Macron fa il mediatore in felpa ma fino a ieri ha armato la Russia
  • Uno scoop del sito «disclose.ngo» svela le forniture francesi dal 2014 fino al 2020 proprio mentre il presidente sfoggia il ruolo di interlocutore di Vladimir Putin. Molti dei sistemi sarebbero montati su tank e velivoli usati in Ucraina.
  • Il ferimento in carcere di un leader indipendentista in circostanze poco chiare scatena le violenze in Corsica. L’Eliseo teme di perdere voti e spedisce il ministro dell’Interno.

Lo speciale contiene due articoli.

Al presidente francese Emmanuel Macron piace atteggiarsi a leader di un Paese in guerra, pronto a proteggere i suoi concittadini da un virus mortale nato in Cina o dalle bombe lanciate da un dittatore. La sera del 16 marzo 2020, il capo di Stato aveva detto sette volte che la Francia era «in guerra» contro il Covid. Il 2 marzo scorso invece, dopo l’inizio dell’invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito russo, l’inquilino dell’Eliseo ha detto che «Putin ha scelto la guerra» e che la Francia è «a fianco dell’Ucraina», ritagliandosi il ruolo di mediatore telefonico con lo zar. In questa seconda occasione Macron non ha potuto essere così diretto come nel 2020, probabilmente a causa delle forniture d’armi – per 152 milioni di euro – che la Francia ha continuato ad assicurare alla Russia fino a due anni fa. E non è da escludere che, in questi giorni, queste armi siano utilizzate dalle forze armate di Mosca per attaccare Kiev e il resto dell’Ucraina.

Secondo un’inchiesta pubblicata dal media francese on line disclose.ngo, Parigi avrebbe continuato a vendere armi all’esercito di Vladimir Putin anche tra il 2015 e il 2020, quindi anche dopo l’inizio dell’embargo decretato dall’Unione europea, il 1 agosto 2014. La misura era stata decisa da Bruxelles in seguito all’invasione russa della Crimea e all’abbattimento dell’aereo della Malaysia Airlines colpito, nei cieli sopra Donetsk, da un missile di Mosca.

Va precisato che la scelta di continuare a fornire armi alla Russia non riguarda solo Emmanuel Macron, visto che è diventato presidente nel 2017. Il suo predecessore François Hollande aveva già cercato di vendere delle navi da guerra Mistral. Ma la pressione dei partner Ue e degli Stati Uniti erano state troppo forti, quindi l’ex presidente socialista aveva dovuto optare per delle forniture belliche meno appariscenti. Tutto questo è possibile grazie al fatto che l’embargo Ue non è retroattivo. Lo stesso portavoce del ministero della Difesa di Parigi, Hervé Grandjean, ha ammesso su Twitter che «la Francia ha permesso l’esecuzione di certi contratti stipulati dal 2014 in base alla cosiddetta clausola “del nonno” ». Essa consente di proseguire «un contratto concluso prima dell’annessione della Crimea» nonché «le consegne di equipaggiamenti acquistati prima del luglio 2014». Per il portavoce non c’è nulla di male visto che la possibilità di continuare a vendere armi ai russi «è chiaramente prevista dal regime di sanzioni adottate contro la Russia nel 2014». Per cercare di spegnere la polemica, Grandjean ha ricordato anche che la difesa di Parigi ha dato «prova di trasparenza» visto che ogni anno viene pubblicato un rapporto pubblico contenente «i dettagli sulle forniture di armi». Messa così la questione sembrerebbe quasi banale. Peccato che questi equipaggiamenti potrebbero essere impiegati per ammazzare (anche) dei civili ucraini.

Secondo il media on line transalpino, tra le forniture francesi dirette in Russia ci sarebbero delle telecamere termiche (del modello Matis Std) prodotte dal gruppo Safran e destinate ai carri armati di tipo T-72, T-90 e T-80 Bvm. Sembra che le telecamere siano state installate su circa 1.000 carri armati. È forse di queste attrezzature che parlava il presidente ucraino Volodymyr Zelensky nel suo intervento di condanna al lancio di razzi su edifici amministrativi della centrale nucleare di Zaporijia. In quell’occasione, il leader di Kiev aveva detto che i militari russi «sanno dove mirare» perché «dotati di telecamere termiche».
Secondo i documenti riservati citati da Disclose, il gruppo Thales avrebbe invece fornito dei sistemi di navigazione Tacan, degli schermi video Smd55s, dei visori ad infrarossi modello Hud e dei caschi per piloti del modello Topowl. Queste attrezzature si troverebbero su degli aerei caccia Soukhoï SU-30 o dei Mig-29.
Alla luce delle rivelazioni pubblicate da Disclose, la favola del presidente francese pacifista, tollerante e inclusivo, che per sei mesi presiede anche il Consiglio Ue, sembra sbiadire. Forse è anche per questo che Macron non perde occasione per esprimere il proprio sostegno a Zelensky. Come detto, il leader francese ama apparire come difensore della patria. Per questo non ha esitato a scimmiottare il suo omologo ucraino, attraverso una serie di foto scattate all’Eliseo il 13 marzo. Le immagini ritraggono il presidente transalpino spettinato, non rasato da due giorni e vestito con un paio di jeans e una felpa nera con cappuccio dei «Cpa 10» i paracadutisti d’élite dell’aeronautica francese. Visto che Macron, non molto democraticamente, si rifiuta di partecipare a dibattiti elettorali in presenza di altri candidati, con questi scatti l’inquilino dell’Eliseo punta forse a convincere degli elettori indecisi ma spaventati dal conflitto in Ucraina. E sulle armi fornite alla Russia, il leader d’Oltralpe fa spallucce. In una conferenza stampa improvvisata, tenutasi ieri in un centro d’accoglienza di profughi ucraini, Macron ha detto solo che «la Francia si è conformata al diritto internazionale e alle scelte che erano proprie».


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