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2019-10-07
Non solo Joker, cinecomic ai primi posti per incassi
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Ansa
Tuttavia, ci sono film che continuano a riempire i cinema settimana dopo settimana. Tra questi rientrano anche i comic movie. A oggi solo cinque pellicole hanno incassato più di 2 miliardi di dollari al botteghino e due di queste sono film tratti dai fumetti, entrambi della saga Marvel degli Avengers e diretti dai fratelli Anthony e Joe Russo: Infinity war (2018) ed Endgame (2019). Quest'ultimo, con i suoi 2 miliardi e 800.000 dollari è stato finora il film più remunerativo di sempre, conquistando il primato che per dieci anni era stato dell'Avatar (2009) di James Cameron. Altri nove cinecomic figurano comunque nella top 30 delle pellicole con maggiori incassi.
Nonostante il successo di pubblico, anzi forse anche per quello, i comic movie hanno a lungo faticato a farsi accettare nell'ambita cerchia dei cosiddetti film d'arte, esattamente come accaduto con il fumetto e la grande letteratura. Ultimo ad aver attaccato il genere è stato niente di meno che un mostro sacro come Martin Scorsese. «Non è cinema», ha detto il regista a Empire Magazine, «onestamente la cosa più vicina a loro a cui riesco a pensare, con gli attori che fanno il meglio che possono in queste circostanze, sono i parchi a tema. Non è il cinema degli esseri umani che cercano di trasmettere esperienze emotive e psicologiche a un altro essere umano».
Al di là dell'opinione di Scorsese, la definitiva consacrazione del cinecomic alla fine è arrivata ed è avvenuta quest'anno grazie alla vittoria a Venezia di Joker, la pellicola di Todd Phillips che narra le vicende del più iconico tra i cattivi di Batman. Per la prima volta un film ispirato a personaggi dei fumetti è riuscito a ottenere il premio principale di uno dei festival più celebrati dalla critica di tutto il mondo. Non stupisce che un traguardo simile sia stato raggiunto da una pellicola dell'universo di Batman, visto che era stato portato sullo schermo da registi di peso come Tim Burton e Christopher Nolan.
In realtà, già prima della sua nobilitazione ufficiale il genere aveva dato prova di essere ben più di una triviale operazione commerciale volta a intrattenere il pubblico. Se prendiamo, per esempio, i due film degli Avengers che hanno superato i 2 miliardi di incassi si noteranno al loro interno richiami all'attualità che rendono la trama più complessa di quanto risulti a prima vista: il cattivo, Thanos, non è mosso dal solito banalissimo desiderio di conquistare il mondo, ma dalla volontà di preservarlo, estinguendo metà della popolazione terrestre grazie ai poteri derivati da speciali gemme sparse in giro per l'universo. Le sue motivazioni ricordano tanto quelle teorie neomalthusiane sull'eccessivo sovrappopolamento della Terra, fatte proprie anche da parecchio fanatismo ambientalista così in voga in questo momento. Non è un caso che siano usciti articoli in cui viene data parzialmente ragione al cattivo Marvel. Certo, usa metodi un po' estremi, non è tanto bello sterminare in un istante metà del genere umano, però le sue preoccupazioni sono considerate legittime e condivisibili. E fa niente se, almeno in Occidente, il problema semmai è la denatalità che renderà sempre più difficile il pagamento delle pensioni agli anziani.
Sempre rimanendo nell'universo Marvel, anche Capitan America. Civil war (2016) ci permette di riflettere in modo nuovo sul nostro presente. Nel film una istituzione sovranazionale (Onu) cerca di rendere più stringente il controllo sui singoli (Avengers) attraverso la firma di un trattato (accordi di Sokovia). E guarda caso la scusa per tale limitazione della libertà è la pace. Capitan America, insieme a un gruppetto, si ribella a quella che considera un'indebita imposizione da parte della Comunità internazionale e lo fa dopo aver ascoltato l'insegnamento lasciato dalla sua vecchia fiamma, Peggy Carter, alla nipote: «Accetta i compromessi dove puoi, dove non puoi non farlo. Anche se tutti ti diranno che è una cosa sbagliata, è una cosa giusta. Anche se tutto il mondo ti inviterà a spostarti, è tuo dovere stare piantato come un albero, guardarli negli occhi e dire: "No, spostati tu"».
Il film The amazing Spiderman (2012), invece, sembra alludere ai pericoli del transumanesimo, movimento mirante a potenziare l'essere umano tramite la tecnologia. Il cattivo, infatti, è uno scienziato privo di un braccio, che per risolvere il suo problema fa esperimenti genetici volti a combinare il Dna umano con quello delle lucertole, così da poter copiare la capacità rigenerativa dell'animale. Il suo legittimo desiderio di essere normodotato lo porterà a superare i limiti etici della scienza, trasformandosi in una lucertola e provando a fare altrettanto con tutta l'umanità per creare una generazione più forte ed evoluta.
Numerosi sono poi i riferimenti letterari presenti nei comic movie. A volte sono espliciti, come in Thor, dove è evidente il legame con la mitologia norrena, o in Wonder Woman, dove vengono ripresi diversi elementi dei miti greco-romani (le amazzoni e lo stesso nome della protagonista, Diana). Altre volte i rimandi culturali sono più velati, come nei Fantastici 4, dove la Cosa ricorda visivamente il golem della tradizione ebraica, un gigante di terra dalla forza sovrumana. Rimanendo in ambito giudaico-cristiano, Superman ha tratti messianici: il salvatore del mondo che è un uomo nell'aspetto, ma più di quello nei suoi poteri. La vicenda di Hulk, poi, richiama alla memoria quella del romanzo di Robert Louis Stevenson Dottor Jekyll e mister Hyde: lo scienziato che si trasforma nel suo alter ego mostruoso; la parte razionale separata in maniera netta da quella irrazionale. Infine, l'Iron Man di Avengers. Age of Ultron (2015) si comporta come il dottor Frankenstein dell'omonimo romanzo di Mary Shelley, dando vita a una creatura che gli si rivolta contro.
Il fatto che i supereroi commettano errori è un altro segno di maturità dei film, perché li rende meno scontati nel dipingere la realtà, evitando la divisione manichea tra buoni e cattivi. Alla fine, quello che distingue il protagonista dal suo antagonista nei cinecomic non è l'essere un eroe perfetto, bensì il desiderio di rimediare agli sbagli commessi e continuare, nonostante tutte le proprie manchevolezze, a perseguire il bene a qualsiasi costo. E non è poco come messaggio per film che mirano soprattutto a intrattenere.
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Per il cinema in sala non sono tempi d'oro, anche a causa della concorrenza delle piattaforme, da Netflix ad Amazon Prime Video, solo per citare le più famose. Secondo le statistiche diffuse da Box Office Mojo, nel 2017 il numero di biglietti venduti negli Stati Uniti e in Canada è calato del 5,8% rispetto all'anno precedente, mai così in basso dal 1992. Nello stesso anno in Italia la diminuzione degli incassi è stata dell'11,63% e il decremento delle presenze in sala del 12,38%, a quanto hanno rivelato le associazioni di settore Anica e Anec.Tuttavia, ci sono film che continuano a riempire i cinema settimana dopo settimana. Tra questi rientrano anche i comic movie. A oggi solo cinque pellicole hanno incassato più di 2 miliardi di dollari al botteghino e due di queste sono film tratti dai fumetti, entrambi della saga Marvel degli Avengers e diretti dai fratelli Anthony e Joe Russo: Infinity war (2018) ed Endgame (2019). Quest'ultimo, con i suoi 2 miliardi e 800.000 dollari è stato finora il film più remunerativo di sempre, conquistando il primato che per dieci anni era stato dell'Avatar (2009) di James Cameron. Altri nove cinecomic figurano comunque nella top 30 delle pellicole con maggiori incassi.Nonostante il successo di pubblico, anzi forse anche per quello, i comic movie hanno a lungo faticato a farsi accettare nell'ambita cerchia dei cosiddetti film d'arte, esattamente come accaduto con il fumetto e la grande letteratura. Ultimo ad aver attaccato il genere è stato niente di meno che un mostro sacro come Martin Scorsese. «Non è cinema», ha detto il regista a Empire Magazine, «onestamente la cosa più vicina a loro a cui riesco a pensare, con gli attori che fanno il meglio che possono in queste circostanze, sono i parchi a tema. Non è il cinema degli esseri umani che cercano di trasmettere esperienze emotive e psicologiche a un altro essere umano».Al di là dell'opinione di Scorsese, la definitiva consacrazione del cinecomic alla fine è arrivata ed è avvenuta quest'anno grazie alla vittoria a Venezia di Joker, la pellicola di Todd Phillips che narra le vicende del più iconico tra i cattivi di Batman. Per la prima volta un film ispirato a personaggi dei fumetti è riuscito a ottenere il premio principale di uno dei festival più celebrati dalla critica di tutto il mondo. Non stupisce che un traguardo simile sia stato raggiunto da una pellicola dell'universo di Batman, visto che era stato portato sullo schermo da registi di peso come Tim Burton e Christopher Nolan. In realtà, già prima della sua nobilitazione ufficiale il genere aveva dato prova di essere ben più di una triviale operazione commerciale volta a intrattenere il pubblico. Se prendiamo, per esempio, i due film degli Avengers che hanno superato i 2 miliardi di incassi si noteranno al loro interno richiami all'attualità che rendono la trama più complessa di quanto risulti a prima vista: il cattivo, Thanos, non è mosso dal solito banalissimo desiderio di conquistare il mondo, ma dalla volontà di preservarlo, estinguendo metà della popolazione terrestre grazie ai poteri derivati da speciali gemme sparse in giro per l'universo. Le sue motivazioni ricordano tanto quelle teorie neomalthusiane sull'eccessivo sovrappopolamento della Terra, fatte proprie anche da parecchio fanatismo ambientalista così in voga in questo momento. Non è un caso che siano usciti articoli in cui viene data parzialmente ragione al cattivo Marvel. Certo, usa metodi un po' estremi, non è tanto bello sterminare in un istante metà del genere umano, però le sue preoccupazioni sono considerate legittime e condivisibili. E fa niente se, almeno in Occidente, il problema semmai è la denatalità che renderà sempre più difficile il pagamento delle pensioni agli anziani. Sempre rimanendo nell'universo Marvel, anche Capitan America. Civil war (2016) ci permette di riflettere in modo nuovo sul nostro presente. Nel film una istituzione sovranazionale (Onu) cerca di rendere più stringente il controllo sui singoli (Avengers) attraverso la firma di un trattato (accordi di Sokovia). E guarda caso la scusa per tale limitazione della libertà è la pace. Capitan America, insieme a un gruppetto, si ribella a quella che considera un'indebita imposizione da parte della Comunità internazionale e lo fa dopo aver ascoltato l'insegnamento lasciato dalla sua vecchia fiamma, Peggy Carter, alla nipote: «Accetta i compromessi dove puoi, dove non puoi non farlo. Anche se tutti ti diranno che è una cosa sbagliata, è una cosa giusta. Anche se tutto il mondo ti inviterà a spostarti, è tuo dovere stare piantato come un albero, guardarli negli occhi e dire: "No, spostati tu"». Il film The amazing Spiderman (2012), invece, sembra alludere ai pericoli del transumanesimo, movimento mirante a potenziare l'essere umano tramite la tecnologia. Il cattivo, infatti, è uno scienziato privo di un braccio, che per risolvere il suo problema fa esperimenti genetici volti a combinare il Dna umano con quello delle lucertole, così da poter copiare la capacità rigenerativa dell'animale. Il suo legittimo desiderio di essere normodotato lo porterà a superare i limiti etici della scienza, trasformandosi in una lucertola e provando a fare altrettanto con tutta l'umanità per creare una generazione più forte ed evoluta. Numerosi sono poi i riferimenti letterari presenti nei comic movie. A volte sono espliciti, come in Thor, dove è evidente il legame con la mitologia norrena, o in Wonder Woman, dove vengono ripresi diversi elementi dei miti greco-romani (le amazzoni e lo stesso nome della protagonista, Diana). Altre volte i rimandi culturali sono più velati, come nei Fantastici 4, dove la Cosa ricorda visivamente il golem della tradizione ebraica, un gigante di terra dalla forza sovrumana. Rimanendo in ambito giudaico-cristiano, Superman ha tratti messianici: il salvatore del mondo che è un uomo nell'aspetto, ma più di quello nei suoi poteri. La vicenda di Hulk, poi, richiama alla memoria quella del romanzo di Robert Louis Stevenson Dottor Jekyll e mister Hyde: lo scienziato che si trasforma nel suo alter ego mostruoso; la parte razionale separata in maniera netta da quella irrazionale. Infine, l'Iron Man di Avengers. Age of Ultron (2015) si comporta come il dottor Frankenstein dell'omonimo romanzo di Mary Shelley, dando vita a una creatura che gli si rivolta contro. Il fatto che i supereroi commettano errori è un altro segno di maturità dei film, perché li rende meno scontati nel dipingere la realtà, evitando la divisione manichea tra buoni e cattivi. Alla fine, quello che distingue il protagonista dal suo antagonista nei cinecomic non è l'essere un eroe perfetto, bensì il desiderio di rimediare agli sbagli commessi e continuare, nonostante tutte le proprie manchevolezze, a perseguire il bene a qualsiasi costo. E non è poco come messaggio per film che mirano soprattutto a intrattenere.
Giovanni Rezza (Imagoeconomica)
Un’audizione interessante, quella di Rezza, perché, nonostante gli strenui tentativi delle opposizioni che allora governavano (Pd e M5S, con in testa l’onorevole Alfonso Colucci, «difensore d’ufficio» dell’allora premier Giuseppe Conte), l’ex dg ha involontariamente confermato che le misure adottate all’epoca - vaccinazioni di massa dei giovani, obblighi vaccinali e green pass - non poggiavano su evidenze scientifiche certe e non erano state indicate dagli scienziati: «Ha deciso la politica, il Cts ha dato soltanto pareri». Colucci si è buttato a pesce sulla presunta logica del green pass e per ben tre volte ha chiesto a Rezza se con la vaccinazione venisse trasmessa una carica virale inferiore, «quindi si induceva una malattia meno severa». Rezza, per altrettante volte, non ha dato conferma, anzi: «Ci sarebbe stato bisogno di maggiori evidenze. Non possiamo escludere il fatto che una persona vaccinata si ammalasse, su questo bisogna essere intellettualmente onesti». Non solo: «Quando è arrivata Omicron (a dicembre 2021, ossia proprio quando il governo di Mario Draghi intensificò la stretta contro chi non si vaccinava con il super green pass, ndr) la protezione della vaccinazione nei confronti di Omicron è diventata più bassa rispetto alle varianti precedenti», ha spiegato. Smentendo il famoso mantra di Draghi «se non ti vaccini, ti ammali, muori e fai morire»: «L’effetto del lockdown», ha dichiarato l’infettivologo, «non era di evitare il numero totale di casi, ma di distribuire nel tempo i casi di infezione, così da curare non solo i malati Covid ma anche gli altri pazienti». Era un problema di salute pubblica, insomma, con buona pace dei cittadini che sono corsi a vaccinarsi per evitare di ammalarsi.
Il docente ha anche parlato degli effetti collaterali. Il problema, ha osservato, risiedeva nell’incidenza dei casi: «Se va al di sotto di una certa soglia nelle persone più giovani, dato che i vaccini possono causare degli effetti collaterali, allora lì bisogna bilanciare i rischi e benefici. Quando l’incidenza cala, gli effetti collaterali dei vaccini prendono il sopravvento e questo è il motivo per cui noi a un certo punto non abbiamo più vaccinato le persone giovani», ha dichiarato. Senza però spiegare quando esattamente il governo avrebbe smesso di vaccinare le persone più giovani: ancora nel 2022, l’esecutivo Draghi e il ministero della Salute di Speranza stringevano le maglie soprattutto sulla fascia di popolazione da 0 a 20 anni.
«Durante la pandemia, l’allora governo italiano attuò una campagna vaccinale di massa senza conoscere quante persone avevano sviluppato un’immunità naturale. L’assenza della banca dati dei guariti è stata confermata dal professor Rezza. Abbiamo la conferma che le politiche in termini vaccinali hanno ignorato il principio di precauzione e il rapporto tra rischi e benefici», ha commentato Lucio Malan, presidente dei senatori di Fratelli d’Italia.
Se davvero i governi Conte e Draghi hanno commesso così tanti imperdonabili errori sulla pelle dei cittadini in pandemia, resta da capire per quale motivo scienziati come Rezza scelsero il silenzio anziché la protesta. E c’è sempre chi, come Giuseppe Ippolito (ex direttore scientifico dello Spallanzani di Roma e membro del Cts), non rinuncia a buttarla in politica: «L’epidemia di Ebola in Congo e Uganda risente del limitato supporto dato dagli Stati Uniti. L’uscita degli Usa dall’Oms, decisa da Trump, ha fatto sì che ci sia meno personale sul terreno». La colpa, insomma, è sempre del presidente Usa.
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Ecco #DimmiLaVerità del 27 maggio 2026. Con il nostro Stefano Piazza analizziamo gli errori degli Usa in Iran.
Scontri tra manifestanti e membri della polizia boliviana durante una protesta che chiede le dimissioni del presidente boliviano Rodrigo Paz a La Paz (Ansa)
Da quasi un mese la Bolivia è paralizzata da proteste e blocchi stradali contro il presidente Rodrigo Paz. La sinistra guidata da Evo Morales contesta le riforme economiche del governo, mentre La Paz è stretta tra scontri, carenze e tensione sociale.
Un’ondata di proteste e blocchi stradali che chiedono le dimissioni del presidente Rodrigo Paz, in carica da appena sei mesi, sta scuotendo la Bolivia. Paz rappresenta il centrodestra cattolico e nello scontro elettorale ha superato due candidati di destra come Tuto Quiroga e Samuel Doria Medina. La sua politica economica guarda al neoliberismo, ma le organizzazioni sindacali e i movimenti di sinistra, capeggiati dall’ex presidente Evo Morales, hanno deciso di scatenare la piazza contro il suo governo.
Il nuovo presidente ha applicato una serie di misure per riformare la stagnante economia boliviana, che secondo le previsioni del Fondo monetario internazionale, ha un Pil in diminuzione del 3,3% nel 2026, il calo più marcato dell'intera regione sudamericana. Paz ha tagliato molti sussidi statali creati dai governi di sinistra al potere da decenni e ha provato a impostare una riforma agraria che ha scatenato le proteste. I coltivatori di coca, detti cocaleros come Evo Morales, e gli agricoltori indigeni sono stati i protagonisti delle guerriglia urbana che ha messo a ferro e fuoco il paese andino.
La capitale economica La Paz è stata assediata dai blocchi stradali, guidati dal sindacato dei camionisti schierato con la sinistra, che la polizia ha affrontato con decisione e si contano già quattro morti e diverse centinaia di feriti. La rabbia ha raggiunto tutte le principali città boliviane e sabato scorso il convoglio del ministro dei lavori pubblici Mauricio Zamora è stato attaccato da manifestanti e per alcune ore sembrava che fosse finito in mano ai gruppi di protesta, che chiedono le dimissioni di Paz e nuove elezioni. L’attuale presidente ha un rapporto molto forte con l’Argentina e anche con Javier Milei, ma anche con Washington che non ha fatto mancare il suo sostegno politico alle azioni di Rodrigo Paz. La polizia ha utilizzato i bulldozer per rimuovere i blocchi costituita da rocce e pilastri di cemento, con l'obiettivo di agevolare l'afflusso di cibo e medicinali nella capitale, che non riceve rifornimenti ormai da giorni.
Dietro al caos boliviano c’è il partito di sinistra Mas (Movimento al socialismo) guidato da Morales, un politico screditato che deve affrontare un processo dove è accusato di aver avuto una relazione con una minorenne durante il suo ultimo mandato presidenziale. Paz sta tenendo aperti diversi canali di comunicazione con una parte politica della sinistra ed in segno di buona volontà ha annunciato un taglio del 50% del suo stipendio e di quello di tutti i ministri del suo governo. Ormai La Paz, la città più importante delle nazione adagiata sulle Ande, è entrata nella quarta settimana di blocchi e sta soffrendo una seria carenza di generi di prima necessità e soprattutto di carburante.
Il governo ha tentato di aprire un corridoio umanitario per permettere il passaggio, ma ci sono stati attacchi ai convogli che hanno fatto fallire questa operazione. Rodrigo Paz ha parlato alla televisione nazionale ed ha dichiarato che la Bolivia sta rischiando la bancarotta ed ha accusato la sinistra di voler governare pur essendo soltanto una minoranza e che vuole affamare il popolo. Nemmeno l’annuncio di un rimpasto governativo che potrebbe includere anche alcuni politici vicini al sindacato sembra aver ridotto la pressione, perché i sindacati degli agricoltori e la cosiddetta Centrale operaia boliviana, un network che raggruppa diverse sigle, rifiutano di partecipare ad ogni forma di dialogo. Paz è in una situazione molto complicata perché la sua posizione politica è piuttosto debole e non dispone di un’ampia maggioranza parlamentare, ma al momento non ha ancora dichiarato lo «stato di eccezione», che darebbe poteri straordinari alle forze dell’ordine, continuando a cercare il dialogo con i partiti e le organizzazioni di sinistra.
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Nonostante il gradimento non eccezionale, la presa del Presidente sui repubblicani resta salda, mentre Leone 14° pubblica la sua enciclica sull’IA.