Caso Minetti, la Procura: «Non ci sono elementi per cambiare idea sulla clemenza»

Mentre in Uruguay si scopre che la madre biologica del bambino adottato da Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani aveva una condanna per omicidio durante una rapina, e mentre le carte dell’Inau (istituto per l’infanzia) ridimensionano il ruolo dell’avvocata morta nel 2024 - che non si oppose all’adozione piena l’anno precedente -, a Milano i primi riscontri arrivati dall’estero non hanno incrinato di un millimetro l’impianto su cui era stata concessa la grazia dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Anzi, proprio ieri la Procura generale ha fatto sapere di non aver ricevuto dall’Interpol elementi significativi tali da ribaltare il parere favorevole già espresso sulla grazia concessa dal Quirinale.
È un passaggio che pesa anche sull’inchiesta del Fatto Quotidiano, che a questo punto rischia di ridimensionarsi molto rispetto alle premesse delle scorse settimane. Qualche verifica in più sulle fonti uruguaiane e sugli atti già disponibili avrebbe forse evitato di riaprire una vicenda delicatissima che riguarda un bambino malato.
Del resto, il dato è rilevante. Se dalle prime risposte fosse emerso «un elemento immediatamente ostativo», gli uffici guidati dalla procuratrice generale Francesca Nanni, con il sostituto pg Gaetano Brusa, lo avrebbero trasmesso subito al ministero della Giustizia e da lì al Quirinale. Certo, gli accertamenti non sono conclusi, ma per ora non c’è un fatto capace di imporre una modifica del giudizio già dato sulla domanda di clemenza.
Va ricordato che le verifiche affidate all’Interpol riguardano la regolarità della procedura di adozione in Uruguay, la posizione giudiziaria di Minetti e Cipriani all’estero, gli spostamenti tra Uruguay, Italia, Ibiza e Stati Uniti, e il profilo personale dell’ex consigliera regionale: cioè se dopo le condanne per i casi Ruby e Rimborsopoli, abbia davvero preso le distanze dalla vita precedente, senza nuove pendenze e con un percorso stabile di reinserimento. Dai primi accertamenti non risultano precedenti penali, denunce o indagini in corso per favoreggiamento della prostituzione in Uruguay e in Spagna a carico di Minetti e del compagno.
I legali, Emanuele Fisicaro e Antonella Calcaterra, hanno depositato nuova documentazione alla Procura generale, integrando gli atti già prodotti. In una nota, annunciano di aver preso atto che i primi accertamenti sembrano confermare il parere favorevole sulla grazia. Allo stesso tempo accusano alcuni media di ignorare i documenti depositati e annunciano azioni giudiziarie a tutela dei danneggiati e della privacy del bambino.
Nel frattempo, dall’Uruguay arrivano nuovi elementi sulla storia familiare del minore. I giornali locali continuano a ricostruire il profilo di María de los Ángeles González Colinet, madre biologica del bambino, oggi scomparsa. La donna era una tossicodipendente e aveva precedenti penali, compresa una condanna per omicidio durante una rapina. Dopo quella vicenda sarebbe tornata in carcere per il furto in un esercizio commerciale a Maldonado.
E spunta anche un’altra testimonianza. Un ex compagno della donna sostiene che González Colinet avrebbe provato a occuparsi del bambino nei primi mesi di vita e che sarebbe andata più volte al centro dell’Inau per vederlo. L’uomo racconta di averla accompagnata e che, dopo alcuni accessi consentiti, le sarebbe stato impedito di entrare. Dall’Inau invitano però alla cautela: finché l’inchiesta amministrativa interna non sarà conclusa «non possiamo sapere cosa sia vero e cosa no», anche perché i fatti risalgono a una precedente amministrazione. I registri dell’ospedale Pereira Rossell indicano che la madre rimase con il neonato per i primi otto giorni; poi intervenne l’Inau e i contatti non furono più continui. Di sicuro il padre biologico, Antonio Javier Cozar Vicente, non è mai stato trovato.
C’è poi il capitolo Ana Mercedes Nieto, l’avvocata morta nel 2024 in un incendio con il marito, Mario Cabrera. Qui la novità è rilevante perché corregge alcune ricostruzioni circolate nei giorni scorsi. Sempre secondo un rapporto dell’Inau, Nieto intervenne nel procedimento come avvocata d’ufficio del padre biologico. La sua fu però una difesa tecnica: non presentò alternative alla revoca della potestà genitoriale, non si oppose all’adozione piena e non mise mai in discussione la situazione di abbandono del minore, la dichiarazione di adottabilità o l’idoneità della famiglia Cipriani. In altre parole, Nieto non risulta dalle carte come una figura che cercò di bloccare l’adozione.
Resta poi ancora aperta l’audit interno dell’Inau. L’ente vuole verificare perché sia stata esclusa l’altra famiglia uruguaiana interessata. Secondo alcuni quotidiani di Montevideo, la coppia aveva ricevuto una valutazione tecnica positiva, ma a carico dell’uomo risultava una denuncia per maltrattamenti presentata da un’ex compagna. Non va mai dimenticato che la sentenza definitiva di adozione, aveva valorizzato il legame affettivo costruito dal bambino con Minetti e Cipriani: li chiamava «mamma» e «papà». Infine, non ci sono dubbi che anche sul fronte sanitario la scelta di Boston fosse coerente con la gravità del caso: il Boston Children’s Hospital è una struttura di riferimento, mentre il ricorso preliminare a specialisti di fiducia del San Raffaele e dell’Ospedale di Padova rientrava in una normale valutazione prima di un intervento delicato. Cade così anche la ricostruzione secondo cui la coppia non si sarebbe rivolta a medici in Italia. Un dettaglio che, raccontato diversamente, ha contribuito ad alimentare tanto rumore per nulla.
Ma il caso Minetti crea scompiglio anche in tv. Secondo l’Adnkronos, da Mediaset trapela dispiacere per la decisione del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, di intraprendere un’azione risarcitoria nei confronti di Bianca Berlinguer e dell’azienda: «Nessuna indulgenza verso le parole di Sigfrido Ranucci, ma in diretta tutto può accadere e il ministro ha potuto smentire».





