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2023-10-02
I medici che curano i danni da vaccino
(IStock)
All’inizio hanno iniziato quasi di nascosto. Qualcuno, come a Lucca, ha dovuto subire la gogna mediatica. Vietato dire che i vaccini «salvifici» provocassero danni e allora questi danni, negati, non potevano, ovviamente, essere neppure curati. I medici fedeli al giuramento di Ippocrate hanno però resistito, continuando a ricercare cause e cure degli effetti collaterali dai sieri a mRna, anche attraverso lo scambio di informazioni con colleghi impegnati sullo stesso fronte. Il risultato è che oggi stanno aprendo, in tutta Italia, ambulatori e centri medici gratuiti, o a prezzi sostenibili, che assistono chi dopo il vaccino continua a riscontrare problemi di salute che prima non aveva.
È un numero imprecisato di persone, che sembra destinato a crescere: esistono già ben 3.800 ricerche scientifiche sugli effetti collaterali dei sieri a mRrna, anche se qualcuno continua a dire che non esistono, quando invece le patologie post vaccino sono così tante e così diverse che questo rappresenta la maggiore difficoltà. Il meccanismo alla base dell’approccio terapeutico è però condiviso: c’è infatti ormai la certezza scientifica sulla tossicità della proteina Spike e sulla circostanza che si possa depositare negli organi, provocando danni a distanza di tempo.
Tra i primi ad aprire, un anno fa, ambulatori di assistenza per danneggiati, sono stati i medici di IppocrateOrg, l’Associazione non a scopo di lucro che è diventata durante la pandemia per tanti malati di Covid un punto di riferimento perché ha riunito un centinaio di medici che discostandosi dai protocolli ministeriali «Tachipirina e vigile attesa» si misero piuttosto a visitare e a curare gli ammalati con farmaci comuni, riuscendo a guarire praticamente tutti. I medici di Ippocrate, complessivamente, hanno guarito dal virus, a partire da marzo 2020, almeno 7.000 persone, delle quali il 30% a rischio. Ora che l’emergenza è finita molti di questi medici sono impegnati di nuovo a fare quello che dovrebbe fare la sanità pubblica e così in Friuli Venezia Giulia, ad esempio, sono già sette gli ambulatori di Ippocrate (a Trieste, Tolmezzo, Gorizia, Udine, Pordenone, Codroipo e Monfalcone) specializzati in problematiche sorte a causa della vaccinazione anti Covid o per il Long Covid, che è di solito associato, o confuso, con la prima circostanza visto che spesso i sintomi insorgono dopo una vaccinazione fatta a pochi mesi dalla malattia.
Anche a Milano la direttrice scientifica di IppocrateOrg, Rosanna Cifari, neurologa, ha messo a disposizione part time il suo studio medico per ricevere pazienti che contattano Ippocrate per effetti avversi dal vaccino. «Ho messo a disposizione due intere mattine e un pomeriggio a settimana e sono sempre pienissima», riferisce. «In ambito neurologico sono molteplici le patologie causate dall’iniezione: ci sono anche deficit di memoria, forme di demenza, epilessia, neuropatie periferiche... E poi ci sono quelle cardiache e quelle di tipo immunologico. Ovviamente queste persone prima del vaccino non avevano niente, altrimenti non lo potrei dire. Purtroppo, curare i danni da vaccino è molto complesso, ci sono terapie valide che possono far guarire o portare a sensibili miglioramenti ma da alcune problematiche non si guarisce. Se ad esempio a una persona dopo il vaccino viene la Sla - ed è successo - non è che si può tornare indietro. Si può agire però su patologie meno gravi. Bisogna disinfiammare, perché la proteina Spike porta infiammazione, e poi neutralizzare la proteina Spike. Si può avere un miglioramento significativo. Purtroppo, ripeto, non per tutti. È venuta da me una bambina di 9 anni che faceva la ballerina. Dopo il vaccino è finita sulla sedia a rotelle. Abbiamo tentato di tutto. Ora cammina, con molta fatica, ma non potrà mai ritornare come prima».
La prima visita negli ambulatori di Ippocrate costa 100 euro, la visita di controllo 70 euro e l’associazione, grazie a un numero elevato di medici che ormai vi aderiscono, può contare, oltre agli ambulatori del Friuli Venezia Giulia e al lavoro della neurologa Chifari, anche sul supporto di altri specialisti che visitano e curano singolarmente quei danneggiati che si rivolgono all’associazione. Ippocrate non segue un protocollo standard ma ogni medico sceglie la terapia in base al paziente e alle sue valutazioni. Alcuni medici di Ippocrate, ad esempio, utilizzano farmaci tradizionali o anche la terapia Crapu; oppure l’ozonoterapia, attraverso l’auto-emo trasfusione che è si è rivelata, come la Crapu, un trattamento salvavita nel Covid, anche per casi gravi (la sperimentazione condotta - e mai più continuata - in 10 ospedali italiani dimostrò che nelle terapie intensive chi veniva sottoposto a terapia all’ozono si salvava per il 50% in più rispetto a chi non la faceva).
Sono state invece scelte terapie farmacologiche tradizionali dagli specialisti impegnati in un altro centro medico rivolto ai danneggiati: in Toscana, a Livorno, ha aperto a dicembre «Studio Medico Amico» diretto dal dottor Giovanni Pezone, medico, imprenditore della sanità e politico locale che da sempre si è opposto alla dittatura sanitaria. Ai pazienti si consiglia, per provare il nesso causa effetto dei propri malesseri, di sottoporsi a un esame morfofunzionale dei globuli rossi con un particolare microscopio «ottico», di ultima generazione. È un esame che costa 135 euro e si fa con uno speciale apparecchio dotato di microcamera che filma il movimento del sangue e il filmino può essere utilizzato a fini legali, oltre che per diagnosticare il grado di stress ossidativo dell’organismo (una condizione che espone a virus, batteri e agenti oncogeni). Lo studio medico di Livorno è aperto tre volte a settimana, dalle 15 alle 19 e da quando è stato inaugurato «è sempre pieno», dice il dottor Pezone. «Noi somministriamo una terapia a base di antiossidanti, immunomodulanti, neurotropici e polivitaminici e in quasi tutti i casi le problematiche si risolvono o si attenuano dopo tre settimane. Ovviamente non parliamo di persone che hanno pericarditi, miocarditi, embolie polmonari. Parliamo di persone a cui gira la testa, o che hanno formicolii, dolori diffusi. Insomma, stanno maluccio, sicuramente hanno una vita peggiore di quella di prima ma non stanno malissimo».
A Livorno le visite e le consulenze sono gratuite come accade pure presso un altro studio medico in Toscana, aperto a Lucca con l’associazione «Lucca Consapevole» dall’ex primario di neurologia dell’ospedale cittadino Claudio Giraldi. Iniziativa che fece scalpore, perché scatenò gli strali del mondo ultra-vax capitanato dal Pd locale, che gridò allo scandalo chiedendo la chiusura dell’ambulatorio tant’è che Giraldi e i suoi decisero di tenere, per mesi, il silenzio stampa e cercarono di non rendere noto l’indirizzo esatto dello studio medico. Adesso le cose sono cambiate. «Siamo pieni fino a dicembre. Arrivano qua con le patologie più disparate e ciascuno di noi sette medici cerca di risolvere il problema: oltre a me, ci sono tre medici di medicina generale, un endocrinologo, un radioterapista oncologico e un’ematologa», spiega Giraldi. «Arrivano da noi quadri clinici non noti, cioè persone a cui non hanno saputo fare una diagnosi: dalle neuropatie, alle paresi facciali eccetera. Il motivo di queste patologie è ormai abbastanza chiaro: la Spike è tossica e produce innanzitutto infiammazione e quindi problemi circolatori e poi crea problemi immunitari: anche ripresa di sclerosi multiple o insorgenza di sclerosi multiple. Per quanto riguarda poi il nesso di causalità basterebbe rileggersi i cosiddetti criteri di Brighton, che sono stati validi per l’Organizzazione Mondiale della Sanità fino al 2018 e poi, non si sa perché, sono diventati carta straccia. Essi stabilivano che c’era nesso tra evento avverso e vaccino quando l’evento si verificava a una certa distanza temporale dalla vaccinazione (il che non significa i 14 giorni stabiliti da Aifa per il vaccino anti Covid perché dopo 14 giorni si vedono solo reazioni immediate) e in assenza di altre patologie che potessero spiegarlo».
In Germania è il governo a sollecitare i trattamenti
A Marburgo, in Germania, c’è già da tempo un centro specializzato per la cura degli effetti avversi dai vaccini anti Covid e qualcuno dall’Italia, come ha raccontato una danneggiata a Fuori dal Coro, ha fatto anche questo viaggio della speranza, dopo aver vagato nel nostro Paese da ospedale ad ospedale e da un centro diagnostico all’altro senza riuscire ad avere neppure una diagnosi, ma solo altre analisi da effettuare a proprie spese.
D’altra parte, in Germania da tempo l’argomento non è più tabù. Il ministro della salute tedesco Karl Lauterbach (tridosato), dopo aver dichiarato che la prolungata chiusura delle scuole durante la pandemia era stata un errore, aveva affermato, a marzo, che sarebbe servito un «riconoscimento più rapido» dei danni da vaccini, per poter aiutare le vittime anche sul fronte dei risarcimenti: «Molti pazienti si sentono abbandonati. I profitti per i produttori di vaccini sono stati esorbitanti. Le case farmaceutiche devono pagare le cure ai danneggiati» aveva aggiunto Lauterbach e intanto anche il settimanale Der Spiegel, di orientamento di centrosinistra, è uscito sull’argomento con un editoriale sorprendente. Il caporedattore Alexander Neubacher così ha scritto all’indomani della sentenza della Corte costituzionale del Brandeburgo che aveva stabilito che la cosiddetta legge municipale di emergenza Covid «violava la costituzione dello Stato perché minava la separazione dei poteri»: «Ciò che mi preoccupa in retrospettiva è la facilità con cui le libertà civili sono state sospese nella nostra presunta società liberale. Ora sappiamo che molte misure pandemiche erano prive di senso, eccessive e illegali. Nessuna pagina gloriosa, nemmeno per noi media. All’epoca, molti tedeschi consideravano la Cina un ottimo esempio di come combattere efficacemente il coronavirus. Decine di migliaia di persone hanno sostenuto iniziative come lo #ZeroCovid, chiesto alla politica tedesca di agire con una chiusura radicale dell’economia e della vita pubblica. In effetti, molte libertà sono state gravemente limitate. C’erano, ricorderete, divieti di uscire, divieti di contatto, divieti di viaggiare. In Baviera, restrizioni a uscire di giorno e di notte. Ad Amburgo, le mascherine all’aperto erano obbligatorie sui percorsi da jogging. A Berlino, non era più permesso sedersi su una panchina del parco», è la conclusione del giornalista, con quel senno di poi che però in Italia sembra non debba mai arrivare, nonostante la realtà sotto gli occhi di tutti e anche le diverse crepe ormai evidenti nel sistema di leggi e decreti e ordinanze che ha tenuto in piedi la macchina della dittatura sanitaria.
D’altra parte, in Germania iniziano a moltiplicarsi le cause di risarcimento per i danneggiati così come sta accadendo in Francia, dove già 72 persone hanno ottenuto una compensazione. Il dato è stato fornito alla commissione Affari sociali del Senato francese da François Toujas, candidato alla presidenza dell’Oniam, l’Organismo nazionale per gli indennizzi che si è pronunciato su 241 casi, rispetto alle 1.020 richieste avanzate al 30 giugno scorso. Significa che più del 30% delle domande è stata accolta ma i numeri sono assai lontani da quelli dell’Italia, dove ad aver timore di parlare dei danni da vaccino forse sono ancora troppo spesso proprio i danneggiati. Nel nostro Paese infatti le richieste di indennizzo inviate sono state fino alla fine dello scorso anno soltanto 458 e quelle accolte appena 11. Resta però un nodo cruciale: come si farà a dimostrare un nesso causale tra le patologie che si stanno sviluppando adesso e la Spike ancora presente nei vaccinati? Aifa, infatti, ammette all’esame della farmacovigilanza soltanto reazioni segnalate entro 14 giorni dall’inoculazione.
«Noi applichiamo la stessa terapia usata contro il virus»
«Noi blocchiamo la Spike. I danni da vaccino sono provocati dalla proteina Spike, che è tossica. Quando arrivano pazienti con un certo tipo di sintomatologia e poi verifichiamo la quantità di anticorpi anti Sars-CoV-2 e vediamo che questi anticorpi sono alti, nonostante i pazienti non siano ammalati di Covid, questo indica la presenza della Spike negli organi e spiega i sintomi, che possono essere una tachicardia, o un problema tiroideo, o parestesie o dolori diffusi; oppure dermatiti atopiche che i dermatologi non riescono a risolvere. Noi a queste persone facciamo la terapia Crapu e vediamo che gli anticorpi scendono e passa, ad esempio, la dermatite… Non so se sono stato chiaro».
Il dottor Franco Cusumano, medico di famiglia a Mazara del Vallo, quarant’anni di lavoro dei quali gli ultimi tre dedicati ai malati Covid e ora anche ai danneggiati dai sieri, spiega il successo della terapia Crapu, un trattamento endovena a base di vitamina C, glutatione e Nac (nel gergo comune Fluimucil) che fu creata venti anni fa come terapia complementare a quella farmacologica classica per i malati di cancro dal ricercatore indipendente Giovanni Puccio (sulla sua applicazione oncologica sono pubblicati studi su PubMed da parte del biochimico Simone Cristoni e dell’oncologo Nicola Pantano). Successivamente la terapia si rivelò efficace nel bloccare la replicazione del virus dell’aviaria come sperimentato dall’ematologo Renato Santi Scola, all’epoca dirigente medico dell’ospedale civico di Palermo. Quando scoppiò la pandemia di Covid il dottor Cusumano iniziò per primo a somministrarla anche su pazienti gravi, per impedire al virus di replicarsi e dunque alla proteina Spike, di cui il virus è rivestito, di fare danni. Per lo stesso meccanismo ora si sta usando la Crapu anche contro la Spike vaccinale, cioè la proteina Spike prodotta dal nostro organismo su stimolazione del vaccino che serve a produrre a sua volta anticorpi.
«La Spike vaccinale, come ormai dimostrato, purtroppo, da diversi studi, non si limita a stimolare la produzione di anticorpi», spiega Cusumano, «ma può annidarsi in ogni organo, provocando tutta una serie di disturbi e patologie più o meno gravi (alcune molto simili a quelle provocate dal Covid) anche a distanza di tempo».
Da esse però esiste la possibilità di guarire…
«Sì, o quantomeno di migliorare sensibilmente, anche se ovviamente non consideriamo gli effetti irreversibili come ad esempio un ictus, perché lì il danno ormai è fatto. La Crapu, però, distrugge la Spike e se c’è un malessere impedisce che la cosa si aggravi. Per il Covid io ho avuto successi strabilianti, ho salvato diverse migliaia di persone e ha funzionato anche con le varianti più aggressive: nessuno ha avuto un effetto collaterale e io ho curato anche gente con saturazione a 66. Adesso, sui danneggiati da vaccino, siccome il problema è sempre la Spike, applichiamo la Crapu con qualcosa in più. Abbiamo aumentato le dosi di n-Acelcisteina e aggiunto l’acido ascorbico. Due mesi fa è arrivata una ragazza in sedia a rotelle e io sono riuscito a farla tornare a camminare».
Di che patologie soffre questa gente e come si scopre che sono danni da vaccino?
«Di fronte a una determinata sintomatologia, insorta dopo la vaccinazione in persone che prima non avevano quel tipo di problema, noi facciamo fare quattro esami ematochimici e da lì abbiamo la conferma dei nostri sospetti, perché il quadro clinico è in tutti molto simile. Ad esempio se abbiamo un soggetto che soffre di nebbia cognitiva, dolori o anche disturbi più gravi, prima di iniziare il ciclo di trattamento noi facciamo quattro esami: il D-Dimero l’omocisteina, gli anticorpi Igg anti Sars-CoV-2 e la vitamina D. Ebbene, noi vediamo nei vaccinati danneggiati, specialmente in chi ha fatto le tre dosi o anche la quarta, che il D-dimero è alto, l’omocisteina è alta e le Igg sono alte. La vitamina D invece è sempre bassa, sotto i 20. Comunque sia, dopo questi esami, spendendo in tutto 50-60 euro, possiamo impostare la terapia: la Crapu endovena è composta 3 fiale di glutatione per 600 ml più 600 ml di n-Acelcisteina, ma contro gli effetti collaterali dei vaccini, tranne che nei casi più gravi, funziona anche la terapia orale. Di solito bastano tre cicli».
Perché la Crapu funziona?
«Noi spezziamo i ponti di solfuro della Spike e a quel punto i nostri macrofagi riescono a digerirla, a distruggerla. Se la proteina è tutta sana, non aperta in due, i macrofagi non riescono a mangiarsela, per parlare in termini molto semplici. Inoltre il glutatione ripristina lo scudo molecolare e il funzionamento dei cicli vitali. La terapia Crapu cura tutti i tipi di virus a mRna: potrebbe curare pure l’ebola e se ce ne dessero la possibilità lo potremmo dimostrare».
All’epoca del Covid lei e il ricercatore Puccio cercaste il dialogo con le istituzioni…
«Il presidente di Aifa Palù dice ora che la vigile attesa non serviva… ebbene, non serviva nemmeno intubare le persone! Nel 2021 siamo stati due volte al Cts regionale della Sicilia, dove ci hanno ascoltato bene, non hanno potuto smentirci perché non ne avevano le competenze. Poi, all’evidenza dei successi clinici, hanno alzato le spalle e hanno detto: “Noi non è che non vi crediamo, però… per fare la terapia Crapu in ospedale, siccome sono tutti farmaci a pagamento, dobbiamo fare un capitolo di spesa e bla bla bla...” In pratica hanno lasciato che la gente morisse, così come ora abbandonano i danneggiati».
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Hanno iniziato quasi di nascosto, alcuni subendo anche la gogna mediatica perché parlare di effetti avversi nel nostro Paese è ancora un tabù. Ma ora i dottori che affrontano le patologie post iniezione stanno aprendo sempre più ambulatori in tutta Italia. In prima linea c’è l’associazione Ippocrate.Germania: il ministro Karl Lauterbach ha ammesso l’esistenza del problema. E ai centri specializzati del Paese si è rivolto anche qualche italiano.L’esperto: «Con quattro esami capiamo se i disturbi sono causati dai sieri. Una ragazza in sedia a rotelle è tornata a camminare».Lo speciale contiene tre articoli.All’inizio hanno iniziato quasi di nascosto. Qualcuno, come a Lucca, ha dovuto subire la gogna mediatica. Vietato dire che i vaccini «salvifici» provocassero danni e allora questi danni, negati, non potevano, ovviamente, essere neppure curati. I medici fedeli al giuramento di Ippocrate hanno però resistito, continuando a ricercare cause e cure degli effetti collaterali dai sieri a mRna, anche attraverso lo scambio di informazioni con colleghi impegnati sullo stesso fronte. Il risultato è che oggi stanno aprendo, in tutta Italia, ambulatori e centri medici gratuiti, o a prezzi sostenibili, che assistono chi dopo il vaccino continua a riscontrare problemi di salute che prima non aveva. È un numero imprecisato di persone, che sembra destinato a crescere: esistono già ben 3.800 ricerche scientifiche sugli effetti collaterali dei sieri a mRrna, anche se qualcuno continua a dire che non esistono, quando invece le patologie post vaccino sono così tante e così diverse che questo rappresenta la maggiore difficoltà. Il meccanismo alla base dell’approccio terapeutico è però condiviso: c’è infatti ormai la certezza scientifica sulla tossicità della proteina Spike e sulla circostanza che si possa depositare negli organi, provocando danni a distanza di tempo. Tra i primi ad aprire, un anno fa, ambulatori di assistenza per danneggiati, sono stati i medici di IppocrateOrg, l’Associazione non a scopo di lucro che è diventata durante la pandemia per tanti malati di Covid un punto di riferimento perché ha riunito un centinaio di medici che discostandosi dai protocolli ministeriali «Tachipirina e vigile attesa» si misero piuttosto a visitare e a curare gli ammalati con farmaci comuni, riuscendo a guarire praticamente tutti. I medici di Ippocrate, complessivamente, hanno guarito dal virus, a partire da marzo 2020, almeno 7.000 persone, delle quali il 30% a rischio. Ora che l’emergenza è finita molti di questi medici sono impegnati di nuovo a fare quello che dovrebbe fare la sanità pubblica e così in Friuli Venezia Giulia, ad esempio, sono già sette gli ambulatori di Ippocrate (a Trieste, Tolmezzo, Gorizia, Udine, Pordenone, Codroipo e Monfalcone) specializzati in problematiche sorte a causa della vaccinazione anti Covid o per il Long Covid, che è di solito associato, o confuso, con la prima circostanza visto che spesso i sintomi insorgono dopo una vaccinazione fatta a pochi mesi dalla malattia. Anche a Milano la direttrice scientifica di IppocrateOrg, Rosanna Cifari, neurologa, ha messo a disposizione part time il suo studio medico per ricevere pazienti che contattano Ippocrate per effetti avversi dal vaccino. «Ho messo a disposizione due intere mattine e un pomeriggio a settimana e sono sempre pienissima», riferisce. «In ambito neurologico sono molteplici le patologie causate dall’iniezione: ci sono anche deficit di memoria, forme di demenza, epilessia, neuropatie periferiche... E poi ci sono quelle cardiache e quelle di tipo immunologico. Ovviamente queste persone prima del vaccino non avevano niente, altrimenti non lo potrei dire. Purtroppo, curare i danni da vaccino è molto complesso, ci sono terapie valide che possono far guarire o portare a sensibili miglioramenti ma da alcune problematiche non si guarisce. Se ad esempio a una persona dopo il vaccino viene la Sla - ed è successo - non è che si può tornare indietro. Si può agire però su patologie meno gravi. Bisogna disinfiammare, perché la proteina Spike porta infiammazione, e poi neutralizzare la proteina Spike. Si può avere un miglioramento significativo. Purtroppo, ripeto, non per tutti. È venuta da me una bambina di 9 anni che faceva la ballerina. Dopo il vaccino è finita sulla sedia a rotelle. Abbiamo tentato di tutto. Ora cammina, con molta fatica, ma non potrà mai ritornare come prima». La prima visita negli ambulatori di Ippocrate costa 100 euro, la visita di controllo 70 euro e l’associazione, grazie a un numero elevato di medici che ormai vi aderiscono, può contare, oltre agli ambulatori del Friuli Venezia Giulia e al lavoro della neurologa Chifari, anche sul supporto di altri specialisti che visitano e curano singolarmente quei danneggiati che si rivolgono all’associazione. Ippocrate non segue un protocollo standard ma ogni medico sceglie la terapia in base al paziente e alle sue valutazioni. Alcuni medici di Ippocrate, ad esempio, utilizzano farmaci tradizionali o anche la terapia Crapu; oppure l’ozonoterapia, attraverso l’auto-emo trasfusione che è si è rivelata, come la Crapu, un trattamento salvavita nel Covid, anche per casi gravi (la sperimentazione condotta - e mai più continuata - in 10 ospedali italiani dimostrò che nelle terapie intensive chi veniva sottoposto a terapia all’ozono si salvava per il 50% in più rispetto a chi non la faceva). Sono state invece scelte terapie farmacologiche tradizionali dagli specialisti impegnati in un altro centro medico rivolto ai danneggiati: in Toscana, a Livorno, ha aperto a dicembre «Studio Medico Amico» diretto dal dottor Giovanni Pezone, medico, imprenditore della sanità e politico locale che da sempre si è opposto alla dittatura sanitaria. Ai pazienti si consiglia, per provare il nesso causa effetto dei propri malesseri, di sottoporsi a un esame morfofunzionale dei globuli rossi con un particolare microscopio «ottico», di ultima generazione. È un esame che costa 135 euro e si fa con uno speciale apparecchio dotato di microcamera che filma il movimento del sangue e il filmino può essere utilizzato a fini legali, oltre che per diagnosticare il grado di stress ossidativo dell’organismo (una condizione che espone a virus, batteri e agenti oncogeni). Lo studio medico di Livorno è aperto tre volte a settimana, dalle 15 alle 19 e da quando è stato inaugurato «è sempre pieno», dice il dottor Pezone. «Noi somministriamo una terapia a base di antiossidanti, immunomodulanti, neurotropici e polivitaminici e in quasi tutti i casi le problematiche si risolvono o si attenuano dopo tre settimane. Ovviamente non parliamo di persone che hanno pericarditi, miocarditi, embolie polmonari. Parliamo di persone a cui gira la testa, o che hanno formicolii, dolori diffusi. Insomma, stanno maluccio, sicuramente hanno una vita peggiore di quella di prima ma non stanno malissimo». A Livorno le visite e le consulenze sono gratuite come accade pure presso un altro studio medico in Toscana, aperto a Lucca con l’associazione «Lucca Consapevole» dall’ex primario di neurologia dell’ospedale cittadino Claudio Giraldi. Iniziativa che fece scalpore, perché scatenò gli strali del mondo ultra-vax capitanato dal Pd locale, che gridò allo scandalo chiedendo la chiusura dell’ambulatorio tant’è che Giraldi e i suoi decisero di tenere, per mesi, il silenzio stampa e cercarono di non rendere noto l’indirizzo esatto dello studio medico. Adesso le cose sono cambiate. «Siamo pieni fino a dicembre. Arrivano qua con le patologie più disparate e ciascuno di noi sette medici cerca di risolvere il problema: oltre a me, ci sono tre medici di medicina generale, un endocrinologo, un radioterapista oncologico e un’ematologa», spiega Giraldi. «Arrivano da noi quadri clinici non noti, cioè persone a cui non hanno saputo fare una diagnosi: dalle neuropatie, alle paresi facciali eccetera. Il motivo di queste patologie è ormai abbastanza chiaro: la Spike è tossica e produce innanzitutto infiammazione e quindi problemi circolatori e poi crea problemi immunitari: anche ripresa di sclerosi multiple o insorgenza di sclerosi multiple. Per quanto riguarda poi il nesso di causalità basterebbe rileggersi i cosiddetti criteri di Brighton, che sono stati validi per l’Organizzazione Mondiale della Sanità fino al 2018 e poi, non si sa perché, sono diventati carta straccia. Essi stabilivano che c’era nesso tra evento avverso e vaccino quando l’evento si verificava a una certa distanza temporale dalla vaccinazione (il che non significa i 14 giorni stabiliti da Aifa per il vaccino anti Covid perché dopo 14 giorni si vedono solo reazioni immediate) e in assenza di altre patologie che potessero spiegarlo».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/medici-cura-danni-vaccino-2665780024.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="in-germania-e-il-governo-a-sollecitare-i-trattamenti" data-post-id="2665780024" data-published-at="1696259281" data-use-pagination="False"> In Germania è il governo a sollecitare i trattamenti A Marburgo, in Germania, c’è già da tempo un centro specializzato per la cura degli effetti avversi dai vaccini anti Covid e qualcuno dall’Italia, come ha raccontato una danneggiata a Fuori dal Coro, ha fatto anche questo viaggio della speranza, dopo aver vagato nel nostro Paese da ospedale ad ospedale e da un centro diagnostico all’altro senza riuscire ad avere neppure una diagnosi, ma solo altre analisi da effettuare a proprie spese. D’altra parte, in Germania da tempo l’argomento non è più tabù. Il ministro della salute tedesco Karl Lauterbach (tridosato), dopo aver dichiarato che la prolungata chiusura delle scuole durante la pandemia era stata un errore, aveva affermato, a marzo, che sarebbe servito un «riconoscimento più rapido» dei danni da vaccini, per poter aiutare le vittime anche sul fronte dei risarcimenti: «Molti pazienti si sentono abbandonati. I profitti per i produttori di vaccini sono stati esorbitanti. Le case farmaceutiche devono pagare le cure ai danneggiati» aveva aggiunto Lauterbach e intanto anche il settimanale Der Spiegel, di orientamento di centrosinistra, è uscito sull’argomento con un editoriale sorprendente. Il caporedattore Alexander Neubacher così ha scritto all’indomani della sentenza della Corte costituzionale del Brandeburgo che aveva stabilito che la cosiddetta legge municipale di emergenza Covid «violava la costituzione dello Stato perché minava la separazione dei poteri»: «Ciò che mi preoccupa in retrospettiva è la facilità con cui le libertà civili sono state sospese nella nostra presunta società liberale. Ora sappiamo che molte misure pandemiche erano prive di senso, eccessive e illegali. Nessuna pagina gloriosa, nemmeno per noi media. All’epoca, molti tedeschi consideravano la Cina un ottimo esempio di come combattere efficacemente il coronavirus. Decine di migliaia di persone hanno sostenuto iniziative come lo #ZeroCovid, chiesto alla politica tedesca di agire con una chiusura radicale dell’economia e della vita pubblica. In effetti, molte libertà sono state gravemente limitate. C’erano, ricorderete, divieti di uscire, divieti di contatto, divieti di viaggiare. In Baviera, restrizioni a uscire di giorno e di notte. Ad Amburgo, le mascherine all’aperto erano obbligatorie sui percorsi da jogging. A Berlino, non era più permesso sedersi su una panchina del parco», è la conclusione del giornalista, con quel senno di poi che però in Italia sembra non debba mai arrivare, nonostante la realtà sotto gli occhi di tutti e anche le diverse crepe ormai evidenti nel sistema di leggi e decreti e ordinanze che ha tenuto in piedi la macchina della dittatura sanitaria. D’altra parte, in Germania iniziano a moltiplicarsi le cause di risarcimento per i danneggiati così come sta accadendo in Francia, dove già 72 persone hanno ottenuto una compensazione. Il dato è stato fornito alla commissione Affari sociali del Senato francese da François Toujas, candidato alla presidenza dell’Oniam, l’Organismo nazionale per gli indennizzi che si è pronunciato su 241 casi, rispetto alle 1.020 richieste avanzate al 30 giugno scorso. Significa che più del 30% delle domande è stata accolta ma i numeri sono assai lontani da quelli dell’Italia, dove ad aver timore di parlare dei danni da vaccino forse sono ancora troppo spesso proprio i danneggiati. Nel nostro Paese infatti le richieste di indennizzo inviate sono state fino alla fine dello scorso anno soltanto 458 e quelle accolte appena 11. Resta però un nodo cruciale: come si farà a dimostrare un nesso causale tra le patologie che si stanno sviluppando adesso e la Spike ancora presente nei vaccinati? Aifa, infatti, ammette all’esame della farmacovigilanza soltanto reazioni segnalate entro 14 giorni dall’inoculazione. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/medici-cura-danni-vaccino-2665780024.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="noi-applichiamo-la-stessa-terapia-usata-contro-il-virus" data-post-id="2665780024" data-published-at="1696259281" data-use-pagination="False"> «Noi applichiamo la stessa terapia usata contro il virus» «Noi blocchiamo la Spike. I danni da vaccino sono provocati dalla proteina Spike, che è tossica. Quando arrivano pazienti con un certo tipo di sintomatologia e poi verifichiamo la quantità di anticorpi anti Sars-CoV-2 e vediamo che questi anticorpi sono alti, nonostante i pazienti non siano ammalati di Covid, questo indica la presenza della Spike negli organi e spiega i sintomi, che possono essere una tachicardia, o un problema tiroideo, o parestesie o dolori diffusi; oppure dermatiti atopiche che i dermatologi non riescono a risolvere. Noi a queste persone facciamo la terapia Crapu e vediamo che gli anticorpi scendono e passa, ad esempio, la dermatite… Non so se sono stato chiaro». Il dottor Franco Cusumano, medico di famiglia a Mazara del Vallo, quarant’anni di lavoro dei quali gli ultimi tre dedicati ai malati Covid e ora anche ai danneggiati dai sieri, spiega il successo della terapia Crapu, un trattamento endovena a base di vitamina C, glutatione e Nac (nel gergo comune Fluimucil) che fu creata venti anni fa come terapia complementare a quella farmacologica classica per i malati di cancro dal ricercatore indipendente Giovanni Puccio (sulla sua applicazione oncologica sono pubblicati studi su PubMed da parte del biochimico Simone Cristoni e dell’oncologo Nicola Pantano). Successivamente la terapia si rivelò efficace nel bloccare la replicazione del virus dell’aviaria come sperimentato dall’ematologo Renato Santi Scola, all’epoca dirigente medico dell’ospedale civico di Palermo. Quando scoppiò la pandemia di Covid il dottor Cusumano iniziò per primo a somministrarla anche su pazienti gravi, per impedire al virus di replicarsi e dunque alla proteina Spike, di cui il virus è rivestito, di fare danni. Per lo stesso meccanismo ora si sta usando la Crapu anche contro la Spike vaccinale, cioè la proteina Spike prodotta dal nostro organismo su stimolazione del vaccino che serve a produrre a sua volta anticorpi. «La Spike vaccinale, come ormai dimostrato, purtroppo, da diversi studi, non si limita a stimolare la produzione di anticorpi», spiega Cusumano, «ma può annidarsi in ogni organo, provocando tutta una serie di disturbi e patologie più o meno gravi (alcune molto simili a quelle provocate dal Covid) anche a distanza di tempo». Da esse però esiste la possibilità di guarire… «Sì, o quantomeno di migliorare sensibilmente, anche se ovviamente non consideriamo gli effetti irreversibili come ad esempio un ictus, perché lì il danno ormai è fatto. La Crapu, però, distrugge la Spike e se c’è un malessere impedisce che la cosa si aggravi. Per il Covid io ho avuto successi strabilianti, ho salvato diverse migliaia di persone e ha funzionato anche con le varianti più aggressive: nessuno ha avuto un effetto collaterale e io ho curato anche gente con saturazione a 66. Adesso, sui danneggiati da vaccino, siccome il problema è sempre la Spike, applichiamo la Crapu con qualcosa in più. Abbiamo aumentato le dosi di n-Acelcisteina e aggiunto l’acido ascorbico. Due mesi fa è arrivata una ragazza in sedia a rotelle e io sono riuscito a farla tornare a camminare». Di che patologie soffre questa gente e come si scopre che sono danni da vaccino? «Di fronte a una determinata sintomatologia, insorta dopo la vaccinazione in persone che prima non avevano quel tipo di problema, noi facciamo fare quattro esami ematochimici e da lì abbiamo la conferma dei nostri sospetti, perché il quadro clinico è in tutti molto simile. Ad esempio se abbiamo un soggetto che soffre di nebbia cognitiva, dolori o anche disturbi più gravi, prima di iniziare il ciclo di trattamento noi facciamo quattro esami: il D-Dimero l’omocisteina, gli anticorpi Igg anti Sars-CoV-2 e la vitamina D. Ebbene, noi vediamo nei vaccinati danneggiati, specialmente in chi ha fatto le tre dosi o anche la quarta, che il D-dimero è alto, l’omocisteina è alta e le Igg sono alte. La vitamina D invece è sempre bassa, sotto i 20. Comunque sia, dopo questi esami, spendendo in tutto 50-60 euro, possiamo impostare la terapia: la Crapu endovena è composta 3 fiale di glutatione per 600 ml più 600 ml di n-Acelcisteina, ma contro gli effetti collaterali dei vaccini, tranne che nei casi più gravi, funziona anche la terapia orale. Di solito bastano tre cicli». Perché la Crapu funziona? «Noi spezziamo i ponti di solfuro della Spike e a quel punto i nostri macrofagi riescono a digerirla, a distruggerla. Se la proteina è tutta sana, non aperta in due, i macrofagi non riescono a mangiarsela, per parlare in termini molto semplici. Inoltre il glutatione ripristina lo scudo molecolare e il funzionamento dei cicli vitali. La terapia Crapu cura tutti i tipi di virus a mRna: potrebbe curare pure l’ebola e se ce ne dessero la possibilità lo potremmo dimostrare». All’epoca del Covid lei e il ricercatore Puccio cercaste il dialogo con le istituzioni… «Il presidente di Aifa Palù dice ora che la vigile attesa non serviva… ebbene, non serviva nemmeno intubare le persone! Nel 2021 siamo stati due volte al Cts regionale della Sicilia, dove ci hanno ascoltato bene, non hanno potuto smentirci perché non ne avevano le competenze. Poi, all’evidenza dei successi clinici, hanno alzato le spalle e hanno detto: “Noi non è che non vi crediamo, però… per fare la terapia Crapu in ospedale, siccome sono tutti farmaci a pagamento, dobbiamo fare un capitolo di spesa e bla bla bla...” In pratica hanno lasciato che la gente morisse, così come ora abbandonano i danneggiati».
Giorgia Meloni insieme alla premier giapponese Sanae Takaichi (Ansa)
Malgrado i propositi di compiere scelte che «invieranno un segnale chiaro sulla nostra volontà di agire, di cooperare e di difendere i principi che sono alla base della stabilità globale», enunciati dal presidente del Consiglio europeo, António Costa, tra i protagonisti del summit non c’è unità di intenti e di interessi nell’elaborare risposte di fronte alle urgenti sfide globali. In un clima di forti tensioni, sia internazionali sia locali, dopo gli scontri scoppiati domenica a Ginevra fra manifestanti anti G7 e polizia, le questioni aperte sono tante, non solo belliche.
«Gli squilibri globali sono un tema centrale di questo vertice», ha dichiarato Von der Leyen. Con un riferimento esplicito a Pechino: «Se guardiamo al 2025, questo anno verrà ricordato come quello in cui, per la prima volta in assoluto, tutti gli Stati membri hanno registrato un deficit commerciale con la Cina». Per la Ue si parla di 360 miliardi di euro. «Naturalmente questo non è sostenibile», ha commentato la presidente, ribadendo la strategia Ue del derisking che si concentra sulla mitigazione dei rischi e sulla diversificazione delle fonti di approvvigionamento, allo scopo di ridurre l’esposizione verso un singolo mercato.
Nella località termale dell’Alta Savoia, incastonata tra le montagne da un lato e il lago di Ginevra e il confine svizzero dall’altro, fino al 17 giugno Stati Uniti, Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito discuteranno assieme all’Unione europea di Medio Oriente, di Ucraina, di squilibri economici globali, di dazi, di partenariati e solidarietà internazionali ma anche di intelligenza artificiale. La presidenza francese ha inoltre invitato i leader di diversi Paesi quali India, Brasile, Egitto Qatar e Emirati Arabi Uniti a partecipare ad alcune sessioni di lavoro.
Tra imponenti misure di sicurezza, il vertice ha preso il via nella serata di lunedì, dopo l’arrivo all’Evian Resort (che comprende l’hotel a 5 stelle Le Royal, dove alloggeranno i leader e le loro delegazioni) dei big internazionali che hanno preso parte a una cena di lavoro dal tema: «Affrontare insieme le grandi sfide internazionali». Il cancelliere tedesco Friedrich Merz è stato l’ultimo ad arrivare a Ginevra, poco dopo la premier Giorgia Meloni accompagnata dalla figlia Ginevra. Alla bimba, il presidente della Confederazione svizzera, Guy Parmelin, ha regalato una confezione da 80 matite Caran d’Ache. Dall’aeroporto tutti i leader hanno proseguito il viaggio in elicottero, verso la vicina città francese.
L’ospite più atteso era ovviamente il neo ottantenne Donald Trump. Prima di atterrare in Svizzera lunedì pomeriggio con l’Air Force One, accompagnato dal segretario di Stato Marco Rubio e dal segretario al Tesoro Scott Bessent, aveva lanciato sul suo social Truth l’ennesima provocazione. «Purtroppo, se importi persone dai Paesi del Terzo mondo, diventi rapidamente un Paese del Terzo mondo; e non c’è nulla che tu possa fare al riguardo», ha scritto il presidente.
Il primo incontro l’ha avuto con Emmanuel Macron, che aveva dichiarato di volere «una discussione rispettosa ma ferma» con l’inquilino della Casa Bianca, il quale, prima del vertice, aveva minacciato di imporre dazi del 100% sul vino francese se Parigi non avesse abolito la tassa sui servizi digitali. Al termine del bilaterale, Trump ha annunciato che, ora che la situazione in Medio Oriente si è calmata, si concentrerà «sulla guerra in Ucraina».
Prima del vertice, a Roma si è svolto il bilaterale tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la premier giapponese Sanae Takaichi. Sostenere gli investimenti reciproci, aprire i rispettivi mercati, far crescere l’interscambio è l’obiettivo che si danno i due Paesi. Tra le nuove iniziative annunciate, un dialogo bilaterale strutturato per costruire sinergie tra il piano Mattei italiano e la Tokyo International Conference on African Developoment (Ticad), che promuove le relazioni con i governi in Africa.
Così pure una collaborazione sull’Artico,«che è uno chiaramente dei quadranti strategici del presente e del futuro», ha sottolineato Meloni; la cooperazione spaziale e altre sinergie. Per il 2027 è prevista una nuova riunione dell’Italy Japan Business Group. Takaichi si è augurata che il progetto del ponte sullo stretto di Messina «possa realizzarsi al più presto», facendo leva «su know-how ed esperienze del Giappone».
Il premier nipponico «è una leader pragmatica e concreta, convinta come me che Italia e Giappone siano alleati strategici», ha dichiarato Meloni. «Con Sanae ci siamo incontrate a gennaio a Tokyo e abbiamo fissato insieme degli obiettivi concreti che vogliamo raggiungere e, siccome siamo due donne a capo delle loro nazioni, li abbiamo raggiunti in pochi mesi».
E c’è anche chi preme perché sia finalizzato l’Accordo pandemico dell’Oms adottato un anno fa. In una lettera aperta congiunta, il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, e il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva hanno esortato i leader del G7 a finalizzare il trattato sulle pandemie. «L’umanità ha promesso di non affrontare mai più una sfida simile impreparata», ripetendo l’ennesimo allarme: «Un virus lasciato libero di diffondersi in un luogo finirà per raggiungere tutti».
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Ansa
Al momento, viene precisato, non è stato aperto alcun procedimento formale. Il passaggio resta tuttavia politicamente e finanziariamente rilevante, perché si inserisce in un confronto ormai apertissimo tra le due banche, con accuse incrociate sulla correttezza delle informazioni diffuse al mercato.
La tensione era già salita venerdì, quando era emerso che il Consiglio di fabbrica di Commerzbank aveva incaricato il proprio presidente di presentare una denuncia per presunta manipolazione del mercato. Il nodo riguarda la rappresentazione della partecipazione di Unicredit e, in particolare, il peso delle azioni effettivamente detenute rispetto alle posizioni costruite tramite strumenti derivati. Commerzbank sostiene che il mercato possa essere stato indotto in errore sulla reale consistenza della quota in mano alla banca italiana. Unicredit respinge invece ogni contestazione e rivendica la correttezza delle comunicazioni effettuate.
L’amministratrice delegata di Commerzbank, Bettina Orlopp, è tornata a difendere la posizione dell’istituto tedesco, replicando direttamente alle dichiarazioni arrivate da Piazza Gae Aulenti. «Non abbiamo fatto nulla di fuorviante, abbiamo semplicemente presentato i fatti con diligenza», ha affermato la manager, definendo il comunicato di Unicredit «leggermente irritante».
Unicredit, dal canto suo, ha deciso di passare al contrattacco. Dopo giorni di rilievi e insinuazioni provenienti dalla banca tedesca, l’istituto guidato da Andrea Orcel ha coinvolto a sua volta la Bafin, chiedendo di valutare se siano state assunte iniziative idonee a compromettere la regolarità e l’integrità del processo di offerta. La banca italiana si è inoltre riservata di ricorrere a tutti gli strumenti disponibili per tutelare la propria posizione.
Nel merito, Unicredit ribadisce di aver utilizzato i modelli informativi previsti dalla normativa vigente e di aver comunicato correttamente al mercato le informazioni relative all’offerta. La banca sottolinea inoltre che l’obiettivo minimo dell’Ops è già stato raggiunto, con il superamento della soglia del 30% del capitale. È un passaggio non secondario: alla luce della quota detenuta e delle adesioni già raccolte, Unicredit potrebbe esercitare in prospettiva un’influenza significativa su Commerzbank, con effetti potenziali sulla governance e sulle future scelte manageriali dell’istituto tedesco.
Il confronto si gioca anche sulla lettura del comportamento dei fondi istituzionali. Commerzbank ha evidenziato che, tra i soggetti che hanno aderito finora, figurerebbero soprattutto banche d’affari e non grandi investitori istituzionali. I principali fondi, dal canto loro, tendono spesso a decidere nelle ultime fasi delle operazioni, quando il quadro informativo è più completo e quando è chiaro se l’offerente intenda o meno migliorare i termini dell’offerta.
Al momento, il mercato attende anzitutto di capire se Unicredit presenterà un rilancio. In realtà, non emergerebbero segnali concreti in questa direzione e l’ipotesi prevalente resta quella di un mancato aumento dei termini. Una volta sciolto questo nodo, potrebbero arrivare le decisioni definitive dei principali investitori istituzionali.
In tutto questo sono salite ancora leggermente le adesioni all’Ops di Unicredit su Commerzbank, dall’11,86% comunicato venerdì all’11,91% di ieri. Con il 26,77% già in possesso, il gruppo di Piazza Gae Aulenti arriva a detenere in azioni il 38,68% dell’istituto tedesco, secondo quanto emerge dalle comunicazioni obbligatorie sui risultati parziali dell’offerta la cui prima parte si chiude alla mezzanotte di oggi. Continua a rimanere invariata la parte in derivati (che sono solo a regolamento in contanti e quindi non prevedono la consegna di ulteriori azioni) che è al 13,19%. Così come è immutato il 3,22% in strumenti. L’esposizione potenziale è dunque del 55,09%.
Il titolo del secondo gruppo bancario italiano ha fermato ieri la sua corsa a Piazza Affari a 74,57 euro, in aumento dell’1,73%.
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