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2026-03-16
Capelli più luminosi e volto senza rughe. Il segreto della bellezza in una federa di seta
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Mascherine per la notte, pigiami, lenzuola, guanti-spugna per la doccia... Vanno a ruba i prodotti realizzati con questo materiale. E il nostro corpo ringrazia.
Tempo fa, non ricordo se in occasione della Festa della Donna l’8 marzo o San Valentino il 14 febbraio, ho letto una pubblicità che sollecitava gli uomini a regalare alla propria amata una bella… federa di seta! In generale, una federa di seta è certamente migliore di una di poliestere, ma mi domandavo che senso potesse avere un regalo composto da una sola federa, considerato che nel letto matrimoniale i cuscini sono due. Inoltre, la biancheria da casa di solito si regala (più in passato, oltretutto, che oggi) alle ragazze per comporre il proprio corredo. Regalare biancheria da casa, in generale suppellettili oppure elettrodomestici, da molti e molte oggi è considerato offensivo: la donna non è donna di casa e regalarle cose di casa vuol dire infrangere il politically correct per il quale la donna di oggi deve immaginarsi solo extradomestica. Tornando a bomba, dopo ho ricordato e capito. La seta fa bene ai capelli. E alla pelle.
La seta è una fibra naturale proteica di origine animale, da insetti dell’ordine dei lepidotteri, di solito specie Bombyx mori, o specie della famiglia Saturniidae. Il baco tesse il suo bozzolo e con quel bozzolo si fa la seta (il bozzolo può essere di 5 colori). La produzione serica in Cina risale al 7000 - 6500 a.C. sebbene gli imperatori cinesi non volessero diffondere la cultura della sericoltura, con l’emigrazione degli allevatori in Oriente la produzione della seta oltrepassò la Cina e giunse anche in Europa. Dal XII secolo l’Italia fu la maggior produttrice europea di seta ed è rimasta un grande polo fino al secolo scorso. Attualmente, sericoltura e gelsicoltura, collegata alla produzione della prima, hanno subito un gran calo in Italia, sebbene alcuni poli produttivi stiano provando a ripristinare almeno in parte la produzione. Il baco da seta emette un filamento, lungo da 350 m a 1 km, con cui forma il bozzolo, che gli è necessario come protezione durante la sua metamorfosi. Questo filamento è formato da due bavelle di fibroina (circa 72% di peso) avvolte nella sericina (circa 22%), concludono il tutto vari sali minerali. La sericina si elimina dal filamento detto seta cruda con la sgommatura. Se si elimina tutta la sericina, il filamento ottenuto si chiama seta cotta, se viene eliminato solo in parte, otteniamo la seta souplé. Da 100 kg di bozzoli si ricavano 20/25 kg di seta cruda e 15 kg di scarti, con termine tecnico detti cascame. Sono fatti con filato di seta il taffetà, il raso, il velluto di seta, l’organza, lo shantung. Col filo di seta si sono sempre realizzate calze da donna, che oggi sono un’eccellenza meno diffusa, soppiantate da quelle in fibra poliammidica, ma (per fortuna) ancora esistente. La seta è traspirante e per la sua mano liscia risulta molto «fresca» sulla pelle in estate.
Complice l’aumento del costo della vita, la seta è uscita dal portafogli di molti già come materiale di una camicetta. Eppure, complice invece l’aumento del narcisismo e l’espansione della globalizzazione che portano in occidente, in primo luogo attraverso il nuovo mercato che è internet, prodotti realizzati in oriente e sud del mondo a costi competitivi, la seta è esplosa presso il pubblico come materia prima di manufatti della cosiddetta beauty routine. Sia nei negozi on line, sia nei negozi fisici si possono trovare non solo pacchetti regalo con la famosa federa di seta, ma anche tanti altri ausili di bellezza della vasta costellazione della seta a uso della nostra bellezza: mascherine per la notte, pigiami, maxi bigodino per boccoli, elastici per i capelli (gli scrunchy), lenzuola, guanto-spugna per la doccia, salvietta struccante. Il kit più gettonato è il cosiddetto night beauty routine composto da maxi bigodino per boccoli, elastici per fissare i capelli al maxi bigodino, cuffia per i capelli, mascherina, federa.
Questi kit e con essi questa nuova esigenza di abboccolare i capelli sono bisogni creati da una visione commerciale. Una visione commerciale che però, va detto, ha avuto successo: quando un nuovo prodotto riesce a creare un nuovo bisogno vuol dire che la visione creativa era più che valida, non ci troviamo di fronte a una «truffa». Che la seta faccia belli e faccia bene a capelli e pelle non v’è dubbio.
La seta sui capelli, infatti, è probabilmente il miglior materiale che si può usare. Non ci sono solo le cuffie o i turbanti da notte per avvolgere i capelli. Esiste anche il sottocasco in seta. Non sono solo le donne a concedersi beauty routine, come si vede, e consigliamo a chiunque indossi caschi per motociclo di usare sottocaschi in materiali naturali, seta in primo luogo. Il rapporto tra seta e capelli, infatti, è ideale. Innanzitutto, la seta è molto liscia. Per mano di un tessuto si intende la sensazione che lascia al tatto in termini di sofficità, morbidezza e voluminosità. La mano della seta è suadente. La seta è molto liscia e questo riduce l’attrito tra capelli e tessuto della federa durante la notte. Quell’attrito con una federa di cotone o, peggio, di poliestere, fa diventare i capelli crespi e fa venire i nodi. Immaginate di strofinarvi sui capelli, su e giù, verso destra e verso sinistra, un tessuto duro o comunque non liscio come la seta. Fate una prova strofinandovi i capelli con un telo di cotone e in effetti li vedrete diventare come se li aveste cotonati. Riducendo lo sfregamento, la federa di seta limita anche la rottura dei capelli e la formazione di doppie punte. La seta ha anche effetto idratante. Un effetto indiretto. Poiché la seta, diversamente dal cotone, non assorbe gli oli naturali dei capelli e la loro idratazione, giorno dopo giorno i capelli risultano meno secchi di come sarebbero dormendo sulla federa di cotone. Oltre ad agire senza amplificare la naturale fragilità e tendenza a seccarsi dei capelli, la seta li nutre. La struttura della seta, ricca di sericina, questa proteina che è affine alla cheratina, fornisce nutrimento e protezione al fusto del capello, rendendolo più luminoso. Tutti questi input della seta sui capelli durante la notte aiutano anche a preservare la messa in piega. Volendo, si possono mettere i bigodini normali, oppure quello maxi da notte, anche durante il giorno. Poi ci si potrà avvolgere intorno non tanto la classica retina tieni bigodini, ma il turbante di seta, per un trattamento completo di bellezza mentre si fa altro (in questo caso, meglio asciugare bene i capelli prima di mettere i bigodini o, se sono umidi, passare il phon prima di infilare il turbante).
Anche la pelle si giova del dormire tra lenzuola di seta e piumoni letto con teli di seta e anche imbottitura in seta, totale, o parziale accanto alla piuma d’oca. È bene dormire tra la seta magari indossando pigiami di seta (c’è anche la biancheria intima di seta, slip, culotte, boxer, biancheria intima pregiata e foriera di benessere, per uomo e per donna, ci sono anche le calze di seta, le sottovesti di seta, le maglie intime di seta o di seta e lana, che sono nate proprio per scongiurare il pizzicore che ad alcuni potrebbe dare la pura lana). Il nutrimento da sericina non funziona solo per i capelli. Vale anche per la pelle. Così come vale l’assenza di attrito a causa della mano molto liscia del tessuto che non sfrega la pelle stressandola e rubandole la propria naturale idratazione fatta in primo luogo di sebo. Secondo alcuni, sfregare la pelle del viso sul cuscino di cotone non solo disidrata la pelle, ma è un attrito responsabile delle «pieghette» sul viso al risveglio, essendo il cotone un tessuto più duro della seta. Peggio ancora con tessuti ancor più duri. Dormire sulla federa di seta aiuta il viso a svegliarsi più liscio e anche più nutrito perché l’impatto della sericina avrebbe effetto antirughe sulla pelle.
La biancheria da letto di seta aiuta anche a regolare naturalmente il calore in inverno e ad espellerlo in estate. La seta, infatti, è molto traspirante. Ha una buona igroscopicità, infatti assorbe umidità (per esempio, il sudore sotto le ascelle se indossiamo una camicia di seta in un ambiente a 40 °C) fino al 30% del suo peso e la fa evaporare velocemente. Per le notti estive senza aria condizionata, le lenzuola di seta sono l’ideale. Ma lo sono anche in inverno, magari accompagnate da un piumino in seta. Nonostante il fatto che sia molto leggera, la seta funziona come isolante termico naturale molto performante. La sua struttura fibrosa, cava o porosa se guardata al microscopio, intrappola l’aria, isolando dall’aria fredda esterna e creando un microclima costante tra corpo e coperta che trattiene il calore corporeo durante l’inverno. E che, all’inverso, in estate, senza coperta, con solo lenzuola, ferma il calore ambientale mantenendo il corpo ad una temperatura più fresca. Inoltre, la conducibilità termica, cioè il livello di trasmissione di alto calore a basso calore, della seta è bassa. Grazie a tutte le caratteristiche viste e anche a questa bassa conduzione termica, la seta è un tessuto perfetto per tutte le stagioni, in grado di mantenere il corpo fresco in estate e caldo in inverno.
Pensate che questa capacità di isolamento si esplica anche coi suoni: dotata di capacità di assorbimento acustico, sempre grazie alla sua porosità, la seta viene usata anche per realizzare tende insonorizzanti.
La seta è anche ipoallergenica e perciò adatta a chi presenta sensibilità epidermica e conosce bene problemi come eczemi, eruzioni cutanee, occhi gonfi, naso chiuso e gli svariati altri effetti dell’esposizione ad agenti irritanti. Muffa, batteri e insetti ne stanno lontano. La sericina, infatti, funziona come repellente naturale e tiene lontani insetti (acari compresi), batteri e muffa.
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Riduci
Cochi Ponzoni (Imagoeconomica)
Il comico: «Era una Milano folkloristica, un amico rubò un Tir di camomilla e non sapeva che farsene. In Rai tenevano me e Pozzetto a freno. Oggi la comicità è più dozzinale».
Cochi Ponzoni, ha partecipato a Sanremo 2026, interpretando E la vita, rivisitata, con Paolo Rossi, Paolo Jannacci, J-Ax, nel gruppo denominato J-Ax Ligera County Fam.
«L’idea è nata da J-Ax che voleva mescolare il suo linguaggio, un po’ di rapper e e un po’ di cantante particolare, con una canzone tradizionale ad impronta cabarettistica evocante il mondo della Milano degli anni Settanta e del dopoguerra per cui il gruppo, questa ligera, rappresenta un po’ quella situazione milanese di personaggi folkloristici della malavita romantica del dopoguerra».
Un mondo che non esiste più…
«Era un mondo che da ragazzo ho frequentato col mio amico Renato (Pozzetto, ndr.) perché girando per le osterie degli anni Cinquanta inevitabilmente ti incontravi con quelle persone che avevano anche un lato artistico».
Nel 1972 Danilo Montaldi scrisse Autobiografie della leggera. Emarginati, balordi, ribelli si raccontavano…
«C’erano persone che vivevano di espedienti ma senza sparare a nessuno. C’era anche chi rubava i Tir. Molta auto-ironia. Elia, un nostro amico, sognava di rubare un Tir di lamette da barba. Ma non si sapeva quel che c’era nei Tir. Una volta rubò un camion di camomilla e non sapevano più a chi darla».
Tornando all’Ariston. J-Ax nell’incipit di E la vita scandisce: «C’è chi piange davanti a milioni di follower / che chi soffre davvero ma davanti agli altri sorride / C’è chi avrebbe solo bisogno di coccole ma nessuno gliele fa / E allora prende / Prende un fucile…». Sintesi efficace dell’oggi.
«Questo mondo elettronico che ci ha invaso ha ridotto moltissimo i rapporti interpersonali umani, non ci si guarda più negli occhi, si guarda il telefono, e più che telefonare ci si manda messaggi. È diventato tutto un po’ artefatto, disumano. Alla fine dei conti quello di cui abbiamo bisogno, perché siamo ancora esseri umani con il sangue nelle vene, è stabilire contatti umani».
Un’altra new entry: «C’è di dice che è tutto truccato / Chi fa la cover del pezzo impegnato / Chi invece spinoso c’è nato / e canta Cochi e Renato»… Critica a uno scadimento della discografia?
«A parte il periodo d’oro in cui c’erano i cantautori come Jannacci, Paoli, Lauzi, Tenco, De André c’è stata un po’ di caduta nelle proposte musicali, eccetto casi particolari. Non c’è più questo passato importante, canzoni con significato sociale e con un’aura poetica, se non in qualche caso».
Poi lei e Paolo Rossi partite con una strofa classica: «A chi sbaglia a fare le strissie / A chi invece avvelena le bissie / [...] E la vita l’e bela, l’e bela / basta avere l’umbrela, l’umbrela». C’era un’ironica critica sociale?
«Sì, effettivamente c’era. Innanzitutto è stata la prima canzone apparsa con dei video. Ogni strofa aveva un’immagine filmata. “C’è chi un giorno ha fatto furore”, io Mussolini, Renato in divisa da Ss. E i bambini con la manina ci facevano “ma cosa volete ancora?”. Quella canzone ebbe molto successo a nostra insaputa, non pensavamo proprio, era la sigla di chiusura di Canzonissima 1974».
Quando la cantavate in tv Aleotti aveva due anni.
«Sì, però le riproposte anche televisive, l’avevano affascinato. Con J-Ax siamo stati anche vicini di casa, ci incontravamo. Probabilmente nella nostra conoscenza umana, nata per caso, gli è venuto in mente di riproporre la canzone».
Nel 1972, con Renato, cantaste un altro pezzo celebre, la Canzone intelligente. «Cosa ci vuole, si sa, per far successo tra la gente...».
«Era una satira di quelli che volevano buttarsi nel cantautorato pensando di fare i soldi ma senza averne il talento».
Cos’è la vita, del 1976, autori Enzo Jannacci e Massimo Boldi…
«Jannacci ci ha chiesto di cantarla qualche volta ma non era farina del nostro sacco».
«Cos’è la vita (senza i dané) / ma allora è vita (senza i dané) / non è più vita (senza i dané) / questo è proprio il limite». Verso filosofico perfetto.
«Secondo me il testo di Enzo riguardava proprio l’impossibilità della felicità al 100%. Anche quando hai fatto i soldi… C’è sempre qualcosa che ti manca».
Il reduce, canzone sulla guerra del ’15-’18. Autori: lei, Pozzetto e Jannacci. «“Avanti Savoia”, non si muove nessuno, “ci vado io” / quel pirla di un Silvio, / salta su come un matto dalla trincea… / pra ta ta ta ta / una mitragliata l’ha spaccato in due, puttana Eva / ma porca di una puttana, / salta su come un matto nella trincea».
«Era un monologo che faceva Renato, contro la guerra. L’abbiamo fatta insieme. Facevamo queste cose soprattutto in cabaret».
Il poeta e il contadino, trasmissione che vi rese celebri. Autori: lei, Jannacci, Pozzetto, Peregrini e Clericetti.
«Peregrini e Clericetti, funzionari Rai, erano i nostri supervisori, sapendo che in Rai eravamo un po’ pericolosi, scatenati. Ci tenevano un po’ a freno. Però tutta farina del nostro sacco».
Lei faceva un borghese ricco e viziato, Pozzetto uno del «popolo». Battute indimenticabili: Pozzetto: «Profumo?». Lei: «No, insetticida». Pozzetto: «Francese?». Lei: «No, elvetico». Pozzetto: «Si sente che sa di orologio». La dialettica tra le classi sociali come parodia. Gianni Agnelli vi amava. Audience altissima.
«Trenta milioni di persone. Avevamo un background importante. Da ragazzi frequentavamo Lucio Fontana, Piero Manzoni, Dino Buzzati, Luciano Bianciardi, Dario Fo… Lucio Fontana era un nostro fan e ci diceva sempre che ci voleva mandare a Sanremo».
Quel tipo di satira a confronto con la tv di oggi?
«Al giorno d’oggi c’è una proposta enorme di giovani che vogliono fare i comici in un sacco di trasmissioni come Zelig. Diciamo che il linguaggio si è un po’ abbassato a un livello un po’ più terra terra. Niente in contrario a una comicità popolare ma molte volte si arriva a una comicità da “bar dello sport”. Un po’ dozzinale».
Aurelio, nel 1976 ha recitato nel film Cuore di cane di Lattuada, accanto a Max von Sydow.
«Siamo diventati molto amici. Pensi che io, quando l’ho incontrato, gli ho detto - siccome andavo ai cineforum - “ti ho visto nei film di Bergman”, Il settimo sigillo eccetera, dei quali lui era protagonista. Quando me lo sono visto davanti, alto 2 metri, gli ho detto “sono commosso e anche preoccupato, davanti a un monumento come te…”. Mi ha insegnato moltissimo. Ci siamo frequentati molto nel privato».
Interpretava queste parti di uomo oscuro, tormentato, a volte cinico killer. Com’era invece?
«Una persona dolcissima. Gran professionista. Le sarte del film erano innamorate di lui perché, dopo le riprese, ripiegava tutti i costumi e li metteva in ordine».
L’inquilino, canzone del ’76, autori lei, Jannacci, Pozzetto. «Pu-puli-puli-pu fa il tacchino, / qua qua qua fa l’ochetta [...]». Aggiornamento: «Se cade lì lo stadio di San Siro / ormai svenduto a qualche emiro / a la mattina el leve su / ciapa el terzo anello se lo pica in del cü…». Che ne pensa della vicenda di San Siro?
«Per me è un monumento che deve rimanere così com’è, non devono demolirlo, a parte che lo trovo bellissimo e poi ha una storia, era il teatro del grande Meazza. Ci feci uno spettacolo su un episodio raccontato da Gianni Brera, divertentissimo. Una domenica Meazza, grande tombeur de femmes, era all’hotel Principe di Savoia a letto con due signore. Lo aspettavano allo stadio per la partita, alle 3 del pomeriggio. L’allenatore: “Se te fe minga un gol te ciapi e pezade nel cü”. Entrò in campo fece subito un gol».
Ruggeri è interista, Rossi pure. Lei?
«Mai stato fanatico del calcio. Ma io sono milanista perché da bambino, nel mio pianerottolo, abitava un giocatore del Milan, si chiamava Antonini (Giuseppe Antonini, , ndr.). Un giorno del 1948, uscì di casa, io stavo andando a scuola. “Vieni Cochi, che ti faccio un regalo”. Mi regalò una spilletta del Milan smaltata d’oro»
E Renato Pozzetto?
«Anche lui milanista. E anche Jannacci. Eravamo tutti milanisti».
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Nella sede della Lega Serie A dirigenti del calcio e istituzioni si sono confrontati sulla sostenibilità economico-finanziaria delle società. Presenti il vice ministro dell'Economia Maurizio Leo, l’Inps e l’Agenzia delle Entrate. Al centro trasparenza dei bilanci e nuovi strumenti di controllo.
I conti del calcio italiano tornano sotto la lente di istituzioni e club. Nella sede della Lega Serie A, a Milano, dirigenti delle società e rappresentanti dello Stato si sono ritrovati per una giornata di confronto dedicata alla sostenibilità economico-finanziaria del sistema. Un tema sempre più centrale per il futuro dei club, chiamati a coniugare competitività sportiva e solidità dei bilanci.
All’incontro ha partecipato anche il vice ministro dell’Economia Maurizio Leo. L’obiettivo è stato quello di rafforzare il dialogo tra il mondo del calcio e alcune delle principali istituzioni coinvolte nei controlli economici: Agenzia delle Entrate, Inps e la Commissione indipendente incaricata di verificare l’equilibrio finanziario delle società.
Ad aprire i lavori è stato Massimiliano Atelli, presidente della nuova Commissione incaricata di monitorare i conti dei club e verificarne la solidità economica. Il confronto è poi entrato nel merito dei rapporti tra le società e gli enti pubblici. Gabriele Fava, presidente dell’Inps e membro della Commissione indipendente, ha affrontato il tema dei contributi previdenziali e delle relazioni tra i club e l’istituto, soffermandosi sulle possibili forme di collaborazione. A seguire è intervenuto Vincenzo Carbone, direttore dell’Agenzia delle Entrate e membro della Commissione, che ha presentato il modello della cosiddetta «cooperative compliance», il sistema di adempimento collaborativo pensato per favorire un rapporto più diretto tra amministrazione finanziaria e contribuenti. Nelle conclusioni, il vice ministro Maurizio Leo ha sottolineato proprio l’importanza di questo approccio basato sulla collaborazione e sulla trasparenza, indicando possibili sviluppi futuri per sostenere il sistema calcio. Per il presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli, il confronto rappresenta «un passaggio molto importante per il futuro del calcio». Simonelli ha ricordato come la Lega abbia già attivato, all’interno della propria Commissione fiscale, un tavolo dedicato al sistema di controllo del rischio fiscale, con l’obiettivo di definire una valutazione specifica per il settore.
Il dialogo con le istituzioni – dalla Commissione indipendente all’Inps, dall’Agenzia delle Entrate al ministero dell’Economia – secondo il numero uno della Lega conferma la volontà di rafforzare i principi di sostenibilità e trasparenza nella gestione delle società sportive. Un percorso che punta a costruire un modello più solido per il calcio italiano nei prossimi anni.
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Ecco #DimmiLaVerità del 16 marzo 2026. La nostra Francesca Ronchin ci rivela i dettagli dell'egemonia della sinistra nelle associazioni degli italiani all'estero.





