Raggi e il contratto capestro, una bufala a cinque stelle

Ha suscitato sconcerto generale, e perfino qualche seria polemica, la notizia che la sindaca di Roma Virginia Raggi abbia sottoscritto con il Movimento 5 stelle un «contratto» che prevede una sanzione da 150.000 euro se non rispetterà le direttive impartite dal Movimento. È lo stesso testo sottoscritto da molti altri eletti grillini (anche se non da tutti: pare che la sindaca Chiara Appendino, a Torino, non lo abbia fatto). Ma il caso, a Roma, ha creato particolare clamore. Si è parlato di un «contratto capestro», addirittura di una «pistola puntata alla testa» della sindaca.

Eppure basta consultare un qualunque avvocato civilista per scoprire che si tratta del classico «negozio giuridico avente causa illecita». Insomma, nessuna pistola, nessun capestro, nessun rischio. Per dirla in parole semplici, il Codice civile (all'articolo 1.343) prevede la nullità di ogni contratto «contrario a norme imperative, all'ordine pubblico e al buon costume». Questo significa, per esempio, che nel nostro Paese nessuno potrebbe mai pretendere da un tribunale l'esecuzione di un contratto stipulato per la vendita di un organo del suo corpo, oppure quello che dovesse vincolare una prostituta al suo sfruttatore. Ma non potrebbe nemmeno pretendere che un giudice imponga a un sindaco di fare quel che gli chiede il partito o di pagare una multa in caso contrario.

Certo, lo statuto del Movimento 5 stelle può chiedere che i suoi eletti ne rispettino programmi e direttive. Ma chi non dovesse rispettare quella norma interna potrebbe essere sanzionato per le vie interne, al massimo con l'espulsione. Al contrario, non è ipotizzabile nessun risarcimento di danni, né un indennizzo, né alcuna sanzione pecuniaria per la violazione di regole e direttive provenienti dal Movimento. Perché il contratto con gli eletti del Movimento 5 stelle non esiste giuridicamente, in quanto viola la libertà costituzionale di ogni eletto alla funzione pubblica, che dev'essere esercitata in piena autonomia. La norma costituzionale è imperativa, e non può essere certo disattesa da un partito. Insomma, il contratto che secondo i giornali «vincola» Virginia Raggi al Movimento è giuridicamente illecito, quindi è nullo. Nessun Tribunale potrà mai farlo valere.

Quello che stupisce è che i grillini non abbiano tra i loro consulenti un avvocato in grado di spiegare loro questa banale verità. A proposito: ma la stessa Virginia Raggi non è un avvocato?

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