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2021-09-08
Manovra a tenaglia di Bruxelles per piegare la Polonia ai diktat Ue
Didier Reynders (Ansa)
È un vero e proprio braccio di ferro, quello in corso tra Bruxelles e Varsavia e che, nella giornata di ieri, ha raggiunto livelli di tensione decisamente alti. Se l'argomento non fossero i delicati rapporti tra la Commissione europea e uno Stato membro, si potrebbe tranquillamente dire che sono volati stracci. In effetti, non ci si è andati lontani, con un attacco che si è consumato su almeno due distinti piani. Il primo è quello che ha visto i vertici Ue sollecitare espressamente la Corte di giustizia europea affinché multi la Polonia. Una richiesta grave, da leggere come epilogo di una vicenda iniziata a marzo, quando Bruxelles si era rivolta alla Corte Ue chiedendo misure provvisorie di sospensione, in attesa di un giudizio definitivo, in merito alle competenze della sezione disciplinare della Corte suprema.
Nello specifico, la Commissione Ue era allarmata dalle misure disciplinari nei confronti di alcuni giudici polacchi - ritenuti non graditi alla maggioranza di governo - assunte dalla Corte suprema polacca, i cui togati sono indirettamente nominati dal Parlamento di Varsavia. Di qui il ricorso alla Corte Ue, che aveva accolto le istanze di Bruxelles giudicandole fondate. Poi però, a luglio, la Corte costituzionale polacca, a sua volta, ha negato efficacia alla sentenza che Corte di giustizia dell'Unione, qualificandola come resa ultra vires, e pertanto priva dell'efficacia prevalente sul diritto interno. Beninteso: un pronunciamento simile, negante cioè la preminenza del diritto Ue su quello nazionale, era stato emanato, nel maggio 2020, anche dalla Corte costituzionale tedesca. In quel caso, tuttavia, a Bruxelles nessuno si stracciò le vesti.
Viceversa ieri, come si diceva, la Commissione Ue ha battuto i pugni sul tavolo, caldeggiando sanzioni per Varsavia. In realtà, secondo quanto chiarito dal portavoce della Commissione europea, Eric Mamer, l'esecutivo comunitario «non ha indicato una cifra» per la multa da imporre alla Polonia. Incalzato dai giornalisti, Mamer ha pure aggiunto che comunque il dialogo con lo Stato polacco resta «costante e intenso», quasi tentando, per così dire, di gettare acqua sul fuoco. Peccato che le parole del portavoce si siano sommate a quelle ben più dure della presidente Ursula von der Leyen («i sistemi giudiziari in tutta l'Ue devono essere indipendenti ed equi») del commissario europeo alla Giustizia, Didier Reynders («abbiamo inviato una lettera di messa in mora alla Polonia»), e della vicepresidente della Commissione Ue ai Valori, Vera Jurova, secondo cui «la legge polacca mina l'indipendenza dei giudici».
Morale della favola, nonostante qualche goffo tentativo di vellutarlo, a Varsavia il messaggio è arrivato: forte e chiaro. E, comprensibilmente, la strigliata e la richiesta alla Corte Ue di partire con le multe non sono affatto piaciute ai polacchi. Anche perché questo, tornando a quanto si diceva all'inizio, non è che il primo versante di tensione tra Ue e Polonia. Ve n'è infatti pure un secondo, sempre aggravatosi nelle scorse ore, che ha visto la Commissione Ue minacciare addirittura il congelamento dei fondi europei erogati tramite il programma React-Eu a varie regioni polacche. I voivodati finiti nel mirino di Bruxelles sono per l'esattezza cinque: Lublino, Lodz, Piccola Polonia, Precarpazia, e Santacroce. La loro colpa, per così dire? Aver sottoscritto atti o dichiarazioni che «bollano i postulati della comunità Lgbtiq come un'ideologia». Insomma, se ti smarchi dalla Weltanschauung arcobaleno oggi diventi ipso facto un nemico dell'Ue o quanto meno un sospetto tale.
Anche questo secondo attacco non è andato giù a Varsavia. Per nulla. «La Commissione europea», ha infatti replicato su Twitter il viceministro della Giustizia, Sebastian Kaleta, «blocca illegalmente i fondi in Polonia e chiede sanzioni. Questi sono atti di aggressione». In effetti, non occorre essere fini politologi per leggere nelle ultime mosse di Bruxelles - supportate da esponenti popolari come da quelli socialisti - il tentativo di stringere la Polonia in una morsa, all'insegna di una strategia a tenaglia portata avanti a suon di ricatti. Un trattamento speciale di cui, a ben vedere, Varsavia non è la sola destinataria, su questo come su altri versanti.
Non a caso c'è chi, nelle scorse ore, ha osservato come, dato il semaforo verde tra gli altri pure a Dublino e Praga, per quanto riguarda i Recovery plan la Commissione Ue abbia ancora due nodi da sciogliere: quelli di Budapest e, coincidenza, di Varsavia. Per la precisione, si parla di «dialoghi ancora in corso» con Ungheria e Polonia, ma è palese che si tratti di una formula di rito. La sostanza è quella, come si diceva in apertura, di un braccio di ferro dove la «solidale» ed «inclusiva» Europa ricorre a tutti i sotterfugi per piegare chi non si allinea ai suoi ordini.
Mercanti di bambini in fiera a Parigi
«Alla fiera dell'est, per due soldi, un bambino mio padre comprò». Se il tema non fosse serio e poco adatto all'ironia, si potrebbe rielaborare così la celebre canzone di Angelo Branduardi per descrivere quanto accaduto nello scorso fine settimana in Francia. Sì, perché quella tenutasi sabato e domenica a Parigi, Desir d'Enfant, è una vera e propria fiera dell'utero in affitto e, quindi, della compravendita di neonati. Tanto è vero che, come riportato dal sito Tempi.it, all'evento - giunto alla seconda edizione - hanno preso parte tutti gli specialisti del lucroso settore. A Porte de Champerret si sono infatti riuniti rappresentanti delle migliori aziende, firme e cliniche in grado di offrire agli interessati il prodotto desiderato, e cioè un bambino.
I partecipanti a Desir d'Enfant hanno così potuto prendere parte ad incontri e visitare stand dedicati agli ultimi ritrovati in termini di fecondazione extracorporea e, naturalmente, ricevere dritte sull'utero in affitto, il piatto forte sia della fiera parigina sia, a livello globale, del business della genitorialità on demand. Basti pensare che stime di qualche anno fa quantificavano in 6 miliardi di dollari un giro d'affari internazionale che, con ogni probabilità, oggi si è ulteriormente sviluppato. Prova ne sia, appunto, questa fiera contenente offerte per aspiranti genitori di tutte le tasche.
Per i più abbienti, infatti, a Desir d'Enfant era possibile stabilire contatti con la canadese Create, che per un figlio vuole 100.000 euro, somma che sale ulteriormente per chi desideri invece rivolgersi ad aziende californiane. Non per nulla si stima che i sogni di paternità di Nichi Vendola, culminati nel 2016 con la nascita - in California appunto - del piccolo Tobia Antonio, siano costati all'ex governatore della Puglia almeno 135.000 euro. A chi non abbia simili disponibilità, l'appuntamento parigino proponeva l'opzione «low cost» dell'ucraina Feskov: 49.000 euro e pupo in braccio.
Sarebbe però sbagliato ridurre la manifestazione tenutasi il 4 e 5 settembre alla sola surrogazione di maternità. Il mercato si è infatti ormai evoluto e, ai partecipanti alla fiera, gli stand proponevano anche ben tre banche dei gameti che, naturalmente a pagamento, garantivano spermatozoi e ovociti «di qualità». Il fine è fare sì che gli aspiranti genitori possano selezionare con cura ogni caratteristica del figlio: sesso, carnagione, colore dei capelli, tutto quanto. Sarebbe stata un'ottima occasione, per Black lives matter come per altre sigle antirazziste, per alzare la voce contro un vero e proprio mercato della «razza»: sfortunatamente, nessun indignato è pervenuto.
Un'ultima annotazione singolare, infine, riguarda la collocazione geografica di questa fiera che, pur essendosi tenuta a Parigi, è stata un evento extraterritoriale. Il motivo? A seguito di una sentenza della Corte di cassazione del 1991, che ha affermato l'indisponibilità del corpo umano, ribadita da una legge del 1994, in Francia l'utero in affitto è illegale. Ma il business, si sa, non ha leggi né confini.
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La Commissione chiede alla Corte di giustizia europea di multare la dissidente Varsavia che non si adegua sull'indipendenza dei giudici. Poi la minaccia: fondi congelati finché ci saranno leggi contro l'ideologia LgbtRiecco la manifestazione dedicata alla maternità surrogata nel cuore della Francia, dove la pratica è illegale. In cambio di soldi, si può scegliere anche il colore del figlioLo speciale contiene due articoliÈ un vero e proprio braccio di ferro, quello in corso tra Bruxelles e Varsavia e che, nella giornata di ieri, ha raggiunto livelli di tensione decisamente alti. Se l'argomento non fossero i delicati rapporti tra la Commissione europea e uno Stato membro, si potrebbe tranquillamente dire che sono volati stracci. In effetti, non ci si è andati lontani, con un attacco che si è consumato su almeno due distinti piani. Il primo è quello che ha visto i vertici Ue sollecitare espressamente la Corte di giustizia europea affinché multi la Polonia. Una richiesta grave, da leggere come epilogo di una vicenda iniziata a marzo, quando Bruxelles si era rivolta alla Corte Ue chiedendo misure provvisorie di sospensione, in attesa di un giudizio definitivo, in merito alle competenze della sezione disciplinare della Corte suprema.Nello specifico, la Commissione Ue era allarmata dalle misure disciplinari nei confronti di alcuni giudici polacchi - ritenuti non graditi alla maggioranza di governo - assunte dalla Corte suprema polacca, i cui togati sono indirettamente nominati dal Parlamento di Varsavia. Di qui il ricorso alla Corte Ue, che aveva accolto le istanze di Bruxelles giudicandole fondate. Poi però, a luglio, la Corte costituzionale polacca, a sua volta, ha negato efficacia alla sentenza che Corte di giustizia dell'Unione, qualificandola come resa ultra vires, e pertanto priva dell'efficacia prevalente sul diritto interno. Beninteso: un pronunciamento simile, negante cioè la preminenza del diritto Ue su quello nazionale, era stato emanato, nel maggio 2020, anche dalla Corte costituzionale tedesca. In quel caso, tuttavia, a Bruxelles nessuno si stracciò le vesti.Viceversa ieri, come si diceva, la Commissione Ue ha battuto i pugni sul tavolo, caldeggiando sanzioni per Varsavia. In realtà, secondo quanto chiarito dal portavoce della Commissione europea, Eric Mamer, l'esecutivo comunitario «non ha indicato una cifra» per la multa da imporre alla Polonia. Incalzato dai giornalisti, Mamer ha pure aggiunto che comunque il dialogo con lo Stato polacco resta «costante e intenso», quasi tentando, per così dire, di gettare acqua sul fuoco. Peccato che le parole del portavoce si siano sommate a quelle ben più dure della presidente Ursula von der Leyen («i sistemi giudiziari in tutta l'Ue devono essere indipendenti ed equi») del commissario europeo alla Giustizia, Didier Reynders («abbiamo inviato una lettera di messa in mora alla Polonia»), e della vicepresidente della Commissione Ue ai Valori, Vera Jurova, secondo cui «la legge polacca mina l'indipendenza dei giudici».Morale della favola, nonostante qualche goffo tentativo di vellutarlo, a Varsavia il messaggio è arrivato: forte e chiaro. E, comprensibilmente, la strigliata e la richiesta alla Corte Ue di partire con le multe non sono affatto piaciute ai polacchi. Anche perché questo, tornando a quanto si diceva all'inizio, non è che il primo versante di tensione tra Ue e Polonia. Ve n'è infatti pure un secondo, sempre aggravatosi nelle scorse ore, che ha visto la Commissione Ue minacciare addirittura il congelamento dei fondi europei erogati tramite il programma React-Eu a varie regioni polacche. I voivodati finiti nel mirino di Bruxelles sono per l'esattezza cinque: Lublino, Lodz, Piccola Polonia, Precarpazia, e Santacroce. La loro colpa, per così dire? Aver sottoscritto atti o dichiarazioni che «bollano i postulati della comunità Lgbtiq come un'ideologia». Insomma, se ti smarchi dalla Weltanschauung arcobaleno oggi diventi ipso facto un nemico dell'Ue o quanto meno un sospetto tale.Anche questo secondo attacco non è andato giù a Varsavia. Per nulla. «La Commissione europea», ha infatti replicato su Twitter il viceministro della Giustizia, Sebastian Kaleta, «blocca illegalmente i fondi in Polonia e chiede sanzioni. Questi sono atti di aggressione». In effetti, non occorre essere fini politologi per leggere nelle ultime mosse di Bruxelles - supportate da esponenti popolari come da quelli socialisti - il tentativo di stringere la Polonia in una morsa, all'insegna di una strategia a tenaglia portata avanti a suon di ricatti. Un trattamento speciale di cui, a ben vedere, Varsavia non è la sola destinataria, su questo come su altri versanti. Non a caso c'è chi, nelle scorse ore, ha osservato come, dato il semaforo verde tra gli altri pure a Dublino e Praga, per quanto riguarda i Recovery plan la Commissione Ue abbia ancora due nodi da sciogliere: quelli di Budapest e, coincidenza, di Varsavia. Per la precisione, si parla di «dialoghi ancora in corso» con Ungheria e Polonia, ma è palese che si tratti di una formula di rito. La sostanza è quella, come si diceva in apertura, di un braccio di ferro dove la «solidale» ed «inclusiva» Europa ricorre a tutti i sotterfugi per piegare chi non si allinea ai suoi ordini.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/manovra-a-tenaglia-di-bruxelles-per-piegare-la-polonia-ai-diktat-ue-2654931685.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="mercanti-di-bambini-in-fiera-a-parigi" data-post-id="2654931685" data-published-at="1631044594" data-use-pagination="False"> Mercanti di bambini in fiera a Parigi «Alla fiera dell'est, per due soldi, un bambino mio padre comprò». Se il tema non fosse serio e poco adatto all'ironia, si potrebbe rielaborare così la celebre canzone di Angelo Branduardi per descrivere quanto accaduto nello scorso fine settimana in Francia. Sì, perché quella tenutasi sabato e domenica a Parigi, Desir d'Enfant, è una vera e propria fiera dell'utero in affitto e, quindi, della compravendita di neonati. Tanto è vero che, come riportato dal sito Tempi.it, all'evento - giunto alla seconda edizione - hanno preso parte tutti gli specialisti del lucroso settore. A Porte de Champerret si sono infatti riuniti rappresentanti delle migliori aziende, firme e cliniche in grado di offrire agli interessati il prodotto desiderato, e cioè un bambino. I partecipanti a Desir d'Enfant hanno così potuto prendere parte ad incontri e visitare stand dedicati agli ultimi ritrovati in termini di fecondazione extracorporea e, naturalmente, ricevere dritte sull'utero in affitto, il piatto forte sia della fiera parigina sia, a livello globale, del business della genitorialità on demand. Basti pensare che stime di qualche anno fa quantificavano in 6 miliardi di dollari un giro d'affari internazionale che, con ogni probabilità, oggi si è ulteriormente sviluppato. Prova ne sia, appunto, questa fiera contenente offerte per aspiranti genitori di tutte le tasche. Per i più abbienti, infatti, a Desir d'Enfant era possibile stabilire contatti con la canadese Create, che per un figlio vuole 100.000 euro, somma che sale ulteriormente per chi desideri invece rivolgersi ad aziende californiane. Non per nulla si stima che i sogni di paternità di Nichi Vendola, culminati nel 2016 con la nascita - in California appunto - del piccolo Tobia Antonio, siano costati all'ex governatore della Puglia almeno 135.000 euro. A chi non abbia simili disponibilità, l'appuntamento parigino proponeva l'opzione «low cost» dell'ucraina Feskov: 49.000 euro e pupo in braccio. Sarebbe però sbagliato ridurre la manifestazione tenutasi il 4 e 5 settembre alla sola surrogazione di maternità. Il mercato si è infatti ormai evoluto e, ai partecipanti alla fiera, gli stand proponevano anche ben tre banche dei gameti che, naturalmente a pagamento, garantivano spermatozoi e ovociti «di qualità». Il fine è fare sì che gli aspiranti genitori possano selezionare con cura ogni caratteristica del figlio: sesso, carnagione, colore dei capelli, tutto quanto. Sarebbe stata un'ottima occasione, per Black lives matter come per altre sigle antirazziste, per alzare la voce contro un vero e proprio mercato della «razza»: sfortunatamente, nessun indignato è pervenuto. Un'ultima annotazione singolare, infine, riguarda la collocazione geografica di questa fiera che, pur essendosi tenuta a Parigi, è stata un evento extraterritoriale. Il motivo? A seguito di una sentenza della Corte di cassazione del 1991, che ha affermato l'indisponibilità del corpo umano, ribadita da una legge del 1994, in Francia l'utero in affitto è illegale. Ma il business, si sa, non ha leggi né confini.
Monica Montefalcone (Ansa)
Ieri le squadre di soccorso nell’arcipelago hanno recuperato il primo corpo, quello di Gianluca Benedetti. Ancora disperse, invece, le altre quattro vittime di quello che le autorità locali hanno definito il più grave incidente subacqueo nella storia del Paese. Le immersioni di soccorso, considerate di per sé ad alto rischio, sono state interrotte per il maltempo dopo l’una di ieri e riprenderanno oggi.
Dopo il ritrovamento del corpo di Benedetti, il presidente delle Maldive Mohamed Muizzu, ha espresso su X «le nostre più sentite condoglianze a Sergio Mattarella e al popolo italiano per il tragico incidente». «Siamo profondamente addolorati per questa tragedia», ha detto Muizzu, «e i nostri pensieri e le nostre preghiere sono rivolti alle famiglie del cittadino italiano deceduto, ai quattro italiani dispersi e a tutti coloro che sono stati colpiti da questo evento. La ricerca dei quattro subacquei ancora dispersi rimane la nostra massima priorità e il governo delle Maldive ringrazia l’Italia per il supporto fornito alle vaste operazioni di recupero in corso».
Sui dettagli delle ricerche è intervenuto portavoce del governo, Mohamed Hussain Shareef, che ha dichiarato che le autorità hanno delimitato l’area di ricerca e che riprenderanno le operazioni non appena le condizioni meteorologiche miglioreranno. Si ritiene che le vittime siano intrappolate all’interno di una grotta a una profondità di 62 metri. «Le condizioni meteorologiche non sono ideali per le immersioni e il mare è molto agitato. Abbiamo inviato nella zona la nostra nave più grande della Guardia costiera e anche i diplomatici italiani sono sul posto», ha dichiarato Shareef. Ha aggiunto che ai turisti non è consentito immergersi al di sotto dei 30 metri. «Verrà avviata un’indagine separata per accertare come questi subacquei siano finiti al di sotto della profondità consentita, ma al momento la nostra priorità è la ricerca e il salvataggio», ha concluso Shareef.
Intanto, anche la Procura di Roma ha fatto sapere che aprirà un fascicolo di indagine in relazione al decesso di cinque cittadini italiani durante un’immersione nel mare delle Maldive. Formalmente i pm capitolini attendono la comunicazione del consolato e, a quel punto, affideranno una delega di indagine per compiere tutti gli accertamenti necessari a stabilire le cause dei decessi. «Il tempo ieri (giovedì, ndr) al momento dell’immersione era bello, il mare non era perturbato e la visibilità ottima», ha raccontato all’Ansa una delle persone a bordo della safari boat Duke of York da cui si sono tuffati i cinque italiani morti durante l’immersione alle grotte di Alimathà. «Non abbiamo idea di cosa possa essere successo in quegli antri», ha aggiunto, «è presto per fare ipotesi. Bisogna ancora recuperare quattro corpi. Stiamo bene ma sotto choc».
«Io non so cosa sia successo là sotto. Ma è davvero strano che siano morti in cinque. Mia moglie ha fatto 5.000 immersioni. È una esperta, sa cosa fare anche in caso di difficoltà»: Carlo Sommacal, marito di Monica Montefalcone, ha appena finito di parlare con l’ambasciata. La figlia Giorgia si doveva laureare tra un mese, laurea triennale di Ingegneria biomedica. Quando ieri ha ricevuto la telefonata dall’ambasciata «mi sono crollate le gambe. E da lì non mi sono fermato un attimo. Ho dovuto dirlo a mio figlio, al fidanzato di Giorgia, ai miei suoceri che abitano poco lontano da qui». Il marito spera che ritrovino i corpi anche perché «di solito Monica quando si immergeva aveva una GoPro. Non so se l’avesse anche l’altro giorno. Se la trovano magari da lì si potrà capire cosa è successo».
In una nota, la Farnesina ha rassicurato sulle condizioni degli altri 20 italiani a bordo del Duke of York che hanno partecipato alla spedizione insieme ai cinque connazionali deceduti. L’ambasciata d’Italia a Colombo sta offrendo loro assistenza e ha preso contatto con la Mezzaluna rossa che si è offerta di inviare volontari addestrati a offrire primo soccorso psicologico per gli italiani ancora a bordo del battello tra cui non si registrano feriti.
Tuttavia, a causa del maltempo, non è chiaro se i soccorritori potranno raggiungere la barca, che intanto si è spostata in cerca di un approdo sicuro, in attesa dl miglioramento delle condizioni meteo per poter fare rientro a Malè. La sede diplomatica è anche in contatto con il gruppo Dan, compagnia assicurativa specializzata in copertura dei subacquei. Dan ha in programma di coordinarsi con le autorità locali per dare supporto sia alle operazioni di recupero delle salme, sia per il rimpatrio delle stesse.
Nel frattempo, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, segue da vicino situazione connazionali alle Maldive e ha dato indicazioni all’ambasciata e al consolato di tenersi in stretto contatto con le autorità locali. L’isola Alimathà, il luogo delle Maldive dove sono morti i cinque italiani, fa parte dell’atollo di Vaavu, a circa un’ora di motoscafo o 20 minuti di idrovolante dalla capitale Malè.
L’ambasciatore Italiano alle Maldive, Damiano Francovigh, intervistato dalla trasmissione di Rete 4 Diario del giorno, ha spiegato: «La grotta consiste in tre ambienti successivi: sono riusciti (i soccorritori, ndr) a raggiungere i primi due ma non il terzo. Nei primi due non sono riusciti a intravedere i corpi dei connazionali. Anche domani (oggi, ndr) cercheranno di fare un’ulteriore immersione, hanno garantito che domani dovrebbero riuscire a raggiungere l’ultimo degli ambienti quindi verosimilmente vedere i corpi dei nostri connazionali».
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Impossibile quindi? Non proprio. Ed è qui che entra in gioco, anche se sarebbe meglio dire in scena, la nuova Sv Ultra, che rappresenta l’apice del lusso e della distinzione Range Rover, fondendo con eleganza finiture di altissimo livello con tecnologie audio uniche al mondo, per arricchire il legame tra comfort, benessere ed esperienza d’ascolto.
Quest’auto, nella storia di Range Rover, rappresenta un vero e proprio primato visto che si tratta dell’auto più lussuosa e tecnologicamente avanzata di sempre realizzata da questa casa automobilistica. La gamma di tecnologie audio coinvolgenti della Range Rover Sv Ultra, infatti, include il rivoluzionario sistema Sv Electrostatic Sound, che trasforma l’abitacolo in una sala da concerto, affiancato dai Body and Soul Seats (Bass) e dal Sensory Haptic Floor.
Uno dei tanti punti forti di quest’auto è il design. La carrozzeria della Range Rover SV Ultra è disponibile in una vasta scelta di colori e introduce il Titan Silver, esclusivo della Sv Ultra, grazie alla sua formulazione dedicata. Come spiega la casa automobilistica, «questa nuova tinta incarna una rappresentazione sofisticata dell’autentico metallo in forma liquida». Ma come si realizza questo colore così particolare? Il Titan Silver utilizza fini lamelle di alluminio reale e una tecnologia avanzata dei pigmenti per creare una superficie luminosa e altamente riflettente, con una qualità iridescente e simile a uno specchio. Il risultato? Una finitura che si distingue per la sua unicità e la sua lavorazione meticolosa. Gli accenti Satin Platinum Atlas e Silver Chrome valorizzano poi la finitura esterna Titan Silver, esaltando la griglia e la grafica laterale, mentre i cerchi in lega da 23" sono rifiniti con inserti Satin Platinum e nuovi coprimozzi Range Rover.
C’è poi l’interno, dove la Sv Ultra svela un nuovo ed esclusivo abitacolo bicolore nelle tonalità chiare in Ultrafabrics™ Orchid White e Cinder Grey, che coniuga l’innovazione avanzata dei materiali con un’atmosfera serena e improntata al design. I sedili presentano per la prima volta un intricato nuovo motivo a mosaico lavorato al laser, applicato sulle sezioni superiori sagomate e ripreso negli inserti e negli schienali per creare un trattamento superficiale unitario e altamente dettagliato.
Un nuovo intarsio in palma di rattan introduce nell’abitacolo una texture delicata e una profondità materica attraverso la sua naturale armonia strutturale. Grazie poi a una tecnica brevettata che ne preserva le caratteristiche naturali, la venatura unica dell’intarsio è valorizzata da una tinta Orchid White che ne esalta la texture a poro aperto e la forma lineare. La sua struttura cellulare tubolare consente tagli precisi in sezione trasversale che assorbono il colorante, creando una tonalità calda derivata dalle resine naturali del materiale. Per la SV Ultra, l’intarsio è rifinito in una tonalità più chiara per conferire un aspetto più contemporaneo. Si estende sotto il singolo touchscreen e prosegue nell’abitacolo fino al Club Table elettrico nella parte posteriore, nonché allo sportello motorizzato del vano refrigerante integrato.
La caratteristica finitura in ceramica bianco lucido di Range Rover SV prosegue il tema chiaro, affiancata da altoparlanti SV Orchid Pearl abbinati al colore, cinture di sicurezza Orchid White e pedane con marchio SV Ultra.
Un nuovo cuscino decorativo allungato incorpora il tessile Kvadrat remix, un’alternativa alla pelle realizzata con un mix durevole di lana e poliestere riciclato, che offre una forma morbida e contemporanea accuratamente ottimizzata per il comfort.
Phoebe Lindsay, Range Rover Materiality Manager, ha dichiarato: «Sv Ultra rappresenta la nostra interpretazione più modernista della materialità, coniugando linee pulite con una palette neutra attentamente bilanciata e un uso disciplinato dei materiali naturali. La scelta di Ultrafabrics™ rispetto alla pelle è stata intenzionale: la sua morbidezza ingegnerizzata consente il raffinato motivo lavorato al laser e la complessa perforazione che caratterizzano l’interno. L’intarsio in palma di rattan introduce nell’abitacolo un’espressione materica completamente nuova, con il suo poro aperto naturale e il rivestimento chiaro che aumentano la luminosità visiva e rafforzano un senso di design calmo e coerente».
Infine, la Range Rover Sv Ultra porta alla perfezione acustica dei migliori posti di una sala da concerto, introducendo per la prima volta in assoluto la tecnologia audio elettrostatica ad alta fedeltà a bordo di un veicolo. Il nuovo sistema SV Electrostatic Sound (disponibile come optional esclusivamente sui modelli SV) garantisce che ogni nota armoniosa e ogni dettaglio nitido pongano l’occupante al cuore di ogni performance, riproducendo la musica fedelmente come l’artista aveva concepito.
La Range Rover Sv Ultra sarà disponibile con una scelta tra la motorizzazione ibrida plug-in P550e e il V8 P540”. Una versione completamente elettrica arriverà entro la fine dell’anno.
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Alla fiera di Rho del 19 e 20 maggio Compagnia delle Opere presenterà l’Innovation Hub, area dedicata al confronto tra aziende e professionisti sull’uso concreto dell’intelligenza artificiale. Al centro del dibattito etica, scuola, lavoro e gestione aziendale.
Compagnia delle Opere torna all’AI Week di Rho Fiera, il grande evento europeo dedicato all’intelligenza artificiale in programma il 19 e 20 maggio, e lo fa portando al centro della manifestazione un nuovo spazio dedicato alle aziende. Si chiama Innovation Hub ed è un’area di oltre 200 metri quadrati pensata per favorire l’incontro tra imprese, professionisti e innovatori attraverso casi concreti, confronto operativo e networking.
All’interno dell’hub saranno presenti 23 aziende associate a Cdo, chiamate a raccontare esperienze e applicazioni pratiche dell’intelligenza artificiale nei diversi settori produttivi. Attesi in fiera anche circa 500 associati, segno di una partecipazione che l’associazione interpreta come la costruzione di un ecosistema capace di accompagnare le imprese nella trasformazione tecnologica.
L’AI Week, giunta alla settima edizione, ogni anno richiama migliaia di imprenditori, manager e professionisti, oltre a centinaia di speaker internazionali, attraverso incontri, masterclass e sessioni formative dedicate ai nuovi scenari dell’intelligenza artificiale. Nel programma promosso da Cdo troveranno spazio anche alcuni dei temi oggi più discussi nel dibattito pubblico. Una delle direttrici principali riguarderà il rapporto tra etica e intelligenza artificiale, con l’intervento di Padre Natale Brescianini, mentre un altro focus sarà dedicato al ruolo dell’AI nelle piccole e medie imprese italiane grazie al contributo di Emanuele Frontoni, presidente di Cdo Marche Sud e co-director del VRAI Lab. «L’intelligenza artificiale rappresenta una delle grandi sfide del nostro tempo, perché non ci chiede soltanto di imparare a utilizzare nuove tecnologie, ma ci interroga sul modo in cui comprendiamo l’esperienza umana, il lavoro, la conoscenza e il futuro della società», ha dichiarato Andrea Dellabianca, presidente nazionale di Compagnia delle Opere. «Ogni giorno emergono opportunità straordinarie insieme a interrogativi profondi: per questo è necessario costruire luoghi di confronto in cui imprese, professionisti, ricercatori ed esperti possano condividere competenze, esperienze e soluzioni concrete».
Tra gli appuntamenti previsti ci sarà anche un approfondimento sul rapporto tra scuola e intelligenza artificiale dal titolo «Essere uomini nell’Era dell’IA: la Scuola come laboratorio di libertà e conoscenza». Al centro dell’incontro il ruolo della tecnologia nella didattica, nei sistemi di valutazione e nei percorsi di inclusione degli studenti con bisogni educativi speciali. Un confronto che partirà dall’idea che l’intelligenza artificiale possa affiancare il lavoro dell’insegnante senza sostituirlo, rafforzando il pensiero critico e la relazione educativa.
Spazio poi ai cambiamenti che l’AI sta introducendo nella gestione aziendale, nelle risorse umane e nel settore immobiliare, fino al rapporto tra innovazione tecnologica e transizione ecologica. Non mancherà infine una riflessione sul mondo del non profit con l’evento Agent Coding for Good, dedicato all’utilizzo dell’intelligenza artificiale per aumentare l’efficacia e l’impatto delle organizzazioni sociali. «L’innovazione è davvero tale quando resta al servizio della persona e contribuisce a far crescere una comunità più consapevole», ha aggiunto Dellabianca. «Per questo Cdo vuole scommettere su spazi d’avanguardia come l’Innovation Hub: luoghi di dialogo, ma anche laboratori di pensiero e di ricerca».
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Regina Corradini D’Arienzo (Ansa)
Risorse a tassi agevolati e contributi a fondo perduto fino al 30% per contrastare il caro energia e il blocco dello Stretto di Hormuz. La misura, operativa dal 25 maggio, protegge le aziende esportatrici e le filiere strategiche dagli choc del conflitto nel Golfo Persico.
La diplomazia non ha ancora trovato una via d’uscita al conflitto con l’Iran e la crisi energetica legata al blocco del canale di Hormuz si aggrava.
Gli analisti stimano che anche a fronte di una risoluzione a breve, per rimettere in moto il meccanismo dei rapporti con quell’area a cominciare dagli approvvigionamenti, serviranno mesi. Alla luce di questo scenario la Simest, la società per l’internazionalizzazione delle imprese del gruppo Cdp (Cassa depositi e prestiti) lancia un nuovo intervento strategico da 800 milioni di euro a sostegno delle imprese colpite dagli effetti del conflitto nel Golfo Persico e dal perdurare delle tensioni sui costi energetici. Le risorse sono destinate alle aziende esportatrici e a quelle che, pur non vendendo direttamente direttamente all’estero i propri prodotti, fanno parte di filiere produttive strategiche. Cuore del pacchetto, attivato nell’ambito dello strumento «Transizione digitale ed ecologica», è la nuova linea «Energia per la competitività internazionale», concepita per offrire una risposta mirata per fronteggiare gli effetti della crisi sui costi energetici e sul fatturato, in modo da salvaguardare la solidità finanziaria e la capacità di continuare a investire all’estero delle imprese.
Potranno accedere al sostegno le realtà imprenditoriali che, nel primo trimestre o quadrimestre del 2026, abbiano registrato un incremento dei costi energetici o una riduzione del fatturato pari ad almeno il 10% rispetto allo stesso periodo del 2025, a causa del conflitto. Il sostegno avverrà attraverso la concessione di finanziamenti agevolati accompagnati da una quota a fondo perduto fino al 30% per le Pmi e fino al 20% per le altre imprese.
Le risorse sono finalizzate a essere utilizzate principalmente per operazioni di rafforzamento patrimoniale (fino al 90% del finanziamento) oppure per finanziamenti di soci, con possibilità di destinare fino a 1,5 milioni di euro a incrementi di capitale e supporto alle società controllate. L’anticipo può arrivare a coprire fino al 50% della somma richiesta mentre la durata del finanziamento sarà di otto anni. Parallelamente, viene ulteriormente rafforzata la misura dedicata alle imprese energivore, cioè a favore dei comparti più esposti al caro energia, con condizioni migliorative affinché possano continuare ad operare e a investire. Si prevede un contributo a fondo perduto fino al 20%, l’esenzione dalla presentazione delle garanzie; poi finanziamenti fino al 90% per il rafforzamento patrimoniale, l’incremento fino a 1,5 milioni di euro della quota da destinare alla capitalizzazione delle controllate e l’innalzamento dell’anticipo fino al 50%. Infine l’estensione della durata dei finanziamenti fino a otto anni.
Le domande potranno essere presentate a partire dal 25 maggio fino al 31 dicembre 2026. Per garantire una gestione ordinata delle richieste, nei primi cinque giorni di apertura della misura, sarà attivato un sistema di «coda virtuale» nel caso di accessi simultanei elevati alla piattaforma.
«Vogliamo dare una risposta concreta e tempestiva alle imprese che stanno affrontando gli effetti di un quadro internazionale sempre più instabile, segnato dalle tensioni geopolitiche e dal forte aumento dei costi energetici, che rischiano di incidere sulla competitività del nostro sistema produttivo. L’obiettivo è sostenere non solo le aziende esportatrici, ma anche tutte le filiere strategiche del Made in Italy, rafforzandone la capacità di continuare a investire e crescere sui mercati internazionali», ha affermato l’amministratore delegato di Simest, Regina Corradini D’Arienzo.
Il Fondo monetario internazionale ha segnalato che, insieme al Regno Unito, l’Italia è fra i Paesi europei più esposti a causa della forte dipendenza dalle centrali a gas. Le importazioni italiane di beni energetici dal Medio Oriente nel 2025 hanno superato i 15 miliardi di euro. L’intervento di Simest quindi vuole accompagnare le imprese non solo nella gestione della fase emergenziale, ma anche nella gestione del periodo successivo, contribuendo al rafforzamento strutturale.