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2022-11-21
Le Maldive sono un serbatoio di jihadisti per l'Isis
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Proprio mentre inizia la stagione migliore per visitare la Maldive, paradiso delle vacanze amatissimo anche dai turisti italiani, torna il pericolo del terrorismo islamico. Nelle prime ore di lunedì scorso si è conclusa l'operazione antiterrorismo nella quale sono stati impegnati il servizio di polizia delle Maldive (Mps) e la forza di difesa nazionale delle Maldive (Mndf) che sono intervenuti nei confronti di un gruppo di estremisti basati nell’atollo di Addu. L’Mps ha rivelato che tra le 14 persone arrestate, tutte legate all’Isis, nove di loro erano già state fermate in passato in relazione a casi di terrorismo; secondo quanto dichiarato dalla polizia il gruppo di estremisti stava pianificando un grosso attentato nel quale era previsto un ingente numero di esplosivi. I media maldiviani hanno riferito che nove persone sono state arrestate ad Addu City, due nella capitale Malé e due sull’isola di Guradhoo. Tutti gli arrestati sono cittadini maldiviani. L'arcipelago nell'Oceano Indiano sta affrontando da tempo l’emergenza legata al fondamentalismo religioso islamico che si è diffuso in maniera impressionante in questa meta del turismo globale. L'arcipelago che conta appena mezzo milione di persone ha il maggior numero di militanti pro capite che hanno combattuto per l'Isis e altri gruppi terroristici in varie parti del mondo. Con l'aiuto delle Nazioni Unite il paese sta anche cercando di riportare indietro e de-radicalizzare donne e bambini maldiviani che vivono nei campi di Al Hol e Roj in Siria e in altre aree di conflitto. Molti di questi bambini sono nati in zone di guerra straniere. Si è però scoperto che alcuni dei rimpatriati stanno radicalizzando la popolazione locale dopo il loro ritorno.
Gli attacchi nel Paese
Nel febbraio 2020, tre stranieri sono stati accoltellati su una delle isole. Subito dopo l'evento, un gruppo radicale maldiviano affiliato all'ISIS si è assunto la responsabilità dell'attacco tramite un videomessaggio. In questo video, tre uomini mascherati hanno annunciato «la rappresentazione che queste Maldive che sono il paradiso è diventata un miraggio. D'ora in poi, l'unica cosa che i viaggiatori stranieri assaggeranno alle Maldive sarà il fuoco». Hanno inoltre avvertito che ci si potrebbero aspettare altri attacchi. Infatti, solo due mesi dopo, l'Isis ha rivendicato la responsabilità di un incendio doloso su una delle isole. In quello che fu il loro primo attacco alle isole, nessuno fu ucciso ma cinque barche furono distrutte. Nel novembre 2020, la polizia ha condotto un'operazione a livello nazionale, arrestando cinque sospetti terroristi e sventando un attacco pianificato. Le autorità di sicurezza delle Maldive nel corso di una conferenza stampa tenutasi il 26 gennaio 2021, hanno affermato di aver sventato, una strage in una scuola della capitale Malé nella quale erano in corso degli esami. L’attacco era stato preparato da otto affiliati (tutti maldiviani), dell’Isis che sono stati tutti arrestati. La cellula terroristica si era addestrata su alcune isole disabitate e aveva confezionato un potente ordigno ordigno esplosivo rinvenuto insieme a fucili e munizioni, all’interno di una barca ormeggiata in luogo dove le acque sono poco profonde. Le autorità hanno anche reso noto che i terroristi hanno anche tentato di coinvolgere nell’attacco alcuni bambini che avrebbero dovuto agire come kamikaze. Nel comunicato è stato specificato che «i sospettati sono stati arrestati dopo che la polizia è stata informata da agenzie di intelligence straniere». Sul perché fosse stato scelto questo obbiettivo non sono state date ulteriori informazioni tuttavia, è noto che gli estremisti religiosi nel paese scoraggiano le persone dal fornire ai propri figli qualcosa di diverso da un’istruzione strettamente islamica.
L’attentato all’ex Presidente Mohamed Nasheed
Il 6 maggio 2021 l’ex presidente delle Maldive Mohamed Nasheed è rimasto gravemente ferito a Malé. Mentre stava entrando nella sua auto una motocicletta parcheggiata vicino casa sua è saltata in aria. Nell’attacco sono rimaste ferite altre quattro persone, tre guardie del corpo e una turista britannica. La polizia maldiviana ha arrestato tre dei quattro componenti della cellula dell’Isis identificati come Adhuham Ahmed Rasheed, 25 anni, Mujaaz Ahmed, 21 anni, e Thahumeen Ahmed, 32 anni. Mohamed Nasheed attuale portavoce del Parlamento nonostante le cure a causa delle schegge ha riportato gravi danni permanenti all’intestino, al fegato e alla testa, è il nemico numero 1 degli estremisti islamici a causa delle sue idee liberali e i suoi rapporti con molti leader occidentali.
L’attentato contro Ali Solih
Allo stesso modo, nell'agosto di quest'anno, il ministro maldiviano di Stato per l'ambiente, i cambiamenti climatici e la tecnologia, Ali Solih è stato accoltellato da un uomo a Hulhumale, a nord della capitale Malé. Ha riportato ferite al braccio sinistro. L'aggressore è stato arrestato subito dopo il violento incidente. Solih è anche il portavoce del Jumhooree Party (JP), che è un partner di coalizione del Maldivian Democratic Party del presidente Ibrahim Solih. Secondo The Times of Addu, Solih è stato aggredito mentre guidava la sua moto su una strada a Hulhumale. I media maldiviani hanno riferito che l'autore ha recitato alcuni versetti del Corano prima di sferrare l'attacco al collo di Solih da dietro. Il coltello ha mancato il collo ma ha tagliato parte del suo braccio sinistro. Solih è sceso dalla moto ed è scappato per salvarsi dall'aggressore. Il rischio rappresentato da questa crescente minaccia terroristica ha implicazioni significative per una delle maggiori industrie del paese, il turismo, che rappresenta quasi il 30% delle entrate economiche. Tuttavia, alcuni ritengono che sia il turismo la vera motivazione chiave per la radicalizzazione islamica. Il contrasto sull'isola tra la cultura liberale dei turisti, che spesso sono poco vestiti e consumano alcolici, e la popolazione locale, che aderisce all'Islam più conservatore, rende tesa la convivenza. Ciò ha suscitato nella popolazione locale il desiderio di eliminare l'influenza della cultura occidentale. Il terrorismo è percepito come un modo efficace per dissuadere gli occidentali dal visitare l'isola e quindi ridurre le tensioni culturali.
I foreign fighters maldiviani

Nel dicembre 2019, il commissario di polizia delle Maldive Mohamed Hameed aveva reso noto che 423 maldiviani avevano tentato di unirsi a organizzazioni terroristiche in Siria e in Iraq, di cui 173 erano riusciti a entrare nelle zone di guerra. Ha aggiunto che prima della guerra civile siriana, centinaia di estremisti locali si erano recati in Pakistan e in Afghanistan per combattere. Il capo della polizia ha anche menzionato gli attacchi terroristici che erano stati sventati, affermando che il precedente governo aveva minimizzato la questione della radicalizzazione e dei maldiviani che si recavano in terre straniere per il jihad.
I maldiviani perfette reclute per l’Isis
Gli uomini maldiviani sono reclute molto attraenti per i gruppi terroristici grazie alla loro forza fisica e alla loro esperienza acquista nelle bande di strada nella capitale Malé. Altro fattore importante è che gli uomini maldiviani sono abituati ai rigidi dettami islamici. In quanto Repubblica islamica, il governo delle Maldive richiede che ogni cittadino appartenga alla religione islamica di stato e aderisca alla legge della Sharia. Gli uomini maldiviani sono anche vulnerabili dal punto di vista socioeconomico. L'elevata disoccupazione e i livelli di consumo di droga li rendono reclute perfette. Le persone che fanno parte di bande criminali o che stanno scontando una pena detentiva a causa della disoccupazione e del consumo di droga corrono un elevato rischio di radicalizzazione. Altro tema riguarda coloro che sono all'interno del sistema penale, Il governo afferma che tra il 1° gennaio 2014 e il 31 ottobre 2019 sono stati segnalati 188 casi relativi a «estremismo religioso».
Quanto è grave il problema della radicalizzazione?
Secondo i dati ufficiali delle forze dell'ordine, almeno 173 uomini si sono recati in Siria per combattere e 432 hanno tentato di farlo (anche se si stima che il numero reale sia molto più alto). Secondo le forze dell'ordine maldiviane, a dicembre 2019, nell'arcipelago c’erano almeno circa 1.400 «estremisti religiosi» (dato riconfermato anche per il 2022) e un maldiviano su 2.000 ha combattuto per l'Isis in Siria.
Le origini di questo fenomeno

Come sempre, occorre andare indietro nel tempo per avere una piena comprensione dei fenomeni di ciascun Paese. La memoria va allo spaventoso tsunami del 2004 che fece 226.000 vittime accertate, anche se decine di migliaia di persone risultano ancora disperse. E sempre a causa dello tsunami tra i 3 e 5 milioni di persone avrebbero perso la casa. Dopo la tragedia, arrivarono nelle Maldive diverse onlus islamiche finanziate da alcuni Paesi del Golfo Persico. Due in particolare, Idara Khidmat-e-Khalq e Jamaat ud-Dawa (Jud, «Il gruppo di chiamata»), finirono nella lista del Dipartimento di Stato americano perché contigue al gruppo terroristico Lashkar-e Taiba, conosciuto come «Esercito dei giusti», tra i più temuti gruppi terroristici in Asia meridionale. Così, l’estremismo islamico di matrice Jama’at Tabligh e legato alle correnti di pensiero deobandi e wahhabi si fece strada tra i disperati e tra gli sfollati delle Maldive.Tra questi disperati emersero alcuni predicatori estremisti come lo sceicco Ibrahim Fareed o lo sceicco Adam Shameem, che ha studiato Jamia Salafiyya in Pakistan, alla Medina Islamic University in Arabia Saudita e ha conseguito un Master in Islamic Revealed Knowledge and Heritage presso l’International Islamic University in Malaysia. A causa loro l’islam maldiviano ha deragliato e sono iniziate le violenze contro le donne sorprese senza il velo nei luoghi pubblici, contro la comunità sufi e i giornalisti. Nonostante tutto questo, ancora oggi il governo maldiviano consente all’Arabia Saudita di costruire moschee e di finanziare le scuole coraniche della capitale Malé, inoltre, nessuno controlla le attività dei predicatori estremisti che arrivano ogni giorno alla Maldive.
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Proprio mentre inizia la stagione migliore per visitare il paradiso delle vacanze amatissimo anche dai turisti italiani, torna il pericolo del terrorismo islamico. Lunedì scorso, in un'operazione di antiterrorismo sono state arrestate 14 persone appartenenti a un gruppo di estremisti basati nell’atollo di Addu.Secondo i dati ufficiali delle forze dell'ordine maldiviane, almeno 173 uomini si sono recati in Siria per combattere e 432 hanno tentato di farlo. A dicembre 2019 nell'arcipelago c’erano almeno circa 1.400 «estremisti religiosi» (dato riconfermato anche per il 2022) e un maldiviano su 2.000 ha combattuto per l'Isis in Siria.Dopo lo tsunami del 2004 arrivarono nelle Maldive diverse onlus islamiche finanziate da alcuni Paesi del Golfo Persico. Due in particolare finirono nella lista del Dipartimento di Stato americano perché contigue al gruppo terroristico Lashkar-e Taiba, tra i più temuti in Asia meridionale.Lo speciale contiene tre articoli.Proprio mentre inizia la stagione migliore per visitare la Maldive, paradiso delle vacanze amatissimo anche dai turisti italiani, torna il pericolo del terrorismo islamico. Nelle prime ore di lunedì scorso si è conclusa l'operazione antiterrorismo nella quale sono stati impegnati il servizio di polizia delle Maldive (Mps) e la forza di difesa nazionale delle Maldive (Mndf) che sono intervenuti nei confronti di un gruppo di estremisti basati nell’atollo di Addu. L’Mps ha rivelato che tra le 14 persone arrestate, tutte legate all’Isis, nove di loro erano già state fermate in passato in relazione a casi di terrorismo; secondo quanto dichiarato dalla polizia il gruppo di estremisti stava pianificando un grosso attentato nel quale era previsto un ingente numero di esplosivi. I media maldiviani hanno riferito che nove persone sono state arrestate ad Addu City, due nella capitale Malé e due sull’isola di Guradhoo. Tutti gli arrestati sono cittadini maldiviani. L'arcipelago nell'Oceano Indiano sta affrontando da tempo l’emergenza legata al fondamentalismo religioso islamico che si è diffuso in maniera impressionante in questa meta del turismo globale. L'arcipelago che conta appena mezzo milione di persone ha il maggior numero di militanti pro capite che hanno combattuto per l'Isis e altri gruppi terroristici in varie parti del mondo. Con l'aiuto delle Nazioni Unite il paese sta anche cercando di riportare indietro e de-radicalizzare donne e bambini maldiviani che vivono nei campi di Al Hol e Roj in Siria e in altre aree di conflitto. Molti di questi bambini sono nati in zone di guerra straniere. Si è però scoperto che alcuni dei rimpatriati stanno radicalizzando la popolazione locale dopo il loro ritorno.Gli attacchi nel PaeseNel febbraio 2020, tre stranieri sono stati accoltellati su una delle isole. Subito dopo l'evento, un gruppo radicale maldiviano affiliato all'ISIS si è assunto la responsabilità dell'attacco tramite un videomessaggio. In questo video, tre uomini mascherati hanno annunciato «la rappresentazione che queste Maldive che sono il paradiso è diventata un miraggio. D'ora in poi, l'unica cosa che i viaggiatori stranieri assaggeranno alle Maldive sarà il fuoco». Hanno inoltre avvertito che ci si potrebbero aspettare altri attacchi. Infatti, solo due mesi dopo, l'Isis ha rivendicato la responsabilità di un incendio doloso su una delle isole. In quello che fu il loro primo attacco alle isole, nessuno fu ucciso ma cinque barche furono distrutte. Nel novembre 2020, la polizia ha condotto un'operazione a livello nazionale, arrestando cinque sospetti terroristi e sventando un attacco pianificato. Le autorità di sicurezza delle Maldive nel corso di una conferenza stampa tenutasi il 26 gennaio 2021, hanno affermato di aver sventato, una strage in una scuola della capitale Malé nella quale erano in corso degli esami. L’attacco era stato preparato da otto affiliati (tutti maldiviani), dell’Isis che sono stati tutti arrestati. La cellula terroristica si era addestrata su alcune isole disabitate e aveva confezionato un potente ordigno ordigno esplosivo rinvenuto insieme a fucili e munizioni, all’interno di una barca ormeggiata in luogo dove le acque sono poco profonde. Le autorità hanno anche reso noto che i terroristi hanno anche tentato di coinvolgere nell’attacco alcuni bambini che avrebbero dovuto agire come kamikaze. Nel comunicato è stato specificato che «i sospettati sono stati arrestati dopo che la polizia è stata informata da agenzie di intelligence straniere». Sul perché fosse stato scelto questo obbiettivo non sono state date ulteriori informazioni tuttavia, è noto che gli estremisti religiosi nel paese scoraggiano le persone dal fornire ai propri figli qualcosa di diverso da un’istruzione strettamente islamica.L’attentato all’ex Presidente Mohamed NasheedIl 6 maggio 2021 l’ex presidente delle Maldive Mohamed Nasheed è rimasto gravemente ferito a Malé. Mentre stava entrando nella sua auto una motocicletta parcheggiata vicino casa sua è saltata in aria. Nell’attacco sono rimaste ferite altre quattro persone, tre guardie del corpo e una turista britannica. La polizia maldiviana ha arrestato tre dei quattro componenti della cellula dell’Isis identificati come Adhuham Ahmed Rasheed, 25 anni, Mujaaz Ahmed, 21 anni, e Thahumeen Ahmed, 32 anni. Mohamed Nasheed attuale portavoce del Parlamento nonostante le cure a causa delle schegge ha riportato gravi danni permanenti all’intestino, al fegato e alla testa, è il nemico numero 1 degli estremisti islamici a causa delle sue idee liberali e i suoi rapporti con molti leader occidentali.L’attentato contro Ali SolihAllo stesso modo, nell'agosto di quest'anno, il ministro maldiviano di Stato per l'ambiente, i cambiamenti climatici e la tecnologia, Ali Solih è stato accoltellato da un uomo a Hulhumale, a nord della capitale Malé. Ha riportato ferite al braccio sinistro. L'aggressore è stato arrestato subito dopo il violento incidente. Solih è anche il portavoce del Jumhooree Party (JP), che è un partner di coalizione del Maldivian Democratic Party del presidente Ibrahim Solih. Secondo The Times of Addu, Solih è stato aggredito mentre guidava la sua moto su una strada a Hulhumale. I media maldiviani hanno riferito che l'autore ha recitato alcuni versetti del Corano prima di sferrare l'attacco al collo di Solih da dietro. Il coltello ha mancato il collo ma ha tagliato parte del suo braccio sinistro. Solih è sceso dalla moto ed è scappato per salvarsi dall'aggressore. Il rischio rappresentato da questa crescente minaccia terroristica ha implicazioni significative per una delle maggiori industrie del paese, il turismo, che rappresenta quasi il 30% delle entrate economiche. Tuttavia, alcuni ritengono che sia il turismo la vera motivazione chiave per la radicalizzazione islamica. Il contrasto sull'isola tra la cultura liberale dei turisti, che spesso sono poco vestiti e consumano alcolici, e la popolazione locale, che aderisce all'Islam più conservatore, rende tesa la convivenza. Ciò ha suscitato nella popolazione locale il desiderio di eliminare l'influenza della cultura occidentale. Il terrorismo è percepito come un modo efficace per dissuadere gli occidentali dal visitare l'isola e quindi ridurre le tensioni culturali.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/maldive-serbatoio-jihadisti-isis-2658726517.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="i-foreign-fighters-maldiviani" data-post-id="2658726517" data-published-at="1669027553" data-use-pagination="False"> I foreign fighters maldiviani Nel dicembre 2019, il commissario di polizia delle Maldive Mohamed Hameed aveva reso noto che 423 maldiviani avevano tentato di unirsi a organizzazioni terroristiche in Siria e in Iraq, di cui 173 erano riusciti a entrare nelle zone di guerra. Ha aggiunto che prima della guerra civile siriana, centinaia di estremisti locali si erano recati in Pakistan e in Afghanistan per combattere. Il capo della polizia ha anche menzionato gli attacchi terroristici che erano stati sventati, affermando che il precedente governo aveva minimizzato la questione della radicalizzazione e dei maldiviani che si recavano in terre straniere per il jihad.I maldiviani perfette reclute per l’IsisGli uomini maldiviani sono reclute molto attraenti per i gruppi terroristici grazie alla loro forza fisica e alla loro esperienza acquista nelle bande di strada nella capitale Malé. Altro fattore importante è che gli uomini maldiviani sono abituati ai rigidi dettami islamici. In quanto Repubblica islamica, il governo delle Maldive richiede che ogni cittadino appartenga alla religione islamica di stato e aderisca alla legge della Sharia. Gli uomini maldiviani sono anche vulnerabili dal punto di vista socioeconomico. L'elevata disoccupazione e i livelli di consumo di droga li rendono reclute perfette. Le persone che fanno parte di bande criminali o che stanno scontando una pena detentiva a causa della disoccupazione e del consumo di droga corrono un elevato rischio di radicalizzazione. Altro tema riguarda coloro che sono all'interno del sistema penale, Il governo afferma che tra il 1° gennaio 2014 e il 31 ottobre 2019 sono stati segnalati 188 casi relativi a «estremismo religioso».Quanto è grave il problema della radicalizzazione?Secondo i dati ufficiali delle forze dell'ordine, almeno 173 uomini si sono recati in Siria per combattere e 432 hanno tentato di farlo (anche se si stima che il numero reale sia molto più alto). Secondo le forze dell'ordine maldiviane, a dicembre 2019, nell'arcipelago c’erano almeno circa 1.400 «estremisti religiosi» (dato riconfermato anche per il 2022) e un maldiviano su 2.000 ha combattuto per l'Isis in Siria. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/maldive-serbatoio-jihadisti-isis-2658726517.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="le-origini-di-questo-fenomeno" data-post-id="2658726517" data-published-at="1669027553" data-use-pagination="False"> Le origini di questo fenomeno Come sempre, occorre andare indietro nel tempo per avere una piena comprensione dei fenomeni di ciascun Paese. La memoria va allo spaventoso tsunami del 2004 che fece 226.000 vittime accertate, anche se decine di migliaia di persone risultano ancora disperse. E sempre a causa dello tsunami tra i 3 e 5 milioni di persone avrebbero perso la casa. Dopo la tragedia, arrivarono nelle Maldive diverse onlus islamiche finanziate da alcuni Paesi del Golfo Persico. Due in particolare, Idara Khidmat-e-Khalq e Jamaat ud-Dawa (Jud, «Il gruppo di chiamata»), finirono nella lista del Dipartimento di Stato americano perché contigue al gruppo terroristico Lashkar-e Taiba, conosciuto come «Esercito dei giusti», tra i più temuti gruppi terroristici in Asia meridionale. Così, l’estremismo islamico di matrice Jama’at Tabligh e legato alle correnti di pensiero deobandi e wahhabi si fece strada tra i disperati e tra gli sfollati delle Maldive.Tra questi disperati emersero alcuni predicatori estremisti come lo sceicco Ibrahim Fareed o lo sceicco Adam Shameem, che ha studiato Jamia Salafiyya in Pakistan, alla Medina Islamic University in Arabia Saudita e ha conseguito un Master in Islamic Revealed Knowledge and Heritage presso l’International Islamic University in Malaysia. A causa loro l’islam maldiviano ha deragliato e sono iniziate le violenze contro le donne sorprese senza il velo nei luoghi pubblici, contro la comunità sufi e i giornalisti. Nonostante tutto questo, ancora oggi il governo maldiviano consente all’Arabia Saudita di costruire moschee e di finanziare le scuole coraniche della capitale Malé, inoltre, nessuno controlla le attività dei predicatori estremisti che arrivano ogni giorno alla Maldive.
Val Pusteria (iStock)
La filosofia di Reinhold Messner, registrata per i visitatori di Messner Haus, rifugio dei cimeli dell’eroico alpinista «cantastorie» ricavato dall’impianto in disuso della cabinovia del Monte Elmo, nelle Dolomiti di Sesto in Val Pusteria, racchiude un messaggio cristallino: l’alta montagna deve rimanere selvaggia per preservare il suo mistero. Il rapporto tra uomo e altezze è insieme psicologico e chimico.
Scalare fonde con la natura a una profondità che «schiarisce la percezione del mondo», condizione che dona la sicurezza tanto cercata da riportare a valle, «nella civiltà». Quella che, in Val Pusteria, costeggia la pista ciclabile che serpeggia da San Candido a Bagni di Moso tra chalet, fattorie, giardini immacolati e campanili sottili. Intorno, con precisa magia, la Meridiana di Sesto - Sextum per gli antichi romani - sintonizza il passaggio del sole agli orologi degli escursionisti sui sentieri della Croda Rossa. Morbida e accessibile, l’area erbosa tra i 1.900 e i 2.200 m è raggiunta dagli impianti di risalita di Moso, frazione con 800 abitanti e una memoria termale asburgica dal 1765. Ne sono testimoni la chiesetta di San Valentino, edificata per i bagnanti, e l’unica sorgente sulfurea dell’Alto Adige, che irrora i percorsi acquatici del Bad Moos Aqua Spa Resort, dove fare il pieno di zolfo, fluoro, magnesio, calcio e sali minerali.
Come Vestali del benessere a lungo termine, le proprietarie Evi Oberhauser e Cristina Floriani potenziano l’eredità geologica saldando il legame tra salute, acqua e montagna. In SPA, il mondo delle saune racchiude il calore della biosauna moderata, della finlandese ad alta temperatura, dell’aromatica Larix e della Lady in cirmolo a 60°, fino al bagno turco e alla cabina con seduta mirata a sciogliere le tensioni vertebrali.
Dagli ambienti che costruiscono continuità tra interno ed esterno trapela l’antica sapienza olistica delle terme alpine. Arredati con artigianato altoatesino e sauna nello chalet-dépendance e nella camera del bagno di fieno dei pascoli circostanti, o con pareti vetrate, chaise-longue e lettini ad acqua a bordo della piscina interna-esterna riscaldata e nelle sale relax, sono tutt’uno con la natura. Ma l’iniziazione alla longevità si sperimenta anche in altri rami della struttura, che «amplifica l’esperienza della vita di montagna con ciò che non si trova più nelle grandi città» - afferma Floriani.
Il genuino menù si prende cura dell’alimentazione, il programma Move & Balance calendarizza attività psicofisiche guidate di yoga, ginnastica dolce, percorso Kneipp, Augfuss e meditazione con campane tibetane nella grotta di acqua solfata. Lo stile tirolese degli architetti Demetz impiega pietra, larice e cirmolo, loden e leder (cuoio nero), per rivestire la hall, la Stube, il luminoso ristorante e le facciate che ricordano i fienili tradizionali, rendendo il comfort accogliente e intimo sia in comune sia in privato. Ai piani alti, l’atmosfera scalda le suite mansardate con caminetto e vasca idromassaggio aperta sul Monte Casella. Fuori, l’infinità delle Dolomiti completa il circolo del benessere, anche spirituale.
Il corridoio verde della Val Fiscalina, 4,5 km che prolungano la Val Pusteria proprio dal Bad Moos, apre l’impegnativo trekking ad anello verso le Tre Cime di Lavaredo tra le pareti Popera, Croda de Toni, Cima Una e Croda Rossa. Dal rifugio Fondovalle, la salita tecnica 102 dai boschi di larici ai pascoli alti dei Rifugi Locatelli, Pian di Cengia e Zsigmondy-Comici conta una progressione di numeri spettacolari: Cima 9, 10, 11, Torre di Toblin e le Tre Cime Grande, Ovest e Piccola. Per chi desidera toccare il massiccio semicerchio dal versante veneto, il tour in elicottero sorvola Cortina, Misurina, i 3.000 m del gruppo del Cristallo, la Marmolada e il canyon Sorapis con il laghetto turchese dalle rive talcate a forma di cuore. Per scalare le vette dei sogni, la Scuola di Alpinismo Tre Cime organizza pacchetti di ferrate e arrampicate o escursioni su misura in ogni disciplina alpina, anche in formato famiglia (www.alpinschule-dreizinnen.com). Info: www.badmoos.it; www.suedtirol.info.
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Andrea Kimi Antonelli festeggia sul podio dopo il Gran Premio di Formula 1 di Monaco (Ansa)
Da sport per appassionati a fenomeno generazionale. La Formula 1 continua a macinare record di pubblico e a conquistare una fascia di tifosi sempre più giovane. Un cambiamento che passa dai social network, dai nuovi linguaggi della comunicazione e dalla capacità di trasformare i piloti in personaggi capaci di parlare anche fuori dalla pista.
Se ne è discusso all'Atelier Alpine di Milano in occasione del weekend del Gran Premio di Monaco, dove Carolina Tedeschi, opinionista di Sky Sport e content creator specializzata nel motorsport, è stata presentata come nuova brand ambassador dello spazio milanese del marchio francese. Un'occasione per riflettere sul momento che sta vivendo il motorsport e sul fenomeno Andrea Kimi Antonelli, il giovane pilota italiano che proprio nel Principato ha firmato un'altra impresa della sua straordinaria stagione.
«Le tappe sono tutte sold out e il percepito della Formula 1 è cambiato tantissimo», spiega Tedeschi. «Quando vai a un Gran Premio trovi tribune piene di ragazzi giovani. Credo che abbiano raggiunto una fascia tra i 16 e i 35 anni che probabilmente non avevano mai raggiunto nella loro storia». Secondo la divulgatrice emiliana, una delle chiavi della crescita è stata la capacità di aprire le porte del paddock al pubblico, mostrando ciò che accade lontano dai riflettori della gara. «I piloti condividono momenti della loro vita e del dietro le quinte. Quello che prima appariva come un personaggio irraggiungibile diventa una persona nella quale i ragazzi possono identificarsi. Da lì nasce il tifo, la passione e il desiderio di seguire questo sport».
Se la Formula 1 ha trovato una nuova generazione di tifosi, l'Italia sembra aver trovato anche il suo nuovo idolo. Proprio nelle ore in cui a Milano si parlava della crescita del movimento, Andrea Kimi Antonelli conquistava il Gran Premio di Monaco, allungando ulteriormente in vetta al Mondiale e confermandosi uno dei grandi protagonisti della stagione. Tedeschi lo conosce da prima che diventasse una star internazionale. «L'ho incontrato quando aveva 17 anni durante un evento a Imola. Mi ricordo che parlava del suo sogno di arrivare in Formula 1. Oggi vedere dove è arrivato mi fa venire la pelle d'oca». Ma ciò che la colpisce maggiormente non è soltanto il talento. «Quello è evidente e non glielo toglie nessuno. La cosa straordinaria è la persona. Quando l'ho conosciuto sembrava già molto più maturo della sua età. È un ragazzo con i piedi per terra, con valori forti e una famiglia molto unita. Credo che sia anche questo uno dei motivi per cui piace tanto».
Dietro il successo mediatico del Circus, però, continua a esserci una dimensione tecnica che spesso sfugge al grande pubblico. «Ogni tanto sento dire che le gare sono noiose o troppo lunghe», osserva Tedeschi. «Ma quando scopri il lavoro che c'è dietro anche a un singolo aggiornamento tecnico ti rendi conto della quantità di ricerca, sviluppo e innovazione che stanno dietro a ogni weekend di gara». Un mondo che la giornalista ha avuto modo di conoscere da vicino visitando la sede del team Alpine di Formula 1 a Enstone. «Ho visto il lavoro degli ingegneri e tutti i processi che stanno dietro una monoposto. La cosa più affascinante è vedere come molte delle soluzioni sviluppate per le corse arrivino poi sulle vetture stradali. La Formula 1 non nasce e finisce in pista, ma lascia un'eredità concreta che ritroviamo nella vita quotidiana». Proprio questo legame tra passione, ricerca e innovazione è uno degli aspetti che l'hanno convinta ad accettare il ruolo di brand ambassador di Alpine Milano. «Quando si sceglie una collaborazione si cercano sempre valori comuni. Per me sono la passione, la ricerca e lo sviluppo. Sono valori nei quali mi riconosco da sempre».
Uno sguardo rivolto al futuro condiviso anche da Massimo Berruto, direttore marketing di Renord e investitore di Atelier Alpine Milano. Secondo il manager, la sfida del marchio francese è quella di diventare un punto di riferimento per gli appassionati di guida, puntando su una clientela che cerca emozioni al volante più che il semplice prestigio del marchio. Sul fronte dell'elettrificazione, Berruto vede un percorso ormai avviato. «In Italia esiste ancora una certa diffidenza verso l'auto elettrica, ma nel segmento delle vetture sportive si sta capendo che può offrire grandi soddisfazioni. La direzione è tracciata e il mercato sta evolvendo in quella direzione».
Formula 1, innovazione e nuovi linguaggi. Mentre Antonelli continua a collezionare vittorie e ad alimentare l'entusiasmo dei tifosi italiani, il mondo dei motori prova a costruire il proprio futuro parlando a un pubblico sempre più ampio, senza rinunciare a quella passione che continua a rappresentarne il motore principale.
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Alexander Zverev e Flavio Cobolli dopo la finale del Roland Garros (Getty Images)
«Comunque vada Flavio ha già vinto» si diceva alla vigilia del match. Un italiano diverso da Jannik Sinner a giocarsi la finale di uno Slam era addirittura impensabile soltanto fino a pochi giorni fa. Soprattutto se lo Slam in questione è il Roland Garros e l'ultimo italiano a vincerlo è stato Adriano Panatta nel 1976.
Flavio Cobolli ha comunque vinto perché è arrivato a tanto così dal compiere un'impresa che avrebbe scritto un'altra pagina indelebile del tennis azzurro. E se è vero che nello sport arrivarci vicino conta relativamente, è altrettanto vero che sulla terra rossa del Court Philippe-Chatrier il tennista romano ha gettato il cuore oltre l'ostacolo rendendo la vita complicatissima ad Alexander Zverev, numero 3 al mondo con tutto da perdere visto che a 29 anni, dopo 3 finali perse, non era ancora riuscito a vincere uno Slam e per riuscirci ha dovuto faticare non poco. Significative le lacrime del tedesco al momento del secondo match point concretizzato che ha sancito una vittoria inseguita per anni e sempre sfuggita. Una vittoria tanto desiderata quanto sofferta. Merito di un Cobolli a tratti leggendario, rimasto in partita fino all'inizio del quinto set. Poi la partita ha preso la direzione definitiva. Zverev è partito forte nel parziale decisivo, salendo rapidamente 3-0 con due break di vantaggio. Cobolli ha provato a restare agganciato, ma la distanza si è allargata subito e il tedesco ha trovato anche il terzo break nel settimo game, chiudendo di fatto i conti. L’azzurro ha comunque continuato a giocare ogni punto, provando a restare dentro la finale fino all’ultimo scambio.
Il punteggio finale è stato 6-1 4-6 6-4 6-7 (5) 6-1 dopo 4 ore e 16 minuti di gioco. Nel quinto set Cobolli ha avuto anche qualche occasione in risposta, senza però riuscire a concretizzare le palle break. Zverev ha gestito con maggiore solidità i propri turni di servizio, mentre l’italiano ha iniziato a perdere brillantezza negli spostamenti laterali, pagando la fatica di una partita giocata ad altissima intensità.
La finale si era aperta nel segno del tedesco. Primo set a senso unico, con Zverev subito avanti di un break e poi capace di allungare fino al 6-1, approfittando delle difficoltà di Cobolli negli scambi prolungati e al servizio. Il secondo parziale ha invece raccontato un’altra partita: più equilibrio, più lotta, e un Cobolli cresciuto soprattutto nella gestione dei punti importanti. Il break decisivo è arrivato nel settimo game e ha riportato la sfida in parità. Nel terzo set Zverev ha ritrovato ordine nei propri turni di battuta, mentre Cobolli ha avuto due palle break nel quarto game senza sfruttarle. Il tedesco ha poi colpito nel momento chiave, strappando il servizio nel decimo game e portandosi avanti due set a uno. Il quarto parziale è stato il più equilibrato e il più lungo sul piano emotivo. Cobolli ha avuto un primo break di vantaggio, poi è stato ripreso e superato, quindi ha nuovamente ribaltato l’andamento del set fino al 5-3. Zverev ha reagito ancora e si è arrivati al tie-break. Qui l’azzurro ha tenuto meglio la tensione: avanti 6-4, ha chiuso alla seconda occasione utile con un passante di dritto che ha portato il match al quinto set. Nel set decisivo però la partita si è spostata subito verso il tedesco. Zverev ha preso il controllo con un avvio aggressivo e ha sfruttato gli errori di Cobolli nei momenti chiave. L’italiano ha avuto alcune chance in risposta, ma non è riuscito a trasformarle e il divario si è ampliato fino al 6-1 finale.
Al momento del punto decisivo Zverev si è lasciato andare in lacrime, disteso sulla terra rossa del Philippe-Chatrier. Per lui è il primo titolo Slam della carriera, dopo tre finali perse. Cobolli, invece, lascia Parigi con una finale che segna comunque un passaggio importante: il primo grande appuntamento giocato fino in fondo e la sensazione di poter stare stabilmente ad alto livello.
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