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2023-10-02
I medici che curano i danni da vaccino
(IStock)
All’inizio hanno iniziato quasi di nascosto. Qualcuno, come a Lucca, ha dovuto subire la gogna mediatica. Vietato dire che i vaccini «salvifici» provocassero danni e allora questi danni, negati, non potevano, ovviamente, essere neppure curati. I medici fedeli al giuramento di Ippocrate hanno però resistito, continuando a ricercare cause e cure degli effetti collaterali dai sieri a mRna, anche attraverso lo scambio di informazioni con colleghi impegnati sullo stesso fronte. Il risultato è che oggi stanno aprendo, in tutta Italia, ambulatori e centri medici gratuiti, o a prezzi sostenibili, che assistono chi dopo il vaccino continua a riscontrare problemi di salute che prima non aveva.
È un numero imprecisato di persone, che sembra destinato a crescere: esistono già ben 3.800 ricerche scientifiche sugli effetti collaterali dei sieri a mRrna, anche se qualcuno continua a dire che non esistono, quando invece le patologie post vaccino sono così tante e così diverse che questo rappresenta la maggiore difficoltà. Il meccanismo alla base dell’approccio terapeutico è però condiviso: c’è infatti ormai la certezza scientifica sulla tossicità della proteina Spike e sulla circostanza che si possa depositare negli organi, provocando danni a distanza di tempo.
Tra i primi ad aprire, un anno fa, ambulatori di assistenza per danneggiati, sono stati i medici di IppocrateOrg, l’Associazione non a scopo di lucro che è diventata durante la pandemia per tanti malati di Covid un punto di riferimento perché ha riunito un centinaio di medici che discostandosi dai protocolli ministeriali «Tachipirina e vigile attesa» si misero piuttosto a visitare e a curare gli ammalati con farmaci comuni, riuscendo a guarire praticamente tutti. I medici di Ippocrate, complessivamente, hanno guarito dal virus, a partire da marzo 2020, almeno 7.000 persone, delle quali il 30% a rischio. Ora che l’emergenza è finita molti di questi medici sono impegnati di nuovo a fare quello che dovrebbe fare la sanità pubblica e così in Friuli Venezia Giulia, ad esempio, sono già sette gli ambulatori di Ippocrate (a Trieste, Tolmezzo, Gorizia, Udine, Pordenone, Codroipo e Monfalcone) specializzati in problematiche sorte a causa della vaccinazione anti Covid o per il Long Covid, che è di solito associato, o confuso, con la prima circostanza visto che spesso i sintomi insorgono dopo una vaccinazione fatta a pochi mesi dalla malattia.
Anche a Milano la direttrice scientifica di IppocrateOrg, Rosanna Cifari, neurologa, ha messo a disposizione part time il suo studio medico per ricevere pazienti che contattano Ippocrate per effetti avversi dal vaccino. «Ho messo a disposizione due intere mattine e un pomeriggio a settimana e sono sempre pienissima», riferisce. «In ambito neurologico sono molteplici le patologie causate dall’iniezione: ci sono anche deficit di memoria, forme di demenza, epilessia, neuropatie periferiche... E poi ci sono quelle cardiache e quelle di tipo immunologico. Ovviamente queste persone prima del vaccino non avevano niente, altrimenti non lo potrei dire. Purtroppo, curare i danni da vaccino è molto complesso, ci sono terapie valide che possono far guarire o portare a sensibili miglioramenti ma da alcune problematiche non si guarisce. Se ad esempio a una persona dopo il vaccino viene la Sla - ed è successo - non è che si può tornare indietro. Si può agire però su patologie meno gravi. Bisogna disinfiammare, perché la proteina Spike porta infiammazione, e poi neutralizzare la proteina Spike. Si può avere un miglioramento significativo. Purtroppo, ripeto, non per tutti. È venuta da me una bambina di 9 anni che faceva la ballerina. Dopo il vaccino è finita sulla sedia a rotelle. Abbiamo tentato di tutto. Ora cammina, con molta fatica, ma non potrà mai ritornare come prima».
La prima visita negli ambulatori di Ippocrate costa 100 euro, la visita di controllo 70 euro e l’associazione, grazie a un numero elevato di medici che ormai vi aderiscono, può contare, oltre agli ambulatori del Friuli Venezia Giulia e al lavoro della neurologa Chifari, anche sul supporto di altri specialisti che visitano e curano singolarmente quei danneggiati che si rivolgono all’associazione. Ippocrate non segue un protocollo standard ma ogni medico sceglie la terapia in base al paziente e alle sue valutazioni. Alcuni medici di Ippocrate, ad esempio, utilizzano farmaci tradizionali o anche la terapia Crapu; oppure l’ozonoterapia, attraverso l’auto-emo trasfusione che è si è rivelata, come la Crapu, un trattamento salvavita nel Covid, anche per casi gravi (la sperimentazione condotta - e mai più continuata - in 10 ospedali italiani dimostrò che nelle terapie intensive chi veniva sottoposto a terapia all’ozono si salvava per il 50% in più rispetto a chi non la faceva).
Sono state invece scelte terapie farmacologiche tradizionali dagli specialisti impegnati in un altro centro medico rivolto ai danneggiati: in Toscana, a Livorno, ha aperto a dicembre «Studio Medico Amico» diretto dal dottor Giovanni Pezone, medico, imprenditore della sanità e politico locale che da sempre si è opposto alla dittatura sanitaria. Ai pazienti si consiglia, per provare il nesso causa effetto dei propri malesseri, di sottoporsi a un esame morfofunzionale dei globuli rossi con un particolare microscopio «ottico», di ultima generazione. È un esame che costa 135 euro e si fa con uno speciale apparecchio dotato di microcamera che filma il movimento del sangue e il filmino può essere utilizzato a fini legali, oltre che per diagnosticare il grado di stress ossidativo dell’organismo (una condizione che espone a virus, batteri e agenti oncogeni). Lo studio medico di Livorno è aperto tre volte a settimana, dalle 15 alle 19 e da quando è stato inaugurato «è sempre pieno», dice il dottor Pezone. «Noi somministriamo una terapia a base di antiossidanti, immunomodulanti, neurotropici e polivitaminici e in quasi tutti i casi le problematiche si risolvono o si attenuano dopo tre settimane. Ovviamente non parliamo di persone che hanno pericarditi, miocarditi, embolie polmonari. Parliamo di persone a cui gira la testa, o che hanno formicolii, dolori diffusi. Insomma, stanno maluccio, sicuramente hanno una vita peggiore di quella di prima ma non stanno malissimo».
A Livorno le visite e le consulenze sono gratuite come accade pure presso un altro studio medico in Toscana, aperto a Lucca con l’associazione «Lucca Consapevole» dall’ex primario di neurologia dell’ospedale cittadino Claudio Giraldi. Iniziativa che fece scalpore, perché scatenò gli strali del mondo ultra-vax capitanato dal Pd locale, che gridò allo scandalo chiedendo la chiusura dell’ambulatorio tant’è che Giraldi e i suoi decisero di tenere, per mesi, il silenzio stampa e cercarono di non rendere noto l’indirizzo esatto dello studio medico. Adesso le cose sono cambiate. «Siamo pieni fino a dicembre. Arrivano qua con le patologie più disparate e ciascuno di noi sette medici cerca di risolvere il problema: oltre a me, ci sono tre medici di medicina generale, un endocrinologo, un radioterapista oncologico e un’ematologa», spiega Giraldi. «Arrivano da noi quadri clinici non noti, cioè persone a cui non hanno saputo fare una diagnosi: dalle neuropatie, alle paresi facciali eccetera. Il motivo di queste patologie è ormai abbastanza chiaro: la Spike è tossica e produce innanzitutto infiammazione e quindi problemi circolatori e poi crea problemi immunitari: anche ripresa di sclerosi multiple o insorgenza di sclerosi multiple. Per quanto riguarda poi il nesso di causalità basterebbe rileggersi i cosiddetti criteri di Brighton, che sono stati validi per l’Organizzazione Mondiale della Sanità fino al 2018 e poi, non si sa perché, sono diventati carta straccia. Essi stabilivano che c’era nesso tra evento avverso e vaccino quando l’evento si verificava a una certa distanza temporale dalla vaccinazione (il che non significa i 14 giorni stabiliti da Aifa per il vaccino anti Covid perché dopo 14 giorni si vedono solo reazioni immediate) e in assenza di altre patologie che potessero spiegarlo».
In Germania è il governo a sollecitare i trattamenti
A Marburgo, in Germania, c’è già da tempo un centro specializzato per la cura degli effetti avversi dai vaccini anti Covid e qualcuno dall’Italia, come ha raccontato una danneggiata a Fuori dal Coro, ha fatto anche questo viaggio della speranza, dopo aver vagato nel nostro Paese da ospedale ad ospedale e da un centro diagnostico all’altro senza riuscire ad avere neppure una diagnosi, ma solo altre analisi da effettuare a proprie spese.
D’altra parte, in Germania da tempo l’argomento non è più tabù. Il ministro della salute tedesco Karl Lauterbach (tridosato), dopo aver dichiarato che la prolungata chiusura delle scuole durante la pandemia era stata un errore, aveva affermato, a marzo, che sarebbe servito un «riconoscimento più rapido» dei danni da vaccini, per poter aiutare le vittime anche sul fronte dei risarcimenti: «Molti pazienti si sentono abbandonati. I profitti per i produttori di vaccini sono stati esorbitanti. Le case farmaceutiche devono pagare le cure ai danneggiati» aveva aggiunto Lauterbach e intanto anche il settimanale Der Spiegel, di orientamento di centrosinistra, è uscito sull’argomento con un editoriale sorprendente. Il caporedattore Alexander Neubacher così ha scritto all’indomani della sentenza della Corte costituzionale del Brandeburgo che aveva stabilito che la cosiddetta legge municipale di emergenza Covid «violava la costituzione dello Stato perché minava la separazione dei poteri»: «Ciò che mi preoccupa in retrospettiva è la facilità con cui le libertà civili sono state sospese nella nostra presunta società liberale. Ora sappiamo che molte misure pandemiche erano prive di senso, eccessive e illegali. Nessuna pagina gloriosa, nemmeno per noi media. All’epoca, molti tedeschi consideravano la Cina un ottimo esempio di come combattere efficacemente il coronavirus. Decine di migliaia di persone hanno sostenuto iniziative come lo #ZeroCovid, chiesto alla politica tedesca di agire con una chiusura radicale dell’economia e della vita pubblica. In effetti, molte libertà sono state gravemente limitate. C’erano, ricorderete, divieti di uscire, divieti di contatto, divieti di viaggiare. In Baviera, restrizioni a uscire di giorno e di notte. Ad Amburgo, le mascherine all’aperto erano obbligatorie sui percorsi da jogging. A Berlino, non era più permesso sedersi su una panchina del parco», è la conclusione del giornalista, con quel senno di poi che però in Italia sembra non debba mai arrivare, nonostante la realtà sotto gli occhi di tutti e anche le diverse crepe ormai evidenti nel sistema di leggi e decreti e ordinanze che ha tenuto in piedi la macchina della dittatura sanitaria.
D’altra parte, in Germania iniziano a moltiplicarsi le cause di risarcimento per i danneggiati così come sta accadendo in Francia, dove già 72 persone hanno ottenuto una compensazione. Il dato è stato fornito alla commissione Affari sociali del Senato francese da François Toujas, candidato alla presidenza dell’Oniam, l’Organismo nazionale per gli indennizzi che si è pronunciato su 241 casi, rispetto alle 1.020 richieste avanzate al 30 giugno scorso. Significa che più del 30% delle domande è stata accolta ma i numeri sono assai lontani da quelli dell’Italia, dove ad aver timore di parlare dei danni da vaccino forse sono ancora troppo spesso proprio i danneggiati. Nel nostro Paese infatti le richieste di indennizzo inviate sono state fino alla fine dello scorso anno soltanto 458 e quelle accolte appena 11. Resta però un nodo cruciale: come si farà a dimostrare un nesso causale tra le patologie che si stanno sviluppando adesso e la Spike ancora presente nei vaccinati? Aifa, infatti, ammette all’esame della farmacovigilanza soltanto reazioni segnalate entro 14 giorni dall’inoculazione.
«Noi applichiamo la stessa terapia usata contro il virus»
«Noi blocchiamo la Spike. I danni da vaccino sono provocati dalla proteina Spike, che è tossica. Quando arrivano pazienti con un certo tipo di sintomatologia e poi verifichiamo la quantità di anticorpi anti Sars-CoV-2 e vediamo che questi anticorpi sono alti, nonostante i pazienti non siano ammalati di Covid, questo indica la presenza della Spike negli organi e spiega i sintomi, che possono essere una tachicardia, o un problema tiroideo, o parestesie o dolori diffusi; oppure dermatiti atopiche che i dermatologi non riescono a risolvere. Noi a queste persone facciamo la terapia Crapu e vediamo che gli anticorpi scendono e passa, ad esempio, la dermatite… Non so se sono stato chiaro».
Il dottor Franco Cusumano, medico di famiglia a Mazara del Vallo, quarant’anni di lavoro dei quali gli ultimi tre dedicati ai malati Covid e ora anche ai danneggiati dai sieri, spiega il successo della terapia Crapu, un trattamento endovena a base di vitamina C, glutatione e Nac (nel gergo comune Fluimucil) che fu creata venti anni fa come terapia complementare a quella farmacologica classica per i malati di cancro dal ricercatore indipendente Giovanni Puccio (sulla sua applicazione oncologica sono pubblicati studi su PubMed da parte del biochimico Simone Cristoni e dell’oncologo Nicola Pantano). Successivamente la terapia si rivelò efficace nel bloccare la replicazione del virus dell’aviaria come sperimentato dall’ematologo Renato Santi Scola, all’epoca dirigente medico dell’ospedale civico di Palermo. Quando scoppiò la pandemia di Covid il dottor Cusumano iniziò per primo a somministrarla anche su pazienti gravi, per impedire al virus di replicarsi e dunque alla proteina Spike, di cui il virus è rivestito, di fare danni. Per lo stesso meccanismo ora si sta usando la Crapu anche contro la Spike vaccinale, cioè la proteina Spike prodotta dal nostro organismo su stimolazione del vaccino che serve a produrre a sua volta anticorpi.
«La Spike vaccinale, come ormai dimostrato, purtroppo, da diversi studi, non si limita a stimolare la produzione di anticorpi», spiega Cusumano, «ma può annidarsi in ogni organo, provocando tutta una serie di disturbi e patologie più o meno gravi (alcune molto simili a quelle provocate dal Covid) anche a distanza di tempo».
Da esse però esiste la possibilità di guarire…
«Sì, o quantomeno di migliorare sensibilmente, anche se ovviamente non consideriamo gli effetti irreversibili come ad esempio un ictus, perché lì il danno ormai è fatto. La Crapu, però, distrugge la Spike e se c’è un malessere impedisce che la cosa si aggravi. Per il Covid io ho avuto successi strabilianti, ho salvato diverse migliaia di persone e ha funzionato anche con le varianti più aggressive: nessuno ha avuto un effetto collaterale e io ho curato anche gente con saturazione a 66. Adesso, sui danneggiati da vaccino, siccome il problema è sempre la Spike, applichiamo la Crapu con qualcosa in più. Abbiamo aumentato le dosi di n-Acelcisteina e aggiunto l’acido ascorbico. Due mesi fa è arrivata una ragazza in sedia a rotelle e io sono riuscito a farla tornare a camminare».
Di che patologie soffre questa gente e come si scopre che sono danni da vaccino?
«Di fronte a una determinata sintomatologia, insorta dopo la vaccinazione in persone che prima non avevano quel tipo di problema, noi facciamo fare quattro esami ematochimici e da lì abbiamo la conferma dei nostri sospetti, perché il quadro clinico è in tutti molto simile. Ad esempio se abbiamo un soggetto che soffre di nebbia cognitiva, dolori o anche disturbi più gravi, prima di iniziare il ciclo di trattamento noi facciamo quattro esami: il D-Dimero l’omocisteina, gli anticorpi Igg anti Sars-CoV-2 e la vitamina D. Ebbene, noi vediamo nei vaccinati danneggiati, specialmente in chi ha fatto le tre dosi o anche la quarta, che il D-dimero è alto, l’omocisteina è alta e le Igg sono alte. La vitamina D invece è sempre bassa, sotto i 20. Comunque sia, dopo questi esami, spendendo in tutto 50-60 euro, possiamo impostare la terapia: la Crapu endovena è composta 3 fiale di glutatione per 600 ml più 600 ml di n-Acelcisteina, ma contro gli effetti collaterali dei vaccini, tranne che nei casi più gravi, funziona anche la terapia orale. Di solito bastano tre cicli».
Perché la Crapu funziona?
«Noi spezziamo i ponti di solfuro della Spike e a quel punto i nostri macrofagi riescono a digerirla, a distruggerla. Se la proteina è tutta sana, non aperta in due, i macrofagi non riescono a mangiarsela, per parlare in termini molto semplici. Inoltre il glutatione ripristina lo scudo molecolare e il funzionamento dei cicli vitali. La terapia Crapu cura tutti i tipi di virus a mRna: potrebbe curare pure l’ebola e se ce ne dessero la possibilità lo potremmo dimostrare».
All’epoca del Covid lei e il ricercatore Puccio cercaste il dialogo con le istituzioni…
«Il presidente di Aifa Palù dice ora che la vigile attesa non serviva… ebbene, non serviva nemmeno intubare le persone! Nel 2021 siamo stati due volte al Cts regionale della Sicilia, dove ci hanno ascoltato bene, non hanno potuto smentirci perché non ne avevano le competenze. Poi, all’evidenza dei successi clinici, hanno alzato le spalle e hanno detto: “Noi non è che non vi crediamo, però… per fare la terapia Crapu in ospedale, siccome sono tutti farmaci a pagamento, dobbiamo fare un capitolo di spesa e bla bla bla...” In pratica hanno lasciato che la gente morisse, così come ora abbandonano i danneggiati».
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Hanno iniziato quasi di nascosto, alcuni subendo anche la gogna mediatica perché parlare di effetti avversi nel nostro Paese è ancora un tabù. Ma ora i dottori che affrontano le patologie post iniezione stanno aprendo sempre più ambulatori in tutta Italia. In prima linea c’è l’associazione Ippocrate.Germania: il ministro Karl Lauterbach ha ammesso l’esistenza del problema. E ai centri specializzati del Paese si è rivolto anche qualche italiano.L’esperto: «Con quattro esami capiamo se i disturbi sono causati dai sieri. Una ragazza in sedia a rotelle è tornata a camminare».Lo speciale contiene tre articoli.All’inizio hanno iniziato quasi di nascosto. Qualcuno, come a Lucca, ha dovuto subire la gogna mediatica. Vietato dire che i vaccini «salvifici» provocassero danni e allora questi danni, negati, non potevano, ovviamente, essere neppure curati. I medici fedeli al giuramento di Ippocrate hanno però resistito, continuando a ricercare cause e cure degli effetti collaterali dai sieri a mRna, anche attraverso lo scambio di informazioni con colleghi impegnati sullo stesso fronte. Il risultato è che oggi stanno aprendo, in tutta Italia, ambulatori e centri medici gratuiti, o a prezzi sostenibili, che assistono chi dopo il vaccino continua a riscontrare problemi di salute che prima non aveva. È un numero imprecisato di persone, che sembra destinato a crescere: esistono già ben 3.800 ricerche scientifiche sugli effetti collaterali dei sieri a mRrna, anche se qualcuno continua a dire che non esistono, quando invece le patologie post vaccino sono così tante e così diverse che questo rappresenta la maggiore difficoltà. Il meccanismo alla base dell’approccio terapeutico è però condiviso: c’è infatti ormai la certezza scientifica sulla tossicità della proteina Spike e sulla circostanza che si possa depositare negli organi, provocando danni a distanza di tempo. Tra i primi ad aprire, un anno fa, ambulatori di assistenza per danneggiati, sono stati i medici di IppocrateOrg, l’Associazione non a scopo di lucro che è diventata durante la pandemia per tanti malati di Covid un punto di riferimento perché ha riunito un centinaio di medici che discostandosi dai protocolli ministeriali «Tachipirina e vigile attesa» si misero piuttosto a visitare e a curare gli ammalati con farmaci comuni, riuscendo a guarire praticamente tutti. I medici di Ippocrate, complessivamente, hanno guarito dal virus, a partire da marzo 2020, almeno 7.000 persone, delle quali il 30% a rischio. Ora che l’emergenza è finita molti di questi medici sono impegnati di nuovo a fare quello che dovrebbe fare la sanità pubblica e così in Friuli Venezia Giulia, ad esempio, sono già sette gli ambulatori di Ippocrate (a Trieste, Tolmezzo, Gorizia, Udine, Pordenone, Codroipo e Monfalcone) specializzati in problematiche sorte a causa della vaccinazione anti Covid o per il Long Covid, che è di solito associato, o confuso, con la prima circostanza visto che spesso i sintomi insorgono dopo una vaccinazione fatta a pochi mesi dalla malattia. Anche a Milano la direttrice scientifica di IppocrateOrg, Rosanna Cifari, neurologa, ha messo a disposizione part time il suo studio medico per ricevere pazienti che contattano Ippocrate per effetti avversi dal vaccino. «Ho messo a disposizione due intere mattine e un pomeriggio a settimana e sono sempre pienissima», riferisce. «In ambito neurologico sono molteplici le patologie causate dall’iniezione: ci sono anche deficit di memoria, forme di demenza, epilessia, neuropatie periferiche... E poi ci sono quelle cardiache e quelle di tipo immunologico. Ovviamente queste persone prima del vaccino non avevano niente, altrimenti non lo potrei dire. Purtroppo, curare i danni da vaccino è molto complesso, ci sono terapie valide che possono far guarire o portare a sensibili miglioramenti ma da alcune problematiche non si guarisce. Se ad esempio a una persona dopo il vaccino viene la Sla - ed è successo - non è che si può tornare indietro. Si può agire però su patologie meno gravi. Bisogna disinfiammare, perché la proteina Spike porta infiammazione, e poi neutralizzare la proteina Spike. Si può avere un miglioramento significativo. Purtroppo, ripeto, non per tutti. È venuta da me una bambina di 9 anni che faceva la ballerina. Dopo il vaccino è finita sulla sedia a rotelle. Abbiamo tentato di tutto. Ora cammina, con molta fatica, ma non potrà mai ritornare come prima». La prima visita negli ambulatori di Ippocrate costa 100 euro, la visita di controllo 70 euro e l’associazione, grazie a un numero elevato di medici che ormai vi aderiscono, può contare, oltre agli ambulatori del Friuli Venezia Giulia e al lavoro della neurologa Chifari, anche sul supporto di altri specialisti che visitano e curano singolarmente quei danneggiati che si rivolgono all’associazione. Ippocrate non segue un protocollo standard ma ogni medico sceglie la terapia in base al paziente e alle sue valutazioni. Alcuni medici di Ippocrate, ad esempio, utilizzano farmaci tradizionali o anche la terapia Crapu; oppure l’ozonoterapia, attraverso l’auto-emo trasfusione che è si è rivelata, come la Crapu, un trattamento salvavita nel Covid, anche per casi gravi (la sperimentazione condotta - e mai più continuata - in 10 ospedali italiani dimostrò che nelle terapie intensive chi veniva sottoposto a terapia all’ozono si salvava per il 50% in più rispetto a chi non la faceva). Sono state invece scelte terapie farmacologiche tradizionali dagli specialisti impegnati in un altro centro medico rivolto ai danneggiati: in Toscana, a Livorno, ha aperto a dicembre «Studio Medico Amico» diretto dal dottor Giovanni Pezone, medico, imprenditore della sanità e politico locale che da sempre si è opposto alla dittatura sanitaria. Ai pazienti si consiglia, per provare il nesso causa effetto dei propri malesseri, di sottoporsi a un esame morfofunzionale dei globuli rossi con un particolare microscopio «ottico», di ultima generazione. È un esame che costa 135 euro e si fa con uno speciale apparecchio dotato di microcamera che filma il movimento del sangue e il filmino può essere utilizzato a fini legali, oltre che per diagnosticare il grado di stress ossidativo dell’organismo (una condizione che espone a virus, batteri e agenti oncogeni). Lo studio medico di Livorno è aperto tre volte a settimana, dalle 15 alle 19 e da quando è stato inaugurato «è sempre pieno», dice il dottor Pezone. «Noi somministriamo una terapia a base di antiossidanti, immunomodulanti, neurotropici e polivitaminici e in quasi tutti i casi le problematiche si risolvono o si attenuano dopo tre settimane. Ovviamente non parliamo di persone che hanno pericarditi, miocarditi, embolie polmonari. Parliamo di persone a cui gira la testa, o che hanno formicolii, dolori diffusi. Insomma, stanno maluccio, sicuramente hanno una vita peggiore di quella di prima ma non stanno malissimo». A Livorno le visite e le consulenze sono gratuite come accade pure presso un altro studio medico in Toscana, aperto a Lucca con l’associazione «Lucca Consapevole» dall’ex primario di neurologia dell’ospedale cittadino Claudio Giraldi. Iniziativa che fece scalpore, perché scatenò gli strali del mondo ultra-vax capitanato dal Pd locale, che gridò allo scandalo chiedendo la chiusura dell’ambulatorio tant’è che Giraldi e i suoi decisero di tenere, per mesi, il silenzio stampa e cercarono di non rendere noto l’indirizzo esatto dello studio medico. Adesso le cose sono cambiate. «Siamo pieni fino a dicembre. Arrivano qua con le patologie più disparate e ciascuno di noi sette medici cerca di risolvere il problema: oltre a me, ci sono tre medici di medicina generale, un endocrinologo, un radioterapista oncologico e un’ematologa», spiega Giraldi. «Arrivano da noi quadri clinici non noti, cioè persone a cui non hanno saputo fare una diagnosi: dalle neuropatie, alle paresi facciali eccetera. Il motivo di queste patologie è ormai abbastanza chiaro: la Spike è tossica e produce innanzitutto infiammazione e quindi problemi circolatori e poi crea problemi immunitari: anche ripresa di sclerosi multiple o insorgenza di sclerosi multiple. Per quanto riguarda poi il nesso di causalità basterebbe rileggersi i cosiddetti criteri di Brighton, che sono stati validi per l’Organizzazione Mondiale della Sanità fino al 2018 e poi, non si sa perché, sono diventati carta straccia. Essi stabilivano che c’era nesso tra evento avverso e vaccino quando l’evento si verificava a una certa distanza temporale dalla vaccinazione (il che non significa i 14 giorni stabiliti da Aifa per il vaccino anti Covid perché dopo 14 giorni si vedono solo reazioni immediate) e in assenza di altre patologie che potessero spiegarlo».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/medici-cura-danni-vaccino-2665780024.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="in-germania-e-il-governo-a-sollecitare-i-trattamenti" data-post-id="2665780024" data-published-at="1696259281" data-use-pagination="False"> In Germania è il governo a sollecitare i trattamenti A Marburgo, in Germania, c’è già da tempo un centro specializzato per la cura degli effetti avversi dai vaccini anti Covid e qualcuno dall’Italia, come ha raccontato una danneggiata a Fuori dal Coro, ha fatto anche questo viaggio della speranza, dopo aver vagato nel nostro Paese da ospedale ad ospedale e da un centro diagnostico all’altro senza riuscire ad avere neppure una diagnosi, ma solo altre analisi da effettuare a proprie spese. D’altra parte, in Germania da tempo l’argomento non è più tabù. Il ministro della salute tedesco Karl Lauterbach (tridosato), dopo aver dichiarato che la prolungata chiusura delle scuole durante la pandemia era stata un errore, aveva affermato, a marzo, che sarebbe servito un «riconoscimento più rapido» dei danni da vaccini, per poter aiutare le vittime anche sul fronte dei risarcimenti: «Molti pazienti si sentono abbandonati. I profitti per i produttori di vaccini sono stati esorbitanti. Le case farmaceutiche devono pagare le cure ai danneggiati» aveva aggiunto Lauterbach e intanto anche il settimanale Der Spiegel, di orientamento di centrosinistra, è uscito sull’argomento con un editoriale sorprendente. Il caporedattore Alexander Neubacher così ha scritto all’indomani della sentenza della Corte costituzionale del Brandeburgo che aveva stabilito che la cosiddetta legge municipale di emergenza Covid «violava la costituzione dello Stato perché minava la separazione dei poteri»: «Ciò che mi preoccupa in retrospettiva è la facilità con cui le libertà civili sono state sospese nella nostra presunta società liberale. Ora sappiamo che molte misure pandemiche erano prive di senso, eccessive e illegali. Nessuna pagina gloriosa, nemmeno per noi media. All’epoca, molti tedeschi consideravano la Cina un ottimo esempio di come combattere efficacemente il coronavirus. Decine di migliaia di persone hanno sostenuto iniziative come lo #ZeroCovid, chiesto alla politica tedesca di agire con una chiusura radicale dell’economia e della vita pubblica. In effetti, molte libertà sono state gravemente limitate. C’erano, ricorderete, divieti di uscire, divieti di contatto, divieti di viaggiare. In Baviera, restrizioni a uscire di giorno e di notte. Ad Amburgo, le mascherine all’aperto erano obbligatorie sui percorsi da jogging. A Berlino, non era più permesso sedersi su una panchina del parco», è la conclusione del giornalista, con quel senno di poi che però in Italia sembra non debba mai arrivare, nonostante la realtà sotto gli occhi di tutti e anche le diverse crepe ormai evidenti nel sistema di leggi e decreti e ordinanze che ha tenuto in piedi la macchina della dittatura sanitaria. D’altra parte, in Germania iniziano a moltiplicarsi le cause di risarcimento per i danneggiati così come sta accadendo in Francia, dove già 72 persone hanno ottenuto una compensazione. Il dato è stato fornito alla commissione Affari sociali del Senato francese da François Toujas, candidato alla presidenza dell’Oniam, l’Organismo nazionale per gli indennizzi che si è pronunciato su 241 casi, rispetto alle 1.020 richieste avanzate al 30 giugno scorso. Significa che più del 30% delle domande è stata accolta ma i numeri sono assai lontani da quelli dell’Italia, dove ad aver timore di parlare dei danni da vaccino forse sono ancora troppo spesso proprio i danneggiati. Nel nostro Paese infatti le richieste di indennizzo inviate sono state fino alla fine dello scorso anno soltanto 458 e quelle accolte appena 11. Resta però un nodo cruciale: come si farà a dimostrare un nesso causale tra le patologie che si stanno sviluppando adesso e la Spike ancora presente nei vaccinati? Aifa, infatti, ammette all’esame della farmacovigilanza soltanto reazioni segnalate entro 14 giorni dall’inoculazione. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/medici-cura-danni-vaccino-2665780024.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="noi-applichiamo-la-stessa-terapia-usata-contro-il-virus" data-post-id="2665780024" data-published-at="1696259281" data-use-pagination="False"> «Noi applichiamo la stessa terapia usata contro il virus» «Noi blocchiamo la Spike. I danni da vaccino sono provocati dalla proteina Spike, che è tossica. Quando arrivano pazienti con un certo tipo di sintomatologia e poi verifichiamo la quantità di anticorpi anti Sars-CoV-2 e vediamo che questi anticorpi sono alti, nonostante i pazienti non siano ammalati di Covid, questo indica la presenza della Spike negli organi e spiega i sintomi, che possono essere una tachicardia, o un problema tiroideo, o parestesie o dolori diffusi; oppure dermatiti atopiche che i dermatologi non riescono a risolvere. Noi a queste persone facciamo la terapia Crapu e vediamo che gli anticorpi scendono e passa, ad esempio, la dermatite… Non so se sono stato chiaro». Il dottor Franco Cusumano, medico di famiglia a Mazara del Vallo, quarant’anni di lavoro dei quali gli ultimi tre dedicati ai malati Covid e ora anche ai danneggiati dai sieri, spiega il successo della terapia Crapu, un trattamento endovena a base di vitamina C, glutatione e Nac (nel gergo comune Fluimucil) che fu creata venti anni fa come terapia complementare a quella farmacologica classica per i malati di cancro dal ricercatore indipendente Giovanni Puccio (sulla sua applicazione oncologica sono pubblicati studi su PubMed da parte del biochimico Simone Cristoni e dell’oncologo Nicola Pantano). Successivamente la terapia si rivelò efficace nel bloccare la replicazione del virus dell’aviaria come sperimentato dall’ematologo Renato Santi Scola, all’epoca dirigente medico dell’ospedale civico di Palermo. Quando scoppiò la pandemia di Covid il dottor Cusumano iniziò per primo a somministrarla anche su pazienti gravi, per impedire al virus di replicarsi e dunque alla proteina Spike, di cui il virus è rivestito, di fare danni. Per lo stesso meccanismo ora si sta usando la Crapu anche contro la Spike vaccinale, cioè la proteina Spike prodotta dal nostro organismo su stimolazione del vaccino che serve a produrre a sua volta anticorpi. «La Spike vaccinale, come ormai dimostrato, purtroppo, da diversi studi, non si limita a stimolare la produzione di anticorpi», spiega Cusumano, «ma può annidarsi in ogni organo, provocando tutta una serie di disturbi e patologie più o meno gravi (alcune molto simili a quelle provocate dal Covid) anche a distanza di tempo». Da esse però esiste la possibilità di guarire… «Sì, o quantomeno di migliorare sensibilmente, anche se ovviamente non consideriamo gli effetti irreversibili come ad esempio un ictus, perché lì il danno ormai è fatto. La Crapu, però, distrugge la Spike e se c’è un malessere impedisce che la cosa si aggravi. Per il Covid io ho avuto successi strabilianti, ho salvato diverse migliaia di persone e ha funzionato anche con le varianti più aggressive: nessuno ha avuto un effetto collaterale e io ho curato anche gente con saturazione a 66. Adesso, sui danneggiati da vaccino, siccome il problema è sempre la Spike, applichiamo la Crapu con qualcosa in più. Abbiamo aumentato le dosi di n-Acelcisteina e aggiunto l’acido ascorbico. Due mesi fa è arrivata una ragazza in sedia a rotelle e io sono riuscito a farla tornare a camminare». Di che patologie soffre questa gente e come si scopre che sono danni da vaccino? «Di fronte a una determinata sintomatologia, insorta dopo la vaccinazione in persone che prima non avevano quel tipo di problema, noi facciamo fare quattro esami ematochimici e da lì abbiamo la conferma dei nostri sospetti, perché il quadro clinico è in tutti molto simile. Ad esempio se abbiamo un soggetto che soffre di nebbia cognitiva, dolori o anche disturbi più gravi, prima di iniziare il ciclo di trattamento noi facciamo quattro esami: il D-Dimero l’omocisteina, gli anticorpi Igg anti Sars-CoV-2 e la vitamina D. Ebbene, noi vediamo nei vaccinati danneggiati, specialmente in chi ha fatto le tre dosi o anche la quarta, che il D-dimero è alto, l’omocisteina è alta e le Igg sono alte. La vitamina D invece è sempre bassa, sotto i 20. Comunque sia, dopo questi esami, spendendo in tutto 50-60 euro, possiamo impostare la terapia: la Crapu endovena è composta 3 fiale di glutatione per 600 ml più 600 ml di n-Acelcisteina, ma contro gli effetti collaterali dei vaccini, tranne che nei casi più gravi, funziona anche la terapia orale. Di solito bastano tre cicli». Perché la Crapu funziona? «Noi spezziamo i ponti di solfuro della Spike e a quel punto i nostri macrofagi riescono a digerirla, a distruggerla. Se la proteina è tutta sana, non aperta in due, i macrofagi non riescono a mangiarsela, per parlare in termini molto semplici. Inoltre il glutatione ripristina lo scudo molecolare e il funzionamento dei cicli vitali. La terapia Crapu cura tutti i tipi di virus a mRna: potrebbe curare pure l’ebola e se ce ne dessero la possibilità lo potremmo dimostrare». All’epoca del Covid lei e il ricercatore Puccio cercaste il dialogo con le istituzioni… «Il presidente di Aifa Palù dice ora che la vigile attesa non serviva… ebbene, non serviva nemmeno intubare le persone! Nel 2021 siamo stati due volte al Cts regionale della Sicilia, dove ci hanno ascoltato bene, non hanno potuto smentirci perché non ne avevano le competenze. Poi, all’evidenza dei successi clinici, hanno alzato le spalle e hanno detto: “Noi non è che non vi crediamo, però… per fare la terapia Crapu in ospedale, siccome sono tutti farmaci a pagamento, dobbiamo fare un capitolo di spesa e bla bla bla...” In pratica hanno lasciato che la gente morisse, così come ora abbandonano i danneggiati».
Aveva scritto «Bastardi cristiani di merda voi e il vostro gesù cristo in croce (tutto con la minuscola) lo brucio», in una mail indirizzata all’Università di Modena colpevole, a suo avviso, di non garantirgli un posto di lavoro «da impiegato».
Dalla cella di isolamento in cui si trova non ha dato alcun segno di pentimento e, tuttavia, tra le prime cose richieste per passarsi il tempo, insieme alle sigarette e a qualche lettura, ci ha infilato pure la Bibbia. Particolare che, se sei sospettato di essere un seguace di Allah, di certo male non fa. Eppure, come era ormai scontato, per Salim El Koudri, accusato di strage e lesioni aggravate per la carneficina di sabato scorso compiuta a Modena a bordo della sua auto lanciata ai 100 chilometri all’ora sulla folla, come primo passaggio verrà chiesta una perizia per l’infermità mentale. E, con ogni probabilità, i trascorsi di cura presso il Centro di salute mentale di Catelfranco Emilia finiranno per garantirgliela.
«Una perizia psichiatrica è ineludibile», ha dichiarato l’avvocato Fausto Gianelli (nominato in sostituzione dell’avvocato Francesco Cottafava, inizialmente assegnato d’ufficio) descrivendo come un ragazzo «in totale confusione mentale» il trentunenne di origine marocchina responsabile di aver macellato una donna, tranciandole entrambe le gambe con le lamiere della sua auto, dopo aver investito intenzionalmente altre sette persone che passeggiavano tranquille, lo scorso sabato pomeriggio, nell’area pedonale del centro di Modena.
L’interrogatorio di convalida in carcere, previsto per ieri, è stato rinviato e si terrà questa mattina, ma la linea di difesa per l’attentatore è già chiara: secondo l’avvocato Gianelli, il suo assistito è affetto da un evidente «disagio psichiatrico» per il quale «dovrà essere visitato e probabilmente assistito anche farmacologicamente per una prima cura», successivamente «una perizia psichiatrica sarà indispensabile» anche perché per il momento «El Koudri non sarà probabilmente in grado di fare ragionamenti». Dunque, forse, nemmeno di rispondere oggi.
«Andavo più forte che potevo, non volevo far del male», avrebbe dichiarato l’attentatore al suo legale che ha riportato anche la fredda reazione dell’uomo davanti alla spiegazione delle condizioni dei feriti, tra cui la donna che ha perso entrambe le gambe. «Che cosa tremenda», è l’unica frase che per ora gli è uscita dalla bocca dopo aver causato quella carneficina. «Ho bisogno di qualcuno che mi capisca», avrebbe invece sostenuto con forza El Koudri, che non ha tuttavia chiesto di incontrare la propria famiglia, spiegando di essere uscito quel giorno di casa «con la convinzione di morire», ma prendendo con sé un coltello da cucina. Che comunque non si sa mai...
Nessuna evidenza di una radicalizzazione in corso, insistono difensori e buonisti, arrivando addirittura a puntare il dito contro il sistema sanitario del nostro Paese che, a corto di fondi, non si occupa in modo adeguato dei malati psichici.
In realtà El Koudri, nato a Bergamo, cresciuto a Ravarino (paese di 6.000 anime nella campagna modenese) dove ha studiato e si è laureato in economia aziendale all’Università di Modena (che nella vicenda si è messa a disposizione delle autorità giudiziaria), quando aveva chiesto aiuto era stato accolto e seguito.
Dal 2022 al 2024 aveva frequentato il Centro di salute mentale di Castelfranco Emilia, era stato preso in carico e gli erano state prescritte cure adeguate che poi aveva deliberatamente deciso di smettere. «Perché ha smesso di prendere le medicine? Ha detto che stava bene, che era tranquillo e che non ne aveva più bisogno», ha aggiunto ancora l’avvocato Gianelli descrivendo la situazione.
Al di là dell’aspetto sanitario, certamente presente, la piega che aveva preso la sua insoddisfazione di straniero di seconda generazione a cui la narrazione buonista della sinistra italiana, in cerca di facili adesioni, promette mari e monti ma che poi - come tutti - deve fare i conti con la realtà, sembra piuttosto chiara. «Voglio lavorare!», scriveva El Koudri il 27 aprile del 2019 in una mail indirizzata all’Università di Modena e già segnalata all’epoca alla Digos per i contenuti non proprio tranquillizzanti. «Non riesco a trovare lavoro coerente con i miei studi (...) Dovete farmi lavorare come impiegato non magazziniere capito e qua a Modena e non in culo al mondo dove ti rimangono in tasca 500 euro al mese se ti va bene», insisteva, aggiungendo l’ormai nota frase «Bastardi cristiani di merda», seguita, sempre via mail, dalle laconiche scuse «Mi dispiace per la maleducazione», che oggi dovrebbero servire a provare la sua condizione di ragazzo confuso.
Ma non è tutto. Dal magma dei social, infatti, cominciano a emergere anche altri contenuti scritti di suo pugno che Meta aveva cancellato perché inappropriati: «Vorrei poter capire la grammatica delle persone come capisco le lettere della lingua araba», scriveva El Koudri. E, ancora, altri post in arabo e in italiano, in cui il trentunenne descriveva sé stesso come una persona particolarmente capace e dotata, in lotta con una società - quella occidentale, si noti, che ha accolto la sua famiglia e formato lui fino alla laurea - «ipocrita, che afferma moralità e dignità ma è lontana da esse».
«Se hai queste qualità e vivi in questa società, non esitare a tagliare qualsiasi mano che ti disturba o ti danneggia», concludeva l’uomo aggiungendo la propria firma, «Salim», accompagnata da un cuore nero.
Sono due le donne con arti amputati
Restano gravissime le condizioni di alcuni dei cinque feriti ricoverati tra Modena e Bologna dopo essere stati travolti sabato scorso nel centro storico modenese, quando Salim El Koudri ha lanciato la sua auto a folle velocità sui passanti. Otto i feriti, di cui quattro gravi (codice tre), uno in codice 2 e tre in codice 1, meno gravi.
«Come mi sento? L’unico dolore fisico che provo è la sensazione di avere degli aghi conficcati nelle braccia, ma i medici mi hanno assicurato passerà. Mi ritengo fortunato perché potrei non essere qui. Sto per diventare nonno per la terza volta, l’ho detto anche al presidente Mattarella. Ed è la cosa che al momento mi rende più felice e mi aiuta a superare quello che è accaduto». Così racconta lo chef Ermanno Muccini, 59 anni, ricoverato all’ospedale di Baggiovara, che ha riportato un trauma facciale e microfratture alla testa, ma se la caverà con 30 giorni di prognosi. Nello stesso ospedale è ricoverata la donna tedesca di 69 anni tra i feriti più gravi. Ieri è stata estubata, respira autonomamente ed è cosciente. Anche l’altra donna di 53 anni, polacca, residente a Castelfranco, la prima persona investita mentre era in sella alla sua bicicletta, sempre in condizioni gravi, presenta un quadro clinico stabile ma per entrambe la prognosi resta riservata. Le due donne hanno subito l’amputazione degli arti inferiori. «A nome della mia famiglia chiedo spazio e riservatezza, a chiunque possa arrivare questo mio pensiero». Così una delle figlie della coppia di cinquatacinquenni, Angelo Ciccarelli e Monica Esposito, ricoverati all’ospedale Maggiore di Bologna. In una storia su Instagram, la figlia scrive: «Ci troviamo coinvolti e stravolti in una tragedia», sottolineando l’esigenza di mantenere intatta la privacy della famiglia. I due coniugi sono in condizioni stabili. La donna presenta diversi traumi: il quadro clinico registra un lieve miglioramento, ma le sue condizioni restano critiche e permane il pericolo di vita. Il marito, anche lui politraumatizzato, è stabile e non si trova più in immediato pericolo di vita. Un altro ferito ieri ha ricordato l’incidente: «È stata una cosa velocissima. Non ho visto nemmeno l’auto che mi arrivava addosso. Cosa vedevo da terra? Vedevo poco, la gente che soccorreva, sono state persone stupende perché c’è stato un attimo di empatia di tutti». Tra i primi a prestare i soccorsi sabato c’era Alessandro Misericordia, 33 anni di Sant’Elpidio a Mare (Fermo), medico specializzando in medicina interna all’ospedale di Baggiovara. «È stato un qualcosa che mi segnerà per tutta la vita e spero che i pazienti che abbiamo gestito, ora abbiano il miglior decorso possibile», ha raccontato il giovane professionista, «ero in centro città per fare delle compere per la casa, in un negozio, quando ho sentito il rumore di un forte impatto. Sono uscito e ho visto una donna con le gambe amputate. Così ho subito preso dei guanti e, insieme a un’infermiera, l’ho raggiunta cercando di fermare l’emorragia con la mia cintura. Lo stesso ha fatto l’infermiera. Mi sono girato e ho visto altre persone a terra. A quel punto sono andato a controllare come stessero, se fossero coscienti e respirassero. Ho fatto rivalutazioni continue fino a quando non è arrivata la prima ambulanza che ho diretto verso la donna con le gambe amputate, la paziente in condizioni peggiori». Intanto sono stati dimessi dal pronto soccorso del Policlinico di Modena una donna di 22 anni con trauma cranico, con 10 giorni di prognosi, un uomo di 30 anni colpito da un attacco di panico, con 2 giorni di prognosi, e un uomo di 47 anni ferito da taglio, dimesso con 7 giorni di prognosi.
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I soccorsi a Modena. Nel riquadro, Salim El Koudri (Ansa)
Sebbene le modalità della strage siano le stesse usate negli attentati che hanno già insanguinato l’Europa, la versione ufficiale punta a escludere qualsiasi correlazione con il terrorismo, declassando la faccenda a tragico evento, con un ancor più tragico autore. Il quadretto consolatorio diffuso nei primi giorni, tuttavia, vacilla di fronte ad alcuni dati di fatto. Il primo è costituito dai messaggi che l’autore della strage inviò tempo fa all’Università di Modena. Voleva lavorare, non come magazziniere, ma come impiegato. E non lontano da casa, bensì in città. E voleva anche uno stipendio adeguato, che non gli lasciasse in tasca solo 500 euro al mese. Insomma, un lavoro comodo e ben pagato. E siccome l’ateneo non offriva un’assunzione adeguata alle sue esigenze, El Koudri aveva insultato Gesù Cristo, promettendo di bruciarlo. E le minacce, ovviamente, erano accompagnate da epiteti tipo «cristiani di merda», «bastardi», eccetera.
Era frustrato, ci spiegano oggi. Voleva un lavoro che la nostra società non era in grado di dargli. Come ho scritto, colpa nostra, dunque. Perché promettiamo integrazione e poi, invece, diamo emarginazione. In realtà, il caso El Koudri dimostra una cosa opposta, ovvero che non basta l’integrazione a evitarci casi come quello di Modena. Mi spiego. Il marocchino che sabato pomeriggio ha deciso di travolgere quanti più passanti possibile aveva la cittadinanza italiana e aveva studiato in Italia, laureandosi in Economia. Sulla carta, dunque, era un immigrato che ce l’aveva fatta. Anzi, un immigrato di seconda generazione, la cui famiglia era riuscita a trovare un lavoro e una sistemazione prima in Lombardia e poi in Emilia-Romagna, ovvero in due delle Regioni più ricche e con un mercato del lavoro in grado di assorbire i giovani. Peccato che le aspettative di El Koudri fossero altre. A lui non bastava avere in tasca la carta d’identità italiana e il diritto di votare. Voleva un lavoro all’altezza dei suoi studi, come vogliono migliaia di giovani laureati italiani. I quali, però, anche se frustrati, non prendono l’auto e si lanciano contro la folla.
Aggiungo di più. Ogni tanto le statistiche ci informano che in Italia è in aumento la povertà. Ma basta approfondire i dati per scoprire che se le famiglie italiane con un reddito da fame rappresentano il 6,2% della popolazione, quelle composte esclusivamente da stranieri superano il 35%. Non è tutto: sempre l’Istat ci aggiorna sulle percentuali di disoccupati, che per quanto riguarda gli italiani viaggiano intorno al 6%, ma se si tratta di stranieri siamo al 10. Che cosa voglio dire con queste percentuali? Che siamo seduti su una polveriera, perché è evidente che, avendo aperto le porte a un’immigrazione non governata, abbiamo aumentato il numero di chi non ha un lavoro, un’identità e un futuro. Sempre secondo l’Istat, gli stranieri in povertà sono 1,8 milioni e da queste cifre si ricava anche il numero di extracomunitari che non studiano e non lavorano. Se la percentuale fra i giovani italiani è pari al 12,9%, per gli immigrati di prima e seconda generazione si passa al 38,5.
C’è altro da aggiungere? Sì, ovvero che Salim El Koudri ha cambiato legale. Da ieri ad assisterlo è Fausto Gianelli, coordinatore dei giuristi democratici di Modena, membro del Comitato esecutivo dell’Associazione europea degli avvocati per la democrazia e i diritti umani, nonché difensore di Abu Rawwa, il marocchino coinvolto nell’inchiesta sui finanziamenti ad Hamas. E l’avvocato Gianelli tiene a farci sapere che il suo assistito ha chiesto la Bibbia. Seguirà perizia per dimostrare che è incapace di intendere e volere.
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La strada del centro di Modena dove Salim El Koudry ha falciato la folla (Ansa)
Se ben ricordate, non più tardi di un anno fa il Partito democratico invitò a votare al referendum per dimezzare (da 5 a 10) gli anni di residenza continuativa necessari per concedere la cittadinanza italiana agli stranieri: «Oltre due milioni di persone che potrebbero accedere allo status di cittadini e cittadine dopo tanti anni di lavoro, studio e residenza ininterrotta in Italia», dicevano i dem. Sempre il Pd, ormai da tempo immemore, insiste a proporre nuove leggi: lo ius soli prima, lo ius scholae poi, quest’ultimo tornato in auge proprio in queste ore (e non solo grazie alla sinistra, vedi Forza Italia). L’idea sarebbe quella di riconoscere la cittadinanza ai minori nati in Italia o arrivati da bambini (fino ai 12 anni), dopo che abbiano completato almeno 5 anni di ciclo scolastico. A sostegno di queste proposte, i progressisti amano ribadire come la cittadinanza sia assolutamente necessaria per consentire agli stranieri di sentirsi compiutamente parte della nostra comunità. In ogni talk show, da anni a questa parte, c’è sempre qualcuno che prende la parola per spiegare a noi poveri ignoranti quanto sia importante donare ai giovani figli di immigrati lo status di italiani: solo così, dicono commossi, questi potranno sentirsi pienamente italiani. Spesso c’è pure qualche sussiegoso maestrino pronto a sostenere che, se tanti figli di stranieri delinquono, è proprio perché sono i giustamente emarginati, ferocemente privati della condizione di italiani che spetterebbe loro di diritto. Eppure guarda un po’ che cosa è accaduto a Modena. Abbiamo un tale, Salim El Koudry, che è italiano da quando ha 14 anni, cosa effettivamente possibile anche in assenza di nuove leggi. Costui ha frequentato le nostre scuole, compresa l’università, si è addirittura laureato. È stato accolto e trasformato in italiano grazie all’ambito pezzo di carta. In buona sostanza è esattamente il «nuovo italiano» che Pd e sinistra variegata da sempre propongono di costruire grazie a norme permissive e «accoglienti». Ma si è lanciato a cento all’ora con la macchina contro i passanti inermi.
Quando pensa agli italiani, Salim, non pensa a un «noi», ma a un «loro». Pensa ai «bastardi cristiani» che vorrebbe uccidere. Pensa a quelli, gli oppressori occidentali, che non gli danno il lavoro che lui desidera, pagato quanto desidera. Salim è italiano, la sua cittadinanza dice così. Ma vi sembra integrato? Pare proprio di no. Anzi, peggio: aveva in mente di disintegrare fisicamente un bel po’ di innocenti, e in parte ci è riuscito. Persino a sinistra qualcuno, ieri, certificava la sua condizione di corpo estraneo. «In un Paese che non riesce a gestire l’immigrazione, in cui la xenofobia e il razzismo sono presenti, c’è il rischio che una nuova generazione non si senta integrata e noi su questo dobbiamo lavorare, non come esimente, come scusa per chi ha commesso un reato, ma per evitare questa disgregazione», ha detto Michele De Pascale, governatore dell’Emilia Romagna. «È un piccolo frammento di disgregazione, quello che è successo a Modena». Beh, che sia disgregazione è evidente. Ma razzismo e xenofobia non c’entrano un tubo: Salim godeva di tutte le condizioni di cui, secondo la sinistra, ogni figlio di stranieri dovrebbe godere, a partire proprio dalla cittadinanza. Come la mettiamo allora? Se fosse vero ciò che per anni ci hanno ripetuto i sinceri democratici, Salim non dovrebbe avere alcun problema. Forte del titolo ottenuto a 14 anni, dovrebbe essere felice e soddisfatto. «Uno di noi». E invece vuole ucciderci, ci percepisce radicalmente altri, e ostili.
Ciò dimostra quel che già sapevamo, e che ripetevamo quasi mai creduti. La cittadinanza non è affatto veicolo di integrazione. Al massimo può essere vero il contrario, e cioè che una volta integrati si può ottenere la cittadinanza come approdo ultimo di un percorso serio e severo. Salim El Koudry, ci risulta, era cittadino marocchino. Ed era italiano, ma solo sulla carta. Lo è diventato senza ius scholae, ed è la dimostrazione vivente di quali conseguenze potrebbe avere una norma simile. Conseguenze che alcuni modenesi si porteranno incise nel corpo per tutta la vita.
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Nel riquadro l'avvocato Fausto Gianelli. Sullo sfondo un'immagine degli scontri durante il G8 di Genova nel 2001 (Ansa)
Le prime tracce mediatiche della sua militanza in ambito legale risalgono al 22 luglio del 2001, nel pieno delle polemiche per gli scontri tra forze dell’ordine e manifestanti al G8 di Genova. In un lancio d’agenzia che riprendeva una nota scritta da «numerosi avvocati del Gsf (Genova social forum, ndr), riuniti nel gruppo dei Giuristi democratici, denunciano che la polizia impedisce loro di entrare all’interno della scuola Pascoli per assistere alla perquisizione pur essendo, a loro dire, stati nominati come legali dai giovani in stato di fermo», si poteva leggere una dichiarazione del legale di El Koudri. «L’articolo 41 del testo unico di pubblica sicurezza», dichiarava allora l’ avvocato Fausto Gianelli di Modena, «prevede che alle perquisizioni per armi ed esplosivi come questa, sia presente il legale. Invece la polizia ci impedisce di entrare. Siamo qui da un’ora e mezza e non siamo potuti entrare. Continuiamo a vedere uscire giovani con ferite e macchie di sangue fresco e abbiamo motivo di ritenere che all’interno ci siano violenze continuate da parte delle forze dell’ordine».
L’anno dopo Gianelli partecipa a un incontro organizzato dall’Associazione internazionale degli avvocati democratici (Iadl), insieme con l’Unione araba degli avvocati (con base al Cairo), sulla tematica dei detenuti palestinesi in Israele.
Nei mesi scorsi il legale modenese ha assunto la difesa di Abu Rawwa Adel Ibrahim Salameh, immobiliarista residente a Sassuolo, nel Modenese, arrestato (e poi scarcerato su disposizione del Riesame di Genova) nell’ambito dell’inchiesta avviata nel capoluogo ligure sui presunti finanziamenti ad Hamas raccolti in Italia attraverso organizzazioni benefiche. Durante le indagini era emerso che l’uomo, dipendente di un’associazione di beneficenza, era intestatario di una quarantina di immobili nel Modenese e nel Reggiano. Dopo l’arresto, l’indagato si era difeso sostenendo di non aver mai sospettato che tali somme potessero finanziare il terrorismo. Dopo la conferma della scarcerazione da parte della Cassazione, il legale, in una nota firmata insieme ai difensori di altri indagati, aveva dichiarato: «Pare evidente che il tribunale dovrà riconsiderare le posizioni degli indagati per i quali era stato provato solo l’invio a Gaza di aiuti alimentari e di denaro destinato ad attività umanitarie di sostegno alla popolazione civile».
Nel 2024, invece, Gianelli aveva assunto la difesa di quattro militanti di Extintion rebellion, finiti a processo per aver turbato la messa nel giorno del patrono San Geminiano, all’interno del Duomo di Modena, leggendo brani di papa Francesco.
Nell’ottobre scorso il nome del legale di El Koudri compare tra i firmatari dell’esposto alla Corte penale internazionale contro il premier Giorgia Meloni, i ministri degli Esteri e della Difesa, Antonio Tajani e Guido Crosetto, e l’allora amministratore delegato di Leonardo, Roberto Cingolani, accusati di concorso nel presunto genocidio perpetrato da Israele a Gaza nei confronti del popolo palestinese. E sempre su questo tema, nel febbraio di quest’anno, Gianelli è intervenuto alla Camera nella discussa conferenza stampa durante la quale Francesca Albanese ha presentato il suo rapporto su Gaza.
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