Francesco Pratesi: «Mio papà ha fondato il Wwf ma da anziano capì la necessità dell’energia atomica»
Presidente di Italia Nostra Toscana, Francesco è il più piccolo dei quattro figli di Fulco Pratesi, il fondatore del Wwf e un padre dell’ambientalismo italiano, quello di cui m’è rimasta indelebile nella mente la dichiarazione di cambiarsi le mutande ogni tre giorni e, soprattutto, di non farsi mai la doccia.
Siccome io la faccio due volte al giorno, alla sera prima di andare al letto e al mattino dopo colazione, ho sempre pensato che quella di Fulco fosse un’iperbole, per non dire una bugia, un trucco da marketing.
E invece, Francesco?
«Invece era proprio così. La vita nella mia famiglia era a dir poco spartana. Ricordo che nelle lunghe villeggiature a Cala del Gesso, sull’Argentario, ci era concessa solo una doccia a settimana e guai a lavarsi dopo i bagni al mare. Erano lesinati anche gli sciacquoni, sempre per risparmiare acqua. In cambio, l’immersione nella natura era totale: papà ci portava a scovare murene e polpi, armati solo di maschera e pinne. La pesca ovviamente era vietata. Non solo: eravamo stati addestrati a rampognare duramente i pescatori subacquei che avevano la sventura di incontrarci in mare. Lo stesso facevamo con i cacciatori quando ne vedevamo qualcuno sul ciglio della strada: mio padre ci aizzava a gridare dal finestrino dell’auto: “Buona caccia!”, che pare porti male».
Insomma, una famiglia del bosco ante litteram: avrebbero potuto arrestarlo, il papà…
«Lei ci scherza, ma le assicuro che alla fine era un gran divertimento».
E continua a divertirsi così?
«No, fin da piccolo ero la pecora nera della famiglia: mi piacevano le macchine. Durante le vacanze, mentre i miei fratelli dipingevano diligentemente papere e pesci, io di nascosto disegnavo automobili e costruivo garage in miniatura. A sette anni disegnai una famiglia di uccelli in motocicletta…».
Forse cercava una sintesi tra opposte sensibilità… Però buon sangue non mente: ora anche lei ha deciso di dedicarsi alla difesa dell’ambiente, con Italia Nostra. Com’è successo?
«L’ho deciso quasi due anni fa, quando per caso apprendevo che incombevano sulle colline maremmane, dove risiedo, due progetti allucinanti di 24 pale eoliche, ciascuna alta 200 metri. Allargando lo sguardo oltre l’area a me vicina, mi resi conto che le pale erano molte di più, 130, e minacciavano l’intera Maremma: praticamente la distruzione di un territorio bellissimo. Chiesi aiuto a mio padre, allora già malato, che mi suggerì di rivolgermi a Italia Nostra e a un suo amico giornalista, Gian Antonio Stella. Scoprimmo che dietro progetti del valore di mezzo miliardo di euro c’era un geometra foggiano con appena 2.500 euro di capitale. Rendemmo pubblico lo scandalo (vennero anche Le Iene di Italia 1) e così fu rotta l’omertà su questa speculazione».
Registro con piacere che Italia Nostra non è scesa a compromessi sui suoi principi fondativi . Ma non teme di essere rimproverato di sindrome Nimby ( non nel cortile di casa mia)?
«No, guardi, io non dico in Maremma no e altrove sì».
Vuol dirmi che mette in dubbio la transizione energetica?
«Faccia l’aritmetica. Dal 2010, fotovoltaico ed eolico ci son costati 170 miliardi di euro, un costo medio cumulato di circa 10.000 euro a ogni utenza. E questo per un contributo inferiore al 5% del nostro bisogno energetico. Le sembrano soldi ben spesi? Pensi che la produzione elettrica italiana da eolico è in continuo calo dal 2023. Eppure, continuiamo a piantare pale eoliche per produrre elettricità intermittente, imprevedibile, che la rete spesso non è neppure in grado di assorbire, ma che viene comunque pagata, e profumatamente. Ma ciò che fa più rabbia è la distruzione che ne consegue in cambio di nulla. Sa che i progetti eolici e fotovoltaici presentati al ministero dell’Ambiente sono quattro cinque volte più numerosi di quanto ci chiede l’Europa?».
La chiamano Green economy…
«Ah, non ho dubbi che chi opera nel settore si lecchi i baffi. Ma, a fronte dell’arricchimento di pochi soggetti (spesso le stesse aziende del fossile riconvertite al “green”), stiamo impoverendo un intero tessuto industriale: non solo deturpano il nostro ambiente ma ci svuotano anche il portafogli».
Eppure la Spagna grazie alle rinnovabili paga l’elettricità meno di noi.
«Ecco un’altra menzogna che ci viene propinata quotidianamente in tv, sui social e sui giornali. La realtà è ben diversa. La produzione da rinnovabili in Spagna è come quella italiana o pochissimo di più. Però siccome la Spagna ha un consumo elettrico inferiore all’Italia, in percentuale il valore è più alto. Il motivo per cui le bollette elettriche spagnole costano meno è legato al fatto che: 1) l’energia da fonti rinnovabili è pagata meno che da noi (e infatti lì molti produttori di rinnovabili stanno fallendo); 2) la Spagna continua a comprare gas russo, alla faccia dell’embargo; 3) la produzione elettrica è al 19% da nucleare, il che ne abbassa ulteriormente i costi».
Non trascura il contributo alla decarbonizzazione?
«Mi viene da ridere: dopo aver coperto mezza Italia con pale eoliche e pannelli fotovoltaici, abbiamo ridotto le emissioni mondiali di CO2 dello 0,03%. E anche il mondo: ha impegnato quasi 10 trilioni di dollari in eolico e fotovoltaico, col risultato di coprire meno del 6% del fabbisogno energetico mondiale senza consentire la chiusura di alcun impianto a combustibili fossili».
Ma è forse un trumpiano? Anche il presidente americano sbertuccia le rinnovabili.
«Personalmente, sono lontanissimo dal condividere quel che sta facendo Trump, ma su una cosa ha purtroppo ragione: il Green deal sta rovinando l’Europa, la sua economia e il suo ambiente. Se la Ue, che contribuisce per meno del 6% alle emissioni mondiali di gas serra, emette meno CO2 è perché le sue industrie chiudono e le sue produzioni vengono trasferite altrove. In Cina, per esempio, il carbone (che peraltro oggi, se si rispettano certi standard, è una tecnologia pulita) è la prima fonte energetica (ben oltre il 50%)».
Che pensa del nucleare?
«Le dico solo che anche mio padre Fulco - che ai referendum aveva votato contro il nucleare - negli ultimi anni della sua vita ne aveva compreso i grandi meriti. Del resto il Paese in Europa che, grazie al nucleare, inquina di meno è la Francia: in proporzione inquina un quarto della Germania o dell’Italia. Ma questo curiosamente sembra non essere di alcun interesse per i “verdi” e per molti ambientalisti».




