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2023-07-05
Il premier a Varsavia in versione colomba
Giorgia Meloni e Mateusz Morawiecki (Getty Images)
«Lei ci proverà fino alla fine, ma non è semplice perché la posizione di Polonia e Ungheria è molto netta»: così una fonte di governo commenta alla Verità le chance che Giorgia Meloni ha di riuscire a convincere il premier polacco, Mateusz Morawiecki, ad ammorbidire la sua contrarietà al nuovo piano sull’immigrazione elaborato dall’Unione europea. Oggi a Varsavia, la Meloni incontrerà Morawiecki, alle 10.30 al palazzo della Cancelleria; al termine del bilaterale, il premier parteciperà alla sessione principale della Conferenza di Ecr, il gruppo dei Conservatori europei, di cui è presidente, sul tema «Il futuro dell’Unione europea». I leader europei sperano nella mediazione della Meloni per superare il «no» di Polonia e Ungheria che ha impedito che il Consiglio europeo dello scorso 29 e 30 giugno si concludesse con un accordo sull’emergenza immigrazione.
Polonia e Ungheria, ricordiamolo, si oppongono ai ricollocamenti obbligatori dei migranti, e alla sanzione di 20.000 euro per ogni persona non accolta: «La Polonia», ha detto Morawiecki al termine del Consiglio europeo, «sa molto bene cos’è la solidarietà e non abbiamo bisogno che ci venga insegnata. Abbiamo accolto oltre 3 milioni di rifugiati. Un milione e mezzo sono ancora nel nostro Paese. Abbiamo aperto case polacche. Eppure, nel caso dell’Ucraina, la Polonia ha ricevuto scarso sostegno: alcune decine di euro per rifugiato. Nel caso di un rifugiato non accettato dal Medio Oriente dobbiamo essere puniti con una multa di 20.000 euro o più. Non siamo d’accordo». Morawiecki è il leader del partito Diritto e giustizia, azionista di peso dei Conservatori europei guidati dalla Meloni, la quale ha avuto modo, nei giorni successivi al Consiglio europeo, di esprimere la sua comprensione per le diffidenze del premier polacco nei confronti della strategia elaborata dall’Ue. Del resto, il sovranismo è nazionalista per definizione: lo slogan «Prima gli italiani!» può essere tranquillamente declinato in «Prima i polacchi!», «Prima gli ungheresi!» e così via. Intesa piena, invece, anche da parte di Varsavia e Budapest, sulla dimensione esterna dell’immigrazione, ovvero sulla necessità di disciplinare gli ingressi in Europa contrastando la tratta di esseri umani. Altro tema, questo, sul quale la Meloni è protagonista della politica europea: è stata lei infatti a recarsi per ben due volte in Tunisia nell’arco di pochi giorni, prima da sola e poi insieme alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e al premier olandese, Mark Rutte, per tentare di convincere il presidente Kais Saied a darsi da fare per bloccare le partenze. Saied da parte sua chiede, manco a dirlo, soldi: c’è in ballo il prestito del Fondo monetario internazionale da 1,9 miliardi di dollari ai quali la Ue può aggiungere un altro miliardo, ma la trattativa è difficile, poiché il leader tunisino tentenna di fronte alla richiesta di varare riforme strutturali in cambio dei denari.
Tornando alla questione del no della Polonia all’accordo europeo, la Meloni tenterà più che altro di capire se ci sono ancora margini di trattativa, ma in questa fase storica Varsavia ha un peso politico molto importante: la guerra in Ucraina la vede in primissima fila, vero e proprio avamposto della Nato, i rapporti con Washington sono blindati, la stessa Commissione europea non può permettersi di tirare troppo la corda con il governo di destra guidato da Morawiecki. Anche di guerra in Ucraina parleranno oggi la Meloni e Morawiecki, ma su questo fronte non c’è da aspettarsi sorprese: verrà ribadito il sostegno a Kiev a 360 gradi.
Il secondo appuntamento della giornata polacca del presidente del Consiglio è, come dicevamo, la conferenza di Ecr, il partito dei Conservatori europei, sul tema «Il futuro dell’Unione europea». A introdurre i lavori di oggi, alla presenza della Meloni e di Morawiecki, saranno i due presidenti del gruppo dei Conservatori al Parlamento europeo, il polacco Ryszard Legutko e Nicola Procaccini di Fratelli d’Italia. «I conservatori europei», spiega Procaccini, «sono impegnati nel definire proposte e azioni concrete per affrontare al meglio le grandi questioni che le nazioni e popoli dell’Ue sono chiamati ad affrontare. L’appuntamento di Varsavia riveste una particolare importanza, un confronto sui grandi temi anche In prospettiva delle prossime elezioni europee».
L’obiettivo è quello di costruire, dopo le europee del 2024, una nuova maggioranza al Parlamento europeo, che tenga fuori i Socialisti e comprenda, oltre al Ppe, proprio i Conservatori di Ecr. Naturalmente, il progetto passa necessariamente attraverso un buon risultato dei partiti di centrodestra alle urne, una circostanza non scontata ma facilmente pronosticabile, considerato che il vento elettorale in Europa soffia sempre di più verso l’area moderata. Occorrerà poi sciogliere il nodo del gruppo Identità e democrazia, del quale fa parte la Lega insieme tra gli altri ai francesi di Marine Le Pen, che scontano l’ostilità dei Popolari europei in quanto considerati «euroscettici». L’asse tra Roma e Varsavia può essere utilissimo in questa chiave, ed è probabile che la Meloni e Morawiecki si confronteranno anche sui programmi da sottoporre agli elettori.
Salvini insiste col patto allargato: «Nessuno deve essere escluso»
La campagna elettorale del centrodestra per il voto europeo di giugno 2024 è iniziata, ma il sorpasso a destra di Matteo Salvini sul tema delle alleanze a Strasburgo è stato frenato da Antonio Tajani. «Sulle alleanze in Europa decideranno gli italiani quando andranno a votare», ha detto ieri il ministro delle Infrastrutture nonché leader della Lega ai microfoni di Radio anch’io su Rai Radio 1, cercando di spegnere le polemiche scoppiate nella maggioranza dopo l’alt del leader di Forza Italia alle alleanze possibili con i sovranisti francesi di Marine Le Pen e i tedeschi di Afd. «Discussioni sulle alleanze in Europa? Il governo italiano non c’entra nulla, non è in discussione, la politica europea non c’entra nulla. Piacerebbe a qualche giornale, a Conte, alla Schlein, ma il governo italiano va avanti non solo cinque anni, ma di più».
Il vicepremier leghista ha rivendicato di avere fatto «solo una riflessione normale: c’è un governo di centrodestra, gli italiani apprezzano i risultati perché alle regionali il centrodestra stravince, ho detto agli alleati: facciamo la stessa formula anche in Europa. Non mi sembra una proposta particolarmente intelligente o rivoluzionaria... Visto che metà delle norme arrivano da Bruxelles e sono figlie di politica anti italiana e anti sviluppo, penso sia una grande occasione per portare anche in Europa un governo di centrodestra. Vogliamo provarci o ci arrendiamo a un’altra alleanza con i Socialisti?». E a proposito della videocall con Le Pen, il leader del Carroccio ha ribadito: «Rassemblement National è il primo partito in Francia e abbiamo parlato soprattutto di lavoro perché l’Europa si occupi di famiglie e piena occupazione». Poi Salvini ha «parlato» ai suoi elettori: «Io dico già da oggi che chi sceglierà la Lega avrà chiaro che qualunque sia l’esito del voto la Lega non andrà al governo dell’Ue con i socialisti dell’auto green e della casa da sistemare senza aiuto economico. Non penso che De Gasperi abbia fondato l’Europa per avere l’auto elettrica o danneggiare i pescatori. Sull’immigrazione perché non vogliamo riproporre a livello europeo il governo che in Italia, in otto mesi, ha fatto tanto?».
Governo e centrodestra italiano esteso all’Europa, senza dire no a nessuno, se non ai socialisti e a Macron, ha ribadito ancora il ministro durante l’inaugurazione di due nuove fermate della M4 a Milano non senza una frecciatina all’alleato azzurro Tajani: «È semplicemente un’idea di Europa. Che cosa vuol dire partiti anti europei? Mi domando come qualcuno di centrodestra possa preferire i socialisti».
E ieri è arrivato il primo commento di Fdi per bocca del capogruppo alla Camera, Tommaso Foti: «I veti non sono di una forza politica o di un’altra, bisogna prima creare le condizioni di un’alleanza politica e questa la si ha quando gli elettori con il loro voto daranno forza a quest’area rappresentata dal centrodestra. Nessuno ha detto che la Lega non deve far parte di un’alleanza di centrodestra eventuale in Europa, perciò mi pare che sia proprio sbagliato l’approccio».
Chiarimento «morbido» del vice coordinatore di Fi, Alessandro Cattaneo: «La vera distinzione per la futura maggioranza di governo europea sarà tra chi ha cultura di governo e chi no. Mi viene da sorridere quando sento che la Lega e Salvini non sarebbero adatti a governare in Europa. Si tratta di un pensiero non condivisibile. La Lega e Salvini hanno governato con Mario Draghi, oggi con il centrodestra unito dopo la vittoria delle politiche, inoltre governano in tante regioni ed enti locali del Paese con noi, come si fa a non considerarli in ambito europeo? Sono un alleato fondamentale».
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Missione difficile in Polonia per Giorgia Meloni, che oggi sui migranti proverà a strappare il sì di Mateusz Morawiecki sul piano Ue. Osteggiato pure dall’Ungheria. Previsto anche un incontro dei conservatori per definire le nuove strategie e il rapporto con il gruppo Id.Matteo Salvini chiude la polemica con Antonio Tajani: «Risponderanno gli elettori».Lo speciale contiene due articoli.«Lei ci proverà fino alla fine, ma non è semplice perché la posizione di Polonia e Ungheria è molto netta»: così una fonte di governo commenta alla Verità le chance che Giorgia Meloni ha di riuscire a convincere il premier polacco, Mateusz Morawiecki, ad ammorbidire la sua contrarietà al nuovo piano sull’immigrazione elaborato dall’Unione europea. Oggi a Varsavia, la Meloni incontrerà Morawiecki, alle 10.30 al palazzo della Cancelleria; al termine del bilaterale, il premier parteciperà alla sessione principale della Conferenza di Ecr, il gruppo dei Conservatori europei, di cui è presidente, sul tema «Il futuro dell’Unione europea». I leader europei sperano nella mediazione della Meloni per superare il «no» di Polonia e Ungheria che ha impedito che il Consiglio europeo dello scorso 29 e 30 giugno si concludesse con un accordo sull’emergenza immigrazione. Polonia e Ungheria, ricordiamolo, si oppongono ai ricollocamenti obbligatori dei migranti, e alla sanzione di 20.000 euro per ogni persona non accolta: «La Polonia», ha detto Morawiecki al termine del Consiglio europeo, «sa molto bene cos’è la solidarietà e non abbiamo bisogno che ci venga insegnata. Abbiamo accolto oltre 3 milioni di rifugiati. Un milione e mezzo sono ancora nel nostro Paese. Abbiamo aperto case polacche. Eppure, nel caso dell’Ucraina, la Polonia ha ricevuto scarso sostegno: alcune decine di euro per rifugiato. Nel caso di un rifugiato non accettato dal Medio Oriente dobbiamo essere puniti con una multa di 20.000 euro o più. Non siamo d’accordo». Morawiecki è il leader del partito Diritto e giustizia, azionista di peso dei Conservatori europei guidati dalla Meloni, la quale ha avuto modo, nei giorni successivi al Consiglio europeo, di esprimere la sua comprensione per le diffidenze del premier polacco nei confronti della strategia elaborata dall’Ue. Del resto, il sovranismo è nazionalista per definizione: lo slogan «Prima gli italiani!» può essere tranquillamente declinato in «Prima i polacchi!», «Prima gli ungheresi!» e così via. Intesa piena, invece, anche da parte di Varsavia e Budapest, sulla dimensione esterna dell’immigrazione, ovvero sulla necessità di disciplinare gli ingressi in Europa contrastando la tratta di esseri umani. Altro tema, questo, sul quale la Meloni è protagonista della politica europea: è stata lei infatti a recarsi per ben due volte in Tunisia nell’arco di pochi giorni, prima da sola e poi insieme alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e al premier olandese, Mark Rutte, per tentare di convincere il presidente Kais Saied a darsi da fare per bloccare le partenze. Saied da parte sua chiede, manco a dirlo, soldi: c’è in ballo il prestito del Fondo monetario internazionale da 1,9 miliardi di dollari ai quali la Ue può aggiungere un altro miliardo, ma la trattativa è difficile, poiché il leader tunisino tentenna di fronte alla richiesta di varare riforme strutturali in cambio dei denari. Tornando alla questione del no della Polonia all’accordo europeo, la Meloni tenterà più che altro di capire se ci sono ancora margini di trattativa, ma in questa fase storica Varsavia ha un peso politico molto importante: la guerra in Ucraina la vede in primissima fila, vero e proprio avamposto della Nato, i rapporti con Washington sono blindati, la stessa Commissione europea non può permettersi di tirare troppo la corda con il governo di destra guidato da Morawiecki. Anche di guerra in Ucraina parleranno oggi la Meloni e Morawiecki, ma su questo fronte non c’è da aspettarsi sorprese: verrà ribadito il sostegno a Kiev a 360 gradi. Il secondo appuntamento della giornata polacca del presidente del Consiglio è, come dicevamo, la conferenza di Ecr, il partito dei Conservatori europei, sul tema «Il futuro dell’Unione europea». A introdurre i lavori di oggi, alla presenza della Meloni e di Morawiecki, saranno i due presidenti del gruppo dei Conservatori al Parlamento europeo, il polacco Ryszard Legutko e Nicola Procaccini di Fratelli d’Italia. «I conservatori europei», spiega Procaccini, «sono impegnati nel definire proposte e azioni concrete per affrontare al meglio le grandi questioni che le nazioni e popoli dell’Ue sono chiamati ad affrontare. L’appuntamento di Varsavia riveste una particolare importanza, un confronto sui grandi temi anche In prospettiva delle prossime elezioni europee». L’obiettivo è quello di costruire, dopo le europee del 2024, una nuova maggioranza al Parlamento europeo, che tenga fuori i Socialisti e comprenda, oltre al Ppe, proprio i Conservatori di Ecr. Naturalmente, il progetto passa necessariamente attraverso un buon risultato dei partiti di centrodestra alle urne, una circostanza non scontata ma facilmente pronosticabile, considerato che il vento elettorale in Europa soffia sempre di più verso l’area moderata. Occorrerà poi sciogliere il nodo del gruppo Identità e democrazia, del quale fa parte la Lega insieme tra gli altri ai francesi di Marine Le Pen, che scontano l’ostilità dei Popolari europei in quanto considerati «euroscettici». L’asse tra Roma e Varsavia può essere utilissimo in questa chiave, ed è probabile che la Meloni e Morawiecki si confronteranno anche sui programmi da sottoporre agli elettori.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/meloni-varsavia-versione-colomba-2662227713.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="salvini-insiste-col-patto-allargato-nessuno-deve-essere-escluso" data-post-id="2662227713" data-published-at="1688540892" data-use-pagination="False"> Salvini insiste col patto allargato: «Nessuno deve essere escluso» La campagna elettorale del centrodestra per il voto europeo di giugno 2024 è iniziata, ma il sorpasso a destra di Matteo Salvini sul tema delle alleanze a Strasburgo è stato frenato da Antonio Tajani. «Sulle alleanze in Europa decideranno gli italiani quando andranno a votare», ha detto ieri il ministro delle Infrastrutture nonché leader della Lega ai microfoni di Radio anch’io su Rai Radio 1, cercando di spegnere le polemiche scoppiate nella maggioranza dopo l’alt del leader di Forza Italia alle alleanze possibili con i sovranisti francesi di Marine Le Pen e i tedeschi di Afd. «Discussioni sulle alleanze in Europa? Il governo italiano non c’entra nulla, non è in discussione, la politica europea non c’entra nulla. Piacerebbe a qualche giornale, a Conte, alla Schlein, ma il governo italiano va avanti non solo cinque anni, ma di più». Il vicepremier leghista ha rivendicato di avere fatto «solo una riflessione normale: c’è un governo di centrodestra, gli italiani apprezzano i risultati perché alle regionali il centrodestra stravince, ho detto agli alleati: facciamo la stessa formula anche in Europa. Non mi sembra una proposta particolarmente intelligente o rivoluzionaria... Visto che metà delle norme arrivano da Bruxelles e sono figlie di politica anti italiana e anti sviluppo, penso sia una grande occasione per portare anche in Europa un governo di centrodestra. Vogliamo provarci o ci arrendiamo a un’altra alleanza con i Socialisti?». E a proposito della videocall con Le Pen, il leader del Carroccio ha ribadito: «Rassemblement National è il primo partito in Francia e abbiamo parlato soprattutto di lavoro perché l’Europa si occupi di famiglie e piena occupazione». Poi Salvini ha «parlato» ai suoi elettori: «Io dico già da oggi che chi sceglierà la Lega avrà chiaro che qualunque sia l’esito del voto la Lega non andrà al governo dell’Ue con i socialisti dell’auto green e della casa da sistemare senza aiuto economico. Non penso che De Gasperi abbia fondato l’Europa per avere l’auto elettrica o danneggiare i pescatori. Sull’immigrazione perché non vogliamo riproporre a livello europeo il governo che in Italia, in otto mesi, ha fatto tanto?». Governo e centrodestra italiano esteso all’Europa, senza dire no a nessuno, se non ai socialisti e a Macron, ha ribadito ancora il ministro durante l’inaugurazione di due nuove fermate della M4 a Milano non senza una frecciatina all’alleato azzurro Tajani: «È semplicemente un’idea di Europa. Che cosa vuol dire partiti anti europei? Mi domando come qualcuno di centrodestra possa preferire i socialisti». E ieri è arrivato il primo commento di Fdi per bocca del capogruppo alla Camera, Tommaso Foti: «I veti non sono di una forza politica o di un’altra, bisogna prima creare le condizioni di un’alleanza politica e questa la si ha quando gli elettori con il loro voto daranno forza a quest’area rappresentata dal centrodestra. Nessuno ha detto che la Lega non deve far parte di un’alleanza di centrodestra eventuale in Europa, perciò mi pare che sia proprio sbagliato l’approccio». Chiarimento «morbido» del vice coordinatore di Fi, Alessandro Cattaneo: «La vera distinzione per la futura maggioranza di governo europea sarà tra chi ha cultura di governo e chi no. Mi viene da sorridere quando sento che la Lega e Salvini non sarebbero adatti a governare in Europa. Si tratta di un pensiero non condivisibile. La Lega e Salvini hanno governato con Mario Draghi, oggi con il centrodestra unito dopo la vittoria delle politiche, inoltre governano in tante regioni ed enti locali del Paese con noi, come si fa a non considerarli in ambito europeo? Sono un alleato fondamentale».
Il rapporto di costante collaborazione tra la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto, il Reparto Operativo Aeronavale di Bari e la Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza di Gallipoli ha consentito, nel mese di giugno 2025, di individuati i resti di una grande imbarcazione di età romana che si è inabissata nelle acque del Mar Ionio.
La scoperta è avvenuta nel corso delle normali attività di controllo in mare condotte dalla Guardia di Finanza con l’uso delle più sofisticate strumentazioni di bordo, che hanno rilevato la presenza di un’anomalia sul fondale. Dopo le immersioni del personale specializzato del Corpo in forza al II° Nucleo Sommozzatori di Taranto assieme alla Soprintendenza hanno rivelato la presenza di un relitto di una grande nave oneraria di epoca tardo-imperiale con il suo carico di anfore.
L’esigenza di assicurare la tutela dell’importante reperto ha determinato la scelta di mantenere il massimo riserbo sul ritrovamento per scongiurare il rischio di saccheggio e per preservare il potenziale informativo custodito nel relitto, in attesa di mettere a punto la migliore strategia d’intervento. L’area, fin dal momento della scoperta, è stata sottoposta a costante monitoraggio da parte della Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza di Gallipoli.
La Soprintendenza si è subito attivata per il reperimento dei fondi necessari a pianificare ed eseguire gli interventi di documentazione, indagine archeologica e messa in sicurezza del relitto. La notizia, da poco apparsa sui quotidiani, relativa all’assegnazione delle risorse per 780.000 euro da parte del Consiglio Superiore dei Beni culturali e paesaggistici, a valere sui fondi della Legge 190/2014, ha di fatto anticipato la comunicazione dell’avvio dell’azione che vede coinvolte la Guardia di Finanza e la Soprintendenza per le operazioni di ricerca archeologica e di tutela del patrimonio sommerso.
Anche questo intervento di recupero, come quello condotto nelle acque di Ugento nello scorso mese di luglio, si inserisce perfettamente nello spirito della recente sottoscrizione del Protocollo di intesa relativo ai rapporti di collaborazione tra Ministero della cultura e la Guardia di Finanza a partire dal 2025 tra il Ministro della cultura Alessandro Giuli e il Comandante Generale Andrea De Gennaro.
Grazie alla proficua collaborazione tra la Soprintendenza e il Reparto Operativo Aeronavale di Bari della Guardia di Finanza che metterà a disposizione i mezzi navali della Sezione operativa navale di Gallipoli e le professionalità subacquee e con la Soprintendenza nazionale per il patrimonio culturale subacqueo di Taranto, prossimamente inizieranno le attività di ricognizione sistematica e documentazione del relitto con le più moderne metodologie di indagine. Le attività saranno propedeutiche alla pianificazione dell'intervento di scavo archeologico subacqueo per il corretto recupero del carico e per le delicate attività conservative da eseguire sui reperti e sui resti dell’imbarcazione antica, in linea con i principi della convenzione Unesco per la Protezione del Patrimonio Culturale Subacqueo.
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Nel 2025 la Commissione europea ha emanato 1.456 atti giuridici: in gran parte atti di esecuzione (1.196), oltre a 21 direttive, 102 regolamenti e 137 atti delegati. A sviscerare i numeri è uno studio di Gesamtmetall, un’associazione tedesca dell’industria metalmeccanica, riportato negli scorsi giorni dalla testata Welt am Sonntag.
I numeri rivelano non solo che il 2025 è stato l’anno dei record, ma anche che la precedente Commissione, tra il 2019 e il 2024, sempre a trazione Ursula, ha superato i suoi due precedenti predecessori. Eppure, lo scorso anno, la stessa Von der Leyen aveva promesso una riduzione «senza precedenti» delle normative.
«L’attuale Commissione europea promette costantemente agevolazioni per le imprese». Sono le accuse di Oliver Zander, direttore generale di Gesamtmetall. «Ma ancora una volta le aspettative sono state deluse». Tirando le somme, in effetti, Bruxelles grava le aziende mediamente con quattro nuovi atti normativi al giorno. «Questo è l’opposto di una semplificazione burocratica e molte aziende riescono a malapena a stare al passo con l’attuazione», ha concluso Zander.
Nell’epicentro delle polemiche sono finiti i 137 atti delegati. Si tratta di modifiche e integrazioni di dettagli tecnici a leggi esistenti, formulate dalla Commissione europea in piena autonomia. «Si tratta di un ambito di azione a Bruxelles che non è assolutamente soggetto a controlli democratici», ha spiegato a Welt am Sonntag Günter Verheugen, ex commissario europeo. «I burocrati si riuniscono e decidono su qualcosa che riguarda la vita di milioni di persone e migliaia di aziende in tutta Europa». Per Verheugen, quindi, l’operato di Von der Leyen avviene in una zona grigia, al riparo da ogni critica e controllo. «La Commissione naturalmente gradisce che sia così, ma considero questo processo molto preoccupante».
Immediata la replica di un portavoce della Commissione che ha vantato, anzi, dieci proposte di semplificazione avanzate nel 2025 e presumibilmente capaci di tagliare costi amministrativi per 15 miliardi di euro nel prossimo futuro. Ciò si tradurrebbe in una riduzione del 25% dei costi amministrativi (e del 35% per le piccole e medie imprese).
Guardando sempre al domani, il portavoce ha annunciato l’avvio di uno «stress test per gli atti delegati e di esecuzione», spiegando che, così, «circa il 30% di questi atti originariamente previsti per il 2026 viene rinviato. Ciò potrebbe portare al loro annullamento». Ad ogni modo, la sottolineatura del portavoce, «ciò che conta è il concreto sollievo per le imprese, non il numero di atti giuridici proposti».
Adesso, però, perfino il fronte europeista non si accontenta delle promesse e delle arrampicate dialettiche di Bruxelles. «L’Unione europea è diventata un luogo di eccessiva regolamentazione, non è così che l’avevamo immaginata e deve cambiare radicalmente», ha dichiarato venerdì scorso Michael Kretschmer, presidente della Sassonia e membro della Cdu. «La Germania è frenata da una moltitudine di vincoli. L’economia ha bisogno di più libertà».
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