Meloni tira una rampogna a Merz: «Stati Uniti partner fondamentale»

La presenza ad Addis Abeba al summit dell’Unione africana non ha impedito al presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, di condividere le sue posizioni in merito a quanto discusso dagli alleati alla Conferenza sulla sicurezza a Monaco. Rendendo anche chiaro che l’asse Roma-Berlino non significa una convergenza a 360 gradi.
Ed ecco, quindi, che Meloni ha preso le distanze dalle critiche che il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, ha rivolto all’amministrazione americana venerdì dal palco di Monaco. Dopo che il cancelliere tedesco ha sottolineato che tra «gli Stati Uniti e l’Ue si è aperto un divario» con «la cultura Maga che non è la nostra», il premier italiano ha manifestato apertamente il suo disaccordo. Ai giornalisti che le hanno chiesto se condivida la posizione di Merz, Meloni ha risposto: «No, direi di no. Queste sono valutazioni politiche, ogni leader le fa come ritiene ma non è un tema di competenza dell’Unione europea, sono valutazioni dei partiti politici». La visione tra l’Italia e la Germania si ricompatta invece sul ruolo che dovrebbe assumere l’Europa nell’Alleanza atlantica. Riconoscendo l’esistenza di «una fase particolare dei rapporti tra Europa e Stati Uniti», il presidente del Consiglio ha spiegato: «Credo che Merz faccia una valutazione corretta quando dice che l’Europa deve occuparsi di sé stessa, che deve fare di più sulla sicurezza, sulla colonna europea della Nato». E a tal proposito, ha osservato che in Europa ci si dovrebbe interrogare meno «su quello che gli altri possono fare per noi o non stanno facendo per noi» e concentrarsi invece su «che cosa dobbiamo fare per essere autonomi, forti, capaci di rispondere a un’era della geopolitica nella quale di certezze non ce ne sono più moltissime».
In merito al rapporto tra l’Ue e Washington la direzione dovrebbe essere quella di «lavorare per valorizzare quello che ci unisce piuttosto di quello che può dividerci». Restringendo il campo alla sinergia tra gli Stati Uniti e l’Italia in chiave mediorientale, Meloni ha dichiarato: «Siamo stati invitati come Paese osservatore», nel Board of peace per Gaza. E rivelando che il governo è propenso a rispondere «positivamente a questo invito» nonostante si debba valutare «a quale livello», ha sottolineato che è necessaria «una presenza italiana» dato «tutto il lavoro che l’Italia ha fatto, sta facendo e deve fare in Medio Oriente per stabilizzare una situazione molto complessa e fragile». Dall’altra parte, il premier crede anche che serva «una presenza europea».
Meloni ieri ha anche chiarito il ruolo che l’Italia intende svolgere nel continente africano. Presente come unica leader occidentale all’Assemblea dei capi di Stato e di governo dell’Unione africana ad Addis Abeba, dal palco ha sottolineato che «l’Italia e l’Europa non possono pensare al futuro senza prendere l’Africa nella giusta considerazione». Spiegando che la «cooperazione» traccia «la rotta» delle iniziative italiane, ha ricordato che in questa visione si inserisce il piano Mattei. Che, quindi, non deve essere «concepito come un piano italiano per l’Africa, ma come il contributo dell’Italia» all’Agenda 2063 dell’Unione africana «con un’attenzione particolare quest’anno ai progetti legati all’acqua». Durante il suo discorso, ha poi precisato che «l’Italia ha deciso di lanciare un ampio programma di conversione del debito dei Paesi africani». Ma centrale nell’intervento di Meloni è stato anche il tema della libertà a non emigrare. L’Italia, che intende porsi come «un ponte privilegiato tra Europa e Africa», mette infatti «a disposizione la solidità delle proprie istituzioni, la grande tradizione di dialogo e la competenza delle sue imprese» anche per «garantire agli uomini e alle donne» del continente africano «la libertà di scegliere di restare nel proprio Paese, di contribuire alla sua crescita senza essere costretti a lasciarlo».






