True
2021-08-27
Al ministero nessuno spiega a chi toccherà pagare per le vittime del farmaco
Ansa
Ci sono ancora molte domande senza risposta che ruotano attorno alla campagna vaccinale. Una su tutte riguarda gli effetti collaterali legati alle somministrazioni. Cosa succede se, una volta assunto il farmaco, si va incontro a serie complicazioni? La sentenza n. 118/2020 della Corte costituzionale (si veda La Verità del primo agosto) spiega che se i danni provocati da un vaccino la cui somministrazione (imposta o raccomandata che sia) è giustificata da un interesse collettivo, allora è la stessa collettività che dovrà farsene carico. Situazione che si applica quindi anche nel caso del vaccino per prevenire il Covid, che per il momento non è ancora stato reso obbligatorio. Ma, come spiega la Corte, in caso di reazione avversa il cittadino dovrà essere risarcito per il danno subito.
La questione effetti collaterali derivanti dal siero è però da non sottovalutare, anche perché la stessa Regione Lombardia, nei giorni scorsi, aveva scritto ai vari direttori generali Asst e Ats come «stanno giungendo con intensità crescente alle nostre aziende richieste per indennizzo/risarcimento a seguito di somministrazioni di vaccino. Tali richieste, sostanzialmente tutte identiche, riferiscono il verificarsi di eventi successivi alla somministrazione del vaccino e sono trasmesse anche al ministero della Salute», si legge nella lettere di Regione Lombardia. Nel documento era stato inoltre anche specificato come ci fosse necessità di uniformità di comportamento tra tutte le Regioni. Si chiedeva dunque al ministero della Salute di intervenire dando delle linee guida e di condividere «il percorso da attuarsi». Inoltre, si era anche specificato come la Regione non avrebbe intrapreso nessun genere di azione se non avesse prima ricevuto indicazioni precise da Roma. La lettera riportava anche il rifermento alle legge 210/1992, che prevede indennizzi a favore di quanti hanno riportato danni a seguito di vaccinazioni obbligatorie (sentenza poi modificata dalla Corte costituzionale con la n. 118/2020): «È utile ricordare che la normativa vigente sugli indennizzi prevede un riconoscimento economico a favore di chiunque abbia riportato lesioni o infermità, dalle quali sia derivata una menomazione permanente della integrità psicofisica, seppur non riferibile a responsabilità di alcuno, a seguito di vaccinazioni: obbligatorie per legge o per ordinanza di una autorità sanitaria e non obbligatorie», continua la lettera di Regione Lombardia.
Ma quanti sono gli italiani che hanno avuto reazioni negative al siero?
Secondo il settimo rapporto sulla sorveglianza dei vaccini Covid, pubblicato dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), al 26 luglio 2021 sono state inserite 128 segnalazioni ogni 100.000 dosi somministrate, indipendentemente dal vaccino e dalla dose somministrata. «La maggior parte degli eventi avversi segnalati sono classificati come non gravi (87,1%) che si risolvono completamente e solo in minor misura come gravi (12,8%), con esito in risoluzione completa o miglioramento nella maggior parte dei casi», si legge nel report. Nel caso di effetti gravi al momento l'Aifa segnala come ci sono sette casi (2,4 % del totale), la cui causalità risulta correlabile (alla somministrazione del vaccino). E «il tasso di segnalazione nella fascia di età tra i 12 e i 19 anni è di 27 eventi avversi ogni 100.000 dosi somministrate (alla data del 26/07/2021, il vaccino Comirnaty è l'unico approvato a partire dai 12 anni di età; Spikevax è stato approvato per la fascia di età tra i 12 e i 17 anni il 28/07/2021). La distribuzione per tipologia degli eventi avversi non è sostanzialmente diversa da quella osservata per tutte le altre classi di età».
I dati riportati hanno dunque come arco finale di osservazione luglio. Essendo però la fine di agosto, con la campagna vaccinale andata avanti, si può presupporre che le segnalazioni di reazioni avverse saranno aumentate. E la stessa Regione Lombardia avrà ricevuto un numero maggiore di richieste di risarcimento. Il problema in tutta questa questione è la mancanza di chiarezza: chi valuta la fattibilità di queste domande? Secondo quali criteri? A che procedura devono sottoporsi i cittadini interessanti? Varia da Regione a Regione o c'è un canale unico centrale per smistare le varie richieste? Come sta rispondendo il ministero della Salute alle varie richieste di risarcimento? Sta sviluppando un piano nazionale? Domande alle quali per il momento non c'è una risposta. Nessuno infatti, (complice magari anche il mese di agosto) è stato in grado di fornire delucidazioni precise a tutti quei cittadini che stanno inviando richieste di risarcimento. La mancanza di chiarezza è un problema. E fa parte di una più ampia gestione della campagna vaccinale.
Si continuano infatti a fare sforzi titanici, a escogitare strategie di comunicazione per cercare di convincere gli indecisi e i contrari, ma si tralasciano dettagli che potrebbero veramente fare la differenza. Lasciare delle zone d'ombra è un errore che potrebbe avere delle ripercussioni negative sulla campagna vaccinale. Cercare di fornire con chiarezza tutti i dati disponibili sugli effetti negativi del vaccino (come esistono per qualsiasi altro farmaco), spiegare come inoltrare le domande (chi è l'ente preposto), quale sarà l'iter da seguire, chi analizzerà la richiesta e la possibile conclusione a cui si va in contro, aiuterebbe sicuramente il processo vaccinale.
Da Israele una legnata al green pass
Israele non smette di riservare sorprese. Uno studio, condotto nel Paese mediorientale, supervisionato dal Maccabi healthcare services e ora in attesa di revisione paritaria, dimostra che, in presenza della variante Delta, i vaccinati con due dosi, mai venuti in contatto con il Sars-Cov-2, rischiano 13 volte di più di infettarsi, rispetto a chi è già stato positivo nei mesi in cui la Delta non dilagava in Israele. Le evidenze provano anche che, in quei soggetti, aumenta sensibilmente il rischio di sviluppare dei sintomi. La conclusione, tratta dagli stessi autori della ricerca, è che «l'immunità naturale conferisce un protezione più duratura e più forte contro infezione, malattia sintomatica e ricovero provocati dalla variante Delta», a paragone con l'immunità acquisita sottoponendosi al doppio «shot» di vaccino.
Nel dettaglio, gli scienziati hanno confrontato tre gruppi: gli immunizzati con due dosi mai contagiati, gli individui precedentemente infettati e non vaccinati e quelli che, in seguito al contagio, avevano ricevuto una dose di vaccino. Ne è emerso che i vaccinati non precedentemente infettati avevano un rischio maggiore di 13,06 volte d'infettarsi con la variante Delta, rispetto a quelli già infettati tra gennaio e febbraio 2021. Allungando il periodo di riferimento ai mesi tra marzo 2020 e febbraio 2021, si è constatato un affievolimento dell'immunità naturale, ma comunque, i vaccinati mai contagiati rischiavano 5,96 volte in più d'infettarsi e 7,13 di ammalarsi. Ed erano più esposti ai ricoveri rispetto ai soggetti entrati in contatto con il Covid in precedenza.
Ma allora, su che base scientifica è stato concepito il green pass all'italiana? Mario Draghi aveva giurato che il foglio verde avrebbe offerto la «garanzia di trovarsi tra persone che non sono contagiose». Falso, se il documento, anziché in virtù di un tampone negativo, viene rilasciato in seguito all'inoculazione del farmaco anti coronavirus. Non soltanto non c'è alcuna assicurazione che il vaccinato non sia positivo e contagioso, ma, addirittura, egli ha difese molto più fragili da infezione e sintomi della malattia, rispetto a chi ha acquisito l'immunità naturalmente. Che senso ha, quindi, conferire ai possessori del fantasmagorico lasciapassare uno status privilegiato? Alla fine, ha ragione chi, come Andrea Crisanti o Matteo Bassetti, ha subito gettato la maschera: il green pass non serve a prevenire i contagi, bensì a costringere la gente a vaccinarsi.
Lo studio israeliano, peraltro, proietta ulteriori ombre sulla rincorsa a inoculare i ragazzini, che corrono pochissimi pericoli se contraggono il Covid e che, incrociando il Sars-Cov-2, maturerebbero un'immunità più stabile e durevole di quella offerta dai vaccini. Si teme che, distogliendo gli aghi dai minori, il virus circoli in modo tanto sostenuto da generare ulteriori varianti? Finto problema: primo, come sta accadendo in Israele, che viaggi sui 10.000 casi al dì, il virus Delta circola anche con la stragrande maggioranza della popolazione vaccinata (e il green pass non può arginarlo); secondo, è altamente improbabile che una variante pericolosa emerga in Italia.
Dove, però, esperti e decisori politici sono inclini a ribellarsi alla logica. E così, ora si discute di prolungare da nove a 12 mesi la validità del pass verde, mentre, sempre da Israele (dove la mortalità sta sì scendendo tra i vaccinati e la terza dose sta ravvivando gli anticorpi sopiti), si apprende che l'immunità acquisita con i vaccini, vuoi fisiologicamente, vuoi per il ceppo indiano, cala dopo sei mesi. Il sonno della ragione genera Covid.
Continua a leggereRiduci
La Lombardia ha ricevuto richieste di risarcimento, ma non si sa chi deve valutarle (Stato o enti locali?) né chi sborserà, come prevede la Consulta: a Roma tutti tacciono.In Israele un nuovo studio prova che l'immunità naturale protegge fino a 13 volte di più di quella acquisita con la puntura: assurdo, quindi, accordare privilegi a chi ottiene la carta verde.Lo speciale contiene due articoli.Ci sono ancora molte domande senza risposta che ruotano attorno alla campagna vaccinale. Una su tutte riguarda gli effetti collaterali legati alle somministrazioni. Cosa succede se, una volta assunto il farmaco, si va incontro a serie complicazioni? La sentenza n. 118/2020 della Corte costituzionale (si veda La Verità del primo agosto) spiega che se i danni provocati da un vaccino la cui somministrazione (imposta o raccomandata che sia) è giustificata da un interesse collettivo, allora è la stessa collettività che dovrà farsene carico. Situazione che si applica quindi anche nel caso del vaccino per prevenire il Covid, che per il momento non è ancora stato reso obbligatorio. Ma, come spiega la Corte, in caso di reazione avversa il cittadino dovrà essere risarcito per il danno subito.La questione effetti collaterali derivanti dal siero è però da non sottovalutare, anche perché la stessa Regione Lombardia, nei giorni scorsi, aveva scritto ai vari direttori generali Asst e Ats come «stanno giungendo con intensità crescente alle nostre aziende richieste per indennizzo/risarcimento a seguito di somministrazioni di vaccino. Tali richieste, sostanzialmente tutte identiche, riferiscono il verificarsi di eventi successivi alla somministrazione del vaccino e sono trasmesse anche al ministero della Salute», si legge nella lettere di Regione Lombardia. Nel documento era stato inoltre anche specificato come ci fosse necessità di uniformità di comportamento tra tutte le Regioni. Si chiedeva dunque al ministero della Salute di intervenire dando delle linee guida e di condividere «il percorso da attuarsi». Inoltre, si era anche specificato come la Regione non avrebbe intrapreso nessun genere di azione se non avesse prima ricevuto indicazioni precise da Roma. La lettera riportava anche il rifermento alle legge 210/1992, che prevede indennizzi a favore di quanti hanno riportato danni a seguito di vaccinazioni obbligatorie (sentenza poi modificata dalla Corte costituzionale con la n. 118/2020): «È utile ricordare che la normativa vigente sugli indennizzi prevede un riconoscimento economico a favore di chiunque abbia riportato lesioni o infermità, dalle quali sia derivata una menomazione permanente della integrità psicofisica, seppur non riferibile a responsabilità di alcuno, a seguito di vaccinazioni: obbligatorie per legge o per ordinanza di una autorità sanitaria e non obbligatorie», continua la lettera di Regione Lombardia. Ma quanti sono gli italiani che hanno avuto reazioni negative al siero?Secondo il settimo rapporto sulla sorveglianza dei vaccini Covid, pubblicato dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), al 26 luglio 2021 sono state inserite 128 segnalazioni ogni 100.000 dosi somministrate, indipendentemente dal vaccino e dalla dose somministrata. «La maggior parte degli eventi avversi segnalati sono classificati come non gravi (87,1%) che si risolvono completamente e solo in minor misura come gravi (12,8%), con esito in risoluzione completa o miglioramento nella maggior parte dei casi», si legge nel report. Nel caso di effetti gravi al momento l'Aifa segnala come ci sono sette casi (2,4 % del totale), la cui causalità risulta correlabile (alla somministrazione del vaccino). E «il tasso di segnalazione nella fascia di età tra i 12 e i 19 anni è di 27 eventi avversi ogni 100.000 dosi somministrate (alla data del 26/07/2021, il vaccino Comirnaty è l'unico approvato a partire dai 12 anni di età; Spikevax è stato approvato per la fascia di età tra i 12 e i 17 anni il 28/07/2021). La distribuzione per tipologia degli eventi avversi non è sostanzialmente diversa da quella osservata per tutte le altre classi di età». I dati riportati hanno dunque come arco finale di osservazione luglio. Essendo però la fine di agosto, con la campagna vaccinale andata avanti, si può presupporre che le segnalazioni di reazioni avverse saranno aumentate. E la stessa Regione Lombardia avrà ricevuto un numero maggiore di richieste di risarcimento. Il problema in tutta questa questione è la mancanza di chiarezza: chi valuta la fattibilità di queste domande? Secondo quali criteri? A che procedura devono sottoporsi i cittadini interessanti? Varia da Regione a Regione o c'è un canale unico centrale per smistare le varie richieste? Come sta rispondendo il ministero della Salute alle varie richieste di risarcimento? Sta sviluppando un piano nazionale? Domande alle quali per il momento non c'è una risposta. Nessuno infatti, (complice magari anche il mese di agosto) è stato in grado di fornire delucidazioni precise a tutti quei cittadini che stanno inviando richieste di risarcimento. La mancanza di chiarezza è un problema. E fa parte di una più ampia gestione della campagna vaccinale. Si continuano infatti a fare sforzi titanici, a escogitare strategie di comunicazione per cercare di convincere gli indecisi e i contrari, ma si tralasciano dettagli che potrebbero veramente fare la differenza. Lasciare delle zone d'ombra è un errore che potrebbe avere delle ripercussioni negative sulla campagna vaccinale. Cercare di fornire con chiarezza tutti i dati disponibili sugli effetti negativi del vaccino (come esistono per qualsiasi altro farmaco), spiegare come inoltrare le domande (chi è l'ente preposto), quale sarà l'iter da seguire, chi analizzerà la richiesta e la possibile conclusione a cui si va in contro, aiuterebbe sicuramente il processo vaccinale. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/ministero-pagare-vittime-farmaco-2654805205.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="da-israele-una-legnata-al-green-pass" data-post-id="2654805205" data-published-at="1630002041" data-use-pagination="False"> Da Israele una legnata al green pass Israele non smette di riservare sorprese. Uno studio, condotto nel Paese mediorientale, supervisionato dal Maccabi healthcare services e ora in attesa di revisione paritaria, dimostra che, in presenza della variante Delta, i vaccinati con due dosi, mai venuti in contatto con il Sars-Cov-2, rischiano 13 volte di più di infettarsi, rispetto a chi è già stato positivo nei mesi in cui la Delta non dilagava in Israele. Le evidenze provano anche che, in quei soggetti, aumenta sensibilmente il rischio di sviluppare dei sintomi. La conclusione, tratta dagli stessi autori della ricerca, è che «l'immunità naturale conferisce un protezione più duratura e più forte contro infezione, malattia sintomatica e ricovero provocati dalla variante Delta», a paragone con l'immunità acquisita sottoponendosi al doppio «shot» di vaccino. Nel dettaglio, gli scienziati hanno confrontato tre gruppi: gli immunizzati con due dosi mai contagiati, gli individui precedentemente infettati e non vaccinati e quelli che, in seguito al contagio, avevano ricevuto una dose di vaccino. Ne è emerso che i vaccinati non precedentemente infettati avevano un rischio maggiore di 13,06 volte d'infettarsi con la variante Delta, rispetto a quelli già infettati tra gennaio e febbraio 2021. Allungando il periodo di riferimento ai mesi tra marzo 2020 e febbraio 2021, si è constatato un affievolimento dell'immunità naturale, ma comunque, i vaccinati mai contagiati rischiavano 5,96 volte in più d'infettarsi e 7,13 di ammalarsi. Ed erano più esposti ai ricoveri rispetto ai soggetti entrati in contatto con il Covid in precedenza. Ma allora, su che base scientifica è stato concepito il green pass all'italiana? Mario Draghi aveva giurato che il foglio verde avrebbe offerto la «garanzia di trovarsi tra persone che non sono contagiose». Falso, se il documento, anziché in virtù di un tampone negativo, viene rilasciato in seguito all'inoculazione del farmaco anti coronavirus. Non soltanto non c'è alcuna assicurazione che il vaccinato non sia positivo e contagioso, ma, addirittura, egli ha difese molto più fragili da infezione e sintomi della malattia, rispetto a chi ha acquisito l'immunità naturalmente. Che senso ha, quindi, conferire ai possessori del fantasmagorico lasciapassare uno status privilegiato? Alla fine, ha ragione chi, come Andrea Crisanti o Matteo Bassetti, ha subito gettato la maschera: il green pass non serve a prevenire i contagi, bensì a costringere la gente a vaccinarsi. Lo studio israeliano, peraltro, proietta ulteriori ombre sulla rincorsa a inoculare i ragazzini, che corrono pochissimi pericoli se contraggono il Covid e che, incrociando il Sars-Cov-2, maturerebbero un'immunità più stabile e durevole di quella offerta dai vaccini. Si teme che, distogliendo gli aghi dai minori, il virus circoli in modo tanto sostenuto da generare ulteriori varianti? Finto problema: primo, come sta accadendo in Israele, che viaggi sui 10.000 casi al dì, il virus Delta circola anche con la stragrande maggioranza della popolazione vaccinata (e il green pass non può arginarlo); secondo, è altamente improbabile che una variante pericolosa emerga in Italia. Dove, però, esperti e decisori politici sono inclini a ribellarsi alla logica. E così, ora si discute di prolungare da nove a 12 mesi la validità del pass verde, mentre, sempre da Israele (dove la mortalità sta sì scendendo tra i vaccinati e la terza dose sta ravvivando gli anticorpi sopiti), si apprende che l'immunità acquisita con i vaccini, vuoi fisiologicamente, vuoi per il ceppo indiano, cala dopo sei mesi. Il sonno della ragione genera Covid.
Giorgia Meloni (Ansa)
La realtà è che oggi la magistratura è subordinata alla politica, atteso che una parte dei membri del Csm viene lottizzata tra i partiti politici e l’altra parte viene decisa dalle correnti ideologizzate dalla magistratura che sono due cose che noi togliamo. Abbiamo avuto magistrati che dimenticavano i detenuti in carcere, magistrati che condannavano persone innocenti e che non dovevano mai rispondere del loro lavoro. Ecco, noi stiamo facendo una riforma che consente di trovarsi di fronte a un giudice che sta lì per merito e non per spartizione correntizia».
Mancano poche ore al tanto atteso appuntamento politico ed elettorale dell’anno. Il voto è indetto per domani e lunedì, con i seggi aperti dalle 7 alle 23 nella giornata di domenica e dalle 7 alle 15 il lunedì.
Il quesito è chiaro: «Approvate il testo della legge di revisione dal titolo «Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare?». La legge, che modifica sette articoli della Costituzione, è stata approvata dal Parlamento con una maggioranza inferiore ai due terzi, e quindi dovrà essere confermata o respinta dal voto popolare. Non si tratta, quindi, di cancellare una norma esistente, ma di confermare o respingere una legge di revisione costituzionale già approvata dal Parlamento.
È un referendum popolare confermativo e a differenza dei referendum abrogativi, questa consultazione non prevede il quorum: ciò significa che il risultato sarà valido indipendentemente dal numero dei votanti. A contare sarà esclusivamente la maggioranza dei voti validamente espressi.
La riforma Nordio introduce nella Costituzione il principio delle «distinte carriere» tra i giudici, cioè i magistrati che decidono le cause, e i pubblici ministeri, cioè i magistrati che conducono le indagini e rappresentano l’accusa nel processo penale. Attualmente giudici e pm fanno parte di un unico ordine: sostengono lo stesso concorso e svolgono un tirocinio comune, dopodiché scelgono quale dei due ruoli ricoprire. Talvolta possono anche «traslocare» da una funzione all’altra. Con la riforma, giudici e pm apparterrebbero a due corpi diversi, la magistratura giudicante e la magistratura requirente, con concorsi e percorsi professionali separati: ovviamente non sarebbe più consentito il passaggio da un ruolo all’altro.
Poi c’è il nodo Csm. Attualmente le carriere di giudici e pm sono gestite dal Consiglio superiore della magistratura, composto da 20 magistrati (5 pm e 15 giudici) eletti dai colleghi e da 10 professori universitari e avvocati eletti dal Parlamento, i cosiddetti «laici». Il Csm garantisce l’indipendenza dei magistrati occupandosi, al posto del governo, di tutti gli aspetti della loro vita professionale: promozioni, trasferimenti, aspettative, scatti di stipendio, sanzioni disciplinari. Con la riforma i Csm diventerebbero due, uno per i giudici e uno per i pm.
Per i cittadini all’estero vale il voto per corrispondenza. Dopo aver votato, l’elettore deve rispedire il plico al consolato entro i termini indicati, affinché la scheda possa arrivare in Italia in tempo per lo scrutinio. Ed errori o brogli spesso qui sono in agguato.
Più complicata la situazione dei fuorisede. Per loro, l’unico modo di votare è rientrare nel proprio Comune. «L’Italia è l’unico Paese europeo a non disporre del voto a distanza», protestano i fuorisede, che ieri hanno promosso una mobilitazione a Roma e Milano con un finto seggio elettorale per un voto simbolico. Stesse scene a Napoli e Verona: «I costi per tornare nelle nostre città sono esorbitanti». Secondo il governo non c’erano i «tempi tecnici» per introdurre misure diverse.
Continua a leggereRiduci
Un problema che il governo sta provando a risolvere con l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare indipendente da Palazzo Bachelet. Una riforma che gli italiani, con il referendum del 22 e 23 marzo, dovranno approvare o bocciare. Nel 2020 l’allora moglie, una donna sudamericana, aveva denunciato Fresa per violenza, dopo essersi presentata con un occhio nero al pronto soccorso, ma poi ha ritirato la querela, facendo chiudere il procedimento per percosse e maltrattamenti in famiglia. Poi ha presentato una seconda denuncia, e si è recentemente opposta all’archiviazione. La vicenda è finita davanti alla sezione disciplinare del Csm, che ha riservato a Fresa un buffetto, togliendogli due mesi di anzianità professionale per le lesioni causate all’ex moglie. Il magistrato, come rilevano gli atti del procedimento, «pur negando di avere agito intenzionalmente, ha ammesso di avere esercitato un’azione violenta in danno della moglie» e ha riconosciuto di «avere bisogno di un supporto psicologico, reso evidentemente necessario dalla sua incapacità di controllare i propri impulsi violenti».
Sembra preistoria il periodo delle battaglie civili di Fresa. Da segretario regionale del Lazio della corrente progressista dei Verdi era stato tra i primi a sollevare la questione morale dentro la magistratura e quando conquistò un seggio dentro al Csm, da giudice disciplinare, fu particolarmente inflessibile. Negli anni successivi si distinse per le prese di posizione politiche: difese i colleghi che stavano processando Silvio Berlusconi dagli attacchi, plaudì la bocciatura del lodo Alfano da parte della Consulta e firmò un documento di Magistratura democratica che criticava Beppe Grillo per «le offese volgari e sessiste» rivolte a Laura Boldrini. Ma se in pubblico Fresa era un campione della sinistra in privato ha avuto un rapporto complesso con il gentil sesso e, dopo l’incidente del 2020, ci sarebbe ricascato. Le vicende coinvolgono per lo più donne straniere provenienti da Paesi come l’Ucraina o l’Iran. Insomma persone spesso alla disperata ricerca di una vita migliore. E che possono avere visto in Fresa un salvatore. Lui ne ha assunte diverse come badanti o infermiere a causa di alcuni suoi problemi di salute. Dal 2020, come abbiamo raccontato a gennaio, sono stati aperti altri due fascicoli penali per presunte violenze perpetrate dall’uomo, uno a Roma su richiesta sempre dell’ex coniuge e un altro a Civitavecchia, quando la cinquantenne N., nell’estate del 2024, è stata ritrovata ferita sul lungomare di Fregene in stato confusionale dopo una serata ad alto tasso alcolico trascorsa con Fresa (da lei definito, in un messaggio, «pericoloso»). Sentita in audizione protetta dai carabinieri, N. ha, però, deciso di non sporgere denuncia, portando all’archiviazione del fascicolo iscritto per il reato di percosse. La vicenda è stata oggetto nella primavera del 2025 di un articoletto nella cronaca di Roma di Repubblica e, successivamente la palla è passata alla prima commissione del Csm per la valutazione di un’eventuale incompatibilità ambientale.
La pratica è stata archiviata dopo che il procuratore generale della Cassazione Piero Gaeta ha deciso di non promuovere alcuna azione disciplinare e ha giustificato tale decisione con le richieste di archiviazione in sede penale. Gaeta, a proposito del collega d’ufficio (lavorano entrambi al Palazzaccio), non ha rilevato nemmeno l’incompatibilità ambientale, non essendoci stato lo «strepitus» mediatico. Il Pg ha precisato di avere «limitato le funzioni interne» di Fresa in ragione di «queste problematiche che allora emersero e che ora si sono ripetute». Il Csm ha riconosciuto che «i fatti posti all’attenzione dell’autorità giudiziaria di Civitavecchia non risultano oggetto di alcuna divulgazione» e ha disposto l’archiviazione. Fresa è così rimasto al suo posto con lo stipendio invariato. Ma come rivelano carte e audio depositati agli atti dei procedimenti romani (ce n’è uno anche in sede civile) Fresa non ha risolto i suoi problemi con le donne. Che, anzi, se possibile, sembrano essersi aggravati. A colpirci è stata soprattutto una surreale discussione avvenuta il 7 marzo 2024 in piazza Cavour, davanti alla Cassazione, in mezzo alla gente. I protagonisti sono Fresa e una delle sue presunte amanti, una sessantenne iraniana, M., che in quel momento sta tra trasportando l’uomo con la sua auto. Al culmine di un litigio, il magistrato telefona all’ex moglie, che chiameremo B., che accende prontamente il registratore. In quel momento la donna persiana giura di essere stata picchiata, ma, in Tribunale, non ha confermato l’accusa. In ogni caso, dai file, emerge il carattere collerico di Fresa, che alterna momenti di apparente calma ad altri di perdita di controllo. L’uomo dice a B., in presenza dell’iraniana: «Io ti chiedo perdono di tutti i miei peccati». L’ex consorte domanda di chi sia l’altra voce e il magistrato replica: «Non ti preoccupare, ne parliamo dopo, stasera a casa. Cerchiamo di fare la pace e andiamo avanti insieme…». La donna medio-orientale urla in sottofondo: «Mi ha menato, mi ha menato!». La toga quasi incolpa B., la quale, con la prima denuncia, gli avrebbe causato l’imbarazzante nomea: «Vedi, questo è il risultato. Hai capito? Perché adesso ogni donna fa così!». L’«autista» non desiste e strilla cercando di comunicare con l’ex coniuge: «Come puoi stare con questo uomo schifoso?». Quindi aggiunge: «Sei una donna meravigliosa. Lui è un puttaniero (sic, ndr)». Il 7 marzo 2024 Fresa sa che l’accusa non può sorprendere B.. Infatti, l’ex compagna ha consegnato in Tribunale anche una registrazione in cui l’ex marito le faceva proposte oscene: «Dai facciamo una cosa pazza […] chiamiamo qualcuna», avrebbe detto. Sentendosi rispondere così: «Non è normale che mi proponi di chiamare una prostituta per scopare adesso con noi dal nulla. C’è nostro figlio a casa».
Per questo Fresa dice a M., riferendosi all’ex consorte: «Vabbè! Lo sa purtroppo (che è un “puttaniero”, ndr). Ma anche se lo sa, io e lei supereremo ogni problema, nel nome di Dio». Il magistrato, a questo punto, prova a mettere a tacere la sua accusatrice: «Stai zitta! hai capito? Zitta!». Poi torna a parlare all’ex consorte con tono gentile: «Senti facciamo la pace e io ti prometto che queste schifose non le vedo più in vita mia!». M. esplode: «Chi è schifosa?». Fresa assicura che l’insulto è riferito all’amante-infermiera ucraina («con una retribuzione personale di oltre 2.000 euro mensili», si legge in una memoria), la stessa che quattro mesi dopo sarà trovata malconcia dai carabinieri sul lungomare di Fregene: «N. è schifosa!». A un certo punto, di fronte al gran vociare e forse per una richiesta di intervento di M., entrano in azione i carabinieri del Palazzaccio per riportare un po’ di calma in piazza Cavour. Fresa fa subito sapere di essere un magistrato e che la donna che lo accusa, avrebbe «dei precedenti». Il consigliere spiega: «Questa signora […] è andata a fare la babysitter per un calciatore e lo ha denunciato, non denunciato, lo ha ricattato […] cerchiamo di calmarla […] voi avete modo di farci fare la pace formalmente?». Quindi avverte: «Questa è un’estorsione che sto subendo». In un altro audio Fresa viene registrato mentre fa al piccolo figlio maschio un discorso da patriarca che farà sanguinare le orecchie dei paladini della cultura woke. Dopo avere ricevuto una richiesta di soldi da parte dell’ex moglie, denari che servirebbero per portare il bambino al cinema, Fresa sbotta: «Io ho pagato a mamma 40 euro per farti prendere un aperitivo, adesso. E mamma mi sta trattando così, dopo che io le ho dato soldi, che tolgo a me, a te, a tutti, perché io sto nella m…, nei guai con i soldi. Non c’ho più un soldo grazie a mamma tua che sta facendo la bella vita da anni sulle spalle di papà. Perché papà lavora, suda, fatica, si stressa e mamma sta tranquilla, bella, ingrassa, mangia, beve e fa casino. È normale una vita del genere?». Il bambino, avvilito, risponde che non lo è e il padre lo incalza: «Allora dovresti cercare tu di crescere in fretta e far capire a mamma che sta sbagliando. Perché non è possibile. È una vita da delinquenti». A questo punto la toga pronuncia la frase che potrebbe far svenire generazioni di femministe, quella sulla «classica straniera morta di fame». In un altro dialogo il padre si accomiata dal figlio con tono teatrale, questa volta lasciando stecchiti gli allievi di Maria Montessori e Jean Piaget: «Papà non ti vede più». Il piccolo non capisce: «Perché?». Fresa continua: «Tu l’hai buttato a terra, a papà. Hai cercato di ucciderlo, a papà». La madre interviene: «Lui non ha cercato... non dire queste cose sennò lo traumatizzi. Lui ha usato violenza, perché è quello che vede». A questo punto Fresa inizia a urlare. Il piccolo, in un altro audio, racconta alla madre e a un’altra donna: «Mio papà ha sbattuto N. nel muro fortissimo e l’ha menata come se un leone stava uccidendo N. così». In un’altra conversazione B. chiede al magistrato i soldi per pagare una lastra per il figlio. Ma Fresa non ci sente. La donna si lamenta, avendo scoperto un presunto acquisto dell’uomo presso un orefice: «Ma ti sembra normale che io mi devo umiliare per chiedere i soldi per fare la lastra al bambino quando spendi 8.000 euro con un gioiello? È tuo figlio!». Il magistrato grida: «Quanto cazzo ti serve?». E aggiunge: «Devo andare al centro a pagare, hai capito? Devo pagare i cazzi miei, hai capito?». Nella memoria presentata al Tribunale civile di Roma Sezione famiglia il 20 novembre 2025 i difensori di Fresa si oppongono alla modifica delle condizioni della separazione richieste dall’ex compagna poiché non vi sarebbero ragioni per impedire gli incontri padre/figlio, né per aumentare di 1.000 euro la cifra disposta per il mantenimento, evidenziando come le accuse mosse dall’ex coniuge siano sempre state archiviate in sede penale e abbiano soltanto esposto Fresa al rilievo disciplinare pregiudicandone l’immagine professionale. I difensori hanno anche evidenziato l’inverosimiglianza delle accuse di aggressione fatte dalla donna essendo Fresa afflitto da una importante disabilità che gli impedirebbe di cagionare lesioni. Gli assistenti sociali dell’ufficio Gruppo integrato lavoro per la prevenzione del disagio minorile di Roma Capitale, a novembre, hanno inviato una relazione al Tribunale sul figlio della coppia: «In conclusione si può affermare, che allo stato attuale, non emergono elementi che indichino rischio o pregiudizio per il minore nei due contesti di vita (a casa del padre e della madre, ndr). Per il futuro si suggerisce un monitoraggio periodico della sua situazione scolastica». Forse i genitori della famiglia del bosco dovrebbero trasferirsi nella Capitale.
Continua a leggereRiduci
Chuck Norris (Ansa)
Parliamo della cosiddetta «America profonda», generosa e al tempo stesso prepotente, devota alle libertà individuali e pervasa da un senso spiccio della giustizia, cultrice della proprietà privata e sostenitrice del diritto di ogni cittadino a girare armato. Con la trentina di film da lui interpretati e i quasi 200 episodi - tra il 1993 e il 2001 - della celebre serie televisiva Walker Texas Ranger, Chuck (Carlos Ray all’anagrafe) Norris ha realizzato numerose imprese, la principale delle quali, appunto, è quella di avere rafforzato l’egemonia statunitense nell’immaginario globale portando nel contemporaneo la figura sempiterna del cowboy; o meglio ancora dello sceriffo, di colui che si riconosce totalmente nel proprio Paese e nei suoi valori fondanti, nei quali ha una fiducia tale da non essere mai colto da dubbi sulla bontà e sulla portata universale di quei principi e da non conoscere incertezze riguardo a ciò che sia giusto fare e a come si debba agire.
Nato in Oklahoma il 10 marzo del 1940, tre mogli e sette figli (più una figlia, Dina, nata nel 1963 da una relazione extraconiugale), Norris non è stato soltanto un attore ma anche un campione di arti marziali (era cintura nera di svariate discipline tra cui karate, taekwondo e jiu-jitsu brasiliano) e non può quindi essere considerato casuale che la scena più famosa da lui girata al cinema sia quella in cui combatte contro Bruce Lee all’interno del Colosseo (nel film L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente del 1972, diretto dallo stesso Bruce Lee). A suo modo è stato pure un attivista politico, manifestando sempre il proprio supporto al Partito repubblicano e appoggiando da ultimo anche Donald Trump (finendo così per essere scambiato - per motivi di somiglianza fisica - con uno dei partecipanti all’assalto al Campidoglio del 2021).
Dicevamo delle sue tante imprese: essendo uno di quegli attori che, per la loro fisicità e la loro presenza, definiscono i lavori di cui sono protagonisti, facendosi cucire i film addosso da regista e sceneggiatori, si può senz’altro affermare che Norris abbia in qualche modo codificato l’action movie, dato vita al «picchiaduro» prima che divenisse un fortunato genere dei videogiochi, preparato il terreno per suoi famosi epigoni come Steven Seagal, Jean-Claude Van Damme e Dolph Lundgren, ma anche - con pellicole quali Commando Black Tigers (1978), Terrore in città (1982), Una Magnum per McQuade (1983, colonna sonora del compositore romano Francesco De Masi) e Rombo di tuono (1984) - anticipato il Rambo di Sylvester Stallone e il Commando di Arnold Schwarzenegger. Insomma, il tragitto percorso dal walker, dal camminatore, è stato assai movimentato e decisamente lungo, e le orme da lui lasciate sugli schermi sono destinate a rimanere. Piaccia o no.
Continua a leggereRiduci