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Under Salt Marsh (Sky)
La miniserie britannica intreccia un omicidio e la violenza degli eventi naturali. Jackie Eliss, ex detective caduta in disgrazia, torna a indagare su due morti forse collegate, mentre una tempesta incombe minacciando di cancellare prove e verità.
Sono due gialli che muovono paralleli, quello tradizionale e quello legato all'imperscrutabilità degli eventi naturali. Under salt marsh, miniserie britannica, su Sky dalla prima serata di lunedì 2 febbraio, è stata costruita così da tenere insieme due misteri, ed uno farlo volare sopra la testa di uomini che non possono tutto.
La natura, la sua violenza improvvisa, è protagonista al fianco di una comunità tradizionale, scossa da un omicidio quasi perfetto. O, quanto meno, di un omicidio che sarebbe stato perfetto, se non fosse intervenuta la natura.Il mare, in un giorno di tempesta, ha portato sulle rive del Galles un corpo, lo spettro di una morte innaturale. E, pure, la certezza che l'indagine non sarebbe stata semplice. Jackie Eliss l'ha capito fin dal primo momento.
Lo ha sentito sulla propria pelle, lei che aveva cercato di dimenticare il passato, gli sbagli, gli errori. La Eliss era detective a Morfa Halen, cittadina immaginaria, arroccata sui paesaggi del Galles, quando un'altra morte ha messo a soqquadro la sua vita. Allora, c'era la stessa violenza, ma poche certezze. Jackie Eliss non è riuscita a capire chi fosse il responsabile di una tale brutalità, perché, soprattutto. Qualche ipotesi l'ha azzardata, qualcosa lo ha pensato. Ma, a conti fatti, non ha saputo portare dalla sua prove certe e inconfutabili. Così, il paese le ha voltato le spalle e la sua famiglia con lui. La Eliss ha perso il marito, la stima della figlia e il lavoro. Tre anni più tardi, è la stessa donna, ma il mestiere è un altro, le insicurezze aumentate.Jackie Eliss, quando il secondo cadavere piomba a Morfa Halen, non è più una detective, ma un'insegnante, cui l'ostracismo dei suoi concittadini ha provocato una tristezza latente. Sola, senza lo scopo di un mestiere che era vocazione, vorrebbe tenersi alla larga da quell'altro mistero. Ma qualcosa, una sensazione sottile sottopelle, le dice che le morti, pur passati anni, sono connesse. Ed è in nome di questa connessione, della voglia di capire cosa sia successo e redimere con ciò se stessa e i propri errori, che la Eliss decide di tornare a investigare. Senza l'ufficialità del ruolo, senza gli strumenti consoni. Senza aiuti, ma con una determinazione tipica del genere cui Under salt marsh appartiene.
Lo show, in quattro episodi, rincorre la velocità del giallo, del thriller, rincorrendo parimenti quella del cataclisma. Perché c'è altro a rendere il mistero più inquietante: la minaccia incombente di una tempesta senza precedenti, decisa a distruggere ogni prova che possa condurre alla verità.
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Dopo aver chiesto di abolire il carcere e «okkupare» le case, l'eurodeputata Avs palpita per Askatasuna.
Francesco Vecchi (Imagoeconomica)
Il nuovo libro di Francesco Vecchi dimostra come il green e il boom digitale siano insostenibili.
Il peso della Terra (144 pagine, Piemme) di Francesco Vecchi è uno di quei libri che arrivano nel momento giusto, quando una narrazione dominante mostra tutte le sue crepe. In un’epoca che si racconta come sempre più leggera, digitale, sostenibile e immateriale, il conduttore di Mattino 5 compie un gesto intellettuale controcorrente e necessario: ci costringe a guardare il mondo per ciò che è davvero, un mondo pesante, fatto di materia, di scavi, di risorse finite e di conflitti per il loro controllo.
Il punto di partenza è volutamente semplice, quasi disarmante: anche una vita occidentale moderata, lontana da eccessi e lusso sfrenato, richiede ogni anno «8 tonnellate di sabbia, una tonnellata di metalli puri, tra cui rame, ferro e alluminio, 400 chili di acciaio, 100 chili di plastica, 8 tonnellate di carbone, 1.200 litri di petrolio». A testa. Chi ce li fornisce? Come viene trasportato e lavorato tutto questo ben di Dio? Se rispondiamo a queste domande, si legge nel libro, si capisce subito che la transizione ecologica e quella digitale non stanno affatto smaterializzando la nostra civiltà, ma la stanno rendendo ancora più dipendente dalle materie prime. Auto elettriche, pale eoliche, pannelli solari, batterie, microchip, Intelligenza artificiale: ogni simbolo del futuro verde e tecnologico ha alle spalle miniere, esplosivi, solventi chimici, consumo d’acqua e distruzione del territorio. Quello che mostra Vecchi è come il sogno di un’economia circolare autosufficiente si scontri con una realtà fatta di appetiti crescenti e filiere fragili.
L’umanità oggi muove più terra di tutti i fenomeni naturali messi insieme. La domanda di rame, litio, acciaio e silicio cresce a ritmi incompatibili con l’idea di una transizione rapida e indolore. Evidente quindi l’ipocrisia occidentale. L’Europa, spiega il giornalista e volto di Canale 5, ha progressivamente reso impossibile estrarre e lavorare materie prime sul proprio territorio, senza per questo ridurne il consumo. Il risultato è una dipendenza sempre maggiore da Paesi che non condividono gli stessi vincoli ambientali e politici. Cina, Africa, Sud America diventano lo stomaco e l’intestino di una civiltà che vuole essere solo testa e schermo. La transizione verde, così come viene oggi immaginata, rischia quindi di aumentare le disuguaglianze globali e di spostare semplicemente l’inquinamento altrove.
In particolare Pechino ha costruito nel tempo una posizione dominante che l’Occidente ha sottovalutato, quando non direttamente favorito. E ora scopriamo che il controllo delle materie prime è destinato a diventare uno dei principali terreni di scontro geopolitico dei prossimi decenni, nonché fonte di criminalità se pensiamo ai furti di rame dalle colonnine elettriche.
Ecco, per Vecchi non ci sono ricette miracolose né inviti a tornare indietro. L’autore non contesta la necessità della transizione energetica, ma mette in guardia contro la fretta, l’ideologia e la rimozione dei costi reali. Il messaggio, in fondo, è di buon senso: non si governa il futuro ignorando il peso della materia. E soprattutto non si difende la propria libertà delegando ad altri il controllo delle risorse che la rendono possibile.
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Un episodio che fa ordine nel caos di ricostruzioni e indiscrezioni sul delitto di Garlasco. Parliamo del filone Venditti, delle decisioni della Cassazione sui sequestri, del libro di Vitelli e delle gravi lacune investigative emerse nel tempo. Francesco Borgonovo, Gianluca Zanella e Fabio Amendolara fanno luce su errori, omissioni e responsabilità che ancora oggi pesano sulla verità del caso.







