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2021-10-16
Mezza Italia in piazza contro il green caos
Ansa
Una fiaccolata sul lungomare di Napoli per accompagnare il corteo funebre della Costituzione nella notte di giovedì ha anticipato tutte le manifestazioni che si sono svolte nel venerdì «No green pass». È entrato in vigore ieri l'obbligo del certificato verde per accedere nei posti di lavoro pubblici e privati ma le proteste annunciate non hanno bloccato il Paese. Nessuna paralisi di trasporti e servizi ma ovunque presidi, proteste e cortei, da Torino a Bari, cominciate la mattina e terminate con la grande manifestazione di Roma al Circo Massimo.
Osservati speciale i porti di Ancona, Genova e Trieste, il primo porto italiano e settimo in Europa per volume di merci, 62 milioni di tonnellate, e da cui partono gli idrocarburi diretti in Germania e dove, secondo il Clpt, sindacato di base che rappresenta un terzo dei 950 addetti dello scalo, su 950 lavoratori circa il 40% non ha il green pass. Nella città giuliana il Coordinamento dei lavoratori portuali aveva annunciato a partire da ieri il blocco «a oltranza» per protestare contro l'obbligo di documento vaccinale per poter lavorare. Al varco 4, il cancello che porta agli imbarchi, a ridosso del terminal container, già all'alba i manifestanti avevano dato vita ai picchetti consentendo però l'accesso ai lavoratori che non hanno aderito alla protesta. Per l'autorità portuale comunque l'attività è proseguita con «qualche rallentamento» perché l'accesso ai mezzi è stato consentito soltanto da un varco e molti camion in arrivo, soprattutto dall'estero, sono tornati indietro davanti ai manifestanti che, secondo il prefetto erano circa 7.000. Minima tensione quando alcuni manifestanti, al grido di «venduti», hanno circondato una troupe del Tg3 che tentava di fare una diretta.
Alla fine, nessun problema di ordine pubblico, né collasso delle attività logistiche a Trieste ma anche ad Ancona dove i manifestanti ieri mattina avevano bloccato una delle strade di accesso al porto ma poi si sono spostati in altre zone della città. «Il traffico commerciale, per carico e scarico merci, non si è fermato così come il lavoro delle imprese portuali e dei servizi portuali» ha spiegato l'Autorità. Più tesa la situazione a Genova dove nel corso della giornata sono stati bloccati varchi di accesso e terminal al porto che ha continuato a lavorare, ma ci sono stati sit-in all'imbocco di snodi stradali strategici, come uscita autostradale, cavalcavia e lungomare. Non sono mancati momenti di tensione tra manifestanti e polizia, la Digos ha identificato alcune persone, ma anche fra trasportatori decisi a caricare o scaricare le merci e lavoratori portuali in sciopero. Tolti i blocchi stradali è rimasto il presidio allo scalo marittimo e si temono proteste per la prossima settimana. Nessuna criticità invece è stata rilevata in altri due porti del Tirreno, Piombino e Civitavecchia.
È durata qualche ora la protesta No green pass a Milano partita da un gruppo di studenti dell'università Statale, che hanno sfilato fino all'Arco della Pace esponendo striscioni con lo slogan «Solidali non con la Cgil ma con i portuali». I manifestanti, oltre a chiedere la sospensione del Gp hanno denunciato le responsabilità del governo nella gestione dell'ordine pubblico durante l'assalto alla sede della Cgil a Roma sabato scorso. Nel pomeriggio in piazza Fontana hanno manifestato i lavoratori, tra cui dipendenti dell'Atm, che si erano dati appuntamento sui canali social della galassia no vax. Si temono invece criticità nel corteo previsto per oggi di cui non si conosce il percorso perché è saltato il dialogo tra la Questura e il Comitato No green pass perché i manifestanti hanno messo come condizione quella di revocare i Daspo urbani nei confronti di alcuni dei leader della protesta.
Contro l'obbligo Gp hanno sfilato per Catania al grido di «libertà, libertà» scandendo slogan contro Mario Draghi e il suo governo così come a Bologna dove dal corteo, oltre ai cori contro il governo e il segretario della Cgil, Maurizio Landini, sono partiti insulti contro la senatrice a vita Liliana Segre.
«Siamo con il fiato sul collo del nostro principale nemico: il governo. I sindacati erano scomparsi e sabato li abbiamo rivisti grazie a un gruppo di criminali. Abbiamo scoperto dove era la sede della Cgil. I sindacalisti ci hanno venduto a Renato Brunetta», ha detto ieri l'avvocato Edoardo Polacco, leader dell'associazione Sentinelle della costituzione, durante la manifestazione di Roma organizzata al Circo Massimo dove erano presenti anche le bandiere del movimento «Italexit con Paragone». Almeno 1.500 partecipanti che si sono professati «non contrari al vaccino, ma al green pass indiscriminato». Qualche momento di tensione all'arrivo dei primi giornalisti, ma nessun incidente. La manifestazione, la prima dopo gli scontri di sabato, è stata da subito controllata da polizia e carabinieri mentre tutta la zona attorno al Circo Massimo è stata resa praticamente inaccessibile se non a piedi. Gli organizzatori, dal palco, hanno poi annunciato, come segno di pacificazione nazionale, la consegna di rose da parte di un gruppo di donne alle forze dell'ordine che presidiavano la protesta. I poliziotti hanno accettato e ringraziato. Oggi l'attenzione resta alta a Roma dove si svolgerà la manifestazione «Mai più fascismi» indetta dalla Cgil dopo l'assalto di sabato scorso.
Niente branda senza certificato: carabinieri sfrattati dalle caserme
Niente green pass? Allora fuori dalle camerette delle caserme. Sfrattati o buttati giù dalle brande. La denuncia del Nuovo sindacato carabinieri è partita da Bologna ed è stata confermata dal Comando generale dell'Arma. Senza vaccino, tampone o esenzione il militare deve sloggiare. «L'Arma ha dato ordine a tutti i carabinieri alloggiati nelle caserme di uscire dalle camerette se non sono in possesso del green pass dalla mezzanotte di ieri», fanno sapere dalla sigla sindacale, aggiungendo che il Comando generale «avrebbe dato la disposizione di ordinare a chi occupa le camere di lasciarle», già dalla notte precedente.
Secondo il sindacato «nessun decreto ha mai imposto un'azione del genere, che non ha precedenti nella storia dell'Arma». E promettono di intervenire «per difendere i colleghi cacciati nel pieno della notte». «Chiederemo al presidente Mario Draghi», sostengono, «se era questa la sua intenzione quando ha emanato il decreto che regolerà il mondo del lavoro». Dal Comando generale fanno sapere che nessuno è stato buttato giù dalla branda, ma viene confermato che al militare senza green pass non può essere consentito di entrare in caserma, nemmeno se vi dorme, a meno che non sia beneficiario di un alloggio di servizio. Ma mettono le mani avanti, spiegando che si tratta della diretta applicazione delle «Linee guida in materia di condotta delle Pubbliche amministrazioni» sull'obbligo del green pass. Senza la carta magica il militare non potrà svolgere servizio e non potrà entrare in caserma, e ciò vale anche per il personale «accasermato a qualsiasi titolo», ma non per i beneficiari di quegli alloggi di servizio che vengono assegnati temporaneamente per svolgere l'incarico.
Senza green pass il militare è, insomma, un assente ingiustificato, con conseguente sospensione dallo stipendio e impossibilità di accedere anche alla mensa.
Qualcuno, però, nei comandi territoriali deve aver interpretato a modo suo le circolari. E sul blog di Nicola Porro (nicolaporro.it) il segretario del Nuovo sindacato carabinieri Massimiliano Zetti ha segnalato «che alcuni comandanti con molta fantasia hanno chiesto ai militari senza lasciapassare di presentarsi ogni giorno davanti alla caserma per comunicare che sono sprovvisti del passaporto sanitario». Una sorta di obbligo di firma per il militare che non ha risposto «comandi» alla chiamata di Draghi per il vaccino. La procedura standard, applicata in tutte le amministrazioni d'Italia, prevede invece che se un dipendente non si è vaccinato né fornisce prova di un tampone negativo, viene considerato in assenza ingiustificata. L'obbligo di green pass non riguarda solo i militari, ma chiunque acceda alla caserma «per fini lavorativi, di formazione o di volontariato». Sono invece esonerati dall'esibizione del green pass coloro che accedono in caserma non per lavoro, come, per esempio, un cittadino che deve presentare una denuncia o che deve essere sentito nell'ambito di una indagine, i familiari diretti agli alloggi di servizio e coloro i quali sono esenti dalla campagna vaccinale «sulla base di idonea certificazione medica». Non del medico di famiglia, però, ma del medico vaccinatore.
Una circolare analoga è stata emanata anche dal Dap, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. Anche qui si rimarca la distinzione tra gli accasermati e coloro i quali occupano un alloggio di servizio, «che non è luogo di lavoro», e si spiega che il green pass non è obbligatorio per gli utenti. Via libera, quindi, per i familiari dei detenuti e per i loro avvocati.
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Nessuna paralisi di trasporti e servizi ma ovunque presidi, proteste e cortei. Le manifestazioni sono iniziate a Napoli con il funerale alla Costituzione. Tensioni al porto di Genova fra autotrasportatori e camalli. Senza intoppi il raduno dei No pass al Circo MassimoA Mestre i comandanti impongono l'«obbligo di firma» a chi non ha il lasciapassareLo speciale contiene due articoliUna fiaccolata sul lungomare di Napoli per accompagnare il corteo funebre della Costituzione nella notte di giovedì ha anticipato tutte le manifestazioni che si sono svolte nel venerdì «No green pass». È entrato in vigore ieri l'obbligo del certificato verde per accedere nei posti di lavoro pubblici e privati ma le proteste annunciate non hanno bloccato il Paese. Nessuna paralisi di trasporti e servizi ma ovunque presidi, proteste e cortei, da Torino a Bari, cominciate la mattina e terminate con la grande manifestazione di Roma al Circo Massimo. Osservati speciale i porti di Ancona, Genova e Trieste, il primo porto italiano e settimo in Europa per volume di merci, 62 milioni di tonnellate, e da cui partono gli idrocarburi diretti in Germania e dove, secondo il Clpt, sindacato di base che rappresenta un terzo dei 950 addetti dello scalo, su 950 lavoratori circa il 40% non ha il green pass. Nella città giuliana il Coordinamento dei lavoratori portuali aveva annunciato a partire da ieri il blocco «a oltranza» per protestare contro l'obbligo di documento vaccinale per poter lavorare. Al varco 4, il cancello che porta agli imbarchi, a ridosso del terminal container, già all'alba i manifestanti avevano dato vita ai picchetti consentendo però l'accesso ai lavoratori che non hanno aderito alla protesta. Per l'autorità portuale comunque l'attività è proseguita con «qualche rallentamento» perché l'accesso ai mezzi è stato consentito soltanto da un varco e molti camion in arrivo, soprattutto dall'estero, sono tornati indietro davanti ai manifestanti che, secondo il prefetto erano circa 7.000. Minima tensione quando alcuni manifestanti, al grido di «venduti», hanno circondato una troupe del Tg3 che tentava di fare una diretta. Alla fine, nessun problema di ordine pubblico, né collasso delle attività logistiche a Trieste ma anche ad Ancona dove i manifestanti ieri mattina avevano bloccato una delle strade di accesso al porto ma poi si sono spostati in altre zone della città. «Il traffico commerciale, per carico e scarico merci, non si è fermato così come il lavoro delle imprese portuali e dei servizi portuali» ha spiegato l'Autorità. Più tesa la situazione a Genova dove nel corso della giornata sono stati bloccati varchi di accesso e terminal al porto che ha continuato a lavorare, ma ci sono stati sit-in all'imbocco di snodi stradali strategici, come uscita autostradale, cavalcavia e lungomare. Non sono mancati momenti di tensione tra manifestanti e polizia, la Digos ha identificato alcune persone, ma anche fra trasportatori decisi a caricare o scaricare le merci e lavoratori portuali in sciopero. Tolti i blocchi stradali è rimasto il presidio allo scalo marittimo e si temono proteste per la prossima settimana. Nessuna criticità invece è stata rilevata in altri due porti del Tirreno, Piombino e Civitavecchia. È durata qualche ora la protesta No green pass a Milano partita da un gruppo di studenti dell'università Statale, che hanno sfilato fino all'Arco della Pace esponendo striscioni con lo slogan «Solidali non con la Cgil ma con i portuali». I manifestanti, oltre a chiedere la sospensione del Gp hanno denunciato le responsabilità del governo nella gestione dell'ordine pubblico durante l'assalto alla sede della Cgil a Roma sabato scorso. Nel pomeriggio in piazza Fontana hanno manifestato i lavoratori, tra cui dipendenti dell'Atm, che si erano dati appuntamento sui canali social della galassia no vax. Si temono invece criticità nel corteo previsto per oggi di cui non si conosce il percorso perché è saltato il dialogo tra la Questura e il Comitato No green pass perché i manifestanti hanno messo come condizione quella di revocare i Daspo urbani nei confronti di alcuni dei leader della protesta. Contro l'obbligo Gp hanno sfilato per Catania al grido di «libertà, libertà» scandendo slogan contro Mario Draghi e il suo governo così come a Bologna dove dal corteo, oltre ai cori contro il governo e il segretario della Cgil, Maurizio Landini, sono partiti insulti contro la senatrice a vita Liliana Segre.«Siamo con il fiato sul collo del nostro principale nemico: il governo. I sindacati erano scomparsi e sabato li abbiamo rivisti grazie a un gruppo di criminali. Abbiamo scoperto dove era la sede della Cgil. I sindacalisti ci hanno venduto a Renato Brunetta», ha detto ieri l'avvocato Edoardo Polacco, leader dell'associazione Sentinelle della costituzione, durante la manifestazione di Roma organizzata al Circo Massimo dove erano presenti anche le bandiere del movimento «Italexit con Paragone». Almeno 1.500 partecipanti che si sono professati «non contrari al vaccino, ma al green pass indiscriminato». Qualche momento di tensione all'arrivo dei primi giornalisti, ma nessun incidente. La manifestazione, la prima dopo gli scontri di sabato, è stata da subito controllata da polizia e carabinieri mentre tutta la zona attorno al Circo Massimo è stata resa praticamente inaccessibile se non a piedi. Gli organizzatori, dal palco, hanno poi annunciato, come segno di pacificazione nazionale, la consegna di rose da parte di un gruppo di donne alle forze dell'ordine che presidiavano la protesta. I poliziotti hanno accettato e ringraziato. Oggi l'attenzione resta alta a Roma dove si svolgerà la manifestazione «Mai più fascismi» indetta dalla Cgil dopo l'assalto di sabato scorso.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/mezza-italia-in-piazza-contro-il-green-caos-2655307558.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="niente-branda-senza-certificato-carabinieri-sfrattati-dalle-caserme" data-post-id="2655307558" data-published-at="1634333758" data-use-pagination="False"> Niente branda senza certificato: carabinieri sfrattati dalle caserme Niente green pass? Allora fuori dalle camerette delle caserme. Sfrattati o buttati giù dalle brande. La denuncia del Nuovo sindacato carabinieri è partita da Bologna ed è stata confermata dal Comando generale dell'Arma. Senza vaccino, tampone o esenzione il militare deve sloggiare. «L'Arma ha dato ordine a tutti i carabinieri alloggiati nelle caserme di uscire dalle camerette se non sono in possesso del green pass dalla mezzanotte di ieri», fanno sapere dalla sigla sindacale, aggiungendo che il Comando generale «avrebbe dato la disposizione di ordinare a chi occupa le camere di lasciarle», già dalla notte precedente. Secondo il sindacato «nessun decreto ha mai imposto un'azione del genere, che non ha precedenti nella storia dell'Arma». E promettono di intervenire «per difendere i colleghi cacciati nel pieno della notte». «Chiederemo al presidente Mario Draghi», sostengono, «se era questa la sua intenzione quando ha emanato il decreto che regolerà il mondo del lavoro». Dal Comando generale fanno sapere che nessuno è stato buttato giù dalla branda, ma viene confermato che al militare senza green pass non può essere consentito di entrare in caserma, nemmeno se vi dorme, a meno che non sia beneficiario di un alloggio di servizio. Ma mettono le mani avanti, spiegando che si tratta della diretta applicazione delle «Linee guida in materia di condotta delle Pubbliche amministrazioni» sull'obbligo del green pass. Senza la carta magica il militare non potrà svolgere servizio e non potrà entrare in caserma, e ciò vale anche per il personale «accasermato a qualsiasi titolo», ma non per i beneficiari di quegli alloggi di servizio che vengono assegnati temporaneamente per svolgere l'incarico. Senza green pass il militare è, insomma, un assente ingiustificato, con conseguente sospensione dallo stipendio e impossibilità di accedere anche alla mensa. Qualcuno, però, nei comandi territoriali deve aver interpretato a modo suo le circolari. E sul blog di Nicola Porro (nicolaporro.it) il segretario del Nuovo sindacato carabinieri Massimiliano Zetti ha segnalato «che alcuni comandanti con molta fantasia hanno chiesto ai militari senza lasciapassare di presentarsi ogni giorno davanti alla caserma per comunicare che sono sprovvisti del passaporto sanitario». Una sorta di obbligo di firma per il militare che non ha risposto «comandi» alla chiamata di Draghi per il vaccino. La procedura standard, applicata in tutte le amministrazioni d'Italia, prevede invece che se un dipendente non si è vaccinato né fornisce prova di un tampone negativo, viene considerato in assenza ingiustificata. L'obbligo di green pass non riguarda solo i militari, ma chiunque acceda alla caserma «per fini lavorativi, di formazione o di volontariato». Sono invece esonerati dall'esibizione del green pass coloro che accedono in caserma non per lavoro, come, per esempio, un cittadino che deve presentare una denuncia o che deve essere sentito nell'ambito di una indagine, i familiari diretti agli alloggi di servizio e coloro i quali sono esenti dalla campagna vaccinale «sulla base di idonea certificazione medica». Non del medico di famiglia, però, ma del medico vaccinatore. Una circolare analoga è stata emanata anche dal Dap, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. Anche qui si rimarca la distinzione tra gli accasermati e coloro i quali occupano un alloggio di servizio, «che non è luogo di lavoro», e si spiega che il green pass non è obbligatorio per gli utenti. Via libera, quindi, per i familiari dei detenuti e per i loro avvocati.
(IStock)
Perché ottimismo? Questi giovani si sono definiti come gruppo informale di interazioni per la ricerca di un nuovo e forte potere cognitivo capace di fornire soluzioni ai problemi del cambio di mondo in atto. Il gruppo - caratterizzato dal motto «soluzioni e non problemi» - si è formato nello scorso biennio, con ora circa un centinaio di persone in rete, per costruire occasioni di apprendimento che andassero oltre i programmi scolastici. Non hanno voluto darsi né una struttura né un nome per evitare burocrazie e, soprattutto, divisioni politiche/partitiche. Ma come siete organizzati, ho chiesto? Risposta: attraverso un indirizzario, una chat e annunci ad invito aperto per programmi di studio. Voi dieci siete uno di questi (sotto)gruppi spontanei con una specifica missione di ricerca, quale? E perché siete venuti da me? Risposta: perché lei, oltre alla scenaristica di contingenza, si occupa con il suo think tank di scenari macro e di lungo termine, chiamati «analisi di destino». Quindi volete un’analisi di destino in relazione al cambiamento di mondo in atto? Risposta: anche, ma principalmente perché vogliamo capire cosa studiare nel nostro prossimo futuro universitario, noi accomunati dall’obiettivo di conquistare non solo un dottorato di ricerca, ma una competenza futurizzante reale. Volete diventare professori? Risposta: forse, ma l’obiettivo che ci accomuna è l’innovazione in qualunque luogo possa avere effetti sistemici, in particolare il «governo della profezia». Una triestina: adesso spero capisca che siamo venuti da lei perché nei suoi scritti sostiene che governare la profezia permette di estrarre capitale dal futuro per utilizzarlo in un presente allo scopo di costruire quel futuro stesso. Cosa dovremmo studiare e dove? Ho dato loro risposte, sottolineando anche l’importanza di una educazione morale oltre che tecnica perché il governo di una profezia, utile per la concentrazione di risorse finalizzate, implica un progetto di salvazione.
Qui la prima sorpresa. Un padovano mi spiega che proprio la consapevolezza tra i dieci colleghi che una salvezza collettiva/sistemica sia condizione per quella individuale ha generato l’attenzione del (sotto)gruppo per la metodologia di governo della profezia, in sintesi la manutenzione della speranza diffusa socialmente. Questo ci è ben chiaro - ha detto con enfasi corroborata da cenni di assenso di tutti - e mi permetta di anticipare la risposta ad una sua domanda: sì siamo cristiani, speriamo nella salvazione in Cielo, ma riteniamo nostra missione aumentare la probabilità di salvazione in Terra per più persone possibile. Abbiamo annotato che lei non è credente, ma anche che ha scritto come sia fondamentale credere in qualcosa capace di migliorare la condizione umana e di sostenere il cristianesimo pur non credendo nella sua offerta teologica. Così come lei raccomanda di governare la profezia per motivi tecnici di capitalizzazione del progresso, noi raccomandiamo di cercare l’armonizzazione tra i fattori di salvazione materiale. Non solo con la carità, ma con la tecnica. In tal senso la nostra ricerca di potere cognitivo è spinta da una missione morale. Dove la mia sorpresa? Ho chiesto, scettico, quanto fosse diffuso tra i loro coetanei questo senso di missione. Due risposte: molto più di quanto appaia; basta parlare con i nostri coetanei della rilevanza di ognuno di noi per darci un futuro degno e si riesce ad ottenere da loro attenzione. Nuovi missionari, ho scherzato. Reazione: no, tutti noi giovani cerchiamo un posto nella società, cadendo nella passività se non si trovano stimoli. Mi sono sentito studente di fronte al giovane che mi dava una lezione come fosse professore.
Seconda sorpresa è stata l’intensità con cui questi giovani cercavano non solo conoscenza, ma metodi per non perdere troppa informazione nel necessario processo di sintesi per poter maneggiare un’enorme massa di dati ed estrarne un significato non solo scientificamente confutabile, ma anche proiettabile in termini probabilistici. Ragazzi di liceo consapevoli di temi di ricerca evoluta tipicamente universitaria. Ho chiesto e mi hanno risposto che seguono i corsi universitari on line.
Non annoio il lettore con le tecnicalità di questo incontro, ma ci tengo a condividere quello che ho imparato io - vecchio professore universitario ancora attivo in ricerca - dalla lezione di questi giovani liceali, anche segnalazione per chi si occupa di politica educativa. In breve: a) sperimentare una riduzione dei tempi di formazione utilizzando reti ed intelligenza artificiale perché le nuove tecnologie permettono un’accelerazione ed espansione degli accessi conoscitivi; b) fornire strumenti di autoformazione fin dalla più giovane età che poi saranno utili per la formazione continua durante tutto il corso della vita; c) inserire nei programmi di educazione secondaria lezioni universitarie; d) aumentare i concorsi competitivi per nuove idee. Vedo già movimento verso questa direzione, ma ritengo vada accelerato per adeguare il potere cognitivo di massa alla rivoluzione tecnologica in atto, sempre più rapida. Tornando, in conclusione, al mio mestiere tipico segnalo che la competizione economica/commerciale tra sistemi economici nazionali sarà sempre più determinata dal potere cognitivo/tecnologico residente. L’incontro con i liceali detto sopra mi ha dato più ottimismo per il destino dell’Italia. E li ringrazio.
www.carlopelanda.com
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Giancarlo Giorgetti (Ansa)
Il ministro dell’Economia lo ha ripetuto anche ieri, alla cerimonia per il giuramento degli allievi ufficiali dell’Accademia della Guardia di finanza di Bergamo: «Viviamo in un’epoca complessa», ha sottolineato Giorgetti, «segnata da tensioni geopolitiche, guerre commerciali, conflitti bellici, transizioni energetiche, trasformazioni tecnologiche e instabilità finanziarie. Tutti fattori che incidono profondamente sugli equilibri economici, sociali e sulla sicurezza finanziaria dei Paesi. La storia economica ci mostra innanzitutto i meccanismi di lungo periodo. Fenomeni come la globalizzazione, le guerre commerciali e le disuguagliane non nascono oggi. Hanno radici profonde. Le dinamiche osservate ad esempio durante la grande depressione del ‘29», ha aggiunto il ministro dell’Economia, «o dopo la seconda guerra mondiale, così come quelle seguite allo shock petrolifero del 1973, alla crisi finanziaria del 2008 o dei debiti sovrani del 2010, aiutano a comprendere come gli Stati reagiscono a shock sistemici, quali politiche funzionano e quali rischiano invece di aggravare la crisi». L’ha presa alla lontana, Giorgetti, citando tra l’altro esempi estremamente significativi, per poi arrivare al punto: «La storia economica ci insegna anche a cogliere le connessioni tra crisi economiche e trasformazioni sociali del passato», ha argomentato, «che hanno spesso generato cambiamenti profondi, in alcuni casi offrendo opportunità per realizzare importanti riforme in campo sociale ed economico, ma nei casi peggiori hanno generato anche instabilità politica e conflitti. La consapevolezza che oggi le regole globali, dal commercio alla finanza alla governance possono cambiare in un contesto segnato da forte incertezza, richiede prudenza e senso di responsabilità ma deve anche necessariamente aprire spazio a soluzioni innovative e realistiche, senza preconcetti o ideologie fini a se stesse». Si potrebbe sintetizzare: «Cari amici della Commissione Ue, non so più come dirvelo: se restiamo legati alle regole ordinarie in tempi straordinari, come la storia insegna, siamo morti».
Ma a Bruxelles continuano a non voler ascoltare, anzi peggio: come abbiamo scritto ieri, sembrano pure prenderci in giro, giocherellando coi decimali. Il rapporto deficit/Pil 2025, certificato dall’Istat, è al 3,1%, e l’Italia quindi resta sotto procedura di infrazione, per uno 0,1%. Ma attraverso la Stampa, il Commissario Ue all’Economia, Valdis Dombrovskis, ha giocato a fare la parte del misericordioso, sottolineando che a settembre, se i dati cambiassero, la Commissione potrebbe rivedere le sue decisioni. «Teoricamente è possibile», ha detto Dombrovskis, «potrebbero esserci alcune rivalutazioni dei dati in autunno, alla luce dei numeri definitivi del Superbonus. E quindi potrebbero esserci degli sviluppi». Un modo come un altro per frenare, anzi bloccare, qualsiasi ipotesi di uno scostamento di bilancio da parte del governo italiano per fronteggiare la crisi energetica e dare respiro a famiglie e imprese. State buoni, ha detto in pratica Dombrovskis, che a settembre vi diamo lo zuccherino. Zuccherino amarissimo, tra l’altro, perché in ogni caso l’Italia dovrebbe poi restare al di sotto del 3% almeno fino al 2028. Tra l’altro, la Commissione non farebbe nessun «omaggio» all’Italia: come ha spiegato alla Verità la deputata di Fdi Ylenja Lucaselli, capogruppo in Commissione Bilancio e figura chiave nelle politiche economiche del partito, il rapporto deficit/Pil dell’Italia è già, di fatto, inferiore all’3,1%. L’Istat infatti arrotonda i decimali. Fino al 3,04%, diventa il 3; noi eravamo al 3,07% ed è diventato 3,1. La differenza tra 3,04 e 3,07 sono 600 milioni di euro, la esatta cifra che l’Agenzia delle Entrate ha comunicato all’Istat come ammontare di soldi bloccati per il Superbonus ma che non saranno mai erogati perché si tratta di truffe. L’Istat non ne ha tenuto conto, ma dovrà correggere la stima, e quindi a settembre torneremo al 3%. Tutto qui.
Intanto, si fa quel che si può: il Mef ha comunicato che è in corso di pubblicazione il decreto ministeriale che proroga fino al 22 maggio prossimo l’attuale taglio delle accise sui carburanti in scadenza ieri. Il taglio sarà di 20 centesimi al litro per il gasolio e di 5 centesimi al litro per la benzina.
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Ecco una preparazione co coniuga la Primavera con un classico della cucina di magro: il baccalà con i ceci. Se si afa in questo modo il piatto acquista freschezza e diventa saporito pur rimanendo nutriente e leggero. Si prepara in pochissimi minuti e il successo è garantito.
Ingredienti – 500 gr di baccalà già ammollato, 300 gr di ceci già lesati, 200 gr di fave, 5 o 6 foglie di salvia, almeno tre spicchi d’aglio, sale, pepe, olio extravergine di oliva qb.
Preparazione – In una capace padella scaldate in un generoso giro di olio extravergine di oliva gli spicchi d’aglio e la salvia. Andate a fuoco moderato perché si deve aromatizzare il grasso, ma non devono prendere colore le verdure. Versate in padella i ceci scolati e fate prendere sapore. Aggiustate di sale e di pepe. Nel frattempo mettete a sbollentare le fave che avrete sgusciato. Basta che prendano il bollore per un minuto. Ritiratele, ma non scolate l’acqua di cottura che vi sarà utile. Ora prendete i ceci e sistemateli in un bicchiere da frullatore con un po’ di acqua di cottura delle fave e un altro cucchiaio di extravergine. Con il frullatore a immersione riduceteli in crema. Nella padella dove sono rimasti aglio e salvia fate scottare a fuoco vivace il baccalà che avrete fatto in quattro pezzi per circa sei minuti dalla parte della pelle e quattro dalla parte della polpa. Nel frattempo freddate le fave e sbucciatele ulteriormente. E’ facilissimo: basta incidere la parte superiore del frutto e fare una leggerissima pressione; vedrete che “l’anima” uscirà da sola. Ora impiattate. Mettete a specchio sul piatto una generosa quantità di crema di ceci adagiatevi sopra un trancio di baccalà, fate cadere una manciata di fave e aggiustate di abbondante pepe e ancora un giro di olio extravergine a crudo.
Come far divertire i bambini – Date a loro il compito di sbucciare per due volte le fave.
Abbinamento – Certamente un bianco e ci siamo ispirati alle città del baccalà: Verdicchio dei Castelli di Jesi pensando ad Ancona, Vermentino della Costa degli Etruschi pensando a Livorno, Soave pensando a Venezia, una Biancolella d’Ischia pensando a Napoli.
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