpiche di surf si svolgeranno… a Tahiti, in Polinesia Francese, a più di 15.000 chilometri dalla Ville Lumière. E dire che il sindaco di Parigi e il presidente francese, Anne Hidalgo e Emmanuel Macron, sono sempre in prima linea quando si tratta di predicare il verbo green. Qualcuno, negli staff dei due politici o nel Comitato organizzatore dei giochi del 2024 avrà pensato alla quantità di Co2 prodotta dallo svolgimento di una parte delle gare di Parigi, in mezzo all’Oceano Pacifico? Come scriveva il quotidiano sportivo L’Equipe, quando nel 2019 la scelta di Tahiti era stata resa nota, il presidente del comitato organizzatore Tony Estanguet, aveva respinto le polemiche. L’ex campione francese di canottaggio, aveva spiegato che, uno studio realizzato da una società specializzata chiamata EcoAct confermava che Tahiti era nella parte bassa della forchetta di emissioni di gas a effetto serra: tra 4.500 e 6.700 tonnellate di Co2. Estanguet non aveva però potuto negare l’impatto dei viaggi in aereo tra Parigi e la Polinesia visto che gli atleti potranno passare la seconda settimana delle olimpiadi e partecipare alla cerimonia di chiusura nella capitale francese. L’ex campione diceva anche che «ci saranno meno spettatori sul sito olimpico di Tahiti» quindi questo «emetterà meno» gas serra. Infine, Estanguet ricordava che per le competizioni olimpiche verranno utilizzate «le strutture per l’evento della prova del mondiale che si svolge laggiù nel mese di agosto».
Ma proprio le infrastrutture che saranno usate per i giochi a Tahiti hanno provocato uno scandalo all’inizio di dicembre 2023. Tutto è nato dal progetto di costruzione di una torre in alluminio di pesante circa 9 tonnellate e destinata ad accogliere i giudici sportivi che dovranno valutare le competizioni davanti alla spiaggia di Tehaupoo. Un video diffuso all’inizio del mese mostra una barca-piattaforma usata per la costruzione della torre, passare sopra dei coralli spaccandone alcuni pezzi. Attualmente esiste già una torre per la giuria ma è fatta di legno e non è abbastanza grande per accogliere il personale olimpico. Il progetto della nuova struttura prevede infatti: dei servizi igienici e un locale climatizzato per i server informatici. In Polinesia e tra i surfisti, ci sono state varie proteste contro la torre. Ad attirare l’attenzione sulla vicenda ci ha pensato anche il surfista italiano Roberto d’Amico, che ha pubblicato un lungo video su Instagram. L’8 dicembre scorso, il ministro dello Sport francese Amélie Oudéa-Castéra ha dichiarato all’agenzia di stampa France Presse «siamo sulla buona strada» per «avere una nuova torre dei giudici ridimensionata». Tuttavia per una fonte anonima ministeriale citata dal quotidiano cattolico La Croix «tutte le opzioni sono sul tavolo ma sarebbe un fallimento il trasferimento» delle prove di surf altrove.
Parlando di ambiente, va detto che rimangono dei dubbi anche sulla fattibilità di alcune gare olimpiche nella Senna. Lo scorso agosto i test sulla qualità delle acque erano stati negativi. Poi le cose sono un po’ migliorate. Ma l’uso della Senna potrebbe avere delle ripercussioni anche su altre attività economiche come hanno segnalato i produttori francesi di cereali. In effetti, le interruzioni o le limitazioni della navigazione delle chiatte potrebbero provocare dei problemi di distribuzione di questi prodotti. Il danno, secondo il quotidiano L’Opinion, potrebbe ammontare a mezzo miliardo di euro. Cifre da capogiro ma in linea con i volumi di cereali trasportati sulla Senna ogni anno: circa tre milioni di tonnellate.
Cimici da letto e ratti pronti a fare la festa alle olimpiadi
Il traffico e le piste ciclabili dai tracciati caotici non bastavano a complicare la vita dei Parigini. Nel 2023, l’esistenza degli abitanti della capitale francese è stata perturbata anche da dei minuscoli parassiti e da piccoli (o grandi) mammiferi: le cimici da letto e i ratti di fogna.
Alla fine della scorsa estate nella Ville Lumière si è diffusa la psicosi per piccoli insetti succhiatori di sangue. Le cimici da letto sembravano aver avuto voglia di «fare serata» visto che, dopo aver infestato i giacigli di centinaia di parigini, sono arrivate anche sulle poltrone di alcuni cinema. Questi parassiti sono anche stati avvistati anche sui sedili di certe linee della metropolitana o ferroviarie.
A fine settembre 2023 il primo vicesindaco di Parigi, Emmanuel Grégoire, ha lanciato un appello al governo auspicando un intervento contro «questa piaga» che colpisce la Francia mentre «si appresta ad accogliere i giochi olimpici e paralimpici nel 2024». La proliferazione delle fastidiose bestiole è stata collegata, al solito riscaldamento climatico anche se, qualcuno ha sommessamente ricordato che, magari, le cimici da letto dilagano anche a causa delle abitudini moderne. Partire ogni weekend e soggiornare in un bed and breakfast o, ancora, acquistare abiti di seconda mano senza verificarne l’origine, possono favorire la moltiplicazione delle cimici da letto. Secondo un rapporto pubblicato lo scorso luglio dall’’Agenzia Nazionalre francese per la sicurezza sanitaria dell’alimentazione, l’ambiente e il lavoro (Anses), le cimici da letto interessano l’11% dei nuclei familiari d’Oltralpe.
Come accennato, tra i parassiti che potrebbero rovinare la festa olimpica parigina figurano anche i ratti che, secondo le stime dell’Accademia Nazionale di Medicina transalpina, il rapporto uomini-topi sarebbe «di 1,5-1,75 ratti per abitante». Questa cifra fa di Parigi e Marsiglia due delle «10 città più infestate al mondo», come spiegava nel 2022 sempre l’Accademia di Medicina. La stessa istituzione ricordava che «il ratto resta una minaccia per la salute umana a causa delle numerose zoonosi (malattie degli animali, ndr) trasmissibili tramiti i suoi esoparassiti, le sue deiezioni, i suoi morsi e graffi». Gli esperti dell’Accademia rispondevano così alla proposta strampalata lanciata da Douchka Markovic, una consigliera municipale parigina del Partito Animalista. Intervenendo in consiglio comunale nel luglio 2022, Markovic aveva preteso che i ratti venissero chiamati «surmolotti» perché questo sarebbe un termine con una «connotazione meno negativa» per i roditori. Non paga della sua sparata, la rappresentante del Partito Animalista ha detto che i ratti di fogna sono «i nostri ausiliari della gestione dei rifiuti». E proprio la gestione dei rifiuti potrebbe avere favorire un’ulteriore proliferazione dei ratti e sfigurare l’immagine di Parigi durante le olimpiadi. In effetti, dal 1 gennaio 2024, entrerà in vigore «per le collettività territoriali, un’obbligazione di predisposizione di una differenziazione (dei rifiuti) alla fonte e di valorizzazione dei rifiuti biodegradabili», come ha spiegato in questo mese di dicembre al sito Actu.fr, Muriel Bruschet dell’Agenzia francese della transizione ecologica (Ademe). L’esperta ha smentito che con il nuovo anno sarà obbligatorio avere un compost per ogni famiglia francese. Quel che è certo è che, già da alcuni mesi, nelle vie di Parigi vengono installati dei cestini di compostaggio, nei quali i parigini possono gettare l’umido. In caso di problemi di contenimento di questi rifiuti, i ratti faranno festa.
I roditori però sono attirati anche dalle carenti condizioni igieniche adotatte da venditori di cibo da asporto, per lo più irregolari. Lo scorso ottobre aveva fatto scandalo la pubblicazione sul sito di Le Parisien, di alcuni video nei quali si vedevano dei venditori ambulanti di crêpes che estraevano dai tombini, il preparato per questi dolci. Le riprese erano state realizzate da alcuni abitanti del quartiere della Tour Eiffel che volevano denunciare il rischio di intossicazioni alimentari provocate da questi venditori (spesso immigrati clandestini) appoggiati su carrelli del supermercato. I primi a fare le spese di queste crêpes indigeste erano i turisti venuti ad ammirare il simbolo di Parigi. Anche queste irregolarità nella vendita di cibi da asporto rischiano di favorire la moltiplicazione dei ratti.
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A sette mesi dall'accensione della fiamma olimpica, nella capitale francese fervono i preparativi, ma molte questioni restano aperte. Dalla minaccia terroristica ai numerosi problemi di pulizia e traffico.Secondo Vincent Strubel, il direttore dell’agenzia nazionale francese della sicurezza dei sistemi di informazione, i giochi olimpici «saranno un po’ come «il periodo dei saldi per la cybercriminalità».L'ipocrisia dei «buoni». Nella Parigi olimpica niente migranti e un'ecologia di facciata.La capitale francese continua a essere infestata da ratti e cimici da letto.Lo speciale contiene quattro articoli.Il 2024 sarà un anno sportivo. Dal 26 luglio all’11 agosto prossimi Parigi ospiterà i giochi della XXXIII olimpiade moderna. A sette mesi dall'accensione della fiamma olimpica, nella capitale francese fervono i preparativi. Comprensibilmente, le autorità cittadine e nazionali stanno facendo di tutto perché la Ville Lumière sia pronta ad accogliere atleti e spettatori. Ma nonostante l’impegno, molte questioni restano aperte. La minaccia terroristica continua ad aleggiare sulla Francia e la sua capitale ha dei problemi di pulizia e di traffico. Parigi sarà in grado di assicurare la sicurezza dei giochi olimpici ? Questo speciale de La Verità cercherà di fornire delle risposte.<div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/olimpiadi-parigi-2024-2666835723.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="incubo-sicurezza-sui-giochi" data-post-id="2666835723" data-published-at="1703944902" data-use-pagination="False"> Incubo sicurezza sui Giochi Tra e il 2012 e il 2023 la Francia ha subito una serie di attentati terroristici compiuti da islamisti, che hanno provocato quasi 500 vittime e diverse centinaia di feriti. L’attenzione per la sicurezza è quindi una delle priorità delle forze dell’ordine francesi che saranno chiamate a vegliare sulle olimpiadi Parigine del 2024. Tuttavia non si possono dimenticare le falle nella prevenzione del terrorismo che hanno portato alla reiterazione delle stragi.Per questo basta ricordare che, nel solo 2015, Parigi è stata il teatro di due ondate di attacchi islamisti. Il 7 gennaio di quell’anno, i fratelli Cherif e Said Kouachi, hanno sterminato la redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo. Due giorni dopo, Amedy Coulibaly ha ammazzato, per conto dello califfato islamico, una poliziotta municipale e i clienti di un supermercato kosher frequentato da ebrei. Nonostante questi attentati, undici mesi dopo, il 13 novembre 2015, un commando di terroristi francesi di origine immigrata ha compiuto le stragi del Bataclan, dove è morta anche la studentessa italiana Valeria Solesin, nei dehors di vari bar parigini e fuori dallo Stade de France, dove si giocava la partita Francia-Germania.Altri fatti più recenti fanno temere altri disordini. Ad esempio, tra la fine di giugno e l’inizio di luglio scorsi, dalle banlieue delle città transalpine sono arrivate orde di facinorosi che hanno svaligiato negozi, distrutto auto, incendiato case, per vendicare la morte di Nahel Marzouk, un diciassettenne franco-algerino ucciso dopo essersi rifiutato di fermarsi ad un controllo di polizia. Come se questi precedenti non bastassero, il Paese che accoglierà le prossime olimpiadi è stato raggiunto dagli effetti dell’attacco terroristico compiuto da Hamas contro migliaia di civili israeliani inermi, il 7 ottobre scorso. Come ha scritto La Verità, nelle settimane dopo i raid compiuti in Terra Santa dai macellai islamisti palestinesi, la Francia è diventata il teatro di aggressioni e attentati compiuti da giovani al grido di «Allah Akbar», o motivati da odio razziale. In due occasioni sono morti degli innocenti: Dominique Bernard, un professore di Arras, ucciso da un giovane rifugiato dell’Inguscezia, e Thomas Perotto, un 16enne di un paesino vicino a Lione ammazzato da un commando di giovani di banlieue venuti ad «accoltellare dei bianchi».Uno dei momenti che suscitano le maggiori preoccupazioni è la cerimonia di apertura delle Olimpiadi che si svolgerà sulla Senna nel cuore della capitale francese. Alla luce degli attacchi seguiti allo scoppio della guerra tra Hamas e Israele, l’ex ministro dello sport e judoka professionista David Douillet ha detto che, almeno per la cerimonia di apertura, servirebbe «un piano B». Ma il prefetto di Parigi, Lauren Nuñez, ha risposto che non c’è «alcun timore» per la cerimonia inaugurale visto che «il contesto (di tensione) è permanente da due anni». L’alto funzionario era intervenuto ai microfoni della radio France Inter il 26 ottobre scorso per dire che lui e i suoi collaboratori lavorano ad «assiduamente a un piano A». Il capo della polizia parigina aveva anche illustrato il dispositivo di sicurezza a zone che sarà applicato alla capitale francese durante i giochi. Un dispositivo che funzionerà un po’ come ai tempi dei Covid visto che i parigini residenti in prossimità degli impianti sportivi in cui si svolgeranno le gare, potranno spostarsi solo dopo aver mostrato dei qr code.Ma per controllare questi pass serviranno centinaia di agenti di sicurezza e, anche in questo ambito, c’è ancora molto lavoro da fare. A inizio dicembre 2023 Sofiane Aboubaker, il presidente dell’associazione delle professioni della sicurezza (Adms) ha dichiarato ai microfoni di radio Europe 1, : «non avremo gli effettivi» necessari ad assicurare la sicurezza delle olimpiadi.Alle minacce già menzionate, bisogna aggiungere quelle informatiche visto che l’evento sportivo sarà sfruttato anche dai criminali della rete. Di questo ne è cosciente Vincent Strubel, il direttore dell’Anssi, l’agenzia nazionale francese della sicurezza dei sistemi di informazione. Intervistato a novembre da Le Parisien questo funzionario non ha ostentato sicurezza, come invece ha fatto il prefetto di Parigi. Secondo Strubel i giochi olimpici saranno un po’ come «il periodo dei saldi per la cybercriminalità».Oltre alle minacce terroristiche, non bisogna dimenticare la figuraccia rimediata dal ministro dell’interno Gérald Darmanin ma anche dal presidente francese Emmanuel Macron, in occasione della finale di Champions League del 2022, tra il Real Madrid e il Liverpool. Quella che doveva essere una serata di grande calcio si è trasformata in un incubo per le centinaia di tifosi delle due squadre. Innanzitutto perché, uno sciopero selvaggio dei mezzi pubblici ha seriamente complicato l’accesso allo stadio. Poi perché, incapaci di gestire la gran folla, i poliziotti manganellato i tifosi e sparato contro di loro dei lacrimogeni, noncuranti del fatto che tra i supporter ci fossero anche bambini e anziani. Per finire, la polizia francese non era stata capace di impedire che delle orde di «giovani delle banlieue» si avventassero sui tifosi per derubarli o aggredirli cercando poi di entrare senza biglietto nello stadio. Si tratta di precedenti che possono legittimamente preoccupare gli appassionati di sport che vorrebbero assistere alle competizioni olimpiche parigine. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/olimpiadi-parigi-2024-2666835723.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="nella-parigi-olimpica-niente-migranti-e-un-ecologia-di-facciata" data-post-id="2666835723" data-published-at="1703944902" data-use-pagination="False"> Nella Parigi olimpica niente migranti e un'ecologia di facciata In previsione dei giochi olimpici la città di Parigi sarà ripulita, almeno in superficie. Ma c’è chi teme una «pulizia sociale» ai danni di uomini e donne appartenenti a categorie sociali più vulnerabili. È quanto denuncia da mesi il collettivo «Le revers de la médaille» (il rovescio della medaglia, ndr) che riunisce 75 associazioni di sinistra o pro migranti, ma anche il Secours Catholique-Caritas France o il Jrs, il servizio rifugiati dei gesuiti.Il 30 ottobre scorso, il collettivo ha inviato una lettera aperta al Comitato Organizzatore dei Giochi Olimpici e Paralimpici al suo presidente, Tony Estanguet, agli consiglieri comunali di Parigi e regionali dell'Île-de-France, alle Federazioni Sportive, agli sponsor e ai partner dei Giochi. La missiva mette in allerta sul fatto che «i giochi causeranno un profondo sconvolgimento nella città, con un impatto molto negativo» sulla vita di varie categorie di persone a causa di una serie di azioni quali «lo sgombero dei senzatetto, la riduzione degli alloggi di emergenza, la chiusura dei punti di accoglienza, la riduzione della distribuzione degli aiuti alimentari, ecc». Alcune associazioni aderenti a «Le revers de la médaille» contestano in particolare l’espulsione di migliaia di migranti dalla Ville Lumière. In effetti, come riportava il canale Bfm Tv a metà dicembre, a partire dall’aprile 2023, circa 3.300 migranti che vivevano in campi clandestini sotto i ponti della capitale francese sono stati dirottati verso i 10 «centri regionali di accoglienza temporanea». Anche le persone diversamente abili o in situazioni di dipendenza sono preoccupate per l’impatto delle olimpiadi sul loro quotidiano.Gli organizzatori delle Olimpiadi 2024 ripetono fino alla nausea che l’evento sportivo mondiale sarà rispettoso dell’ambiente. Tuttavia, sembra che sotto la pennellata verde, le cose stiano diversamente. Basti pensare che le gare olimpiche di surf si svolgeranno… a Tahiti, in Polinesia Francese, a più di 15.000 chilometri dalla Ville Lumière. E dire che il sindaco di Parigi e il presidente francese, Anne Hidalgo e Emmanuel Macron, sono sempre in prima linea quando si tratta di predicare il verbo green. Qualcuno, negli staff dei due politici o nel Comitato organizzatore dei giochi del 2024 avrà pensato alla quantità di Co2 prodotta dallo svolgimento di una parte delle gare di Parigi, in mezzo all’Oceano Pacifico? Come scriveva il quotidiano sportivo L’Equipe, quando nel 2019 la scelta di Tahiti era stata resa nota, il presidente del comitato organizzatore Tony Estanguet, aveva respinto le polemiche. L’ex campione francese di canottaggio, aveva spiegato che, uno studio realizzato da una società specializzata chiamata EcoAct confermava che Tahiti era nella parte bassa della forchetta di emissioni di gas a effetto serra: tra 4.500 e 6.700 tonnellate di Co2. Estanguet non aveva però potuto negare l’impatto dei viaggi in aereo tra Parigi e la Polinesia visto che gli atleti potranno passare la seconda settimana delle olimpiadi e partecipare alla cerimonia di chiusura nella capitale francese. L’ex campione diceva anche che «ci saranno meno spettatori sul sito olimpico di Tahiti» quindi questo «emetterà meno» gas serra. Infine, Estanguet ricordava che per le competizioni olimpiche verranno utilizzate «le strutture per l’evento della prova del mondiale che si svolge laggiù nel mese di agosto».Ma proprio le infrastrutture che saranno usate per i giochi a Tahiti hanno provocato uno scandalo all’inizio di dicembre 2023. Tutto è nato dal progetto di costruzione di una torre in alluminio di pesante circa 9 tonnellate e destinata ad accogliere i giudici sportivi che dovranno valutare le competizioni davanti alla spiaggia di Tehaupoo. Un video diffuso all’inizio del mese mostra una barca-piattaforma usata per la costruzione della torre, passare sopra dei coralli spaccandone alcuni pezzi. Attualmente esiste già una torre per la giuria ma è fatta di legno e non è abbastanza grande per accogliere il personale olimpico. Il progetto della nuova struttura prevede infatti: dei servizi igienici e un locale climatizzato per i server informatici. In Polinesia e tra i surfisti, ci sono state varie proteste contro la torre. Ad attirare l’attenzione sulla vicenda ci ha pensato anche il surfista italiano Roberto d’Amico, che ha pubblicato un lungo video su Instagram. L’8 dicembre scorso, il ministro dello Sport francese Amélie Oudéa-Castéra ha dichiarato all’agenzia di stampa France Presse «siamo sulla buona strada» per «avere una nuova torre dei giudici ridimensionata». Tuttavia per una fonte anonima ministeriale citata dal quotidiano cattolico La Croix «tutte le opzioni sono sul tavolo ma sarebbe un fallimento il trasferimento» delle prove di surf altrove.Parlando di ambiente, va detto che rimangono dei dubbi anche sulla fattibilità di alcune gare olimpiche nella Senna. Lo scorso agosto i test sulla qualità delle acque erano stati negativi. Poi le cose sono un po’ migliorate. Ma l’uso della Senna potrebbe avere delle ripercussioni anche su altre attività economiche come hanno segnalato i produttori francesi di cereali. In effetti, le interruzioni o le limitazioni della navigazione delle chiatte potrebbero provocare dei problemi di distribuzione di questi prodotti. Il danno, secondo il quotidiano L’Opinion, potrebbe ammontare a mezzo miliardo di euro. Cifre da capogiro ma in linea con i volumi di cereali trasportati sulla Senna ogni anno: circa tre milioni di tonnellate. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/olimpiadi-parigi-2024-2666835723.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="cimici-da-letto-e-ratti-pronti-a-fare-la-festa-alle-olimpiadi" data-post-id="2666835723" data-published-at="1703944902" data-use-pagination="False"> Cimici da letto e ratti pronti a fare la festa alle olimpiadi Il traffico e le piste ciclabili dai tracciati caotici non bastavano a complicare la vita dei Parigini. Nel 2023, l’esistenza degli abitanti della capitale francese è stata perturbata anche da dei minuscoli parassiti e da piccoli (o grandi) mammiferi: le cimici da letto e i ratti di fogna.Alla fine della scorsa estate nella Ville Lumière si è diffusa la psicosi per piccoli insetti succhiatori di sangue. Le cimici da letto sembravano aver avuto voglia di «fare serata» visto che, dopo aver infestato i giacigli di centinaia di parigini, sono arrivate anche sulle poltrone di alcuni cinema. Questi parassiti sono anche stati avvistati anche sui sedili di certe linee della metropolitana o ferroviarie. A fine settembre 2023 il primo vicesindaco di Parigi, Emmanuel Grégoire, ha lanciato un appello al governo auspicando un intervento contro «questa piaga» che colpisce la Francia mentre «si appresta ad accogliere i giochi olimpici e paralimpici nel 2024». La proliferazione delle fastidiose bestiole è stata collegata, al solito riscaldamento climatico anche se, qualcuno ha sommessamente ricordato che, magari, le cimici da letto dilagano anche a causa delle abitudini moderne. Partire ogni weekend e soggiornare in un bed and breakfast o, ancora, acquistare abiti di seconda mano senza verificarne l’origine, possono favorire la moltiplicazione delle cimici da letto. Secondo un rapporto pubblicato lo scorso luglio dall’’Agenzia Nazionalre francese per la sicurezza sanitaria dell’alimentazione, l’ambiente e il lavoro (Anses), le cimici da letto interessano l’11% dei nuclei familiari d’Oltralpe.Come accennato, tra i parassiti che potrebbero rovinare la festa olimpica parigina figurano anche i ratti che, secondo le stime dell’Accademia Nazionale di Medicina transalpina, il rapporto uomini-topi sarebbe «di 1,5-1,75 ratti per abitante». Questa cifra fa di Parigi e Marsiglia due delle «10 città più infestate al mondo», come spiegava nel 2022 sempre l’Accademia di Medicina. La stessa istituzione ricordava che «il ratto resta una minaccia per la salute umana a causa delle numerose zoonosi (malattie degli animali, ndr) trasmissibili tramiti i suoi esoparassiti, le sue deiezioni, i suoi morsi e graffi». Gli esperti dell’Accademia rispondevano così alla proposta strampalata lanciata da Douchka Markovic, una consigliera municipale parigina del Partito Animalista. Intervenendo in consiglio comunale nel luglio 2022, Markovic aveva preteso che i ratti venissero chiamati «surmolotti» perché questo sarebbe un termine con una «connotazione meno negativa» per i roditori. Non paga della sua sparata, la rappresentante del Partito Animalista ha detto che i ratti di fogna sono «i nostri ausiliari della gestione dei rifiuti». E proprio la gestione dei rifiuti potrebbe avere favorire un’ulteriore proliferazione dei ratti e sfigurare l’immagine di Parigi durante le olimpiadi. In effetti, dal 1 gennaio 2024, entrerà in vigore «per le collettività territoriali, un’obbligazione di predisposizione di una differenziazione (dei rifiuti) alla fonte e di valorizzazione dei rifiuti biodegradabili», come ha spiegato in questo mese di dicembre al sito Actu.fr, Muriel Bruschet dell’Agenzia francese della transizione ecologica (Ademe). L’esperta ha smentito che con il nuovo anno sarà obbligatorio avere un compost per ogni famiglia francese. Quel che è certo è che, già da alcuni mesi, nelle vie di Parigi vengono installati dei cestini di compostaggio, nei quali i parigini possono gettare l’umido. In caso di problemi di contenimento di questi rifiuti, i ratti faranno festa.I roditori però sono attirati anche dalle carenti condizioni igieniche adotatte da venditori di cibo da asporto, per lo più irregolari. Lo scorso ottobre aveva fatto scandalo la pubblicazione sul sito di Le Parisien, di alcuni video nei quali si vedevano dei venditori ambulanti di crêpes che estraevano dai tombini, il preparato per questi dolci. Le riprese erano state realizzate da alcuni abitanti del quartiere della Tour Eiffel che volevano denunciare il rischio di intossicazioni alimentari provocate da questi venditori (spesso immigrati clandestini) appoggiati su carrelli del supermercato. I primi a fare le spese di queste crêpes indigeste erano i turisti venuti ad ammirare il simbolo di Parigi. Anche queste irregolarità nella vendita di cibi da asporto rischiano di favorire la moltiplicazione dei ratti.
@20thCenturyFox
Attenzione, non tratto dal seguito letterario che la Weisberger aveva poi mandato in libreria nel 2013, Revenge wears Prada, che evidentemente non piacque tanto da farne cinema, ma sviluppato poco prima di girare da regista e sceneggiatrice del primo film. Sequel dunque nato non per far cassa o egotismo, ma con l’intenzione di parlare al mondo come fece il primo. Ha spiegato il regista David Frankel: «Il mondo del giornalismo cartaceo è cambiato. Il mondo è cambiato. Per mettere le cose in prospettiva, il primo iPhone è uscito solo un anno dopo il primo film e quello è stato l’inizio della fine. Vedevamo il giornalismo cartaceo sempre più in declino, anno dopo anno. Ci è parso sensato esplorare questo cambiamento sviluppandoci una storia in cui far interagire ancora i personaggi».
Altra condizione per un seguito era la presenza di Meryl Streep, Miranda Priestley nel film, la direttrice della rivista Runway, versione artistica di Anna Wintour di Vogue. Meryl, a sua volta, aveva detto che sarebbe stata della squadra solo con una sceneggiatura grandiosa. Che, in effetti, tale è. Ancora la Streep: «Miranda è un po’ più libera, ma anche in posizione più precaria nel suo mondo, e lo sa. È comunque ancora astuta e mantiene un controllo rigoroso su sé e sul suo team. Ciò che non è cambiato è la sua voglia di lavorare, di fare ciò che ama e in cui è davvero brava. Fisicamente, però, ha 76 anni, non 56, quindi è diverso». Invecchiano gli attori e invecchiano i doppiatori: il volto quasi ottantenne di Meryl Streep occulta l’età anche dietro gli occhiali da sole sovente su, come da consuetudine prima fashionista, ora di chiunque. La sua voce italiana, la grande doppiatrice ottantaseienne Maria Pia Di Meo, ogni tanto tradisce un tremolio. L’evidenza del tempo passato (anche per noi spettatori) intenerisce, emoziona ed è tema del plot. Il lavoro è uno dei pochi contesti sociali in cui il «vecchio» si può salvare dalla furia destruens di tanti, l’anzianità, se di servizio, è esperienza, non consunzione. Com’è per abiti e accessori griffati, che non si buttano mai perché da vintage valgono ancora di più. Lo sa bene Andy (Anne Hathaway) che ha pagato solo 11 dollari una giacca vintage Margiela al mercatino.
Dietro lo specifico della moda e dell’estetica, oggi connotate da fast fashion, fashion icons, patch occhi, beauty routine, inclusività, politically correct, collabs coi cantanti, i nuovi modelli già Vip di loro (qui c’è Lady Gaga), che in questo ventennio sono divenuti dogmi impeccabilmente registrati da questo certosino saggio socio-antropologico-economico travestito da commedia, questo capolavoro, anche, di cinema americano leggero e tecnicamente perfetto (una cifra degli stelleestrisce) racconta in primo luogo l’etica del lavoro, unico settore della vita perfetto di molti mentre il resto, famiglia, Stato, Chiesa, valori ecc. si è liquefatto, per dirla con Bauman. I colleghi sono la nuova famiglia e la famiglia vera non può esser tale se non capisce la vocazione per il lavoro (finalmente Miranda e Andy hanno trovato il compagno giusto, dopo i maschi incapaci di stare accanto a donne con personalità del primo film).
Poi c’è, centrale, trasformata in godibile elemento di trama alla ricerca del lieto fine, la crisi del giornalismo cartaceo causata dal digitale e ben riassunta da Nigel (Stanely Tucci): «Diventare contenuti che le persone scrollano mentre fanno pipì…». Crisi favorita anche dal delirio «futurista» di troppi. Compresi imprenditori ex nerdoni miracolati dal turbocapitalismo e convinti dalla compagna gold digger, che li ha sottoposti a un glow up testosteronico per averli accanto senza vergognarsi, di essere dei geni. Quando il compagno di Emily (Emily Blunt) tenta di filosofeggiare, guardando il Cenacolo Vinciano, che i giornali saranno presto fatti dall’AI ed è sciocco opporsi difendendo il vecchio (povero Leonardo) ogni riferimento a Jeff Bezos - che con Amazon ha distrutto il commercio in carne e ossa e favorito l’invasione della paccottiglia esotica al posto della produzione locale di qualità - e simili non è puramente casuale.
Bella la citazione di Eva contro Eva nel colpo di scena finale che contrappone Emily a Miranda. C’è tanta Milano (e il lago di Como) e tante icone milanesi food, da Giacomo Bulleri ad Adolfo Stefanelli, passando per una Galleria Vittorio Emanuele II piena solo di Miranda talmente suggestiva da commuovere. Come fa il film.
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Federico Vecchioni (Imagoeconomica)
L’impianto, attivo dal 1961, è specializzato nella produzione di ibridi di mais. Può coinvolgere oltre 1.500 ettari destinati alla moltiplicazione del seme, elemento che ne consolida il valore strategico lungo la filiera. Per il gruppo BF l’acquisizione rappresenta un passaggio rilevante nel percorso di crescita. L’obiettivo è rafforzare il ruolo nel settore sementiero, con un focus sull’area mediterranea, integrando innovazione genetica, qualità produttiva e sostenibilità. L’iniziativa si inserisce nel programma di sviluppo che parte dal genoma per arrivare al cliente finale. Una strategia che unisce ricerca, produzione agricola e trasformazione industriale. Con l’ingresso del nuovo asset, la Sis aumenta la capacità produttiva nel segmento del mais ibrido e consolida la posizione competitiva. Lo stabilimento di Casalmorano si estende su oltre 30.500 metri quadrati, dispone di tre linee di lavorazione e di una capacità superiore a 800.000 dosi di sementi ibride (ogni dose contiene circa 25.000 semi) con potenzialità di stoccaggio di circa 5.000 tonnellate di prodotto semilavorato. L’impianto è dotato di infrastrutture di stoccaggio, laboratori accreditati e sistemi di controllo lungo l’intero processo produttivo, con possibilità di estensione ad altre colture. Negli anni l’impianto è stato oggetto di investimenti da parte di Syngenta, con interventi su tecnologia, sicurezza e sostenibilità. Con questa operazione. L’acquisizione amplia il raggio d’azione del gruppo BF: la Lombardia diventa il quarto polo di attività dopo Emilia-Romagna, Toscana e Sardegna.
«Questo importante investimento rappresenta un passaggio di grande rilevanza strategica nel percorso di crescita industriale», ha dichiarato Federico Vecchioni, amministratore delegato di Sis e presidente esecutivo di BF. «Il nostro obiettivo è quello di rafforzare il ruolo della Società Italiana Sementi in qualità di soggetto di riferimento nazionale nell’ambito sementiero per l’area mediterranea. Un soggetto capace di coniugare innovazione genetica, qualità produttiva e sostenibilità, contribuendo concretamente allo sviluppo di filiere agricole competitive e alla diffusione di sementi di alta qualità in Italia e nei Paesi in cui il gruppo opera con la controllata BF International».
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«Chi Vespa…mangia le mele». Con questo slogan ideato da Gilberto Filippetti per il lancio della «50 Special» si apriva un nuovo decennio nel cammino dello scooter Piaggio. Gli anni Settanta saranno la consacrazione di un mezzo non più solo utilitario, da allora rivolto ad una clientela giovane (e giovanissima) o per gli spostamenti rapidi in città sempre più trafficate.
Piaggio si presenta al nuovo decennio con due bestseller «small frame», la già citata «50 Special», che dal 1972 vedrà l’adozione delle più sicure ruote da 10 pollici e dal 1975 del cambio a 4 marce. Sarà uno dei modelli più venduti in assoluto con circa 1,7 milioni di esemplari. Per la Special diversi saranno i produttori di kit di elaborazione, molto diffusi tra i giovani anche se vietati nell’uso in strada. Tra questi spiccano la bergamasca Polini e la genovese Andrea Pinasco, con gruppi termici da 75, 90, 102 e 125cc che aumentavano sensibilmente le modeste prestazioni imposte dal Codice della strada al motore originale da 49,7cc e soli 1,5 cv di potenza. Dal 1969 al 1975 fu prodotta in piccola serie anche la «Elestart», vesione della special con avviamento elettrico grazie a 2 batterie da 6v alloggiate nel fianchetto sinistro. Nel 1976 la «125 Primavera» fu affiancata dalla più performante «ET3», caratterizzata da cilindro a 3 travasi, accensione elettronica e marmitta «siluro» di serie. Nei primi esemplari fu dotata di sella color «jeans» e divenne ben presto un sogno diffuso tra i sedicenni. Oggi è un modello molto ricercato e quotato. Per quanto riguardò i modelli di cilindrata superiore, fino alla fine del decennio furono oscurati dal successo delle piccole. Sostanzialmente fino ad oltre la metà degli anni Settanta rimasero in listino modelli concepiti nel decennio precedente, con alcune migliorie tecniche. E’il caso della «200 Rally», ammiraglia presentata nel 1972, dotata di accensione elettronica e di motore da 12 Cv che spingeva lo scooter sul filo dei 110 km/h. La svolta arrivò nel 1977 con la presentazione della «P125X», dalle forme totalmente rinnovate. Sarà il prologo della Vespa più venduta di sempre, con circa 3 milioni di pezzi prodotti tra mercato interno ed esportazione. Inizialmente priva di indicatori di direzione, ne sarà dotata a partire dal 1981. La «PX» è stato anche il modello più longevo, prodotto dal 1977 al 2017 (con interruzioni e riprese negli anni 2000) in cilindrate da 125, 150 e 200cc. Dagli anni ’90 è stata dotata di miscelatore automatico e in seguito di freno a disco anteriore. Gli ultimi modelli verranno anche dotati di catalizzatore fino ad una omologazione Euro 3. La produzione si arresterà per le difficoltà legate ai requisiti Euro 4.
All’inizio degli anni ’80 anche la gamma 50-125 si rinnovò, con l’uscita di produzione dei modelli più venduti «50 Special» e «125 Primavera-ET3». La nuova serie PK manteneva di base la stessa impostazione meccanica ma con una linea totalmente rinnovata, che abbandonava le curve per un profilo più squadrato, dotata di strumentazione più completa (in particolare sul modello «PK50XL». Per quanto riguarda la 125, fu prodotta anche una versione dotata di cambio automatico, che ebbe però poco successo. Nel 1985 la più grande PX fu proposta in versione «spinta» con il modello «T5 Pole Position», con cupolino e spoiler, dotata di un nuovo motore a 5 travasi che spinge la 125 a oltre 100 km/h. Il decennio si concluderà con un passo azzardato di Piaggio: il rinnovo integrale della PX con uno scooter simile per meccanica ma molto migliorato per prestazioni e sicurezza (aveva tra le altre migliorie la frenata integrale). La casa di Pontedera decise di ribattezzarla «Cosa», ma la perdita del mitico nome dello scooter leader delle strade non piacque al pubblico. Una cesura così netta della lunga tradizione non fu gradita, e per i puristi della Vespa «non era cosa». Già dai primi anni del decennio successivo, Piaggio rimise in produzione l’icona «PX».
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Silvia Salis (Ansa)
È quello che ha fatto il comune di Amsterdam, che dal 1° maggio è diventata la prima capitale al mondo a vietare la pubblicità di combustibili fossili (voli, auto a benzina, crociere) e carne negli spazi pubblici, seguendo l’esempio di altre città olandesi. Scelta dettata forse dall’ideologia centrata sullo Stato etico, tanto cara al governo locale (dal 2022 guidato da una coalizione di centrosinistra e progressista), forse dall’ingenuità o verosimilmente da entrambe. Sta di fatto che, da venerdì scorso, nei cartelloni pubblicitari, nelle pensiline dei tram e nelle stazioni della metropolitana della capitale olandese sono spariti gli annunci pubblicitari di hamburger, automobili e compagnie aeree. E come sempre, la giustificazione dei politici locali è la solita: la «consapevolezza ambientale».
L’intento è quello di allineare il paesaggio urbano di Amsterdam agli obiettivi ambientali dell’esecutivo cittadino, che prevedono che la capitale dei Paesi Bassi raggiunga la cosiddetta neutralità carbonica entro il 2050 e che la popolazione locale dimezzi il consumo di carne nello stesso periodo. Ci sono voluti anni di trattative e di feroci battaglie politiche, guidate dagli Angelo Bonelli locali, per partorire questo capolavoro green, scattato proprio quando in Occidente, e soprattutto nei Paesi dell’Unione europea, le conseguenze del conflitto in Iran si fanno sentire. Soprattutto in Olanda, dove lo stoccaggio di gas è precipitato sotto il 7%, toccando il 5,8%: una situazione critica che riflette una forte disomogeneità rispetto ad altri Paesi Ue, a partire dall’Italia (attualmente leader in Europa per volumi stoccati). L’ordinanza comunale che bandisce gli spot non si limita soltanto alla messa al bando delle attività che usano il fossile, compresi i contratti delle compagnie elettriche che usano queste fonti, ma si estende anche alla carne. Secondo il consiglio comunale, non è infatti possibile ignorare l’impatto degli allevamenti intensivi sulle emissioni globali.
I sostenitori dell’iniziativa puntano dritto alle multinazionali, colpevoli di orientare attivamente le scelte dei cittadini attraverso il marketing. Il bando della pubblicità, nell’ambito della campagna internazionale «World Without Fossil Ads», rientra nella strategia di «responsabilizzazione», che fa però a pugni con la libertà d’impresa e con le scelte dei consumatori. E guai ad affrontare la crisi energetica aumentando o diversificando la produzione: molto meglio ridurre la domanda colpevolizzando i singoli e indirizzandone i cambiamenti comportamentali.
Una strategia che comincia a fare proseliti: mentre il comune di Copenaghen, accanendosi sugli anziani, ha deciso di somministrare nelle Rsa carne di manzo, vitello e agnello in quantità limitate, fino a un massimo di 80 grammi a settimana a persona, nell’ambito di una politica alimentare incentrata sulla sostenibilità ambientale, anche la maggioranza progressista che sostiene il sindaco di Genova Silvia Salis ha accolto una mozione di Avs per introdurre restrizioni alla pubblicità legata alle fonti fossili. Con buona pace della «blue economy», motore trainante della città, con un indotto diretto e indiretto stimato in circa 10,5-11 miliardi di euro annui, soltanto a Genova, tra ricavi immediati di porto, terminal, cantieri e trasporti, spese vive di crocieristi e compagnie in porto, forniture industriali e artigianali (arredi navali, officine), servizi logistici, assicurativi e legali e consumi generati dai lavoratori del settore sul territorio. Genova si conferma la capitale italiana del settore, sì, ma guai a parlarne.
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