«Maschi Veri», la ricerca della mascolinità nell’era del politicamente corretto
«Maschi Veri» (Netflix)
Dalla Spagna a Netflix, la serie segue quattro quarantenni alle prese con identità, relazioni e nuovi equilibri sociali. Tra ironia e crisi personali, il racconto evolve oltre il patriarcato, interrogando cosa significhi essere uomini oggi.

In Italia, abbiamo fatto appena in tempo ad applaudire la prima, ma, in Spagna, le stagioni di Machos Alfa – da noi riadattato in Maschi Veri – sono state quattro. Con una quinta disponibile su Netflix da venerdì 17 aprile.

La serie tv, che ha saputo ribaltare gli assunti del politicamente corretto, ha voluto proseguire oltre quel che è stato fatto, tornando a interrogandosi sul significato che la mascolinità possa avere quest’oggi. Dapprima, è stato il patriarcato. Poi, nel corso delle quattro stagioni già viste, altri mostri, altre battaglie. Pedro, Luis, Raul e Santi, amici di sempre, sulla soglia degli -anta, sono stati costretti a misurarsi con una realtà duttile e mutevole. Relazioni che cambiano, improvvise virate, il Giusto e lo Sbagliato come insiemi dai confini labili. Niente di quel che era stato insegnato loro sembra poter sopravvivere in questo mondo nuovo. La loro cultura, quello di cui sono intrisi, è stato derubricato a scoria del patriarcato, ogni loro pensiero cerchiato con la penna rossa. Avrebbero dovuto imparare a disimpararsi. Rivedere ogni automatismo, fermarsi al pensiero, senza più verbalizzarlo. Ogni cosa nota, l’ironia un tempo ben accetta, i nomignoli e le piccolezze legate ai ruoli di genere, sarebbero stati presi come insulti. Di qui, dunque, l’esigenza di costringersi ad un corso vero e proprio, che potesse fornire loro gli strumenti necessari a liberarsi della propria mascolinità tossica.

Machos Alfa, nelle sue prime quattro stagioni, è partito dalla particolarità di questi quattro amici per navigare, attraverso loro, il politicamente corretto, la società fluida, il gender gap, le relazioni, così come social e parità di genere le stanno riscrivendo. Poi, si è portato più in là, dando a ciascun quarantenne una vita che consentisse (anche) uno sviluppo verticale della narrazione.Così, Pedro, Luis, Santi e Raul si sono evoluti, di episodio in episodio. E, in questi inediti, continuano nel proprio processo di ricerca, uomini costretti a ridefinire, in tarda età, i confini della propria identità. Non sono maschi come lo erano i propri padri. Non si sentono alfa né capobranco. Forse, un branco, nemmeno lo hanno. Eppure vanno, incontrando sul proprio cammino i drammi legati alle crisi matrimoniali, all’ingresso nelle relazioni umane dell’intelligenza artificiale, alla paternità, soprattutto a quella non convenzionale. E vanno con ironia sottile, meravigliosa, con una capacità di divertire, che, nell’economia dell’offerta televisiva odierna, raramente ha trovato pari.

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