
Antonio Razzi, l'ex senatore reso immortale da Maurizio Crozza sbarca in tv, sul Nove: «In Corea ho sbalordito Salvini, ma nessuno mi ha ringraziato».Antonio Razzi veste la divisa del senatore. Ha i baffi d'ordinanza, la giacca e la cravatta. Ma il titolo lo ha perso alla fine del gennaio scorso, quando Forza Italia ha deciso di non ricandidarlo. «È stata un'amara delusione. Ho letto sui giornali che il mio partito non mi avrebbe ricandidato», dice, mesto, condendo la decisione di Fi con congetture inerenti la propria popolarità. «Per strada la gente mi ferma, faccio centinaia di foto al giorno», sostiene Razzi che, senza perdersi d'animo, ha deciso di capitalizzare il lascito di Crozza, trasformandosi nella sua creatura.Sul Nove, insieme a Saverio Raimondo, l'ex senatore ha preso la conduzione di Razzi vostri. Una piccola striscia quotidiana che, in onda dalle 21.20 dello scorso lunedì, ripropone i tormentoni del genovese, con tanto di «fatti i c.... tuoi» e «questo io non creto». «Io non sono un comico, ma mi adatto alle esigenze», dice Razzi, incerto sul proprio futuro in Rai. «Nessuno mi ha chiamato per rifare Quelli che... dopo il tg, e non è che io possa invitarmi da me. Alla peggio, mi farò i famosi fatti miei».Dunque, nessun aut aut tra la Rai e Nove.«Al momento, no. Razzi vostri è il programma sul quale voglio concentrarmi. È nato per allietare la serata degli italiani con un po' di ironia. Mi piace l'idea di far ridere, perché ridere fa bene al cuore e io mica voglio far piangere la gente».Ma è contento di imitare Crozza che la imita?«Se sono diventato un personaggio noto è grazie a Maurizio Crozza, che ne ha dette di tutti i colori».Qualcosa, nella sua imitazione, l'ha mai infastidita?«Non direi. Piuttosto, è stata mia moglie ad arrabbiarsi. Mi ha chiesto come diavolo si permetta Crozza di dire certe cose di me. Mia suocera si è unita al coro, e pure mio cognato. Ma ho cercato di sminuire, di riderci su».In Razzi vostri, dove ancora la chiamano senatore, uno spazio è dedicato al suo futuro politico. Come lo vede?«Non so quale sia il rapporto con il mio partito. Nessuno del direttivo mi ha fatto una telefonata. Io ci ho provato a parlare con Silvio Berlusconi, l'ho chiamato 40, forse 50 volte, ma nessuno me lo ha mai passato. Ho chiesto anche ad Alberto Zangrillo».Una delusione.«Grandissima. Io capisco la decisione di non ricandidarmi, ma mi sarei aspettato che qualcuno me lo comunicasse. Quella con Berlusconi, per me, era un'amicizia familiare. Mi ha accolto ad Arcore, insieme a mia moglie, come si fa con la propria famiglia».Ma un altro partito no?«Ho ricevuto tante proposte. Partiti che mi avrebbero candidato come capolista nel mio Abruzzo. Ma ho rifiutato perché sono troppo innamorato del mio presidente, il mio cartellino, come si dice nel calcio, è suo».Qualora Berlusconi le desse il via libera, chi sceglierebbe?«Salvini o la pensione. Condivido le sue politiche sull'immigrazione e, nel 2014, l'ho portato con me in Corea del Nord. All'epoca, ha potuto constatare come mi trattano e come mi rispettano. Tornati, mi ha detto: “Se mai dovesse scoppiare qualche guerra, dovresti essere tu a parlarci"».L'apertura dell'Occidente alla Corea di Kim Jong Un è un po' merito suo, insomma.«Nessuno me ne darà il merito, tutti oggi vogliono occupare le prime pagine dei giornali. Io ci ho sempre creduto, ma sono un pesce piccolo. Quando, nel 2013, ho detto che Kim Jong Un voleva dialogare, mi hanno preso per pazzo».E invece…«E invece i fatti mi hanno dato ragione. Ho fiuto per queste cose, avevo pure scritto una lettera a Trump. E, quando in diretta streaming l'ho visto confrontarsi con Kim Jong Un come con un fratello, mi sono emozionato. Mamma mia, ho pensato, è venuto proprio come l'avevo immaginato».Come ha preso la decisione di Angelino Alfano di espellere dall'Italia l'ambasciatore di Kim Jong Un?«Mi sono arrabbiato moltissimo e credo che, nell'agenda di Enzo Moavero Milanesi, dovrebbe esserci una telefonata di scuse. È necessario avere un dialogo aperto con i Paesi, cosa della quale mi sarei occupato in futuro».Cosa aveva in mente?«Avrei stabilito un contatto con il Venezuela e la Cambogia, dove andrò a breve. La mia missione è riappacificare gli Stati e le persone. Tornerò anche in Corea del Nord».Quando?«A fine luglio, poi per la festa nazionale del 9 settembre. Kim Jong Un mi ha chiesto più volte di portargli anche Silvio Berlusconi, perché possa dare loro qualche consiglio di imprenditoria. Gli ho detto che, all'epoca delle sue richieste, non aveva il passaporto. Poi, gli ho fatto dei regali anche da parte del mio presidente».Cosa gli ha regalato?«Ho fatto fare da un artista abruzzese, Pietro Ferrante, un'opera con due farfalle. Una ha i colori della bandiera coreana, l'altra quelli dell'Italia. È un segno di pace».Vuole proprio bene a Berlusconi.«Farei tutto, ma gli direi che quel che sta succedendo in Abruzzo è scandaloso».Si spieghi.«Credo che Forza Italia abbia candidato gente che non avrebbe preso nemmeno il voto della moglie. E in Abruzzo è un disastro. Il partito è allo sfascio, il coordinatore si dovrebbe dimettere».Perché?«Un partito dovrebbe essere unione, invece questo allontana chiunque gli si opponga. È una sorta di dittatura e, in generale, ho l'impressione che Forza Italia sia piena dei cosiddetti mangiapane a tradimento».Si dice che anche lei, però, abbia mangiato.«Mai. Io sono pulito da capo a piedi. Berlusconi non mi ha mai dato niente, solo qualche cravatta. Adesso c'è tanta gente che se ne approfitta. Ma i soldi sono benedetti solo se frutto del lavoro».Del M5s cosa pensa?«Alcuni sono bravi ragazzi, ma mancano di esperienza. Hanno promesso più di quello che potranno dare. Il reddito di cittadinanza non è sostenibile. Io posso sbagliare l'italiano, ma la matematica, quella, la so».E dall'euro uscirebbe?«Nell'euro non ci sarei entrato, ma adesso uscirne decreterebbe la morte dell'economia italiana. Siamo costretti a stare alla corte della Germania e della Francia, che ci ha rovinati».In che modo?«In Libia. Berlusconi era riuscito ad ammorbidire Gheddafi, ma Sarkozy, pur di non restituire ai libici i soldi investiti nella sua campagna elettorale, ha dato il via al patatrac».E, successivamente, la sinistra italiana è morta. Perché?«Troppi galli nel pollaio, troppa gente che vuole la leadership. Gli italiani non sono mica fessi».Vaccini sì o vaccini no?«I miei figli sono cresciuti in Svizzera, e lì hanno deciso i medici quali vaccini avrebbero dovuto fare. Io sono un ex operaio tessile e un ex contadino, mica uno scienziato».Nel suo futuro cosa c'è?«Mi piacerebbe candidarmi alle elezioni europee. O, magari, avere un programma tv, una roba seria perché io sono serio. Faccio lo scemo per non fare la guerra, ma nella vita ho fatto tutto: ho cominciato a 7, 8 anni a lavorare nei campi».
È la sola domanda da porsi sul caso dei Trevallion. La risposta la sanno tutti, anche se non vogliono ammetterlo. E la politica deve intervenire perché i tecnici hanno esondato.
Il tribunale dell’Aquila che ha deciso di allontanare da casa i tre figli di Nathan Trevallion dichiara di aver agito perché i bambini erano in grave pericolo. Rischiavano importanti danni psicologici a causa della mancanza di socializzazione, ha spiegato il giudice. Vivendo isolati, i piccoli potrebbero diventare incapaci di «riconoscere l’altro», cioè di comprendere e accettare le differenze.
L’aspetto curioso della faccenda è che i più incapaci di riconoscere e accettare l’altro, in questi giorni, sembrano essere proprio coloro che sostengono con forza le ragioni del tribunale e insistono a descrivere la famiglia Trevallion come una banda di psicolabili. In molti scrivono ad esempio che Catherine Birmingham, moglie di Nathan e madre dei bambini, è una pazzoide che vende sul suo sito fantomatiche guarigioni spirituali. Altri insistono a dire che padre e madre siano due fanatici, restii a trattare con i servizi sociali e chiusi nelle loro fortezze ideologiche oltranziste.
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Elly Schlein (Ansa)
Fratelli d’Italia spinge per il proporzionale puro con premio di coalizione, ma il Pd grida al magheggio: «Hanno paura di perdere». Esaltati dalle ultime elezioni, credono che con le attuali regole vincerebbero le politiche. Lo scenario più probabile, però, è lo stallo.
I risultati delle regionali di Campania, Puglia e Veneto hanno fatto ringalluzzire la sinistra, sicura adesso di avere un’alternativa a Giorgia Meloni, e contestualmente rintuzzato il dibattito sulla legge elettorale e sul premierato. Ad accendere la miccia il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli: «Va fatta una riflessione sulla legge elettorale», perché, «con il campo largo unito, a differenza delle politiche 2022, se si dovesse votare oggi non ci sarebbe la stessa stabilità politica né in caso di vittoria del centrodestra né in caso di vittoria del centrosinistra».
(Istock)
- Nel bresciano un bengalese stupra una bambina di 10 anni. L’episodio avvenuto in un centro per rifugiati. L’uomo ha confessato. Tra rito abbreviato e circostanze a discarico, la pena rischia di essere irrisoria.
- A Pisa uno straniero violenta bimba di 6 anni. Il «protocollo rosa» è scattato dopo che la piccola ha denunciato strani comportamenti da parte dell’adulto, ritenuto persona di fiducia dalla famiglia. Sugli indumenti della vittima trovate tracce genetiche dell’indagato.
- Per i fatti di Tor Tre Teste si cerca un tunisino, forse riparato all’estero. I tre fermati hanno precedenti per spaccio. Possibile anche la presenza di un quinto uomo.






