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2022-11-21
Le Maldive sono un serbatoio di jihadisti per l'Isis
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Proprio mentre inizia la stagione migliore per visitare la Maldive, paradiso delle vacanze amatissimo anche dai turisti italiani, torna il pericolo del terrorismo islamico. Nelle prime ore di lunedì scorso si è conclusa l'operazione antiterrorismo nella quale sono stati impegnati il servizio di polizia delle Maldive (Mps) e la forza di difesa nazionale delle Maldive (Mndf) che sono intervenuti nei confronti di un gruppo di estremisti basati nell’atollo di Addu. L’Mps ha rivelato che tra le 14 persone arrestate, tutte legate all’Isis, nove di loro erano già state fermate in passato in relazione a casi di terrorismo; secondo quanto dichiarato dalla polizia il gruppo di estremisti stava pianificando un grosso attentato nel quale era previsto un ingente numero di esplosivi. I media maldiviani hanno riferito che nove persone sono state arrestate ad Addu City, due nella capitale Malé e due sull’isola di Guradhoo. Tutti gli arrestati sono cittadini maldiviani. L'arcipelago nell'Oceano Indiano sta affrontando da tempo l’emergenza legata al fondamentalismo religioso islamico che si è diffuso in maniera impressionante in questa meta del turismo globale. L'arcipelago che conta appena mezzo milione di persone ha il maggior numero di militanti pro capite che hanno combattuto per l'Isis e altri gruppi terroristici in varie parti del mondo. Con l'aiuto delle Nazioni Unite il paese sta anche cercando di riportare indietro e de-radicalizzare donne e bambini maldiviani che vivono nei campi di Al Hol e Roj in Siria e in altre aree di conflitto. Molti di questi bambini sono nati in zone di guerra straniere. Si è però scoperto che alcuni dei rimpatriati stanno radicalizzando la popolazione locale dopo il loro ritorno.
Gli attacchi nel Paese
Nel febbraio 2020, tre stranieri sono stati accoltellati su una delle isole. Subito dopo l'evento, un gruppo radicale maldiviano affiliato all'ISIS si è assunto la responsabilità dell'attacco tramite un videomessaggio. In questo video, tre uomini mascherati hanno annunciato «la rappresentazione che queste Maldive che sono il paradiso è diventata un miraggio. D'ora in poi, l'unica cosa che i viaggiatori stranieri assaggeranno alle Maldive sarà il fuoco». Hanno inoltre avvertito che ci si potrebbero aspettare altri attacchi. Infatti, solo due mesi dopo, l'Isis ha rivendicato la responsabilità di un incendio doloso su una delle isole. In quello che fu il loro primo attacco alle isole, nessuno fu ucciso ma cinque barche furono distrutte. Nel novembre 2020, la polizia ha condotto un'operazione a livello nazionale, arrestando cinque sospetti terroristi e sventando un attacco pianificato. Le autorità di sicurezza delle Maldive nel corso di una conferenza stampa tenutasi il 26 gennaio 2021, hanno affermato di aver sventato, una strage in una scuola della capitale Malé nella quale erano in corso degli esami. L’attacco era stato preparato da otto affiliati (tutti maldiviani), dell’Isis che sono stati tutti arrestati. La cellula terroristica si era addestrata su alcune isole disabitate e aveva confezionato un potente ordigno ordigno esplosivo rinvenuto insieme a fucili e munizioni, all’interno di una barca ormeggiata in luogo dove le acque sono poco profonde. Le autorità hanno anche reso noto che i terroristi hanno anche tentato di coinvolgere nell’attacco alcuni bambini che avrebbero dovuto agire come kamikaze. Nel comunicato è stato specificato che «i sospettati sono stati arrestati dopo che la polizia è stata informata da agenzie di intelligence straniere». Sul perché fosse stato scelto questo obbiettivo non sono state date ulteriori informazioni tuttavia, è noto che gli estremisti religiosi nel paese scoraggiano le persone dal fornire ai propri figli qualcosa di diverso da un’istruzione strettamente islamica.
L’attentato all’ex Presidente Mohamed Nasheed
Il 6 maggio 2021 l’ex presidente delle Maldive Mohamed Nasheed è rimasto gravemente ferito a Malé. Mentre stava entrando nella sua auto una motocicletta parcheggiata vicino casa sua è saltata in aria. Nell’attacco sono rimaste ferite altre quattro persone, tre guardie del corpo e una turista britannica. La polizia maldiviana ha arrestato tre dei quattro componenti della cellula dell’Isis identificati come Adhuham Ahmed Rasheed, 25 anni, Mujaaz Ahmed, 21 anni, e Thahumeen Ahmed, 32 anni. Mohamed Nasheed attuale portavoce del Parlamento nonostante le cure a causa delle schegge ha riportato gravi danni permanenti all’intestino, al fegato e alla testa, è il nemico numero 1 degli estremisti islamici a causa delle sue idee liberali e i suoi rapporti con molti leader occidentali.
L’attentato contro Ali Solih
Allo stesso modo, nell'agosto di quest'anno, il ministro maldiviano di Stato per l'ambiente, i cambiamenti climatici e la tecnologia, Ali Solih è stato accoltellato da un uomo a Hulhumale, a nord della capitale Malé. Ha riportato ferite al braccio sinistro. L'aggressore è stato arrestato subito dopo il violento incidente. Solih è anche il portavoce del Jumhooree Party (JP), che è un partner di coalizione del Maldivian Democratic Party del presidente Ibrahim Solih. Secondo The Times of Addu, Solih è stato aggredito mentre guidava la sua moto su una strada a Hulhumale. I media maldiviani hanno riferito che l'autore ha recitato alcuni versetti del Corano prima di sferrare l'attacco al collo di Solih da dietro. Il coltello ha mancato il collo ma ha tagliato parte del suo braccio sinistro. Solih è sceso dalla moto ed è scappato per salvarsi dall'aggressore. Il rischio rappresentato da questa crescente minaccia terroristica ha implicazioni significative per una delle maggiori industrie del paese, il turismo, che rappresenta quasi il 30% delle entrate economiche. Tuttavia, alcuni ritengono che sia il turismo la vera motivazione chiave per la radicalizzazione islamica. Il contrasto sull'isola tra la cultura liberale dei turisti, che spesso sono poco vestiti e consumano alcolici, e la popolazione locale, che aderisce all'Islam più conservatore, rende tesa la convivenza. Ciò ha suscitato nella popolazione locale il desiderio di eliminare l'influenza della cultura occidentale. Il terrorismo è percepito come un modo efficace per dissuadere gli occidentali dal visitare l'isola e quindi ridurre le tensioni culturali.
I foreign fighters maldiviani

Nel dicembre 2019, il commissario di polizia delle Maldive Mohamed Hameed aveva reso noto che 423 maldiviani avevano tentato di unirsi a organizzazioni terroristiche in Siria e in Iraq, di cui 173 erano riusciti a entrare nelle zone di guerra. Ha aggiunto che prima della guerra civile siriana, centinaia di estremisti locali si erano recati in Pakistan e in Afghanistan per combattere. Il capo della polizia ha anche menzionato gli attacchi terroristici che erano stati sventati, affermando che il precedente governo aveva minimizzato la questione della radicalizzazione e dei maldiviani che si recavano in terre straniere per il jihad.
I maldiviani perfette reclute per l’Isis
Gli uomini maldiviani sono reclute molto attraenti per i gruppi terroristici grazie alla loro forza fisica e alla loro esperienza acquista nelle bande di strada nella capitale Malé. Altro fattore importante è che gli uomini maldiviani sono abituati ai rigidi dettami islamici. In quanto Repubblica islamica, il governo delle Maldive richiede che ogni cittadino appartenga alla religione islamica di stato e aderisca alla legge della Sharia. Gli uomini maldiviani sono anche vulnerabili dal punto di vista socioeconomico. L'elevata disoccupazione e i livelli di consumo di droga li rendono reclute perfette. Le persone che fanno parte di bande criminali o che stanno scontando una pena detentiva a causa della disoccupazione e del consumo di droga corrono un elevato rischio di radicalizzazione. Altro tema riguarda coloro che sono all'interno del sistema penale, Il governo afferma che tra il 1° gennaio 2014 e il 31 ottobre 2019 sono stati segnalati 188 casi relativi a «estremismo religioso».
Quanto è grave il problema della radicalizzazione?
Secondo i dati ufficiali delle forze dell'ordine, almeno 173 uomini si sono recati in Siria per combattere e 432 hanno tentato di farlo (anche se si stima che il numero reale sia molto più alto). Secondo le forze dell'ordine maldiviane, a dicembre 2019, nell'arcipelago c’erano almeno circa 1.400 «estremisti religiosi» (dato riconfermato anche per il 2022) e un maldiviano su 2.000 ha combattuto per l'Isis in Siria.
Le origini di questo fenomeno

Come sempre, occorre andare indietro nel tempo per avere una piena comprensione dei fenomeni di ciascun Paese. La memoria va allo spaventoso tsunami del 2004 che fece 226.000 vittime accertate, anche se decine di migliaia di persone risultano ancora disperse. E sempre a causa dello tsunami tra i 3 e 5 milioni di persone avrebbero perso la casa. Dopo la tragedia, arrivarono nelle Maldive diverse onlus islamiche finanziate da alcuni Paesi del Golfo Persico. Due in particolare, Idara Khidmat-e-Khalq e Jamaat ud-Dawa (Jud, «Il gruppo di chiamata»), finirono nella lista del Dipartimento di Stato americano perché contigue al gruppo terroristico Lashkar-e Taiba, conosciuto come «Esercito dei giusti», tra i più temuti gruppi terroristici in Asia meridionale. Così, l’estremismo islamico di matrice Jama’at Tabligh e legato alle correnti di pensiero deobandi e wahhabi si fece strada tra i disperati e tra gli sfollati delle Maldive.Tra questi disperati emersero alcuni predicatori estremisti come lo sceicco Ibrahim Fareed o lo sceicco Adam Shameem, che ha studiato Jamia Salafiyya in Pakistan, alla Medina Islamic University in Arabia Saudita e ha conseguito un Master in Islamic Revealed Knowledge and Heritage presso l’International Islamic University in Malaysia. A causa loro l’islam maldiviano ha deragliato e sono iniziate le violenze contro le donne sorprese senza il velo nei luoghi pubblici, contro la comunità sufi e i giornalisti. Nonostante tutto questo, ancora oggi il governo maldiviano consente all’Arabia Saudita di costruire moschee e di finanziare le scuole coraniche della capitale Malé, inoltre, nessuno controlla le attività dei predicatori estremisti che arrivano ogni giorno alla Maldive.
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Proprio mentre inizia la stagione migliore per visitare il paradiso delle vacanze amatissimo anche dai turisti italiani, torna il pericolo del terrorismo islamico. Lunedì scorso, in un'operazione di antiterrorismo sono state arrestate 14 persone appartenenti a un gruppo di estremisti basati nell’atollo di Addu.Secondo i dati ufficiali delle forze dell'ordine maldiviane, almeno 173 uomini si sono recati in Siria per combattere e 432 hanno tentato di farlo. A dicembre 2019 nell'arcipelago c’erano almeno circa 1.400 «estremisti religiosi» (dato riconfermato anche per il 2022) e un maldiviano su 2.000 ha combattuto per l'Isis in Siria.Dopo lo tsunami del 2004 arrivarono nelle Maldive diverse onlus islamiche finanziate da alcuni Paesi del Golfo Persico. Due in particolare finirono nella lista del Dipartimento di Stato americano perché contigue al gruppo terroristico Lashkar-e Taiba, tra i più temuti in Asia meridionale.Lo speciale contiene tre articoli.Proprio mentre inizia la stagione migliore per visitare la Maldive, paradiso delle vacanze amatissimo anche dai turisti italiani, torna il pericolo del terrorismo islamico. Nelle prime ore di lunedì scorso si è conclusa l'operazione antiterrorismo nella quale sono stati impegnati il servizio di polizia delle Maldive (Mps) e la forza di difesa nazionale delle Maldive (Mndf) che sono intervenuti nei confronti di un gruppo di estremisti basati nell’atollo di Addu. L’Mps ha rivelato che tra le 14 persone arrestate, tutte legate all’Isis, nove di loro erano già state fermate in passato in relazione a casi di terrorismo; secondo quanto dichiarato dalla polizia il gruppo di estremisti stava pianificando un grosso attentato nel quale era previsto un ingente numero di esplosivi. I media maldiviani hanno riferito che nove persone sono state arrestate ad Addu City, due nella capitale Malé e due sull’isola di Guradhoo. Tutti gli arrestati sono cittadini maldiviani. L'arcipelago nell'Oceano Indiano sta affrontando da tempo l’emergenza legata al fondamentalismo religioso islamico che si è diffuso in maniera impressionante in questa meta del turismo globale. L'arcipelago che conta appena mezzo milione di persone ha il maggior numero di militanti pro capite che hanno combattuto per l'Isis e altri gruppi terroristici in varie parti del mondo. Con l'aiuto delle Nazioni Unite il paese sta anche cercando di riportare indietro e de-radicalizzare donne e bambini maldiviani che vivono nei campi di Al Hol e Roj in Siria e in altre aree di conflitto. Molti di questi bambini sono nati in zone di guerra straniere. Si è però scoperto che alcuni dei rimpatriati stanno radicalizzando la popolazione locale dopo il loro ritorno.Gli attacchi nel PaeseNel febbraio 2020, tre stranieri sono stati accoltellati su una delle isole. Subito dopo l'evento, un gruppo radicale maldiviano affiliato all'ISIS si è assunto la responsabilità dell'attacco tramite un videomessaggio. In questo video, tre uomini mascherati hanno annunciato «la rappresentazione che queste Maldive che sono il paradiso è diventata un miraggio. D'ora in poi, l'unica cosa che i viaggiatori stranieri assaggeranno alle Maldive sarà il fuoco». Hanno inoltre avvertito che ci si potrebbero aspettare altri attacchi. Infatti, solo due mesi dopo, l'Isis ha rivendicato la responsabilità di un incendio doloso su una delle isole. In quello che fu il loro primo attacco alle isole, nessuno fu ucciso ma cinque barche furono distrutte. Nel novembre 2020, la polizia ha condotto un'operazione a livello nazionale, arrestando cinque sospetti terroristi e sventando un attacco pianificato. Le autorità di sicurezza delle Maldive nel corso di una conferenza stampa tenutasi il 26 gennaio 2021, hanno affermato di aver sventato, una strage in una scuola della capitale Malé nella quale erano in corso degli esami. L’attacco era stato preparato da otto affiliati (tutti maldiviani), dell’Isis che sono stati tutti arrestati. La cellula terroristica si era addestrata su alcune isole disabitate e aveva confezionato un potente ordigno ordigno esplosivo rinvenuto insieme a fucili e munizioni, all’interno di una barca ormeggiata in luogo dove le acque sono poco profonde. Le autorità hanno anche reso noto che i terroristi hanno anche tentato di coinvolgere nell’attacco alcuni bambini che avrebbero dovuto agire come kamikaze. Nel comunicato è stato specificato che «i sospettati sono stati arrestati dopo che la polizia è stata informata da agenzie di intelligence straniere». Sul perché fosse stato scelto questo obbiettivo non sono state date ulteriori informazioni tuttavia, è noto che gli estremisti religiosi nel paese scoraggiano le persone dal fornire ai propri figli qualcosa di diverso da un’istruzione strettamente islamica.L’attentato all’ex Presidente Mohamed NasheedIl 6 maggio 2021 l’ex presidente delle Maldive Mohamed Nasheed è rimasto gravemente ferito a Malé. Mentre stava entrando nella sua auto una motocicletta parcheggiata vicino casa sua è saltata in aria. Nell’attacco sono rimaste ferite altre quattro persone, tre guardie del corpo e una turista britannica. La polizia maldiviana ha arrestato tre dei quattro componenti della cellula dell’Isis identificati come Adhuham Ahmed Rasheed, 25 anni, Mujaaz Ahmed, 21 anni, e Thahumeen Ahmed, 32 anni. Mohamed Nasheed attuale portavoce del Parlamento nonostante le cure a causa delle schegge ha riportato gravi danni permanenti all’intestino, al fegato e alla testa, è il nemico numero 1 degli estremisti islamici a causa delle sue idee liberali e i suoi rapporti con molti leader occidentali.L’attentato contro Ali SolihAllo stesso modo, nell'agosto di quest'anno, il ministro maldiviano di Stato per l'ambiente, i cambiamenti climatici e la tecnologia, Ali Solih è stato accoltellato da un uomo a Hulhumale, a nord della capitale Malé. Ha riportato ferite al braccio sinistro. L'aggressore è stato arrestato subito dopo il violento incidente. Solih è anche il portavoce del Jumhooree Party (JP), che è un partner di coalizione del Maldivian Democratic Party del presidente Ibrahim Solih. Secondo The Times of Addu, Solih è stato aggredito mentre guidava la sua moto su una strada a Hulhumale. I media maldiviani hanno riferito che l'autore ha recitato alcuni versetti del Corano prima di sferrare l'attacco al collo di Solih da dietro. Il coltello ha mancato il collo ma ha tagliato parte del suo braccio sinistro. Solih è sceso dalla moto ed è scappato per salvarsi dall'aggressore. Il rischio rappresentato da questa crescente minaccia terroristica ha implicazioni significative per una delle maggiori industrie del paese, il turismo, che rappresenta quasi il 30% delle entrate economiche. Tuttavia, alcuni ritengono che sia il turismo la vera motivazione chiave per la radicalizzazione islamica. Il contrasto sull'isola tra la cultura liberale dei turisti, che spesso sono poco vestiti e consumano alcolici, e la popolazione locale, che aderisce all'Islam più conservatore, rende tesa la convivenza. Ciò ha suscitato nella popolazione locale il desiderio di eliminare l'influenza della cultura occidentale. Il terrorismo è percepito come un modo efficace per dissuadere gli occidentali dal visitare l'isola e quindi ridurre le tensioni culturali.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/maldive-serbatoio-jihadisti-isis-2658726517.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="i-foreign-fighters-maldiviani" data-post-id="2658726517" data-published-at="1669027553" data-use-pagination="False"> I foreign fighters maldiviani Nel dicembre 2019, il commissario di polizia delle Maldive Mohamed Hameed aveva reso noto che 423 maldiviani avevano tentato di unirsi a organizzazioni terroristiche in Siria e in Iraq, di cui 173 erano riusciti a entrare nelle zone di guerra. Ha aggiunto che prima della guerra civile siriana, centinaia di estremisti locali si erano recati in Pakistan e in Afghanistan per combattere. Il capo della polizia ha anche menzionato gli attacchi terroristici che erano stati sventati, affermando che il precedente governo aveva minimizzato la questione della radicalizzazione e dei maldiviani che si recavano in terre straniere per il jihad.I maldiviani perfette reclute per l’IsisGli uomini maldiviani sono reclute molto attraenti per i gruppi terroristici grazie alla loro forza fisica e alla loro esperienza acquista nelle bande di strada nella capitale Malé. Altro fattore importante è che gli uomini maldiviani sono abituati ai rigidi dettami islamici. In quanto Repubblica islamica, il governo delle Maldive richiede che ogni cittadino appartenga alla religione islamica di stato e aderisca alla legge della Sharia. Gli uomini maldiviani sono anche vulnerabili dal punto di vista socioeconomico. L'elevata disoccupazione e i livelli di consumo di droga li rendono reclute perfette. Le persone che fanno parte di bande criminali o che stanno scontando una pena detentiva a causa della disoccupazione e del consumo di droga corrono un elevato rischio di radicalizzazione. Altro tema riguarda coloro che sono all'interno del sistema penale, Il governo afferma che tra il 1° gennaio 2014 e il 31 ottobre 2019 sono stati segnalati 188 casi relativi a «estremismo religioso».Quanto è grave il problema della radicalizzazione?Secondo i dati ufficiali delle forze dell'ordine, almeno 173 uomini si sono recati in Siria per combattere e 432 hanno tentato di farlo (anche se si stima che il numero reale sia molto più alto). Secondo le forze dell'ordine maldiviane, a dicembre 2019, nell'arcipelago c’erano almeno circa 1.400 «estremisti religiosi» (dato riconfermato anche per il 2022) e un maldiviano su 2.000 ha combattuto per l'Isis in Siria. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/maldive-serbatoio-jihadisti-isis-2658726517.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="le-origini-di-questo-fenomeno" data-post-id="2658726517" data-published-at="1669027553" data-use-pagination="False"> Le origini di questo fenomeno Come sempre, occorre andare indietro nel tempo per avere una piena comprensione dei fenomeni di ciascun Paese. La memoria va allo spaventoso tsunami del 2004 che fece 226.000 vittime accertate, anche se decine di migliaia di persone risultano ancora disperse. E sempre a causa dello tsunami tra i 3 e 5 milioni di persone avrebbero perso la casa. Dopo la tragedia, arrivarono nelle Maldive diverse onlus islamiche finanziate da alcuni Paesi del Golfo Persico. Due in particolare, Idara Khidmat-e-Khalq e Jamaat ud-Dawa (Jud, «Il gruppo di chiamata»), finirono nella lista del Dipartimento di Stato americano perché contigue al gruppo terroristico Lashkar-e Taiba, conosciuto come «Esercito dei giusti», tra i più temuti gruppi terroristici in Asia meridionale. Così, l’estremismo islamico di matrice Jama’at Tabligh e legato alle correnti di pensiero deobandi e wahhabi si fece strada tra i disperati e tra gli sfollati delle Maldive.Tra questi disperati emersero alcuni predicatori estremisti come lo sceicco Ibrahim Fareed o lo sceicco Adam Shameem, che ha studiato Jamia Salafiyya in Pakistan, alla Medina Islamic University in Arabia Saudita e ha conseguito un Master in Islamic Revealed Knowledge and Heritage presso l’International Islamic University in Malaysia. A causa loro l’islam maldiviano ha deragliato e sono iniziate le violenze contro le donne sorprese senza il velo nei luoghi pubblici, contro la comunità sufi e i giornalisti. Nonostante tutto questo, ancora oggi il governo maldiviano consente all’Arabia Saudita di costruire moschee e di finanziare le scuole coraniche della capitale Malé, inoltre, nessuno controlla le attività dei predicatori estremisti che arrivano ogni giorno alla Maldive.
Silvia Capozza @Ecco
La manifestazione offre un’importante vetrina internazionale e rappresenta un’occasione preziosa per incontrare buyer, partner e operatori del settore provenienti da tutto il mondo. Per un marchio come Ecco è un momento fondamentale di confronto, visibilità e sviluppo delle relazioni commerciali», racconta alla Verità Silvia Capozza, general manager South Europe di Ecco, marchio globale specializzato in scarpe e accessori in pelle di alta gamma.
Ecco nasce in Danimarca nel 1963 e oggi è presente in tutto il mondo. Quali sono i valori del brand che ritiene più importanti?
«Comfort, qualità e innovazione. Sono i tre pilastri che ci accompagnano fin dalla nascita e ai quali non abbiamo mai rinunciato. L’innovazione, in particolare, è legata alla continua ricerca e sviluppo di tecnologie proprietarie, resa possibile anche dal controllo diretto della filiera produttiva».
Come lei ha sottolineato il comfort è uno degli elementi più associati al marchio. Quanto conta oggi per i consumatori rispetto all’estetica?
«Oggi i consumatori non scelgono più tra comfort e stile: vogliono entrambi. Questo si collega a un tema molto attuale, quello del quiet luxury, che noi preferiamo interpretare come quiet beauty. Le persone cercano prodotti che offrano comodità, design e innovazione allo stesso tempo. Il comfort non è più soltanto una caratteristica funzionale, ma una sensazione di benessere e libertà che permette di esprimere sé stessi senza compromessi».
Il concept della collezione è Walk Your Walk. Che significato assume oggi questo messaggio?
«È un invito a seguire il proprio percorso con autenticità. Ognuno deve poter vivere la propria individualità senza rinunciare né allo stile né al comfort. Per noi Walk Your Walk rappresenta un nuovo modo di interpretare la quotidianità: sentirsi bene in ciò che si indossa significa anche acquisire maggiore sicurezza e libertà di espressione».
Si parla anche di Return to What Matters. Quali sono oggi i valori davvero essenziali per Ecco in un mercato in continua evoluzione?
«Crediamo sia importante tornare a concentrarsi su ciò che conta davvero. In un contesto caratterizzato da cambiamenti rapidi e continui, Ecco ha sempre mantenuto una direzione coerente. Non abbiamo mai accettato compromessi sulla qualità, neppure nei momenti più complessi. Oggi il consumatore è più consapevole: acquista meno, ma sceglie meglio».
Avete recentemente reinterpretato uno dei vostri modelli iconici, la Joker. Come avete affrontato questo lavoro?
«La Joker è uno dei modelli simbolo della nostra storia. Ci piace recuperare elementi dal nostro archivio e reinterpretarli in chiave contemporanea. Negli ultimi anni abbiamo riproposto questo modello in diverse varianti, valorizzando materiali, colori e finiture differenti. È una scarpa che rappresenta perfettamente il Dna di Ecco perché combina comfort, qualità e design contemporaneo, e il riscontro del pubblico è stato molto positivo».
Le tecnologie sviluppate da Ecco rappresentano un elemento distintivo del marchio. In che modo migliorano l’esperienza di chi indossa le vostre scarpe?
«Le nostre tecnologie sono progettate per accompagnare uno stile di vita dinamico, garantendo leggerezza, traspirabilità, ammortizzazione e un migliore assorbimento degli impatti».
Designer come Natasha Ramsay-Levi, Craig Green e Natacha Aizawa hanno collaborato con il brand attraverso il progetto Ecco Kollektive. Qual è stato il loro contributo?
«Queste collaborazioni ci hanno permesso di dialogare con un pubblico particolarmente sensibile al design e alla sperimentazione creativa. Ogni designer parte dalla collezione principale Ecco e la reinterpreta attraverso il proprio linguaggio».
Le radici del marchio affondano nella lavorazione della pelle. Quanto pesa ancora questa eredità nella vostra identità?
«Moltissimo. Ecco nasce come azienda specializzata nella lavorazione della pelle e continua a possedere e gestire concerie proprie. Questa competenza rappresenta ancora oggi uno degli elementi distintivi del marchio e contribuisce a garantire elevati standard qualitativi lungo tutta la filiera».
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Pagamento? Azioni. Naturalmente. Perché il contante, nell’era della finanza quantistica, è archeologia. La preda si chiama Cursor, società che sviluppa intelligenza artificiale capace di scrivere il codice in autonomia. In sostanza un programmatore software che non chiede ferie, non sciopera e non vuole aumenti di stipendio. L’operazione, già di per sé sufficiente a scaldare i grafici, diventa però quasi secondaria rispetto allo spettacolo principale: la capitalizzazione. SpaceX è volata in zona 2,5–2,7 trilioni di dollari, con picchi che sfiorano i 3.000 miliardi. L’azienda di Musk adesso vale quanto il Pil dell’Italia. Per dare un’idea: a un certo punto ha superato Amazon e Microsoft. Il tutto con una struttura da manuale del paradosso: 19 miliardi di ricavi e quasi 5 di perdite, contro i 717 miliardi di fatturato e 78 di utili di Amazon. Ma Wall Street ormai è una narrazione collettiva con pricing dinamico. Elon Musk consolida la sua narrazione di primo trilionario al mondo. Non perché abbia trovato oro su Marte o monetizzato l’aria rarefatta dello spazio, ma perché il mercato ha deciso che la sua equazione personale vale più della somma di molti sistemi economici terrestri. Nel frattempo, un dettaglio tecnico passa quasi inosservato, come sempre accade con le cose che poi diventano fondamentali: sul mercato circola appena il 4% delle azioni. Il resto è vincolato, trattenuto, congelato in accordi e regolamenti. Vuol dire che il prezzo lo fanno pochissimi scambi, ma su quei pochi scambi si costruiscono montagne di trilioni. Una leva perfetta. O pericolosa. Dipende dal punto di osservazione. E così accade l’altra magia: più il titolo sale, meno azioni servono per pagare Cursor. Più il titolo sale, più l’acquisizione da 60 miliardi diventa “economica”. Il mercato si abitua a tutto con la velocità con cui un social network dimentica una notizia: SpaceX diventa valuta. Non solo società, ma moneta. Una moneta che non stampa la banca centrale, ma la fiducia. E mentre qualcuno ancora si chiede se sia sostenibile, Wall Street decide che la domanda è mal posta. Al terzo giorno di contrattazioni, SpaceX continua a correre, passando da 135 a 214 dollari. Per un attimo diventa la quarta società al mondo per capitalizzazione, dietro solo a Nvidia, Alphabet e Apple. Poi ritraccia, perché anche le vertigini hanno bisogno di pause. Come se non bastasse, si apre anche il fronte dei derivati: partono le contrattazioni delle opzioni al Cboe Global Markets e al Nasdaq. Insomma si inizia a scommettere non solo sul futuro dell’azienda, ma sul futuro delle scommesse sul futuro dell’azienda. Una specie di matrioska finanziaria dove l’ultimo strato non è mai l’ultimo.
Nel mezzo di questo spettacolo orbitale, il pezzo industriale viene quasi schiacciato dalla narrativa. Cursor entra come tassello strategico: servirebbe ad ampliare le capacità di Grok nello sviluppo software. L’intelligenza artificiale che scrive codice per un’altra intelligenza artificiale che già scrive codice. Un dialogo tra automi che, per ora, non chiede ancora la pensione. Almeno per ora. E poi ci sono loro, gli altri due poli del nuovo triangolo tecnologico.
OpenAI chiude il 2025 con 13 miliardi di ricavi e una perdita da 38,5 miliardi. Un rosso che, in qualunque altro settore, verrebbe definito emergenza industriale; nell’intelligenza artificiale viene archiviato come «fase di investimento strategico». L’emorragia è impressionante: due miliardi di dollari al mese, ChatGPT come motore principale, progetti secondari come Sora ridimensionati per concentrare fuoco e capitale. Valutazione: 730 miliardi. Obiettivo dichiarato: mille miliardi. Perché ormai anche i numeri hanno un piano industriale. E dietro, come ombra competitiva ma speculare, Anthropic si muove nello stesso perimetro: collocamento riservato, capitali in arrivo, corsa alla scala globale dell’intelligenza artificiale. Non è più una gara tra aziende, ma tra ecosistemi cognitivi.
Alla fine resta una sensazione semplice, quasi banale: la Borsa non sta più prezzando aziende. Sta prezzando un futuro per il momento solo frutto di immaginazione e speranza. E mentre qualcuno ancora cerca il confine tra economia reale e finanza narrativa, il mercato ha già deciso che quel confine non serve più.
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Le risorse per affrontare l’emergenza casa potranno arrivare a circa 10 miliardi entro il 2034, considerando sia i fondi nazionali - per un apporto pari a 7,3 miliardi - sia i fondi europei della politica di coesione, per 3,3 miliardi. È questo uno dei temi toccati dall’Ance (l’organizzazione dei costruttori associata a Confindustria) in occasione dell’ottantesimo anniversario dalla fondazione. All’evento, guidato dalla presidente Federica Brancaccio nella splendida cornice di Villa Giulia a Roma, sede del Museo Etrusco, hanno preso parte con un videomessaggio il premier Giorgia Meloni e il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, mentre erano presenti i ministri dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratini e della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo.
Il Piano Casa, ha detto Brancaccio, «era un’emergenza di cui parlavamo da anni. Ma», ha ammonito la presidente Ance, «sono centrali le tempistiche che devono essere veloci». Nelle interlocuzioni con la politica, l’Ance ha sempre chiesto di fissare tempi anche sulla governance. «Sappiamo che c’è un commissario ma ci vogliono i decreti attuativi e non si dice entro quando queste nomine ci saranno», ha sottolineato la presidente. Ieri, il ministro Salvini ha detto che «il nuovo commissario nazionale aiuterà nell’arco di un anno a recuperare 61.000 appartamenti di edilizia residenziale pubblica ad oggi non assegnati perché vanno risistemati, con una spesa media valutata tra 20 e 25.000 euro ciascuno». La nomina, fa sapere il vicepremier, avverrà nelle prossime ore.
Brancaccio ha sottolineato che «quasi il 90% degli appalti in qualche modo è sottratto alla gara classica, alla trasparenza totale». Inoltre, «sappiamo che c’è uno sforzo da parte del governo per anticipare la cassa e usare questi 10 miliardi, facendo ricorso a un mutuo da un’istituzione finanziaria. Se questo avesse esiti positivi, le risorse attivabili nel 2027 sarebbero più di un miliardo».
La presidente ha poi evidenziato che «c’è la bolla del mercato libero che ha delle enormi variabili a seconda di dove si realizzano le abitazioni. Quindi, le percentuali previste dall’attuale Piano Casa per gli investimenti dei privati (70% da destinare all’edilizia convenzionata e il restante 30% da vendere o affittare a prezzo di mercato libero) dovrebbero essere riviste». Una soluzione potrebbe essere quella di «dare un ruolo a chi amministra gli enti territoriali, che hanno ben presente le esigenze locali». E ha chiosato: «Sappiamo che questo piano partirà così com’è ma anche che ci saranno in corso d’opera degli aggiustamenti. Ora c’è il testo unico dell’edilizia in revisione, ma si deve andare per deroghe e commissari».
L’Ance ha tracciato un quadro positivo per le costruzioni, uno dei settori industriali che meglio ha sfruttato il Pnrr. Ad aprile, il 76% dei cantieri risultava concluso o in stato avanzato e, secondo la Banca d’Italia, i tempi di avvio delle opere si sono ridotti del 19%, mentre la probabilità di aggiudicazione è maggiore del 20% rispetto alle opere non Pnrr.
Intanto, Dl Piano Casa entra nel vivo alla Camera con il voto sui 275 emendamenti in commissione Ambiente. Il testo definitivo è atteso in Aula questo venerdì, giornata in cui il governo dovrebbe porre la questione di fiducia. Subito dopo passerà all’esame del Senato: la conversione definitiva in legge dovrà avvenire entro la scadenza del 6 luglio.
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