Giorgia Meloni (Ansa)
Non solo Colle e stampa progressista tifano per il governissimo, ma spinge pure parte degli industriali. Però anche i sondaggi dicono che il centrodestra resta davanti. Rimettere il mandato sarebbe un errore.
Se è vero che i veri amici si vedono nel momento del bisogno, è vero anche il contrario. Da qualche giorno, dopo la vittoria del No al referendum e dopo le dimissioni di Andrea Delmastro, di Giusi Bartolozzi e di Daniela Santanchè, hanno cominciato a levarsi in alto i primi avvoltoi. Ruotano intorno alla testa di Giorgia Meloni e del suo esecutivo dopo la prima e forse unica battuta di arresto di questo governo, tra trenta giorni, il più longevo della storia della Repubblica italiana.
Inevitabile quindi, fisiologico probabilmente, ma andare al voto anticipato a questo punto è un’opzione diventata improvvisamente percorribile per questo esecutivo. Erano in molti a dire che in caso di vittoria del Sì, si sarebbero potute anticipare le elezioni, in pochissimi ragionavano su questa possibilità in caso di vittoria del No. Ma qui siamo perché l’esito del referendum ha segnato uno spartiacque, c’è un prima e c’è un dopo, Meloni lo sa e resta da capire se guidare o subire quello che verrà.
Nel frattempo, come spiegato dal direttore Maurizio Belpietro, tra le dimissioni e il voto c’è di mezzo il Colle. Non è nei poteri dell’esecutivo indire elezioni, è una facoltà che spetta al presidente della Repubblica che potrebbe ricorrere a consultazioni per formare un governo tecnico. Formalmente però non ci sono i numeri per tenerlo in piedi, ma guardando all’orizzonte vitalizio (si raggiunge ad aprile 2027) tutto può succedere.
Sono in tanti a sperare che si vada presto al voto. «Può aiutare l’economia» dice Francesco Giavazzi economista e già braccio destro di Mario Draghi. Una frase che ricorda un po’ quel «fate presto», il titolo che nel 2011 il Sole 24 Ore ripropose quando lo spread era alle stelle e tutti chiedevano le dimissioni di Silvio Berlusconi. Quello che è successo dal 2011 in poi è storia ben nota: governo Monti, austerity e tutto ciò che ne è seguito.
Oggi di nuovo le leve sono quella economica e quella del tempo. «Prendere tempo», spiega Giavazzi, «significa effettivamente perdere tempo, e l’Italia oggi non può permettersi di perdere tempo». E prosegue: «L’Italia ha un problema serio di crescita asfittica, di salari compressi, di risposte sull’energia che non riescono a essere all’altezza della situazione» e il governo, «ha al suo interno ministri ben più dannosi dei soggetti che si sono dimessi in queste ore». L’economista fa riferimento, al ministro dello Sviluppo Adolfo Urso sfiduciato a parole anche «dal presidente di Confindustria».
E Confindustria da alleata di governo, in queste ore sembra si sia unita allo stormo di avvoltoi con la scusa del dl Fisco approvato venerdì in cdm e che ha rivisto gli impegni presi alla luce di «uno choc esterno paragonabile a quello della crisi in Ucraina», ha chiarito il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che costringe ora l’esecutivo «a fare delle riflessioni su cosa fare, chi aiutare, chi incentivare». A Confindustria questo non è piaciuto: «Il fatto di non poter fare affidamento sulle norme e sulle dichiarazioni del Governo mina profondamente la fiducia delle imprese nei confronti delle istituzioni e delle misure di incentivo e scoraggia chi vorrebbe continuare a fare impresa in Italia». Insomma è il momento del «piove, governo ladro». In questi momenti di acque agitate il più bravo a navigare resta l’ex premier Matteo Renzi: «È solo l'antipasto di ciò che accadrà nei prossimi mesi. Il governo Dracula ha portato ai massimi la pressione fiscale e finalmente le imprese iniziano a farlo notare». Opposizioni, parti sociali ma anche i giornali. Sono in molti a chiedere il voto anticipato, alcuni per interesse, altri per opportunità. Tra i leader di opposizione sicuramente ne gioverebbe la segretaria dem Elly Schlein. Con poco tempo per andare al voto potrebbero non esserci le primarie e questo le consentirebbe di evitare il confronto diretto con il temutissimo Giuseppe Conte, assicurandosi così la guida del campo largo. Nel centrodestra c’è chi suggerisce che avere Elly come leader di opposizione significherebbe assicurarsi una nuova vittoria e chi dice invece che andare avanti fino a fine mandato potrebbe tradursi in una lunga agonia.
Quello che è certo è che votare è un rischio, ma si considera poco un aspetto: Giorgia Meloni non ha paura di perdere e chi la conosce da tempo lo sa. Meloni viene da un mondo che ha perso tanto e questo non le ha mai impedito di prendere la decisione giusta e di andare avanti. A Meloni adesso interessa sapere se ha o meno il mandato degli italiani per continuare a governare. I sondaggi dicono di sì. Nonostante quello che racconta il campo largo, il centrodestra non solo tiene, ma resta saldamente al primo posto nelle intenzioni di voto (45,2% contro 44,3% anche senza Vannacci, secondo la Ghisleri).
Resta quindi l’ipotesi rimpasto, sconfessata però da due big del governo.
Marcello Gemmato, sottosegretario alla Salute, «non lo vede all’orizzonte», e il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida spiega: «Se dovesse servire il mio posto è sempre a disposizione ma non mi pare che ci sia questo tipo di richiesta».
Intanto il ministero del Turismo rimane guidato ad interim da Meloni, ma in ballo c’è Luca Zaia, l’ex presidente veneto che in molti vorrebbero al governo e di lui si parla anche per la guida del Mimit al posto di Urso. Due posti in quota Fratelli d’Italia però e affidarne uno a Zaia e quindi alla Lega comporterebbe anche altri ragionamenti. Insomma si prende tempo, niente fretta per evitare scelte sbagliate, con buona pace degli economisti del «fate presto».
Continua a leggereRiduci
Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme (Ansa)
Vietato l’accesso al Santo Sepolcro per il cardinal Pizzaballa:«Motivi di sicurezza». È un autogol di Netanyahu, che acuisce tensioni già forti. Papa Leone XIV: «Impedito un rito ai fedeli».
Quando all’inizio del 1991 mi recai per la prima volta in Israele la guerra del Golfo era in corso. Gli Scud di Saddam Hussein scavavano crateri enormi tra le case di Tel Aviv e il governo guidato da Yitzhak Shamir, esponente del partito di destra Likud, raccomandava alla popolazione non soltanto di nascondersi nei rifugi, ma anche di indossare le maschere antigas.
In molti temevano infatti che il dittatore iracheno, per reazione contro americani e alleati impegnati in Desert Storm, riempisse i missili lanciati contro Israele con il Sarin, come già aveva fatto contro i curdi. Da allora guardo se non con simpatia per lo meno senza pregiudizio ciò che accade a Gerusalemme e dintorni.
Vivere in un Paese in guerra da quasi ottant’anni non dev’essere facile. Riuscire a condurre una vita sotto le bombe, con la minaccia quasi quotidiana di un attentato o di un attacco, dev’essere un incubo. Ovviamente so bene che anche i palestinesi vivono una situazione analoga, con l’aggravante che non soltanto si ritengono prigionieri in casa propria, con gli israeliani armati fino ai denti alla porta, ma addirittura sono vittime due volte, perché chi dovrebbe difenderne la causa - Hamas - in realtà li opprime e li sacrifica, spesso usandoli come scudi umani.
Non voglio però qui andare alle origini di un conflitto che è iniziato ancor prima che fosse decretata la nascita dello Stato di Israele. So che dall’una e dall’altra parte sono stati commessi molti errori e dall’una e dall’altra parte molte atrocità che non possono in alcun modo essere giustificate. Siccome però so pure che non bastano poche righe per affrontare un tema così complesso come il conflitto israelo-palestinese, quello su cui mi preme concentrarmi sono i fatti accaduti ieri, con il divieto da parte della polizia israeliana al cardinal Pizzaballa di accedere al Santo Sepolcro nella giornata delle Palme. Le forze dell’ordine hanno spiegato che l’altolà al custode di Terra Santa e al porporato sarebbe stato giustificato da «ragioni di sicurezza». Non so quali siano queste motivazioni, se vi fosse pericolo di disordini o di attentati, ma impedire l’accesso al luogo del Calvario e della Resurrezione nel giorno in cui la cristianità celebra la messa che apre la settimana Santa di Pasqua non è una mossa intelligente. Il Patriarcato latino di Gerusalemme ha spiegato che, nonostante le guerre e le divisioni, non era mai accaduto nei secoli passati che fosse proibito celebrare la domenica delle Palme.
Ma questa tradizione, carica di aspettative e significato, per una volta è stata interrotta. A prescindere dalle reazioni fortemente critiche (Giorgia Meloni ha rilasciato una dichiarazione di condanna), a me pare che vietare l’accesso del cardinale Pizzaballa sia un autogol. In un momento in cui le ragioni di Israele nel mondo non sono per niente popolari, la polizia di Gerusalemme ha aggiunto un altro elemento per odiare l’unica democrazia del Medio Oriente. Non so se Benjamin Netanyahu si sia mai posto il problema, ma da tre anni a questa parte sta crescendo un forte sentimento antisemita che, dopo l’invasione di Gaza e i bombardamenti sull’Iran, rischia con lo stop di ieri di aumentare ancora di più. Può darsi che al premier israeliano tutto ciò importi poco e che per lui sia fondamentale mettere in sicurezza il Paese ed evitare che sia minacciato dai terroristi.
Tuttavia, l’episodio del Santo sepolcro renderà ancora più impopolare la difesa di Israele e ancora più a rischio l’incolumità degli ebrei in giro per il mondo. Infatti, ci sono decisioni simboliche che non soltanto sono sbagliate, ma rischiano anche di nuocere gravemente alla causa che sta a cuore a Netanyahu. Insomma, capisco tutto, comprendo anche la sindrome da accerchiamento che spesso fa pensare alla dirigenza israeliana che il futuro del Paese debba essere difeso a qualunque costo, però impedire al patriarca di Gerusalemme di celebrare la Santa messa in vista della risurrezione di Cristo è un favore fatto agli estremisti e ai nemici di Israele. Una considerazione che gli amici non possono evitare di fare.
From Your Site Articles
Continua a leggereRiduci
Silvia Salis (Imagoeconomica)
Cara Silvia Salis, caro sindaco di Genova e astro nascente della sinistra, le scrivo questa cartolina nella certezza che lei sarà davvero la Papessa del Pd. Lo so che come sempre ci tiene a stare (a metà) fuori dalla mischia: ha già annunciato che non correrà le primarie, anche se ci ha tenuto a far sapere che, se la chiamassero direttamente a diventare la leader, «ci rifletterebbe». Risposta sublime. Come l’altra volta quando le domandarono delle possibilità di avere un ruolo nazionale e lei rispose: «Oggi faccio la sindaca, domani chissà». Lei non è una Papessa. Lei è di più: l’oracolo di Delfi. Anzi di Pd(elfi).
Per cominciare con il piede giusto ha pranzato con ProleDario Franceschini, l’uomo delle sinistre poltrone. Demitiano con De Mita, prodiano con Prodi, antidalemiano prima di essere dalemiano, ovviamente veltroniano, enricolettiano, renziano, zingarettiano, Franceschini fu tra i primi a schierarsi con la vincente Schelin («È la sinistra moderna»), salvo, subito dopo, cominciare a lavorare per farla cadere. La specialità della casa. Il pranzo dell’altro giorno naturalmente era «segreto», come hanno scritto tutti i giornali, ovviamente informati in segreto dai vostri uffici stampa. Lo so che un pranzo non basta per mangiarsi tutto il Pd. Però basta per far venire l’ulcera a Elly e Giuseppi. Specialità ligure: campo largo al pesto. Molto pesto, per la verità.
Il suo ragionamento, però, è perfetto: le primarie sono «divisive». Dunque, fra i due leader di Pd e M5s, meglio scegliere un candidato terzo. E chi meglio di lei? Quarantenne, in ascesa, l’aura della vincente, già campionessa di lancio del martello, 22 titoli italiani, 3 universitari, 10 giovanili, due partecipazioni olimpiche (seppur non troppo fortunate), ex dirigente Coni, figlia di un umile custode e moglie di un regista famoso (Fausto Brizzi), amata in tutte le terrazze chic dove viene celebrata come «Nilde Iotti con la giacchetta Armani», sempre fair ma soprattutto Vanity Fair (rivista sulla quale ha lanciato il suo manifesto politico), a settembre ha festeggiato i suoi 40 anni a Genova con una festa: 200 persone, fra cui attori (Bisio), comici (Paolo di Luca&Paolo), ex ministri (Orlando e Pinotti) e regine dei salotti (Evelin Christallin), twist, rock, cabaret e vestiti eleganti. Per consentire ai politici locali di parteciparvi è stato persino interrotto in anticipo il consiglio comunale. Non è quel che ci vuole per lanciare il segretario della nuova sinistra operaia?
Per questo noi facciamo il tifo per lei, cara Silvia. E ammiriamo molto questa sua candidatura vedo/non vedo, come certe mise particolarmente sexy: lei, in effetti, non corre, ma lascia intendere che potrebbe farlo; non cerca la segreteria, ma fa capire che non le dispiacerebbe; non si candida, ma di fatto si fa candidare. Come Papessa non sarà la più lineare, ma sicuramente è la più furba. Per questo, come fossimo anche noi dei Franceschini, saltiamo sul carro vincente: facciamo il tifo per lei nella speranza che il lancio di falce&martello non finisca come il lancio del martello a Londra 2012. Ricorda? Dopo una serie di tentativi nulli finì diritta nella rete dello stadio. Una rete incombente e minacciosa. Quasi come quella del Pd.
Continua a leggereRiduci
Il nuovo numero affronta le trasformazioni della sanità italiana. Il ritratto di luminari della medicina e della chirurgia, i diversi volti del malessere giovanile e il trattamento dei disturbi alimentari.
Divulgare contenuti scientifici rilevanti con un linguaggio accessibile e chiaro che risponda all'esigenza di approfondimento su istanze fondamentali per la nostra salute, dalla prevenzione alle innovazioni terapeutiche sino a fenomeni sociali che meritano un nuovo approccio. Questo è l'obiettivo di Valore Medico, testata dedicata ai professionisti e alle eccellenze della sanità: promuovere le gestioni virtuose, stimolare il dialogo e il confronto tra i principali attori del sistema sanitario italiano.
Le sfide della sanità
In un periodo di grande trasformazione del Servizio sanitario nazionale, è il ministro della Salute Orazio Schillaci a indicare la strada scelta dal Governo per affrontare le sfide della sanità italiana: l'integrazione tra ospedali di riferimento nazionale e la medicina territoriale; la valorizzazione dei professionisti sanitari; la digitalizzazione e la prevenzione. «Un cambio vero di paradigma, perché non più un sistema che cura la malattia quando si è già manifestata ma uno Stato che investe sulla salute prima che diventi emergenza», afferma il ministro. In quest'ottica, è in fase di avvio nel nostro Paese uno screening nazionale, sistematico e gratuito, per individuare in maniera precoce il diabete tipo 1 (DT1) e la celiachia (MC) nella popolazione pediatrica. Con la legge 103/2023, di cui il primo firmatario è stato il vicepresidente della Camera dei Deputati, Giorgio Mulè, l'Italia si è dotata – prima al mondo – di un avanzato modello di prevenzione, che potrà essere replicato nella gestione di altre patologie. Un ruolo fondamentale nel traghettare il Ssn verso la transizione digitale lo svolge l'Agenzia Nazionale per i Servizi sanitari regionali (Agenas) guidata da Massimiliano Fedriga, Agenzia che opera in stretta collaborazione con il ministero della Salute, le Regioni e le Province Autonome. A sua volta, l’Istituto Superiore di sanità detta il passo dell’innovazione sanitaria con un impatto in termini di contributi scientifici cinque volte superiore alla media nazionale, come ricorda il presidente Rocco Ballantone, illustrando i binari su cui si muove attivamente l'Iss, dalle malattie rare all'Active aging. Marcello Cattani, numero uno di Farmindustria, indica le priorità per l'industria farmaceutica, così come Fabio Faltoni, presidente di Confindustria Dispositivi Medici.
Principes
Il progresso medico scientifico è frutto delle costanti innovazioni tecnologiche, ma anche della caparbietà e delle capacità di scienziati, luminari, specialisti di ogni campo, di cui Valore Medico delinea i traguardi, le scoperte, le cure più avanzate. Luigi Bonavina, tra i massimi esperti mondiali delle patologie dell’esofago, ripercorre le tappe salienti della sua carriera e i futuri obiettivi. Con lo sguardo ancora rivolto ai giovani feriti di Crans-Montana. Giuseppe Perniciaro, direttore della struttura IRCCS-AOM di Genova (certificata dall’EBA) ricostruisce il percorso terapeutico cui sono sottoposti i grandi ustionati, sottolineando l'importanza strategica dei Centri Ustionati e della gestione di un disastro di massa come quello avuto nel locale svizzero. Pietro Gentile, una delle eccellenze internazionali nell'ambito della chirurgia plastica ricostruttiva, spiega come la tecnica del lipofilling venga impiegata con successo anche nel trattamento delle cicatrici post-ustione. Antonino di Pietro, direttore scientifico dell’Istituto Dermoclinico Vita Cutis di Milano, descrive l'evoluzione della dermatologia, sempre più rigenerativa. Luigi Naldi aggiorna sui progressi compiuti in materia di dermatoepidemiologia, psoriasi, malattie infiammatorie cutanee e oncologia dermatologica.
Il disagio giovanile e i disturbi alimentari
Fenomeni preoccupanti come quello del disagio giovanile e dei disturbi alimentari vengono affrontati da Valore Medico con un approccio che permette di sviscerare questi temi da molteplici punti di vista, sempre autorevoli. Simona Abate, dirigente psicologa presso l’Azienda Ospedaliero Universitaria Sant’Andrea di Roma, e lo neuropsichiatra infantile Daniele Poggioli inquadrano le fragilità di bambini e adolescenti, vittime di pressioni sociali, solitudine e ansia da prestazione. Giovanni Battista Camerini, neuropsichiatra infantile recentemente entrato a far parte dell’Osservatorio Nazionale contro il Bullismo, analizza le radici di questo fenomeno, reso ancora più insidioso dalla cassa di risonanza digitale dei social media. Marco Crepaldi, presidente Associazione Hikikomori Italia, approfondisce il doloroso tema dell'isolamento giovanile, tra sensibilizzazione dell'opinione pubblica e sostegno alle famiglie. Occorre capire il malessere delle nuove generazioni per trovare nuove strade di prevenzione e supporto. Alberto Parabiaghi, psichiatra e ricercatore presso l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, indica le possibili strategie da potenziare per sostenere la salute mentale degli adolescenti e ridurre i comportamenti a rischio. Il sociologo Adriano De Blasi si sofferma sull'importante contributo dell'educatore professionale al reinserimento sociale e al miglioramento della qualità della vita dei giovani. I disturbi alimentari (Dca) sono spesso legati a dinamiche psicologiche profonde e a pressioni sociali sempre più forti. Valore Medico indaga il tema con lo psichiatra e psicoanalista Leonardo Mendolicchio, fondatore di Food for Mind, rete nazionale per la cura di questi disturbi; Fabiola De Clerq, presidente della Fondazione ABA (Associazione Bulimia Anoressia) e Rina Giuseppa Russo, psichiatra e direttore sanitario di Villa Miralago, struttura residenziale accreditata dedicata proprio al trattamento riabilitativo dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione.
Clicca il link qui sotto per scaricare il numero di «Valore medico».
Valore Medico - Marzo 2026.pdf
Continua a leggereRiduci







