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La meridiana di Enrico Alberto d'Albertis in ricordo del bombardamento di Aquileia del 13 maggio 1917 (IStock)
L'eterna rivoluzione del Sole su tre meridiane realizzate da Enrico Alberto d'Albertis, celebra i momenti chiave della Prima guerra mondiale in Italia. La storia degli eventi che le hanno ispirate.
L'articolo contiene una gallery fotografica.
La luce e l’ombra, i due elementi su cui si basa il principio dell’orologio solare (detto impropriamente «meridiana») sono gli stessi che metaforicamente possono essere riferiti al corso dei grandi eventi storici. L’avvicendarsi perenne del ciclo solare segna il tempo infinito, mentre il motto segnato sul quadrante spesso ricorda quanto la vita umana sia segnata al contrario da una fine ineluttabile.
Questi elementi, presenti da secoli sugli orologi dipinti o scolpiti sui muri o sui pavimenti del mondo, caratterizzano anche alcune meridiane italiane realizzate in occasione di grandi eventi storici, in particolare della Prima guerra mondiale.
Sempre incluse in una lapide marmorea, non ricordano in questo caso specifico l’«ora della fine», piuttosto enfatizzano il significato del luogo dove sono state installate e dell’evento al quale sono legate in un ciclo eterno scandito dall’alternarsi della luce e dell’ombra segnate dallo «gnomone» l’asta che, se correttamente orientata, segna l’ora esatta con la sua ombra proiettata sul quadrante. Almeno tre orologi solari in Italia sono stati realizzati allo scopo di ricordare eventi storici, tutti realizzati da Enrico Alberto d’Albertis, navigatore e filantropo genovese nato prima del Risorgimento e morto tra le due guerre mondiali, che in vita ne realizzò oltre 100. Le sue meridiane ricordano, con enfasi retorica tipica del periodo, diversi episodi dell’Italia della Grande Guerra.
Aquileia, la meridiana delle ore più buie.
Più ombra che luce fu ciò che caratterizzò il periodo in cui fu realizzata la meridiana affissa sulla facciata di un edificio privato nel centro di Aquileia (Udine). L’opera del d’Albertis fu iniziata infatti il 24 ottobre 1917, giorno d’inizio dell’offensiva di Caporetto che porterà alla tragica ritirata oltre il Piave. La sua costruzione fu poi interrotta il 28 ottobre con l’arrivo degli austriaci e sarà portata a termine soltanto alla fine di giugno del 1919. L’orologio solare fu installato a ricordo del bombardamento nemico sull’antichissima città giuliana avvenuto il 13 maggio 1917. All’alba una formazione di idrovolanti dell’aviazione navale (K.u.k Kriegsmarine) si presentò nel cielo di Aquileia dove gli aerei sganciarono alcune bombe che causarono ingenti danni alla Basilica patriarcale, un obiettivo non certo militare come il vicinissimo aeroporto di Cascina Farello. Il fatto, riportato anche nel bollettino di guerra del Comando italiano, suscitò grande sdegno e stimolò il d’Albertis nella realizzazione dell’orologio. L’episodio è ricordato sulla meridiana con queste parole incise nel marmo dove è presente lo stemma della città di Aquileia: «Presso al ferito Tempio, ad ogni aurora su questo muro incolume rimasto ricorderò della Gran Guerra l'ora». Proprio nel cimitero di Aquileia Maria Bergamas sceglierà la salma del Milite Ignoto che dal 1921 riposa nel Vittoriale a Roma.
Quando «fu la luce» sulle terre irredente: le meridiane di Trento e Trieste
Due orologi solari pressoché identici furono realizzati dal capitano d’Albertis rispettivamente sopra la porta meridionale del castello del Buonconsiglio di Trento e sul Colle di San Giusto a Trieste. Entrambi celebrano, con il gioco del sole con l’ombra, la vittoria italiana. In particolare fanno riferimento al giorno 3 novembre 1918 quando le truppe italiane fecero il loro ingresso nelle due città fino ad allora parte dell’impero austroungarico. Il giorno stesso a Villa Giusti (Padova) fu firmata la resa austriaca alla presenza del generale italiano Pietro Badoglio, incaricato dal generale Armando Diaz. Le clausole divennero effettive il giorno seguente e da allora il tricolore sostituì l’aquila imperiale sui monumenti delle due città irredente. Entrambe le meridiane recano il medesimo motto inciso nel marmo di Carrara e sfiorato dall’ombra dello gnomone: «Le nostre truppe hanno occupato Trento (ore 15) e sono sbarcate a Trieste (ore 16). Il tricolore sventola sul Castello del Buon Consiglio e sulla Torre di S. Giusto». - Comando Supremo 3 Novembre 1918- A. Diaz. L’orologio-lapide è sormontato da una frase in latino identica per le due città acquisite dall’Italia: MCMXVII Tridenti (Tergeste sulla lapide di san Giusto) almae matri restitutionis anno
Victorio Emmanuele III Rege.
La meridiana dell’Arsenale a Venezia: la luce della vittoria sulla «Porta da Mar»
Nella torre di Levante della porta dell’Arsenale di Venezia, la antica «Porta da Mar» della marina della Serenissima, campeggia una meridiana di D’Albertis realizzata nel 1919 e donata alla città di Venezia dal «nauta ligur», come egli stesso si firmò. Di semplice lettura ed incorniciata in una cima da marinaio scolpita nel marmo, reca un moto patriottico in latino: «Sit Aurea Patriae Quaevis» (che ogni ora sia d’oro alla Patria). Un auspicio in contrasto con i tipici «memento mori» delle meridiane storiche dedicata ad una città che fu tra le più bombardate della Grande Guerra. Per il ruolo strategico di Venezia come base navale, la città lagunare subì la prima incursione già durante il primo giorno di guerra per l’Italia, il 24 maggio 1915. L’ultimo bombardamento avvenne il 23 ottobre 1918 a pochi giorni dall’armistizio, dopo ben 42 attacchi aerei nel periodo bellico. Più di 50 furono le vittime civili e i danni al patrimonio artistico riguardarono anche Piazza San Marco, la chiesa degli Scalzi che perse un affresco del Tiepolo e la scuola Grande di San Marco. Proprio la zona dell’Arsenale, assieme a Santa Marta e alla stazione ferroviaria fu tra le più colpite. La meridiana fu donata alla Regia Marina in occasione del primo anniversario della vittoria il 4 novembre 1919. Sotto l’ombra dello gnomone, vegliata dal leone di San Marco, la meridiana recita: «Italos nunc in libertate coniunctos, victor sacra ensis» (Gli italiani ora uniti nella libertà. Il vincitore consacra la spada). Nel mezzo del quadrante, un monito ai posteri: «Ruit hora, labora». Ossia: «Il tempo corre, datti da fare».
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Chiara Ferragni (Ansa)
I giudici non ravvisano la truffa aggravata per il caso della beneficenza sui pandori: viene così meno la procedibilità d’ufficio. Per andare a sentenza sarebbe servita una denuncia, ma l’unica (Codacons) fu ritirata dopo i rimborsi dell’influencer.
Assolta perché aveva già pagato tutti. È la sintesi estrema della notizia che galoppa sui social ingrati: Chiara Ferragni è innocente, lo scandalo del pandoro Balocco Pink Christmas e delle uova di Pasqua esiste ma lei è stata prosciolta per estinzione del reato. Lo ha stabilito il giudice della terza sezione del tribunale di Milano, Ilio Mannucci, al termine di un processo che è sembrato una partita a scacchi, fra assalti alla regina e mosse del cavallo.
Uscita comunque devastata nell’immagine da un tunnel giudiziario senza scampo, lady influencer ha tirato un sospiro di sollievo destinato a far garrire le bandiere del business da Vipiteno a Lampedusa: «Siamo tutti commossi, ringrazio tutti, i miei avvocati e i miei follower. Sono molto contenta di riprendere in mano la mia vita. Sono stati due anni molto duri, avevo fiducia nella giustizia e giustizia è stata fatta. È finito un incubo». Il Pandoro-gate ha il colore dell’acqua limacciosa ma lo stagno nel quale si è sviluppato è stato prosciugato. La spiegazione dell’assoluzione è tecnica. Chiara Ferragni era imputata per truffa aggravata (che prevede il procedimento anche senza denuncia di parte), dopo i messaggi ingannevoli lanciati sui social per promuovere la vendita dei due dolci, lasciando intendere che parte del ricavato avrebbe finanziato progetti di beneficenza per l’ospedale Regina Margherita di Torino. A portarla in tribunale erano stati il Codacons, alcuni consumatori e utenti online. Ebbene, il giudice ha derubricato l’accusa in truffa semplice facendo scattare la legge Cartabia, che prevede l’obbligo di querela della parte offesa. Poiché nel frattempo il Codacons e gli altri accusatori erano stati risarciti per un totale di 3,4 milioni (donazioni comprese) e avevano ritirato la denuncia contenti di farlo, la difesa ha chiesto il proscioglimento per estinzione del reato. E Mannucci l’ha accolto. I pm Eugenio Fusco e Cristian Barilli avevano proposto per Chiara Ferragni una condanna di un anno e otto mesi senza attenuanti, ma hanno perso la partita. Al termine del processo con rito abbreviato (che sempre prevede uno sconto di pena) sono stati assolti con formula piena anche gli altri due imputati, l’allora braccio destro dell’imprenditrice Fabio Damato e il presidente di Cerealitalia Francesco Cannillo.
Uno smacco per la Procura, che aveva portato in aula un impianto accusatorio ritenuto granitico: tra il 2021 e il 2022 Ferragni avrebbe ingannato follower e consumatori con messaggi opachi per ottenere ingiusti profitti (il prezzo delle vendite non comprendeva la beneficenza pubblicizzata) per circa 2,2 milioni. Secondo l’accusa «lei avrebbe avuto un ruolo preminente nelle campagne commerciali oggetto della presunta truffa, operata con grande diffusività, perché i quasi 30 milioni di follower si fidavano di lei, e alle sue società spettava l’ultima parola nell’ambito degli accordi con Balocco e Cerealitalia».
Da quando nel dicembre 2024 è esploso il Pandoro gate, Ferragni si è sempre dichiarata innocente, ammettendo solo la «pubblicità ingannevole ma senza volontà di dolo» (quindi niente truffa) come hanno sostenuto i suoi avvocati Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana. Memorabile la sua apparizione su Instagram tre giorni dopo la multa dell’Antitrust per «pratica commerciale scorretta riguardo all’operazione Pink Christmas». La regina glitterata si presentò in gramaglie, con la famosa tuta grigia, e spiegò di essere stata vittima di «un errore di comunicazione», promettendo una donazione all’ospedale. Invece del perdono cominciò la demolizione pubblica, nel segno della nemesi, di un personaggio che aveva usato i social per costruire una carriera sull’esposizione di sé stessa e della propria vita. Per colei che solo qualche mese prima era stata la co-conduttrice del festival di Sanremo (sommo cavalierato nazionalpopolare) fu il crollo della diga. Il maritino Fedez se ne andò a gambe levate. Chi l’aveva innalzata a guru fashion desertificò i suoi negozi (chiusi Milano e Roma), chi l’aveva inserita nel cda in onore al marketing la fece uscire dalla porta di servizio. Uno sciame commerciale in fuga: Safilo la fece rimanere senza occhiali da sole «per violazione degli impegni contrattuali», Pigna si defilò «nel rispetto del proprio codice etico», poi via anche Morellato e Pantene. Coca Cola si rifiutò di mandare in onda uno spot con lei come testimonial. Quando l’inchiesta si è allargata alle uova di Pasqua Dolci Preziosi e alla bambola Trudi, la madonnina social è diventata radioattiva. Nessun posto d’onore alle sfilate, nessun red carpet, nessun invito a inaugurare saune, nessun fit-check; s’imponeva il basso profilo. Al massimo qualche servizio su Marie Claire Messico e Harper’s Bazaar Turchia. I conti della società Fenice srl hanno avuto un crollo; a inizio 2025 Ferragni è stata costretta a sottoscrivere un aumento di capitale di 6,4 milioni per evitare che fallisse. Forse si è comunque compiuta una parabola, di sicuro nel caso di lady influencer il giudice popolare è stato più severo del giudice in toga. Ora l’assoluzione le restituisce serenità ma le fa correre immediatamente un rischio: ritrovarsi Fedez sul pianerottolo a rappare «riprendimi».
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Riduci
(Guardia di Finanza)
Le Fiamme gialle di Lucca hanno individuato una truffa ai danni dello Stato riguardo a indebite percezioni di crediti di imposta. Cinque i soggetti indagati, che promettevano lavori a «costo zero» ad acquirenti stranieri che intendevano trasferirsi in Italia da pensionati.
I finanzieri del Comando Provinciale di Lucca, al termine di un’articolata indagine per il contrasto alle frodi legate ai bonus edilizi, in queste ore stanno dando esecuzione ad una serie di perquisizioni e sequestri di beni per oltre 10 milioni di euro.
I militari, nel corso di una lunga attività investigativa, hanno scoperto una maxitruffa finalizzata all'indebito incasso di crediti d’imposta attraverso i benefici associati al «Superbonus 110» e al «Sismabonus».
Le operazioni, svolte dai militari della Tenenza di Castelnuovo Garfagnana, coordinati dalla Procura della Repubblica di Lucca, hanno avuto origine da alcune querele presentate dai neoproprietari di immobili rurali che dovevano essere interessati da lavori di ristrutturazione e riqualificazione edile. Gli organizzatori della truffa promettevano di eseguire i lavori «a costo zero» utilizzando incentivi statali che, in realtà, non gli spettavano.
L'operazione illecita è stata architettata da 2 imprenditori aiutati da altrettanti professionisti, che rilasciavano la documentazione necessaria per l’ottenimento dei crediti di imposta. Elemento fondamentale per la riuscita della megatruffa è stato un cittadino sudamericano che, operando da procuratore speciale degli ignari acquirenti delle case, usava i crediti di imposta in altre operazioni non autorizzate, mettendoli comunque a disposizione degli altri indagati e delle loro società.
Nel complesso, tra il 2021 e il 2025, sono stati ottenuti oltre 10 milioni di euro di crediti di imposta, in gran parte monetizzati attraverso la cessione del credito.
Gli acquirenti degli edifici da ristrutturare sono stranieri, in prevalenza sudamericani, che avevano visto nel vantaggioso acquisto un’opportunità per il futuro con l’intento di trasferirsi in Italia al raggiungimento dell’età pensionabile.
I 5 indagati ora dovranno rispondere, in concorso tra loro, di diverse accuse tra cui truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (Art. 640 bis c.p.) e falsità ideologica in certificati (art. 481 c.p.).
Le ipotesi investigative sono state accolte anche dal Giudice per le Indagini Preliminari che ha emesso un decreto di sequestro preventivo nei confronti degli indagati e delle società da loro amministrate disponendo, in caso di incapienza l’aggressione dei patrimoni a loro direttamente riconducibili.
Le operazioni di perquisizione e sequestro sono in corso in tutta Italia e stanno interessando le sedi legali e operative delle società coinvolte presenti nelle provincie di Lucca, Venezia, Treviso, Latina e Napoli.
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Coniugi Moretti (Ansa)
La Confederazione «rifonde» le famiglie. Coniugi Moretti: «Carte perse in un allagamento».
Diecimila franchi. Questa la somma stanziata dalla Svizzera in favore di ognuna delle vittime della tragedia di capodanno. L’equivalente di 10.700 euro, o poco più, per ogni ragazzo morto o ferito.Il beau geste è del Consiglio di Stato vallesano che, ieri, ha sbloccato un fondo in favore delle persone coinvolte nell’incendio del locale Le Constellation a Crans-Montana, costato la vita a 40 giovanissimi e che ha ferito gravemente, per le ustioni e per i fumi tossici inalati, 116 ragazzi che ancora lottano per la vita negli ospedali di mezza Europa.
L’importo è forfettario e, secondo i calcoli degli svizzeri, dovrebbe coprire le spese sostenute in emergenza delle famiglie di chi è morto tra le fiamme e di quelle che hanno lasciato tutto da due settimane - lavoro compreso - per assistere i propri cari ovunque si trovino.
Ad annunciarlo ieri, con un comunicato in pompa magna, sono state le autorità cantonali e per chi ha storto il naso davanti alla cifra è arrivata subito la rassicurazione che - bontà loro - ad implementare un plafond di aiuti «parteciperà nei prossimi mesi anche la Confederazione elvetica» e che sono in fase di valutazione le «possibili forme di erogazione e le lacune da colmare».
Per chi volesse donare del proprio, infine, è stato creato un conto destinato a raccogliere i versamenti di privati che verranno dirottati poi ad una fondazione che «ancora non è stata istituita».
Mentre uno dei paesi più ricchi del mondo si concentra per calcolare gli indennizzi giusti da elargire chi è rimasto prigioniero di una trappola mortale - causata anche da omissioni gravissime su controlli che spettavano alle autorità pubbliche locali, rimaste tranquillamente in carica - i feriti sono alle prese con momenti delicati, se non addirittura difficili.
Uno dei nostri ragazzi, arrivato in Italia solo da qualche giorno, dopo essere rimasto a lungo in terapia intensiva al Niguarda di Milano, ieri è stato trasferito al Policlinico della città. l giovane «non è tra quelli con una maggior superficie corporea ustionata», ha spiegato Guido Bertolaso, assessore al Welfare del Comune di Milano, «ha però una grave insufficienza respiratoria» causata dalle sostanze tossiche inalate che «purtroppo si è innestata su una patologia precedente».
Bertolaso ha chiarito che «il trasferimento nasce dalla necessità di garantire la più alta qualità di cura» e che il Policlinico è stato scelto in quanto centro di elevata esperienza nell’Extra corporeal membrane oxygenation, quella procedura per cui il sangue viene prelevato, ossigenato artificialmente e poi reimmesso nel corpo del paziente. Nel frattempo si allunga l’elenco delle mancanze, in termini di sicurezza de Le Cnstellation, imputabili alle scellerate scelte dei proprietari, Jaques e Jessica Moretti.
Interpellato dagli inquirenti sugli estintori presenti nel seminterrato, Jaques ha ammesso che «erano tre ma il personale non era formato ad utilizzarli». Sollecitato, poi, a consegnare le autorizzazioni per i lavori di ristrutturazione - tra cui il restringimento della scala - l’uomo ha fatto sapere che le carte sono andate (purtroppo) perdute «durante un allagamento del piano superiore al locale che ha invaso gli uffici dove erano conservate» e che, le poche rimaste - trasportate dai metodici Moretti presso la propria abitazione per metterle al sicuro - sarebbero finite nuovamente sott’acqua per un «secondo allagamento» che avrebbe interessato la loro villa qualche mese dopo.
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