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2021-10-16
Mezza Italia in piazza contro il green caos
Ansa
Una fiaccolata sul lungomare di Napoli per accompagnare il corteo funebre della Costituzione nella notte di giovedì ha anticipato tutte le manifestazioni che si sono svolte nel venerdì «No green pass». È entrato in vigore ieri l'obbligo del certificato verde per accedere nei posti di lavoro pubblici e privati ma le proteste annunciate non hanno bloccato il Paese. Nessuna paralisi di trasporti e servizi ma ovunque presidi, proteste e cortei, da Torino a Bari, cominciate la mattina e terminate con la grande manifestazione di Roma al Circo Massimo.
Osservati speciale i porti di Ancona, Genova e Trieste, il primo porto italiano e settimo in Europa per volume di merci, 62 milioni di tonnellate, e da cui partono gli idrocarburi diretti in Germania e dove, secondo il Clpt, sindacato di base che rappresenta un terzo dei 950 addetti dello scalo, su 950 lavoratori circa il 40% non ha il green pass. Nella città giuliana il Coordinamento dei lavoratori portuali aveva annunciato a partire da ieri il blocco «a oltranza» per protestare contro l'obbligo di documento vaccinale per poter lavorare. Al varco 4, il cancello che porta agli imbarchi, a ridosso del terminal container, già all'alba i manifestanti avevano dato vita ai picchetti consentendo però l'accesso ai lavoratori che non hanno aderito alla protesta. Per l'autorità portuale comunque l'attività è proseguita con «qualche rallentamento» perché l'accesso ai mezzi è stato consentito soltanto da un varco e molti camion in arrivo, soprattutto dall'estero, sono tornati indietro davanti ai manifestanti che, secondo il prefetto erano circa 7.000. Minima tensione quando alcuni manifestanti, al grido di «venduti», hanno circondato una troupe del Tg3 che tentava di fare una diretta.
Alla fine, nessun problema di ordine pubblico, né collasso delle attività logistiche a Trieste ma anche ad Ancona dove i manifestanti ieri mattina avevano bloccato una delle strade di accesso al porto ma poi si sono spostati in altre zone della città. «Il traffico commerciale, per carico e scarico merci, non si è fermato così come il lavoro delle imprese portuali e dei servizi portuali» ha spiegato l'Autorità. Più tesa la situazione a Genova dove nel corso della giornata sono stati bloccati varchi di accesso e terminal al porto che ha continuato a lavorare, ma ci sono stati sit-in all'imbocco di snodi stradali strategici, come uscita autostradale, cavalcavia e lungomare. Non sono mancati momenti di tensione tra manifestanti e polizia, la Digos ha identificato alcune persone, ma anche fra trasportatori decisi a caricare o scaricare le merci e lavoratori portuali in sciopero. Tolti i blocchi stradali è rimasto il presidio allo scalo marittimo e si temono proteste per la prossima settimana. Nessuna criticità invece è stata rilevata in altri due porti del Tirreno, Piombino e Civitavecchia.
È durata qualche ora la protesta No green pass a Milano partita da un gruppo di studenti dell'università Statale, che hanno sfilato fino all'Arco della Pace esponendo striscioni con lo slogan «Solidali non con la Cgil ma con i portuali». I manifestanti, oltre a chiedere la sospensione del Gp hanno denunciato le responsabilità del governo nella gestione dell'ordine pubblico durante l'assalto alla sede della Cgil a Roma sabato scorso. Nel pomeriggio in piazza Fontana hanno manifestato i lavoratori, tra cui dipendenti dell'Atm, che si erano dati appuntamento sui canali social della galassia no vax. Si temono invece criticità nel corteo previsto per oggi di cui non si conosce il percorso perché è saltato il dialogo tra la Questura e il Comitato No green pass perché i manifestanti hanno messo come condizione quella di revocare i Daspo urbani nei confronti di alcuni dei leader della protesta.
Contro l'obbligo Gp hanno sfilato per Catania al grido di «libertà, libertà» scandendo slogan contro Mario Draghi e il suo governo così come a Bologna dove dal corteo, oltre ai cori contro il governo e il segretario della Cgil, Maurizio Landini, sono partiti insulti contro la senatrice a vita Liliana Segre.
«Siamo con il fiato sul collo del nostro principale nemico: il governo. I sindacati erano scomparsi e sabato li abbiamo rivisti grazie a un gruppo di criminali. Abbiamo scoperto dove era la sede della Cgil. I sindacalisti ci hanno venduto a Renato Brunetta», ha detto ieri l'avvocato Edoardo Polacco, leader dell'associazione Sentinelle della costituzione, durante la manifestazione di Roma organizzata al Circo Massimo dove erano presenti anche le bandiere del movimento «Italexit con Paragone». Almeno 1.500 partecipanti che si sono professati «non contrari al vaccino, ma al green pass indiscriminato». Qualche momento di tensione all'arrivo dei primi giornalisti, ma nessun incidente. La manifestazione, la prima dopo gli scontri di sabato, è stata da subito controllata da polizia e carabinieri mentre tutta la zona attorno al Circo Massimo è stata resa praticamente inaccessibile se non a piedi. Gli organizzatori, dal palco, hanno poi annunciato, come segno di pacificazione nazionale, la consegna di rose da parte di un gruppo di donne alle forze dell'ordine che presidiavano la protesta. I poliziotti hanno accettato e ringraziato. Oggi l'attenzione resta alta a Roma dove si svolgerà la manifestazione «Mai più fascismi» indetta dalla Cgil dopo l'assalto di sabato scorso.
Niente branda senza certificato: carabinieri sfrattati dalle caserme
Niente green pass? Allora fuori dalle camerette delle caserme. Sfrattati o buttati giù dalle brande. La denuncia del Nuovo sindacato carabinieri è partita da Bologna ed è stata confermata dal Comando generale dell'Arma. Senza vaccino, tampone o esenzione il militare deve sloggiare. «L'Arma ha dato ordine a tutti i carabinieri alloggiati nelle caserme di uscire dalle camerette se non sono in possesso del green pass dalla mezzanotte di ieri», fanno sapere dalla sigla sindacale, aggiungendo che il Comando generale «avrebbe dato la disposizione di ordinare a chi occupa le camere di lasciarle», già dalla notte precedente.
Secondo il sindacato «nessun decreto ha mai imposto un'azione del genere, che non ha precedenti nella storia dell'Arma». E promettono di intervenire «per difendere i colleghi cacciati nel pieno della notte». «Chiederemo al presidente Mario Draghi», sostengono, «se era questa la sua intenzione quando ha emanato il decreto che regolerà il mondo del lavoro». Dal Comando generale fanno sapere che nessuno è stato buttato giù dalla branda, ma viene confermato che al militare senza green pass non può essere consentito di entrare in caserma, nemmeno se vi dorme, a meno che non sia beneficiario di un alloggio di servizio. Ma mettono le mani avanti, spiegando che si tratta della diretta applicazione delle «Linee guida in materia di condotta delle Pubbliche amministrazioni» sull'obbligo del green pass. Senza la carta magica il militare non potrà svolgere servizio e non potrà entrare in caserma, e ciò vale anche per il personale «accasermato a qualsiasi titolo», ma non per i beneficiari di quegli alloggi di servizio che vengono assegnati temporaneamente per svolgere l'incarico.
Senza green pass il militare è, insomma, un assente ingiustificato, con conseguente sospensione dallo stipendio e impossibilità di accedere anche alla mensa.
Qualcuno, però, nei comandi territoriali deve aver interpretato a modo suo le circolari. E sul blog di Nicola Porro (nicolaporro.it) il segretario del Nuovo sindacato carabinieri Massimiliano Zetti ha segnalato «che alcuni comandanti con molta fantasia hanno chiesto ai militari senza lasciapassare di presentarsi ogni giorno davanti alla caserma per comunicare che sono sprovvisti del passaporto sanitario». Una sorta di obbligo di firma per il militare che non ha risposto «comandi» alla chiamata di Draghi per il vaccino. La procedura standard, applicata in tutte le amministrazioni d'Italia, prevede invece che se un dipendente non si è vaccinato né fornisce prova di un tampone negativo, viene considerato in assenza ingiustificata. L'obbligo di green pass non riguarda solo i militari, ma chiunque acceda alla caserma «per fini lavorativi, di formazione o di volontariato». Sono invece esonerati dall'esibizione del green pass coloro che accedono in caserma non per lavoro, come, per esempio, un cittadino che deve presentare una denuncia o che deve essere sentito nell'ambito di una indagine, i familiari diretti agli alloggi di servizio e coloro i quali sono esenti dalla campagna vaccinale «sulla base di idonea certificazione medica». Non del medico di famiglia, però, ma del medico vaccinatore.
Una circolare analoga è stata emanata anche dal Dap, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. Anche qui si rimarca la distinzione tra gli accasermati e coloro i quali occupano un alloggio di servizio, «che non è luogo di lavoro», e si spiega che il green pass non è obbligatorio per gli utenti. Via libera, quindi, per i familiari dei detenuti e per i loro avvocati.
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Nessuna paralisi di trasporti e servizi ma ovunque presidi, proteste e cortei. Le manifestazioni sono iniziate a Napoli con il funerale alla Costituzione. Tensioni al porto di Genova fra autotrasportatori e camalli. Senza intoppi il raduno dei No pass al Circo MassimoA Mestre i comandanti impongono l'«obbligo di firma» a chi non ha il lasciapassareLo speciale contiene due articoliUna fiaccolata sul lungomare di Napoli per accompagnare il corteo funebre della Costituzione nella notte di giovedì ha anticipato tutte le manifestazioni che si sono svolte nel venerdì «No green pass». È entrato in vigore ieri l'obbligo del certificato verde per accedere nei posti di lavoro pubblici e privati ma le proteste annunciate non hanno bloccato il Paese. Nessuna paralisi di trasporti e servizi ma ovunque presidi, proteste e cortei, da Torino a Bari, cominciate la mattina e terminate con la grande manifestazione di Roma al Circo Massimo. Osservati speciale i porti di Ancona, Genova e Trieste, il primo porto italiano e settimo in Europa per volume di merci, 62 milioni di tonnellate, e da cui partono gli idrocarburi diretti in Germania e dove, secondo il Clpt, sindacato di base che rappresenta un terzo dei 950 addetti dello scalo, su 950 lavoratori circa il 40% non ha il green pass. Nella città giuliana il Coordinamento dei lavoratori portuali aveva annunciato a partire da ieri il blocco «a oltranza» per protestare contro l'obbligo di documento vaccinale per poter lavorare. Al varco 4, il cancello che porta agli imbarchi, a ridosso del terminal container, già all'alba i manifestanti avevano dato vita ai picchetti consentendo però l'accesso ai lavoratori che non hanno aderito alla protesta. Per l'autorità portuale comunque l'attività è proseguita con «qualche rallentamento» perché l'accesso ai mezzi è stato consentito soltanto da un varco e molti camion in arrivo, soprattutto dall'estero, sono tornati indietro davanti ai manifestanti che, secondo il prefetto erano circa 7.000. Minima tensione quando alcuni manifestanti, al grido di «venduti», hanno circondato una troupe del Tg3 che tentava di fare una diretta. Alla fine, nessun problema di ordine pubblico, né collasso delle attività logistiche a Trieste ma anche ad Ancona dove i manifestanti ieri mattina avevano bloccato una delle strade di accesso al porto ma poi si sono spostati in altre zone della città. «Il traffico commerciale, per carico e scarico merci, non si è fermato così come il lavoro delle imprese portuali e dei servizi portuali» ha spiegato l'Autorità. Più tesa la situazione a Genova dove nel corso della giornata sono stati bloccati varchi di accesso e terminal al porto che ha continuato a lavorare, ma ci sono stati sit-in all'imbocco di snodi stradali strategici, come uscita autostradale, cavalcavia e lungomare. Non sono mancati momenti di tensione tra manifestanti e polizia, la Digos ha identificato alcune persone, ma anche fra trasportatori decisi a caricare o scaricare le merci e lavoratori portuali in sciopero. Tolti i blocchi stradali è rimasto il presidio allo scalo marittimo e si temono proteste per la prossima settimana. Nessuna criticità invece è stata rilevata in altri due porti del Tirreno, Piombino e Civitavecchia. È durata qualche ora la protesta No green pass a Milano partita da un gruppo di studenti dell'università Statale, che hanno sfilato fino all'Arco della Pace esponendo striscioni con lo slogan «Solidali non con la Cgil ma con i portuali». I manifestanti, oltre a chiedere la sospensione del Gp hanno denunciato le responsabilità del governo nella gestione dell'ordine pubblico durante l'assalto alla sede della Cgil a Roma sabato scorso. Nel pomeriggio in piazza Fontana hanno manifestato i lavoratori, tra cui dipendenti dell'Atm, che si erano dati appuntamento sui canali social della galassia no vax. Si temono invece criticità nel corteo previsto per oggi di cui non si conosce il percorso perché è saltato il dialogo tra la Questura e il Comitato No green pass perché i manifestanti hanno messo come condizione quella di revocare i Daspo urbani nei confronti di alcuni dei leader della protesta. Contro l'obbligo Gp hanno sfilato per Catania al grido di «libertà, libertà» scandendo slogan contro Mario Draghi e il suo governo così come a Bologna dove dal corteo, oltre ai cori contro il governo e il segretario della Cgil, Maurizio Landini, sono partiti insulti contro la senatrice a vita Liliana Segre.«Siamo con il fiato sul collo del nostro principale nemico: il governo. I sindacati erano scomparsi e sabato li abbiamo rivisti grazie a un gruppo di criminali. Abbiamo scoperto dove era la sede della Cgil. I sindacalisti ci hanno venduto a Renato Brunetta», ha detto ieri l'avvocato Edoardo Polacco, leader dell'associazione Sentinelle della costituzione, durante la manifestazione di Roma organizzata al Circo Massimo dove erano presenti anche le bandiere del movimento «Italexit con Paragone». Almeno 1.500 partecipanti che si sono professati «non contrari al vaccino, ma al green pass indiscriminato». Qualche momento di tensione all'arrivo dei primi giornalisti, ma nessun incidente. La manifestazione, la prima dopo gli scontri di sabato, è stata da subito controllata da polizia e carabinieri mentre tutta la zona attorno al Circo Massimo è stata resa praticamente inaccessibile se non a piedi. Gli organizzatori, dal palco, hanno poi annunciato, come segno di pacificazione nazionale, la consegna di rose da parte di un gruppo di donne alle forze dell'ordine che presidiavano la protesta. I poliziotti hanno accettato e ringraziato. Oggi l'attenzione resta alta a Roma dove si svolgerà la manifestazione «Mai più fascismi» indetta dalla Cgil dopo l'assalto di sabato scorso.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/mezza-italia-in-piazza-contro-il-green-caos-2655307558.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="niente-branda-senza-certificato-carabinieri-sfrattati-dalle-caserme" data-post-id="2655307558" data-published-at="1634333758" data-use-pagination="False"> Niente branda senza certificato: carabinieri sfrattati dalle caserme Niente green pass? Allora fuori dalle camerette delle caserme. Sfrattati o buttati giù dalle brande. La denuncia del Nuovo sindacato carabinieri è partita da Bologna ed è stata confermata dal Comando generale dell'Arma. Senza vaccino, tampone o esenzione il militare deve sloggiare. «L'Arma ha dato ordine a tutti i carabinieri alloggiati nelle caserme di uscire dalle camerette se non sono in possesso del green pass dalla mezzanotte di ieri», fanno sapere dalla sigla sindacale, aggiungendo che il Comando generale «avrebbe dato la disposizione di ordinare a chi occupa le camere di lasciarle», già dalla notte precedente. Secondo il sindacato «nessun decreto ha mai imposto un'azione del genere, che non ha precedenti nella storia dell'Arma». E promettono di intervenire «per difendere i colleghi cacciati nel pieno della notte». «Chiederemo al presidente Mario Draghi», sostengono, «se era questa la sua intenzione quando ha emanato il decreto che regolerà il mondo del lavoro». Dal Comando generale fanno sapere che nessuno è stato buttato giù dalla branda, ma viene confermato che al militare senza green pass non può essere consentito di entrare in caserma, nemmeno se vi dorme, a meno che non sia beneficiario di un alloggio di servizio. Ma mettono le mani avanti, spiegando che si tratta della diretta applicazione delle «Linee guida in materia di condotta delle Pubbliche amministrazioni» sull'obbligo del green pass. Senza la carta magica il militare non potrà svolgere servizio e non potrà entrare in caserma, e ciò vale anche per il personale «accasermato a qualsiasi titolo», ma non per i beneficiari di quegli alloggi di servizio che vengono assegnati temporaneamente per svolgere l'incarico. Senza green pass il militare è, insomma, un assente ingiustificato, con conseguente sospensione dallo stipendio e impossibilità di accedere anche alla mensa. Qualcuno, però, nei comandi territoriali deve aver interpretato a modo suo le circolari. E sul blog di Nicola Porro (nicolaporro.it) il segretario del Nuovo sindacato carabinieri Massimiliano Zetti ha segnalato «che alcuni comandanti con molta fantasia hanno chiesto ai militari senza lasciapassare di presentarsi ogni giorno davanti alla caserma per comunicare che sono sprovvisti del passaporto sanitario». Una sorta di obbligo di firma per il militare che non ha risposto «comandi» alla chiamata di Draghi per il vaccino. La procedura standard, applicata in tutte le amministrazioni d'Italia, prevede invece che se un dipendente non si è vaccinato né fornisce prova di un tampone negativo, viene considerato in assenza ingiustificata. L'obbligo di green pass non riguarda solo i militari, ma chiunque acceda alla caserma «per fini lavorativi, di formazione o di volontariato». Sono invece esonerati dall'esibizione del green pass coloro che accedono in caserma non per lavoro, come, per esempio, un cittadino che deve presentare una denuncia o che deve essere sentito nell'ambito di una indagine, i familiari diretti agli alloggi di servizio e coloro i quali sono esenti dalla campagna vaccinale «sulla base di idonea certificazione medica». Non del medico di famiglia, però, ma del medico vaccinatore. Una circolare analoga è stata emanata anche dal Dap, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. Anche qui si rimarca la distinzione tra gli accasermati e coloro i quali occupano un alloggio di servizio, «che non è luogo di lavoro», e si spiega che il green pass non è obbligatorio per gli utenti. Via libera, quindi, per i familiari dei detenuti e per i loro avvocati.
Figlio di immigrati della Lucania, Rocco Anthony Petrone fu direttore di lancio e dell’intero programma spaziale
Andrea Sempio e Chiara Poggi (Ansa)
Ogni giorno infatti veniamo a conoscenza di fatti che inducono a chiederci se davvero quella sull’omicidio di una ragazza di appena 26 anni fu un’inchiesta condotta male, con scarsa professionalità degli inquirenti, o piuttosto si sia tratto di qualche cosa di più grave, ovvero di un vero e proprio depistaggio per salvare un colpevole. Come abbiamo appreso dal caso Tortora in poi, si può finire dietro le sbarre per la trascuratezza di chi ha il compito di indagare. Si può essere arrestati per uno scambio di persona, come avvenne con Daniele Barillà, un piccolo imprenditore che ebbe la sventura di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato, cosa che gli costò sette anni di prigione da innocente. Si può essere trascinati in manette dentro un’auto della polizia perché nessuno si è premurato di controllare un numero di telefono, oppure perché si è fatta una chiamata dal cellulare sbagliato. Tutto ciò attiene agli errori giudiziari o se preferite agli orrori della nostra giustizia. Ma il caso Garlasco è diverso. Nella vicenda che ha portato alla condanna di Alberto Stasi e all’archiviazione delle accuse contro Andrea Sempio c’è qualche cosa che va oltre la negligenza degli inquirenti e apre la strada all’idea che per interessi estranei all’inchiesta, forse per denaro, si volesse salvare il commesso di un negozio di computer.
L’inchiesta ancora aperta contro l’ex procuratore di Pavia, del resto, suppone la corruzione e accusa il padre di Sempio di aver pagato decine di migliaia di euro. Ovviamente le accuse devono essere provate e convalidate da una sentenza definitiva. Tuttavia, nelle carte ci sono infinite stranezze che inducono a sospettare che qualche cosa di anomalo sia avvenuto. Per esempio i contatti tra Sempio e gli uomini della polizia giudiziaria, così inusuali e prolungati. Oppure gli interrogatori degli amici di Marco Poggi, il fratello della vittima. Tutti effettuati alla stessa ora dagli stessi ufficiali di polizia giudiziaria, quasi che invece di singoli fossero collettivi. Oppure i verbali che riportano la testimonianza dello stesso Sempio, ma non le interruzioni e soprattutto l’intervento di un’ambulanza in soccorso del commesso, il quale, di fronte alle domande degli inquirenti, si sarebbe sentito male, ma gli investigatori avrebbero taciuto del malessere ai pm. Tutti errori, tutte dimenticanze casuali? Sarà, ma gli stessi magistrati hanno iscritto nel registro degli indagati chi aveva il compito di investigare. E quando mai si è visto che l’ex procuratore e una squadra di agenti di polizia giudiziaria finissero accusati di aver nascosto degli indizi o, peggio, di essersi fatti corrompere dalle persone su cui dovevano indagare?
L’ultima notizia riguarda un’ex pm che sostenne l’accusa contro Stasi, che una volta lasciata Pavia per Milano, dove ha ricoperto la carica di sostituta procuratrice generale, per i familiari di Chiara Poggi sarebbe stata la persona a cui rivolgersi per cercare di fermare l’inchiesta bis contro Andrea Sempio. In pratica, i genitori della vittima speravano di poter impedire che si tornasse a indagare sul delitto attraverso un intervento dall’alto, cioè della Procura generale di Milano. Un esposto contro i pm di Pavia per fermare l’inchiesta, che secondo i Poggi sarebbe stato suggerito dall’ex pubblico ministero, è il perfetto corollario di una vicenda dove appare chiaro che l’errore giudiziario è l’aspetto minore e meno inquietante.
A Garlasco emerge una commistione di interessi e di pressioni che nulla hanno a che fare con la giustizia. C’è un giallo nel giallo, che va oltre l’assassinio di Chiara, e coinvolge chi aveva il compito di fare le indagini e assicurare alla giustizia il colpevole ma non lo ha fatto. In questo caso, a prescindere da Stasi e Sempio, nulla torna. Io mi auguro che prima o poi si stabilisca in via definitiva chi è il killer della giovane. Ma mi domando anche come evitare che un domani non si ripeta un caso del genere, con magistrati accusati di essersi fatti corrompere e uomini della polizia giudiziaria imputati di aver lavorato per salvare i colpevoli invece di consegnarli alla giustizia.
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Luca Zaia (Imagoeconomica)
Tanto più se questo romanzo è forte come dice lei. «Spaccherà», ha anticipato infatti. Perciò noi non vediamo l’ora di leggerlo: siamo sicuri che il suo romanzo spaccherà davvero tutto. Ma proprio tutto. Forse persino il centrodestra.
Non conosciamo ancora la trama del suo capolavoro, infatti, ma conosciamo le trame, assai meno avvincenti, che si stanno tessendo a Roma. Per esempio, si è parlato della sua partecipazione a quella che i giornali hanno definito la «convention anti Tajani» con il governatore della Calabria, Roberto Occhiuto. Notizia smentita: si sa, certi retroscenisti politici sanno inventare storie più che i grandi romanzieri come lei. Però capirà che il dubbio resta: ce lo siamo chiesti tante volte negli ultimi tempi, mentre lei si esprimeva a favore dell’eutanasia («il fine vita è un diritto»), della legalizzazione della cannabis («non fa male alla salute») e delle politiche gender («scelta di civiltà»): a chi è, caro Zaia, che sta strizzando l’occhio (o anche solo l’Occhiuto)?
Trevigiano di Godega di Sant’Urbano, diplomato alla scuola enologica e poi laureato in agraria a Udine, per molti anni pr nelle discoteche del Veneto, autodefinitosi «pannelliano» e «gandhiano», leghista dai primi anni Novanta, consigliere comunale dal 1993, quindi presidente della provincia di Treviso (1998-2005), vicepresidente del Veneto (2005-2008), ministro dell’agricoltura (2008-2010) e presidente del Veneto (2010-2025), dopo che le è stato negato il terzo mandato ha optato per la carica di presidente del Consiglio regionale. E nel frattempo si tiene le mani libere per scrivere romanzi e non solo. Da qualche tempo lei si dedica a un’altra iniziativa editoriale di successo, un podcast intitolato Il fienile e girato proprio tra le balle. Di fieno, per il momento.
Ovvio: «O di paglia o di fieno, purché il corpo sia pieno», dicevano i nostri vecchi. Ma leggendo la notizia del romanzo «che spacca» ci è venuto un dubbio: non è che lei sta diventando come Veltroni? Ci pensi: scrive saggi ma anche romanzi, è vicino a chi sta con Tajani ma anche a chi fa l’anti Tajani, sostiene la politica del centrodestra ma anche i temi etici del centrosinistra. Se il suo romanzo s’intitolerà «I care» e il protagonista porterà le camicie botton down, allora capiremo che la trasformazione è compiuta. Del resto gli Happy Days ce li ha avuti pure lei. Meno felici altri giorni, quelli del Covid, quando era in prima fila per la campagna vaccinale (o «vaginale» come disse con una delle sue clamorose gaffe). Ricordo che allora citò i versi di un grande poeta del 233 a.C. Eracleonte da Gela.
Un poeta, ovviamente, mai esistito, come il grande centro. Spero che il romanzo non gliel’abbia ispirato lui.
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Lo sbarco di passeggeri ed equipaggio dalla nave da crociera MV Hondius al porto di Granadilla de Abona a Tenerife (Ansa)
L’Organizzazione mondiale della sanità, le autorità spagnole e la compagnia di crociere Oceanwide Expeditions hanno predisposto un protocollo rigidissimo per evitare qualsiasi rischio di contagio e hanno dichiarato che nessuno sulla nave da crociera presenta attualmente sintomi da Hantavirus, ovvero febbre, mal di testa, lieve diarrea. L’infezione da Hantavirus umano si contrae principalmente attraverso il contatto con urina, feci o saliva di roditori infetti o toccando superfici contaminate. L’esposizione si verifica in genere durante attività come la pulizia di edifici infestati da roditori, sebbene possa verificarsi anche durante le normali attività in aree fortemente infestate.
Gli spagnoli evacuati sono stati ricoverati in quarantena in un ospedale di Madrid. Anche i 5 cittadini francesi sono stati rimpatriati e saranno sottoposti a quarantena in ospedale per 72 ore, poi a domicilio, in isolamento di 45 giorni, con l’attivazione di un monitoraggio adeguato. Ieri, dopo i canadesi, l’ultimo volo in partenza da Tenerife è stato quello per gli Stati Uniti, dove i 17 croceristi saranno trasferiti sotto scorta sanitaria in una struttura federale di quarantena a Omaha, nel Nebraska. Oggi sono attesi altri due voli: uno dall’Australia, che trasporterà passeggeri australiani e neozelandesi, nonché un cittadino britannico residente in Australia e uno dai Paesi Bassi per prelevare alcuni passeggeri che non sono riusciti a trovare un volo oltre a trasportare alcuni membri dell’equipaggio e passeggeri provenienti da altri Paesi. Per l’isola delle Canarie si è trattato di un’emergenza senza precedenti e Madrid ha dovuto autorizzare l’operazione malvista dall’amministrazione locale per motivi di sicurezza sanitaria. «Il trauma del Covid è ancora presente, lo comprendiamo, ma la situazione è migliore ora» ha detto il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus aggiungendo: «Voglio che la gente di Tenerife abbia fiducia in quanto diciamo inoltre è importante anche la solidarietà per garantire una risposta efficace». Papa Leone ieri nell’Angelus ha espresso la sua gratitudine per «l’accoglienza della popolazione delle Canarie, che ha permesso alla nave da crociera Hondius di attraccare con a bordo i pazienti affetti da Hantavirus».
Benché sulla Hondius non ci fossero nostri connazionali, quattro persone sono in «sorveglianza attiva» come richiesto dal ministero della Salute. Sono passeggeri arrivati nel nostro Paese con un volo Klm in coincidenza per Roma su cui era salita per alcuni minuti (era collassata prima del decollo ed era stata subito evacuata), la donna poi ricoverata a Johannesburg e lì deceduta. Il capo del Dipartimento prevenzione del ministero della Salute, Mara Campitiello ha rassicurato: «Non c’è il rischio di una nuova pandemia da Hantavirus, non ci troviamo nella stessa situazione del Covid, attualmente non c’è nessun allarme, è un virus diverso dal Covid seppure più letale, a basso contagio; la principale trasmissione è attraverso saliva, urina, feci di roditori e solo in piccola parte per via aerea e inter-umana». Per quanto riguarda gli italiani, «il periodo di incubazione è lungo, quindi è giusto consigliare l’isolamento. La contagiosità sembra non essere in fase pre-clinica ma attualmente i quattro passeggeri non presentano alcun sintomo». Intanto sono stati segnalati dal ministero alle Regioni Veneto, Calabria, Campania e Toscana, che hanno attivato la sorveglianza attiva.
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