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2025-09-23
La maratona della «Verità» sulle idee di Kirk
Charlie Kirk (Getty Images)
Forse, dopotutto, esiste ancora qualche speranza, qualche piccola possibilità che il disprezzo e l’annientamento dell’avversario non diventino la forma dominante di relazione politica. A qualche giorno dalla morte di Charlie Kirk e non molte ore dopo i suoi suggestivi funerali, abbiamo trasmesso una lunga maratona online dedicata alla libertà di pensiero, che aveva come auspicio la presa di distanza generale dall’odio politico. Un odio che oggi si manifesta ancora in qualche piazza e in qualche strada, seguendo vecchie strategie che non giovano nemmeno alle cause che dicono di voler sostenere. Ma, soprattutto, un odio che serpeggia sul terreno accidentato della discussione pubblica, dove è diventato molto difficile sostenere opinioni che non siano ricomprese nel ristretto perimetro del pensiero prevalente, quello vidimato dagli illuminati che si ritengono i soli depositari della verità.
Con la nostra iniziativa abbiamo voluto raccogliere gli appelli del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella (il quale ha ricordato che l’odio genera solo altro odio), e di papa Leone XIV (che ha usato parole chiarissime contro la violenza e la sopraffazione dell’avversario). Siamo felici di dire che abbiamo avuto successo: in tanti hanno raccolto il nostro invito, e altri ancora si sono resi disponibili a partecipare a eventi analoghi. Abbiamo trovato persone disponibili al dialogo, a destra e pure a sinistra, intellettuali e giornalisti con cui è stato possibile confrontarsi sinceramente e con rispetto, e di questo siamo loro grati. In queste pagine trovate un condensato delle loro opinioni, che resteranno visibili online. Per essere ascoltate da tutti, anche da coloro che oggi di rispetto e dialogo non vogliono sentire parlare affatto.
Giuseppe Cruciani: «Ormai passa per "odio"anche una semplice opinione»

Giuseppe Cruciani (Ansa)
In Italia passa per odio anche una semplice opinione. Passa per odio la posizione di Kirk sulla famiglia, sull’omosessualità, passa per odio la sua posizione contro l’affirmative action, (il privilegio dato ad alcune categorie nell’accedere ai posti di lavoro, all’università, eccetera). Kirk parlava in modo provocatorio? Certo. Lo faceva in modo qualche volta estremo? Certamente. Però quante posizioni estreme ci sono nel campo cosiddetto avverso che noi non metteremo mai in discussione o che noi sicuramente non classifichiamo come odio?
Mario Giordano: «La guerra allo spirito critico è cominciata con il Covid»

Mario Giordano (Ansa)
Lo dico da tempo: c’è una crescente opera di cancellazione dell’opinione diversa e del pensiero critico, che è cominciata facendo la guerra alle parole. Poi siamo passati a fare la guerra alle idee e infine alle persone. Lo abbiamo visto nel periodo del Covid, la più grande esperienza di demonizzazione di ogni pensiero critico. Pensate ai medici che andavano a curare i malati, al professor De Donno che curava i malati in modo diverso da ciò che prescriveva il dogma calato dall’alto... Chi agiva così veniva demonizzato, magari perdeva il posto di lavoro e nel caso di De Donno ha perso addirittura la vita.
Paolo Del Debbio: «Chi rispetta la democrazia sa che il diritto di parola è inviolabile»

Paolo Del Debbio (Ansa)
La libertà di espressione è una libertà cosiddetta «formale». Vuol dire che non riguarda il contenuto, ma l’atto. Riguarda cioè l’espressione della propria opinione, non il merito dell’opinione espressa. La libertà d’espressione descrive un cerchio intorno alla persona che è inviolabile, a meno che questo cerchio non collida con le leggi in vigore. Mi devono dimostrare dove Charlie Kirk abbia violato qualche legge. Oggi molti non hanno una concezione chiara della democrazia e della libertà, perché hanno una concezione contenutistica: la libertà c’è finché uno dice ciò che loro ritengono giusto dire.
Boni Castellane: «Due mondi incompatibili sono entrati in conflitto»

Boni Castellane
L’omicidio di Charlie Kirk sancisce l’entrata in guerra di due mondi: due mondi che non sono fatti per dialogare, perché non hanno un linguaggio comune attraverso il quale farlo. Charlie Kirk ha fatto del dialogo, del tentativo di convincere attraverso le parole, il suo metodo e la sua cifra di vita, la sua ragione esistenziale. Forse proprio per questo è stato identificato come un bersaglio. Il mondo che ha ucciso Charlie Kirk è contornato da un insieme di fiancheggiatori che si sono mostrati senza esitazione, che hanno vilipeso il suo cadavere e esultato per l’assassinio di un padre di famiglia.
Antonio Padellaro: «Il "metodo Charlie" dovrebbe ispirare i partiti di ogni colore»

Antonio Padellaro (Ansa)
Charlie Kirk non era soltanto l’attivista, il trumpiano, l’uomo che aveva avuto un ruolo fondamentale per la vittoria di Donald Trump. Ma anche un giovane uomo che aveva promosso un metodo molto interessante: andare ad ascoltare le ragioni degli altri e controbattere con le proprie ragioni. Questo esercizio critico, anche rischioso (gli è costato la vita), dovrebbe essere di insegnamento per tutti, a destra, sinistra. Dovrebbe essere la stella polare per la difesa della libertà di critica e di informazione.
Roy De Vita: «Si vuole negare spazioal pensiero dissenziente»

Roy De Vita (Ansa)
La quasi totalità di coloro che hanno commentato in maniera becera l’assassinio di Charlie Kirk non lo aveva nemmeno mai sentito nominare. Senza neanche sapere chi fosse o che cosa dicesse lo hanno etichettato come razzista, omofobo e violento. Ma la verità è che nessuno di loro sarebbe in grado di tirare fuori un solo esempio che avvalori anche soltanto una delle loro definizioni. È il rispetto dell’opinione altrui che a questi signori manca: loro pretendono di essere gli unici depositari della verità. Non solo: pretendono che chiunque esprima un pensiero dissenziente dal loro non abbia diritto di parola.
Giuseppe Culicchia: «Ascoltare quel che dice l’altro è diventato uno sport per pochi»

Giuseppe Culicchia (Ansa)
Il problema è che oggi l’ascolto dell’altro, il rispetto dell’opinione altrui, pare essere diventato uno sport praticato da pochi. A questo hanno contribuito anche i social: ciascuno ha la sua bolla, parla ai suoi simili, viene ascoltato dai suoi simili e alla fine quello che viene a mancare è proprio il confronto con l’altro da sé. Un confronto che implica necessariamente la condivisione, il confronto di idee diverse, che però è necessario rispettare, perché altrimenti si cade nel meccanismo per cui l’avversario diventa un nemico e in quanto tale viene delegittimato, quando non disumanizzato, come è capitato appunto a Charlie Kirk.
Marco Rizzo: «Sinistra stalinista e immorale: protesta solo se muore un nero»

Marco Rizzo (Ansa)
Sempre più spesso si utilizzano due pesi e due misure. Se c’è la vicenda di un nero che viene ucciso, giustamente si protesta. Ma se invece viene ucciso un giovane attivista come Charlie Kirk, che peraltro ha delle posizioni articolate diverse da quelle che gli vengono attribuite, va quasi bene. La sinistra che ragiona in questo modo rappresenta lo stalinismo senza Stalin, che diventa soltanto gangsterismo. Si tratta di una sinistra priva di moralità, e che quindi non può dare nessuna lezione. Ed è violenta.
Fabio Dragoni: «Non facciamo anche noi l’errore di ingabbiare le convinzioni altrui»

Fabio Dragoni
Come ti offusco, ti nascondo, opacizzo la gravità dell’omicidio di Charlie Kirk? Innanzitutto, strategia standard: «se l’è cercata», «chi semina vento raccoglie tempesta» e qui la fila è lunga: da Michele Serra ad Alan Friedman, passando per Odifreddi, sterzando su Saviano, arrivando a Frankie hi-nrg, e poi Massini a Piazza Pulita. Poi c’è la strategia «è un regolamento di conti interni nel mondo Maga»: ci ha provato Berizzi, rilanciando la tesi di Ezio Mauro. Ma dobbiamo rigettare l’idea che l’ideologia «antifa», come dicono i giovani e non noi boomer che diciamo «antifascisti», sia da mettere fuori legge; si mettono in carcere le persone, non si ingabbiano le idee, per quanto deprecabili, se no facciamo l’errore loro.
Simone Pillon: «Per i progressisti, gli avversari non sono più esseri umani»

Simone Pillon (Ansa)
Per chi si riconosce nel progressismo che porta avanti le istanze dell’ideologia gender e woke gli avversari non sono persone, esseri umani: pertanto è lecito gioire per la loro morte, è lecito inneggiare alla loro morte, ed è persino lecito prendere in giro chi è stato ucciso. Per loro è lecito cancellare i memoriali, buttare le candele, bruciare le fotografie, e soprattutto è lecito dire che «Charlie se l’è cercata», e che tutto sommato è «uno di meno». Questo è un modo di fare e interpretare la realtà che si è diffuso, e che quindi non appartiene più solo all’assassino, ma anche a molti insospettabili.
Francesco Giubilei: «Si sta cancellando un valore su cui si fonda l’Occidente»

Francesco Giubilei (Ansa)
Se noi accettiamo che le opinioni di una persona - anche le opinioni più radicali, le più sbagliate, le più lontane dalle nostre - non devono trovare diritto di cittadinanza all’interno del dibattito pubblico, o ancora se accettiamo che si possa utilizzare la violenza per mettere a tacere una persona che non riteniamo essere in linea con la nostra visione, allora vuol dire che stiamo perdendo. Stiamo dimenticando e cancellando uno dei principali valori su cui si devono basare l’Italia, l’Europa e l’intero Occidente.
Enrico Ruggeri: «Troppa gente parla male di persone che non conosce»

Enrico Ruggeri (Ansa)
Charlie Kirk non mi sembrava così pericoloso come dicono. Qualcosa di simile è già successo con Vannacci, e in parte con altri, anche con me. Si applica questo metodo: parlo male di uno, ma non perché l’ho sentito parlare, lo faccio perché ho letto che lui dice determinate cose. Sul web c’è un sacco di gente che dice che Kirk spargeva odio. È palesemente una percentuale ancora altissima di persone che non si è presa la briga di andare a sentire che cosa diceva Charlie Kirk, e parla per sentito dire. Questa è una stortura tipica dei nostri giorni.
Maria Rachele Ruiu: «Anche in Italia chi difende la vita viene dipinto come un mostro»

Maria Rachele Ruiu (Pro Vita & Famiglia)
Charlie Kirk sarà ricordato per il coraggio della sua fede: un padre, un marito, un giovane che ha difeso la verità tutta intera. Il cuore della battaglia? La difesa della vita nascente. Diceva: «Un essere umano dal concepimento è creato a immagine di Dio e ha diritto alla vita». Per questo l’hanno diffamato, gli hanno messo in bocca parole che non ha mai detto: gli hanno dato dell’omofobo, del misogino, del razzista. In fin dei conti succede anche in Italia: se difendi la vita, vieni dipinto come un mostro.
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Da Cruciani a Padellaro, da Del Debbio a Culicchia, da Giubilei a Enrico Ruggeri e tanti altri: i commenti di liberi pensatori dopo l’uccisione di Charlie. Giordano: «La lotta allo spirito critico è iniziata col Covid».Il video integrale della maratona è disponibile cliccando su questo link. Forse, dopotutto, esiste ancora qualche speranza, qualche piccola possibilità che il disprezzo e l’annientamento dell’avversario non diventino la forma dominante di relazione politica. A qualche giorno dalla morte di Charlie Kirk e non molte ore dopo i suoi suggestivi funerali, abbiamo trasmesso una lunga maratona online dedicata alla libertà di pensiero, che aveva come auspicio la presa di distanza generale dall’odio politico. Un odio che oggi si manifesta ancora in qualche piazza e in qualche strada, seguendo vecchie strategie che non giovano nemmeno alle cause che dicono di voler sostenere. Ma, soprattutto, un odio che serpeggia sul terreno accidentato della discussione pubblica, dove è diventato molto difficile sostenere opinioni che non siano ricomprese nel ristretto perimetro del pensiero prevalente, quello vidimato dagli illuminati che si ritengono i soli depositari della verità.Con la nostra iniziativa abbiamo voluto raccogliere gli appelli del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella (il quale ha ricordato che l’odio genera solo altro odio), e di papa Leone XIV (che ha usato parole chiarissime contro la violenza e la sopraffazione dell’avversario). Siamo felici di dire che abbiamo avuto successo: in tanti hanno raccolto il nostro invito, e altri ancora si sono resi disponibili a partecipare a eventi analoghi. Abbiamo trovato persone disponibili al dialogo, a destra e pure a sinistra, intellettuali e giornalisti con cui è stato possibile confrontarsi sinceramente e con rispetto, e di questo siamo loro grati. In queste pagine trovate un condensato delle loro opinioni, che resteranno visibili online. Per essere ascoltate da tutti, anche da coloro che oggi di rispetto e dialogo non vogliono sentire parlare affatto.<div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/maratona-verita-idee-kirk-2674023996.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="giuseppe-cruciani-ormai-passa-per-odio-anche-una-semplice-opinione" data-post-id="2674023996" data-published-at="1758626318" data-use-pagination="False"> Giuseppe Cruciani: «Ormai passa per "odio"anche una semplice opinione» Giuseppe Cruciani (Ansa) In Italia passa per odio anche una semplice opinione. Passa per odio la posizione di Kirk sulla famiglia, sull’omosessualità, passa per odio la sua posizione contro l’affirmative action, (il privilegio dato ad alcune categorie nell’accedere ai posti di lavoro, all’università, eccetera). Kirk parlava in modo provocatorio? Certo. Lo faceva in modo qualche volta estremo? Certamente. Però quante posizioni estreme ci sono nel campo cosiddetto avverso che noi non metteremo mai in discussione o che noi sicuramente non classifichiamo come odio? <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/maratona-verita-idee-kirk-2674023996.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="mario-giordano-la-guerra-allo-spirito-critico-e-cominciata-con-il-covid" data-post-id="2674023996" data-published-at="1758626318" data-use-pagination="False"> Mario Giordano: «La guerra allo spirito critico è cominciata con il Covid» Mario Giordano (Ansa) Lo dico da tempo: c’è una crescente opera di cancellazione dell’opinione diversa e del pensiero critico, che è cominciata facendo la guerra alle parole. Poi siamo passati a fare la guerra alle idee e infine alle persone. Lo abbiamo visto nel periodo del Covid, la più grande esperienza di demonizzazione di ogni pensiero critico. Pensate ai medici che andavano a curare i malati, al professor De Donno che curava i malati in modo diverso da ciò che prescriveva il dogma calato dall’alto... Chi agiva così veniva demonizzato, magari perdeva il posto di lavoro e nel caso di De Donno ha perso addirittura la vita. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/maratona-verita-idee-kirk-2674023996.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="paolo-del-debbio-chi-rispetta-la-democrazia-sa-che-il-diritto-di-parola-e-inviolabile" data-post-id="2674023996" data-published-at="1758626318" data-use-pagination="False"> Paolo Del Debbio: «Chi rispetta la democrazia sa che il diritto di parola è inviolabile» Paolo Del Debbio (Ansa) La libertà di espressione è una libertà cosiddetta «formale». Vuol dire che non riguarda il contenuto, ma l’atto. Riguarda cioè l’espressione della propria opinione, non il merito dell’opinione espressa. La libertà d’espressione descrive un cerchio intorno alla persona che è inviolabile, a meno che questo cerchio non collida con le leggi in vigore. Mi devono dimostrare dove Charlie Kirk abbia violato qualche legge. Oggi molti non hanno una concezione chiara della democrazia e della libertà, perché hanno una concezione contenutistica: la libertà c’è finché uno dice ciò che loro ritengono giusto dire. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/maratona-verita-idee-kirk-2674023996.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="boni-castellane-due-mondi-incompatibili-sono-entrati-in-conflitto" data-post-id="2674023996" data-published-at="1758626318" data-use-pagination="False"> Boni Castellane: «Due mondi incompatibili sono entrati in conflitto» Boni Castellane L’omicidio di Charlie Kirk sancisce l’entrata in guerra di due mondi: due mondi che non sono fatti per dialogare, perché non hanno un linguaggio comune attraverso il quale farlo. Charlie Kirk ha fatto del dialogo, del tentativo di convincere attraverso le parole, il suo metodo e la sua cifra di vita, la sua ragione esistenziale. Forse proprio per questo è stato identificato come un bersaglio. Il mondo che ha ucciso Charlie Kirk è contornato da un insieme di fiancheggiatori che si sono mostrati senza esitazione, che hanno vilipeso il suo cadavere e esultato per l’assassinio di un padre di famiglia. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem5" data-id="5" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/maratona-verita-idee-kirk-2674023996.html?rebelltitem=5#rebelltitem5" data-basename="antonio-padellaro-il-metodo-charlie-dovrebbe-ispirare-i-partiti-di-ogni-colore" data-post-id="2674023996" data-published-at="1758626318" data-use-pagination="False"> Antonio Padellaro: «Il "metodo Charlie" dovrebbe ispirare i partiti di ogni colore» Antonio Padellaro (Ansa) Charlie Kirk non era soltanto l’attivista, il trumpiano, l’uomo che aveva avuto un ruolo fondamentale per la vittoria di Donald Trump. Ma anche un giovane uomo che aveva promosso un metodo molto interessante: andare ad ascoltare le ragioni degli altri e controbattere con le proprie ragioni. Questo esercizio critico, anche rischioso (gli è costato la vita), dovrebbe essere di insegnamento per tutti, a destra, sinistra. Dovrebbe essere la stella polare per la difesa della libertà di critica e di informazione. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem6" data-id="6" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/maratona-verita-idee-kirk-2674023996.html?rebelltitem=6#rebelltitem6" data-basename="roy-de-vita-si-vuole-negare-spazioal-pensiero-dissenziente" data-post-id="2674023996" data-published-at="1758626318" data-use-pagination="False"> Roy De Vita: «Si vuole negare spazioal pensiero dissenziente» Roy De Vita (Ansa) La quasi totalità di coloro che hanno commentato in maniera becera l’assassinio di Charlie Kirk non lo aveva nemmeno mai sentito nominare. Senza neanche sapere chi fosse o che cosa dicesse lo hanno etichettato come razzista, omofobo e violento. Ma la verità è che nessuno di loro sarebbe in grado di tirare fuori un solo esempio che avvalori anche soltanto una delle loro definizioni. È il rispetto dell’opinione altrui che a questi signori manca: loro pretendono di essere gli unici depositari della verità. Non solo: pretendono che chiunque esprima un pensiero dissenziente dal loro non abbia diritto di parola. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem7" data-id="7" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/maratona-verita-idee-kirk-2674023996.html?rebelltitem=7#rebelltitem7" data-basename="giuseppe-culicchia-ascoltare-quel-che-dice-laltro-e-diventato-uno-sport-per-pochi" data-post-id="2674023996" data-published-at="1758626318" data-use-pagination="False"> Giuseppe Culicchia: «Ascoltare quel che dice l’altro è diventato uno sport per pochi» Giuseppe Culicchia (Ansa) Il problema è che oggi l’ascolto dell’altro, il rispetto dell’opinione altrui, pare essere diventato uno sport praticato da pochi. A questo hanno contribuito anche i social: ciascuno ha la sua bolla, parla ai suoi simili, viene ascoltato dai suoi simili e alla fine quello che viene a mancare è proprio il confronto con l’altro da sé. Un confronto che implica necessariamente la condivisione, il confronto di idee diverse, che però è necessario rispettare, perché altrimenti si cade nel meccanismo per cui l’avversario diventa un nemico e in quanto tale viene delegittimato, quando non disumanizzato, come è capitato appunto a Charlie Kirk. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem8" data-id="8" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/maratona-verita-idee-kirk-2674023996.html?rebelltitem=8#rebelltitem8" data-basename="marco-rizzo-sinistra-stalinista-e-immorale-protesta-solo-se-muore-un-nero" data-post-id="2674023996" data-published-at="1758626318" data-use-pagination="False"> Marco Rizzo: «Sinistra stalinista e immorale: protesta solo se muore un nero» Marco Rizzo (Ansa) Sempre più spesso si utilizzano due pesi e due misure. Se c’è la vicenda di un nero che viene ucciso, giustamente si protesta. Ma se invece viene ucciso un giovane attivista come Charlie Kirk, che peraltro ha delle posizioni articolate diverse da quelle che gli vengono attribuite, va quasi bene. La sinistra che ragiona in questo modo rappresenta lo stalinismo senza Stalin, che diventa soltanto gangsterismo. Si tratta di una sinistra priva di moralità, e che quindi non può dare nessuna lezione. Ed è violenta. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem9" data-id="9" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/maratona-verita-idee-kirk-2674023996.html?rebelltitem=9#rebelltitem9" data-basename="fabio-dragoni-non-facciamo-anche-noi-lerrore-di-ingabbiare-le-convinzioni-altrui" data-post-id="2674023996" data-published-at="1758626318" data-use-pagination="False"> Fabio Dragoni: «Non facciamo anche noi l’errore di ingabbiare le convinzioni altrui» Fabio Dragoni Come ti offusco, ti nascondo, opacizzo la gravità dell’omicidio di Charlie Kirk? Innanzitutto, strategia standard: «se l’è cercata», «chi semina vento raccoglie tempesta» e qui la fila è lunga: da Michele Serra ad Alan Friedman, passando per Odifreddi, sterzando su Saviano, arrivando a Frankie hi-nrg, e poi Massini a Piazza Pulita. Poi c’è la strategia «è un regolamento di conti interni nel mondo Maga»: ci ha provato Berizzi, rilanciando la tesi di Ezio Mauro. Ma dobbiamo rigettare l’idea che l’ideologia «antifa», come dicono i giovani e non noi boomer che diciamo «antifascisti», sia da mettere fuori legge; si mettono in carcere le persone, non si ingabbiano le idee, per quanto deprecabili, se no facciamo l’errore loro. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem10" data-id="10" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/maratona-verita-idee-kirk-2674023996.html?rebelltitem=10#rebelltitem10" data-basename="simone-pillon-per-i-progressisti-gli-avversari-non-sono-piu-esseri-umani" data-post-id="2674023996" data-published-at="1758626318" data-use-pagination="False"> Simone Pillon: «Per i progressisti, gli avversari non sono più esseri umani» Simone Pillon (Ansa) Per chi si riconosce nel progressismo che porta avanti le istanze dell’ideologia gender e woke gli avversari non sono persone, esseri umani: pertanto è lecito gioire per la loro morte, è lecito inneggiare alla loro morte, ed è persino lecito prendere in giro chi è stato ucciso. Per loro è lecito cancellare i memoriali, buttare le candele, bruciare le fotografie, e soprattutto è lecito dire che «Charlie se l’è cercata», e che tutto sommato è «uno di meno». Questo è un modo di fare e interpretare la realtà che si è diffuso, e che quindi non appartiene più solo all’assassino, ma anche a molti insospettabili. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem12" data-id="12" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/maratona-verita-idee-kirk-2674023996.html?rebelltitem=12#rebelltitem12" data-basename="francesco-giubilei-si-sta-cancellando-un-valore-su-cui-si-fonda-loccidente" data-post-id="2674023996" data-published-at="1758626318" data-use-pagination="False"> Francesco Giubilei: «Si sta cancellando un valore su cui si fonda l’Occidente» Francesco Giubilei (Ansa) Se noi accettiamo che le opinioni di una persona - anche le opinioni più radicali, le più sbagliate, le più lontane dalle nostre - non devono trovare diritto di cittadinanza all’interno del dibattito pubblico, o ancora se accettiamo che si possa utilizzare la violenza per mettere a tacere una persona che non riteniamo essere in linea con la nostra visione, allora vuol dire che stiamo perdendo. Stiamo dimenticando e cancellando uno dei principali valori su cui si devono basare l’Italia, l’Europa e l’intero Occidente. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem13" data-id="13" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/maratona-verita-idee-kirk-2674023996.html?rebelltitem=13#rebelltitem13" data-basename="enrico-ruggeri-troppa-gente-parla-male-di-persone-che-non-conosce" data-post-id="2674023996" data-published-at="1758626318" data-use-pagination="False"> Enrico Ruggeri: «Troppa gente parla male di persone che non conosce» Enrico Ruggeri (Ansa) Charlie Kirk non mi sembrava così pericoloso come dicono. Qualcosa di simile è già successo con Vannacci, e in parte con altri, anche con me. Si applica questo metodo: parlo male di uno, ma non perché l’ho sentito parlare, lo faccio perché ho letto che lui dice determinate cose. Sul web c’è un sacco di gente che dice che Kirk spargeva odio. È palesemente una percentuale ancora altissima di persone che non si è presa la briga di andare a sentire che cosa diceva Charlie Kirk, e parla per sentito dire. Questa è una stortura tipica dei nostri giorni. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem14" data-id="14" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/maratona-verita-idee-kirk-2674023996.html?rebelltitem=14#rebelltitem14" data-basename="maria-rachele-ruiu-anche-in-italia-chi-difende-la-vita-viene-dipinto-come-un-mostro" data-post-id="2674023996" data-published-at="1758626318" data-use-pagination="False"> Maria Rachele Ruiu: «Anche in Italia chi difende la vita viene dipinto come un mostro» Maria Rachele Ruiu (Pro Vita & Famiglia) Charlie Kirk sarà ricordato per il coraggio della sua fede: un padre, un marito, un giovane che ha difeso la verità tutta intera. Il cuore della battaglia? La difesa della vita nascente. Diceva: «Un essere umano dal concepimento è creato a immagine di Dio e ha diritto alla vita». Per questo l’hanno diffamato, gli hanno messo in bocca parole che non ha mai detto: gli hanno dato dell’omofobo, del misogino, del razzista. In fin dei conti succede anche in Italia: se difendi la vita, vieni dipinto come un mostro.
Getty Images
Accelerano le iniziative del Vecchio continente per riaprire lo Stretto di Hormuz, anche perché il presidente americano Donald Trump, nei giorni scorsi, ha dichiarato che chi «riceve petrolio» dal canale marittimo «se lo dovrà andare a prendere» visto che a Washington «non serve».
Poco prima dell’inizio della riunione virtuale della Coalizione di Hormuz, ospitata dal governo britannico, il premier laburista Keir Starmer si è confrontato con il presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Palazzo Chigi ha reso noto che i due, durante il colloquio telefonico, hanno discusso «l’impatto della crisi sulla stabilità regionale e sui mercati energetici mondiali», considerando soprattutto «le ricadute per le economie nazionali».
Nel vertice, che ha visto la presenza di oltre 40 Paesi, non è stata però presa una decisione volta a trovare una soluzione immediata. Nel comunicato del ministro degli Esteri britannico, Yvette Cooper, che ha presieduto l’incontro virtuale, si legge che sono state affrontate «diverse aree di possibile azione collettiva», ovvero «l’aumento della pressione diplomatica internazionale» sull’Iran; la valutazione di «misure economiche e politiche coordinate come le sanzioni»; «la collaborazione con l’Organizzazione marittima internazionale per il rilascio delle navi e dei marinai e il ripristino della navigazione»; e «l’adozione di accordi congiunti per sostenere una maggiore fiducia nel mercato e nelle operazioni». Cooper, separatamente, ha dichiarato che nel Regno Unito si sta discutendo con i responsabili della pianificazione militare delle attività di sminamento dello Stretto, una volta ripristinata la stabilità.
La posizione italiana, espressa dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, si affida al «quadro multilaterale dell’Onu». In particolare, per garantire il passaggio sicuro delle navi il nostro Paese si è detto disponibile a valutare la partecipazione a iniziative multilaterali, ma resta essenziale il mandato delle Nazioni Unite. Il ruolo del Palazzo di vetro è fondamentale anche per «creare un corridoio umanitario per i fertilizzanti e per evitare una nuova crisi alimentare, a cominciare dai Paesi africani», ha scritto il vicepremier su X. Il 30% del commercio globale di fertilizzanti, infatti, arriva proprio dal Golfo. Questa proposta è stata condivisa durante il vertice anche dal ministro olandese e dal viceministro degli Emirati Arabi Uniti. Peraltro, Tajani, prima del videocollegamento, aveva sottolineato come il blocco dello Stretto di Hormuz abbia un impatto diretto anche sui flussi migratori.
La questione della riapertura del canale marittimo sarà anche al centro di una riunione del G7 che si terrà la prossima settimana insieme ai Paesi del Golfo. Ad annunciarlo è stato il portavoce del ministero degli Esteri francese, Pascal Confavreux: ha rivelato che ieri si è tenuto un colloquio telefonico «per preparare l’incontro». Confavreux ha poi specificato che le attività di Parigi si muovono lungo l’asse «diplomatico» ma anche «operativo». E a tal proposito ha ricordato la riunione di fine marzo dei capi militari di 35 Paesi per costituire un’eventuale coalizione per garantire la sicurezza dello Stretto, nonostante Parigi abbia riaffermato la sua linea «strettamente difensiva». Tra l’altro, le tensioni tra la Francia e gli Stati Uniti sono sempre più evidenti. Il presidente francese, Emmanuel Macron, è intervenuto sulla crisi in Medio Oriente scagliandosi contro Trump: «Dobbiamo essere seri, e quando si vuole essere seri non si dice ogni giorno il contrario di quello che si è detto il giorno prima». Ha poi aggiunto che l’operazione auspicata dal tycoon di «liberare» lo Stretto con la forza è «irrealistica». Ma secondo Politico non sarebbe impossibile qualora si agisse in un quadro di legalità. Poche ore prima dell’invettiva del capo dell’Eliseo, il quotidiano ha svelato che la Francia starebbe svolgendo un ruolo di consulenza per il Bahrein in merito a una bozza di risoluzione del Consiglio di sicurezza Onu. L’iniziativa mira a ottenere l’autorizzazione all’uso della forza per riaprire lo Stretto. Ed è in questo contesto che sarebbe avvenuto l’incontro, lo scorso 25 marzo, tra il ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, e il suo omologo del Bahrein. Va detto che la bozza redatta da un Paese non membro del Consiglio di sicurezza, che in questo caso sarebbe il Bahrein, deve essere proposta da un membro del Consiglio per poter essere votata, quindi in questo contesto la Francia o gli Stati Uniti. Qualora il progetto fosse confermato e dovesse procedere, l’ostacolo principale sarebbe la Russia.
Chi ormai ha completato la bozza è l’Iran, ma in merito al protocollo per un nuovo regime di navigazione nello Stretto. Il viceministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, ha puntualizzato che «una volta pronta», Teheran «avvierà i negoziati con l’Oman così da poter redigere un protocollo congiunto». Per «monitorare il transito» e «garantire un passaggio sicuro», l’iniziativa prevede che, una volta terminata la guerra, le navi avranno bisogno di ottenere in anticipo le licenze e i permessi richiesti, oltre agli accordi necessari con Teheran e Mascate.
Razzo sulla base italiana in Libano. Non chiara l’origine, nessun ferito
Un razzo ha colpito nel pomeriggio la base di Shama, nel Sud del Libano, sede del contingente italiano e del settore Ovest della missione Unifil. Non si registrano feriti tra i militari italiani, mentre i danni risultano limitati ad alcune infrastrutture logistiche. L’origine del lancio è ancora in fase di accertamento e non è stato possibile stabilire con certezza la responsabilità dell’attacco. Il ministro della Difesa Guido Crosetto è rimasto in costante contatto con il Capo di Stato maggiore della Difesa, con il comandante del Covi e con il responsabile del contingente italiano per ricevere aggiornamenti continui sull’evoluzione della situazione e sulle condizioni del personale dispiegato nell’area. L’episodio si inserisce in un quadro di crescente tensione lungo il confine settentrionale di Israele. Nelle stesse ore, due persone sono rimaste leggermente ferite dopo il lancio di circa 150 razzi da parte di Hezbollah contro il Nord del Paese. La risposta israeliana non si è fatta attendere: l’esercito ha colpito decine di obiettivi in Libano riconducibili al movimento sciita sostenuto dall’Iran.
Sul piano diplomatico, l’Iran continua a respingere l’ipotesi di negoziati sostanziali con gli Stati Uniti. Secondo valutazioni di intelligence, Teheran ritiene di trovarsi in una posizione favorevole e non considera credibili le aperture negoziali provenienti da Washington. La leadership iraniana non avrebbe quindi intenzione di accettare richieste di de-escalation, ritenendo che il proseguimento del confronto possa rafforzare la propria posizione regionale. Il ministero degli Esteri iraniano ha inoltre smentito che la Guida Suprema Mojtaba Khamenei sia rimasta ferita durante i raid statunitensi e israeliani. Il portavoce Esmaeil Baghaei ha affermato che il leader «è in perfetta salute» e che la sua assenza dalla scena pubblica «rientra nelle normali misure adottate in tempo di guerra». Nel frattempo nuovi attacchi sono stati registrati in Iran. In un’ampia ondata di raid su Teheran, l’aviazione israeliana ha colpito una base del Corpo dei Guardiani della Rivoluzione e diversi centri di comando di alto livello. Il ponte strategico B1 sulla direttrice verso la capitale è stato bombardato e distrutto dalle forze Usa, mentre a Tabriz è stato centrato e messo fuori uso un sito di missili balistici. Con un attacco mirato nella zona di Kermanshah, l’aviazione israeliana ha eliminato Makram Atimi, comandante di un’unità missilistica centrale nell’Iran occidentale. L’agenzia iraniana Fars ha confermato la morte del comandante delle forze speciali terrestri delle Guardie Rivoluzionarie, Mohammadali Fathalizadeh. Le Forze di Difesa israeliane hanno a loro volta annunciato anche l’uccisione del generale Jamshid Eshaghi e il bombardamento di diversi quartier generali legati alla gestione delle finanze militari.
A Mashhad un bombardamento ha colpito un serbatoio di carburante nell’area aeroportuale, provocando un incendio ma senza causare vittime. Più grave il bilancio nella provincia di Alborz, dove un attacco congiunto statunitense e israeliano ha colpito il ponte autostradale tra Karaj e Teheran, causando due morti e diversi feriti, oltre a danni in altre zone urbane. Secondo i media statali, il Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche avrebbe preso di mira un centro di cloud computing collegato ad Amazon in Bahrein come rappresaglia. Nei giorni precedenti Teheran aveva annunciato l’intenzione di colpire sedi di aziende statunitensi presenti nella regione. Le due principali acciaierie iraniane hanno inoltre sospeso le attività a causa dei bombardamenti, stimando tempi di ripresa compresi tra sei mesi e un anno. In risposta ai raid, le Guardie Rivoluzionarie hanno dichiarato di aver colpito impianti siderurgici e di alluminio legati agli Stati Uniti nei Paesi del Golfo, definendo l’azione un avvertimento e minacciando ritorsioni più dure. Contemporaneamente sirene d’allarme sono risuonate a Gerusalemme dopo il lancio di missili balistici dall’Iran, mentre i sistemi di difesa israeliani sono entrati in funzione per intercettare i vettori.
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Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti e il premier Giorgia Meloni (Ansa)
Con il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, i due vicepremier, Matteo Salvini e Antonio Tajani, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, e il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi. Una riunione decisiva che avrà una ricaduta diretta sul Consiglio dei ministri di oggi che dovrà affrontare risolutivamente il nodo del caro carburanti.
A unire il campo largo invece in questo momento c’è poco se non una convinzione: Giuseppe Conte farebbe qualunque cosa pur di tornare a fare il premier. Non un semplice sospetto ma una certezza con cui deve fare i conti Elly Schlein. Da segretario del Pd e quindi del partito con maggior percentuale di voti, dovrebbe essere lei il punto di riferimento e l’interlocutore di chiunque volesse relazionarsi con le opposizioni in Italia. I fatti però hanno dimostrato tutto il contrario. L’incontro di Conte con Paolo Zampolli l’uomo di Donald Trump in Italia, infatti, dice tante cose. La prima è che da ex premier, il leader pentastellato è considerato l’uomo di riferimento dall’entourage del presidente degli Stati Uniti. Un fatto che Giuseppi ha tenuto a sbandierare. Il San Lorenzo è uno dei più noti locali di pesce a Roma, e come altri, viene spesso usato per incontri di lavoro ai più alti vertici. È nella categoria dei ristoranti dove si va «per farsi vedere». Ed è quindi così che dovrebbe arrivare il messaggio a Schlein. Forte e chiaro. «Il leader sono io», sembra dire, «lo sanno anche Oltreoceano».
Per Carlo Calenda, «Conte può incontrare Vladimir Putin e dire che è progressista, poi incontrare Trump e dire che è liberale, può fare la manifestazione “No Kings” e poi mandargli un messaggino. È concavo e convesso, dove lo metti sta e se dovesse saltare l’alleanza col centrosinistra lui per rientrare a Palazzo Chigi fa l’alleanza con Casapound e visto che c’è si porta dietro quello che è il secondo trasformista in Italia dopo di lui, cioè Matteo Renzi. Quindi sono una coppia perfetta», ironizza pungente. Poi aggiunge: «Schlein deve sapere e il Pd deve sapere che questa roba porterà alla scomparsa del Partito democratico, come già fu il Conte due. Io gli avevo detto: non lo fate e l’hanno fatto. Il Movimento 5 stelle era inesistente e adesso abbiamo un Movimento 5 stelle che contende la leadership al Partito democratico».
Ed è chiaro a tutti che il tema della leadership è estremamente divisivo, un elefante nella stanza che non può più continuare a esser ignorato. Eppure c’è chi rimanda il problema.
Goffredo Bettini, dirigente nazionale del Pd, in un editoriale pubblicato dal suo Rinascita, scrive: «Sono giorni che si parla solo di questo. Delle divisioni nella coalizione progressista, delle ambizioni che ognuno coltiva, dei reciproci sospetti e, infine, nelle ultime ore è divampata la ricerca verticistica, irrealistica, inopportuna del cosiddetto federatore». Per questo, per Bettini, su un punto «occorre essere chiari: troveremo il modo più largo, trasparente e sensato di scegliere il leader delle forze progressiste, il candidato premier. Allo stato attuale, tuttavia, occorre il più rapidamente possibile levare dal campo questo tema divisivo e prematuro. Questo affanno personalistico e distraente». Piuttosto, per l’esponente dem, «occorre agire da subito, insieme, come opposizione al governo Meloni, che allo stato attuale resta». E poi: «In secondo luogo, nel modo più ragionato, pacato e responsabile vanno create le condizioni perché i vari partiti della coalizione elaborino una posizione comune sulle grandi questioni del futuro. Non sono affatto pessimista».
All’ottimista Bettini si affianca Andrea Orlando, che rincara: «Penso che sia stato un errore precipitare la discussione sulle primarie, credo che la vittoria referendaria non si possa trasferire automaticamente nel campo politico. Lo può diventare se siamo in grado di far sì che tutto il popolo che ha partecipato al voto sia partecipe alla costruzione dell’alternativa. Si ridia la possibilità di partecipare non solo per andare a votare questo o quell’altro alle primarie ma per costruire dal basso un altro percorso alternativo a quello della destra».
Anche per Matteo Renzi, leader di Italia viva, bisogna stare sui temi. Per l’ex premier bisogna puntare tutto sulla sicurezza: «Il centrosinistra deve dire parole chiare. Su questo tema ci giochiamo le prossime elezioni ma soprattutto il futuro dei nostri ragazzi».
Schlein ha detto la sua due sere fa, ospite di Rete 4. «Io lavorerò come sempre per costruire un’alleanza. Ricordo che nel 2022 abbiamo perso le elezioni perché non c’era un’alleanza. Lavoriamo anzitutto sui programmi e poi naturalmente condivideremo la scelta del candidato premier e se saranno le primarie, io ho sempre detto benissimo, perché io sarò assolutamente disponibile a questo».
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Claudia Conte (Ansa)
Quando ci sono di mezzo i sentimenti, le cose sono sempre complicate.
Il caso della relazione extraconiugale del titolare del Viminale, Matteo Piantedosi, con la giornalista Anna Claudia Conte sta agitando le acque intorno al governo. Non solo perché il ministro dell’Interno, 62 anni, è ancora sposato con il prefetto di Grosseto, Paola Berardino (dalla quale starebbe comunque divorziando), ma anche perché c’è da capire chi sia davvero questa Conte, da dove sia sbucata e, soprattutto, se abbia ottenuto favori da questo rapporto (cosa che comunque il ministro nega con forza). Originaria di Aquino, provincia di Frosinone, 34 anni, padre poliziotto, laurea in giurisprudenza alla Luiss, dopo gli inizi come attrice su Rai Cinema e modella, si butta sull’informazione: speaker di Isoradio, presentatrice e opinionista tv, scrittrice (cinque libri).
In questi anni la Conte è stata la madrina del tour mondiale della nave Amerigo Vespucci, la presentatrice ufficiale dei concerti di tutte le bande delle Forze Armate.
Radio Esercito l’ha inviata a seguire il Festival di Sanremo. Molto vicina anche all’ex generale Roberto Vannacci per il quale ha moderato diversi eventi. Ha anche fondato l’associazione «per la cultura a 360 gradi» Nova Era, insieme ad Emanuele Ajello, militante di Futuro nazionale.
Il 12 febbraio è stata nominata «a tempo parziale e a titolo gratuito» consulente della commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie, organismo di Montecitorio presieduto dal deputato di Forza Italia, Alessandro Battilocchio. «Si è autocandidata e nessuno si è opposto», spiegano dalla commissione. Conte è stata presa «in quanto portavoce dell’Osservatorio nazionale sul bullismo e sul disagio giovanile», chiarisce Battilocchio. Sul suo profilo Whatsapp c’è una foto mentre stringe la mano al Papa, su Instagram (conta 311.000 follower ma pare che il 21% siano sospetti) alterna foto con politici e militari a video del suo programma su Rai Radio Uno. Dal 2024 conduce, infatti, La mezz’ora legale, uno spazio realizzato insieme alla Polizia di Stato. Ad assumerla l’ex direttore Francesco Pionati, ex parlamentare Udc, amico d’infanzia e compaesano di Piantedosi.
È stata anche socia in affari con Renzo Lusetti, ex parlamentare Pd e volto storico della Dc, con il quale ha fondato, nel 2021, la Shallow srls «un’impresa culturale femminile, con focus sulla responsabilità sociale e lo sviluppo sostenibile».
Lusetti è amico intimo di Pionati. Conte è pure codirettrice artistica del Ferrara film festival e producer di eventi realizzati in collaborazione con istituzioni, Santa Sede e realtà del Terzo settore.
Ma la verace e vorace (di visibilità) giornalista ciociara s’intende anche di arte contemporanea: infatti fa parte del cda della Fondazione Marini San Pancrazio di Firenze, nominata nel 2022 dall’allora sindaco Dario Nardella, oggi eurodeputato Pd.
In passato ha avuto una relazione con il calciatore Angelo Paradiso (ex Napoli e Lecce), conclusa dopo che lei lo ha denunciato per stalking, diffamazione e revenge porn. Paradiso venne arrestato e rimase cinque mesi ai domiciliari, salvo poi essere assolto alla fine del 2023, perché «il fatto non sussiste». Una vicenda che pesa ancora.
Ieri, la Conte ha interrotto il mutismo, pubblicando prima un video sulla giornata dell’autismo e poi per inviare solamente un breve messaggio all’agenzia di stampa Ansa in cui affermava: «Al momento preferisco il silenzio, ricordo solo le mie competenze professionali di circa dieci anni».
Avs guarda solo nei letti degli altri
Il leader di Azione, Carlo Calenda, in un post su X ha centrato il problema: «Fare i guardoni nelle camere da letto altrui, con una buona dose di sessismo, è indegno della politica e del giornalismo. Continuate a nuotare in questo mare di fango mentre il mondo va a fuoco». Chiarimenti a parte, sugli incarichi che Claudia Conte ha avuto in questi anni e che giustamente Mario Giordano sollecita, irrita vedere quanto ecciti Avs la relazione della giornalista con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
In un’interrogazione scritta, Angelo Bonelli di Alleanza Verdi Sinistra ha chiesto alla premier Giorgia Meloni non solo lumi sulle consulenze pubbliche conferite alla scrittrice e conduttrice, ma «se, alla luce dei fatti esposti e al fine di tutelare il corretto funzionamento delle istituzioni, il ministro dell’Interno sia nelle condizioni di continuare a svolgere pienamente le proprie funzioni».
Davvero singolare che proprio il gruppo politico che candidò alle Europee una detenuta italiana in Ungheria, divenuta intoccabile una volta eletta, sollevi obiezioni sull’idoneità del ministro dell’Interno. Piantedosi non ha commesso reati, non si è fatto più di un anno di carcere con l’accusa di aver aggredito a martellate due presunti neonazisti come nel caso di Ilaria Salis, eppure per Bonelli e Fratoianni dovrebbe lasciare il Viminale. «L’obiettivo è chiaro, fare fuori Piantedosi con una faccenda privata, così come si è fatto per Sangiuliano», scriveva ieri il direttore Maurizio Belpietro.
Guardare attraverso il buco della serratura non sembra sconveniente per Avs, quando nel letto c’è un esponente del governo, però guai se la polizia bussa alla porta della camera d’hotel dove la Salis era con Ivan Bonnin, suo assistente al Parlamento europeo. «L’idea, è che intorno alla candidatura di Ilaria Salis si possa generare una grande e generosa battaglia affinché l’Unione europea difenda i principi dello stato di diritto e riaffermi l’inviolabilità dei diritti umani fondamentali su tutto il suo territorio e in ognuno degli stati membri», dichiaravano nell’aprile di due anni fa Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli.
Potevano dirlo subito, che puntavano non solo all’immunità dell’ex detenuta che rischiava fino a 24 anni di carcere, ma anche al suo essere al di fuori di ogni controllo. I cittadini devono sottostare a procedure, l’eurodeputata pagata con i soldi nostri è al di sopra delle regole tanto da non dover aprire la porta e mostrare i propri documenti?
Per Alleanza Verdi Sinistra il controllo alla Salis è diventato una questione di Stato, anzi di «Regime». Un affronto di cui la Germania dovrebbe pagarne le conseguenze per l’alert «inopportuno» e Piantedosi chiedere scusa. Anzi, oggi possibilmente dimettersi dopo la relazione data in pasto ai media.
Nessuna remora, visti i precedenti dell’eurodeputata passata dal carcere a Bruxelles, aveva suggerito un ragionevole silenzio al duo Avs. «Solo l’ipotesi che una rappresentante delle istituzioni europee possa essere in qualche maniera collegata ad ambienti politici violenti, sicuramente è una questione molto grave, molto seria e da affrontare con rigore e non solo con la polemica», ha fatto notare invece in un’interrogazione Letizia Giorgianni, deputata Fdi.
La capogruppo alla Camera di Avs, Luana Zanella, ha chiesto chiarimenti al titolare del Viminale. «Perché Conte ha avuto bisogno di raccontare la sua relazione che dovrebbe essere un fatto privato?», è partita all’attacco, definendo «comunque molto opache le rivelazioni di Claudia Conte […] Stiamo parlando di una istituzione cruciale, il ministero degli Interni, che non può essere travolta dal gossip».
Il Parlamento europeo, invece, doveva accogliere dalla galera senza fiatare un’attivista che partecipava a spedizioni punitive armata di martello.
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