Quattordici morti per un atto doloso?
  • Una foto della carcassa della cabina mostra una «forchetta» inserita nel sistema di arresto che ne avrebbe impedito l’attivazione. Nessun errore. Il forchettone è stato applicato volutamente come già confessato dagli addetti. Tre arresti.
  • Un incidente per diversi aspetti analogo a quello del 23 maggio alla funivia del Mottarone accadde nel 1990 ad un impianto tecnicamente simile in funzione a Tbilisi, capitale della Georgia.

Lo speciale contiene due articoli

La fune traente, le pastiglie dell’impianto frenante e le pinze con i pompanti, le ganasce del freno di emergenza e la forchetta, un elemento in ferro che sblocca le ganasce del freno, impedendone l’attivazione e quindi la frenata e che deve essere usata solo in assenza di passeggeri. Sono gli elementi sui quali si concentrerà l’inchiesta sulla tragedia della cabina della funivia che si è schiantata al suolo alla fine del percorso che collega Stresa al monte Mottarone. Al momento non ci sono ancora dei reperti. Ma dal materiale fotografico raccolto sulla scena della tragedia che conta 14 morti e un bambino ferito, Eitan, che i medici stanno lentamente portando al risveglio dal coma farmacologico, si vede la forchetta inserita sui freni della funivia. In una foto in particolare, scattata dagli operatori del Soccorso alpino, il meccanismo sbloccante sembra fissato in modo tale da impedire il contatto dell’impianto frenante. E sembra essere legata proprio alla questione del forchettone il cambio di posizione, da testimone a indagato, di uno dei dipendenti che erano stati convocati dai carabinieri ieri sera. Al momento in cui andiamo in stampa, però, è una indiscrezione non confermata da alcuna fonte ufficiale.

«Sarà sicuramente programmato un sopralluogo con l’ausilio dei tecnici che saranno nominati», spiega il procuratore di Verbania Olimpia Bossi, che con la pm Laura Carrera indaga per «omicidio colposo plurimo» e «lesioni colpose». «L’ipotesi della forchetta», spiega il procuratore, «fa parte degli accertamenti da fare». Dal video delle telecamere di sorveglianza dell’impianto, che conferma la dinamica descritta dai testimoni, la forchetta non si vede «e se sia stata inserita o meno», afferma il magistrato, «dovrà essere accertato». Anche perché dalle immagini è ben visibile la cabina che fa un saltello prima di riprendere la discesa e scarrellare. «Era arrivata ormai al punto di sbarco», dice il procuratore, «e dalle immagini si nota che sussulta e torna indietro». Uno degli accertamenti riguarderà quindi le ragioni che hanno provocato quel sobbalzo. Non si è ancora appurato, invece, se esista o meno una scatola nera, impianto che è ormai di serie sugli impianti di ultima generazione, ma che può essere montato anche sulle versioni più datate, come quella del Mottarone. E c’è un altro aspetto che bisognerà approfondire: «Da quanto ci è stato riferito», dice il procuratore, «sabato pomeriggio la funivia si è fermata e c’è stato un intervento per rimetterla in funzione. Non sappiamo se questo evento sia collegato o meno con l’incidente». Ma tra le ipotesi che i magistrati al momento non si sentono di scartare c’è anche «l’errore umano». E se negli uffici di Ferrovie del Mottarone, che sono sotto sequestro come l’intera funivia, i documenti dell’impianto sono in fase di analisi (regolamento, registri, verbali d’ispezione annuale, manuale d’uso e manutenzione, il piano di evacuazione a terra e lungo le funi e il registro giornale), i magistrati stanno cercando di acquisire «presso tutti gli enti che possono avere un coinvolgimento», tra cui l’Ufficio speciale trasporti a impianti fissi Ustif, gli altri atti che potrebbero far luce sulle responsabilità legate ai controlli. I carabinieri di Stresa ieri mattina si sono presentati negli uffici della Regione Piemonte con un decreto di esibizione di atti. Così come sono state acquisite le comunicazioni tra i soccorritori, compresa la telefonata al 118 che ha lanciato l’Sos. Resta ancora misteriosa, invece, la questione legata alla titolarità dell’impianto. Da quanto ha ricostruito il procuratore «ci sarebbe un previo accordo in base al quale la Regione avrebbe ceduto la proprietà al Comune. Non è chiaro se questo sia avvenuto completamente o se ci sia un condivisione quanto meno sotto il profilo del finanziamento, di contributo alle spese di mantenimento della funivia. La vicenda ha dei profili di complessità che si stanno rivelando ogni giorno più delicati». Ma i tempi sono stretti. Perché dopo la nomina degli esperti del Politecnico di Torino sarà necessario effettuare gli accertamenti irripetibili, che richiedono la presenza dei consulenti di parte. E pertanto bisognerà procedere con l’iscrizione nel registro degli indagati e con l’emissione degli avvisi di garanzia. «Spero di avere un quadro più chiaro in pochi giorni», ha ribadito il procuratore, «molto dipende dai risultati delle acquisizioni documentali». La mole di documenti è notevole, e richiederà tempo per essere esaminata. «Io voglio essere sicura di sapere a che titolo devo eventualmente sentire una persona», ha aggiunto l’inquirente, «ma stiamo comunque valutando se cominciare a convocare chi pacificamente è a conoscenza dei fatti». E anche se il sindaco di Stresa Marcella Severino, lunedì si è affrettata a comunicare che, siccome la procedura di passaggio della proprietà non è stata finalizzata, «la proprietaria è la Regione». Ieri è stato l’assessore regionale al Patrimonio Andrea Tronzano a lanciare di nuovo la palla nel campo del Comune: «La legge regionale numero 15 del 1997 ha sancito il trasferimento della proprietà al Comune di Stresa. Nel 2014 è stato siglato un Accordo di programma promosso dal Comune di Stresa, attraverso il quale la Regione Piemonte ha stanziato 1.750.000 euro per gli interventi di ammodernamento e revisione dell’impianto, con una compartecipazione anche da parte del Comune di un milione di euro. E sempre nel 2014 è stata siglata anche la convenzione che individua nel Comune l’amministrazione concedente per la gara d’appalto di gestione dell’impianto ed esecuzione dei lavori».


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