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2019-10-07
Non solo Joker, cinecomic ai primi posti per incassi
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Ansa
Tuttavia, ci sono film che continuano a riempire i cinema settimana dopo settimana. Tra questi rientrano anche i comic movie. A oggi solo cinque pellicole hanno incassato più di 2 miliardi di dollari al botteghino e due di queste sono film tratti dai fumetti, entrambi della saga Marvel degli Avengers e diretti dai fratelli Anthony e Joe Russo: Infinity war (2018) ed Endgame (2019). Quest'ultimo, con i suoi 2 miliardi e 800.000 dollari è stato finora il film più remunerativo di sempre, conquistando il primato che per dieci anni era stato dell'Avatar (2009) di James Cameron. Altri nove cinecomic figurano comunque nella top 30 delle pellicole con maggiori incassi.
Nonostante il successo di pubblico, anzi forse anche per quello, i comic movie hanno a lungo faticato a farsi accettare nell'ambita cerchia dei cosiddetti film d'arte, esattamente come accaduto con il fumetto e la grande letteratura. Ultimo ad aver attaccato il genere è stato niente di meno che un mostro sacro come Martin Scorsese. «Non è cinema», ha detto il regista a Empire Magazine, «onestamente la cosa più vicina a loro a cui riesco a pensare, con gli attori che fanno il meglio che possono in queste circostanze, sono i parchi a tema. Non è il cinema degli esseri umani che cercano di trasmettere esperienze emotive e psicologiche a un altro essere umano».
Al di là dell'opinione di Scorsese, la definitiva consacrazione del cinecomic alla fine è arrivata ed è avvenuta quest'anno grazie alla vittoria a Venezia di Joker, la pellicola di Todd Phillips che narra le vicende del più iconico tra i cattivi di Batman. Per la prima volta un film ispirato a personaggi dei fumetti è riuscito a ottenere il premio principale di uno dei festival più celebrati dalla critica di tutto il mondo. Non stupisce che un traguardo simile sia stato raggiunto da una pellicola dell'universo di Batman, visto che era stato portato sullo schermo da registi di peso come Tim Burton e Christopher Nolan.
In realtà, già prima della sua nobilitazione ufficiale il genere aveva dato prova di essere ben più di una triviale operazione commerciale volta a intrattenere il pubblico. Se prendiamo, per esempio, i due film degli Avengers che hanno superato i 2 miliardi di incassi si noteranno al loro interno richiami all'attualità che rendono la trama più complessa di quanto risulti a prima vista: il cattivo, Thanos, non è mosso dal solito banalissimo desiderio di conquistare il mondo, ma dalla volontà di preservarlo, estinguendo metà della popolazione terrestre grazie ai poteri derivati da speciali gemme sparse in giro per l'universo. Le sue motivazioni ricordano tanto quelle teorie neomalthusiane sull'eccessivo sovrappopolamento della Terra, fatte proprie anche da parecchio fanatismo ambientalista così in voga in questo momento. Non è un caso che siano usciti articoli in cui viene data parzialmente ragione al cattivo Marvel. Certo, usa metodi un po' estremi, non è tanto bello sterminare in un istante metà del genere umano, però le sue preoccupazioni sono considerate legittime e condivisibili. E fa niente se, almeno in Occidente, il problema semmai è la denatalità che renderà sempre più difficile il pagamento delle pensioni agli anziani.
Sempre rimanendo nell'universo Marvel, anche Capitan America. Civil war (2016) ci permette di riflettere in modo nuovo sul nostro presente. Nel film una istituzione sovranazionale (Onu) cerca di rendere più stringente il controllo sui singoli (Avengers) attraverso la firma di un trattato (accordi di Sokovia). E guarda caso la scusa per tale limitazione della libertà è la pace. Capitan America, insieme a un gruppetto, si ribella a quella che considera un'indebita imposizione da parte della Comunità internazionale e lo fa dopo aver ascoltato l'insegnamento lasciato dalla sua vecchia fiamma, Peggy Carter, alla nipote: «Accetta i compromessi dove puoi, dove non puoi non farlo. Anche se tutti ti diranno che è una cosa sbagliata, è una cosa giusta. Anche se tutto il mondo ti inviterà a spostarti, è tuo dovere stare piantato come un albero, guardarli negli occhi e dire: "No, spostati tu"».
Il film The amazing Spiderman (2012), invece, sembra alludere ai pericoli del transumanesimo, movimento mirante a potenziare l'essere umano tramite la tecnologia. Il cattivo, infatti, è uno scienziato privo di un braccio, che per risolvere il suo problema fa esperimenti genetici volti a combinare il Dna umano con quello delle lucertole, così da poter copiare la capacità rigenerativa dell'animale. Il suo legittimo desiderio di essere normodotato lo porterà a superare i limiti etici della scienza, trasformandosi in una lucertola e provando a fare altrettanto con tutta l'umanità per creare una generazione più forte ed evoluta.
Numerosi sono poi i riferimenti letterari presenti nei comic movie. A volte sono espliciti, come in Thor, dove è evidente il legame con la mitologia norrena, o in Wonder Woman, dove vengono ripresi diversi elementi dei miti greco-romani (le amazzoni e lo stesso nome della protagonista, Diana). Altre volte i rimandi culturali sono più velati, come nei Fantastici 4, dove la Cosa ricorda visivamente il golem della tradizione ebraica, un gigante di terra dalla forza sovrumana. Rimanendo in ambito giudaico-cristiano, Superman ha tratti messianici: il salvatore del mondo che è un uomo nell'aspetto, ma più di quello nei suoi poteri. La vicenda di Hulk, poi, richiama alla memoria quella del romanzo di Robert Louis Stevenson Dottor Jekyll e mister Hyde: lo scienziato che si trasforma nel suo alter ego mostruoso; la parte razionale separata in maniera netta da quella irrazionale. Infine, l'Iron Man di Avengers. Age of Ultron (2015) si comporta come il dottor Frankenstein dell'omonimo romanzo di Mary Shelley, dando vita a una creatura che gli si rivolta contro.
Il fatto che i supereroi commettano errori è un altro segno di maturità dei film, perché li rende meno scontati nel dipingere la realtà, evitando la divisione manichea tra buoni e cattivi. Alla fine, quello che distingue il protagonista dal suo antagonista nei cinecomic non è l'essere un eroe perfetto, bensì il desiderio di rimediare agli sbagli commessi e continuare, nonostante tutte le proprie manchevolezze, a perseguire il bene a qualsiasi costo. E non è poco come messaggio per film che mirano soprattutto a intrattenere.
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Per il cinema in sala non sono tempi d'oro, anche a causa della concorrenza delle piattaforme, da Netflix ad Amazon Prime Video, solo per citare le più famose. Secondo le statistiche diffuse da Box Office Mojo, nel 2017 il numero di biglietti venduti negli Stati Uniti e in Canada è calato del 5,8% rispetto all'anno precedente, mai così in basso dal 1992. Nello stesso anno in Italia la diminuzione degli incassi è stata dell'11,63% e il decremento delle presenze in sala del 12,38%, a quanto hanno rivelato le associazioni di settore Anica e Anec.Tuttavia, ci sono film che continuano a riempire i cinema settimana dopo settimana. Tra questi rientrano anche i comic movie. A oggi solo cinque pellicole hanno incassato più di 2 miliardi di dollari al botteghino e due di queste sono film tratti dai fumetti, entrambi della saga Marvel degli Avengers e diretti dai fratelli Anthony e Joe Russo: Infinity war (2018) ed Endgame (2019). Quest'ultimo, con i suoi 2 miliardi e 800.000 dollari è stato finora il film più remunerativo di sempre, conquistando il primato che per dieci anni era stato dell'Avatar (2009) di James Cameron. Altri nove cinecomic figurano comunque nella top 30 delle pellicole con maggiori incassi.Nonostante il successo di pubblico, anzi forse anche per quello, i comic movie hanno a lungo faticato a farsi accettare nell'ambita cerchia dei cosiddetti film d'arte, esattamente come accaduto con il fumetto e la grande letteratura. Ultimo ad aver attaccato il genere è stato niente di meno che un mostro sacro come Martin Scorsese. «Non è cinema», ha detto il regista a Empire Magazine, «onestamente la cosa più vicina a loro a cui riesco a pensare, con gli attori che fanno il meglio che possono in queste circostanze, sono i parchi a tema. Non è il cinema degli esseri umani che cercano di trasmettere esperienze emotive e psicologiche a un altro essere umano».Al di là dell'opinione di Scorsese, la definitiva consacrazione del cinecomic alla fine è arrivata ed è avvenuta quest'anno grazie alla vittoria a Venezia di Joker, la pellicola di Todd Phillips che narra le vicende del più iconico tra i cattivi di Batman. Per la prima volta un film ispirato a personaggi dei fumetti è riuscito a ottenere il premio principale di uno dei festival più celebrati dalla critica di tutto il mondo. Non stupisce che un traguardo simile sia stato raggiunto da una pellicola dell'universo di Batman, visto che era stato portato sullo schermo da registi di peso come Tim Burton e Christopher Nolan. In realtà, già prima della sua nobilitazione ufficiale il genere aveva dato prova di essere ben più di una triviale operazione commerciale volta a intrattenere il pubblico. Se prendiamo, per esempio, i due film degli Avengers che hanno superato i 2 miliardi di incassi si noteranno al loro interno richiami all'attualità che rendono la trama più complessa di quanto risulti a prima vista: il cattivo, Thanos, non è mosso dal solito banalissimo desiderio di conquistare il mondo, ma dalla volontà di preservarlo, estinguendo metà della popolazione terrestre grazie ai poteri derivati da speciali gemme sparse in giro per l'universo. Le sue motivazioni ricordano tanto quelle teorie neomalthusiane sull'eccessivo sovrappopolamento della Terra, fatte proprie anche da parecchio fanatismo ambientalista così in voga in questo momento. Non è un caso che siano usciti articoli in cui viene data parzialmente ragione al cattivo Marvel. Certo, usa metodi un po' estremi, non è tanto bello sterminare in un istante metà del genere umano, però le sue preoccupazioni sono considerate legittime e condivisibili. E fa niente se, almeno in Occidente, il problema semmai è la denatalità che renderà sempre più difficile il pagamento delle pensioni agli anziani. Sempre rimanendo nell'universo Marvel, anche Capitan America. Civil war (2016) ci permette di riflettere in modo nuovo sul nostro presente. Nel film una istituzione sovranazionale (Onu) cerca di rendere più stringente il controllo sui singoli (Avengers) attraverso la firma di un trattato (accordi di Sokovia). E guarda caso la scusa per tale limitazione della libertà è la pace. Capitan America, insieme a un gruppetto, si ribella a quella che considera un'indebita imposizione da parte della Comunità internazionale e lo fa dopo aver ascoltato l'insegnamento lasciato dalla sua vecchia fiamma, Peggy Carter, alla nipote: «Accetta i compromessi dove puoi, dove non puoi non farlo. Anche se tutti ti diranno che è una cosa sbagliata, è una cosa giusta. Anche se tutto il mondo ti inviterà a spostarti, è tuo dovere stare piantato come un albero, guardarli negli occhi e dire: "No, spostati tu"». Il film The amazing Spiderman (2012), invece, sembra alludere ai pericoli del transumanesimo, movimento mirante a potenziare l'essere umano tramite la tecnologia. Il cattivo, infatti, è uno scienziato privo di un braccio, che per risolvere il suo problema fa esperimenti genetici volti a combinare il Dna umano con quello delle lucertole, così da poter copiare la capacità rigenerativa dell'animale. Il suo legittimo desiderio di essere normodotato lo porterà a superare i limiti etici della scienza, trasformandosi in una lucertola e provando a fare altrettanto con tutta l'umanità per creare una generazione più forte ed evoluta. Numerosi sono poi i riferimenti letterari presenti nei comic movie. A volte sono espliciti, come in Thor, dove è evidente il legame con la mitologia norrena, o in Wonder Woman, dove vengono ripresi diversi elementi dei miti greco-romani (le amazzoni e lo stesso nome della protagonista, Diana). Altre volte i rimandi culturali sono più velati, come nei Fantastici 4, dove la Cosa ricorda visivamente il golem della tradizione ebraica, un gigante di terra dalla forza sovrumana. Rimanendo in ambito giudaico-cristiano, Superman ha tratti messianici: il salvatore del mondo che è un uomo nell'aspetto, ma più di quello nei suoi poteri. La vicenda di Hulk, poi, richiama alla memoria quella del romanzo di Robert Louis Stevenson Dottor Jekyll e mister Hyde: lo scienziato che si trasforma nel suo alter ego mostruoso; la parte razionale separata in maniera netta da quella irrazionale. Infine, l'Iron Man di Avengers. Age of Ultron (2015) si comporta come il dottor Frankenstein dell'omonimo romanzo di Mary Shelley, dando vita a una creatura che gli si rivolta contro. Il fatto che i supereroi commettano errori è un altro segno di maturità dei film, perché li rende meno scontati nel dipingere la realtà, evitando la divisione manichea tra buoni e cattivi. Alla fine, quello che distingue il protagonista dal suo antagonista nei cinecomic non è l'essere un eroe perfetto, bensì il desiderio di rimediare agli sbagli commessi e continuare, nonostante tutte le proprie manchevolezze, a perseguire il bene a qualsiasi costo. E non è poco come messaggio per film che mirano soprattutto a intrattenere.
(Getty Images)
Il nodo ha un nome e un cognome: Sinochem. Primo azionista con il 37% del capitale, quota robusta, presenza ingombrante, nazionalità cinese. L’arrivo in Pirelli è datato 2015 quando ancora si chiamava ChemChina e l’Italia guardava a Pechino come al bancomat globale e non come al concorrente sistemico. Altri tempi. Oggi lo scenario è capovolto: l’alleato americano diffida, l’Unione europea prende appunti e Palazzo Chigi deve scegliere. In attesa, Pirelli continua a vendere negli Stati Uniti i suoi pneumatici «intelligenti», che servono a migliorare la precisione di guida con le informazioni che mandano a chi sta al volante. Ed è proprio qui che Washington ha messo il lucchetto: niente hardware e software riconducibili a interessi cinesi.
Pirelli senza cervello tecnologico non è più Pirelli.
Negli ultimi mesi, raccontano fonti ben informate, i funzionari americani hanno fatto sapere a Roma che il tempo delle ambiguità è finito. Il governo italiano valuta. Valuta un nuovo intervento, valuta una stretta, valuta soprattutto quanto sia sostenibile tenere insieme tutto. Perché la partita non è solo industriale, è politica. Sinochem non è un’azienda qualsiasi. È un gruppo controllato dallo Stato cinese, figlio della fusione con ChemChina avvenuta nel 2021. Ogni mossa ha inevitabilmente un riflesso diplomatico.
Ed è qui che il gioco si fa delicato. Roma non vuole uno scontro con Pechino, ma non può permettersi di perdere Washington. Un equilibrio delicato, quasi da funamboli, mentre sotto c’è il vuoto del mercato globale. Il management di Pirelli ha provato a chiudere la questione in modo ordinato. Ha presentato opzioni, ha suggerito vie d’uscita, ha lasciato intendere che una cessione sarebbe la soluzione più indolore. Dall’altra parte, però, nessuna fretta. Per mesi. Poi qualcosa si è mosso. Sinochem ha incaricato Bnp Paribas di esplorare possibili opzioni di vendita. Un segnale. Non una resa, ma nemmeno un muro. Un modo per dire: ascoltiamo.
Ma il calendario non è elegante. Marzo incombe. E se non arriva un compromesso, il governo ha già pronto il copione dell’ultimo atto: sospensione dei diritti di voto. Il Golden power nella sua versione più muscolare. Quella che non toglie le azioni, ma toglie la voce. Adolfo Urso prova a raccontarla come una storia di dialogo ritrovato. Dice che è positivo che le parti siano tornate a parlarsi. Ricorda che l’Italia farà la sua parte per evitare l’esclusione di Pirelli dal mercato Usa. È il linguaggio necessario quando si cammina sulle uova, ma sotto quelle uova c’è già il brontolare della crepa.
Perché le tensioni tra Pirelli e Sinochem non nascono oggi. Esplodono quando l’azionista cinese tenta di rafforzare il controllo dopo la fusione, quando la governance diventa un campo minato, quando Marco Tronchetti Provera vice presidente esecutivo, lancia l’allarme sui rischi della presenza cinese.
Da lì parte l’intervento del 2023: limiti all’accesso alle informazioni, protezione della tecnologia, maggioranze qualificate blindate nel consiglio di amministrazione. Nell’aprile 2025 arriva lo strappo vero: Sinochem perde il controllo della governance. Un colpo secco, che aumenta la tensione e costringe il governo a un lavoro diplomatico sotterraneo per evitare l’incidente internazionale. L’indagine archiviata a settembre sulla China National Rubber Company è il classico ramoscello d’ulivo: non risolve, ma calma.
Perché il rischio non è teorico. È scritto nero su bianco: senza una soluzione, Pirelli è tagliata fuori dal mercato Usa. E nessun comunicato stampa, nessuna formula di compromesso lessicale, potrà compensare un colpo del genere. Alla fine, la questione è semplice quanto brutale: chi comanda davvero. Se l’azionariato resta cinese, Washington chiude la porta. Se Roma interviene, Pechino prende nota. Se si tergiversa, il mercato decide. Per questo Palazzo Chgi ha messo sul tavolo l’aut aut: fuori dal controllo di Pirelli o tagliamo i diritti di voto utilizzando i poteri speciali del «golden power» . Non è una minaccia, è una constatazione. La geopolitica non fa sconti.
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Berlino durante il blackout del 3 gennaio 2026 (Ansa)
Decine di migliaia di case sono rimaste improvvisamente senza riscaldamento, Internet e telefono, a temperature sotto lo zero e di notte anche sotto i 10 gradi. Ma l’incendio doloso appiccato nel distretto di Steglitz-Zehlendorf è stato già rivendicato dal gruppo di estrema sinistra «Vulkangruppe», la cui denominazione è ispirata all’eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajokull che nel 2010 ha disturbato il traffico aereo in Europa per settimane. «Stanotte abbiamo sabotato con successo la centrale a gas di Berlino-Lichterfelde», si legge nel documento. Gli autori definiscono l’azione un «atto di autodifesa e di solidarietà internazionale verso tutti coloro che proteggono la terra e la vita» nonché «un’azione orientata al bene comune».
«È stato un errore aver guardato per così tanti anni, unilateralmente, all’estremismo politico di destra (che ha criminalizzato il primo partito tedesco Afd, guidato da Alice Weidel, ndr) trascurando l’islamismo e l’estremismo di sinistra», ha dichiarato a Die Welt il ricercatore Hendrik Hansen. In effetti, secondo l’Ufficio federale per la protezione della Costituzione, dal 2011 gli incendi dolosi alle linee elettriche e alle infrastrutture pubbliche si sono moltiplicati, soprattutto a Berlino e Brandeburgo. Nel 2024, le autorità hanno contato undici sabotaggi criminali da quando il gruppo si è manifestato nel 2011, bruciando un ponte alla stazione di Berlino Ostkreuz. Nel marzo 2018, il distaccamento del «Vulkangruppe» a Berlino-Charlottenburg ha rivendicato un incendio doloso alle linee elettriche ad alta tensione. Circa 6.500 appartamenti e 400 aziende sono rimasti senza elettricità per ore, con danni per milioni di euro. Nel 2021, il «Vulkangruppe» ha appiccato un incendio doloso all’alimentazione elettrica dello stabilimento Tesla di Elon Musk a Grünheide. Lo stesso anno, Tesla ha subito altri atti di sabotaggio. Nel marzo 2024, un gruppo appartenente alla rete del Vulcano ha dato fuoco, sempre a Grünheide, a un grande palo dell’elettricità necessario all’approvvigionamento di Tesla: la produzione è stata interrotta per giorni a causa del sabotaggio. La Procura federale ha avviato indagini per sospetto terrorismo e l'Ufficio federale di polizia criminale ha anche indagato per sabotaggio incostituzionale. A maggio 2025, il gruppo ha confessato inoltre un incendio doloso a un impianto di trasformazione e a un impianto di tralicci radio a Berlino-Dahlem. Il messaggio di rivendicazione dell’attacco recitava: «Paralizza i quartieri delle ville. (...) Non possiamo più permetterci questi ricchi». Altri attacchi incendiari, non ultimi quello di febbraio 2025 ai cavi della ferrovia vicino a Tesla e quello di settembre 2025 all’alimentazione elettrica del parco tecnologico berlinese Adlershof, che ha coinvolto decine di migliaia di famiglie, non sono stati ufficialmente attribuiti al gruppo, nonostante le lettere di rivendicazione siano molto simili e riportino sempre la stessa firma degli «anarchici».
Hansen non circoscrive gli attacchi a Berlino: «Ovviamente abbiamo un problema nella capitale, dove si rifugiano gli anarchici. Ma abbiamo sempre più attacchi gravi in tutta la Germania». Lo studioso ha citato il gruppo radicale di sinistra «Angry Birds Kommando», che l’anno scorso ha rivendicato un attacco alla linea ferroviaria tra Duisburg e Düsseldorf. Anche a Monaco di Baviera, nel 2025 sono stati accesi diversi incendi. Pur non escludendo «collegamenti con la Russia», anche il portavoce del sindacato di polizia (GdP) Benjamin Jendro ha osservato una banalizzazione dell’estremismo di sinistra: «Nel nostro Paese lo abbiamo minimizzato per decenni».
Attivi e noti alle forze di sicurezza tedesche da molto tempo, la polizia li inquadra nell’ambiente degli anarchici della scena estremista di sinistra, orientata alla violenza. Nelle lettere di rivendicazione, i gruppi usano nomi diversi ma tutti ispirati a vulcani islandesi come Grimsvötn, Katla o Ok. I target dei gruppi sono quasi sempre i cavi delle linee ferroviarie, le torri radio, le linee dati e i mezzi di trasporto pubblici; l’obiettivo è mostrare la vulnerabilità delle infrastrutture di mobilità e comunicazione, disturbare l’ordine pubblico e causare gravi danni materiali. La matrice climatica è ostentata: il gruppo denuncia la «sete di energia» che distrugge le risorse naturali attraverso il riscaldamento globale. «Intere regioni stanno diventando inabitabili a causa del riscaldamento», dicono gli attivisti, «l’entità di questa devastazione è ignorata».
Gli autori del documento criticano particolarmente lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, per il suo elevato fabbisogno energetico e i pericoli sociali che comporta, per poi chiosare: «Un giorno moriremo di sete e di fame seduti davanti agli schermi luminosi o ai dispositivi spenti».
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Ursula von der Leyen (Ansa)
Il presidente del consiglio dà il via libera all’accordo con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay più altri sei Paesi latinoamericani «associati» lo ha annunciato commentando: «Esprimo soddisfazione per la decisione della Commissione europea di modificare, come richiesto dall’Italia, la proposta di nuovo quadro finanziario pluriennale». La Von der Leyen è stata sicuramente indotta a mollare i cordoni della borsa dal blitz americano in Uruguay. Era desiderosa di riguadagnare almeno una finestra sul cortile di casa di Donald Trump per far vedere che l’Europa (forse) c’è e la firma dell’accordo col Mercosur è prevista per il 12 gennaio in Paraguay.
In una lettera inviata ieri alla presidente dell’Eurocamera Roberta Metsola (l’Europarlamento aveva bocciato i tagli alla Pac e l’abolizione, che comunque è confermata, del fondo per lo sviluppo rurale accorpato a quello di coesione) e al governo cipriota (ha la presidenza di turno dell’Europa) Ursula von der Leyen annuncia la disponibilità a utilizzare due terzi dei fondi accantonati per le spese non immediatamente disponibili nel bilancio 2028-2034 pari a circa 45 miliardi per aumentare gli stanziamenti per la Pac. In più vengono confermati altri 6,3 miliardi immediatamente attivabili.
Nulla però si dice sulla clausola di salvaguardia per i prodotti agricoli importati dal Sudamerica per quanto attiene pesticidi, salubrità e qualità paragonabili a quelli Ue. Su questo punto resta il no della Francia e la forte perplessità degli agricoltori italiani. Anche se il ministro per l’Agricoltura Francesco Lollobrigida in partenza per Bruxelles dove stamani si tiene - ospitata dalla Commissione - una sessione straordinaria di Agrifish, la riunione dei 27 ministri agricoli, proprio per sbloccare il sì al Mercosur, ha affermato: «La mossa della Von der Leyen è una bona notizia; non solo è stato annullato il taglio del 22% delle risorse destinate all’agricoltura per il periodo 2028-2034, ma la dotazione finanziaria è stata addirittura aumentata di 1 miliardo di euro». Forte perplessità su questi fondi aggiuntivi viene però dall’Istituto Jaques Delors che monitora i conti di Bruxelles.
A giudizio di Eulalia Rubio analista del centro studi «così si sta erodendo ancor prima di aver approvato il bilancio il fondo di riserva; utilizzare i soldi Ue per compensare i risultati degli accordi commerciali ha senso, ma se si vuole farlo bisogna creare uno strumento aggiuntivo, come è stato fatto dopo la Brexit, altrimenti i conti non tornano». La Francia comunque resta contraria al trattato. Gli agricoltori sono in marcia con i trattori verso Parigi. Fnsea e la Confederation Paysanne sono state ricevute ieri da Sébastien Lecornu, ma non sono soddisfatte. Il primo ministro e il ministro dell’Agricoltura Annie Genevard hanno promesso per oggi un decreto per impedire l’importazione in Francia di prodotti agricoli sudamericani trattati con sostanze chimiche vietate in Europa. È di fatto la clausola di salvaguardia che anche l’Italia chiedeva all’Ue e che Parigi ha deciso di farsi da sola anche perché gli agricoltori transalpini restano mobilitati sia per la crisi della zootecnia derivante dall’epidemia di dermatite bollosa che sta decimando le mandrie sia per la minaccia della concorrenza derivante dall’accordo Ue-Mercosur.
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Lo ha detto il ministro dell'Agricoltura nella conferenza stampa tenutasi a Bruxelles.